Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

RossThePig SAKURA

Sempre più proficua la collaborazione tra Flavia Marchetti e RossThePig

Ognuno ci mette del suo

In Giappone, i fiori di ciliegio simboleggiano una metafora per la natura effimera della vita. È un importante aspetto della tradizione culturale giapponese. I fiori di ciliegio sono riccamente simbolici. Utilizzati spesso in varie forme di arte di quel popolo. Lo hanami è la secolare usanza giapponese di godere della bellezza della fioritura primaverile dei ciliegi da fiore.

Sono un affascinato cultore delle arti nipponiche. Pur non essendomi mai recato in quei luoghi. In compenso, fin da bambino, ho collezionato immagini di questa pianta. Credo di averne oltre 500. Quella però che, al suo cospetto, ha scatenato in me un intenso brivido è tato quando…..

Beh, ve la racconto…

Tra due giorni è il 25 e a Trieste, tutta la Città sembra doversi riversare qui, in Borgo San Sergio, per gli acquisti del Natale

Non so proprio perché son venuto tra queste bancarelle. Non ho proprio idea di cosa potrei comprarmi.

Intanto mi distraggo guardando i culi delle giovani donne che mi si aggirano attorno.

Ma sarebbe più corretto dire che cerco di immaginare quel che sta dietro le abbottonature……

<Ei, Ross… cosa ci fai qui? Questo è un reparto quasi del tutto femminile. Non sarai venuto a lanciar ami?> È Ludmilla. Con lei ho avuto un irrisolto flirt, nato e finito all’interno della mia auto quando le davo un passaggio a casa dopo il lavoro. Ludmilla, 24 anni. D origine russa, bionda occhi azzurri capelli lisci e lunghi, oltre a fare l’assistente, fa anche la modella. Spesso la chiamano per sfilate di moda. Ha lavorato quale assistente presso il nostro gruppo. Ora lo fa per uno studio privato vicino casa sua.

Ci salutiamo e ci abbracciamo calorosamente. In un bar ci fermiamo a riscaldarci con una cioccolata in tazza. Chiacchiere sul tema, A te come va? E mi dice che ormai è diverso tempo che è single. Mi racconta che il fidanzato l’ha tradita e lei si è vendicata andando a letto con il suo miglior amico.

<Dai che t’accompagno a casa.>

Si ride e si scherza durante il tragitto… e se accidentalmente una mia mano le sfiora le gambe, con tutte le dovute scuse, la reazione è: <Ho pensato volessi mettermi la mano tra le cosce> e un sorriso. Non voglio deluderla e la mano ci finisce.

L’eccitante calore delle polpose cosce, lì dove cessa la copertura delle autoreggenti, mi spinge a domandarle: <Da quanto non fai sesso?>

<L’ultima volta l’ho fatto con il mio tatuatore>

<Hai messo su un tatuaggio? Cos’è?>

<accompagnami su che ti mostro> la giornata promette bene… meglio consolidarla. Lancio la mia idea e ci fermiamo a fare un po’ di spesa. Cucinerò il mio piatto forte: una sostanziosa carbonara. Che bisogna accompagnare con una buona bottiglia di bianco.

Sono ai fornelli e la bella Ludmilla si mette comoda, trasmigrando in una canotta nera dove i capezzoli a punta spingono il tessuto facendo immaginare i seni che ornano. Porta pantaloncini e pantofoline rosa con un pompon.

In quella piccola cucina fa caldo. Tolgo il maglioncino e resto in camicia.

Lei apre la bottiglia di vino e ne riempie un paio di bicchieri. Io mi interesso a scoprire dove porta il tatuaggio che ha dato il la a questo incontro. Lo sguardo ne esplora la figura: un culetto che è un bijou con gambe meravigliose. Pur se si atteggia più a casalinga che a donna sexy, quale è, mi sta facendo crescere l’eccitazione.

La carbonara è riuscita bene. La spazziamo via in un baleno. Con lei la bottiglia di vino.

I discorsi prendono un’impronta piccante. Le faccio notare i suoi capezzoli inturgiditi. Lei, il gonfiore che aumenta tra le mie gambe.

Allunga i piedi su una seconda sedia e il movimento mi mostra che non porta mutandine. Il cazzo si tempra definitivamente tra sé e s.

Ormai non c’è più tempo per tergiversare. Si passa ad inviti diretti. Piccoli toccamenti che parrebbero casuali ma che non lo sono, tant’è che si accompagnano sempre ad un malizioso sorriso.

L’aiuto a sparecchiare. Il cazzo, nel suo gonfiore, spinge contro la stoffa dei pantaloni. È il momento in cui, lei mette piatti nella lavastoviglie. Si china. Ho innanzi agli occhi il primo piano del culo. Il leggero tessuto dei pantaloncini si è infrattato tra le chiappe.

È troppo!

