Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

LUISA LO CASCIO – è poesia TACI

Un magnifico dono ricevuto nella onirica coreografia di una chat.
Di Luisa non vi dico nulla. Scoprirete tutto dal suo progetto poetico

Libertà e perline colorate, ecco quello che io ti darò. E la sensualità delle vite disperate, ecco il dono che ti farò. Donna che stai entrando nella mia vita con una valigia di perplessità, non avere paura


Paolo Conte


…Per sopravvivermi ti ho forgiata come un’arma,

come una freccia al mio arco, come una pietra nella mia fionda.

Ma cade l’ora della vendetta, ti amo…

– Pablo Neruda-


Dedicato

com’è meraviglioso l’immenso e quel che ha in sé
e come esso diventa oceano al tuo cospetto
ora calmo ora impetuoso
a infrangersi
schiuma e canto
al divino del tuo corpo


Ci sono poesie ubriache di vino
altre invece esplose
come colpi di pistola
entrambe rosse
l’una di passione
l’altra di sangue
ci sono poesie che non sanno parlare
di tutto di niente
come davanti l’altare
ci sono lamenti turbinii e tempeste
a volte calma apparente
ci sono poesie che non sapresti dove
di quelle
che la follia ti prende
e te ne vai urlando in una bestemmia
a morire


Volete forse sapere di come sia
la pelle al tatto 
di uno sfiorare ali di farfalla

di come goccia erode roccia 
lenta a consumare il tempo
cancellare d’ogni traccia

volete forse sapere di come si consuma
candela al fuoco della passione

avete mai provato di mangiare
dell’ape regina il nettare dorato
annusato bevuto ingoiato

ecco s’aprono le porte di un paradiso
cui dovreste entrare

piano
senza far rumore


Il viaggio lungo viaggio verso te
ha fermate improvvise in stazioni deserte

come figure straziate si muovono 
alberi piante spazi a perdersi

e attendo che fermi la corsa
ad un attimo d’infinito nel trovarti


Ha la mente quel lato buio oscuro
dove nasconde il porcospino
dai mille aculei
a stillare il sangue nero dei desideri

e si denuda impudente al sogghigno
delle onnivore faine 
in corsa arrampicanti alla preda voluta

lei non muta e ancor più dilata
esplosa al piacere di voluttà colma


Se ho perduto i miei giorni nella voluttà, rendimeli, gran dio, perché possa riperderli ancora

Julien Offray De La Mettrie

Vieni a trovarmi

intanto che aspetti preparo il caffè
quello dei grani d’oro

e intanto che torna primavera a rinverdire
canta la canzone del nuovo amore

intanto 
ti guardo e ti sento

Non sapeva dell’odore e del velluto

della sua pelle di luna cercava
al fondo della tazza di un caffè
tra le volute di fumo d’una sigaretta

                                        Ed è sera…

s’annuncia di fosco il Cielo dall’Est
veste il suo manto nero e attende vegliando 
la bianca vestale cinta di luce

avrà cristallo negli occhi e ciliegia tra le labbra
tra i seni riposerà la luna 
e dal ventre voleranno farfalle

L’attesa del piacere è essa stessa un piacereGotthold Ephraim Lessing

E si parlavano

– Amo sempre più questa Donna che sparge sale sulla mia bocca       e poi mi bacia

– Senza l’amaro del disinganno, nessuna dolcezza si assapora

– Il tuo ventre è un otre di miele…inganno o disinganno che sia…

– Io Carne, tu Poesia …


Ah, le tue vesti adesso di seta 
nera come fondo e nero il tuo cuore

ah, disperato amore 
che ignori le ginocchia a pregare

ah, se potessi cogliere ceneri
da questo tizzone ormai spento

ah, come dire che non ti ho amato
come dire che non ho guardato il sole

tanto da accecarmi

Su di me inarchi la schiena
dal ventre tuo faretra 
scocca il puntale della rosa

colpiscimi dritto al cuore
ché lo voglio

l’anima mia stilla
goccia a goccia
e dentro te se ne muore

Nella gioia del corpo abitato
dal solo pensarti 
saperti nei millimetri di un perimetro
carezza illanguidisce tu
muta
a guardarmi

Di te di come sei figura
nuda come sabbia lambita dal mare
penso
e le mie mani sul tuo corpo
diventano oceano

E’ l’arco cui dai forma
che fa di me freccia

scoccami
più in fondo all’universo
più che puoi

Dormi d’innocenza e non pensare

perché così non t’accorgi di sognare
il drago di fuoco a soffiare la scintilla

e intanto gracida la rana allo stagno
con la luna che s’affaccia tra le foglie 
e riverbera sulla tela del ragno

non temere del mio nudo abbraccio di morire

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

Patrizia Valduga

Drummond Carlos De Andrade

Eccoti.
Dio, quanta carne sei…
liscia, morbida, odorosa
calda di freschezza che riposa
fresca di tepore che conforta
liquida e umorale…

Marco Onofrio

Lascia che non ci siano parole
solo il muoversi 
come della tela d’un ragno
a tessere sulla nostra pelle

Come miele d’acacia 
sulle labbra tue pallido vermiglio
le mie parole

sempre e per sempre

L’Occhio di Dio, il tuo, lento penetrai
e inesorabile la tua rosa oscurità mutò in rovina
l’Onnisciente:
il flauto mio compatto
nella tua bocca!

