Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

SAMY ROMA – Sprizziamo sesso da ogni poro

Le Autrici

Samy Roma

FLAVIA MARCHETTI

Questa avventura che Samy ha voluto condividere con me, ha tutto il suo stile forte e profondo che ha già avuto modo di farsi apprezzare dal mio pubblico.

Su questo blog, leggerete altre belle storie buttate giù da Samy con la sua immensa carica di erotismo che mi ha portato e inoculato in me.

Buona lettura.

Seguitela… vi divertirete eccitandovi e, se siete femmina, vi manterrete umida.


Vincitrice del Premio Saffo Terzo Millnnio XIX edizione, 2019, Flavia Marchetti dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard Ltd – København

Non faccio la puttana, ma lo sono nell’anima, perché mi piace tanto godere.

Problema di soldi? Fors’anche… Con ciò intendo dire che sarebbe pura ipocrisia affermare che preferisco la catena di montaggio con un salario da fame, piuttosto delle migliaia di euro che possono scaturire da pompini e prestazioni particolari.

Scaccio i pensieri profondi anche perché sono con Lory, nel locale più trendy della città. Quello che lei, puttana quanto me nel cornificare il legittimo sposo, definisce un bordello di lusso.

Lei, Loredana, è l’amica milf di cui ho parlato in Samy, il sesso senza limiti 4.

In questo momento, stiamo scambiando effusioni, senza tener conto di chi ci guarda.

A noi piace divertirci e fare nuovi incontri insieme. Per cui, quando notiamo il tipo giusto, gli rivolgiamo un trattamento da maliarde. Lui si avvicina. Normalmente ci dice che: < Vengo qui, perché le ragazze hanno due grosse qualità: sono belle e non ti appartengono. Basta offrir loro una bottiglia di champagne. Qualche sigaretta di quelle buone (Marlboro o erba) e diventi il loro idolo. Ti passano la mano tra i capelli, ti infilano le unghie sotto la camicia, ti sfiorano la patta che senti farsi stretta. Da qui iniziano a sussurrarti oscenità nell’orecchio.>

Raccogliendo la palla al balzo, gli dico: <Sei troppo carino. Potrei farti un pompino.>

Egli sorride alla mia esplicita proposta ed io, rivolta a Loredana: <Hai visto quant’è carino? Sono proprio curiosa di vedere che faccia fa mentre mi viene in bocca. Prendigli una mano e infilamela nelle mie mutandine. Fagli sentire quanto sono bagnata. Ho la clitoride che vibra… Senti, con il dito, come pulsa.> Lory non si fa ripetere l’idea: mi pianta il dito medio, nella Figa che si dimostra più che lubrificata: sembra che le abbiano versato sopra una crema scivolosa.

Mi piacciono le mani grandi del tizio e penso che, se tanto mi dà tanto, il suo cazzo sarà duro. Da succhiare. Abbastanza lungo da gustarlo tutto dentro… fino in fondo.

Lo sento rigido al tocco della mano.

Mi prende un ulteriore momento di libidine. Mordicchio le labbra di Lory. Le lecco.  Ne ingoio la saliva.  Ne percepisco il retrogusto della vodka appena bevuta. Infilo la lingua nella sua bocca. Lei nella mia. La lingua mi si trasforma. La uso come fosse un cazzo: la lecco e la penetro. Gliela passo su guance, collo, occhi. Lievi sospiri. Avverto che il desiderio che le sto instillando è tosto.

Allungo una mano sotto la sua gonna. Se l’aspettava: il suo volerlo sta tutto nel suo protendersi verso di me. Con l’indice le pratico alcuni giri sulle labbra della Figa. Vibra! Socchiude gli occhi. Stringe il labbro inferiore, umido, tra i denti. Non c’è niente da fare: è proprio più puttana di me.

Il tizio guarda stupito tanta disinvoltura. Così decidiamo di far crescere ancor più la nostra eccitazione, prima di dedicarci completamente a lui.

