Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Tengo famiglia

L’Autrice

FLAVIA MARCHETTI
Scrittrice di bella presenza

Vincitrice del Premio Saffo Terzo Millennio XIX edizione, 2019, Flavia Marchetti dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard Ltd – København

©FlaviaMarchetti 2021

<Ho visto partire, stamattina presto, sua mamma e Simona. Avevo pensato che lei fosse già al mare e loro la raggiungessero. Invece la vedo ancora qui?>

<E ci starò ancora per tutta la settimana>.

Giuseppe, il portinaio, con il suo cortese parlare, aggiorna il suo data-base di fatti altrui.

Così gli do qualche info in più da mettere assieme a tutto quello che, via via, va raccogliendo sui 39 inquilini del palazzo.

<In questi giorni avrò un’ospite. Sto andando a prenderla alla stazione. Quando torniamo gliela presento. Così, se la vedrà passare non dovrà domandarsi “Quella

chi è pure?”>

Zanzibar 7 è già qui. Mi piace il taxi. È il posto dove più riesco a rilassarmi. E così riordino le idee. Anche perché Paola che starà da me qualche giorno, l’ho vista solo in fotografia. Di lei tengo sul telefono quella che mi ha mandato stanotte con l’aggiornamento che ha voluto dare alla chioma per questa vacanza. È curioso: di lei so quando ha finito il ciclo l’ultima volta ma non so come fa di cognome. So che dalle 11:37 io sarò sulla destra dell’uscita della stazione centrale. Lei avrà il leggero vestito fantasia che indossa nella foto. Ci siamo comunque scambiati i cellulari.

È quasi ora. Blocco il taxi. Mi metto alla porta.

Non avrei mai pensato di concretizzare un’amicizia di Facebook. È lì che ho incontrato Paola. Un paio di mesi in chat. Io le ho raccontato un po’ dei miei vizi. Lei le sue virtù. Ci siamo scoperte bisex e forse un po’vogliose. Siam state liberate dal lockdown ed è venuto tempo di vacanze.

<Perché non fai una puntata a Bologna? Ti faccio provare l’emozione del tortellino genuino.>

Siamo passate all’organizzazione del nostro incontro.

Lei convince la famiglia. Io ne accenno a Simona.

<Avremo un’ospite in casa per qualche giorno, la prossima settimana> e mi metto a riordinare la cameretta

<Io da sabato sono in ferie e visto che tu hai compagnia, vado al mare con tua mamma e sto con lei tutta la settimana. Così hai campo libero… E se ti va puoi anche farla dormire con te.>

Sto pensando a qualche emozione da farle provare in questi giorni e non m’accorgo che è qui innanzi a me con un suo bel <Ciao>

È una bella donna. Il vestito fantasia della fotografia è un elegante capo d’abbigliamento.

Ci abbracciamo come ci si abbraccia nelle stazioni. Le mascherine si premono in un ipotetico bacio. Avverto il suo odore intimo. Mi sento già autorizzata a fantasticare follie con lei.

<Dove mi hai alloggiato, in un bed and break vicino a casa tua, spero?>

<No. Dormirai a casa mia>

<Che bello. Così conoscerò anche Simona.>

<Ne lei, ne mamma. Sono andate assieme al mare e ci staranno. Mi hanno lasciato campo libero alla tua seduzione. Simona ha aggiunto che non le dispiacerà se dormirai con me>.

Non dice nulla. Mi prende la mano. Me la stringe.

Il taxi accosta. Seguono i salamelecchi del portinaio che dichiara di avere amici e parenti disseminati per tutta Benevento.

<Wow! Non è una casa, è un castello… Questa terrazza, poi!>

<Vedrai quanto ce la godremo appena cala il sole.>

<Ti dispiace se mi prendo una doccia? Sei ore di treno si fanno sentire.>

<Ti illustro i segreti della doccia. Dove vuoi sistemarti. Nel mio letto o nella stanza degli ospiti?>

<Con marito e due figlie, credo di non essere più abituata a dormire sola. A te dove piace stare di qua o di là nel letto?>

Siamo ai piedi del grande letto.

