Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Natale con Milly

Flavia dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard del dr.Hans Stortoghårdt in Borgergade 9, 1300 København

Contrariamente a quanto mi ero immaginata mai avevo trascorso un Natale tanto scoppiettante. Milly, mi si è rivelata un vulcano di robe esotiche, ovviamente erotiche.

Come d’accordo ci siamo trovate alla Trattoria Da Adolfo, sotto casa mia. Dove si è fatta subito notare per il suo ingresso al grido di: «Socc’mel, l’autobus non arrivava mai.» e per l’eccentrico abbigliamento, tutto orientale, che aveva indossato per l’occasione.

Durante il pranzo mi ha raccontato che il suo non è un travestimento ma il rispetto a una dottrina che da anni segue e studia. È discepola del santone Yāputta, trapiantato qui, in una località della nostra collina, proveniente dalle montagne del Rajasthan (India settentrionale).

Una filosofia rigorosissima nel rispetto delle peculiarità sessuali dell’individuo di cui ne approva ogni espressione e si impegna a studiarne nuove, in relazione al progresso dell’umanità.

Ci siamo date il ‘cinque’ e abbiamo affrontato i tortellini. Le ho chiesto se questo presupponeva particolari indirizzi alimentari e mi ha detto: «Con la bocca tutto quello che vuoi». Ha strizzato l’occhio e abbiamo fatto il primo brindisi. Milly, ha anche il pregio di bere come una secchia: fra aperitivi, vino, ammazzacaffè e cicchetti vari, abbiamo raggiunto 40 euro di bevute.

Devo dire che non ero ancora riuscita ad apprezzare i lineamenti del volto di Milly ma così allestita mi è sembrata affascinante. Anche l’Adolfo della trattoria mi ha bisbigliato: «Ma è una gran gnocca la tua amica!» Eppure di scoperto non aveva che il volto e le mani. Il resto del corpo era occultato da strati di finissimi veli dai cangianti colori. Impreziositi da monili, spille e collane.

Appena in casa la ragazza mi ha poi chiesto se poteva avere uno di quei buoni intrugli che facevo sempre quando c’era anche Oscar. Suo fidanzato e anche mio amante. E mi ero prodigata in un robusto Stinger. Digestivo che passava anche per avere doti afrodisiache: «Proprio quello che ci vuole – ha esclamato Milly – una robetta che riscalda da sopra a sotto. Wow!». Ed è venuta verso di me mostrando le labbra protruse e invitanti.

«Hai troppi stracci addosso.» e mi sono scostata.

«Perché non conosci i misteri della fede Giancù.» e tirando un’anellina rossa che pencolava sotto a un’ascella ogni velo si era staccato dal suo corpo e si è adagiato sul pavimento. Il bel corpo di Milly era lì innanzi a me nudo e visibilmente voglioso. Mi ci sono avvicinata con una grande calma ma non sono riuscita a frenare il desiderio di mettere le mani su quel rigoglioso paio di tette. Ho preso a stringergliele poi a baciargliele. I baci si sono trasformati in succhiate e piccoli morsi ai capezzoli:

«Quanto mi tieni qui con te?» invasa da fremiti, mi ha chiesto con un refolo di voce.

«Anche fino all’epifania, se resisti.»

«Allora cosa aspettiamo?» e d’impegno si è messa a spogliarmi. Con la sua lingua ha dato il benvenuto ad ogni parte del mio corpo man mano si scopriva.

Il reggiseno me lo sfila lei e la sua lingua prende immediatamente in consegna le poppe per darle piacere con tecniche che non conoscevo. Ho molto apprezzato un passaggio della lingua verso il capezzolo sinistro che partendo dall’ascella ha dato, piacere a tutta la circonferenza della tetta e ho sentito goccioline formarsi fra le labbra della figa. Era il giusto momento di calare lo slip.

Subito due dita di Milly le hanno reso omaggio introducendosi e facendomi emettere il dovuto grido di gioia. Le lingue si sono cercate in un turbinio di saliva. Milly ha manovrato le dita in maniera splendida. Io, appoggiata al tavolo di cucina mi sono incamminata verso il primo orgasmo di questa festività.

Quel ditalino improvvisato mi ha riempito di sudore. Quindi niente di più bramata che una sferzante doccia che ho proposto alla mia amica:

«Ma la doccia si fa prima di andare a letto… – fa lei – Dove mi vuoi portare?»

