Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Premio Saffo XXI secolo

L’Autrice

FLAVIA MARCHETTI
Scrittrice di bella presenza

Vincitrice del Premio Saffo Terzo Millennio XIX edizione, 2019, Flavia Marchetti dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard Ltd – København

©FlaviaMarchetti 2021

Non sta scritto da nessuna parte che quelle due auto, con targa italiana, dovessero entrare assieme nel parcheggio del Grand Hotel des Alpes.

Guidate da due ragazze, si fermano una accanto all’altra, a pochi passi dall’ingresso dell’Hotel.

Siamo a Sion nelle Alpi Svizzere

Flavia Marchetti si accredita alla reception e subito viene accompagnata, con un certo riguardo, negli uffici della Direzione. Qui l’attende il Presidente di Suisse Press promotrice del Saffo XXI secolo, concorso letterario europeo per racconti erotici. A Flavia, scrittrice bolognese, quella sera stessa verrà assegnato proprio quel Premio.

Un’elegante cerimonia l’avrà come protagonista nel Salone delle Feste dell’Hotel. La premiazione avverrà dopo la lettura da parte sua, dei passi più scabrosi tratti da suoi racconti. In un sensuale duetto con una musicista che secondo le disposizioni, da lei stessa date agli organizzatori dell’evento, dovrà essere figa più che mai. E fra sé e sé aveva pensato: “Così, magari, cerco di tirarle addosso.” Così era stata ingaggiata Loredana Maghè, in arte Dana. Musicista bella figa che aveva messo punto per l’occasione uno spettacolo fatto di canzoni e musiche che lei stessa avrebbe eseguito con un ipertecnologico violoncello elettronico. La ragazza, veramente affascinante, è quella arrivata assieme a lei, sull’altra auto.

Loredana è una brava artista che ai suoni dello strumento e della voce, unisce interpretazioni molto sensuali. Un mix che renderà la serata intrigante.

Flavia e Dana non si conoscono, si coordineranno un’ora prima dell’evento per organizzare i tempi dello spettacolo.

Ognuna di loro raggiunge la camera assegnata – una accanto all’altra – accompagnata dal personale di servizio.

È Un bel giovane ad accompagnare in stanza Flà. Un ragazzo vivace. Sapere di avere a che fare con una bella scrittrice erotica lo spinge a gesti audaci. In ascensore tenta di accarezzarle il seno. In stanza si scatena e prova di abbracciarla. Flà lo scaccia in malo modo.

Al contrario Josephine, la giovanissima che accompagna Loredana, suscita in Lei un’improvvisa eccitazione.

È una valligiana rubiconda. Prosperosa. Non ha più di 18 anni. Loredana che di anni ne ha il doppio, è un impenitente adescatrice di fanciulle minorenni. Il suo fine sarebbe quello di averle schiave – o slave, come le piace chiamarle – in un erotico rito che unisce il sesso al suo far musica.

Loredana non ha un gran controllo delle proprie pulsioni. Quando le si scatenano non riesce a contenerle. Deve attaccare la preda che ha puntato.

Già in ascensore, disinvoltamente le saggia tette e culo. La ragazza non ha alcun moto di repulsione. Loredana ringalluzzisce e, appena la servetta appoggia il bagaglio le domanda brutalmente: <Sei vergine o vendi già la Figa?>.

La ragazza arrossisce ma risponde a tono <La tiro fuori solo se mi tira e c’è qualcuna che me la fa tirare.>

<Io te la faccio tirare?>

<Come no? Avevo già pensato che se ci avesse provato le avrei proposto uno sconto del 50%.>

<In franchi svizzeri, quanti?>

<30 se facciamo subito.>

Un attimo e Josephine si ritrova sdraiata sul letto con Loredana sopra di lei che convulsamente la sta, spogliando. Un attimo ed è a Figa aperta pure Dana.

Inizia un sottile lavorio sulla preda, resa più accondiscendente da banconote per 30 Franchi svizzeri.

La giovane valligiana giace, lasciva, a cosce divaricate in attesa di eventi. Inesorabile, Dana, intraprende il proprio cammino erotico, partendo dal volto della sua slave, ancora da spianare.

Un bacio sulla fronte. Un tenero morso al naso e le labbra di Dana si appoggiano all’incontrario sulla bocca di Jépine. Seguirà uno scroscio di slinguazzamenti. Il viaggio di Dana prosegue verso la Figa. a cui arriverà già in posizione 69ina. Ascelle, tette, capezzoli, ombelico sono le soste che la lingua si concede per raccogliere odori, sapori e trasmette fremiti e brividi di piacere. Jépine assorbe tutto quel ben di Dio che le vien dato e condivide il godimento con tremori… leggeri movimenti del bacino. Quel po’ di agitazione che il piacere diffonde.

