Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

l’INGEGNIERE GIUSEPPE: Viaggio nel Profondo

l’AUTORE

l’INGEGNERE GIUSEPPE è un amico di Flavia anche lui cultore dell’erotismo delle cose con un suo particolare e intenso guizzo nel descrivere momenti d’amore.

Flavia ci tiene a farvi conoscere le sue Opere

Guardava il soffitto nel buio con gli occhi sgranati.

Nuda, nel letto della camera dell’hotel del sesso, con gli occhi sgranati.

Lo aveva portato per mano fino al girone più basso a cui era disposto a scendere.

Ora sarebbero risaliti insieme, oppure, avrebbe dovuto lasciarlo vagare solo con il rischio di perderlo.

La serata era iniziata secondo il copione che Giada e Vanessa avevano organizzato per lui.

Vanessa era salita in macchina vestita da zoccola, lo aveva salutato con un bacio sporco e gli aveva chiesto di partire subito.

Pochi metri e aveva portato il discorso e la mano di lui sul meticoloso lavoro di depilazione permanente in cui si prodigava la nuova estetista.

Aveva poi tastato l’efficacia stringendo con forza la pulsione nei pantaloni di Mr.G, stringeva senza mai allentare la presa, stringeva fino a che non giunsero a destinazione.

Arrivati all’hotel del sesso Mr.G era sceso rapido, aveva espletato la registrazione con velocità fulminea e l’aveva trascinata nella stanza buia.

Come previsto non le aveva concesso nemmeno il tempo di accender la luce, le aveva tolto il vestito e l’aveva messa nuda a pecora sul letto mentre lui la pompava con forza. La pompava nuda nel suo completo blue e camicia bianca. Senza fermarsi, aveva allungato la mano e acceso la luce, gli piaceva guardare gli umori bianchi grondare da lei e sporcargli la patta. Domani avrebbe lasciato qualche traccia di quegli umori seccati per godersi l’invidia di tutto il comitato in sala direzione.

La prima scopata era filata regolare, il cazzo di Mr.G diventava ogni settimana più teso e potente con la stessa regolarità con cui il suo cervello si smaciullava e perdeva lucidità…Vanessa e ancor più Giada godevano di quel risultato al punto da raggiungere anche orgasmi sinceri in alternanza a quelli finti creati per anestetizzarlo

Dopo il primo paradiso, Vanessa e Mr.G avevano riempito l’idromassaggio scartato i tramezzini di lei e aperto una bottiglia di vino forte, barricato che annebbiasse i pensieri.

Mangiavano nell’acqua gorgogliante e bevevano lenti sorsi mentre lei lo manteneva teso usando i piedi sotto la schiuma.

Era il momento giusto per iniziare la discesa, mancava solo un valido pretesto che arrivò puntuale. Squillò il telefono di lui e lei gli chiese di rispondere senza curarsi. Era la moglie, Mr.G uscì dalla vasca, si portò nella stanza a fianco e inscenò il più banale dei discorsi, fatto di “come va?”, “sono arrivato bene”, “c’era un po’ di traffico”, “buonanotte”. Parole vuote in attesa di chiudere e tornare a scopare.

Nel bagno, invece, Vanessa era in piedi pronta a recitare una delle sue interpretazioni migliori. Giada sarebbe stata orgogliosa di lei.

Avvolta in un asciugamano annodato sul seno, gli occhi spiritati, lo sguardo furibondo.

“Le stesse parole, le stesse parole chi dici a me. Sono le stesse parole”.

“E lei è una ipocrita, sa benissimo che sei qui a scopare e finge di non saperlo e recita la sua parte al punto di chiamarti”.

“Solo una ipocrita accetterebbe nel suo letto un ,uomo che puzza della figa di un’altra”.

“Non provare a toccarmi, mi fai schifo, mi fate schifo”.

Vanessa si concentrava sulle parole…parole scritte da Giada che in fondo condivideva e che quindi le generavano il giusto umore, il giusto sguardo delirante di odio.

Mr.G restava in silenzio, sapeva che, in questi contesti, le frasi di circostanza sono inutili.

L’interlocutore furibondo (soprattutto se donna) deve esser lasciato sfogare.

Lo aveva imparato nei corsi in azienda e provato in altri mille contesti simili.

