Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Quando diventai scrittrice

L’autrice
FLAVIA MARCHETTI

Grazie ad Hans, mamma ed Isolde

Flavia dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard
del dr.Hans Stortoghårdt, editore dal 1971 in Borgergade 9, 1300 København

L’azione si svolse a Cesenatico nel 2004, il 14 luglio!

Tra queste righe incontrerete

Flavia Marchetti, nata nel 1988 che racconta proprie esperienze erotiche e letterarie
Ines Marchetti Alberti, mamma di Flavia, nata nel 1958, di professione giornalista free lance
Bagno Romeo, uno dei tanti stabilimenti balneari dell’Adriatico romagnolo
Enstooghard, Borgergade 9, 1300 København, La casa editrice dei miei racconti
Isolde, nata nel 1968, moglie di Hans. – Isl, quando Hans la tromba – È lei che cura le traduzioni con l’italiano e l’inglese
Hans Stortoghårdt, nato nel 1964. Il mio editore
Giovanni, ha la mia età. È un bel ragazzo
Dante, si proprio lui, l’Alighieri. Se non lo si cita, che cazzo di testo italico sarebbe!
Hotel Brotas, teatro della tragressione
Irma, la mia amica del cuore. Quella dei 69
Il fresco il vento dell’Est

Ho 16 anni e come ogni anno passo le vacanze estive con mamma nella casa dei miei a Cesenatico. Molto tempo di quelle giornate lo trascorro sotto l’ombrellone al Bagno Romeo. Già dopo una settimana ho una tintarella da fare invidia.

Sono giovane e belloccia.

L’ombrellone che mamma tiene affittato per tutta la stagione è sempre affollato: ragazzi e ragazze della mia età mi tengono chiassosamente compagnia. Non mancano però uomini con qualche lustro più dei miei che data l’abbondanza femminile che lì si raduna, sperano che qualcuna di noi, sentendo la lontananza del proprio padre, caschi fra le loro braccia.…

Ci sono i vicini d’ombrellone: una coppia danese venuti a rimpinzarsi del caldo sole della nostra Riviera. Lei, Isolde, lui Hans: una quarantina d’anni, non biondo. Atletico. Tutti e due parlano correttamente la nostra lingua.

Mamma con loro ha fatto amicizia: hanno una casa editrice a Copenaghen e pubblicano alcune riviste. Per me quella dell’editore è una professione affascinante. Io ho un’attrazione smodata per la letteratura… Scrivo e stampo in maniera artigianale: computer e fotocopie. Copertine in bianco e nero su bristol. Il mio ristretto pubblico è quello dei miei compagni di scuola. Sono raccontini. Piccole storie a carattere sentimentale. Sempre focalizzate sui momenti più intimi ed erotici del loro svolgimento. Insomma, storie sporcaccione. In genere suscitate da confidenziali racconti di amiche su flirt che loro stesse stanno coltivando in quel momento.

Sentire quindi herr Hans raccontare le peripezie di un editore per mantenersi a galla nel difficile mondo dell’editoria, soprattutto in quella dei magazine, mi incuriosisce assai. Hans descrive quel mondo con particolari che lo presentano, a me adolescente, come l’affascinante meta del mio futuro. Pendo dalle sue labbra ogni qual volta cita i problemi della sua azienda.

Lui si compiace di questo mio interesse e fa di tutto per tenere sempre vivo l’argomento.

Praticamente sono sempre sotto a quell’ombrellone e non manca che fra di noi si instauri una certa confidenza.

Hans non vede l’ora che Isolde si allontani e allora avvicina il lettuccio al mio e mi chiede di parlargli dei miei racconti e sintetizzare le trame delle storie che ho scritto e che io, pur con quel minimo di vergogna che si addice a una ragazza della mia età, gli racconto.

«Il bello di quanto mi dici è che mi sembra che siano storie che profumano di realtà. È una cosa importante per un lettore accorgersi che quanto sta leggendo è successo veramente e che chi le racconta ancora vive, le stesse sensazioni dei personaggi, mentre le scrive. Sono convinto che questo tu lo sappia fare molto bene. Quando riuscirò ad avere fra le mani uno dei tuoi scritti potrò dirti cosa aggiungere o modificare, oppure… quando lo pubblicherò.»

Parole che rimangono impresse nella mia mente. Così decido di marinare per un pomeriggio la spiaggia e resto in casa a scrivere un breve racconto da far leggere subito a colui che ormai, fra me e me, chiamo il mio editore.