Alla Figa il bacio di Dana è intenso. Dal canto suo l’altra partner del 69 non è da meno. Eloquenti leccate aprono completamente la Figa di Dana. Spavalda la lingua penetra. La scopa a ritmo incalzante.

Nella Figa di Jépine succedono analoghe attività.

Ambedue lasciano colare le più genuine linfe dei reciproci piaceri.

Il 69 è perfettamente congeniato. Da quell’intreccio umano si diffonde una bolla colma di quel buon odore di Figa che orgasma.

Jépine è ben consapevole di come gira il 69 e così mentre Dana smaltisce l’euforia che la lingua puttanella le ha procurato, le succhia la Figa da tutta la sborrata prodotta dal godimento.

Un orgasmo per Dana non è solo un momento erotico. L’erotismo scatena una seconda eccitazione, in gran parte artistica. È così che Dana, all’improvviso si libera dalla bocca di Jépine. Anche se questa gliela avrebbe ancora succhiata a lungo. Corre alla custodia del violoncello. Estrae lo strumento e se lo porta accanto al letto, dove la puttanella la guarda incuriosita.

Il quadro che si forma sarebbe degno di un maestro dell’arte figurativa del secolo scorso: nuda, seduta sulla sponda del letto, le cosce larghe, ingabbiano lo strumento. Impugna l’archetto Le struggenti note di Le Cygne da Le carnaval des animaux di Camille Saint-Saëns si diffondono in quella stanza. Jépine, striscia sulle lenzuola per portarsi dietro questa matta che non finisce neppure il succulento 69… tira fuori un violoncello e si mette a suonare.

Si acquatta contro di lei. Ascolta:

Però, suona da Dio! Mi eccita… Le farei un ditalino se non la disturbassi.

Forse la telepatia può funzionare anche tra amanti occasionali.

Dana smette di suonare. Accarezza il capo della ragazza. Le si avvicina al viso. La fiocca. Con la bocca un po’ impegnata dalla lingua di lei le chiede: <Riusciresti a farmi un ditalino mentre suono?>

<Ci terrei tanto>

<E allora facciamolo… Chissà che improvvisazioni salterebbero fuori mentre godo? Mentre vengo? E anche dopo… Nella serenità che mi dà l’orgasmo… Avrei proprio bisogno di qualche spunto, per stasera.>

Non è semplice menare l’archetto mentre qualcuno ti mena la figa

Le ragazze, comunque, sono determinate. Trovano la posizione che permetterà di soddisfare quel loro schiribizzo erotico.

Dana accorda lo strumento con l’allegra mano di Jépine che le accarezza il pelo e di tanto in tanto la mordicchia qua e là.

Dana è una musicista esigente e dà qualche accorgimento alla puttanella: <Quando senti che ho un ritmo pacato, muovi l dita in modo carezzevole. Se poi senti il ritmo crescere, fallo anche tu, al passo con la musica… Mi piacerebbe venire nel frastuono del finale. Il brano lo conosci, Stella?>

<Ho sentito che è molto bello. Ma non ascolto mai questo genere di musica.>

Le note scivolano sull’archetto di Dana con un certo languore, così come le dita di Jépine si fanno strada tra le labbra della figa. Il piacere si sparge fra i sensi della musicista contagiando il suono che illanguidisce. Nell’ambiente la sensualità dilaga. Dana approfitta di una pausa per strizzarsi una tetta, sospirare e allargare ancor più le cosce. Riprende ma cambia registro. Vuole accelerare il godimento. Le note diventano più staccate. Il ritmo meno romanticheggiante. Più graffiante. Aggressivo. Dana si lascia trasportare dall’improvvisazione. Le dita di Jépine non hanno incertezze. Si uniformano alla musica che le avvolge: danzano al nuovo ritmo dando uno sfrenato godimento a Dana che aggiunge una cantilena di gemiti<Ci sono, Tesoro. Così… così. Mi piaceeeee. Sìììì. Ecco! Vengooooo!!> e sbatte tre volte l’archetto contro la cassa armonica. Lo squirt schizza sulla mano fornicatrice.

