Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

SAMY ROMA – La Scommessa

Le Autrici

Samy Roma

FLAVIA MARCHETTI
Scrittrice di bella presenza

Questa è un’avventura dell’adolescenza che Samy ha voluto condividere con me.

Su questo blog, leggerete altre belle storie buttate giù da Samy con la sua immensa carica di erotismo che mi ha portato e inoculato in me.

Seguitela… vi divertirete eccitandovi e, se siete femmina, vi manterrete umida.

Buona lettura.


Vincitrice del Premio Saffo Terzo Millnnio XIX edizione, 2019, Flavia Marchetti dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard Ltd – København

©FlaviaMarchetti 2021

E’ un giovedì qualsiasi. Un giovedì di luglio e fa un caldo asfissiante.

Mando un messaggio a Jenny su Whatsapp: <Cosa hai voglia di fare questo pomeriggio.>

Non ne ha idea. Lascia a me la decisione.

Il nostro rapporto è da sempre così: io guido. Lei segue.

È così fin dalle elementari. Un’amicizia vera e profonda: come solo quella fra due ragazze sa essere.

Le chiedo se i suoi siano a casa e la piscina disponibile.

Suo padre ha un sacco di soldi. La piscina è stata, anche in passato, un valido supporto contro l’afa della Pianura Padana.

Risponde che mamma sua è via per lavoro. Non sa quando suo padre rientrerà.

Possiamo approfittarne anche oggi.

Perfetto:

Sole e relax sono proprio quello che mi ci vuole.

Mi sono lasciata con Piero da poco. Non ho proprio voglia di uscire, rischiando di incontrarlo.

Da Jenny ci arrivo verso le 14. Subito ci mettiamo in costume da bagno. Sugli sdrai prendiamo il sole. Qualche chiacchiera fra noi. Io mi appisolo. Lei continua a leggere uno dei suoi amati libri. Non passa molto e vengo svegliata dal rumore di un’auto nel vialetto.

È suo padre. Lo seguo a vista mentre scende.

È davvero un bell’uomo: maturo, ma giovanile. Fisico atletico. Un carattere solare ed amichevole.

Non mi dispiace affatto sia rientrato. Jenny invece sbuffa: <Uffa e già qui…>

<Beh, dai. Che c’è di male. Tuo padre mica disturba> e lo saluto con la mano. Viene a salutarci

Anche se porta gli occhiali da sole, mi accorgo che indugia sul mio corpo steso al sole. Credo di non essergli del tutto indifferente con addosso solo il bikini.

<Ciao ragazze. Avete fatto bene a starre qui, in piscina. Oggi fa un caldo da morire.>

<Eh sì, signor Motta… Ha proprio ragione. Perché non viene anche lei a fare un bagno?> lancio l’idea sperando di poter vedere quel corpo adulto in costume.

<Magari più tardi. Adesso ho del lavoro da finire.>

<L’aspettiamo> Un sorriso nell’assaporare una punta di libidine nello sguardo che dedica al mio corpo.

È la prima volta che mi accorgo di attirare lo sguardo di un uomo più grande di me. Per di più sposato. Che sia il padre della mia migliore amica, rende tutto proibito e piccante. Il che mi stuzzica non poco. Un bagnetto ristoratore e un altro po’ di ozio al sole mi fanno pensare a un azzardo.

Entro in casa per andare in bagno e prendere qualcosa da bere per me e Jenny. Mentre mi aggiro per quella grande casa in bikini e pareo, mi chiedo cosa stia facendo il signor Motta.

Mi avvicino alla porta del suo studio e busso. Risponde.

<Sono Giada… Sto prendendo qualcosa da bere e mi chiedo se volesse qualcosa anche lei.>

<Grazie Giada. Sei davvero gentile. Credo che una bella birretta fresca ci stia proprio.D>

<Ok. Gliela prendo. Viene a berla con noi in piscina?> Azzardo.