Per questo test mi manca però quell’ingrediente che secondo lui è molto importante per il lettore: la veridicità. Ci penso un attimo, ma so che non è un problema.

Mamma dopo il pranzo torna alla spiaggia e io ho a disposizione tutto l’appartamento per costruire un momento di erotica libidine da descrivere in tutta la sua veridicità.

Giovanni, ha la mia età. È un bel ragazzo e tutte le amiche vorrebbero flirtare con lui. Ma lui ha in mente solo la sottoscritta che lo tiene lontano perché in parole povere lo considera vanitoso e banale: lo stereotipo di chi possiede solo la prestanza fisica e che esibita quella, non resta nient’altro.

A questa mia età, pur avendo già conosciuto alcune volte i piaceri del petting, sono ancora vergine ma di questo non me ne dolgo. Convinta che sarà il regalo che farò al mio grande amore che so per certo, non tarderà a rivelarsi.

Al momento sono interessata solo all’amore dei miei personaggi, fra e sulle righe, e non vorrei avere intorno alcun spasimante o moroso che dir si voglia. Anche perché di sfoghi erotici, anche se a modo mio, ne ho a sufficienza.

Ecco, Giovanni, oggi, fa proprio il caso mio. Un colpo di telefono e dopo dieci minuti Giovanni è qui a mia disposizione.

«Oh John – e scatta la prima menzogna – debbo scrivere entro oggi un racconto per un importante editore. Mamma non ha voluto rinunciare alla spiaggia e io qui da sola non riesco a concentrarmi. Se tu fossi così carino da farmi compagnia, potrei mettere il tuo nome al personaggio principale della mia storia. E magari anche il mio alla protagonista femminile. Fra loro dovrebbe saltarci fuori una bella storia di passione.»

«E cosa dovrei fare in particolare?» Giovanni non ha chiaro la sua precisa funzione ma avere un ruolo in una qualsiasi cosa in cui ci sia io, lo fa gongolare.

«Niente. Se non quello di stare qui attorno a me mentre butto giù il racconto e farti vedere quando alzo gli occhi dalla tastiera. Sai… noi scrittori quando lavoriamo siamo un po’ strani. Magari, di tanto in tanto, te ne leggo qualche brano e ci ragioniamo sopra assieme.»

«Vuoi che mi tolga la maglietta così mi vedi a torso nudo. È il mio lato migliore.» Va oltre il ragazzo e io non vedo perché non assecondarlo. Sarà meno problematico portarlo a quello che, in definitiva, vorrò da lui. In quel momento pensavo di convincerlo a mostrarsi mentre si faceva una sega.

«Ma certo che devi stare con il tuo bel torace in vetrina.» Sfila la t-shirt. E mostra la bellezza della muscolatura del torace.

Anch’io vado oltre: lo abbraccio e mi viene spontaneo baciargli i piccoli capezzoli che esibisce. Non l’avessi mai fatto. Mi trovo la sua lingua in bocca e fatico molto a rientrare nel ruolo di scrittrice e sospendere quell’esercizio che mi sta dando fremiti e altre sensazioni non facili da arrestare.

Non male: volo sui tasti e presto prendono forma alcuni paragrafi. Lui intanto espone un’altra delle sue vanità:

«E se calassi anche gli short? Avresti innanzi a te un’immagine che sono sicuro stimolerà la tua fantasia.» Non attende risposta. Esegue. Mi ritrovo ad avere innanzi un bel fusto con uno striminzito slip che cela una rigogliosa erezione.

Per me è troppo. Sono costretta a cambiare parte della storia. Non sarà più quella di un baldo giovane che si masturba nel fresco ricordo dell’amata che da poco l’ha abbandonato. Ma…

C’è bisogno di una sosta. «Dovrebbero esserci in frigo delle birre. Ce ne facciamo un paio?»

Non basta. Quella prominenza spudorata è sempre lì innanzi ai miei occhi. Penso che sia un delitto non approfittarne. Mollo la bottiglietta della birra e faccio che anche lui se ne liberi.

Oramai il suo uccello fatica a restare coperto dai pochi centimetri dello slip. Gli calo un po’ l’elastico e spavalda spunta la cappella, a stento trattenuta nel prepuzio dal frenulo. Me la gingillo un po’ fra le mani per poi portarla alla bocca.

