Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

L’INGEGNERE – Mr.G nel bosco con Adele

l’AUTORE

l’INGEGNERE GIUSEPPE è un amico di Flavia anche lui cultore dell’erotismo delle cose con un suo particolare e intenso guizzo nel descrivere momenti d’amore.

Flavia ci tiene a farvi conoscere le sue Opere

Mr.G è un inesorabile ritardatario. È un ritardatario perché è un inguaribile ottimista.

Quando ha un appuntamento, Mr.G pensa che quel giorno non ci sia traffico, tutti i semafori saranno verdi, che i vecchietti che guidano col cappello staranno a casa e che i parcheggi a destinazione saranno tutti liberi.

Ma quando si tratta di lavoro o di figa le cose sono diverse.

Per questo, quel giovedì 30 ottobre, Mr.G aveva controllato su GOOGLE MAPS il percorso, aveva verificato il traffico ed era arrivato con 10minuti d’anticipo al luogo dell’incontro. Alle 15.20 era lì.

Adele era in macchina e aspettava pispolando sul cellulare con qualche interlocutore che è meglio non sapere. Ad Adele piace avere la situazione sotto controllo, per questo arriva per prima agli appuntamenti. Anche prima di chi è in anticipo.

“Ciao! Eccomi qui!”.

“Andiamo con la mia macchina, parcheggia la tua e sali.”.

Il secondo appuntamento, per un bravo ragazzo come Mr.G, era ancora causa di ipocriti imbarazzi. Per questo, salito in macchina, cercò immediatamente nell’aria il profumo di femmina di lei ma si limitò a dirle: “Ciao come stai?”. Non accennando neppure un bacetto sulla guancia.

“Tutto bene! Ora andiamo nel posto che ho pensato!”.

Adele è una persona estremamente metodica e razionale, quasi ossessiva aveva sicuramente previsto e programmato ogni luogo, ogni istante ogni circostanza di quel pomeriggio. Per cui partì risoluta libera da dubbi ed esitazioni.

Mr.G era deciso a non parlare troppo perché a quel punto, quello che voleva si era capito per cui lasciò ad Adele l’onere di trovare argomenti per due che in realtà vorrebbero soltanto scopare.

Lei invece, donna, più intelligente e raffinata, voleva sfruttare quei pochi minuti di percorso per renderlo ancora più arrapato e voglioso.

Nessuno ricorda cosa disse Adele nel tragitto, ma Mr.G ricorda ancora oggi molto bene il tono di voce di lei durante il breve viaggio. Aveva una vocina da bambina che ha fatto tutti i compiti ma che ha fatto anche molte marachelle ed è più orgogliosa delle marachelle che dei compiti.

Adele guidava con cautela rispettando i segnali, concedendo le precedenze e soprattutto continuando a parlare ed emanare il suo gustoso profumo di femmina nell’abitacolo della sua piccola Pandina.

Quando parcheggiarono Mr.G aveva ascoltato ed annusato a sufficienza da farsi venire il cazzo duro ma sapeva bene di non dover prendere iniziative. Per questo scese calmo, attese che Adele chiudesse le porte e gli dicesse: “Vieni seguimi facciamo due passi per questo sentiero”.

Finalmente la vedeva in piedi, le piaceva quella sua statura di donna alta, longilinea ma con forme ben scolpite. Adele è alta 1,71 e Mr.G 1,80…lei portava 8cm di zeppe.

Mr.G nel guardarla faceva i suoi conti da ingegnere e concludeva che i loro corpi avrebbero combaciato alle giuste quote…gli occhi con gli occhi, le labbra con le labbra, i capezzoli e con i capezzoli, la figa con il cazzo.

Non la conosceva abbastanza da confidarle i suoi pensieri e quindi la seguiva in un silenzioso sorriso…lei più maliziosa di lui, capiva perfettamente ogni suo pensiero e lo lasciava fare.

Camminavano nel bosco l’odore del muschio e di lei si mescolavano, forse anche lui emanava odore di desiderio ma lei non lo avvertiva camminando leggermente più avanti lungo il percorso stabilito.

Alla prima curva lei si volse, si guardò intorno oltre le spalle di lui. Gli si avvicinò un pochino: “Ecco qui possiamo baciarci.”

Mr.G trovò un po’ buffo che avesse pre-stabilito perfino il punto del bacio…ma quella voce sussurrata si era fatta ancora più maliziosa e perversa. La desiderava al punto da non sapere cosa fare, come prenderla come comportarsi.

La baciò, non come avrebbe voluto, ma la baciò.

Poi le mani di lui si fecero strada lungo la sua schiena a contarne le vertebre partendo dal collo. La premeva a sé per farle sentire la sincerità del proprio desiderio al punto che lei lo schernì: “Ma come siamo veloci qui! Non perdiamo tempo!”.

Imbarazzato dalla battuta, Mr.G esitò, Adele arretrò, lo prese per mano e lo condusse tra gli alberi in un luogo più appartato.

Lei lo guardava divertita dall’imbarazzo del suo incontenibile desidero, gli disse: “Dai vieni qui!”

Lo baciò di nuovo e lui non poté fare altro che assecondarla. Si appoggio ad un grande albero, la trasse a sé e iniziò ad esplorare quel corpo per lui nuovo.

Le afferrò i glutei, li strinse forte…poi le sue dita scesero a cercare gli anfratti umidi.

Avrebbe voluto infilare subito un dito in quel culetto compatto e sodo, ma ne provava vergogna ed esitò. La mano evitò quel punto ancora troppo intimo e scese oltre.

