Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Marzia: mi manda M.me La Troje

Io mo ni faccio sempre ripagare i torti subiti

L’Autrice

FLAVIA MARCHETTI

Vincitrice del Premio Saffo Terzo Millennio, XIX edizione, 2019, Flavia Marchetti dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard Ltd – København

©La FlaviaMarchetti 2022

L’impatto con Marzia era avvenuto, prima che in camera da letto, sul bagnasciuga di Marina di Chat, dove lei, uscita dalle acque, vogliosa più che mai, era rimasta affascinata dal mio corpo nudo… sul lettuccio, a farsi coccolare dai raggi del Sole.

Non aveva saputo resistere all’attrazione delle mie natiche prone. In quel momento in balia di un sogno che mi faceva slave di una perfida adolescente che con un frustino me le stava facendo sanguinare.

Sempre in quel sogno avevo invocato aiuto. Marzia, in tutta la sua dolcezza, si era presa a carico la mia angosciante situazione. Aveva fatto fuggire la perfida ragazzina… S’era messa a curare le mie martoriate chiappe.

Prima con l’acqua del mare. Dipoi con teneri baci e l’ausilio della propria traumaturgicaca lingua.

Aveva indugiato attorno al coccige, per estrarre il frustino che la troietta ne aveva lì infilato il manico, prima di uscire di scena.

Per me è una liberazione:

<Che angelo sei.?>.

<Non sono un angelo. Sono una delle troie delle onde, uscita dal mare per farti godere.>.

Detto… Fatto!

Aveva calato le labbra, rigonfie di eccitazione nella valle che proteggge il buco del culo.

È qui che la sua lingua si prodigata di offrirmi un assaggio di quanto avrei potuto ricevere anche nella figa.

Sono slinguate veloci e prolungate. Quelle che dedica ai recettori che generano brividi e fremiti che il culo invia alla fica.

<Chi ti manda. Tesoro?>.

<Madame La Troje. Nume olimpico, preposto al buon umore e alla bella vita delle belle fighe che amano leccarla.>.

Due ultime leccate, tanto per farmi squirtare e si riavvia a quel mare da cui era affiorata.

<Ma se domani avessi voglia di te, dove ti rintraccio?>.

<Da adesso sarò sempre nella tua chat e potrai sempre gustarmi nelle mie borghesi bizzarre sembianze terrene. Ho già un appuntamento con te, domani a casa mia alle 17:00. Non mancare!>.

<Come ti chiami? Questo almeno, dimmelo!>

<Marzia, Amore.>

Un’onda più sostenuta delle altre la riporta nel suo mondo di fiaba. Fatto di tette, clitoridi, fighe e buchi del culo… tutti da leccare.

Consulto gli appuntamenti sul telefonino e in effeti, alle ore 17, c’è… “Intervista a Marzia Cardin, via Paradiso 8”

Avevi ragione tu… si può fare anche in camera da letto

L’Autrice

FLAVIA MARCHETTI

Vincitrice del Premio Saffo Terzo Millennio, XIX edizione, 2019, Flavia Marchetti dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard Ltd – København

©La FlaviaMarchetti 2022

<Se sto così, ti turba? – Aveva detto uscendo dalla camera da letto dov’era andata

a mettersi in libertà. – Se vuoi liberarti di qualcosa… non sono una bacchettona…

Poi con sto caldo… E fra femmine… – calcandoci sopra. ->.

<Grazie del pensiero… ma io sotto ho solo gli slip… Oltretutto… striminziti. Quelli per far eccitare>

<E se è il caso ci ecciteremo>.

Sfodera un bel sorriso. Fra le pieghe delle labbra e la punta della lingua che lascia intravvedere fugacemente, leggo qualcosa in più. Ma forse è solo un’impressione. La riguardo con più attenzione e non noto alcun segnale che avvalori la mia supposizione.

“È solo  una bella e gentile signora”.