Profuma di cazzo. Un odore che mi piace. Lo lecco. Succhio. Lo accarezzo con la lingua. Lui è percorso da brividi. Tiene ferma il mio capo contro il bacino. Dice un po’ di stupidaggini. Chiaramente sta già preparandosi a venire. Dal canto mio ho già in testa quel che voglio descrivere e potrei anche sospendere l’artifizio. Ma sarebbe veramente una mossa vigliacca.

Giovanni non mi è particolarmente simpatico ma il suo uccello è veramente un bel pezzo e così decido di andare sino in fondo: mano sotto lo scroto. Qualche giro di lingua attorno alla cappella e aumento la portata delle pompate. La bocca mi si riempie del suo succo. Non posso che deglutire il tutto prima che ne arrivi una seconda tornata. Mi diverto e continuo a pomparlo finché non lo sento striminzito. Lui vorrebbe mettersi ad amoreggiare ma glielo impedisco:

«Debbo finire il racconto.»

Mi rimetto a pigiare sui tasti. Adesso però il problema è tutto mio. Non è cosa semplice l’interruzione di un atto sessuale.

Bene o male aver avuto fra le mani quel po’ po’ di cazzo ha acceso anche la mia caldaia: ho il ventre in subbuglio e la figa gocciolante. Giovanni è stravaccato, in pieno rilassamento, sul divano. E’ appagato e sta sonnecchiando. Di tanto in tanto si accarezza il cazzo che gli pende moscio fra le gambe.

Mi sfilo le mutande e mi metto lui innanzi sollevando la gonna quel po’ che serve per mostrargliela. Ha un sussulto, poi ci mette la faccia. Ci dà con la lingua ma è un disastro. Quasi quasi me ne fa passare la voglia. Opto per cose più semplici: «Ti va di farmi un ditalino?»

Ho talmente bisogno di scaricarmi che riesco a godere quel tanto per arrivare a stanotte alla rituale masturbazione di ogni sera. Di lui, non ho più bisogno.

Gli dico che è l’ora in cui dovrebbe rientrare mamma. Così tela e mi ridedico alla mia storia.

Sono le cinque e il mio testo è concluso. Stampo e vado in spiaggia.

C’è mamma sotto l’ombrellone e anche Hans e Isolde. Lei e mamma decidono di fare una passeggiata fino al porto e io mi azzardo ad esibire il mio capolavoro ad Hans. Lui si siede di fianco a me e mentre scorre il testo, trova il modo di accarezzarmi il ventre. Lui non sa ma è il gesto che mi fa subito venir voglia di godere. Sento già che sto bagnandomi.

Lui legge con molta attenzione e man mano che si inoltra nella storia si fa più intensa la pressione della sua mano sul mio ventre. E scivola sempre più in basso.

Non me ne accorgo quasi, tanto sono ansiosa di conoscere cosa ne pensa di quel che ho scritto:

«Non c’è niente da aggiungere ne dà togliere. Mi piace così. Domani mi faccio mandare copia di un contratto e se ti va, me ne scrivi altri nove, più o meno della stessa lunghezza.»

Non ci sono più bagnanti attorno all’ombrellone.

Dal ventre le sue dita hanno varcato l’elastico del bikini e stanno rovistando fra la giovane peluria. Lo lascio fare e mi stendo.

Un suo dito è fra le umide labbra. Sussulto.

«Ti piace?»

«Sei arrivato al momento giusto. Quando scrivo mi immedesimo e l’eccitazione mi invade. Oggi ho scritto, stampato e sono corsa qui. Per fortuna siamo solo io e te e tu hai capito tutto. Stanotte ne scrivo un altro.»

Hans mi abbraccia e bacia. Mette una passione tale che non avevo mai trovato nei baci dei ragazzi che con me ci avevano provato.

La sua lingua ha volato all’interno della mia bocca.

Quasi la conoscesse. Ha toccato tutti quei punti che mi fanno perdere la testa. Ha succhiato a lungo la lingua e intanto ha stretto con vigore la figa.

«Oh Hans, che sballo mi stai facendo provare!» Riesco a dirglielo solo quando la sua bocca lascia la mia, per dedicarsi ad altre parti del mio volto.

Il suo masturbare è idilliaco. Mi fa vivere emozioni che non immaginavo. Mi agito. Mi contorco. E lui ora aggiunge un secondo dito. E’ delicato ma deciso nei movimenti. Cerco la sua bocca con la mia. Mi ci attacco di nuovo. E vengo.

