Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Salon Coiffeur

Qui, abitualmente, trascorro ogni mattina del sabato a rimettere in sesto il mio corpo da tutti gli stravizi gastronomici e sessuali che ho consumato durante la settimana.

Qui, è Glory, la Gloria per dirla in bolognese, che provvede ad ogni restauro e non solo.

Glory, è un po’ più giovane di me e racchiude in sé tanta scienza del benessere femminile. Acquisita in stage frequentati in diverse parti d’Europa.

È una bella popolana, ben fornita, in quanto a culo e tette. Alla mia bellezza si dedica con passione inusitata. Il tutto accompagnato da quella bella cadenza sensuale che si ritrova nel parlare delle prosperose ragazze bolognesi.

«Ben mò Flà, ti vedo più rovinata del solito… Mi sa che questa settimana ci hai dato dentro forte.»

«Hai detto bene, Glory, è stata una settimana di ‘grande voglia matta’ che ho voluto assecondare a tutti i costi.»

«Mo socc’mel! Mai che in questi momenti ti venga in mente che c’è sempre la Gloria e il suo bel marito…»

«Hai ragione Cocca. Vedrai che al prossimo tira–tira busserò sicuramente alla vostra porta».

Intanto è partito il primo lingua in bocca. Glory ha provveduto a mettere il catenaccio alla porta del box e sta già slacciando i bottoni della mia camicetta per prepararmi alle sue manipolazioni restauratrici.

Si comincia dal lato ‘B’, la schiena.

Nuda come un verme, sono nelle sue mani, prona, sul lettino.

Con le dita di una mano stimola l’atlantide, muscoletto appena sotto l’attaccatura del collo al tronco. L’altra, più in basso, sta lasciandosi andare a lievi diteggiamenti tra le natiche che contraggo per il piacere.

È questo il pregio del lavoro di Glory: lo svolge sempre anestetizzandoti con il piacere.

«Oh, Glory, di già?… Sono appena arrivata…»

«Oggi non ho appuntamenti. Posso darti tutto di me.»

«E me lo dici così.… Che l’ho appena fatto con Simona.»

«Quella brutta troia!»

«Non dire così… Che è un periodo che ci amiamo tanto!»

«Per me resta sempre una troia.»

«Mò cos’è che ti ha fatto?»

«Niente di speciale. Senonché, dopo che l’ho trattata un paio di volte con tutti i riguardi e le accortezze che ho per le belle fighe… Ditalino compreso, anche molto gradito da lei…. la volta successiva, ha voluto farsi trattare da Ernesto che, è pure finocchio.»

«Eh, lo so. A volte è bizzarra! Non volerle, però, male… Mi vuole un mare di bene.»

«Solo per questa ragione l’ho già perdonata» Lei, intanto trova lo spunto per penetrarmi il culo con il pollice.

Una secchiata di piacere mi invade. La incito a non fermarsi. Allargo tutto quanto posso allargare.

Lei è presa… Mi fa girare per avere tra le mani, volto, seno e ventre. Il massaggio tonificante inizia, ma va subito a ramengo. Al suo posto, le sensuali arti delle mani e delle labbra. Le sento, delicate sulle tette, con il capezzolo in ostaggio della lingua che vi dardeggia contro: «Insisti… dolce puttanella.»

«Vecchia troia – un simpatico scambio di amichevoli epiteti – Ti farò impazzire. Sorda ai tuoi lamenti e richieste di tregua». Il volto tra le mie cosce a succhiare quanto sgocciola dalla figa.

Poi è la volta del clitoride. Mi par d’impazzire!

Un attimo di tregua con qualche dolcissima slinguazzata al buco della piscia e contemporaneamente, sento due dita che s’avviano per la via del piacere.

Mi arrendo! Mi lascio andare ad ogni reazione del corpo. Contorsioni, spasmi, cloni: il dolce coinvolgimento dell’orgasmo.

Glory non dà seguito alle sue minacce e mi segue nell’orgasmo con tanta dolcezza. Condividendo il mio godimento con un appassionato lingua-in-bocca, masturbando sé stessa.

Non sono un’ingrata e, visto che non ha lo slip – «Me lo sono tolto quando ti ho visto entrare.» mi dirà – pretendo che si sdrai sul lettino.

Acconsente. Sono io, ora, a darle qualcosa di simile a quanto ho ricevuto da lei.

«Sei più tremenda di Michele…» Sussurra.

Mi sollevo e la bacio.

Ci guardiamo

Gli occhi son sinceri

«No?…»

«Ma il lettuccio ci tiene tutte e due?»

«Come no! Già sperimentato.»

Ci riconvertiamo in uno struggente 69, che ci completa.

È un abbraccio di grande affetto, quello che ci unisce dopo che ci siamo rivestite.

Ho ancora alcune tappe da percorrere in quell’Istituto per completare il mio step di consolidamento dell’aspetto. Mi aspetterebbero le arti della parrucchiera e della visagista. Glory non vuole lasciarmi nelle loro mani: «È troppo riconoscibile sul tuo volto quello che è successo nel box… Uno sguardo al mio… E… i dubbi diventerebbero verità.»

«Allora?»

«Ragazze… Capelli e viso alla signorina Flavia li faccio io… – Grida alle colleghe – Penseranno che è per la mancia.» M’avvio a uno dei box con la poltrona.

«Come vuoi arrangiarmi i capelli?»

«Corti in un caschetto. Così non si scompigliano troppo se rotoli tra lenzuola e cuscini.»

