Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Stanza con vista Lago


Questo racconto è il proseguimento di una vicenda iniziata qualche giorno prima a Sion (Svizzera) con la premiazione di Flavia Marchetti con la palma del Saffo Terzo Millennio. Gli avvenimenti si sono svolti nell’estate del 2019

La prima parte la leggete a questo link

PREMIO SAFFO XXI SECOLO

Flavia dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard, del dr.Hans Stortoghårdt – København

<Sai cosa pensavo… Sensualità per sensualità. Se con noi ci fosse un buon cazzo per tutte e due, sarebbe il massimo… Scusa, ma incomincio a sentirne la mancanza.>

<Nulla è impossibile. Telefono al mio Oscar e secondo me arriva a busso. È un bel figo di 20 anni.>

<Pensi che qualche colpo me lo conceda anche se ne ho 12 in più?>

<La chiave di tutto sarà il 69 che subito gli faremo innanzi. Per lui diverremo una cosa sola. A quel punto non potrà non scoparci.>

<Lo conosci proprio bene.>

<Diciamo che sono la fata che gli ha tramutato il pisello in cazzo e posso anche pretendere che diventi cazzo tutto per NOI!>

<Dai… asciughiamoci così gli telefoni>

Oscar, approfittando dell’assenza dei genitori, si è portato a casa Milly, la fidanzatina. Hanno trascorso la notte scopando come ricci e, adesso, sotto la doccia, lui ha ottenuto il consenso per un giro turistico nel culo di lei.

– È normale per lui, sugellare gli incontri d’amore con un’inculata alla partner. –

La telefonata di Flà lo coglie, subito dopo aver sborrato nell’intestino della ragazzina (Milly ha solo 17 anni). Sta sfilando il cazzo dal culo che, spernacchiando, rigurgita un rivolo di sborra, lungo le cosce di Milly.

Milly sta rampognandolo che, anziché asciugarle le cosce, si sia precipitato a rispondere al telefono.

Flà le spiega sinteticamente che sarebbe una festicciola tra amici per celebrare il premio conquistato

<Perché a Stresa?>

<Perché ho trovato un posto incantevole. Vedrai quanto ti piacerà> taglia corto Flà.

<Debbo portare su Simo?> (che sarebbe la compagna di Flà)

<No, no, no. Vieni tu, solo e gagliardo.>

<Ma io… non vorrei annoiarmi…>

<Vedrai che non succederà… Ci sono io… e Dana che non vede l’ora di conoscerti.>

<Va be. Se lo dici tu… Ti dico qualcosa appena ho fatto il biglietto del treno.>

<Ha detto che non ci sta?> chiede Dana con preoccupazione.

<Mi richiama appena sa gli orari del treno.>

Flà beve un sorso di caffè e con l’altra mano va su, sotto la veste di Dana.

<Non hai messo né slip, né perizoma?> le accarezza la figa. Dana ha un fremito. Riceve un bacio. Nella saletta delle colazioni sono solo loro. Il telefono di Flà si fa sentire. È Oscar: <In stazione a Stresa all’una.>

<Visto, che il maschietto ce l’ho in pugno.>

<E me lo passeresti senza gelosia?>

<Per lui non tengo gelosia. È pur sempre un cazzo! Ma se mi tocchi Simona, la mia figa… potrei anche ucciderti.>

<Dopo quello che c’è stato tra di noi?> Dana le sorride serena. Le labbra di Flà sono già sulle sue.

Rapida ricerca sull’ iPhone del resort. Prenotazione.

Via… Di corsa alle auto

Per Stresa occorrono più o meno un’ora e mezzo di viaggio. Ognuna sulla propria auto le ragazze si tengono in contatto tra di loro chattando mentre guidano.

Un dialogo tanto per passarsi il tempo ma anche per riattizzare quell’ardore che dovrebbe tornare a divampare sulle rive del Lago Maggiore. La chat è l’ideale per svolgere questa funzione.

<Hai rimesso le mutande? Porca.> Flà

<No Cara, così toccandomela avrò qualcosa da fare durante il viaggio.>

<Alla prima area di parcheggio fermati. Me le tolgo anch’io… Mi sembra un’ottima idea.>

Un gruppo di alberi ombreggiano un piccolo spiazzo attrezzato in quella valletta. Nell’area non c’è anima viva e allora perché non dare sfogo al recupero di quell’angosciante mezzora in cui il viaggio le ha tenute distanti. Le bocche non parlano. Le lingue saettano tra di loro. Il desiderio è pregnante e si scatena. Unica parola tra loro due è l’invito di Flà:  <Prendimi!> Fulminea si sdraia di traverso sui sedili dell’auto. Cosce aperte. Gonna sollevata.

Per Dana non c’è miglior invito di quel ciuffo che spunta tra le polpose cosce, incorniciato dai pizzi e dai ganci del reggicalze. Sussulta alcune volte il bacino di Flà. A quell’inconfutabile invito Dana non si sottrae. Si distende su di lei in modo da poter lavorare con una mano tra le cosce.

Umida e palpitante è la figa di Flà. La mano di Dana gliel’accarezza delicatamente.