Lui resta nella mia figa finché non sente che ho smaltito la sbornia del piacere. Gli prendo la mano e la porto alla bocca. Percepisco i miei più intimi umori e torna a risalire in me l’eccitazione. Hans si sdraia di fianco a me. Mi sorride. Sfiora le labbra con le sue. Adesso gliela darei proprio volentieri. Ma non succederà. Romanticamente sarebbe un finale di giornata strepitoso: in sul calar del sole. Su quel fragile lettuccio di plastica.

I bagnanti hanno abbandonato la spiaggia. Sul bagnasciuga il bagnino e il suo aiutante stanno tirando a secco i patini.

C’è un altro ombrellone ancora aperto. È quello di due giovani che mamma ha conosciuto e dice che sono sposini in viaggio di nozze. Sono anche loro distesi su un lettuccio: scopano.

Hans intanto mi ha preso una mano e la sta conducendo fra le sue gambe. Vedo il suo costume da bagno rigonfiarsi.

Lo sento robusto, duro. Libero la mia dalla sua

mano e l’affronto di mia iniziativa. È bello tosto. Grosso. Chissà se mi farà male quando entrerà in me. Perché è questo che voglio. Lo libero dal costume e gli vado sopra. Lo sento sotto di me, fra le mie cosce. È caldo bollente. Faccio per calarmi lo slip. Lui mi ferma e sconsolatamente mi fa capire solo con lo sguardo che non si può fare. Scendo dal suo corpo e glielo riprendo in mano. Mi metto a menarglielo forsennatamente. Con tutta la rabbia che quel diniego ha procurato in me.

Ci so fare con le pugnette. Lui apprezza.

Ho sbollito un po’ della rabbia iniziale e i movimenti delle mie mani si sono fatti delicati. Con una gli stimolo il glande, con l’altra gli accarezzo lo scroto. Sospira profondamente e contrae i muscoli del ventre.

«Sei una bambina meravigliosa!» Mi dice con quella sua buffa cadenza.

Si attacca alle mie labbra. Socchiude gli occhi e si tuffa nel piacere che sto donandogli. Gli dico che mi piacerebbe farlo venire nella mia bocca.

Non è d’accordo: «Costruiremo una nuova occasione. Ne costruiremo tante. Vedrai – nella sua incomprensibile lingua mi esorta ad aumentare il ritmo della masturbazione – Hurtigere … Hurtigere …. Så. Så. Ãh, min Gud!!» Esplode. Un lungo bacio e rimette a posto l’uccello.

Lui dà un’occhiata in giro e: «Ãh, min Gud, Isolde og din mor» Un veloce sguardo tutto attorno e non è difficile capire cosa è successo su quel lettuccio. Soprattutto il costume di Hans ne ha trattenute eloquenti tracce.

«Io sono al bar per una telefonata.» La scusa da usare me la dice in italiano. Qualcosa ha imbrattato anche il mio slip e rimetto gli short.

Hans ha perfezionato la scusa e l’urgente telefonata che doveva fare era per prenotare al ristorante del loro hotel che questa sera avrebbe avuto due ospiti: io e mamma. Per festeggiare il mio ingresso nel mondo della letteratura:

«Non vi farò vedere adesso quel che ha prodotto perché lo leggerete direttamente sui prossimi numeri del nostro magazine. Se domani mi arriva via mail copia di un contratto glielo faccio firmare per ben dieci racconti.»

Isolde che sarebbe stata lei a farne la traduzione dall’italiano sia in danese che in inglese, approva con entusiasmo: «Finalmente avremo anche un autore nella lingua di Dante.»

Io e mamma abbiamo molta confidenza anche per le cose più intime. Lei sa quanti cazzi ho finora maneggiato e io quanti ne ha presi lei. Rientrando però non le dico nulla di questo meraviglioso tardo pomeriggio con Hans. Non è cosa conclusa e quindi la tengo per me. Lei invece mi fa:

«In questi giorni che sei qui, sei stata in spiaggia quando sotto agli ombrelloni eravate solo tu e Isolde?»

«Mo si vè. Anche stamattina: quando tu e Hans siete andati al mercato.»

«E non è successo nulla che ti ha fatto pensare qualche giudizio su di lei?»