Rassegnata mi sfilo la veste. Libero le poppute tette… Fanno sempre colpo.

Lo vedo dal rossore che tinge gli zigomi della signora Marzia. Dal magnetismo

con cui ha preso a guardarle… Dai mutamenti dei suoi capezzoli, subito intercettati dai miei. Che si sono induriti e protesi in avanti.

<Dove vuole farla, questa intervista?>.

Rispondo scherzosamente, dicendo la verità:

<Anche in camera da letto>.

<Ma va…>.

Ho la sensazione che anche lei stia testandomi.

Si è addossata alla parete forse aspettando da me una risposta meno scema.

Io, di fronte a quella posa così sensuale… Tette nude, gambe divaricate… figa in trasparenza. intuibile, sto andando fuori di testa.

Sto ricordando che le mie più erotiche avventure, sono iniziate sempre con un approccio contro una parete.

Decido di provocare per davvero.

Un’altra occhiata per aggiungere eccitazione.

Ha belle gambe. Cosce piene. Tette grintose ben ornate da vivide ciliegine. Sottoun bel volto ingessato in un’espressione che sta urlando tutto il suo desiderio.

“non c’è proprio bisogno di dirsi alcunché”.

Un passo verso di lei. Lei, uno verso di me.

Tra i capezzoli rigidi ed erti c’è una distanza di quattro dita. Le sue mani sui fianchi mi tirano a sé.

Ci abbracciamo forte sfregando le tette fra di loro.

Le sue labbra sul collo anche con qualche leggero morso.

Torno a spingerla contro la parete. Ha sempre le gambe divaricate. Lingua in bocca. Con la mano sono oltre la sottoveste.

<Avevi ragione tu… si può fare anche in camera da letto>.

Levo la mano dalla sua figa fradicia. Mi lecco le dita.

Lei mi bacia. Cala gli slip e la sottoveste che restano sul pavimento. Aggiungo i miei slip.

La seguo in camera.

La spingo sul letto dove si apre tutta alla mia lingua.

Lecco… Lecco… Rilecco… Stralecco. E, ancora. succhio. Lecco. Lecco.

Sfinita, appagata si lascia andare a tutte le coccole che regalo alle sue tette

Io mi faccio sempre ripagare i torti subiti

<Mi fai impazzire… Se ti venisse mai in mente di negarmele, sappi che potrei ucciderti>.

È una frase appassionata con quel briciolo di violenza che considerato l’antefatto non stona per niente.:

Nella sua stanza ero passata da dottoressa Marchetti a ‘Quanto sei meravigliosamente porca, Flà’, nel

momento in cui avevo preso a leccarle i bordi del buco del culo.

Apre a l massimo le cosce perché sia a mio agio nell’abbeverarmi alla sua fica. Una Signora Fica!

Dolce la sua ambrosia… nettare delle dee. Mi disseta. sento il suono dello zufolo di Pan ricaricarmi di voglia di lei.

Unico lembo in cui non ho ancora messo lingua… il rigoglioso paio di tette. Di queste mi aveva parlato con tanto affetto che ne ero quasi intimorita:

<Quanto mi piace sentirmele leccare. Strusciare da altre tette. Farmi tirare i capezzoli tra le labbra.>

Desideri raffinatissimi che mi avevano fatto mettere quel corpo a corpo quale dulcis in fundo

Ho la lingua che pulsa nel prendere la mira ai due capezzoli che mi guardano con aria di sfida.

E sfida sia!

Ne prendo uno fra le labbra sottoponendolo al brioso trattamento della mia lingua:

<Le tette no… Sono riservate alla mia Baby – tuona Marzia – Gliel’ho giurato che sarebbero state una leccornia solo per lei.>.

Sentire che l’avevo resa spergiura mi eccita ancora di più. Lecco tutto e a più non posso. Sento nel turgore delle poppe che si sta concedendo totalmente al piacere. Sicuramente anche se ne ho approfittato contro la sua volontà non mi porterà rancore

La mia mano scivola ancora sulla sua figa. Smoccola già. Non può che prenderla persa.

