Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Una serata nata per caso

L’Autrice

FLAVIA MARCHETTI
Scrittrice di bella presenza

Dal 2005 Flavia pubblica con l’editore Enstooghard Ltd – København

©FlaviaMarchetti 2021

Giuseppe, il portinaio:

<Flavia… posso presentarle la nuova inquilina che da oggi abita l’appartamento accanto al suo?>

Di fianco a lui una ragazza che ad occhio dovrebbe avere un paio d’anni più dei miei. Stessa taglia della mia, capelli castani corti. Scarpe con tacchi da equilibrista. Occhiali di foggia avveniristica.

<Ciao, sono Anghela. In italiano è senza la acca. Io, però, sono di Berlino.> mi tende la mano.

Parla bene la nostra lingua e si meraviglia che a me piaccia di esprimermi in tedesco. Lingua che ho studiato. Che apprezzo. E che non trovo mai qualcuno con cui conversare.

Solite battute e nelle chiacchiere, il desiderio di conoscere l’una dell’altra <Mi dice il signor Giuseppe che il vostro appartamento sia il più bello del palazzo… su due piani…>

Mi dà l’idea di essere una femmina aperta: oltretutto ha il cielo negli occhi… o, per meglio dire, occhi di cielo: celesti!

<È su due piani e abbiamo una bella terrazza. Se hai un attimo te lo faccio vedere… Magari, ci facciamo anche un aperitivo… Ti va?>

<Come no.>

<Mi dispiace che la mia compagna sia già andata al lavoro. Ha il turno di notte… Avrebbe fatto piacere pure a lei conoscerti. Lei il tedesco lo parla veramente bene. Ha studiato in Svizzera.>

<Se non sono indiscreta… Che lavoro fa la tua compagna per avere turno notturno di domenica?>

Le racconto un po’ di noi e intanto l’ascensore ci porta al piano.

<Che bella!> Fa lei dopo aver dato un’occhiata in giro

<Avrai capito che questa è la casa di peccatrici impenitenti.>

<Non ho alcun diritto a redarguire. Se ti fa piacere siamo della stessa famiglia. Qualche vizietto lo coltivo anch’io. Come ti ho detto sono single. Ho però una relazione complicata con una ragazza che si è sposata da due mesi. Ne ho provato un grande dispiacere. Tra di noi comunque continua anche se si sono aggiunti problemi.> Mi prende una mano e se la porta alla bocca. Io gliela tolgo e ci metto le mie labbra.

Il bacio che segue è pieno di entusiasmo. Apre altri orizzonti.

Purtroppo,- dobbiamo fermarci qui. Suonano alla porta.

È Oscar. Non posso scacciarlo. Gli ho chiesto io di fare serata con me.

Organizzo tre London Beer.

Viene a crearsi un’atmosfera euforica e io ipotizzo di andare oltre:

<Ci state a una cenetta assieme?>

<Sì dai… ti aiutiamo… però.>

<Ho quasi tutto già pronto nel frigo. Mi basta scongelare e scaldare.> Vado nella cucinetta a controllare. Oscar mi è dietro e, appena è a distanza da Anghela:

<Flà, è molto che la conosci?>

<Più o meno un’ora>.

<È una rara tedesca simpatica. Sai se si chiava?>

<Direi di sì… Ma vorrei essere io a farmela stasera… È BiSex.>

<Vuoi dire che, io sono di troppo?>

<Può essere. Dubito che così di primo acchito riusciamo a fare una robetta a tre.>

<Trovo una scusa e me ne vado. Così accontento Milly… Peccato. Mi aveva intrigato il tuo invito. Ti avrei dato una notte di fuoco.>

<Quella puoi sempre darmela quando torni a casa da Milly.> Lo accarezzo sulla patta dei calzoni. Ce l’ha già duro. Beati quei suoi meravigliosi vent’anni!

Mi attardo ancora un po’ nella cucinetta. Oscar, racconta la sua scusa ad Anghela. Se ne va.