Lory scosta le spalline del reggiseno. Il balconcino di pizzo lascia intravedere due capezzoli dritti e grossi come fragoloni. Glieli stringo tra indice e pollice. Poi, a turno, finiscono tra le labbra. Tra i denti. Lecco l’incavo del collo. Affondo tutta la lingua nell’orecchio. È lì che prova brividi.

Sappiam bene che il tizio ha il pacco che scoppia, ma… deve soffrire ancora: vogliamo che gli tiri fino al dolore fisico.

La mia bocca ora scende sul ventre di Lory, le disegno piccoli cerchi nell’ombelico. Scendo decisa verso la Figa, completamente depilata.

<Ti piace?> chiedo al lui, mentre gliela mostro e gli racconto che l’ho aiutata io, nel pomeriggio, a rendere la figa pulita e liscia come una pesca.

Avevamo fatto il bagno assieme. le avevo lavato le parti intime. Una volta uscite dalla vasca, mentre stavamo vestendoci, avevo avuto l’irrefrenabile voglia di passare la lingua tra le labbra della sua Figa. Le avevo strappato quanto aveva già indossato. Lei, mostrandosi sorpresa, mi aveva chiesto: <Che intendi fare? Sei sempre la solita ninfomane.> Ha lasciato fare.

I suoi slip, appena indossati, erano divenuti madidi di succhi vaginali. Avevo sbottato col dirle:

<Zoccola cme sei, ti bagneresti anche se il postino facesse firmare la ricevuta di un telegramma.>.

Lei, senza alcun avviso, mi aveva sbattuto sul divano, supina. Piazzato la figa sulla bocca, ancora coperta dagli slip.

Avevo le braccia immobilizzate sotto le sue ginocchia. Potevo agire con la sola lingua.

Al terzo tentativo l’avevoo penetrata con tre centimetri di lingua. La sua clitoride era un carbone ardente. Sentivo i suoi gemiti sotto i colpi che le assestavo. Mi aveva inondato il viso di umori. Speravo non venisse così in fretta, ma l’eccitazione era davvero tanta. Approfittando dei suoi contorcimenti, l’avevo girata alla pecorina. L’avevo leccata da dietro, ma era solo un pretesto per prepararla a ben altro.

Sul tavolo della cucina, senza darle modo di ribellarsi, le avevo ostruito la figa con un cubetto di ghiaccio e, dal momento che si vanta di esser un’ottima cuoca, le avevo proposto un dessert alla frutta come nostra intima merenda: <Deve sapere di te, dei tuoi odori e sapori – le avevo detto – sei pronta?>

<Tu sei pazza… cosa vuoi fare?>

<Che ne dici di una bella macedonia?>… e avevo infilato una banana senza buccia nel suo foro di carne rossa e gonfia.

Entrava e usciva con la scioltezza di una viscida guaina.

<Non crederai di cavartela così, grande troia? Su, rispondi, cos’altro metteresti in questa macedonia?>

<Uva, mele, pere, fragole.>

<Ti è andata male, perché tutto questo lo vedo in frigo.>

La mela aveva sortito l’effetto solletico: ruvida e fredda l’aveva fatta gridare. Prima piano, poi forte. Sempre più forte. Ma la vera stranezza erano stati i chicchi d’uva: io, glieli infilavo e lei li espelleva come proiettili.

<Tieni presente che, dopo, dovrai mangiarla…!> Avevo aggiunto panna liquida sulle piccole labbra della Figa, per poi leccarla in modo convulso. Era venuta una seconda volta. Un urlo le aveva squarciato la gola.