Antonio Sagredo

Aracne tesse a trama fitta
strappa a morsi il cuore coniglio

ha veste nera l’anima e occhi come dardo
colei che mi denuda

cado
rialzo
cedo

lo specchio non più riflette figura
svanisce anche l’ombra dannata

io
non io
nulla che lei


Portami alla bocca, divorami
come frutto spremi gocce di
succoso languore
e portami a morire spegnimi
esausto poi ma anche adesso
mentre divento diventi latte e colla

andiamo a profanare la dea
Afrodite dal mirto profumato
monta su in groppa veloce
veloce monta 
rendimi destriero a folle corsa
non importa della bocca che schiuma

poniti ad arco curva al piacere
come ieri come l’altro e domani
è luna piena il tuo sedere


Giocano le dita 
artificio dei sensi

freme come colpo di frusta
ogni accordo e si apre

viatico al piacere che morde
tra ventre e schiena

Come un Do su quarta corda
lieve tocco profondo sentire

e sono umori e odori
effluvi e scuotimenti

patimenti dell’assenza

gioca Onan nel suo giardino


Come un Do su quarta corda
lieve tocco profondo sentire

e sono umori e odori
effluvi e scuotimenti

patimenti dell’assenza

gioca Onan nel suo giardino


Della mandragora ho strappato la funesta radice

e Afrodite mi si è abbandonata

nel mio solitario

Non sanno le rane allo stagno

dei nostri silenzi/parole

e dell’amarci come il mare

che s’adagia lieve alla riva

la luna nasconde il suo pudore

Apri la porta poi aprimi il petto

respira del mio accelerare

del mio fuoco brucia le tue mani

le tue gambe snelle circondami

prendi prendo prendiamo

calma la sete alla tua lingua

baciami

…urlami, ossessa

dalle viscere scenda il tuo mistero

ad avvolgere il tronco dalla rossa chioma

che a te viene

ché anch’esso urla e il tuo nome chiama

Se pure non ci siamo

ecco chiudi gli occhi

ché anche il cielo vuole entrarci

e sotto il manto del sogno

trovami

se pure non ci siamo

ecco chiudi gli occhi

ché anche io voglio entrarci

e nel profumo del tuo giardino

trovarti


Come onde le spalle e i fianchi
come caldo arenile il ventre

come mille e ancor più mille
miglia percorse
le mie mani e le labbra su di te

ché poi svanisce sogno al primosole
e del turbine e dell’affanno
del nascere morire e tornare

Taci
la bruma dei pensieri dissolvi

tesse la sua tela il ragno
all’umido tra labbra e ventre

…corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.

Ah le coppe del petto! Ah gli occhi dell’assenza!

Ah la rosa del pube! Ah la tua voce lenta e triste!…

Pablo Neruda

Nel giardino albero millefrutti

mele rosse mele
per dissetare dolce nettare
chi le chiede un bacio a labbra aspre

il possesso va preso piano
sul palmo di una mano

una carezza il gioco delle dita
a levitare come piuma 
sulla pelle rosalatte

Di miele cioccolato e fragola ho preso
da te offerta

hai voluto uccidermi dei tuoi sapori
lascivi turbamenti

fosti amante più di chi si amò
forsennatamente

muoio e rinasco
e ancora muoio alle tue carezze

Ogni poro della pelle mi si è chiuso
non respira più non vive al tatto

e le sue carezze 
le dita che scivolano argute tra le cosce
non mi danno alcun tremore

accade qualcosa
lo sento
una qualche riluttanza al concedermi
come se d’improvviso fossi stalattite


Piano avvicinati muoviti piano

i tuoi fianchi come briglie

lasciami guidare

piano lento movimento

onda a spumare infranta al mio scoglio

così nell’andirivieni

così sospesa adesso trattieni

piano il respiro piano ferma

fermati

guardami

così ti voglio


Mi resta rimane muore e ricresce

la radice che in te affondai

fin dove tutto avvenne e divenne

bianco come manna dal cielo

a riposare alfine il roco affanno

i respiri sospiri afflati uniti amati

goduti

Ho abitato
tra gli immensi spazi del dolore
l’azzurro di inattese voluttà
nel corto circuito di sensibilità inattese
con il tonfo inquietante dello spirito novello
passato dalla cruna dell’ago delle mie infantili ribellioni

ho abitato
l’incanto pervertito di emozioni sottaciute
nella magica follia di un teatro balinese
come splendida poesia tutta rinchiusa
nel linguaggio di piccoli segni evanescenti

ho abitato
lo sgomento dell’anima stranita
per la crudeltà delle mille partenze
verso l’amara terra mia, l’amore,
madre eterna e pietosa dal ventre sempre gravido di voglie

tra gli instancabili viaggi della memoria
legata al cordone ombelicale dei miei sogni
ho abitato il cuore testardo mio di donna

nella forza, nel mistero,
della mia carne, delle mie guerre
con incredibile dolcezza, pesante leggerezza
abito la delizia d’essere
 
rivelazione e meraviglia
del mondo nuovo che solo da me verrà.

Anna Rossi


Ella era ben poco vestita

Al suolo fremevano lieti

i suoi piccolissimi piedi.

Arthur Rimbaud

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