<Simpatico il tuo amico.>

Sono io, ora, che racconto una balla: <Sì, è molto gentile. Con lui faccio conversazione di inglese e lui quando passa di qui si ferma per dire qualcosa. Stasera ha visto che c’eri tu e si è trattenuto.>

<Peccato. È anche un bel giovane. – E qui mi dà la conferma che sarebbe saltata fuori una serata di quelle che proprio piacciono a me – Se fosse rimasto a cena, sono certa che sarebbe finita in tre sul divano. L’avrei stuzzicato tanto da farmelo mettere in mano. Senza volerti rubare nulla. A quell’età di babbione come noi ne soddisfano camionate. Oltretutto, quando mi ha salutato gli ho letto nello sguardo una grande eccitazione… Flavia, credimi, lui quando viene da te si eccita da matti. Magari, adesso si è rifugiato n un angolo buio del palazzo e si sta segando. Forse potevamo cercare di trattenerlo. Che ne dici, o è troppo giovane?>

Mi do della cretina per non aver capito le potenzialità di quel casuale incontro e sto pure per raccontarle tutto quello che si fa con Oscar a due, tre e quattro con Simona e Milly, la sua fidanzata: le scopate in tutte le pose, le inculate e i bocchini a cui spesso dobbiamo ricorrere per smorzarglielo.

Finisce che non le dico nulla ma accelero per cominciare a trarre piacere da lei.

Lei è seduta al tavolo e io sono dietro di lei: <Stasera ho solo voglia di restare con te. Ti dispiace?>

<No, anzi. Ne sono lusingata. Credo che potemmo dirci tante cose> e intanto slaccia alcuni bottoni alla camicetta.

Le appoggio le mani sulle spalle sbirciando il seno. Le accarezzo il collo… i capelli… dietro le orecchie. Ha un fremito.

È un segnale incoraggiante.

Scendo col volto… le bacio la nuca e subito le labbra sul collo. La lingua dietro e dentro alle orecchie la fanno sobbalzare.

In tutta velocità le sue dita sciolgono ogni bottone. Prosperose tette sono ora raggiungibili. Il reggiseno e a terra.

<Vieni!> è un sussurro.

Ho già tra le labbra un capezzolo. Mi tuffo tra quei morbidi clivi con la lingua assaporandone il genuino odore sotto le ascelle.

L’eccitazione ci ha conquistato. Tutti i nostri indumenti sono sul pavimento:

<Che bello! Sei vintage pure tu!> È riferito al folto cespuglio che le orna il bassoventre

Siamo in piedi… Ci abbracciamo.

La teutonica ha tette ben sode. È un piacere sentirle impattare sulle mie.

Il piacere cresce in noi.

Sciogliamo le briglia ai rispettivi Monti di Venere che si strofinano con convinzione. Sbavano parte della linfa che la piacevolezza del godimento genera. Siamo piacevolmente attaccaticce.

La guido al divano e me la tiro sopra.

Un bacio poi prende a leccarmi ovunque: ogni angolo del mio lato ‘A’ passa al vaglio della sua indemoniata lingua. Succhia con una destrezza impensabile. Glielo faccio presente.

<Se a Berlino non succhi come si deve, l’amore con femmine te lo scordi. Lì da noi, l’amore con femmine è importante.> Questa la spiegazione di quella sua virtù.

Ha già la bocca sul mio cespuglio. La lingua si fa strada tra la fine peluria e le mie labbra, rigonfie di desiderio sono alla mercé del suo spasmodico succhiare.

Le tengo la testa ferma tra le cosce-, accarezzandole con dolcezza i capelli. Su questi scarico i fremiti che genera l sua idilliaca bocca. Lei, invece, trova modo di aggiungere piacere, allungando le braccia e accarezzandomi il seno.

Una vera macchina dell’amore!

Tutto il bassoventre va in agitazione. I muscoli, lì, si contraggono. Mi agito. Il bacino sobbalza. Mi ha messo pure il pollice in culo e sto stringendo quella mano tra le chiappe. <Vengo Tesoro – Gridocon la voce rotta dal godimento. E, rilassando la muscolatura, libero il trattenuto squirt. – Vieni sulla mia bocca… Debbo baciarti… Vieni… Debbo stringermi forte a te.>

L’aspetto a bocca aperta.

Mi aggancio alle sue labbra che mi passano parte di quanto ha succhiato del mio godimento.

Il bacio si stempera consegnandomi un’Anghela euforica molto più eccitata di prima. Le metto una mano tra le cosce. Trovo una palude. È il mio momento: <69?> È già, a rovescio sopra di me.