L’arrapamento non lo riesco più a controllare. Le vado dietro e mi appoggio a lei. Si strofina come una gattina in calore. Spinge. Sfrega. Gira e rigira il culo sul rigido cazzo che percepisce oltre le vesti. Sembra inchiodata in quella posa lasciva ad angolo retto sulla lavastoviglie. Infilo le mani sotto la canotta e prendo le sue tette in mano. gliele stringo. Gioco con i capezzoli. Si gira e in ginocchio fa le poche operazioni per abbassarmi i pantaloni. Il cazzo è libero e rigoglioso.

Lei lo prende nella bocca. Io mi beo del calore, morbidezza, nonché di tutta l’arte della sua lingua. In un baleno la ragione del mio orgoglio scompare nella sua gola. Ingorda maiala!

Senza tregua, lo lecca. Gli si strofina sopra con la faccia. Pare godere solo per il fatto di averlo in possesso. Tutto per sé! lo stringe. Ne succhia i testicoli, prendendoli completamente in bocca.

La tiro su. Lei si aggrappa al lavello. Da dietro le abbasso i pantaloncini.

Le strofino la cappella tra le grandi labbra. Lei ci spinge contro la figa. È già ben scivolosa dai succhi del desiderio. Il cazzo viene come inghiottito. Una sorta di risucchio che lo conduce ne sua più intima profondità. La tengo per i fianchi e la faccio sussultare di piacere per il mio deciso andirivieni ritmato.

È in questo momento che levandole la canotta entro in contatto con la meravigliosa arte grafica nipponica: un ramo di ciliegio in fiore tatuato lungo tutta la schiena. Colorato e bellissimo: stupendi fiori bianchi e rosa su sottili rami, coronato da foglioline verdi.

Resto incantato! Fermo il ritmo della pecorina. La mia mente eccitata è distratta da quel tatuaggio artistico. Tanto delicato, sensuale, elegante e sexy nello stesso tempo.

Le chiedo cosa rappresenti. È il nipponico sakura, sinonimo di passione, amore e di libertà sessuale.

Le accarezzo a lungo la schiena. Il tatuaggio diventa il landscape di questa occasionale scopata.

<Come mai l’hai voluto proprio sulla schiena?> Mi dice che lei ha una passione per la pecorina. Ha così voluto incentivare l’erotismo di questa posizione sessuale. La giro. Le ficco la lingua in bocca. Con il cazzo nella figa la prendo in braccio. Mi avvolge con le gambe. Mi stringe le braccia al collo.

La sdraio sul tavolo. Gliela lecco. Succhio il clitoride. Un braccio sotto le ginocchia, spingo le gambe indietro, mettendo all’insù tutto il suo bacino. Due dita nella figa, alla ricerca del punto G.

Le si alza il godimento. Si agita. Geme, grida.

Improvvisamente allarga le gambe per liberare uno squirt impetuoso. Quasi il fiotto di una bottiglia di champagne che si stappa.

Far squirtare una bella femmina è sempre motivo di macho orgoglio per un maschietto. Per cui non mi adagio sugli allori: la mia lingua rispolvera il palmares del Liceo “U.Foscolo”, quando una commissione di studentesse, di cui non ebbi mai la fortuna di saper chi fossero, mi indicò quale miglior lingua da cunnilingio di quell’anno. Allora avevo diciotto anni, ma avendo sempre coltivato il genere ho sempre continuato a mietere successi.

Figuriamoci su quel corpo istoriato da quell’immagine che già solo lei mi emoziona.

Un provvidenziale kleenex, lì nei pressi, mi asciuga il volto e mi rituffo in quel braciere di passione. Lecco e succhio alacremente, mandandola in sollucchero. Lo griderà al mondo con armonici sospiri, sussulti e una copiosa colatura di succhi. Rivoli orgasmici che per il perineo raggiungono il buco del culo. Lo penetro con il dito medio. Lei, di suo, si masturba il clitoride con misurati schiaffetti sopra.

Ha ancora voglie inappagate che le frullano per la testa. Scende dal tavolo. Si china col volto sul tavolo stesso, riprendendo la posizione della pecorina.

Ancora innanzi ai miei occhi, la magnifica immagine del suo tatuaggio. Le sue mani allargano le chiappe per sottolineare il pulsare del buco del culo.

Non posso certo rifiutare un’offerta sì tanto generosa, servita a fianco di quell’opera d’arte che da sola mi conduce all’orgasmo.

Appoggio la cappella al bordo del buco del culo. Piego le ginocchia. Il cazzo entra liscio fino in fondo. Spingo il bacino sempre più velocemente, avendo di fronte l’immagine, simbolo di quella primavera che verrà.

La delicatezza di quel disegno è in netto contrasto con l’impeto con cui sto pompando quel culo.

Sto per venire, ma voglio evitare di profanare la leggerezza di quei fiori sporcando con un volgare schizzo di sborra i delicati tratti dell’artista. Non mi resta che eiaculare dentro.

Estraggo il cazzo già scarico. Un rivolo di sperma fuoriesce dal culo andando ad unirsi agli squirt di Ludmilla che stanno sgocciolando sul pavimento.

Lei acconsente che le fotografi il tatuaggio.

<L’aggiungerò alla mia collezione.>

<Di culi che hai violato?>

Serenamente sta spalmando la Crema Rinfrescante del Dott. Lamagna sul buco del culo.

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