«E non si intromettono tra bocca e figa mentre la lecco… Dillo pure… – Intanto, taglia e pettina. – Ricordi ancora, Flà, che mi promettesti con un bacio di fare un giro tra me e Michele?»

«Come no. Per me è sempre una promessa valida.»

«Prima mentre ce la leccavamo pensavo: “Quanto sarebbe più bello farlo in tutta calma in un ambiente in cui poter dar sfogo ai nostri urletti.  Magari anche con Michele che ci osserva in piena eccitazione per premiarci poi…” Vedesti che uccello gli viene quando va su di giri!»

«Non metterla persa… Sono un po’ raffreddata con i miei due amori. Oggi pranzo con loro… vedo che programmi hanno e potrebbe succedere pure domani. Più tardi ti do un trillo.» Lei mi guarda speranzosa. Con una dolcezza tale che richiederebbe un prolungato fiocco. Prudentemente non lo materializziamo.

È un’altra cosa se ci sei anche tu.

Lascio Glory che mi sento molto più in forma di quando ero arrivata da lei. Se ne accorgono anche Oscar e Simona.

L’appuntamento con loro è alla solita trattoria da Adolfo. Quasi sotto casa.

«Quanto sei figa, bambina mia!» Simona.

«Ti fotterei qui sul tavolo!» Oscar.

«Proprio una bella Signorina» Adolfo, che non perde occasione per una manata a una natica.

Si mangia, si beve, si scherza, si ride. Si programma le successive ore:

«Io e Oscar si pensava di fare una puntata al mare. Tu, ci stai?»

«Se vi dico di andare voi, ve ne avete a male?»

«Come mai?»

«Voglia di starmene per i fatti miei.»

«E per startene per i fatti tuoi che ti sei fatta così figa?»

«Mi ero tirata per voi. Ma se avete voglia di andare al mare… io ho voglia di stare qua anche tirata da figa.»

«Mi sa che l’unica cosa che hai di tirato è il culo.»

Si alza e fa per andarsene. Oscar, con l’aria annoiata, le è dietro.

Io, mi rilasso sulla zuppa inglese.

Qualche passo fuori, poi Simona torna da me:

«Dai, Flà, vieni con noi. È un’altra cosa se ci sei anche tu.»

«Credimi. Non sono arrabbiata se fate qualcosa senza di me. Scriverò. Ho tante idee per la testa. Magari andrò anche a fottermi con qualcuno. Ma non è per fare un dispetto a te… Voglio non avere interferenze mentre cerco il bandolo per iniziare a riflettere. E, credimi, la vostra gita al mare me ne offre l’occasione.»

Simona sembra convinta: «Comunque, senza gelosia?»

«Senza gelosia!» La tranquillizzo.

Se questo è Michele, ho fatto il pieno

Rimango sola, come auspicavo. Il bandolo della riflessione è lì, innanzi a me: “Come ingannare il tempo fino a sera quando Glory rientrerà a casa dal lavoro e io li raggiungerò.”

Intanto devo avvisare Glory che stanotte sarò con loro. Provo a chiamarla sul telefono. Questo dà strani segnali. “Chi se ne frega! Verso le otto farò loro un’improvvisata.

E adesso?…

Cinematografo, qualche bar, un po’ di aperitivi.

Sono le otto e mi trovo sotto casa di Glory, un po’ in effervescenza per i London Mule che ho bevuto.

Riprovo a chiamarla. Il telefono è sempre staccato. Il portone del palazzo è aperto. Salgo e suono alla porta di casa.

“Cazzo! Se questo è Michele, ho fatto il pieno.” Il ragazzo che apre e mi guarda sorpreso è il prototipo di colui che fantasticamente mi sollecitava a masturbarmi da adolescente: fisico atletico. Per niente grasso. Un volto gioviale. Sereno. Oltre tutto, abbigliato essenzialmente con maglietta e calzoncini elasticizzati da casa. Evidente l’impronta del fallo tra le gambe.

«Ciao, sono Flà, una cliente/amica di Glory…»

«So chi sei… Glory mi ha parlato più volte di te. Prima o poi ti aspettavamo… Volevi Glory… No?»

«Non solo… Mi fa piacere conoscerti.»

«Glory è scesa. Tornerà quasi subito con un paio di pizze. Avevamo deciso così di passare la serata… Se vuoi condividerla con noi, la chiamo e faccio aggiungere un’altra pizza?»

Mi fa entrare nella loro casetta: piccola, ben arredata, ordinata. Piacevole a starci.

Io sul divano, lui sulla poltrona di fronte: “Sì, Glory, ha proprio un marito fico.”

Più lo guardo e più….. Ma lasciamo stare… Aspettiamo Glory…”

«… quindi tu sei la scrittrice che ogni sabato va da Gloria a farsi bella per non smettere di piacere ai propri personaggi… Una necessità surreale che invidio.»

«A dire il vero, è anche perché ho una fidanzata che è una gran bella mora e un amante maschio che non ha ancora 19 anni… E voglio tenermeli tutti e due. Faccio male?»

«La penso come te. Io per far colpo su Gloria mi sono iscritto al Conservatorio al Corso di violoncello. E vedo che quando sente che mi esercito con lo strumento, le vien subito voglia di far l’amore.»

«Anche a me piace la musica.»

Accavallo le gambe. Forse la gonna va un po’ su. Guardo i suoi calzoncini e avverto che sotto, il mio cambio di posizione, è stato avvertito.

«Ti va un London Mule, in attesa di Gloria?»

«Oggi ne ho già trincati tre ma non c’è tre senza quattro.» Si alza e si dirige al lavello dove ha tutte le sue cose. Gli slumo tra le gambe e… “Gli è proprio venuto duro. Sembra pure di buon calibro!”