Quando già le ombre della sera erano calate sugli addobbi natalizi e Milly aveva già ripetuto alcune volte che voleva rientrare prima che fosse notte:

«Abito in una zona non molto frequentata e non mi piace percorrere quelle strade da sola.»

Ho sentito nuovamente piombarmi addosso il timore di affrontare notte in solitudine e non ho potuto che: «Perché non resti a dormire qui con me. Io nella notte mi esprimo molto meglio a letto.»

«Lo vuoi davvero? Non posso crederci: l’amante del mio fidanzato che mi trattiene per una notte di passione.»

«Guarda ragazza che il ghiaccio l’abbiamo rotto già da qualche ora. E anche in precedenti giorni. Non è poi una cosa così straordinaria che abbia ancora voglia di te. Sono una ingorda.»

«Non mi parlare come una vecchia lesbicona. Io oggi, con te, ho avuto l’impressione di cogliere un fiorellino.»

«Fiorellino, sto caz! ho quasi il doppio degli anni tuoi. Dì piuttosto che anche tu eri sola e abbandonata e ti sei dovuta accontentare.»

«Mmmhh!!» E con agilità si riposiziona con la bocca sulla mia figa.

La caldaia si riaccende.

Abbiamo voluto che la cena di questo insolito Natale passasse come un momento elegante. Per cui abbiamo impiegato un buon po’ di tempo in maquillage e accurata scelta degli abiti dal mio guardaroba. Tutto ciò nonostante che assieme a noi, non ci fossero altri commensali.

Milly ha esplorato i ripiani del frigorifero e visto che gli ingredienti base c’erano, ha insistito per preparare lei un piatto delle terre da cui proviene il suo filosofo maestro. Un piatto molto semplice e anche appetitoso. Secondo lei pure afrodisiaco.

Ha cucinato il tutto in due e due quattro e, puntuale alle 8:30, io, fingendo di essere un’invitata ho suonato alla porta. La pantomima prevedeva così.

Baci e abbracci e ho appoggiato il cappello. Ho tolto la mantella e chiesto il permesso di liberarmi dagli stivali: In caso di entusiasmi sarebbero stati veramente tra i piedi.

Il piatto era veramente gustoso e Milly, una perfetta padrona di casa. La conversazione si è concentrata sulle teorie portate avanti dal maestro Yāputta. Ma anche su come le recepisce Oscar che più per curiosità che per interesse, staavvicinandosi ad esse. Soprattutto per gli aspetti di bon-ton erotico – come li definisce il Maestro – insite già nella teoria. Per cui – tanto per fare un esempio – cazzo e figa debbono sempre avere un ottimo sapore. Per cui è consigliato, ogni sera, una frizione di mantenimento con emulsione di miele. Possibilmente quello meno dolce, ovvero di castagno. Ho ascoltato a bocca aperta tutto il suo sapere attorno a questi argomenti. E devo dire che la frequentazione con il Maestro indiano le ha procurato un notevole bagaglio di conoscenze. Quel sapere che più se ne parla e più aumenta in noi lo slancio verso ogni forma di godimento.

Minimo che poteva succedere che le mettessi la lingua in bocca.

Aerei momenti di passione. Nell’ambiente, solo lo sciacquio delle nostre salive e il leggero sottofondo musicale di brani orientali che Milly ha selezionato.

Ne io ne lei, pur abbigliate di tutto punto: dalle autoreggenti alla canotta della salute, avevamo optato per far senza della biancheria intima: «Ci venisse mai qualche voglino…» e, qualcosa, mentre sorbivamo il caffè, era frullato nella testa di Milly accorgendosi di un oggetto appoggiato a una parete, in fondo alla sala: una poltrona Afrodite. Quelle fatte apposta per il buon sesso della coppia. Era stato il primo oggetto traslocato quando Sìmone si era trasferita da me. Non era mai stata presa in considerazione. Neppure da quell’erotomane di Oscar. Milly invece:

«Ohh, hai Adrodite! – Si è alzata è mossa verso questa con rispettosa deferenza – Il Maestro dice che su questa si possa raggiungere la perfezione: ‘il supremo blenbur’. Nella sua lingua lo stato precedente all’assoluta felicità.– Poi, quasi come un ordine – Dobbiamo provarla

«Debbo forse spoglliarmi?» mi ero avvicinata ridacchiando. Sorpresa che quella buffa seggiola suscitasse tanto fascino in lei.