<Perché no. Una birra in piscina con due belle ragazze non si può certo rifiutare! Mi metto il costume e arrivo>.

Torno in piscina con le cose da bere e mi buttai in acqua:

<Ora arriva anche tuo padre – dico a Jenny che mi pare un po’ scocciata da quell’invasione. – È davvero un figo. – e aggiungo – Lo sai? Mi piacerebbe provarci con lui.>

<Non credo proprio che mio padre potrebbe essere interessato ad una ragazzina come te, senza contare mia madre.> È una risposta secca.

<Lui è un uomo. Qualsiasi uomo e interessato alle ragazzine.> Puntualizzo.

<Ma va là.> Ribatte.

<Scommettiamo?> La provoco.

<Ma che dici?! È di mio padre che stai parlando!> gracchia.

<Sì è tuo padre, ma è pur sempre un uomo. E che uomo… – vado oltre – Scommettiamo che riesco a farlo eccitare qui in piscina?>.

<Non ce la farai mai. Specie se ci sono io qui. – Risponde sicura.

<Dai, scommettiamo se ne sei così certa>.

Accetta l sfida: <Cosa ci giochiamo?>

Ci penso un attimo e … <Se riesco a farlo eccitare, me lo porto a letto e tu non dirai mai niente a tua madre.>

<Cosa?! Ma sei scema? Non succederà mai!>

<Se sei tranquilla, scommetti.> La incalzo.

Suo padre esce di casa e si avvicina.

<Allora?> chiedo con insistenza. Mettendola alle strette:

<Ci sto. Ci sto… Voglio proprio vedere che figura di merda riuscirai a fare.>

Il signor Motta arriva e si tuffa. Qualche bracciata e si siede nella parte di piscina con l’acqua più bassa. Dove io sono. Lo osservo. Il suo sguardo continua ad indugiare sul mio corpo e soprattutto sulle mie tette che sono proprio sopra il pelo dell’acqua.

<Non ha preso la birra, Signor Motta> Gli faccio notare.

<Chiamami Stefano per piacere. Il signor Motta era mio padre> fa, alzandosi controvoglia.

<Lasci. Gliela prendo io. Lei ha lavorato tutto il pomeriggio. Si merita di riposare.>

<Grazie Giada, tu sì che sai come viziare un uomo.> Esco dalla piscina. Sento il suo sguardo sul mio culetto. Rallento volutamente l’andatura per permettergli di vedere tutto con calma. Guardo Jenny che ci osserva dallo sdraio. Le strizzo l’occhio. Lei guarda il cielo e torna alla sua lettura.

Prendo la birra che ho già preparato prima. Torno alla piscina. Il signor Motta non mi stacca gli occhi di dosso: è una scommessa vinta in partenza. Gli porgo la birra e mi siedo vicino a lui. Forse più vicino del dovuto. Si parla del più e del meno e nel giro di mezz’ora il caro Stefano ha già scolato tre birre. La sua parlata è più sciolta. La mia vicinanza non lo fa più stare in tensione.

Jenny si accorge che fra noi si sta creando una certa sintonia e così entra in acqua. Tra tutti e tre ci si diverte con giochi in perfetta allegria. Iniziamo un gioco con la palla, divisi in squadre: io e Jenny in squadra assieme. Stefano da solo. Dobbiamo farci goal. Jenny sta in porta. Io, con la scusa di fare goal o di rubare la palla a Stefano, continuo a strusciarmi su di lui. Lui tiene apposta la palla in alto dove io non posso arrivare. Io gli salto addosso, sfregarndomi qua e là contro di lui.

Io e Stefano siamo concentrati sempre più su di noi, escludendo Jenny. Si incavola. Esce dall’acqua.

<Che ti è preso?> dice Stefano, nuotando verso lo sdraio della figlia. Lei non risponde e si rimette a leggere.

<Niente. È che sa di avere perso.> dico io.