Il ‘tira-tira’ sta pervadendomi: qualche palpitazione alle grandi labbra. Qualche gocciolina nel tanga. Un senso di calore che dal ventre, coinvolge il seno ed imporpora gli zigomi. Stranamente, questa volta, sento anche un piacevole sfrigolio attorno al buco del culo.

Sono in piedi anch’io, di fianco a Michele.

Lui, aggiunge e mescola: gin, succo di limone… ginger beer.

Lo osservo da vicino. È fermo e sicuro nel gesto. Professionale.

«È bello starti a guardare!» confesso. Mi sorride e mi allunga il bicchiere con il cocktail che ha preparato. Un tin tra i bicchieri. Assaggio: Meraviglioso! Glielo dico. Allunga una mano per una carezza di ringraziarmi. Non resisto. È più forte di me. Gliela fermo e la porto tra le mie labbra.

Il bacio ci unisce e ci troviamo abbracciati: lingua su lingua. Ora sì che sento un tenace uccello premere contro il ventre.

Gli sollevo la t-shirt e m’inebrio accarezzando la robusta muscolatura. Ho trovato il bordo elasticizzato dell’attillato calzoncino. Le mie dita annaspano già tra il vello. È sempre appoggiato al mio ventre. Mi pare si sia ancora ingrossato. Se faccio tanto di tirarglielo fuori me lo tengo in bocca per un buon po’.

Non ne vedo l’ora! È con la bocca che mi piace carpire il piacere.

Ma, cazzo. Qualcuno rovista alla porta.

Michele si stacca. Va verso quei rumori.

Filtro d’amore

È Glory. Carica di pacchetti. Quando ha saputo che c’ero anch’io, ha voluto aggiungere alla pizza altre golosità e tanta birra.

«Hai già tentato di sedurla?» chiede al bel marito.

«Certo. Ci stavo provando con questo filtro d’amore» e le allunga un bicchiere con la bibita.

Gloria sbatte il bicchiere contro i nostri e assaggia: «Stupendo! Chissà che sapore ad aggiungerci il sapor del suo cazzo?» In un men che non si dica glielo prende fuori. Lo scappella. È veramente un bel pezzo!

Me lo offre. Prerogative dell’ospite: «È tuo… Un consiglio: affogalo in una bocca piena della bibita. Trastullalo un po’ tra quegli aromi. Deglutisci il liquido. Sentirai come si esaltano i sapori! Succhiaglielo per un po’ e vieni tra le mie braccia a baciarmi… Mi sembra un ottimo inizio per la nostra notte trasgressiva.»

Eseguo pedissequamente. Un percorso che mi offre grande eccitazione ed emozione.

Un tenero bacio tra cesso e bidet

Glory si spoglia. Lo faccio anch’io. Michele ci pensa un attimo, poi si adegua. È un ragazzo da tanti sorrisi, un folgorante cazzo. Poche parole.

Glory, si stringe a me. Due dita mi penetrano. Faccio un passo indietro per cercare un appoggio. L’appoggio lo trovo in Michele. Adesso sono al centro della loro eccitazione. Glory mi sditalina con ritmo forsennato. Michele sfrega l’uccello tra le mie chiappe. Mi fa sentire la calda cappella al bordo del buco del culo. Mi sento proprio a mio agio. Accenno a una canzone poi subentra l’orgasmo. La bocca la sposto su un orecchio di Glory profanandolo con la lingua. Sento la cappella del cazzo che sta agendo sul buco. Fletto leggermente le ginocchia per agevolare la penetrazione. Avviene senza alcun fastidio. Lui s’impegna e assecondando la mia flessione, completa l’invasione. È tutto in me e aggiunge piacere a quanto mi stanno già dando le dita di Glory.

Vengo urlacchiando.

Glory si stacca da me. Mi si offre da appoggio per l’inculata in corso. Ora sono ben salda, abbracciata a Glory: la testa s’una sua spalla. Lei me l’accarezza con dolcezza.

Michele mi copre completamente mentre il suo bacino imprime il moto all’asta che sta sguazzando nel profondo del culo. L’orgasmo, in tutta la sua diversità, si materializza assieme a quello di lui. Sento che mi sta sborrando dentro.

Lui lo sfila e va in bagno. Io lo raggiungo.

Io sul cesso, lui sul bidet ci scambiamo un tenero bacio.

Un violoncello tutto da godere

Glory, intanto, ha messo in tavola la cenetta. È un rilassante momento in cui approfondisco la conoscenza di Michele.

Lui, romagnolo purosangue, è venuto qui per un’interminabile laurea in ingegneria. Dilungatisi troppo gli studi si è rassegnato a trovarsi un lavoro. È bidello al Conservatorio musicale. Trovato lavoro, ha conosciuto Gloria. Si sono piaciuti, si sono chiavati. Lui il lavoro l’aveva. Lei, la casa. Visto che continuavano a piacersi sul serio, si sono sposati. Lui, al Conservatorio, si è anche iscritto al corso di Violoncello: «Non hai idea che spunti erotici offre questo strumento. Poi te ne faccio provare qualcuno.»

«Siamo molto uniti – confessa Gloria – e innamorati. L’amore a tre è la prima volta che lo facciamo. Se non avessi conosciuto te, non ci avrei pensato. La dinamica erotica che sprigioni me lo ha fatto desiderare.… Di te mi sono presa una discreta cotta… E allora, come fare l’amore con te senza mettere le corna a lui?… coinvolgendolo. Elementare, no? Io stasera farò l’amore con le uniche persone che amo.»