<Cazzo – impreca Josepine – tra mezzora finisco il turno e voglio comunicare che vorrei restare in servizio per la cerimonia di stasera così mi ascolto il tuo concerto. In fondo ci sarà anche qualcosa di me.>

Anche Dana ha incombenze da sistemare. Soprattutto, deve incontrare Flavia

Nella hall non c’è anima viva. Dana sta già pensando di andare in direzione a chiedere notizie su come si dovrà svolgere l’evento della serata.

Intanto è scesa nella hall pure la ragazza che ha parcheggiato l’auto accanto alla sua. Si sorridono. Si salutano. È Flavia. Il violoncello accanto a Dana la fa riconoscere.

Decidono di prendere un caffè assieme. In breve, progettano gli interventi per la serata. Poi, essendo che stanno bene assieme, si raccontano l’un l’altra, senza troppi veli: si scoprono tutte e due bisex. Flà dice anche di convivere con una bella cardiologa e di avere pure un giovane amante maschio. Dana confida alla nuova amica di aver appena usufruito di una prestazione splendida da una puttanella che opera nell’hotel.

Dana ha un fisico e un portamento che colpiscono. Flavia ne è affascinata e dal momento che si sono dichiarate bisex, tutte e due senza ombra di colpa, sa già che con lei ci proverà. Ma… viene presa in contropiede. Dana gli strizza una tetta:

<Non dobbiamo sprecare i regali del destino – si passa la lingua tra le labbra che danno segni di impazienza. – Qui, però con tutta questa gente, non si riesce a combinare niente.>

Ci pensa Flà che per un braccio la trascina in uno degli ascensori. Preme il tasto più alto. La cabina s’invola alla terrazza del 12° piano.

Lingua in bocca contro il parapetto. Da quel punto si domina tutta la cittadina valligiana. Flà va subito al nocciolo della questione e le infila una mano tra le cosce. Senza mutande, Flà non fatica molto a menarle un ditalino. Dana riceve tutto quel piacere contorcendosi, stretta all’amica. La Figa sbava tutto il proprio godimento sulla mano di Flà che se la porta alla bocca per leccarne le dita. Dana le si avvicina per rifinire con la lingua il nettoyage alle dita. Sono momenti molto intensi tra le due ragazze che si concludono lì, per lo spiccato senso del dovere delle ragazze.

Flà: <Ricreazione finita, Tesoro. Ricordati dove siamo rimaste. Riprenderemo da qui stanotte.>

Alla premiazione i più illustri esponenti dell’erotismo europeo. Molti i tedeschi, i francesi. Ben pochi dall’Italia.

Flà è disinvolta. Stringe mani. Riceve attestati. Premi.

In un angolo, Dana, in un sensuale costume di scena, attende il suo momento per conquistare quella platea sempre più eccitata dalla lettura che Flà fa dei suoi Diari più intimi.

Si notano eleganti signore che faticano assai a tener ferme le dita appoggiate sul grembo. Signori, sempre impegnati a mettersi a posto i gingilli.

<… quel intenso orgasmo aveva dato il via alla nostra prima giornata assieme. A quel punto il 69 trovava la sua naturale collocazione…>.

Le note dell’archetto di Dana si appoggiano alle ultime sillabe della lettura. La melodia s’insinua nell’erotismo che già dilaga nella sala.

La scenografia messa a punto da Flà e Dana, prevede che loro, nei momenti di inattività, restino sulla ribalta del palco sedute su due poltrone. Incrociando e scrociando le loro belle gambe. Le ragazze avevano pensato, anche, di non indossare slip o analogo vestiario. Scelta che genera momenti di grande entusiasmo fra il pubblico.

Un tripudio di ovazioni al bacio in bocca fra le due protagoniste conclude lo spettacolo. La serata prosegue con il buffet.

Mani che rincorono Flà per autografare un suo libro, Per toccare anonimamente qualche sua parte stimolante. Per complimentarsi con lei.

Stessa cosa per Dana. Offerte in Franchi svizzeri per una notte d’amore. Fino a mille Franchi!   “Peccato, solo maschi non troppo giovani”. A Dana scorrono altre ipotesi nella mente.

Il successo è strepitoso. Giornalisti le chiedono pareri sui più variegati argomenti. Flà è al settimo cielo.

Al buffet si nutre di buoni formaggi ma fa anche il pieno di cocktail Martini. Il suo preferito: due… tre… quattro. Voce alterata. Passi incerti. Discorsi surreali… A terra come un sacco di patate.

In sala c’è un medico italiano: il dott. Rosario Lamagna che fa portare Flà nella sua stanza. Un’incombenza che vuole assolvere Dana, aiutata da Josephine, rimasta in servizio per assistere allo spettacolo.