La mano di Flà compie lo stesso percorso anche se è un percorso più difficoltoso: Dana veste jeans. Flà ci mette un po’ad avere a disposizione pelo e figa dell’amica: tutto è fradicio tra le loro cosce. Non si parlano. Sanno quello che vogliono. Le labbra si incastrano. Le salive si fondono, le dita si danno da fare. È tutto un mugugno in quel ristretto abitacolo.

<Scopami, Dana!> sono le uniche parole. I corpi provano a fondersi più che possono.

<Ci sono… Dai… Ancora… Dai…>

Di rimando… <Sì… così… così… Anch’io…> Sono sussulti. Baci. Strette appassionate, frasi incerte, molto sospirate.

Semplici ditalini che mantengono alta l’eccitazione in vista di traguardi ben più sostanziosi.

Una buona dose di coccole le rimette in carreggiata. Nel vero senso della parola.

Le auto macinano chilometri verso il Lago.

La Torre sul Lago è un piccolo colpo resort sulla prima collina del Lago, gestito da una coppia giovane. Un lui e una lei che le accolgono con entusiasmo. Lei: biondina non troppo alta… esile ma con tutte le cose ben proporzionate e al posto giusto: <Una fighetta da asporto – È la battutaccia che Dana sussurra all’amica. Aggiungendo, dopo che ha osservato l’atletica corporatura di lui – Chissà che mazzuolo ha tra le cosce! Una bella fortuna ha la biondina.>

<Chissà se apprezza?> esprime qualche dubbio Flà.

<Cos’hai annusato?>

<Catenella dorata a una delle caviglie>.

<È giovane potrebbe averne frainteso il recondito significato>.

<Facciamo un test: baciami.> Non si nota alcuna reazione nei due.

Lui se ne deve andare a Pallanza per commissioni. Si baciano a lungo nel commiato.

<Visto?>

<Mi chiamo Carla ma tutti mi chiamano Kikì. Se volete potete chiamarmi così anche voi … saremo solo noi nell’albergo> e aiuta Dana a portare il violoncello in stanza.

Flà, sempre a caccia di femmine, si inventa qualche sbadataggine per toccarle il seno e il culo. Convinta com’è che sia lesbica Sono mosse molto evidenti e scoperte, a cui la sposina reagisce con sorrisi benevoli.

<Scommettiamo che prima di cena ce la dà… Se capita in camera la sdraio>.

<A che ora arriva il tuo ragazzo?>

<Verso l’una e mezzo.>

<Hai tre ore e mezzo per sdraiare Kikì.>.

Kikìi è molto incuriosita dallo strumento musicale contenuto nella custodia. Vuole portarlo lei in stanza per vedere Dana suonare un motivo.

Dana l’accontenta e appena sistemata in stanza prende lo strumento e intona un brano di Schubert.

Il resort non ha clienti se non loro. Lasciando aperta la porta le note del violoncello sciamano per tutti i piani dell’edificio.

Kikì sente. Sa che è la musica che ha chiesto a Dana di suonare per lei. Arriva nel momento in cui l’archetto genera passione. Dana è molto presa dalla musica. Ha un’espressione estatica mentre le dita scorrono agili sul manico dello strumento. Kikì è intimoDana dal pathos che il brano suscita. Si siede sul letto, accanto a Flà che, in mutande, sta tagliando le unghie ai piedi. È a seno scoperto Flà. Le sorride e si scusa: <Ti dispiace se non mi copro?>

<Mica, e!…Hai un seno tutto da guadare. Mica come il mio….. Due meloncini giusto per indicare che sono femmina>. Solleva il camicione che la ricopre per mostrare il piccolo seno: un po’ efebico ma intrigante.  

Dana che ha terminato il brano e ha capito che, l’amica sta vincendo la scommessa, fa una mossa per inserirsi in quella discussione. Sfila la felpa. Slaccia il reggiseno. Le sue poppe da vamp si mettono in gara.

<Decisamente le tue, Dana, sono le più belle. Ma io vorrei avere quelle di Flà… Se mostrassi tette come le tue, Dana, nessuno crederebbe che sono naturali.>

<Che Cara… Posso darti un bacio?>

<Se è per le tette anche due… uno per ogni seno>.

Le labbra di Flà provvedono immediatamente.

La sposina accarezza il capo di Flà, emettendo profondi sospiri.

Il ghiaccio è rotto: una decisa mossa di Flà e Kikì è sdraiata. Ora, Flà non succhia più i capezzolini della sposina… è passata dalle tette alle labbra che… si aprono subito accogliendo, con entusiasmo, l’eccitata lingua.

L’incastro delle bocche dura a lungo coinvolgendo anche il collo delle ragazze. Quando si scioglie Kikì azzarda una richiesta a Dana: <Non è che ci fai un romantico sottofondo musicale?>

La risposta è precisa e senza alternative: <No, perché ora, vi raggiungo e te la lecco.>

Kikì allarga le cosce. Lascia che la lingua di Dana strusci sulla sua pelle dalle ginocchia alla chiara peluria della figa che occhieggia dai pizzi dello slip.

La sposina dall’ aria fanciullesca si dimostra all’altezza della situazione con una richiesta da bongustaia, contornata da profondi sospiri: <Perché non si fa un trenino. Io però sto in mezzo>. Dana le sta sfilando gli slip.