Si levano i bicchieri per un sincero brindisi.

Michele ama parlare poco. Quindi anche sua moglie si meraviglia che: «Ora, Flà, se vuoi, ti faccio provare il piacere con il violoncello».

Lo strumento è appoggiato alla parete.

Seduta, Michele mi mette tra le gambe lo strumento di cui debbo tenere ben appoggiato al ventre la cassa armonica. Sarà lui a suonarlo stando dietro di me.

È una romantica canzone francese del tempo che fu. La conosco. Sentivo spesso che nonnina Elena la cantava.

L’archetto fa vibrare le corde. La vibrazione si espande alla cassa armonica. A questa è appoggiato il mio pube che recepisce quel raffinato tremolio. La figa si fa coinvolgere e si bea dell’insolito piacere.

La canzone è finita. Io sono nuovamente in piena eccitazione. Glory mi prende per mano e mi conduce sul loro letto.

Michele ci segue con strumento ed archetto. Si siede. Strumento tra le gambe, inizia un toccante Adagio.

Io e Glory abbiamo il giusto ritmo per posizionarci nel 69. Ci si lecca in un’aura veramente poetica. Anche il piacere che le lingue generano in noi sale lentamente. Ci riempie a piccoli sorsi. È comunque un godimento di lunga intensità.

È Glory a levare per prima la faccia dalla figa: «Sto per venire, Flà. Mi segui?» Non le rispondo.… Non posso.… Anch’io sono sul punto di… “Accidenti! Non controllo più mio corpo… Gli spasmi del godimento mi stanno sopraffacendo… Glory mi squirta sul volto. Con le cosce le stringo il volto e… Vengo… Vengo, vengo!”

È lo stesso momento in cui Michele conclude la canzone.

Mi sono sfilata da sotto il corpo di Glory. Lei ora è abbandonata sulle coltri, prona. Una posa di grande sensualità: gambe e natiche ben divaricate. In bella mostra, provocante, il buco del culo ben aperto.

Sono in poltrona e me l’accarezzo, tanto per far decantare quel bel godimento che mi ha dato la lingua di Glory.

Dirigo lo sguardo su Michele. Vorrei chiedergli un altro di quegli struggenti pezzi musicali per accompagnare le carezze che sto facendo alla mia farfalla. Ma Michele è attratto dalla posa della sua amata. Un richiamo irresistibile.

Molla l’archetto e s’avvicina all’invitante miraggio. Ha una mano sotto i testicoli per manovrare con arte il proprio uccello.

Saggia tra i glutei di sua moglie. Lei lo accoglie con un profondo sospiro che sicuramente vuol dire: “Meno male che hai capito subito.” Lui accosta la cappella al foro. Lei emette un secondo sospiro, ancora più intenso. Si china sulla schiena di lei per darle un bacio tra le scapole. Un leggero movimento del bacino e la cappella entra in lei. Non un motto. Non un lai accompagna la penetrazione – che in fondo è sempre un’inculata -. Glory solleva solo un po’ il bacino per agevolarla. Adesso sta completandosi. Michele, con tanto riguardo infila tutta la verga dentro quel culo. Tocca il fondo. Restano i testicoli contro le dolci natiche della ragazza. Lei, ora che lo sente tutto dentro inizia un rosario di mugugni che ben si sposerebbero con il suono del violoncello.

Come mi piacerebbe essere io a poterlo eseguire in loro onore! Guardo con malinconica rassegnazione lo strumento. È appoggiato alla parete.

Michele si dà da fare con un ritmato dentro/fuori dell’uccello. Ansima mentre spinge e ritira. A Gloria il godimento fa muovere disordinatamente il capo destra-sinistra e viceversa. Le sono accanto. Una sua mano artiglia il mio braccio.

Michele le sborra in fondo al culo. Lei urla di gioia. Quando l’uccello di lui si ritrae, lo sperma fuoriesce da quel pertugio. I due si abbracciano con grande passione.

«Sei stato molto più incisivo di altre volte. Un godimento così non me l’avevi mai regalato. Decisamente la presenza di Flà ha avuto il suo peso… Dovremmo adottarla.»

Il bel cazzo di Michele necessita di riposo. Avevo fatto progetti che debbo tenere in sospeso… Ma non si può avere tutto e subito. La cena ci aspetta.

Sensual lunch

La viviamo come che questa faccia parte del nostro gioco erotico: cibo che ci si passa di bocca in bocca. Il cazzo si sciacqua nei bicchieri. Le lingue si alternano al cibo nelle bocche.

Neppure un successivo riposino sul letto placa la nostra euforica libidine. Siamo sempre un corpo sopra l’altro, mani e bocche attorno agli altrui sessi.

Glory tenta un commento della serata in corso:

«Ci abbiamo messo un po’ a deciderci ma sicuramente abbiamo trovato il giorno giusto… quello buono… E non è ancora finita.» La voce di Michele si fa sentire:

«Se volete, io tra 10 minuti sono pronto per un giro di figa.»

Glory mi stupisce: «Io sto bene così. 69 con te, il culo dal mio amato bene. Cosa posso volere di più!»

La spiegazione comincia a darla Michele:

«In effetti, Gloria quando è sazia di culo, è sazia di tutto. – Gloria conferma con un sorriso e un bacio al marito. – Anche quando ci siamo conosciuti e abbiamo fatto l’amore, dopo l’orgasmo di figa mi ha detto che avevo un bell’uccello, ma il “ti amo”, me lo ha detto dopo che le ho sfondato il culo.»