Il tizio, rivelatosi come Maurizio, ci dice: <Credo siate due lesbicone non male. Che ne dite di spostarci a casa mia? Vi compenserò con 200 euro, 100 per ciascuna.>

“Davvero una miseria!” penso tra me e me. La verità è che lo seguiamo di buon grado. Ci ha intrigate entrambe. Appena a casa sua, Maury infila un dito nella figa di Lory, passandolo poi sulla lingua di lei:

<Sei. Proprio una brava puttanella!> e succhia il dito intriso degli umori di lei.

Intanto io gli sfilo i pantaloni. Scopro uno cazzo davvero imponente.

Penso: “Che bello…!“ Sento fremiti in vagina.  “Aiuto!” Mi faccio largo tra le sue gambe con bocca e naso. Aspiro l’odor acre, di sesso. È un attimo: apro la bocca e comincio a leccare. Succhiare. Lecco piano il turgido prepuzio. Emette subito il precum. Lo vedo filare fra la cappella e la mia lingua. Mi stacco e dico: <Dai… fotti questa puttana di amica mia. Non vedi che non aspetta altro?> Non me lo fanno ripetere una seconda volta.

Lory, ormai completamente nuda, si sdraia sul letto a gambe aperte. Scorgo il luccichio dei suoi umori tra le labbra della Figa. Sembra una bocca desiderosa di baci. Mi siedo accanto loro e mi accarezzo adagio.

Pian piano vedo il palo di Maury affondare nella vagina e scomparire in essa, inghiottito. <Guardaci fottere, Samy… guardaci fottere – ripete Lory con la voce tremante di libidine. E riprende – Fatti un ditalino, guardando con che grazia fotto con Maury.> La schiena del maschio si alza e si abbassa nel movimento decisamente osceno. Le sue mani afferrano il culo di lei per sostenere dal di sotto il galoppo della chiavata.

Un’idea:

mi fiondo a prendere, dalla borsa di Lory, il suo cellulare e chiamo il marito: <Ciao, sono Samy, l’amica di Loredana. Lo sai che hai una moglie grande puttana? In questo momento ti sta facendo cornuto con uno sconosciuto, che pagherà entrambe come due puttane. Sei contento? Ti piace? Allora segati, perché ti faccio sentire come gode quella che credi di conoscere come moglie, ma, in realtà, è una grande zoccola>.

Mi sposto con il cellulare e lo avvicino ai due stanno chiavandoo. È il momento in cui lei dice: <Fotti, caro, fotti… chiavami tanto, mentre Samy ci guarda… fammi godere molto… oh sì, il dito nel culo?… sì così… inculami…>

Questa è la scena che si svolge sotto i miei occhi. La mia mente, però, prefigura la faccia del marito di Loredana, udendo in viva voce, gli incitamenti al suo chiavatore.

È così che il mio ditalino, diventa sempre più frenetico. Sento Lory che sbatte la figa contro di lui come un’ossessa, mentre continua a incitare: <Vengo… tra poco vengo, Maurizio… sto per venire tanto… chiava, caro… fa vedere a Samy e sentire al cornuto di mio marito come mi rompi la figa. Dai… ancora un po’… che vengo… godo… oh, Dio… se godo! … Dai… ancora più forte… godooooooo!>

<La senti come gode la zoccola? – sottolineo al marito ancora in linea – Evidentemente vuole dare il meglio di sé, perché lo sconosciuto ci ha pagato scambiandoci per puttane da strada>.

Al che lui, fuori da ogni aspettativa: <Oh, Samy, non puoi immaginare il regalo che mi hai fatto chiamandomi e mettendomi a parte di una estemporanea chiavata di mia moglie. Lei, tra gli amici ed i conoscenti del quartiere, è considerata “puttana”, ma proprio “da strada”, ancora mi mancava. Ti prego, rimandamela a casa ben farcita, sia davanti che dietro, perché voglio ripulirla io, con la lingua.>

<Sarai accontentato, il mio cornuto!>

Con quel grande orgasmo di Lory trasmesso in diretta a Lucio, il di lei marito, la serata si esaurisce. Io e lei rientriamo ognuna alla propria casa.