<Io mi trovo meglio a star sotto.>. È un sorriso diverso quello che ci invade. Le mani di ognuna prendono il volto dell’altra e lo indirizzano alla propria bocca.

Mi sciolgo tra la sua lingua e il palato.

<Senza mascherina è tutt’un’altra cosa> fa lei. Intanto il calore del suo corpo spinge sulla mia eccitazione. Premo decisa il Monte di Venere contro il suo ventre. Lei fa altrettanto. In più, rotea il bacino e spinge. È il lasciapassare.

Ci abbracciamo forte. Sento il suo seno schiacciarsi sul mio. Poi sono le sue labbra a vagare sul mio collo e tornare alla bocca con la lingua e tanta foga. Brividi lungo la schiena… Vampata di calore tra le cosce.

Stacco la bocca dalla sua. Struscio le labbra sul suo collo per rendere la pariglia. Siamo tutte un fremito.

Ho le mani sul suo seno quando mi sussurra:

<Vieni a far la doccia con me?>

È una proposta allettante ma l’eccitazione è talmente pressante che mi ribalto sul letto tirandomi sopra la bella Paola. Ora è Lei a portare allo scoperto le mie tette da sotto la t-shirt.

La doccia è rimandata di un po’.

Le sue labbra scorrono veloci sulle mie poppe irrorandomi di fremiti. Sotto fra le mie gambe, un colabrodo. La sua malandrina lingua sta facendomi scoppiare i capezzoli.

Lei è sopra di me e sembra che le mie tette le abbiano raddoppiato l’eccitazione.

Una mano ce l’ha fra le mie cosce. Mi dice che sta trovando un lago. Sto godendo alla grande.

Anch’io ho una mano tra le sue. La sento contrarsi ad ogni carezza. Un prolungato gemito quando l’indice la penetra.

Bisogna perfezionare il tutto.

Io: <Dai spogliamoci!> In un baleno siamo nude.

Torno a sdraiarmi. Me l’accarezzo aspettandola.

Il sorriso che mi invia suggella il suo trionfo: “Adesso sì che si può godere!

Si sdraia su di me pensando bene di mettersi a rovescio

La sua coscia scavalca il volto. Qualche goccia mi cade sul viso. Le sue grandi labbra si assestano sulla mia bocca.

Fra le mie, la sua lingua ha iniziato un sapiente lavoro.

L’eccitazione è alle stelle. Lo si nota dall’affanno dei respiri, i mugugni del piacere che monta. I gemiti che riempiono la stanza: la canzone dell’amore!

Pochi i colpi di lingua e siamo all’orgasmo. Sento Paola, con la voce soffocata fra le cosce che: <Sì… Così… Dai… Ancora un po’… Così… Ecco… Ci sooono… Amoooreeeeeee! Veeengooooooo!>

Sobbalza alcune volte. Svuota tutto il godimento nella mia bocca.

Sono anch’io nel medesimo vortice. Analoghe emozioni. Stesso immenso godimento.

Concludo con quattro squirt che centrano la bocca della mia partner.

Un prolungato stato di calma invade i nostri corpi che giacciono esausti uno sopra l’altro.

Illuminate nell’espressione di gioia che ci connota il volto, ci soffermiamo davanti allo specchio a rimirarci:

<Siamo proprio delle gran fighe! – sentenzio con un cero narcisismo – Voglio mostrarti al mondo. Ti porto a pranzo nel miglior ristorante della Città. Offro io.>.