«Per me fu una rivelazione sentirmelo lì e sentire il godimento che procurava. Cosa che in figa ho provato con molta meno intensità.»

Nulla mi stupisce anche se, avendolo avuto in culo all’inizio della serata, provarlo in figa ora, non mi dispiacerebbe proprio. Per accelerare l’avvenimento glielo prendo in mano. È bello duro. Glielo bacio con affetto prima di sfregarmelo contro il villoso pube. La figa dà eloquenti segnali di non aspettare altro. Mi sdraio. Mi apro tutta. Lui è subito in me e mi prende con tutta l’abbondanza del suo uccello.

Glory mi si è sdraiata accanto. Ascolta i miei sospiri. Li compensa con sensuali ragionamenti. Confronti con analoghi momenti da lei vissuti: «Vedi, la posa del missionario è quella in cui lui meglio si esprime. Io la preferisco anche per l’inculata. Basta sollevare un po’ il bacino… Oggi, però, presa da sopra è stata proprio una gran figata.…» Sarebbe andata dritta nel magnificare l’uccello del marito chissà per quanto. Senonché l’uccello del marito mi spinge al centro di un orgasmo che si sta allargando. Mi proietta in un fantasmagorico mulinello fatto di tenui colori, delicati quanto le spinte del cazzo che mi danza in figa. Glory afferra la situazione e passa dalle parole ai fatti. L’intesa è perfetta: la cerco con la bocca. Lei s’aggancia. I miei seni sono accartocciati dalle sue sapienti dita. Michele schizza nel più profondo della mia vagina le poche gocce che gli son rimaste della sua più intima essenza.

Glory passerà dalla mia alla sua bocca per ringraziarlo della stupenda prestazione che mi ha dato.

Che coppia meravigliosa!

Potrei tornarmene a casa. Non credo che in qualcuno di noi ci siano ancora velleità da dedicare all’erotismo.

Glory si è alzata e sento un suo brigare in cucina. Io, dopo un bacio di gratitudine al moscio augello, mi rilasso completamente, accanto a questo. Il capo sul ventre di Michele.

Torna Glory: «Ho preparato un filtro d’amore che ci salvaguarderà da improvvisi erotismi fino a domattina… Sono proprio una strega! – e rivolta a me – Tu cosa vuoi fare, adesso che non si cucca più?»

«Se vado a casa avrò tutta la notte per scrivere e anche buona parte di domani. Simona e Oscar sono andati al mare e sarò in grande tranquillità per tutto il giorno.»

«Credo invece di avere il diritto di sequestrarti: uno, perché le signorine per bene non girano mai sole nella notte profonda. Due, perché finora abbiamo fatto le porche, invece da ora facciamo le ragazze per bene e ci raccontiamo di noi. Io, dopo aver preso confidenza con la tua figa, sono tanto curiosa di conoscerti meglio. Terzo. Ci tengo a farti vedere con che signor cazzo si sveglia lui al mattino. Se poi lo provi… di lui non ti potrai mai scordare. E vorrei proprio che tu lo provasti.» È tanto il loro senso dell’ospitalità che non posso rifiutare. Accetto. Lascio cadere il tanga che stavo per rinfilarmi. Glory mi allunga un verde beverone, che altro che filtro d’amore… È un ben carico Moscow Mule.

Protagonista: il culo!

Siamo tutti e tre sul divanetto innanzi al televisore, dove scorrono, una dopo l’altra, banali serie di Netflix. Di tanto in tanto, Glory si allunga per baciarmi un capezzolo. Una sua proposta: «Non è che andiamo sul letto io e te?» Guardo Michele che sta russando: «Lui? Fa così ogni sera. Si sveglia nel cuore della notte e viene a letto.»

La seguo e mi trovo sotto le coperte con lei che mi abbraccia a dispetto del suo filtro anafrodisiaco: «Ho acquistato un ovetto vibrante di ultima generazione… Non l’ho ancora spianato… Lo proviamo?»

«No. Non mi piacciono i godimenti artificiali.»

«Allora te la lecco».

Mi viene in mente un proponimento che mi era sorto mentre suo marito l’inculava: «No Cara, ora ti metti come quando vuoi farti inculare da Michele.» Lei è sorpresa ma esegue senza voler sapere il perché.

Innanzi ai miei occhi quella posa tanto conturbante con le natiche ben scostate e il buco del culo che troneggia al centro. La mia lingua si trasforma in cazzo e ha l’ardore di penetrarla. Con quel che può. Date dimensioni e struttura, non riesce certo a competere con il cazzo di Michele. Può però sviluppare quel delicato piacere che finisce poi per coinvolgere e portare all’orgasmo anche la figa. È così che lo voglio trattare.

Quattro o cinque fondate con la punta, tanto per illuderla che un cazzo stia bussando alla sua porta. Lei becca. Si rilassa. Si apre.

Prendo a percorre, sempre con la punta, la circonferenza del foro. Lo faccio in ognuno dei due sensi. Mugugni e altre piccole manifestazioni mi danno il segno che Glory sta ricevendo dalla lingua follate di piacere. Voglio dargliene di più. Entro in lei con il pollice. Lo muovo come fossi ad esplorare una figa. Lei sussulta. Reclama: «Si… Si… Ancora… Ancora». Lo uso come un piccolo cazzo: dentro, fuori… Dentro, fuori. Vedo che lei, da sotto sta masturbandosi la figa. Non demordo.