Ha qualche pelo attorno ai capezzoli… glieli insalivo per bene, quando in punta di lingua punzecchio le aureole.

Pur col cruccio di essere spergiura si abbandona ad ogni rivolo di piacere che le giunge dalle tette:

<Sei perfida! – Arriva a dirmi – Hai rubato quello che non dovevi avere. Forse per umiliarmi e soggiogarmi a tuo piacimento. Con me non funziona. Io non sono una slave ossequiosa. Hai avuto le mie tette. Per il genere di piacere che mi danno e che mi stordisce. Hai palesemente abusato di me.   Domani, col mio avvocato faremo scoppiare lo scandalo. Puoi impedire questo se finiamo la serata, tu come slave… io come mistress >.

<Comanda padrona>

Mi vien subito spontaneo dirle.

<Succhiami gli alluci…Troia>.

Non posso che obbedire al suo desiderio. In quella bolla di autoritarismo, Marzia ci sguazza. Ritta innanzi a me, colma di alterigia dà ordini… Mi sputa sulla fica… Mi sputa in bocca… Mi infila Un Pollice nel culo. Lo rigira… lo estrae. Me lo avvicina alla bocca:

<Leccalo! È pieno di roba tua.>.

Ghigna. Ed è un ghigno satanico. Intuisco che sta rimuginando un supplizio adeguato allo sgarro che le ho fatto leccandole le tette.

Il tutto incomincia a farmi schifo.

Resisto alle sue sollecitazioni.

Poi arriva un ulteriore ordine:

<Visto che non ti fai di pulito del mio dito, dammi almeno qualche sostanzioso brivido>.

Sogghigna altezzosa mentre si dispone a quattro zampe sul letto, a un palmo dal mio viso

Culo e Passera mostrano dal di dietro tutto il loro fascino.

Torna in me la primaria eccitazione che lo stato di slave aveva un po’offuscato.

Le mordicchio affettuosamente la natica sinistra.

E arriva la richiesta, un po’meno perentoria delle precedenti:

<Dai… Flà. Concludiamo con una bella leccata di culo che immagino tu sarai maestra nel praticare

con dolcezza>:

Culo  e figa uno sopra l’altra, aperti e pronti all’uso. È veramente una visione celestiale.

Bacio e slinguo su ogni chiappa. Mi incita ad andare più a fondo. È lei stessa a scostare le natiche con le dita.

Ed eccolo, nudo e crudo, in tutta la sua magnificenza… il suo buco del culo!

Ancora un’incitamento.

<Dai… >.

Una profonda boccata d’aria e faccio scendere la lingua dal coccige.

Lei freme. La sua figa gocciola.

Qualche giro di punta sul bordo poi la penetrerò. Sono eccitatissima.

Spero che la bella imprenditrice vorrà contraccambiare.

Nella lingua domestica dei miei avi, il buco del culo, era il gentile… Convengo che mai termine sia così appropriato. Lecco, lecco. Che lecco. Dentro/fuori… cercando di andare in profondità.

Lei gode… Si agita… Contrae i muscoli. Rotea continuamente il bacino….

Poi all’improvviso…

Un getto d’aria maleodorante si riversa sul mio viso: una volgare scorreggia rompe ogni erotismo in atto .

Per di più Lei si sottrae al contatto con me. Si riveste e se ne va sghignazzando:

<Io mi faccio sempre ripagare i torti subiti>.

La tela di ragno

Anche se la prima tornata di affettuosità con Marzia non era stata tutta rosa e fiori, il prosieguo aveva dovuto tener conto del fascino che le due donne provavano l’una per l’altra…

…………………………………………..

………………………………………….