Non possiamo che abbracciarci ancora una voltar

L’eccitazione si è installata in noi e non tende a scemare. Si inserisce nel nostro riabbigliarci e connota quelle semplici operazioni, con momenti di indubbio erotismo. Il più eclatante… visto che non c’è una gran differenza di taglia fra di noi… quello di scambiarci gli slip. Dopo un libidinoso gioco. Fatto di tira e molla con questi indumenti. Sfregamenti dei tessuti sulle reciproche bocche. Poi, baci… baci, baci. Tanti baci. Carezze. Abbracci. L’ultimo di questi, innanzi all’ascensore. Con tanto di slinguazzamenti sui colli e gocce di umori nelle mutandine: io nelle sue. Lei nelle mie.

<Pensa stasera… cosa potrà mai suggerirci quando le annuseremo!> il lingua-in-bocca ci prende per tutto il tragitto in ascensore.

È l’una. La strada è calda ed affollata. Il ristorante è vicino: cinque minuti di camminata sotto i portici.

Siamo sempre eccitate e in grande allegria. Ci teniamo per mano. Ridiamo a crepapelle per dei nonnulla che incrociamo. Sento che sia una giornata calda ma stupenda. L’essenza di ciò, è la presenza di Paola.

Siamo innanzi al ristorante: il mitico Rodrigo. Qui sono di casa.

Con mamma ci portiamo i migliori clienti. Con mamma e papà ci festeggiamo compleanni e anniversari. Con Simona, celebriamo momenti significativi del nostro stare assieme. Ora, questo con Paola è per un’esplosione di gioia in un caldo mezzogiorno d’estate.

Per l’entusiasmo, prima di spingere la porta a vetri del ristorante, ‘assalto’ Paola e le stampo un plateale bacio sulla bocca

<Dai… la strada è piena di gente…>

<Siamo a Bologna… se non potessi baciare la mia ragazza quando mi viene. Cosa starei a fare qui?>

Paola si adegua e contraccambia.

Il locale è fresco. Ordiniamo tortellini alla panna. Nel ristorante al momento siam solo noi.

Gli esercizi amorosi ci hanno messo appetito. Sbaffiamo il tipico piatto bolognese senza proferire parola.

Anche le menti abbandonano le tematiche che fino a quel momento attizzavano l’eccitazione in noi. Senonché raccontando le leggende fiorite attorno al tortellino.. la cui forma sarebbe stata suggerita dall’ombelico di Venere… ridò fuoco alla miccia dell’erotismo, non ancora completamente smorzato. Confesso di subire un’attrazione particolare da ombelico. Di essere stata folgorata dalla bellezza del suo. Lei aggiunge esperienze con femmine a cui ha avuto modo di metter lingua nella parte in questione. Sadicamente correda quei ricordi con la prospettiva che riserverà la prossima volta al mio. Se poi mettiamo che, sfilato un sandalo, è già tra le mie cosce con un piede, lo stato di eccitazione è tornato a qualche ora prima. Completiamo il pranzo ed è lei a suggerirmi cosa s’aspetta dopo l’ammazza-caffè.

<Torniamo in casa subito. Vero?>

Sette piani con la lingua di Paola in bocca mi confermano che anche il pomeriggio inizierà in maniera sfiziosa.

Quando la porta si richiude dietro di me, con qualche calcio a vuoto ci liberiamo dai sandali e, via di corsa su per gli undici scalini. Al letto ci arriviamo già nude.

Rotolarmi per il letto abbracciata a lei torna ad essere l’emozione del momento che poi passa in secondo piano quando sento, calda, la sua Figa premere… aprirsi… sbavare sulla mia.

Le uniche mosse non erotiche che avevo compiuto appena rientrate erano state di premere i pulsanti che mettevano in funzione l’aria condizionata e il diffusore di musica. Il tappeto musicale che incrocia il nostro erotico strusciare è un rock metal che si coniuga meravigliosamente con l’incedere, in crescendo, della nostra eccitazione.

Le fighe frullano nella loro danza spasmodica. Ci incitiamo l’un l’altra con frasi romantiche inframezzate da insulti… epiteti triviali. Per concludersi in un possente abbraccio nel momento dell’orgasmo. Le nostre fighe hanno imparato a baciarsi: spalancate, sbavano le linfe che hanno sborrato. Io e Paola ci lasciamo andare a un lungo ma delicato bacio.