Due mani mi prendono i fianchi. Sento tra le natiche la tenace presenza di un cazzo. Michele: «Non puoi far volteggiare nel cielo il tuo bel culo e pensare che io non me ne accorga. È stata la più bella visione che ho avuto nello svegliarmi.» Non ha dubbi sul che fare. La cappella è già contro il mio foro.

L’eccitazione in quella stanza è al culmine. Glory sta urlando che è dietro a venire. La mia figa è fradicia. Lasciamo che anche il mio culo goda.

Sono io che spingo il bacino contro quella dolce invadenza.… Lui, preciso come un siluro, entra in me.

Mi tromba con sapiente determinazione. Mi piace tanto!

Ho abbandonato il culo di Glory per dedicarmi tutta al mio godimento.

Michele sta dandomi il meglio di sé stesso. Sembra che abbia scambiato il mio culo per una pista di pattinaggio. Scivola e volteggia in lui con grande maestria.

Per la seconda volta nella stessa serata assaporo le gioie di quel suo incular gentile.

Un raggio di sole m’illumina il volto. Mi sveglio che sono tra Glory e Michele. Loro dormono ancora. Sono stretta tra i loro corpi, il cui calore mi ha cullato per tutta la notte. Sollevo il capo per constatare se è proprio vero quanto ha propagandato Glory ieri sera: si, Michele ha, tra le gambe, veramente un signor cazzo.

Il loro risveglio è quel che può essere il buongiorno di una coppia veramente innamorata. Baci e carezze si prolungano e ce ne sono anche per me.

Tanta è la loro premura nei miei confronti «Come va il ‘dodo’?»

Li tranquillizzò «Bene. Ha ricevuto solo piacere e godimenti. Non può che stare solo bene.» Non resisto, voglio assaporare la piacevolezza di stringere quell’uccello tanto sopra misura. Non è neppure in erezione. Ma pur pendulo non può che stupire.

Michele ne è orgoglioso. Apprezza che io voglia accarezzarlo. Lo faccio toccandolo in ogni sua parte. Poi la doccia fredda. Risata: «È solo piscio.… Vieni con me.»

In bagno, di fianco a lui, sul cesso a vederlo svuotare. La successiva è la constatazione che è sempre quel cazzo che stanotte ha dato tanto piacere al mio buco del culo.

Con loro faccio un’allegra colazione. Viene poi il momento di lasciarci. Ognuno di noi vorrebbe che quell’intesa si prolungasse all’infinito. Siamo proprio stati bene.

Prima che mi rivesta, Michele vuole accarezzare e baciarmi il buco del culo. Io gli darò un succhiotto affettuoso all’uccello. Erettosi per l’occasione.

Anche Glory vuole darmi un intimo bacio: alla figa, però.

«Non so come ringraziarvi. Mi avete fatto conoscere il mondo, entrando dal di dietro.» Mi commuovo con questo ultimo saluto.

La domenica è ancora alle prime ore. Poca la gente per le strade. Il sole è tiepido. Il bar sotto casa e aperto. Mi faccio un doppio caffè molto ristretto.

Dopo l’effervescente nottata, casa mia, senza alcuno, mi sembrerà un po’ malinconica. Sarà quella romantica malinconia che metterò nelle pagine del mio diario, narrando quanto ho appena vissuto.

Il portinaio mi saluta allegramente: «Buongiorno signorina Flavia. È andata a messa presto, questa domenica.… C’era molta gente?»

«La Chiesa era strapiena.» Chissà perché gli è venuta in mente quella domanda? Premo il pulsante dell’ascensore.

Chopin

“Cazzo, in casa c’è qualcuno.” Sento il pianoforte suonare Chopin. Non può essere che Simona. Un sospiro di sollievo.

C’è anche Oscar con Milly.

«E la gita al mare?» Domando

«Si è conclusa appena siamo arrivati a Milano Marittima… Senza te non aveva più senso… Un giro in spiaggia… Un aperitivo… Siamo tornati… Alle otto, eravamo già qui giù, in trattoria, a cenare. E avevamo già caricato Milly.»

«Quindistanotte avete fatto i giochini con Milly? E dov’è adesso?»

«Giochini poca roba. I due colombi non hanno fatto altro che litigare: lei voleva stare attaccata a me. Lui voleva il culo che lei gli negava. Sono andati avanti così per tutta la notte. Un vero sfinimento!»

“Si vede che ieri, era la giornata mondiale del culo.” Commento tra me.

La malinconia di Simona nel raccontarmi questo è tanta. Pare quasi, si sia impossessata di quella che ho abbandonato io, quando sono entrata nella casa di Glory.

L’abbraccio. Lingua in bocca è un fatto naturale. Dovuto.

Stanotte ho avuto molto più di quanto potessi pretendere, eppure, questo semplice atto affettivo mi riporta alla vita normale con la mia Simona e quel mandrillo del nostro Oscar. Anche se per ricompattarmi con loro mi ci sono volute due inculate.

Intanto da sopra, dalla stanza, scendono Oscar e Milly. Si tengono gioiosamente per mano: «Sai Simona:…. Mi ha dato il LA… un colpetto. Alla fine mi ha detto: “Ancora! Non sarà tutto qui!”… Può essere più perfida di così?»

Milly corregge la storia: «Non è questione di perfidia. Il culo è mio e te lo do quando lo voglio io.» e s’accorgono della mia presenza: «E tu, da dove salti fuori?»

«Ho sentito parlare di culi e mi sono materializzata.» Ci si bacia tutti con ritrovata gioia.

«Stasera grande festa…» Oscar.

Io: «Stasera?… Si comincia da subito… Mi metto ai fornelli».