Flà non sa più dov’è, ne chi è. L’adagiano sul letto e anziché lasciare campo libero al dottor Lamagna, si rifugiano nel bagno, intuendo che la bella scrittrice potesse correre qualche pericolo.

In effetti il dottor Lamagna, pensando di non aver testimoni, mette a nudo le poppe di Flà e gliele succhia. Poi pensa di mettere a nudo il piatto forte. Armeggia attorno allo zip della gonna.

Tenendo la porta del bagno socchiusa Dana e Josephine lo tengono d’occhio. Lui sfila la gonna e cala i calzoni. A quel punto le ragazze si materializzano cogliendolo col suo misero strumento fra le dita.

Il dottor Lamagna sa bene che se le ragazze chiamassero la gendarmeria per lui sarebbero cazzi acidi. Intanto Dana, con l’iPhon, l’ha immortalato con il cazzo in mano innanzi al letto con Flà distesa. Le ragazze sono due, per la gendarmeria diventerebbe una testimonianza imprescindibile.

Il Dottore si ricompone in fretta e furia lagnando astruse scuse e fa per andarsene alla chetichella. È Josephine a sbarrargli la strada. I due baruffano, parlottano. Dana scatta foto. Il dottor Lamagna si rassegna. Dal portafogli mette nelle mani di Josephine due banconote da cento Franchi svizzeri. La ragazza molla la manica della giacca con cui lo trattiene.

Dana la bacia: <Ora tocca a noi rimetterla in sesto.>

Di peso nel bagno. Sembra quasi che Josephine abbia fatto un corso per far smaltire le sbronze: le apre la bocca con prepotenza e due dita in gola per provocare il vomito. Tutte e tre nella cabina doccia. Flà al centro, sorretta dalle altre due. L’acqua ben calda le rilassa. Il getto gelido che segue le fa sobbalzare. Flà abbozza un’ipotesi di bestemmia.

<Buon segno. Sta riprendendosi.> commenta Josephine sfregando il proprio corpo contro schiena e culo di Flà. Contemporaneamente fa lingua-in-bocca con Dana. L’acqua sembra un po’ meno gelida ma è comunque fredda: <Volete riaprire la calda… Troie che non siete altro> si lamenta Flà.

<È già in buon stato.> Sentenzia Josephine. Dana le rificca la lingua in bocca.

<E io chi sono?> protesta Flà. Si attacca alla bocca di Josephine, che non ha mai visto prima. Questa ridà acqua calda.

Dana, da dietro, le palpa le tette: <Dormi con noi, Jépine? In tre, con lei semi sobria direi che potrebbe diventare una notte simpatica.>

<Per me siete già fighe fuori età ma siete delle brave troie. Ci sto.>

<Quanto ci chiederai per la notte completa a tre?>.

<Te l’ho già detto “Siete delle brave troie” Con voi, non posso puttaneggiare. Omaggio da collega.>

Nel letto, le tre ragazze pare abbiano timore di perdersi. Si stringono con tanta passione. Baci in bocca e sui colli. Slinguazamenti dietro e dentro alle orecchie. Si scambiano fremiti e brividi. Gemiti e mugugni di piacere.

Flà sta completamente riprendendosi dalla sbronza anche se ha ancora la voce alterata. È con quella voce avvinazzata che domanda alla ragazzina:

<Senti dolcezza. Sai che dopo tutto quello che hai fatto per me, non so ancora come ti chiami.>

<Mi chiamo Josephine anche se a letto mi piace se mi chiamano Jépine. – e senza che nessuno le chieda perché – È stato il mio fidanzato a inventare questo nome. Così mi illudo che lui sia qui con noi. Lui, per queste cose è così ‘alla vecchia’… Peccato. A me piacciono tanto!… Ecco. Puoi chiamarmi Jépine.>

<Bene Jépine. Mi piacerebbe tanto se tu me la lecchi. Te Dana, invece, vorrei averti con la Figa sulla bocca. Che ne dite?>

Nessuno le risponde. Ognuna si posiziona come ha richiesto lei.

L’acme del godimento è molto partecipato. La bocca di Jépine impazza tra le cosce di Flà. Così come la lingua di questa nella Figa di Dana. Jépine riceve il lungo fiocco in bocca da Flà assieme al ditalino con cui si mette pari, per orgasmi, alle altre due.

Per ognuna di loro è stata una giornata piena di emozioni. Soddisfazioni.