«Mi ci fai pensare adesso tu. Per me è stata una cosa molto normale: mi era entrata un po’ di sabbia nel reggiseno. Era fastidiosa e cercavo, senza dovermelo togliere di farla uscire da sotto. Lei, premurosa, mi ha aiutato a togliermelo di dosso. Me l’ha tutto ripulito e prima di ridarmelo, pensando di non essere notata, se l’è sfregato sul viso. Mi ha aiutata ad indossarlo nuovamente e prima che lo allacciassi mi ha accarezzato il sotto delle poppe. Ma per togliere quel po’ di sabbia che poteva essere rimasta. È questo che pensavi? Dai mamma, sputa l’osso. Cosa è successo nella vostra passeggiata verso il porto?»

«Con il traghetto abbiamo attraversato il porto canale. Dall’altra parte, sai bene che non ci sono frequenti stabilimenti balneari. Quindi, anche poche toilette. Mi scappava da pisciare e così ho approfittato che in giro non c’era nessuno e mi sono messo a farla fra due di quei massi che sono lì a rinforzo del molo. Avevo appena cominciato a gocciolare che lei si è chinata come la sottoscritta, mi ha messo una mano nella figa mentre quest’ancora spruzzava e la lingua in bocca. Mi è piaciuto e l’ho lasciata fare. Siamo state un bel po’ in quella specie di risega e ci siamo masturbate vicendevolmente. Lei ha voluto anche leccarmela. Sai, senza tuo padre qui mi manca qualcosa. Nel cammino del ritorno mi ha detto che dal momento che mi ha visto, ha pensato che prima o poi mi avrebbe fatto un attacco e che lo avrebbe fatto anche a te perché le piaci molto. Quindi aspettati di qualcosa da lei.»

A questo punto non riesco più a tacere della sega che ci siamo scambiati con Hans e di quello che vorremmo ancora consumare.

Mamma quando vuole è un demonio!

Qualche passo e siamo innanzi all’Hotel Brotas: «Vieni, che stanotte proviamo a spassarcela.»

Mi prende per mano e si dirige verso la reception dell’albergo.

«Vorrei prenotare una stanza per questa notte che dovrebbe arrivare una mia amica dalla Danimarca. Arriveremo attorno alle 11.»

Carta di credito e allontanatasi dal banco della reception estrae dalla borsa il telefono:

«Isolde… Mi è venuta un’idea… Visto che stasera ceneremo assieme perché dopo non dormiamo assieme io e te… Hans come la prenderebbe?… Bene, allora confermo la camera che ho prenotato al Brotas… Sì, l’hotel un po’ dopo il vostro…» chiude il telefono e, rivolta a me:

«Ecco. Quando avremo finito la cena e io e Isolde ce ne andremo. Tu avrai campo libero a dare la tua verginità ad Hans. Questo è un regalo di mamma per la tua promozione a pieni voti. Sappi che ad Hans l’avrei data volentieri anch’io. Ma dopo quello che mi hai detto può essere cosa tutta e solo tua.»

Che bello avere una mamma così!

La cena che Hans ci offre è una cena ricca di specialità gastronomiche della zona. La sala da pranzo dell’hotel è elegante e anche io e mamma ci siamo intappate con grande cura scoprendo tutto quello che può suscitare libidine e sensualità.

L’insolita serata l’abbiamo preparata assieme sotto la doccia. Massaggiandoci reciprocamente e soprattutto sdrammatizzando e scherzando su quanto avremmo offerto ai rispettivi partner.

Lei sa che quando Irma la mia amica del cuore, dorme nella mia stanza non è solo perché due amiche vogliono raccontarsi i pettegolezzi scolastici ma perché vogliono godersi una notte matematica. Ovvero il totale del numero 69 per le volte che viene praticato.

«Ma io non so neppure come si comincia!» Mi grida dietro lei, fra il rumore dell’acqua che ci scroscia addosso.

«Non dirmi che con papà non l’avete mai fatto?»

«Ma sì che con papà a volte lo si fa. Ma Isolde, fra le gambe ha tutt’un’altra roba.»

«Bèh sì è così… Comunque, se con papà avrai succhiato. Con Isolde dovrai leccare mentre lei te la lecca.»

«Questo lo capisco ma il mio problema è che non ne ho mai leccata una.»

«Mamma, è una cosa talmente naturale che ti verrà spontaneo farlo. – e ridendo e scherzando mi inginocchio e le vado fra le gambe con volto e bocca – Vedi, è semplice. Si fa così…»

Apro le sue labbra con le dita e ne percorro la crepa un paio di volte con la lingua, poi, per quel che riesco in quella posizione, gliene infilo un po’ e vado alla ricerca della clitoride che non tarda molto a farsi notare. “Cazzo, mamma ha una clitoride che pare un minuscolo pene!” È vivacissima. Non ce la faccio a non stuzzicarla!