Mi dice che sono la prima figa italica che ha assaggiato le evoluzioni della sua lingua – “Acrobatiche” penso io. Parla già con la bocca tra le cosce e anche il suono della sua voce mi arriva con l’imprinting della mia Figa.

Il 69 produce gli effetti desiderati i nostri contorcimenti si susseguono mentre le lingue creano le giuste sensazioni. Le clitoridi gioiscono.

Le Fighe offrono le migliori linfe per il nostro brindisi al piacere. Lento e inesorabile l’amplesso si svolge tra i nostri mugugni e sospiri appassionati.

Concludiamo sobbalzando all’unisono, artigliandoci le natiche con le unghie. L’orgasmo ci unisce.

Le lingue nelle bocche placheranno la restante eccitazione e ci consegneranno a un tappeto di piccole coccole.

Anghela traduce teutonicamente la mia espressione: <È stato un godimento della Madonna!>

Ridiamo a crepapelle dandoci delle sonore sculacciate sui glutei.

Ci accorgiamo di aver rimandato la cena… E allora, via… A prepararla.

È proprio vero: il buon amore stimola l’appetito.

<Sai cosa ti dico… – mi dice Angela levando il bicchiere per un primo brindisi – Se adesso ci fosse un buon cazzo, non lo lascerei certo stare… Non so tu, ma gli orgasmi con femmine mi accendono la voglia di cazzo. – Poi con nonchalance – Pensi sia possibile far tornare quel tuo giovane amico?>

<Se mi assicuri che non verrà deluso posso provare a rintracciarlo.> La faccio cadere dall’alto.

<Ehi Oscar… Come va  con Millly, stasera?… Ah, siete in pizzeria… Per dopo, prevedi?… Ah, bianca per impedimenti mensili…. Se passi da me puo recuperare la serata in bianco… Sì, Anghela è ancora qui da me e ci tiene a conoscerti meglio… Oscar… Oscaaar…>

<Ha staccato… Alle dieci sarà qua.>

Mangiamo in fretta  quello che c’eravamo preparato e abbiamo il tempo per una rinfrescata sotto la doccia.

A un quarto d’ora dall’arrivo di Oscar siamo due fighe vogliose, linde e profumate. Anghela mi ha influenzato e trasmesso un po’ della sua voglia di cazzo.

Siamo nude ma decidiamo che qualcosa ci mettiamo addosso: il minimo indispensabile. Niente mutande. Niente reggiseno. Io mi copro con una T-shirt e i leggings. Anghela, la gonna del tailleur e la giacca. Sotto soltanto le sue carni frementi.

Puntuale come un orologio svizzero, Oscar è qui. L’entusiasmante accoglienza che gli riserviamo, lo stimola a comportarsi da spavaldo bulletto, come a lui piace tanto.

Chiede di andare in bagno e torna completamente nudo, con l’uccello in militare erezione. Trattenere Anghela sarebbe un problema. Tra di loro si configura subito un groviglio umano.

Credo non sorprenda nessuno dire che in pochi minuti Angela è completamente nuda, ad angolo retto, con le mani appoggiate alla spalliera del divano.

Credo opportuno spogliarmi completamente anch’io.

I miei due compagni di serata non hanno perso un attimo. Non hanno avuto bisogno di preliminari per trovare l’armonia e il giusto tono.

Oscar la stantuffa con ritmica cadenza…  Lei sciorina sensuali giaculatorie in prussiano antico – Così, penso io, di fronte a quel sommesso blaterare incomprensibile.

L’urlo di Anghela è una sirena che preannuncia un evento. Copre completamente l’ansimare accelerato del suo partner… Io, che non vedo l’ora di entrare in gioco con loro, protendo le labbra alla nuova amica palpandole con decisione il seno. È l’attimo in cui l’orgasmo deflagra in lei… S’attacca alle mie labbra mordendo tutto quello che può. È tutta un fremito!

Oscar che è venuto pure lui, sta ripulendosi l’uccello sfregandolo tra le sue corpose natiche

Anghela è una bella culona!

Tutto il succo dell’eccitazione di Oscar sta sgorgando dalla Figa di lei e scende all’interno delle cosce ci faccio un pensierino maiale. Opto poi per offrire la bocca a quel cazzo per ritemprarlo in tutto il suo più virgulto vigore.