L’appagamento genera quel dolce stato di calma in cui è bello socchiudere gli occhi e lasciarsi andare. A volte ci si addormenta

Suonano alla porta. Mi metto qualcosa addosso e vado ad aprire. È quella porca di Anghela, la vicina di piano che zitta e cheta mi ha soffiato l’amante maschio. Quello che avevo iniziato alla vita, facendogli fare la prima, nella mia Figa. Quello che con un grande gesto di altruismo, avevo spinto nel letto di Simona. Regalandogli, alla sua tenera età… aveva allora 18 anni, oggi ne ha 20… la possibilità di essere l’amante comodo… abita con madre e padre nel nostro stesso palazzo… di due tardone, sufficientemente porche, che vivono assieme.

Anghela, in effetti ha solo deviato il tragitto notturno di Oscar al suo rientro. Sicché, ora, la sua giornata la conclude sempre sul letto a tre piazze di Anghela. Mentre, fino a un paio di mesi or sono, il ragazzo ci onorava della sua visita, più o meno, un paio di volte per settimana.

<Domani torno per le vacanze in Germania. Avrei pensato a una festicciola con gli amici. Ho invitato Oscar. Altri amici, qua, non ne ho. – Le dico che non posso lasciar sola l’ospite e che se spostiamo l’incontro da me la saluterei volentieri anch’io – Allora… alle otto qui da te. Lo dico ad Oscar.>

Paola sta ancora dormendo

È maestosa nella sua nudità.

La sveglio come va svegliata un’amante: baci sulle tette, carezze.

Un colpo di lingua sulla fessura mentre si stiracchia.

La Figa si socchiude. Mi pare sorrida.

Sto per ripetermi. Paola mi stoppa.

<Fermati o mi piscio addosso.>

Vado dietro a lei in bagno.

Dove ci fermiamo a un reciproco bidet: la sera si prospetta tumultuosa.

La metto al corrente del festino con maschio, in onore della bella Anghela

<Wow! >

Accoglie con entusiasmo la prospettiva.

Usciamo.

Pur se Ferragosto nell’isola pedonale qualche negozio potrebbe essere aperto. Ci fosse una qualche boutique. Non sarebbe male, stasera, spianare qualcosa.

Oscar e Anghela sono sicuramente appena scesi dal letto dopo una partecipata scopata. Molto probabilmente più o meno in nudità. Lo noto da uno schizzetto di sperma rimasto inosservato tra i colori della fantasia che indossa Lei.

Presento Paola. Ci scambiamo baci e le effusioni di rito. Oscar pare in iper-eccitazione. Si lascia pure scappare una battutaccia sul fatto che il sesso che lui fa sia sempre più spesso con partner che hanno dieci anni più dei suoi. Questo lo fa sentire un po’ gigolo. Però, è quello che lui predilige.

Ho apparecchiato in terrazza. Il cielo d’agosto è, come non mai, pieno di stelle. In più una splendente luna mi dà lo spunto per tenere ogni luce spenta. I piatti che ho preparato assieme a Paola sono molto apprezzati dagli altri ospiti.

Fa caldo. Nonostante l’arietta che spira dalla collina, è dannatamente caldo. L’idea per un banale rimedio ce l’ha Paola:

<Se ci mettessimo tutti in topless staremmo un po’ meglio>

Le va dietro Anghela. <e potremmo ammirare un’erezione di Oscar>

L’esternazione è convincente. Paola slaccia e sfila la camicetta. Io ed Anghela i leggeri abiti. Mostrando non solo il seno ma mettendo pure allo scoperto Figa e culo. Oscar ha un esempio a cui attaccarsi per mettersi completamente a nudo.

Come preconizzato da Anghela, un rigoglioso cazzo troneggia sul basso ventre del ragazzo.