Mamma è un po’ imbarazzata. Non riesce a resistere al piacere che le sta dando la mia lingua. Si agita e addirittura tiene premuta con una mano il mio capo contro la sua figa.

Lecco con foga!

I suoi umori colano nella mia bocca mescolati all’acqua della doccia. L’erotismo in quel box è all’apice.

Mamma sta navigando nel suo orgasmo a vele spiegate: ansima, mi dà della porca… della figlia degenere ma anche che sono la sua dolce bambina che le sta insegnando come raggiungere pazze sensazioni. Vedo che il vortice dell’orgasmo l’ha succhiata e non la molla. Decido allora di portarla io al massimo. Introduco due dita nella fessura e mi sollevo. L’abbraccio forte. Vibra e si scuote tutta baciandomi con passione come si bacia un amante. Chiude il getto e se ne va avvolta in un ampio telo da bagno.

Anche Isolde si è intappata come per una serata di gala. È molto vivace e per tutta la conversazione inserisce battute e aneddoti che mettono l’accento sulle virtù amatorie di Hans: «Provare per credere.» Hans gongola.

Si vuota l’ultimo bicchiere. Mamma e Isolde se ne vanno tenendosi per mano: «Ci ritroviamo qui domattina alle 8 e 30 per colazione.» Ci dice Isolde allontanandosi.

Hans mi sorride «Vedi, siamo rimasti solo io e te. Dove vuoi andare?»

«Dove vuoi portarmi tu.»

«Se vuoi parlare di letteratura possiamo accomodarci nel salotto qui a basso, è molto comodo. Per tutto il resto invece ci basterà la mia stanza.»

«Direi che la seconda opzione sia quella più idonea.»

«Posso così sperare che esibirai la farfalla?»

«Vedi Hans la mia farfalla stasera è irrequieta e non ha particolare voglia di mostrarsi solo. Vorrebbe sbattere le ali e volare assieme a te. – Con un bisbiglio confesso – Sono vergine. Ma stasera te la darei con entusiasmo.»

È come che Hans abbia ricevuto un calcio nel culo. Si alza di scatto. È visibilmente turbato. Si guarda attorno per capire se eventualmente qualcuno ha potuto ascoltare la mia rivelazione. È confuso e si avvia verso l’ascensore. Io, senza che lui l’abbia chiesto, lo seguo. Mi infilo nella cabina metallica dietro di lui.

Qui capisco che è tornato in sé stesso: mi abbraccia stringendomi forte e così sento che sarà una serata scoppiettante. L’erezione l’ho percepita consistente.

Dal mare spira fresco il vento dell’Est che rende piacevole il clima. La finestra aperta guarda il mare che un po’ rumoreggia. Non me ne frega niente di tutto questo. Scaccio anche dalla mente tutti i consigli che mamma mi ha dato per la mia deflorazione. Ho una tunichetta molto corta e nera. Sotto non ho indossato alcun che. Quando me la sfilerò, il triangolo di peli che ho pettinato e curato, dovrebbe avere un sensuale impatto. La mossa l’ho provata alcune volte innanzi allo specchio. Non indugio.

Eseguo subito la performance. Ha l’effetto sperato. Hans riesce a malapena a chiudere la porta e io gli appaio nuda. Lui ha già in mano il cazzo. Quel po’ di abbigliamento che gli è ancora rimasto addosso glielo tolgo io usando anche i denti.

Sento che lui vorrebbe dedicarsi a qualche preliminare ma io sono già ben in calore e bagnata. Ne ho tanta voglia!

Mi butto sul letto a gambe aperte offrendogliela, forse un po’ trivialmente. La rosa si apre e io mi accarezzo il ventre. Hans mi sorride. Ce l’ha grosso e con una mossa libera la cappella dal prepuzio. Lo trovo meraviglioso!

Sollevo il bacino e protendo la figa verso di lui. Affaccia alle grandi labbra la punta della cappella. È meravigliosamente calda! … Ahh, come sarà bello inghiottirla con la figa!

Mi agito. Muovo il capo freneticamente. Il mio corpo è invaso da piacevoli brividi. La figa cola.

Hans è fermo. Immobile col suo bel cazzo in pugno pronto ad entrare in azione. Ma cincischia. Mi bacia le tette, senza mai spostare il glande dalla figa. Mi fa impazzire!