Il sonno che le sta cullando è il giusto premio che le avvolge dopo quell’improvvisato triangolo

Jépine, dopo poco, abbandonerà quel talamo per raggiungere la modesta brandina del fidanzato che non è un artista ma ha un cazzo imponente. A Josephine, quando le tira, di quel cazzo non può fare a meno.

E i suoi 18 anni, a Josephine gliela fanno tirare inesauribilmente.

Quel profumo di notte alle prime luci del nuovo giorno, eccita Flà.

Sono i profumi che recupera dalla vibrante notte trascorsa, parte della quale tra le cosce di Dana.

Una vibrazione dietro l’altra… Il 69 è una macchina perfetta per dare emozioni… Sensazioni!

Quel meraviglioso stordimento che l’ha portata a ritrovarsi abbracciata all’amica.

Per Flà il sogno continua anche ora che, pur desta, ha sempre il volto imprigionato tra quelle calde cosce. Quelle che ha sentito fremere mentre le baciava… le leccava… mordicchiava, per dar piacere a questa inaspettata femmina e alla sua ingorda figa. Golosamente entusiasta della sua saettane lingua.

Dana dorme soporitamente. Flà va in bagno senza fare il minimo rumore, senza accendere luci.

Un’abbondante pisciata le conferma di essere ben desta e di conseguenza si immalinconisce al pensiero che dopo colazione ci sarà il commiato da Dana. Saranno improbabili altre occasioni per intercettarla e riaverla tra le braccia. Di lei ha già i riferimenti per sentirla, scriverle, colloquiare, ma non basterà. Il vuoto resterà incolmabile. Per lei Dana, “Và vissuta!” e lei, in questa fantastica notte che le ha viste concedersi l’un l’altra, ha avuto la fortuna di viverla. Vivere i suoi entusiasmi, le sue fantasie. Le sinuosità del suo corpo… Le armonie dei suoi gorgheggi d’amore. Le esplosioni dei suoi godimenti: di cui ha potuto berne l’humus e con questo, immaginare sogni futuri.

Pensando a tutto questo, Flà prende ad accarezzarsi il ventre. Quasi non sapesse che quel gesto, se prolungato, e neppure tanto, avrebbe scatenato in lei attacchi di ninfomania…

E succede…

Sente un’onda di desideri invadere i punti più sensuali del proprio corpo. Sulla tavoletta del water prende a contorcessi ad occhi socchiusi. Li stringe, ma anche così le pare di avere sempre la bella immagine di Dana, nuda, innanzi agli occhi. Che, date le prospettive di commiato tra di loro nel giro di due, forse un’ora, le pare un vero scherzo masochistico della mente. Comunque, continua a seguire il flusso del piacere con vigorose palpate ai seni. Pensa di spostarsi sul bidet e con la complicità dell’acqua calda dare una bella sgrillettata al clitoride per portare a termine l’insistente desiderio.

Apre gli occhi e può solo constatare che Dana è proprio lì innanzi a lei:

<Se mi fai pisciare… se no la faccio nel bidet.>

Un lampo passa nella mente di Flà. Le prende con le mani le chiappe e la tira a sé. Stando seduta arzigogola con la punta della lingua dentro e attorno l’ombelico:

<Mi scappa proprio, Flà.>

<Pisciami in bocca, Dana.> Un agile balzo. Si porta seduta a terra con la bocca spalancata sotto la figa di Dana.

Un attimo di esitazione e un vigoroso getto dorato centra il palato di Flà. Che deglutisce quel che può, per poi farne una boccata di scorta.

Dana, sgocciolata la figa, solleva l’amica per condividere quanto, questa, trattiene in bocca.

Se si può chiamare bacio diciamo che lo sia. È piuttosto un rito che bocca a bocca, fa che lar pisciata di una, divenga patrimonio di ambedue.

Sorvolerei sul fraseggio d’amore che fa da corollario.

Sotto la doccia, i loro corpi si tengono abbracciati all’inverosimile ma il dialogo è meno passionale… più costruttivo. Dana e Flà stanno cercando di costruire un’ipotesi realizzabile per stare assieme ancora una o due giornate.

<Con il premio ho incassato, diecimila euro, pensi che non possa permettermi due giornate d’albergo sul Lago Maggiore?>

<Credo proprio che te le meriti.>

<Bene… Conosco un resort, molto sensuale a Stresa… Sei invitata… Offro io.>

Qui si conclude la narrazione della consegna del più importante premio letterario internazionale attribuito a Flavia Marchetti per la sua produzione erotica.

Della vicenda c’è uno strascico molto privato.

Lo potete gustare al seguente link

STANZA CON VISTA LAGO

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