Milly: «Noi andiamo a cercare una torta adeguata all’occasione.» Escono.

«Mi fai compagnia?» chiedo a Simona. Mi tolgo l’abito e mi infilo il grembiule da cucina. Lei me lo allaccia con un bacio sul collo. Nei suoi occhi leggo quello che non mi chiederà mai: “Dove hai passato la notte?” Mentre taglio verdure glielo racconto io. Dimostrando tutto l’entusiasmo che mi aveva accompagnato nella mia fuga.

«Hai fatto bene. Ogni tanto cambiare aria fa bene. Noi medici dovremmo consigliarlo sempre.»

«Dovresti provarli anche tu. Sono una coppia molto aperta ma tanto uniti tra di loro.»

«E se provassimo tutte e due con loro. Magari ci chiudiamo qui per due giorni. – poi, riflettendo – Però, quel poveretto, doverne soddisfare tre… di cui due più vecchie della sua.»

«Sono sicura che farà i salti di gioia… Potremmo anche invitarli stasera… ne verrebbe fuori un orgia completa… roba che non abbiamo mai fatta.»

«È vero… con due cazzi in campo non ci siamo mai espresse… Dai, telefona.»

«No… no… Guarda, ogni attimo è stata un’emozione… Lo raccontavo ora a Simona. Se non avete impegni perché non fare un’appendice stasera da noi. Schieriamo tutta la famiglia… Sì anche Oscar e Milly… Hai detto bene: un’orgia in piena regola. Aspetto la tua conferma per preparare la festa.»

Non facciamo in tempo a scambiarci un bacio che il telefono torna a squillare.

«Ci proveremo anche noi… Per noi sarà più difficile. Stavamo già scaldando i muscoli… A più tardi.»

«Ci siamo. Alle sette saranno qui. Pensa… Ha detto che oggi si sarebbero risparmiati. Ma si vede che il destino vuole così.»

«Piuttosto, cosa sarebbe quel ‘scaldare i muscoli’?»

«Sarebbe per un 69 tra di noi, ora che non abbiamo quei due tra i piedi.»

Il divano ci accoglie.

E orgia sia!

Un clima di aria tiepida con una leggera pioggerellina avvolge la Città.

Glory e Michele arrivano avvolti in quegli impermeabili di pura plastica, tascabili che proteggono dalla pioggia, dai capelli ai piedi. Esteticamente sono orribili, ma nel momento in cui se li tolgono, anche noi scopriamo il motivo di quel dozzinale abbigliamento: sono in perfetta tenuta da orgia.

Ne ridiamo tutti. Ci guardiamo interrogativamente. Milly rompe il ghiaccio. Con mossa da avanspettacolo sfila l’abito e presenta il suo procace corpo, con il triangolino sbarbato, ricoperto appena da un micro-tanga e ininfluente reggiseno. Questo cadrà nel giro di qualche secondo. Oscar, in quanto suo fidanzato, sarà lui a succhiarle per primo i capezzoli. Tutti applaudiamo. L’orgia è ufficialmente aperta. Io e Simona ci spogliamo vicendevolmente. Glory si associa a noi due e la liberiamo dalla sottoveste: unico capo che la ricopre. Michele, con il suo fare da timidone si gira per togliersi l’abbondante t-shirt che cela il rigoglioso fallo. Si volge verso di noi che dobbiamo prendere atto quanto questo sia imponente. Un sincero applauso.

Il bacio che ci scambiamo collegialmente, prevede lo scambio di lingua e palpatine erotizzanti.

Non sarà facile, caro diario, riportare tutto quanto sta succedendo qui questa sera. È sicuramente importante lasciare una precisa testimonianza dello spirito con cui avveniva l’approccio al sesso, nel Terzo Millennio. Ci proverò.

Michele viene subito opzionato da Simona. Le cui dita si avvinghiano attorno al poderoso uccello. Oscar è su Glory. Io ho già Milly che in ginocchio mi sta dignitosamente leccando la figa.

La verità ai posteri

La marcata timidezza di Michele, costringe Simona a gestirlo completamente: Lo fa calare a terra sul Bukhara. Riflessione su riflessione, lui, porta verso le labbra della sua figa il ninnolo che ostenta tra le cosce. Lui esegue ogni suo desiderio e ha già il glande immerso negli umori di lei. Molto probabilmente quel suo dimostrarsi impacciato è dato – sempre a causa della timidezza – dal non iniziare quell’avventura sessuale dal culo. Come abituato in famiglia.

Con Milly siamo lì di fianco a fornicare e me ne accorgo.

Bisbiglio qualcosa a Simona che comprende lo stato d’animo del suo partner.

Fa tutto lei… Sfila l’uccello dalla bernarda… ruota su sé stessa… Porge il dodo palpitante al ragazzo che si illumina di gioia.

Non un gemito da parte di lei: quel cazzo prende pienamente possesso del culo della dottoressa Simona Zinani. Che apprezza e gode.

Oscar ce l’ha ancora nella bocca di Glory che, sulla di lui cappella, sta ripassando tutto lo scibile che ebbe a ricevere da sua nonna Albertina sul bocchino bolognese. Oggigiorno DOCG.

Oscar è preoccupato: sente che il suo corpo ha iniziato l’elaborazione di un imponente quantità di sperma con cui omaggiare la raffinata bocchinaia. Sa che se ciò avvenisse, quanto tempo passerebbe prima che il suo uccello riprendesse vigore? Partecipa la propria preoccupazione a Glory che comprende. Qualche mossa e anche lei è carponi sul Bukhara: il culo come sua abitudine, quando inizia una tenzone amorosa con il proprio bene. Ma ‘il proprio bene’ offre sempre un’inculata carezzevole. Oscar, pieno d’eccitazione per il bocchino, non va per il sottile. Glielo sgnacca in culo senza troppo riguardo facendole emettere un soffocato lamento.