Flà le scavalca la faccia e apre la figa sulla sua bocca. Kikì apre la figa alla lingua di Dana.

Flà, unica ad avere la bocca libera scimmiotta con la voce il fischio del treno. Ma deve subito interrompersi in quanto squassata dai potenti fremiti che le stanno arrivando dalle bordate di lingua dell’esile Kikì.

Non è semplice avere Kikì tra le cosce. Ne sa qualcosa Flà che la sente agitarsi spasmodicamente ad ogni fremito e, la cui figa deve rincorre quella bocca che spesso si separa dalla rorida figa, lasciandosi coinvolgere dagl’impulsi del godimento. Tutto ciò è opera della lingua di Dana, che le trastulla, in successione figa, perineo, culo in un susseguente loop. La bella sposina sta avviandosi a un plateale orgasmo scalciando. La stanza si riempie dei sospiri, mugugni e incitazioni di Kikì che sta salendo alle alte vette del godimento.

La lingua di Dana è implacabile: posizionata sulla clitoride trasmette tutta la sua sapienza di fremiti e brividi fintanto che non sente Kikì irrigidirsi, sobbalzare e rilassarsi sfinita tra le sue benefattrici che ora si son messe a coccolarla.

<Siete fantastiche ragazze. Non sono mai stata amata tanto intensamente. Neppure da mio marito.>

<Forse perché ci siam messe d’impegno in due. Sei un’ingorda>, scherza Dana, accarezzandole il ventre.

<Può essere – commenta la sposina – vorrà dire che stanotte aggiungerò un secondo marito.> Risata generale. Quella di Flà, però, è una risata sottotono. Un po’ malinconica. Se ne accorge Dana:

<Oh, la mia passeretta, che è triste perché non l’han fatta venire!>

<Oh,mi dispiace – Kikì che, ripresasi dallo stordimento orgasmico sta meditando se sarebbe il caso di suscitare un secondo ‘giro di valzer’. Anche perché l’orchestra sta già intonando gli strumenti. Ed è proprio l’orchestra – Dana – a spronare i ballerini a un giro di pista:

<Ragazze… se vi accontentate, cullo il vostro piacere con tutto quello che so di Schubert> e per non essere indiscreta, va con la sedia dietro la lunga tenda innanzi la finestra.

L’archetto Ha appena sfiorato la corda del LA che Flà e Kikì sono già abbracciate. Flà ha un corpo molto più ampio e così abbracciate, sembra che Flà avvolga con ali l’esile partner.

Ventre a ventre. I Monti di Venere si strusciano l’un contro l’altro. Le lingue si rincorrono nelle bocche per divagare sul collo, dentro e attorno le orecchie. Poi Flà, percependo in crescita l’umidità delle fighe, butta lì un’idea per proseguire:

<69?>

e si compone il groviglio di corpi sul letto.

Flà stringe con le labbra i bordi della bionda fessura. Kikì ha trovato la figa spalancata e s’è messa a succhiarla. Un’attività che l’eccita tanto. La lingua sguazza tra i succhi più intimi di quella nuova amica e le porta nella bocca i sapori più esclusivi. Flà è sopra. L’approccio della giovane sposa è delicato ma ricco di esperienza. Kikì ha imparato a conoscere bene la figa e con la punta della lingua va, sicura, a toccarne i punti più sensibili. Tutto questo riporta gioia in Flà che si prodiga in raffiche di leccate velocissime, intervallate da carezze alle labbra della figa con la lingua ben distesa. L’effetto è deflagrante in Kikì. Senza accorgersene e all’improvviso, si ritrova al centro di un nuovo orgasmo. Sussulta per le contrazioni del godimento. Spruzza sul volto di Flà il suo piacere. Si aggrappa con le unghie alle natiche della compagna di quell’intenso gioco di fighe e bocche, che sta dissolvendosi con le note del violoncello di Dana.

Kikì è una provetta, cuoca. Prepara un pranzetto con i fiocchi che consumano, tutte assieme sulla terrazza, con la bella vista del Lago: primo, secondo – il pregiato coregone. Ittica specialità locale – dessert, ammazza caffè.

Kikì si assenta un attimo. Flà e Dana non resistono al romantico fascino di quello sfondo panoramico. Si levano in piedi per abbracciarsi, baciarsi immortalando quell’attimo in un selfie.

Si pomiciano a lungo. Quando si staccano innanzi loro trovano la figura sorridente di Oscar che alla vista: <Mi sa che potevo anche risparmiarmi il viaggio.> Torna intanto Kikì… Oscar, senza badare a chi sia, la cattura. La stringe a sé e le ficca quel suo po’ po’ di lingua in bocca.

È tutto così fulmineo che Kikì non ha tempo di reagire. In definitiva, però, quella lingua è ben gradita e la giovane sposa, indugia nell’amplesso.

Oscar si scusa: <Mi perdoni Signora – il ragazzo si è accorto della fede al dito – ma dovevo pareggiare dei conti.>

Kikì se ne va, forse turbata.

Oscar e le amiche si ritirano in stanza.