Io non riuscivo a rassegnarmi che difficilmente ci sarebbe stata un’altra occasione, visto come avevo sberleffato il rigore con cui Marzia si rapporta con la propria amante, appropriandomi delle belle poppe che Marzia mi esibiva sotto il naso. Con l’aggravante di essere a conoscenza del perché quelle poppe avrebbero dovuto restare, per me, intoccabili:

<Ho giurato alla mia Baby che le lascerò accarezzare… baciare solo da lei>.

Lei, mi racconta poi di aver maledetto lo scherzetto a cui mi aveva sottoposto e di avermi piantata, subito dopo, in asso.

Il giorno seguente una sua telefonata mi aveva chiesto, se mi avrebbe fatto piacere chattare con lei.

Diventiamo così ancor più Amiche e lei non manca di mandarmi selfie degli scorci più intimi del proprio corpo… anche in momenti in cui lo stava condividendo con la sua Baby. Vengo così a conoscere il buco del culo di Baby. Che lei tanto tiene a mettere in gioco.

Questo per dire che i momenti più spinosi del nostro approccio erotico erano superati. Screzi compresi.

Anzi… sono in sua attesa. Vuole mostrarmi l’abito che vorrebbe indossare in occasione del prossimo gay-pride e della festa lesbo che si terrà al Cassero… noto locale ritrovo del popolo LGBT bolognese…

Sta piovendo. Per coprirsi ha messo sulle spalle un leggero trench, da cui subito si libera. Sotto, veste un trasgressivo completo che sembra confezionato con una sottile tela di ragno, in una trama larga in cui risulta lampante che non ha indossato l’intimo.

Quanto dovrebbe intuirsi solo, si mostra esplicitamente.

È normale che una mia mano vada immediatamente ad accarezzarle il Monte di Venere che sta facendo di tutto per farsi notare:

<Pensi che sia troppo osceno per quella festa?>.

Il mio indice ha trovato un varco nella trama dell’ordito… Le sto esplorando la fica.

Emette un mugugno di gradimento. Do energia alla mano… il dito scivola tutto dentro il canale dell’amore, già ben lubrificato dal proprio humus:

<Che porca… non mi hai neppure lasciato il tempo di togliermi il trench!>.

<Stella se mi tira adesso, vorrei scopare ora>

Mi sollevo la veste e mostro che sullo spacchetto affiora già la sbavuccia che sta colando nella figa. Sfilo il dito dalla figa di lei. lo succhio. Lei se ne appropria togliendomelo dalle labbra. Lo ciuccia anch’ella.

Un bacio languido ci avvia alla camera da letto.

Pretendo di spogliarla io… Lentamente. Tanto che il delizioso corpo suo mi struscia tra le mani sensualmente. È un piacere. Senza più divieti. Esclusioni. I suoi capezzoli saltellano gioiosi fra lingua e palato, rilasciando quel buon sapore di femmina in calore:

<Dio mio, quanto ci sai fare, con la lingua! – Ci pensa un po’ e aggiunge – Quasi come la mia Baby>.

Il bacio che segue è paradisiaco.

Da sotto una sua ascella mi inebrio del suo odore più genuino, prima di dare l’assalto alle delizie ancora coperte da quel bizzarro pantalone. Sono carica come poche.

La figa palpita con il ritmo del cuore. Marzia, con tutta l’armonia della sua nudità è distesa al mio fianco. Si bea del mio leccare l’ascella. La guardo… incantata dalle palpate che si sta dando ad una tetta. Ne tira e strizza il capezzolo. L’altra mano è fra le cosce, impegnata a stringersi la fica.

Tutti i colori del godimento sono sul suo volto:

<Sei stupenda!>.

Glielo dico.

Risponde con un malinconico sorriso e, quasi balbettando:

<Mi vedesse ora la mia. Baby>.

Capisco che se lascio spazio a languidi momenti, lei si lascia andare alla malinconia. Al piacere deve seguire il godimento… Correggo il tiro.