<Perso? Ma se non stavamo neppure tenendo i punti> dice Stefano sorpreso. Si appoggia al bordo con le braccia. Io gli vado vicino e nella stessa posizione inizio a strusciargli un piede sulle gambe. Siamo coperti dal bordo e il contatto avviene sott’acqua. Jenny non può sapere ciò che sta accadendo.

Spiego a Stefano: <Non è per il nostro gioco. In ballo c’è una scommessa fra noi due.>

Jenny mi guarda male. Io sorrido e vado dritta a toccare sott’acqua il suo papà.

<Che scommessa sarebbe?> chiede, ma lascia che io lo sfiorii sempre più esplicitamente.

<È una cosa tra donne.>

<Adesso dovete dirmi. Voglio sapere.>

Immergo un braccio e resto aggrappata al bordo con una mano sola. Quella libera la uso per accarezzare il corpo a lui che si guarda bene dal fermarmi.

<Jenny ha dubbi sul mio fascino.> Spiego

<Cosa?… In che senso?>

La mia risposta non accontenta Stefano.

<Jenny non crede che io possa piacere ad un uomo… Lei che dice Signor Motta?… Sono abbastanza carina per piacere ad un uomo maturo?> La mia mano si fa sempre più audace.

<Stai scherzando? Tu, sicuramente fai girare la testa ad ogni ragazzo che incontri.>

<No, non intendevo ragazzi. La scommessa non era su questo.>

<E allora su cos’è?> Ha la voce incerta: colpa della mia mano che, di nascosto dalla figlia, continua ad esplorargli il petto ed il ventre.

Credo sia meglio raccontare le cose come veramente sono: <La scommessa è se riuscirò o meno a far eccitare un vero uomo. Precisamente lei Signor Motta.>

Il signor Stefano Motta è in difficoltà. Mi guarda sbalordito. Ne approfitto per abbassare la mano sul suo basso ventre. Pure da sopra il costume posso sentire che sotto questo qualcosa si muove. <Direi che posso dire di aver vinto la scommessa… Lei che dice Signor Motta.>. La mia mano fa una leggera pressione sul gonfio bigolo, sotto il costume.

Lui si gira verso sua figlia. Ha il volto paonazzo. È imbarazzatissimo. Non sa cosa dire. Ma non può uscire dall’acqua. Pena, smascherare a sua figlia l’erezione che troneggia tra le sue gambe.

<Voi non potete fare scommesse del genere…> farfuglia. Io continuo ad infierire, accarezzandoglielo sempre sopra il costume.

Con mossa un tantino vigliacca gli chiedo: <Non vuole sapere qual è la posta in palio?”

<S.. Si..> pur nel pallone vuol soddisfare la propria curiosità

<Se io fossi riuscito a farla eccitare, cosa che mi pare proprio di essere riuscita, avrei potuto fare l’amore con lei. Jenny non l’avrebbe mai detto a sua moglie.>

<Cosa?! Come puoi aver fatto una scommessa del genere Jenny! Se lo sapesse tua madre…>

Sempre restando a mollo Stefano rimprovera la figlia.

<Non pensavo che tu potessi eccitarti per Giada come un qualsiasi ragazzino!>

<Ma, bimba mia, io sono un uomo. Un uomo non può controllare certe pulsioni.>

Scendo con la mano sotto il suo costume. Impugno il cazzo che sento ben vispo ed eretto. Marmo puro! Molto più grosso di tutti quelli che ho visto e toccato finora.

Lui continua a balbettare parole senza senso, io prendo a masturbarlo.

<Ammetti la sconfitta? Posso riscuotere il mio premio?> chiedo a Jenny.

<Ma che dici? Non lo farai fino in fondo, vero?>.

La guardo seria, annuendo.

Lei incazzatissima.

Io non ammetto nulla. Stai dicendo di aver vinto. Io come faccio a saperlo.>

È Stefano con un filo di voce, quasi implorante, a far chiarezza.