Tutte siamo attratte da quell’ospite che lo davamo tutte presente una po’ più tardi. Almeno dopo il caffè!

Io e Anghela vorremmo rendergli omaggio ma è già tra le mani di Paola che credo stia suscitandogli le giuste sensazioni.

Oscar ad occhi socchiusi sta godendosi il mix sega-pompa che mani e bocca di Paola stanno dandogli.

Non sono tagliata per far la guardona passiva. Accanto ho Anghela, l’abbraccio sedendomi sulle sue ginocchia. La mia lingua si mette a vagare su e giù per il collo. Quando si scatena tra collo e sotto-gola, essa diviene inarrestabile. Con la punta mi sposto e percorro la spalla. M’infilo nell’ascella. Meravigliosamente lubrica di sudore. Depilata ma un po’ ruvida per i peli che stanno per ricrescere.

Ahhh, Il più genuino dei suoi odori!

Affondo in questa conca il volto. Lo struscio e mi soffermo un po’ ad inebriarmi. La lingua non resta ferma. Anghela è tutta un fremito. Mi accarezza i capelli. Mi sussurra cose incomprensibili nella sua lingua. Ecco la mano che chiede alle mie cosce di aprirsi. Si approccia con il pollice tra le labbra della Figa.

Anche quando ci siam prese la prima volta, il ditalino lo inizia sempre così: con un dolce sgrilletar teutonico. L’avevo, allora, definito io. Molto intenso.

È brava la ragazza, ci sa dar bene con le dita!

<Così… Dai… Ancora un po’… Ecco… Baciami, troia… Ci sono… Insisti… Ecco… Vengooo.. Ti sborrooo sulla maanooooo. Che tesoro sei!> Mi agito tra le sue braccia. Le succhio quel meraviglioso pollice, pregno della mia Figa.

Le nostre bocche restano unite a lungo per cullarci con i rumori delle lingue.

Si mescolano le reciproche salive. Il plenilunio è la cornice perfetta per proseguire in un crescendo di erotiche effusioni. Sento già tra le cosce quanto ha sbavato la sua Figa nel farmi godere. Le accarezzo più volte il solco. La fessura si schiude. È stretta a me con fremiti sempre più frequenti. Libero la bocca dalla sua lingua per leccarmi le dita. Con un bacio in un orecchio le sussurro:

<Poi te la lecco… Ti farò impazzire>.

Incomprensibili mugugni teutonici mi incoraggiano a proseguire.

Sto per penetrarla con due dita quando un urlo rompe quel dolce Nirvana.

Il mio terrazzo, per la posizione e conformazione degli edifici attorno, ha un punto in cui si genera un potente eco, per il quale anche una semplice scoreggia si trasforma in un boato. Inconsapevoli di ciò, a Paola e Oscar, è venuto di consumare il loro amplesso in quel particolare spazio.

L’urlo che giunge alle nostre orecchie, altro non è che il gemito del loro piacere nel momento in cui lei raggiunge l’acme del godimento dal cazzo di lui che le sborra contro l’utero.

C avviciniamo loro, quando la pecorina sta sciogliendosi:

Paola è ancora ad angolo retto, attaccata alla balaustra. Sotto, le luci della Città. Dietro le natiche di Lei, Oscar ha appena sfilato l’uccello dalla fregna. Se lo gingilla tra le mani. Ha sempre un aspetto possente. Non porta alcun segno di patimento per la copiosa sborrata che avrà lasciato in Paola.

Lo si nota da quanto la Figa di lei sta rigurgitando e che le scende per le cosce.

Che si stata una bella scopata lo vedo da come lei lo guarda. Me lo conferma che lei si sottragga alla mia vicinanza, per reimpossessarsi del suo stallone, caduto momentaneamente tra le braccia di Anghela. Gli amanti tornano ad essere tali. Le loro labbra tornano a vagare sull’epidermidi de colli tra un sussurro e l’altro. Tutto nella normalità.