Sentì l’intimità di Adele completamente glabra, umida ma non fradicia e con labbra appena socchiuse. Lui la esplorava con le dita e la immaginava con la mente. Lei lo assecondava baciandolo svogliata e sussurrandogli parole maliziose all’orecchio. Desiderava inginocchiarsi nutrirsi del nettare di lei ma non si osava. Lei percepiva ogni sua esitazione come fastidiose inibizioni e cominciava a perdere il coinvolgimento e la pazienza.

Fu in quell’istante che Mr.G perse il controllo.

Cerco sui fianchi le mutandine di lei e le spinse giù…si portò le mani alla bocca e ne trasse un copioso pugno di saliva che le spalmò sulla figa. Si apri i pantaloni lo estrasse e lo infilò in lei restandole in piedi di fronte.

Adele sentiva le mani di lui allargarle i glutei e stimolarla finalmente dietro. Sentiva il suo cazzo nel corpo e sentiva la sua voce chiederle insistente: “Va meglio così puttanella? Ti basta questo o vuoi di più?”.

Adele scoppiò a ridere in una risata fragorosa e provocante, vederlo uscire da quella divisa di perbenismo timido da bravo ragazzo la divertiva…ma non era certo una scopata in piedi con un dito in culo che avrebbe soddisfatto le sue perversioni.

Sfoderò nuovamente la voce stridula e maliziosa: “E’ tutto qui quello per cui mi hai portata nel bosco?” Mentre rideva si dondolava avanti e indietro per scoparlo lentamente e imbarazzarlo.

“No, non è tutto qui! Ora avrai la giusta punizione per la tua impertinenza, piccola puttanella. Guarda! Guarda chi arriva adesso?”

Le afferrò i capelli tirandoli abbastanza per un piacevole dolore, le voltò la testa indietro.

Adele si accorse che nel silenzio del bosco un uomo li guardava a pochi passi da loro. Era alto circa 1,80 vestito da boscaiolo con la barba incolta e un sacchetto in mano. Rideva.

“Questo è Antonio, il mio amico meccanico. Mi ha revisionato il motore e gli devo un favore. Credo che il tuo culetto sia il favore giusto.”.

Antonio sorridente: “Lo credo anche io. Vedremo come se la cava questa troietta impertinente”.

Adele rimase finalmente muta e con le gote arrossite. Come una bimba presa in flagranza a rubare le caramelle.

Mr.G sfilò il cazzo dalla figa mezza asciutta e svogliata: “Credevi di aver programmato tutto vero? L’ora dell’incontro, il punto del bacio.. ma chissà se avevi programmato anche quello che ti facciamo ora!”. Le divaricò le gambe usando i piedi, e le mise una mano tra i capelli per tenerli tesi.

Antonio estratta una bottiglia dal sacchetto sversò metà del contenuto sulle mani. “L’olio di semi di girasole, ti renderà accogliente e scivolosa e non contiene colesterolo…Ahahahah. e cominciò a cospargere il culetto e la figa diventati improvvisamente bagnati e vogliosi. Mr.G la teneva ferma premendola forte a sé. La baciava e le sputava in bocca tenendola per i capelli. Con una mano le teneva il vestito sollevato mentre Antonio la preparava da dietro oliandola copiosamente.

“Ti senti pronta piccola puttanella?”

“Sììì, era questo che volevo. Non quel bamboccio che ho avuto davanti finora. Sono cattiva e dovete punirmi!”. La monella lanciò un grosso sputo in faccia a Mr.G, e spinse il culo indietro per provocare Antonio.

Antonio stufo di parlare spinse la schiena di Adele tenendola premuta contro Mr.G a sua volta appoggiato all’albero. Immobilizzata in quella posizione, sentì Mr.G violarla davanti e la punta del cazzo di Antonio appoggiarsi dietro.

Antonio spinse quel tanto da fare entrare la punta cappella nel culetto oleoso…mentre il cazzo di Mr.G le stava dentro fino in fondo. Le mani di Mr.G le aprivano i glutei quelle di Antonio la trattenevano ai fianchi.

“Ora la nostra bambina farà un bel giro in altalena!”.

Cominciarono ad attrarla ritmicamente e alternativamente ai loro corpi…quando la tirava Antonio la penetrava dietro, quando la tirava Mr.G la violava davanti. C’era un grandissimo affiatamento tra i due (era la moglie di Antonio ad avere inventato quel gioco) continuavano ridendo del loro pupazzo usa e getta.

Di tanto in tanto Mr.G le sputava in faccia ma Adele rideva: “Tutto qui? Tutto qui…”.

Presto smise di capire chi entrava e dove e le sue parole si fermarono. La figa grondava di piacere, non era più mezza secca e chiusa come quando Mr.G la esplorava con le mani. Aveva smesso finalmente di provocarli. Il trucco le colava sugli occhi e comincio a sentire il suo corpo contrarsi di piacere. Godette in silenzio per non dargli soddisfazione…I due amici ne avvertirono le contrazioni e appagati dal risultato la allagarono simultaneamente davanti e dietro.

Adele era sudata. Era silenziosa. Fetta di prosciutto nel sandwich di quei due sconosciuti.

Antonio si sfilò e Mr.G la spinse indietro per liberarsi il cazzo da quella figa dolorante.

“Ora ci pulisci, puttana! Ci hai fatto ungere come dei cetrioli! Ahaahah”.

Spinsero Adele in ginocchio e la obbligarono a leccare a turno fino a che furono perfettamente puliti.

“Ho la macchina qui nel piazzale. Vieni con me? Ci facciamo una birra”.

“No. Ritorno con lei.”

Mentre Antonio si allontanava, Mr.G si avvicinò all’orecchio di Adele e le sussurrò qualcosa all’orecchio.

Adele sdraiata sulle foglie guardava il cielo attraverso le fronde degli alberi. Un sorriso le illuminava il volto. Un raggio di sole le scaldava il sorriso.

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