Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Strapon, alternativa pandemica


Dal mio Diario Intimo di una domenica in lockdown

È domenica e Simona è di riposo. Siamo serenamente sotto la doccia. Tra lo sciacquio dello scroscio d’acqua che cade su di noi, mi fa: «Sai che incomincio a sentir voglia di cazzo. »

Non è un mistero che, normalmente, di analoghi desideri, io ne abbia sempre un po’ più di lei. Taglio corto:

«Ti capisco» e tanto per non farla penare, m’industrio con bacetti e palpatine finché non finisce in un reciproco ditalino, ben goduto da tutte due.

«Però non è la stessa cosa. – Dice lei, dopo, mentre ci facciamo il caffè – bisognerebbe trovare qualcosa di più attinente al cazzo»

«Scusa, ma non ti sei comperata un modernissimo e tecnologico ovetto vibrante?»

«Sì sì. Che tu romanticamente rifiuti. Quello mi piaceva tanto quando con noi c’era Oscar. Lui sì che sapeva manovrare benissimo il telecomando! Mi ha fatto provare sensazioni più che intense. Se penso di metterlo fra le tue mani, imbranata come sei, mi posso solo aspettare qualche risata.» E si mette a guardare una serie di Netflix.

Io metto su cappello perché in fondo mi ha dato della cogliona.

Si era deciso che a pranzo avrei preparato io, qualcosa di sfizioso. Anche perché avevamo invitato a pranzo mamma e papà. Mi metto a preparare qualcosa. Intanto penso a come andare incontro ai desideri di quella vacca che è la mia dolce concubina. Tormentata da languori di figa.

Pranzo euforico con papy e mamy. Papy si prodiga nella narrazione di barzellette spinte. Una frana!

Mamy, tenta di andargli dietro, raccontando qualche dettaglio della loro intimità, ma anche lei non è il massimo nel novellare piccante.

Comunque, ci facciamo un paio di quelle buone. (Bottiglie!).

Se ne vanno e io e Simone sgomberiamo i residui del pranzo. Lei lava i piatti, io la stuzzico, palpandola. Come buona norma raccomanda fare,con la serva.

«Se hai esigenze impellenti sali in camera, preparati che arrivo»

«Guarda che io ho sempre e solo la figa, mica il cazzo… »

«Peccato… Ti avevo scambiata per Oscar… Bei tempi!» E mi fa venire una idea:

«E se telefonassimo a lui?»

«A noi, cosa c’è ne viene?»

«Possiamo farlo virtuale con Skype e lui ci mostra l’uccello…»

«Sì, e noi la figa. Così dopo ce ne viene più voglia… – mi grida dietro – Masochista!»

Si… No… Dai… Alla fine ci mettiamo d’accordo che lo facciamo. Però, se a lei, dopo, dovesse venirne voglia, io mi abbasserò a chiavarla con il suo Strapon. Cosa che io ho sempre rifiutato.

Sistemiamo la telecamera del pc in maniera che ci riprenda tutte e due e chiamiamo il segregato in Olanda.

È quasi commosso il ragazzo dell’improvvisata e si spertica in dichiarazioni nostalgiche dei bei tempi con le nostre, belle, ammucchiate. Qui Simona brucia le tappe e brutalmente gli chiede:

«Ma ti tira sempre come un tempo l’uccello?» E l’uccello appare sullo schermo.

Sia io che Simona ci sprechiamo in lodi e desideri. Poi, come ipotizzato, mettiamo in campo le nostre passere. Facciamo un po’ di scena fra di noi e ci prendiamo gusto quando nel video vediamo che lui si sta segando. Ci diamo dentro come due matte e veniamo. Lui, spavaldo come sempre, ci mostra il fiotto dal vivo mentre schizza. Applausi!

Ci lasciamo con la buona notizia che nel giro di dieci giorni, lui potrebbe avere il permesso per rientrare.

Come previsto la voglia di uccello si è amplificata e Simone chiede che io onori gli accordi.

A malavoglia, sotto la sua competente visione, indosso quell’aggeggio che lei prepara con tanta accuratezza.

Mi fa senso fare il maschio: appoggiarlo alla crepa del monte di Venere, spingerglielo dentro lentamente, con il terrore di farle male. Vedo invece che lei apprezza. Debbo dire con una certa invidia, che mi pare goda ben più di quando si fa tra no 69. Mi lascio trascinare nella sua ottica e la trombo con un ritmo gagliardo come ci riserva Oscar. Lei esplode e il suo orgasmo mi contagia. Adesso ho voglia anch’io di fare quell’esperienza.

Lei aggiunge soddisfazione al suo piacere e si cala perfettamente nei panni di un amante con cazzo e testicoli. Mi vergogno a dirlo ma mi piace e addirittura la incinto, come mi capita di incitare un uomo quando mi chiava. Lei poi del suo aggeggio conosce ogni segreto e mette in funzione una leggera vibrazione che espande il godimento.

« Una gran figata!» Le ho dovuto dar ragione.

Così, dopo, mentre butto giù queste annotazioni per il mio diario mi ha mette innanzi il suo ovetto vibrante e: «Se lo metti mentre scrivi, c’è un programma leggero… leggero… Aggiungeresti colore alle parole.»

Cosa vuoi che ti dica, a 32 anni ho cambiato completamente i miei gusti sessuali: dalla carne dura alla plastica rigida!

Che mondo!

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