<Ti faccio vedere le prove allora.>

Sempre stringendo in pugno il suo cazzo, tirandomi dietro Stefano e il suo imbarazzo, inizio ad andare verso la parte bassa della piscina. Man mano che il fondo si alza e noi due emergiamo diventa incontestabile anche per Jenny la sua prepotente erezione.

Usciamo dalla piscina con il Signor Motta che pare in catalessi: imbambolato e completamente in balia degli eventi. Io, raggiante per la vittoria. Jenny, scura in volto per aver dovuto ancora una volta essere al mio rimorchio.

A questo punto, la prima cosa che m vien da fare è quello di tirar giù i boxer del signor Motta che rimane, così, nudo ed eccitato davanti a sua figlia. Lei lo guarda a bocca aperta:

<Papà…>. Le parole non escono.

Lui la guarda in un misto di imbarazzo e rassegnazione.

<Sei contenta?…>. dico a Jenny con la tracotanza di chi ha vinto un match.

Lei insiste sulla sua convinzione che io non debba…

<N.. no.. Tu non puoi… Non devi…> farfuglia… quasi balbetta.

<Eh no. Non puoi tirarti indietro. Tu hai scommesso ed io ho vinto.> le dico con aria di sussiego.

Guardo compiaciuta loro due. Sono come inebetiti. Jenny non riesce a staccare gli occhi dal cazzo eretto del suo papà. Lui, come paralizzato, non fa nulla. Non dice nulla.

Decido di fare quel che mi passa per il cervello.

Mi inginocchio. Lo prendo in bocca. Sa di cloro e di uomo. È caldo. Bello grande. virile. La viola cappella mi riempie tutta la bocca e fatico ad infilarne dentro di più. E pensare che con il cazzetto di Piero riesco ad arrivare fin quasi alla base. Questo al confronto è enorme.

Il pulsare di questo grosso cazzo in bocca mi sta facendo bagnare a dismisura. Sono eccitata come una pazza. Con la destra lo tengo nella posizione che con la lingua riesco a percorrerlo per tutta la lunghezza dell’asta. Con la sinistra posso masturbarmi da sotto il costume.

<Papà digli di smettere!> Sento Jenny implorarlo dietro di me

Lui non risponde. Mi appoggia una mano sulla testa dandomi il ritmo per le mie affondate. Gli stringo le labbra attorno alla cappella e succhio. Intanto con la lingua disegno figure immaginarie sulla cappella. Ad un certo punto mi allontana. Mi fa alzare in piedi.

Vedo che il signor Motta si è ripreso. Ora è lui a prendere l’iniziativa. Agisce con fermezza. Mi sfila il reggiseno. Mi toglie gli slip per restare un attimo incantato innanzi alla mia patatina. Mi fa stendere sullo sdraio accanto a quello della figlia. Scende fra le mie gambe iniziando a leccarmela. <No, papà no…> piagnucola Jenny a pochi centimetri da noi. Lui ormai non ci sente più. È bravissimo nella leccata. Sa dove leccare e cosa toccare. La sua lingua esperta mi sta facendo impazzire:

<Leccami dolce Paparino!> Inarco la schiena a godo come una matta. Lui con una mano risale a toccarmi una tetta, stringendomi con vigore un capezzolo: <Che tette da sballo hai, troietta>. Sono in estasi.

Mi giro a guardare Jenny che osserva la scena fra rabbia, disperazione ed eccitazione. Chissà perché non se n’è andata? Io, al suo posto sarei scappata a piangere. Lei invece continua a guardarci. Osservarla mentre suo padre mi fa godere mi porta subito all’orgasmo. Un orgasmo potente, lungo, intensissimo. Stefano non si ferma e solo quando le contrazioni dell’orgasmo cessano, si stacca da me: <Guarda cosa mi hai fatto fare, Giada> sussurra mentre, prendendomi per i fianchi, mi fa sollevare e mettere in posizione.