Quasi subito tutto si ricompatta. Nell’ambiente risuonano sospiri e mugugni di piacere dalle due inculate.

«Ti sento assente» mi dice Milly mentre sta leccandomela.

«Hai ragione, Tesoro. Sono distratta dalle belle inculate che si stanno godendo queste due porche.»

«Se vuoi, nello zainetto ho uno strap-on. Potrei incularti con quello… Poi tu potresti inculare me. Così, dopo, tutte l’avremmo preso nel culo.»

«Mi dispiace, non amo i cazzi artificiali.… So pazientare in attesa di quelli, adesso, impegnati.»

«Come vuoi tu.…»

«Se adesso mi dedichi un po’ più di attenzione ti faccio venire subito.» Si rituffa sulla mia pastosa figa.

Agli orgasmi di Simona e Glory si decide per un break. Ci prendiamo l’aperitivo. Ho preparato un giro di Moscow Mule.

Glory, soffre un po’ per la graffiante inculata di Oscar. Affida il culo all’unico medico presente che la sottopone a un medicamento non certo degno della buon’arte medica: un cucchiaino di Moscow Mule sulla parte lesa con una poderosa leccata a seguire. Non ci crederete, ma Glory sta dicendo che le è scomparso ogni fastidio. Vuole baciare la sua benefattrice, ancora intenta nell’espulsione di peli del culo che le si sono infrattati tra i denti.

Poi Simona mi viene accanto e dopo un sincero lingua-in-bocca mi dice: «Che bella idea hai avuto. Una festa così l’ho sempre sognata.»

Sempre con grande discrezione, Michele si avvicina a noi: «Voglio sperare che prima di lasciarci mi facciate l’onore di accogliermi nelle vostre fighe con lingua e uccello.»

«Io sono disponibile subito… Così mi viene subito fame ed è l’ora giusta.» Lo prendo per mano e saliamo gli undici scalini che portano in camera. Con quel tozzo di pene che si ritrova, lo voglio fare con tutti i crismi di una intima chiavata.

L’intimità rende il ragazzo più disinvolto e meno impacciato. È lui a spingermi sul letto e, con fermezza, ad allargarmi le cosce.

Si comincia di lingua. La sento scorrazzare nell’inguine. Ha una lingua tenace che muove sapientemente. Ora sta stuzzicando lì dove normalmente sono cazzo o dita a farla da padroni. Brividi scorrazzano in me per ogni dove. Abbandona quel punto per andare alla ricerca del clitoride. Lo scova e sono altri brividi che si aggiungono e mi fanno fremere.

«L’uccello, Michele!» Lo imploro. Neppure il tempo di un sospiro ed è in me con tutta la sua prestanza. Con le dita gli artiglio i glutei. Lo tengo fermo, immobile nel più profondo del mio corpo. Quando allento la stretta parte il ritmo sostenuto della sua scopata. In tutto quel fricandò di piaceri e godimenti, ha pure la delicatezza di dirmi parole dolci… Affettuose.

«Michele, vengo!… Mamma, che bello!… Sto venendo!… Dai, vieni anche tu.… Sborrami tutta!» e lo sento schizzare in me. La sua stretta è forte. Mi dà sicurezza. Quella di non perdermi nei meandri dell’orgasmo che mi sta sopraffacendo. Sarà una sequela di baci e carezze a completare quella magistrale opera.

Siamo seduti sul letto, mano nella mano e ci accorgiamo che nella maestosa poltrona Frau è seduta Simona: è salita, quatta quatta, dietro di noi per godersi, live, il romantico amplesso.

Michele legge negli occhi di lei, il suo pensiero. Mette mano al proprio uccello – ancora in splendida erezione. E… – «Se può ancora entusiasmarti…» Simona balza sul letto.

Anche se la mia curiosità vorrebbe che rimanessi per vedere come gode con un bel maschio la mia compagna, li lascio. Visto che l’intimità gioca tanto sulla resa del nostro stallone.

Sotto, non si sono persi d’animo: Oscar l’ha messo in figa a Glory che sta leccandola a Milly, che gliel’ha calata dall’alto.

In poltrona mi accendo una sigaretta osservando l’impegno con cui Oscar soddisfa la libidine di Glory che a sua volta tenta di placare l’incontentabile Milly.

Urla e incitamenti a gran voce potrebbero turbare la rigorosa morale della famiglia del ragionier Ferretti, al piano di sotto.

L’orgasmo di Milly è preannunciato da una sua plateale contorsione accompagnata da grida oscene. La segue Glory con una mistica benedizione all’uccello di Oscar che tanto l’ha fatta volare. Oscar si limita ad appoggiarglielo sul ventre mentre ancora sta schizzando. Per correre poi da me: «Ti sono piaciuto, Amo?… Visto?… Ne ho fatte godere due nello stesso tempo!» È orgogliosamente soddisfatto.

Milly e Glory si sono abbracciate. Strette tra di loro stanno sforbiciando: figa a figa. Loro, di figa non sono mai sazie!

Un buon rum caldo fa da tonico. Segue l’organizzazione per la distribuzione sui letti.

Milly e Oscar nella cameretta di sotto: Milly reclama ancora amore dal suo fidanzato.

Io e Simona accogliamo la coppia ospite nel nostro lettone.

Ci stringeremo!

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