Oscar: <Non ho mica capito perché mi hai fatto venire fin qui… che stai tornando a casa…>

La risposta è solare: <È lei… che ha voglia di cazzo.>

<Solo che… adesso – Oscar tentenna… Scantona – …. Il viaggio è stato lungo e scomodo. Faticoso. Ora sarebbe quasi impossibile erigerlo. Mi piace la tua amica… ci terrei a fare bella, figura… Ci fosse qualche stimolo…> e tanto per mostrare che non mente, tira, fuori il pezzo unico: imponente ma dannatamente, moscio. Dana è favorevolmente colpita dall’eleganza di quel cazzo, pur se dormiente. Fa per allungare una mano verso questo. Flà, a ragion veduta, la fa desistere: <Per lui occorrono cose più intense di una semplice sega…>. Contemporaneamente le cala jeans e slip, la spinge sul letto già a culo nudo. È subito tra le sue polpose cosce a dar di lingua alla rosa del piacere. Il fiore si apre per far entrare il vento del godimento. Dana già ne canta le lodi. Tanto per attrarre l’ospite venuto da lontano.

Lui, l’ospite, cazzo in mano, osserva da voyeur, la libidinosa pantomima che gli si recita innanzi.

Dopo saltellanti leccate, un prolungato risucchio tra le grandi labbra di Dana. Un’occhiata al cazzo ospite, che vede ben eretto e Flà lascia il campo ad Oscar.

Il cazzo è un amore di delicatezza nello scivolare tutto in Dana che, con mosse del bacino, agevola la penetrazione. Quando lo sente alla soglia dell’utero emette un liberatorio gemito di soddisfazione. Si aggrappa al tronco di Oscar che prende a scoparla con ritmo cadenzato.

Flà, rilassata sulla poltrona guardona, si masturba alacremente traendo ad ogni fondata delle dita un sonoro sospiro. Con tutta l’eccitazione che le viene dalla scopata che si sta svolgendo innanzi ai suoi occhi.

Oscar ha aumentato la frequenza delle penetrazioni che Dana non manca di accogliere a figa ben aperta, per poi stringersi attorno a quel cazzo, appena lo sente tutto dentro. Ambedue stanno convolando a un portentoso orgasmo:

<Ogni volta che avrai un cazzo in te, ti tornerà in mente questa scopata> le sta sussurrando lui, con una smargiassata piena d’orgoglio.

<Sììì… – concorda lagnosa Dana che sta affacciandosi al supremo godimento – Resterà sempre una delle migliori interpretazioni del chiavare che ho provato.> … e, il cazzo si abbandona ai palpiti della figa, alla soglia dell’utero.

Dana, eccitatissima, danza, attorno a quel cazzo tutto il proprio orgasmo.

Oscar lascia che dall’uccello, lei tragga il massimo del piacere… plachi il desiderio, poì inizia a sfilare il cazzo.

Gli è venuta una porca idea.

Con alcuni possenti respiri Danarda l’eiaculazione che già si è messa in moto in lui. L’uccello esce dalla figa in pompa magna, con la tracotanza del condottiero che torna in patria da vincitore: erto più che mai, nella sua massima dimensione, sormontato dalla vermiglia cappella che pare guardarsi attorno con beffardo sogghigno.

Oscar pare voglia comportarsi molto più umilmente: i palmi delle mani sotto le natiche di Dana. Ne solleva il bacino per avvicinarselo alla bocca, per un bacio alla figa che sta, ancora, esprimendosi con palpiti e sussulti:

<Che caro!> lo ringrazia lei, e tra sé: “Desse mai una leccatina al buco del culo. Sono questi i momenti in cui mi piacciono lì, le evoluzioni di una lingua”

Pare che tra i due si sia attivata una connessione telepatica: Oscar si porta col volto tra le chiappe che ha ben in pugno e scatena la lingua sui contorni del foro.

Il foro si dilata. Dana ricomincia a gemere di piacere.

Quale osservatrice previlegiata, Flà infila in figa anche il terzo dito. Aumenta il ritmo del ditalino che le sta dando tanta soddisfazione.

La lingua di Oscar accende ogni recettore presente nel culo di Dana. Lei riprende a volare.

Momenti di spasmodica libidine in quella stanza, poi la bocca di Oscar lascia il buco del culo. Riconduce il bacino della ragazza verso le coltri… ma…

All’altezza in cui è prospicente all’uccello, Oscar, non resiste al fascino di quel bel culo tutto aperto e con un colpo deciso ne guadagna le intriganti profondità.

Dana pur se sorpresa, l’accoglie di buon grado, sentendo subito il nuovo piacere invaderla.

L’inculata di Oscar è progressiva: aumentando sempre più la frequenza, fino al momento in cui il suo uccello libera il caldo getto che ha trattenuto prima nella figa.

I rispettivi orgasmi ne uniscono le bocche in un appassionato bacio.

Flà sta pure lei uscendo dalle contrazioni del suo modesto ditalino. Ma Flà pretende di più. Con le dita intrise, dai sapori della propria figa, si avvicina ai due amanti, che giacciono sfatti sulle coltri.

Dana gliele lecca libidinosamente mentre lei si scatena a filo di labbra sui capezzoli.