L’antica arte del bocchino alla bolognese non tarda molto ad imporre i suoi benefici. Tra le labbra sento rinvigorirsi il prepuzio. Tra lingua e palato, rifiorire il glande.

Un ultimo ciucciotto affettuoso e lo riconsegno, spavaldo più che mai, al suo proprietario.

Mi sdraio sul divano con un cuscino sotto al bacino.

Aspetto.

È manovrando il cazzo con le mani che apre le rigonfie labbra della Figa. Scivola in me accendendo tutti gli interruttori del piacere: la clitoride trasmette fremiti. Pulsa pure il buco del culo.

<Oh, Oscar…> e stringo tutto quello che posso attorno a quel cazzo.

Mi bacia con passione.

Stiamo nella banale posa del missionario ma vi assicuro che di banale non c’è nulla. Le sensazioni che mi dà quel cazzo mi portano a percepire fantasmagorie luminose e variopinte. Mi lascio andare e provo a chiudere gli occhi mentre vedo scendere sul mio viso una coloratissima Figa, spalancata.

Non è la proiezione della tensione che mi sta conducendo a un orgasmo ricco di immagini allucinogene. È la Figa che Anghela sta appoggiandosi alla mia bocca. Per continuare a ricevere godimento da quella serata nata per caso.

Ancora una volta quelle stille di intima rugiada m’inebriano del suo sapore più genuino. Oscar ha accelerato il ritmo. Segno che sente già sulla punta dell’uccello che sta per sborrare. Io non sono da meno e mi rifaccio sulla Figa di Anghela che sembra squagliarsi sotto le evoluzioni della mia lingua.

Il cazzo, sul fondo della mia Figa, ha già sputato qualcosa. Ora sembra stia riflettendo per il grande schizzo. Oscar dà piccoli colpetti che avviano l’orgasmo in me: <Dio, s’è potente!> sussurro tra le spire della figa di Anghela e mi lascio andare ai sussulti del mio godimento.

Anghela mi squirta sul volto.

Oscar ha esaurito la sua carica propulsiva. Si è avvicinato al mio volto per chiedermi se gli do il culo.

Do un’occhiata al cazzo e lo trastullo un po’ con le mani. Anghela ha udito la richiesta e, visto il mio tiepido entusiasmo si propone lei, mettendo nelle mani di Oscar il suo pasciuto boffice.

Oscar ne allarga le natiche per scoprire che il foro è occupato da un prezioso plug.

È una visione che scrolla il bon-ton del ragazzo. Una robusta presa sul collo e la costringe a piegarsi sul divano. Qui, in pochi attimi, avviene la sostituzione del plug con il suo uccello, che, con quella prospettiva ha riguadagnato l’originale prestanza.

Mi sistemo comoda ad ammirare quella partecipata inculata.

Oscar agisce con grinta. Anghela partecipa con entusiasmo incitandolo, con traspoto, nella sua lingua.

Gli affondi del cazzo si susseguono frenetici. Poi, le mani di lui, si spostano da i fianchi alle spalle. Nel suo incomprensibile bofonchiare, la ragazza, mi pare voglia raccontare le meravigliose sensazioni che sta scoprendo. Oscar è tutto disteso sulla schiena di lei. La copre completamente. Da quel culo restano fuori soltanto i testicoli.

Qualche sussulto da parte di lui. Lei apprezza con impercettibili pigolii di gioia… Infine, come programmato da una sapiente regia, tutto il loro godimento si concentra in un’unica emissione di voce per raccontare al mondo la sborrata che sta deliziando lo sfintere di Fräulein Anghela.

L’eccitazione ha contagiato pure me che, da spettatrice, ho pensato bene di tradurla in, un appropriato ditalino.

In frigo sta una buona bottiglia di spumante.

Un brindisi conclude questa serata nata, così, per caso.

Anghela, visto le qualità, opziona il bell’Oscar per il resto della notte nel suo appartamento. Forse, senza considerare che Lui, il meglio di sé, l’ha sicuramente, già dato.

A mezzanotte rientrerà dal lavoro Simona, a cui non potrò negare il 69 della Buonanotte. In due anni di convivenza non è ancora successo.

Non sarebbe proprio il caso.

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