Le sfilo i calzoni. Le sue cosce si aprono. Bacio più volte il monte di Venere. La figa si spalanca. Si mostra, in tutta la sua timidezza, la clitoride. Qualche colpetto di lingua pure a lei. Avvicino le tette alla fica. La penetro con un capezzolo che lei avvolge con i suoi umori. Lei, a quel punto, chiede di ciucciarlo… Se lo slingua con passione.

Sono tra le spire della sua fica. Vado di lingua. Lecco. Che lecco e rilecco… ciuccio. Succhio! Viene. Facendo sobbalzare il bacino ma tenendomi amorevolmente fermo il capo contro le grandi labbra:

<Ti adoro. Troia… Mi hai fatto volare!… Potrò mai ricambiare?>

L’occasione viene sul far della sera. Dopo che il godimento ci ha spinto a parlare di noi finché, abbracciate, non ci siamo appisolate:

<Girati!>.

Mi sento comandare nel dormiveglia.

Lo faccio.

Le sue mani mi scostano le chiappe…

Calde, sento le sue labbra avvicinarsi al buco del culo che prende a pulsare.

Un piccolo grugnito da parte sua. Qualche gemito… io.

Mi apro più che posso. Lascio alla sua lingua il divertissement di scorrazzare in ogni dove, a proprio piacimento. Mi rilasso completamente in attesa dii quel che lei vorrà…

Il mio culo palpita.

Sento la sua lingua, sempre, giocherellare sul bordo.               

Centinaia di farfalle si levano in volo nel mio ventre, quando il suo affusolato indice mi penetra. Mi rilasso di più e lei aggiunge il medio. Il piacere raddoppia.

Anche la figa si infradicisce.

Marzia è dolcissima. Mi ha infilato un terzo dito e mi sta alacremente inculando con tutta la grazia femminile. Suoi bacetti, leggeri morsi e tante coccole mi tengono al centro di un’intensa aura di sensualità.

La mia figa esulta squirtando e sborrando con un poliedrico orgasmo:

<Sei una gran figa, Flà!>.

<Guarda che sei stata tu a farmi godere. Marzia.>

<Io ti ho solo inculata… Tu hai goduto e mi hai fatto vedere quanto si diventa belle godendo. Quindi la figa sei tu.>.

Restiamo ancora assieme per un buon po’. Si beve un aperitivo… Anzi, due. Parliamo di tante cose… Di noi… Delle nostre fighe. Anche di Baby.

Ci alziamo. Marzia vuole che sia io a rivestirla. Non facile rimettere le mani su quei deliziosi scorci di carne viva quando so che sta per andarsene:

<Piove forte. Non vuoi restare a dormire con me?>.

<Non posso. Credimi. Io poi, mica sparisco. Mi viene in mente che la prossima volta che ci troviamo, porto con me Baby.  Chissà che non voglia provare le emozioni di un giro a tre. >

One thought on “Marzia: mi manda M.me La Troje

Lascia un commento

GigitoPC informatica indirizzo: via Argentina Altobelli 28, 40133, Bologna (Solo su appuntamento) GigitoPC informatica indirizzo: via Argentina Altobelli 28, 40133, Bologna (Solo su appuntamento) Icona storia GigitoPC informatica telefono: 348.09.33.582 GigitoPC informatica telefono: 348.09.33.582 GigitoPC informatica whatsapp: 348.09.33.582 GigitoPC informatica whatsapp: 348.09.33.582 GigitoPC informatica email: info@informaticabologna.it GigitoPC informatica email: info@informaticabologna.it Icona freccia destra Gigitopc informatica Facebook Profilo social Facebook Gigitopc informatica Gigitopc informatica Twitter Profilo social Twitter Gigitopc informatica Gigitopc informatica Linkedin Profilo social Linkedin Gigitopc informatica Gigitopc informatica Pinterest Profilo social Pinterest Gigitopc informatica