La situazione evolverebbe sicuramente se non fosse che qualcuno bussa alla porta.

È Kikì che si fionda dentro e non ha alcun imbarazzo trovandosi tra persone completamente nude:

<Mi ha detto Lorenzo, mio marito, di venire a sentire se il vostro ospite volesse mangiare. Anche se è tardi, possiamo preparare qualcosa…>

Per Oscar, sfinito dall’amplesso, non potrebbe essere ipotesi migliore per riprendere velocemente tono.

Accetta. Si riveste e segue la giovane locandiera.

Il pranzo è abbondante e ipocalorico, proprio come è utile a Oscar. A fine pranzo arriva al suo tavolo Lorenzo con una bottiglia di Valpolicella: <Ci’ facciamo un goccio assieme?>

<Perché no.>

<Dice mia moglie che alla stanza 13 si fanno cose birichine>.

<Può darsi che quando è venuta per dirmi del pranzo mi abbia trovato senza niente addosso. La colpa è solo sua che si è precipitata nella stanza senza avvisare.>

< Non ho niente da dire su quello che fate nella vostra stanza. Ma con la situazione in cui tutti siamo e le scarse occasioni di mondanità, volevo solo dirvi che se aveste qualche bella idea, noi parteciperemmo molto volentieri.… Soprattutto Kikì che ti ha trovato molto fico.>

Oscar, non s’aspettava un discorso del genere e gli va di traverso il sorso del vino.

Lorenzo riprende il suo ragionamento: <Vedi, io e Kikì ci vogliamo molto bene ma siamo molto… molto aperti. Ci piace avere esperienze diverse – e pensando che anche Oscar fosse presente nel connubio del mattino. – Oggi è rimasta entusiasta della goduta di questa mattina.>

<Peccato che io sia arrivato solo all’una e mezza. Comunque, la tua Kikì mi piace molto>. Lorenzo non sapeva che era un convivio tra sole femmine.

<Anche tu piaci molto a lei. Le piacerebbe molto provare la doppia penetrazione, tra me e te.>… e , vuota un altro bicchiere .di quel buon rosso. Oscar sa che ha la notte ipotecata da Flà e la sua amica: “Ho fatto un massacrante viaggio per loro”.

<Se volete poi rimanere un giorno in più, non vi facciamo pagare quel giorno… Ma a Kikì bisogna che le faccia provare questa emozione… Proprio oggi che, compie i suoi 23 anni.> La concomitanza ha un certo effetto su Oscar che, dopo aver saggiato con mano il cazzo e averlo trovato attento al dialogo, butta lì:

<Adesso?>

Non sperava tanto il maritino. Chiama al telefono Kikì e organizza tutto in poche battute:

<Ora….. Fai venire mamma tua a tenere aperto l’albergo…. Appena arriva lei, veniamo su noi… No. Nuda no… Non insistere!… Fatti trovare elegantissima… Voglio vederlo spogliarti con la bava alla bocca.>

Oscar sta vuotando un altro bicchiere.

I capelli raccolti dietro la nuca mettono in risalto gli occhi verdi sopra le sensuali labbra, su cui ha spalmato abbondantemente un rosso rossetto abbagliante. Una camicia sportiva a scacchi sopra una microgonna che se fosse stata più corta solo di un centimetro, avrebbe mostrato la punta di rosso tessuto del perizoma che separa le cosce. Queste ricoperte da autoreggenti con bordo di pizzo nero si esauriscono nei due piedini che calzano sandali da vertigine.

È un monumento alla sensualità.

Kikì li accoglie con un bel sorriso. Oscar istintivamente lancia uno sguardo alla patta dei propri calzoni. Il marito segue raggiante, orgoglioso del successo che riscuote la mogliettina.

Sono nella suite, all’ultimo piano della torre. Ambiente luminoso, essenziale ed elegante. Tenuto con qualche accenno di disordine per conferirgli un’aura di trasgressione: letto disfatto… qualche capo intimo femminile lasciato qua e là. Fra cui un toy di falliche fattezze. L’ambiente è unico e da un minuscolo terrazzino si gode il panorama del paese e del Lago a perdita d’occhio.

Kikì si è organizzata per avere nell’ambiente un’atmosfera di eccitante calma.

Una compilation jazz longue è il leggero sottofondo musicale li cullerà nel festeggiare il 23° genetliaco della dolce sposina che sussurra un sincero ringraziamento al marito per il gradito regalo di compleanno che le sta organizzando. Segue un appassionato bacio tra coniugi con abbraccio e focose pressioni dei reciproci pubi tra di loro.

EsauDana la carica, si rivolge all’ospite/regalo, parcheggiandogli a lungo la lingua in bocca.

Oscar non lesina affettuosità e per non costringere la generosa locandiera a scomode evoluzioni – Oscar ha statura molto più alta di lei – la solleva da terra per tenerla agganciata alle proprie labbra. Quando, lui per prender fiato, la rimette con i piedi per terra, Kikì è piena di eccitazione. Aderendo al corpo di lui, ha avuto modo di avere i palmi delle mani che la sostenevano sotto al culo e l’abbraccio stretto le ha fatto conoscere la consistenza dell’anima del regalo che aspetta.