Vanessa però era un osso duro continuava rincarando la dose, gli occhi illuminati di delirio.

Lui balbettava qualche parola inutile mentre lei lo logorava con violenta costanza.

Era passata più di un’ora di lavaggio mentale quando Mr.G intuì uno shock come sola via di uscita.

Raccolse i vestiti e cominciò ad indossarli. “È inutile che restiamo qui, hai ragione e non ha senso che ti imponga il disagio della mia presenza. Immagino tu non voglia rientrare da Thomas in questo stato a quest’ora. Mi cerco un altro hotel, domani alle 8.30 ti prenoto un taxi per rientrare. Questo è tutto quello che posso fare ora”.

Vanessa restò spiazzata, avrebbe voluto logorarlo di più ma quella mossa e la determinazione che lui mostrava nel rivestirsi la mise all’angolo.

Era arrivata al girone più basso per quella sera. Ora poteva solo lasciarlo andare o risalire con lui al paradiso.

Rimase in silenzio a guardarlo cercando un’espressione arrendevole.

“Così vincerà lei!”

“Non sai quanto stia male, ma non voglio che vinca lei. Non voglio che rovini l’unica sera in cui sei mio”.

Si sciolse l’asciugamano e si distese nuda nel letto a guardare il soffitto con gli occhi improvvisamente divenuti quelli di un cerbiatto.

Mr.G capì che per quel giorno il logoramento era finito, lo shock aveva dato il suo frutto, spense la luce e si sdraiò a fianco a lei.

Le prese la mano, restò in silenzio molti lunghi minuti mentre Vanessa scrutava il buio in cerca di Giada.

Giada non apparve.

Sentì il corpo di lui salirle sopra, prenderle la testa forte tra le mani. Aprirle le gambe. Sentì gridare “Ti amo” nel buio. Sentì la lingua di lui sprofondarle profonda in gola mentre il suo membro le profanava la figa. La sua lingua e il suo cazzo entravano all’unisono in lei con cadenza violenta e ritmata. I “Ti Amo” si alternavano alle spinte nel buio. Risuonavano nel buio al punto da sembrare veri…Vanessa cercò nel buio gli occhi di Giada, non li trovò e decise di abbandonarsi al piacere che Mr.G le somministrava delirando.

Non si fermava, non rallentava, non accelerava…continuava ritmico come un automa per lunghi minuti. La pazzia di quel ritmo tribale appagò Vanessa, l’inferno aveva lasciato le sue ferite, Mr.G ne era rimasto frastornato e ne avrebbe conservato i traumi. Questa consapevolezza l’appagò, l’appagò più dei colpi di lui, si concesse di godere mentre lui le riversava per la seconda volta il seme in corpo.

Sudata nel buio, sudata e appagata restava in silenzio. Mr.G invece aveva il sangue che ribolliva ancora per la furia e il disagio che Vanessa gli aveva infuso.

Il suo corpo era pago, ma la sua mente turbata da quella tempesta non sapeva darsi pace. Si sollevò e si pose in ginocchio tra le gambe di lei. Le impose un’apertura innaturale e appoggiò il palmo della mano sul monte di venere esercitando una pressione delicata e ferma. Nel silenzio quella figa ancora calda ed eccitata sporgeva sotto la pressione che lui le imponeva. Doveva aver letto qualche trucco che ora sperimentava su lei…uno di quei trucchi che le lasciavano il dubbio di condurre veramente il gioco.

Vanessa sentì il dito di lui dentro, dentro fino al punto ruvido del godimento interno, sembrava volesse prendere la misura di quanto fosse profondo, pazzie da ingegnere?…vide nella penombra Mr.G allungarsi verso il comodino a prendere qualcosa. Lo sentì infilarle in corpo con delicatezza infinita qualcosa di esile e affusolato…lo sentì avanzare dentro per pochi centimetri.

Poi improvvisa, un’onda calda le si materializzò dentro, come quando da bambina guardava il mare mosso dalla spiaggia e le onde si formavano gonfie per infrangersi all’improvviso…sentiva le sue viscere gonfiarsi contro la propria volontà e lui studiarle dentro perverso.

Uno spazzolino a setole morbidissime circoscriveva cerchi ritmici sul punto interno del piacere.