Sono io a decidermi. Un colpo di reni e vado incontro alla penetrazione.

In effetti una fitta si fa sentire ma poi lui e tanto delicato nell’entrare che quel po’ di dolore si trasforma in piacere. È bello sentirselo dentro. Tutto. Fino al punto più recondito.

Si muove in me ed io prendo a volare. L’orgasmo si compone violentemente. Mi trascina. Mi aggrappo al suo corpo. Mobilito tutti i muscoli che riesco a coinvolgere. Il meraviglioso priapo sta dandomi tanto piacere. Poi il crollo… Mi lascio andare. Lui si muove ancora qualche volta dentro di me. Si spinge più che può all’interno. Lo estrae. Lo appoggia sopra l’ombelico e lascia dilagare tutto il suo succo.

Cielo, che gioia, Non sono più vergine!

Cerco di stringerlo a me ancora con più forza: «Ti amo, Hans.» Mi viene spontaneo dirgli. Ma è pur sempre l’entusiasmo del piacere scoperto da una ragazzina.

È il momento delle coccole e delle intime confessioni. Ci parliamo bisbigliando come ci fosse qualcuno in quella stanza che potesse ascoltarci. I succhi, gli umori e i sudori del nostro godimento si confondono e si uniscono sulle nostre epidermidi.

Di mamma e di Isolde lui ne accenna un attimo citando il capolavoro di un grande autore norvegese: «Domani poi, Isle – come la chiama lui – mi regalerà tutto quello che ha preso a mamma tua. È una vera ladra di erotismi e passioni.»

«E tu, quello che hai preso a me…» Gli dico scherzando.

«No. Quello resta solo per noi. È irripetibile quello… Della nostra notte non dovrà conoscere nulla. Resterà solo cosa nostra’.» Mi dà uno schiaffetto su di una natica e ride divertito sulla citazione saltata fuori. Poco dopo il sonno ci coglie e ci trasferiamo nel mondo dei sogni.

Mi sveglio con le prime luci dell’alba. Hans dorme sereno. Respira profondamente. Non russa. Mi sciolgo lentamente dall’abbraccio che ha cullato tutto il mio sonno. Una buona doccia mi farà apparire quella nuova persona che sono diventata: una vera femmina. Un essere per l’amore da dare ma soprattutto da ricevere.

Una copiosa cascata d’acqua toglie dal mio corpo ogni residuo della tenzone notturna. Mi guardo allo specchio e ammicco con l’immagine riflessa. Mi sembra proprio di essere una cosa nuova. Più bella di prima.

Con un piccolo specchio mi osservo se è cambiato qualcosa nella mia figa. L’ho sempre trovata affascinante e vedo che è sempre uguale. Sento solo un po’ di bruciore. Sulla mensola ci sono creme che usa Isolde. Ne prendo una a caso e me la spalmo sopra e fra le grandi labbra. Mi rinfresca. Continuo per un po’ ad accarezzarmela. Mi piace. Ci provo gusto e vado avanti. Mi tocco un po’ attorno alla clitoride. Mi sembra più sensibile. Mi provoca piacere. Visto che ci sono andrò fino in fondo. Sarà il primo ditalino da quando sono diventata femmina del tutto. Sento crescere in me il piacere. Mi appoggio alla parete…. È il momento in cui entra Hans. Va dritto verso la tazza e si mette a pisciare. Regge fra le mani un fallo imponente che man mano sgocciola si ridimensiona. Resta pur sempre un interessante uccello. Mi fa gola. Nel vero senso della parola. Adesso che sono diventata femmina so che anche se gioco con l’amore non me ne devo vergognare.

Gli vado dietro alle spalle. Lo cingo con le braccia per accarezzargli i testicoli. Lo bacio sul collo. Lui è più alto di me e le mie labbra riescono ad agire all’altezza delle sue scapole. All’inizio della colonna vertebrale. Prendo a percorrerla con la lingua. Ha un sussulto mentre se lo sta sgocciolando.

È un insieme di cose che mi eccita. E allora perché non continuare? Inginocchiandomi, scendo con la lingua fin anche all’osso sacro. Ho una voglia matta di andare oltre. Di insinuarmi fra le sue muscolose chiappe. Dargli brividi da sotto, attorno al buco del culo. Non so, ma credo sia una gran libidine. Per me e per lui.

Mi fermo: lì davanti al cesso non mi piace.

Mi levo e con un’occhiata molto più esplicita di qualsiasi frase lo convinco a tornare sul letto.