Rimesso i piedi a terra, Kikì scrollato quello smarrimento procurato dal bacio di Oscar, riprende il filo della sceneggiatura che ha immaginato.

Pronto sul tavolino c’è la bottiglia del Centerbe fatto da mamma sua. Con una certa solennità la ragazza colma tre bicchierini. Da qui si capisce che il festino di compleanno sta proprio per cominciare.

Cin-cin e Kikì si attacca alla bocca del maritino per un lungo bacio. Come quando ci si deve separare per un lungo periodo.

Gli volta le spalle. Volutamente si dimenticherà di lui tutta protesa verso l’amante da conquistare. Un passo ed è a ridosso del corpo di Óscar che ha osservato il rituale commiato tra i coniugi con un leggero sorriso beffardo. Lo bacia con rinnovata passione e come una furia si avventa su di lui e prende a spogliarlo. Si fermerà solo quando potrà stringere in pugno l’eretta verga.

Oscar è affascinato dall’inaspettata avventura che lo coinvolge. Accarezza il capo di Kikì che in ginocchio gli sta baciando con devozione l’uccello. Non è un vero bocchino ma piuttosto lo sfogo di tanta gioia nel coronare un desiderio che da tanto ambiva realizzare: lo scappella riguardosa e con deferenza osa prendere tra le labbra il glande e saggiarlo in punta di lingua. Oscar ha un fremito che gli annebbia la vista.

Si riprende e, sollevandola, tira in piedi la ragazza: <non è ancora il momento del bocchino. Ci sono panorami più intensi da conoscere.>

La bacia. Le mette una mano tra le cosce e con una lentezza sensuale, si mette a spogliarla. Centellina capo dopo capo. Con lei che gli indica il tragitto più consono tra baci e un progressivo petting sempre più incalzante.

Se qualcuno gettasse un’occhiata nella stanza vedrebbe:

Oscar, nudo. Kikì, solo con il perizoma, di pizzo rosso, visibilmente umido, attaccata alla sua bocca. Sulla poltrona di prima fila, Lorenzo. Fattosi nudo pure lui, attende, con un sorriso, il momento di entrare in scena.

Non ha tette grosse, la biondina. Una seconda scarsa, ma con capezzoli ben pronunciati, erti ed eccitati a cui Oscar si attacca con le labbra. Kiki riceve una bordata di brividi: cala il perizoma e mette in gioco il biondo cespuglio.

Oscar è folgorato da quella visione.

Spinge la biondina contro la sponda del letto. Lei si sdraia aprendo bene le cosce. La bocca di Oscar è sul villoso anfratto. La sente schiudersi. Lasciare il passo alla impaziente lingua. La schermaglia con la clitoride distilla odorose goccioline che fanno aumentare l’eccitazione del ragazzo: lecca in velocità le diverse parti di quell’alveo. Kikì è tutta un tremito: il suo bacino sobbalza… La schiena si inarca… Lo invoca.

Premuroso Oscar sostituisce la lingua con il glande.

Lei respira profondamente rilassandosi.

Si apre tutta… Si palpeggia con libidine le efebiche tette mentre il cazzo scivola in lei: lentamente. Tanto per far sì che lei possa gustare ogni sua sfaccettatura.

In fondo alla vagina lui si arresta. Immobile. Lei lo percepisce in tutta la sua volumetria… Il suo calore.

Lo stringe con tutti i muscoli che può mobilitare. Lo fa suo… Proprio suo!

Si agita, la ragazza. Il piacere la sta pervadendo. Fremiti dardeggiano in lei dalle tette in giù.

Il cazzo è pressoché fermo. Oscar, di tanto in tanto, la sbaciucchia qua e là, dando un piccolo colpo di reni, tanto per fare saltellare un po’ l’uccello. In Kikì si genera un brivido. Sussulta.

I testicoli che il ragazzo appoggiano al perineo di lei sono bollenti. Pure questi la spingono verso l’orgasmo. Anche Oscar sente montare il godimento. Inizia a scoparla con ritmica progressione: piccole ma decise fondate.

Non ci vuole molto e i due si stringono più che possono, bisognosi di essere una cosa sola, nel momento più alto del loro godimento.

Sono cinque i sobbalzi che annunciano al mondo intero che Kikì sta frullando nel vortice del proprio orgasmo. Oscar la sta riempiendo con la sua sborrata.

Mugugni… Sospiri… Frasi sconclusionate hanno riempito la stanza e coinvolto anche Lorenzo che sulla poltrona, guardona, se lo è menato di santa ragione, venendo anche lui nello stesso momento dei due amanti.

Ora se lo sta asciugando con un Kleenex.

Più eccitata che appagata, Kikì sta facendo le lodi a Oscar per la sua prestazione: <Non avrei mai pensato di godere tanto. Anche se già vedendolo mi ero preparata ad un orgasmo importante…> e gli confessa quel che lei avrebbe chiesto al marito per quel suo compleanno.

<Sei sicura che io abbia l’uccello giusto? Sei così minutina!>

<Non mi fare mica l’affronto di piantarmi qui proprio ora che sto per coronare il mio desiderio… Io la figa te l’ho data…>

<Io non te l’ho chiesta.> la discussione sembra assumere toni bruschi>.