In ginocchio sullo sdraio, lui appoggia il cazzo alla patatina. Ho paura che mi faccia male. Non sono abituata a dimensioni del genere. Tutto, invece, è facile e naturale. Spinge appena un po’. Mi penetra con facilità. ansimo godendomi una sensazione di pienezza mai provata prima. Mi dà il ritmo con le mani forti sui fianchi. Sento il rumore dei nostri corpi che si scontrano ritmicamente: <Ma che dolce puttanella che sei!>. Sono in estasi. Nessuno mi ha mai posseduto così. Per la prima volta mi sento una vera donna. Forse perché, per la prima volta, sto facendo l’amore con un vero uomo. Non capisco più niente. Godo ai suoi colpi. Ad ogni affondo mi sembra che lui entri sempre di più in me. Mi avvicino ancora a un altro orgasmo… Ecco che lui si ferma per cambiare posizione. Mi fa alzare e si sdraia a pancia in su sullo sdraio e mi fa salire a cavalcioni su di lui. Mi calo su quel bellissimo cazzo dritto che sento sotto di me. In questa posizione, il cazzo entra ancor più in profondità. Godo come una matta.

Mi coccola: <Su,- goditi fino in fondo il mio cazzo, splendida troietta> mi accarezza le tette. Prendo a cavalcarlo. Ora sono io che do il ritmo.

Non sono brava come lui e interviene accompagnando i miei movimenti calandomi di nuovo le mani sui fianchi. Quando prende il giusto ritmo risale con le mani accarezzandomi il ventre, i seni, il collo.

Mi ammira dal basso, accarezzandomi i capelli. È emozionante sentirsi così piena e desiderata! Mi passa il pollice sulle labbra. Io cerco rifugio nel calore del palmo della sua mano. Prendo in bocca il pollice e inizio a succhiarlo. Gioco con la lingua sul suo dito come se lo stessi baciando.

Mi tira per la nuca verso di lui e per la prima volta ci baciammo. Ha la pelle resa ruvida da un accenno di barba. Con la lingua ci sa fare. Ci baciamo e torna in me il desiderio di cavalcarlo. Lo faccio con  ritmo velocissimo.

<Ma che brava questa Puttanella, cara figlia> dice rivolta a Jenny. Così mi ricordo che sua figlia, la mia migliore amica, è a pochi centimetri da noi e ci sta guardando.

Mi giro verso di lei. Noto che ha una mano infilata nelle mutandine del costume. Si sta masturbando mentre vede quello che succede di fianco. Ci guardiamo per qualche minuto e il pensiero di essere osservata da lei mentre mi scopo suo padre mi dà come una scossa elettrica. Non posso evitare di venire ancora. Questa volta urlo il mio godimento ribaltando la testa all’indietro. Lui continua a pompare e toccarmi entrambe le tette.

<Godi troietta! Guarda come godi!> e mi regala ancora due orgasmi consecutivi. Lui non accenna a diminuire la spinta della sua libidine. Mi guarda godere e si compiace di essere stato lui a provocarmi quello stato di eccitazione. Anche Jenny mi guarda, continuando a masturbarsi sempre più velocemente. Mi accascio su Stefano che rallenta. Esce da me. Ancora con il cazzo in prepotente erezione.

Devo farlo venire in qualche modo. Mi alzo e mi metto fra le sue gambe.

<Hai visto la tua bambina come si masturba guardandoti scopare?> Lui sta guardando fisso le mutandine di sua figlia che nascondono a malapena la sua mano che si dà piacere.

Mi abbasso sul cazzo e lo riprendo in bocca. Ora il sapore di cloro è sparito. In compenso è forte la presenza dei miei umori. Voglio solo farlo venire. Mi impegno nel pompino che lui dimostra di gradire moltissimo.

Continuo a spostare lo sguardo fra il mio viso e Jenny, che nel frattempo ha iniziato a toccarsi le tette che ha messo a nudo.