Gli sono sopra e posso sfogare quella voglia che mi ha presa vedendolo gestire il cazzo del primo mattino. Lo voglio in bocca!

È così che mi conquisto il primo amante della mia nuova vita. Socchiude gli occhi e si rilassa. Le mie ingorde labbra si aprono per carpire la rigogliosa cappella. Ha appena pisciato e ha tutto l’odore del cazzo. Quel buon odore di cazzo!

Non sono una specialista del bocchino. Da poco mamma mi ha dato qualche buon consiglio per come praticarlo ma non ho avuto ancora sufficienti occasioni per affinarlo. Sono sicura però di non fare brutta figura.

Un buon po’ di questo è già contro il mio palato. La lingua se ne sta prendendo cura. Adesso succhio e la mano dall’esterno fa scorrere in basso e in alto la pelle del prepuzio. Gradisce la dolce tortura, Hans. Il respiro gli si è ingrossato e sussurra frasi nella sua incomprensibile lingua. Gode perché lo vedo sussultare e le sue dita artigliare spasmodicamente le lenzuola. Succhio e lecco con maggior slancio e lui libera nella bocca il primo schizzo che di seguito si triplica. La mia improvvisazione lo ha sfinito e io ne sono orgogliosa.

Mi ringrazia commosso e vuole ricambiare. Ci sa fare, l’editore, e un vivace orgasmo e mi fa apprezzare per la prima volta quel delicato godimento anche da un maschio.

Sono le 8:30 precise quando mamma e Isolde ci raggiungono nella sala delle colazioni. Io e Hans abbiamo già divorato un paio di brioche e una cuccuma di buon caffè. Dobbiamo recuperare le energie spese in amore. Mamma e Isolde sorridono fra di loro. Molto probabilmente il nostro aspetto conferma che quello che volevamo fare l’abbiamo fatto bene.

Isolde si siede di fianco al marito e lo bacia con affetto. Io mi sposto accanto a mamma. La trovo pimpante. Mi pare quasi ringiovanita. La guardo con più attenzione e mi accorgo che porta lo stesso identico trucco di Isolde, un buon po’ più giovane di lei. Appoggio il volto al suo fianco e noto che qualcosa in effetti è cambiato: è senza reggiseno. Non era mai successo.

Hans inizia le chiacchiere raccontando alcuni argomenti di cui avevamo parlato nella nostra notte. Molte sono mie considerazioni su opere erotiche di grandi scrittori. Hans dice di essersi stupito della vivacità e profondità della critica. Prevede per me un futuro in testa alle classifiche.

«Non vedo l’ora di rientrare a Copenaghen per definire un progetto editoriale che veda ogni sei mesi una tua pubblicazione campeggiare nelle più importanti librerie di tutta Europa e diffuse a dispense con i nostri magazine.»

Mamma è orgogliosa di me e mi stringe contro la sua calda tetta. La bacio e ne approfitto per sussurrarle «Come ti senti?». Mi strizza un occhio e mi fa segno con il dito pollice alzato.

«Purtroppo loro domani se ne vanno. Peccato, adesso che abbiamo imparato a conoscerci meglio. Per Natale, però, sono già d’accordo con Isolde, andremo noi a far conoscenza con le renne.»

«Questa mi sembra una bella idea… Posso baciarvi, così me ne vado a comperare i giornali.»

Era il 14 luglio 2004

Così, grazie ad Hans, mamma e Isolde sono entrata in giovane età nel mondo della letteratura E sono già quindici anni che ci sto comodamente. Non guadagno cifre da star ma ho già vinto tre premi e sono ogni mese sui magazine di Enstooghard,

Con Hans, siamo stati amanti per forse sei mesi. Poi ci siamo allontanati. Ciò nonostante ogni volta che Lui è venuto in Italia abbiamo sempre fatto all’amore. Scegliendo ogni volta per palcoscenico, sensuali camere da letto in hotel ubicati in scorci di grande impatto suggestivo. Come si addice ad ogni romantica narratrice.

L’ultima volta, solo cinque mesi or sono.

Anche con Isolde si è cementata una intensa amicizia. Soprattutto con mamma. Lei, è in Italia molto più spesso e, se può, si ferma anche a visitare le mie lenzuola.

Soprattutto per mantenersi aggiornata sulla nomenclatura della fornicazione. Essenziale per le traduzioni dell’hard-core.

©FlaviaMarchetti2020

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