La figa cominciò a sbrodolarle senza controllo, le lenzuola dell’hotel del sesso si erano fatte lago. La pressione della mano e quella carezza pungente dentro la stavano svuotando…Vanessa gridò “Sborro..sborro…sborro” e poi soffocò in gola ogni altra condivisione di piacere.

La figa le grondava…non era lo squirting a schizzo dei porno, era un panno fradicio appeso a gocciolare.

Lui sembrava non curarsi, forse non era neppure lì.

Sfilò l’arnese…appoggio i palmi all’interno delle cosce quasi volesse fermarle il sangue alle gambe per mandarglielo al cervello, con i pollici tese la pelle ai lati del clitoride fino farlo sentire compresso dalla sua stessa protezione. Si chinò su lei, insinuò la lingua in quell’angusto anfratto di pelle e attese di sentirla gridare inarcando la schiena come in punto di morte.

Vanessa era esausta sopraffatta dal piacere, lui al suo fianco confuso come un ebete. La stanza buia e il silenzio delle pareti insonorizzate dell’hotel del sesso.

Vanessa si era concessa al piacere, al piacere della pancia, non aveva saputo contenerlo, glielo aveva condiviso. Il lavoro di una settimana a pianificare il logoramento cacciato nel cesso per una leccata di figa…una leccata ben data…ma una leccata per cui molti avevano pagato fior di quattrini. Una leccata che stasera aveva concesso gratis per rovinare tutto.

Fu allora che Giada comparve nell’oscurità dei suoi pensieri. Le scambiò una occhiata di intesa, come dicesse “Te lo meritavi, ti meritavi di stare bene. Devi sempre pensare a tutto. Ora riposa, lascia che finisca io qui, lascia che completi lo splendido lavoro che hai fatto”.

Vanessa svanì nel buio in silenzio.

Mr.G notò l’amante diventata muta in un respiro ritmato.

La vide sollevarsi nella penombra e sedersi a cavalcioni bloccando le sue gambe unite.

Nel silenzio glielo aveva preso delicatamente tra le mani e aveva cominciato ad accarezzargli la cappella partendo dalla punta. Quella masturbazione senza impugnare il cazzo che aveva provato per la prima volta con lei. Le dita lo accarezzavano dalla punta verso giù in modo ritmato e poco più rapido di quanto volesse. Sentiva la sensibilità acuirsi ad ogni carezza mentre lentamente la consistenza riprendeva vigore.

“Metti le mani sulla spalliera del letto, afferrala stretto e non mollarla fino a che non ne avrai il permesso”. Il tono di voce era risoluto e fermo, non concedeva alcuna inclinazione al piacere, nessuna condivisione alle pulsioni dell’amante.

“Come desideri”. Mr.G alzò le braccia e strinse forte il tubo tra le mani.

Continuava lenta senza parole, il piacere fu presto insopportabile.

Nel buio le dita di lei gli si strinsero forti sullo scroto fino a levargli il fiato e le unghie nella pelle fino rilasciarne minuscole gocce di sangue e strazianti mugolii.

Il cazzo divenne improvvisamente gonfio e teso, forse che quel gesto spremesse il testosterone dalle ghiandole o forse che il dolore rappresenti la più eccitante tra le pulsioni….Il cazzo di Mr.G era magicamente nel pieno del suo vigore.

Sentì un intero barattolo di gel svuotato sulla punta, gelido e poi le mani scandire alterne la discesa lungo l’asta del tunnel infinito.

Mugolava, la implorava, si contorceva.

Poi la presa avvolgente della racchiusa e infine riconobbe dal suo stesso strazio il culmine del piacere…la cravatta.

L’amante usava le mani su di lui con perizia mantenendolo al limite sopportabile della tensione.

La tortura continuò fino a portargli i crampi alle mani strette al tubo…mentre lui implorava di poterle entrare dentro.

Ora Vanessa poteva tornare, Giada la chiamò dall’ombra in cui si era nascosta, prese Mr.G dentro senza provare piacere alcuno e lo cavalcò senza condividerne il piacere per la terza ed ultima volta.

Vanessa ringraziò Giada nel silenzio, anche oggi l’aveva protetta dalle sue debolezze. Ora poteva addormentarsi serena, l’annullamento di Mr.G si andava compiendo.

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