E mi viene un’idea perversa:

<Vieni, alzati, paparino> Lui mi segue. mi avvicino allo sdraio di sua figlia. Tengo il cazzo in mano e continuo a fargli una sega.

<Ti piace? Ti piace vedere tua figlia che si masturba per te?> Gli chiedo con maliziosa cattiveria Lui non risponde. Continua a guardare ogni centimetro del suo corpo.

Se con una mano continuo la sega al padre, con l’altra, tiro giù gli slip a Jenny. Si mostra la sua bella figa, curata e depilata. Che lei, ora, sta riempiendo con due dita. La voglio completamente nuda. Lei non interrompe il proprio ditalino.

Suo padre non parla. Continua a guardarla fisso: <Ma che troietta anche la mia bambina!>. faccio un intricato ragionamento e mi abbasso. Riprendo in bocca il suo cazzo.

Adesso è come se io non esistessi. Padre e figlia si stanno scopando senza toccarsi. La mia bocca è la figa di Jenny, le mani di lei, il cazzo di Stefano. Tutto questo, forse, centra con la teoria dei vasi comunicanti? Non so…. Certo è che le pulsazioni del cazzo aumentano. Sta per venire. Con i pompini ci so fare. Do alcune pompate intense e l’uccello dà i segnali che sta venendo. Libero il cazzo dalla mia presenza e lui viene schizzando sopra sua figlia. Uno, due, tre, quattro potenti schizzi le planano sul seno e sulla pancia. Nello stesso istante, anche lei viene, inarcando la schiena e guardando fisso il cazzo di suo padre che ho di nuovo ripreso tra le mani.

Gli ansimi si quietano. I due amanti per forza,[f1] [f2]  evitano di guardarsi.

<Scusami>. dice rivolto alla figlia. raccoglie le poche sue cose e scappa in casa.

Guardo Jenny che si sta riprendendo dall’orgasmo:

<Non mi pare che la nostra scommessa ti sia dispiaciuta.>

Lei mi guardò stranita: <Sei una puttana.>

<E dai che t’è piaciuto vedere la tua amica fare la Puttana con tuo padre…> la provoco e mi guadagno un inequivocabile:

<Troia!>

<Potevi andartene. Sei rimasta a guardarci e ti sei addirittura fatta sborrare addosso. – E indico il seme di Stefano ancora sulle sue tette. Lei non risponde. Infierisco – Vuoi sentire che sapore ha tuo padre di buono?>

Con un dito le sfioro un capezzolo che vedo fremere ed erigersi al breve contatto con la mia mano. Raccolgo sulla mano un po’ della sborra che sta ancora su di lei.

Avvicino la mano al suo viso e gliela sfrego un po’ sulle labbra. Le apre iniziando a succhiare le dita lorde. Mi guarda intensamente e con un guizzo è con la bocca si aggancia alla mia. La sua saliva riporta al mio palato gli aromi del cazzo del paparino suo.

Ci stringiamo forte in quell’inaspettato bacio. I nostri capezzoli si sono irrigiditi. Abbracciata a lei, fighetta meravigliosa, sento risalire l’eccitazione.

Cresce, allo stesso tempo, il timore che quella trasgressione lì innanzi ai suoi occhi pregiudichi il sereno rapporto che ci lega fin dalle elementari.

Debbo sincerarmene Mi stacco dalla sua bocca guardandola con affetto. La sua reazione è più completa. È comprensiva di un sorriso assolutorio e di una battuta che non mi sento di respingere: <Sei sempre quella gran puttana.>

Si rituffa tra le mie braccia per un altro lingua-in- bocca. Ci baciamo con passione. C’è poi che ci si bacia lungo il collo… dietro le orecchie… ci succhiamo i capezzoli e le lingue impazzano sulle tette. Diventano quasi ovvi i sussurri che escono dalle nostre bocche:

<Dai che te la lecco…> Io.

<Non sarebbe meglio un bel 69> Jenny


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