Senonché, qualche istante e quel clima di struggenti effusioni si guasta.

Il riverbero torna a divulgare un secco: <Mai… Porco!> di Paola. Si svincola da ogni abbraccio per isolarsi con lo sguardo perso, al traffico nella sottostante strada.

Le sono di fianco. Mi cinge con le braccia.

<Mi ero illusa di trascorrere con lui una favolosa notte… poi sine qua non la sua inaccettabile condizione. – e con un malinconico sorriso – Ora, molto probabilmente lo verrà a piatire da te.>

<Non credo proprio. Guarda.>

Alla ringhiera, ora si è appoggiata Anghela. Sta offrendo i propri glutei alla vermiglia cappella di Oscar. Sul volto di Lui, una sfrontata espressione di trionfo.

Di pari passo con i due tocchi della torre del municipio, Paola assesta due affondi di lingua alla Figa e m’involo al secondo orgasmo del dopocena.

Il ripudio dell’inculata ha generato in Paola una forsennata smania di godimento che riversata tutta sulla Figa, mi sta regalando questi due frenetici orgasmi. La sua lingua furoreggia in ogni ambito della mia Figa, sconfinando… Bontà sua!… sul perineo e sulle crespette che attorniano il buco-del-culo. Ho goduto all’inverosimile e sto godendo ancora, mentre ricevo dalla sua bocca, parte degli umori succhiati dalla mia Figa.

Sono sfinita!

Replicherò al suo godimento ma so che sarò esattamente il suo contrario: dolcissima… implacabilmente lenta…

Voglio sentirla implorare di farla venire. È il dispettuccio che mi viene di farle, un po’ gelosa dell’infatuazione che ha dimostrato per Oscar.

“Ho sbagliato tutto”.

Paola apprezza tantissimo quell’erotismo centellinato. Fatto in tutta leggerezza con sospensioni… lunghi sospiri… sussurri.

La lingua la muovo sempre distesa. Lecca dolcemente….. la clitoride. Le piccole e grandi labbra. E con un’unica mossa vado dal punto, un po’ sapido da cui esce la piscia, al buco-del-culo. Con un particolar riguardo per il sensibile perineo.

Si agita, la ragazza. Si lascia trasportare dalle implacabili sensazioni che subentrano in lei una dopo l’altra. Non mi supplica di farla venire ma stringe le cosce attorno al mio viso e sborra. Due vigorosi schizzi dilagano nella mia bocca.

È troppo bello. Non posso stare in un pianeta diverso, lontano da lei.

Con una mano mi tocco. L’eccitazione è tanta. Pochi colpi e vengo anch’io.

Siamo sudate, lerce. Riusciamo a succhiarci un po’ la lingua per passare a un profondo sonno.

Si dorme fin oltre le undici.

In bagno per la doccia di rito.

Sto pensando a una giornata sfiziosa da costruire per la mia ospite he finora mi ha deliziato tanto. Quando Lei mette il naso dentro e…

<Posso dirti?>

<Vieni… vieni> Mi to asciugando.

<Ho pensato che all’una c’è un treno e io torno a casa> la decisione così improvvisa mi gela. Penso a un mare di cose che potrebbero averla messa in malanimo. Glielo dico.

La sua spiegazione è semplice.

<Avevo ipotizzato di stare tre giorni, viaggi compresi. Per ricevere e darti tutto quello che ci si poteva scambiare… Hai pensato di darmi subito un concentrato di tutto quanto mi sarei potuto aspettare da te… Non solo. È stato tanto più di quanto desiderassi. Grazie Amore. – Un abbraccio non può mancare. E ci si commuove inumidendoci gli occhi. – Oltretutto, ho raccontato un po’ di frottole per giustificare questa fuga. Se torno oggi, tutto sembrerà plausibile e ne potremo prevedere altre. Perdonami ma… tengo famiglia!>

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