Loredana, poi mi racconterà:

Trovo Lucio che ancora si stava segando. Nelle orecchie, gli erano restate le mie urla mentre godevo con Maurizio. Non mi aveva concesso tregua… Mi aveva afferrata e sbattuta sul divano. Senza neppure togliermi il perizoma. Mi aveva penetrata alla brutta.

La sua ghianda, ingrossata al massimo, pesta, schiaccia ed opprime il grilletto con movimento rotatorio. L’avevo sentita sbattere decisa sulle pareti interne, stimolandomi un piacere intenso. Onestamente non m’aspettavo tanta irruenza. È il fatto che mi ha convinto definitivamente che è proprio vero che le “corna” hanno un effetto afrodisiaco.

Mi stavo agitando: mani e piedi erano tesi. Così con i nervi contratti dovevo avere proprio l’aspetto di una “puttana”, se mio marito mi scopava senza alcun rispetto. Scordando che son pur sempre sua moglie.

Avevo il fiato bloccato in gola. Il suo desiderio febbrile, a lungo frenato, si era trasforma in delirio erotico.

Doveva avere il cervello che gli fumava e trasmetteva la stessa sensazione anche a me.

Non sapeva più dove sbattermi il cazzo: in bocca, tra i seni, tra le natiche, sotto le braccia, sul collo. Mi sembrava dotato di tanti cazzi guizzanti. Tutti che cercavano di conficcarsi in me. Ricoprendo ogni lembo di pelle del suo succoso piacere.

<Piano, Lucio – gli avevo detto – calmati.>, ma il suo stato di eccitazione era tale che mi era venuto da dedurre che la vigliacca telefonata l’avesse spinto in una sorta di supplizio che, al confronto, quello di Tantalo era stato meno sofferto.

La sua bocca, il cazzo, la cappella reclamavano il loro godimento. Ormai non poteva più resistere. Il suo ritardato godimento si manifestava emettendo uno sciroppo oleoso… zucchero e miele.

Lory ha concluso così il suo racconto

Siamo sdraiate sull’ampio divano di casa mia. Innanzi noi il maxi schermo con un video porno dove due teen, veramente adolescenti, se le stanno menando con grande passione. Il loro non è un amplesso. È una sensuale danza. Ne io ne Lory ci prestiamo troppa attenzione, prese dalla narrazione che mi sta facendo Lei e per le delicate carezze che, con nonchalance, dedica alle labbra della mia figa.

Ovviamente siamo nude. Non è molto che abbiamo gridato assieme in un 69.

Tre leggeri passaggi sullo spacco. Qualche goccetta varca la soglia della rigonfia fessura. Le sue dita raccolgono quelle stille. Me le mette in bocca. Gliele ripulisco. Lei rifinisce nella sua la pulitura. Il ciclo ricomincia con il suo piacevole loop che mi sta dando tanto piacere.

Nelle nostre menti, quella serata trascorsa assieme, tanto erotica. Travolgente.

<Mi ha lasciata come centrifugata.> Commenta Lory.

Attorno a noi una rarefatta atmosfera da estasi.

<Che bello è stato, Samy ! – Continua quasi farneticando – … ma per chi? Per loro: i maschi? No, Samy! Per noi femmine… Noi facciamo i nostri bravi calcoli su di loro e, anche se non vogliamo, siamo capaci di bramare le loro attenzioni. Le esigiamo. Pretendiamo che ci soddisfino…

“ Ancora… ancora… Più forte… Più in fondo… Che bello, voglio godere… tanto… Godere e gioire… tanto.” finché esplodiamo nell’acme del nostro piacere. Fottendocene delle loro sborrate.

Siamo egoiste? Ma chi non lo è nel sesso?>

Condivido il ragionamento di Loredana. Nello stare con lei trovo serenità e sicurezza.

Insieme siamo come mine vaganti…

Sprizziamo sesso da ogni poro

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