«Si, si. Sdraiatici sopra che ti faccio volare con gli insegnamenti del Maestro.»

Sono abbastanza refrattaria alle pratiche delle filosofie orientaleggianti ma l’entusiasmo con cui Milly le promuove e la giornata da sballo che mi ero proposta, hanno fatto che obbedissi all’ordine. Lei era in un elevato stato di eccitazione e aiutandomi nella svestizione si è mossa sul mio corpo con certi gesti che mi hanno anticipato eloquenti momenti di piacere.

«Apri bene le cosce e fai cinque profondi respiri. Tenendo sempre gli occhi aperti e continuando a guardare la mia figa… – E qui si è accorta di essere ancora completamente vestita – Oh merde!… » provvedendo a spogliarsi.

Afrodite, la poltrona, è veramente comoda e soffice. La tappezzeria è in un materiale che assomiglia molto alla pelle umana. Per cui mi era sembrato di essere adagiata sopra un altro corpo.

Avevo tratto i profondi respiri consigliati e stavo veramente rilassandomi. Milly si era inginocchiata di fianco a quel monumento per santificare l’amore e io avevo perso la visione della sua figa. Come lei si era raccomandata che non venisse interrotta. Glielo avevo detto: «Ma la tua figa mica la vedo più?»

«In questa fase va bene così. – e si era messa ad accarezzarmi il ventre – È da qui, vero, che cominci a godere?»

«Come fai a saperlo?»

«Ho fatto qualche calcolo secondo le teorie del Maestro e mi è saltato fuori il punto da dove iniziare il trattamento.» Non ho voluto sapere altro e le ho solo chiesto:

«Posso, adesso, starmene ad occhi chiusi?»

«Puoi stare come ti pare. Fare quello che vuoi. E anche cantare il tuo amore per me» e mi era scappato da ridere.

«Vedrai che ti succederà.»

Mi era sembrato che le sue mani non toccassero più la mia pelle Allo stesso tempo sentivo il piacere della carezza che vagava fra l’ombelico e il boschetto. Cosa che mi faceva impazzire!

Avevo sollevato il bacino andando verso quella mano che non sentivo ma che percepivo intensamente.

Mi bacia. Sto a lungo nella sua calda bocca. Adesso sì… sono rilassatissima. Sento le carezze sopra le mie grandi labbra. Si aprono da sole senza che io pensi di farlo. È la carezza che entra in me e mi esplora con grande delicatezza. Le labbra di Milly sono sui miei capezzoli: baciano, succhiano, mordicchiano.

«Ti voglio, Milly.… Fai presto… Subito!» Come lei aveva previsto: mi stava succedendo.

Non sono più le carezze che agiscono dentro di me. Sono due sue dita affusolate che si muovono fra i miei umori. Hanno anche le falangi un po’ pronunciate e danno un notevole piacere:

«Ti voglio con la bocca!»

«Sono già qua. Amore!»

La poltrona Afrodite è l’ideale per ospitare il 69. E allora, perché no?

Milly è già sopra di me in perfetta posizione. E io ho già la lingua fra le sue piccole labbra.

La poltrona Afrodite è fantastica ma il letto dà più possibilità. E lì ci siamo trasferite per continuare il nostro cicaleccio fatto di gemiti, sospiri, godimenti e orgasmi. Sempre più fantasiosi.

A un certo punto dalla sua vocetta, ancora con timbro adolescenziale, mi sono sentita chiedere:

«Allora ti piaccio come amante?»

«Sei una forza… Piccola!… Oramai di me puoi fare quel che vuoi.»

Si è così ringalluzzita e ha esordito rileccandomi la figa, pretendendo però che mi lasciassi introdurre nel culo un piccolo divaricatore. Ce l’aveva lei nella borsa… È stata una buona idea. Piacevole.

Questo però aveva una prospettiva. A seguire si è guadagnata il permesso di infilarmi un ovetto vibrante nella patonza – anche questo uscito dalla sua borsa – mentre a lungo si è dedicata a darmi piacere al culo con la lingua. Veramente una roba forte!

Sono le due quando, madide di sudore e sporche del nostro amore, abbiamo, ridendo a quattro ganasce, detto “ Adesso basta. Siamo sfinite!”.

Lei, ha voluto accoccolarsi fra le mie braccia e ci siamo lasciate vincere dal sonno.

È stato proprio un Natale fantastico!

©FLAVIAMARCHETTI-2019

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