<Te l’ho proposta tramite mio marito. Ha ancor più valore. Tu gli hai prima detto, “Si può fare”. Poi, quando hai visto che ero io… Quasi innanzi a me hai confermato… Ti ho sentito io con le mie orecchie… E adesso… – la piccola Kikì ha un’espressione di sconforto – vorresti battertela vigliaccamente… Perché? Ti ha fatto schifo la disinvoltura con cui te l’ho data… Sono una ragazza spontanea, io…>

Chissà quanto avrebbe ancora frignato, fin che Oscar non l’aveva tornata a stringere a sé.

Contro quel corpo, così maschio, Kikì si tranquillizza soprattutto sentendo il vigore della verga di Oscar: “certo che con quella stazza mi darà un po’ di dolore ad entrare. Forse non sarebbe male del tutto se, se la battesse. Ma ormai il ballo è cominciato e bisogna ballare.”

Oscar, intanto ha già deciso di andare avanti per la doppia penetrazione e sta riscaldando l’ambiente sfregando la cappella tra le chiappette dell’intimoDana Kikì, che a questa effusione ritrova l’entusiasmo per il suo progetto.

L’uccello di Óscar ha trattenuto gli umori della figa di Kikì. È ancora ben lubrificato. Ora, struscialo a destra, struscialo a sinistra, finisce che la cappella si trovi proprio contro il buco del culo. In Kikì che ne percepisce il piacevole calore torna l’entusiasmo per la doppia penetrazione che aveva fantasticato. Va lei stessa contro la deflorazione del suo didietro. L’uccello di Óscar scivola in lei che non emette alcun gemito. Solo profondi sospiri, così come ha letto in una rubrica sulla rete: “Come affrontare un rapporto anale – la prima volta”. Oscar è al suo settimo cielo: l’inculata dopo una sana trombata, è quello a cui più ambisce. Con Flavia è divenuta routine. Più difficile è con i nuovi incontri. Questa volta però il caso l’ha fatto essere al posto giusto nel momento giusto.

Intanto il cazzo centimetro dopo centimetro sta guadagnando il vellutato budello. Sensazioni che gli dà sempre grandi emozioni. Kikì, anch’ella sta beandosi di fremiti che nascono, esplodono e irradiano zone del corpo diverse da quelle che influenzano il godimento di figa.

La doppia penetrazione presuppone l’erotica posizione del toast: con i tre protagonisti in piedi, la femmina al centro. I falli dei maschi, contemporaneamente in culo e in figa.

Il resto viene da sé.

È il momento di Lorenzo. È già lì innanzi alla figa di sua moglie con il pisello in mano, pronto ad occupare il posto previsto nel progetto. È un membro ben costruito non certo, però, dell’eleganza e con la prestanza di quello di Óscar. Kikì, sempre con il cazzo inserito, è quasi sollevata da terra. Óscar la sorregge contro di sé abbracciandola.

Lorenzo, penetra con il dito la figa della moglie e, tosto, lo sostituisce con l’uccello. È una manovra che fa con la massima delicatezza guardando amorevolmente negli occhi la consorte. Kikì, lo benedice.

Il gruppo si mette, quindi, a sussultare all’unisono. Kikì, che riceve dall’uno e dall’altro, gongola sguazzando nei diversi piaceri.

Sembra impazzire, la ragazza. Stretta tra i due ventri dei maschi, ne trae un godimento immenso… La figa impazzisce e sbava. I cazzi in lei accentuano il loro ritmo. Brividi e fremiti dilagano in ognuno di loro. Kikì è all’apice: smania più che mai. Il cazzo di Oscar le sta mostrando il Nirvana dal culo. Leonardo le sta dando il paradiso in figa.

Un’eccitazione infinita!

Kikì reclama, ad alta voce, 23 botte da ognuno dei partner che le danno con grinta e entusiasmo. Lei, pur se imbrigliata da quei due cazzi, si agita, soprattutto per quanto la sta facendo godere la costante pomiciata alle tette e i succhiotti sul collo da parte di Óscar.

Nella stanza 15 dove Oscar ha lasciato le sue amiche, queste non sono state con le mani in mano. Le hanno ben presto messe in opera, reciprocamente tra le cosce. È stata poi la volta delle lingue che hanno esplorato ogni piega, ogni palmo dei loro corpi. Si sono prese… baciate… leccate… succhiate. Gli orgasmi si sono rincorsi e succeduti in un numero che diventa difficile formulare. Ora sono esauste, abbracciate. Un corpo unico che continua a darsi piacere con piccoli gesti di affetto: baci e leggere carezze mentre una racconta all’altra di sé. Si conoscono da pochi giorni, sembra quasi che vogliano prolungarli per tutta la vita. Avevano pensato di godersi una notte di cazzo sfrenato ma ora stanno pensando a come questa notte di godersela tra di loro. Bocca a figa. Figa a figa.

Di Oscar non hanno notizie ma va bene così.

20… 21… 22. 23. È un urlo che esce dalle bocche, tutte assieme, dei tre amanti. Come da copione, le penetrazioni nel corpo di Kikì si consumano nel numero degli anni che lei compie quel giorno. Nello stesso momento due orgasmi esplodono in lei, aggiungendosi a quello che sta lei stessa assaporando golosamente.

Liberata da i dispensatori di godimento, Kikì si lascia andare sfinita sul letto. Lorenzo, il marito le è subito accanto per le coccole di rito. Lei, però lo allontana con un eloquente gesto della mano. Quello che vorrebbe è colui che le ha fatto provare sensazioni diverse… Vedere orizzonti nuovi. Ma Oscar, appena sfilatosi, si è fiondato nel bagno per ridare freschezza al prezioso strumento. Anche perché, visto che ha ancora qualcosa da dire, balena in lui un passaggio non ancora visitato.

Kikì pensa che la fuga sia per un malore o qualcosa del genere e va a vedere.

Oscar è sul bidet e lo sta ripulendo dai detriti dell’intestino. La ragazza lo bacia e insiste per essere lei ad effettuare il nettoyage. Così Óscar conosce il piacere di una mano gentile che glielo scappella, insapona e massaggia. L’uccello che aveva dissipato ogni energia su e giù per il culo di lei, ritrova l’orgoglio di essere nuovamente desiderato come all’inizio di quel movimentato pomeriggio.

Quel vigoroso uccello tra le dita, riporta nella giovane sposina una follata di piacere. Risente palpitarle la figa. Pulsarle i contorni del buco del culo. Tutti quei punti che l’amplesso di poc’anzi ha sensibilizzato. Sente strani stimoli nella bocca, il desiderio di avere quel glande tra le labbra… Voglia di stuzzicarlo con la punta della lingua… Sentirlo, caldo, contro il palato… Succhiarlo. Nella speranza di avere la bocca piena di quella linfa che poc’anzi le ha dato tanto piacere sul fondo del buco del culo.

C’è una sola cosa che può fare: inginocchiarsi innanzi al suo amante, ancora sul bidet, prenderglielo in bocca e portarlo all’eiaculazione.

Non deve neppure pensarlo. Come le avesse letto nel pensiero, Oscar glielo sta già gingillando tra le labbra. Lei, decisa, lo stringe in pugno, lo scappella, lo ingoia.

Stuzzica, lecca. Succhia. Il bel giovane si invola verso un nuovo orgasmo.

Premurosamente lei glielo netta e, tornano nella stanza mano nella mano.

Lorenzo non c’è più. Per Kikì non è un problema… Anzi…

Intanto le giunge un sms di Lorenzo: “PORCA! – inizia così – Non avrei mai creduto che avresti voluto andare fino in fondo. Del tuo puttaneggiare ne ho abbastanza. Di me non avrai più notizie se non tramite l’avvocato che scioglierà questo matrimonio, maledetto anche da mamma.

Sembra disperata la ragazza, pur se in lei sta montando un impellente desiderio sessuale… Si getta tra le braccia di Óscar per pretendere quello che la propria libidine sta reclamando: un intenso 69.

Il fisico di Óscar sta risentendo dei ripetuti orgasmi. Sarebbe sua intenzione lasciare quella stanza. Il ragazzo però è di pasta buona. Non si sente di abbandonare colei che, tanto generosamente gli ha voluto dare tanto godimento. E che ha, ora bisogno della sua collaborazione.

Accetta di sdraiarsi sul letto. Al resto pensa la frenesia della bocca di Kikì.

Il suo succhiare produce miracoli. Il cazzo del ragazzo, nonostante l’uso, si rinvigorisce in breve. Si agita, contrae ogni muscolo ancora una volta le riempie la bocca di sperma.

Per lei quella sborrata sarà l’inizio di una nuova vita. Fatta di tanti momenti come quello che sta deglutendo. Di tanti amanti che vogliono inebriarsi di quanto sanno dar loro le sue labbra e tutto quello che gli viene dietro.

Kikì torna in bagno a rimettersi in sesto. Óscar Si riveste in fretta e furia e può ritornare dalle sue ragazze. Che incontra nella hall dell’albergo.

<Noi stiamo andando in paese a vedere com’è fatto questo famoso luogo di villeggiatura>. Óscar si aggrega.

La cena che Kikì ha preparato per tutti loro è un piccolo capolavoro. Profumi esotici si fondono con i sapori del Lago.

<È un piatto della tradizione thailandese adattato alle risorse del luogo. Si dice che sia altamente afrodisiaco. Credo che noi tutti, stanotte ne avremo bisogno.>

Tanto per non smentirsi va a sedersi sulle ginocchia di Óscar, opzionandolo già per il dopo cena.

La notte diviene un tutt’uno sul grande letto di Kikì. Le attività si svolgono con ruoli rigidamente assegnati: Kikì con Oscar. Flà e Dana, ancora una volta, allacciate assieme.

Il sole è ormai ben alto nel cielo quando quei tre pellegrini dell’amore lasciano quell’occasionale alcova. Al loro distacco sono tutti un po’ malinconici.

Kikì, dovrà ridisegnare la propria vita. Dana ad accontentarsi di quel piccolo assaggio di cazzo. Flà e Oscar ritornare dai loro tradizionali amanti.

Sta a noi certificare che, comunque, tutti vivranno felici e contenti.

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