Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Le Domeniche di Flavia

Vincitrice del Premio Saffo Terzo Millennio, XIX edizione, 2019, Flavia Marchetti dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard Ltd – København

La domenica non è solo il nome di una giornata attesa dopo giorni del lavoro.

Per convenzione, dovrebbe avere un’escursione festosa rivolta soprattutto all’interno della famiglia. Strumento per scrutare il genuino animo degl’individui, al netto dai condizionamenti del lavoro e dei relativi ambienti.

Alla domenica ho voluto dedicare questa raccolta, tratta dalle pagine del mio diario. Che scrupolosamente aggiorno a partire dal lunedì.

Chi mi conosce bene sa che la mia famiglia è una di quelle molto allargate. A volte mi è venuto da pensare che lo sia un po’ troppo. Ma, sinceramente, visto la buona armonia che la tiene unita, dico: “va bene così”.

I personaggi principali

Per comodità di chi andrà a leggere queste righe faccio un breve riassunto dei personaggi che la compongono partendo dal più grande di età.

Papà

L’architetto Sergio Marchetti. Titolare di uno studio di professionisti affermati, tra i più importanti della città. Segue lavori in diverse parti d’Europa. Ha una segretaria, Carla, molto efficiente ed altrettanto figa. Si dice in giro che se la scopi ma non è provato.

Spesso gli ho sentito addosso il profumo di questa. Lui se l’è sempre cavata con «Quando si lavora gomito a gomito succede». Non ho capito se si riferisse all’assorbimento del profumo o al fatto che possa succedere di scoparsi.

Mamma

La dottoressa Ines Bonomelli. 52enne, ben in ordine. Ex giornalista che non appena mi sono laureata in Lettere Moderne e accolta nell’Ordine dei giornalisti, ha pensato bene di licenziarsi dall’autorevole quotidiano in cui lavorava da venti anni, per aprire un’agenzia di comunicazione dal nome eloquente: Mather and Daughter.

Sono quasi cinque anni che lavoriamo assieme con ottimi risultati. Il settore che più apprezza la nostra professionalità è quello delle piccole e medie imprese metalmeccaniche. Di cui è ben ricco il nostro territorio.

La verve con cui si muove mamma nella società la rendono un bocconcino per aspiranti amanti. Per quello che sono riuscita a scoprire, non ha un amante stabile. Ma intrattiene più di una relazione con personaggi a cui di tanto in tanto permette di…

Mamma e papà abitano al piano di sotto il mio. Quando mi sono laureata hanno pensato bene di cogliere un’occasione. Hanno acquistato l’appartamento libero al piano di sotto e hanno lasciato a me quello che era stato pure la dimora di nonna Elena. Un grande regalo.

È sicuramente uno degli appartamenti con una vista straordinaria. dalla vasta terrazza vedo: alla mia sinistra le Due Torri e, innanzi a me, le più prossime colline bolognesi.

Mamma ha così raggiunto tre scopi: quello di avermi reso indipendente. Di non avermi più tra i piedi. Quello di potermi sempre controllare a distanza.

Questo anche grazie al pettegolezzo della signora Giulia che fa il riordino casa sia alla mia che alla sua. Sicché mamma è a conoscenza di tutte le volte che il mio letto mostra i segni di quel che è avvenuto il giorno prima.

Ragion per cui mamma, di tanto in tanto, trova motivo per ribadire, con sofferenza, di avere una figlia troia.

Questi sono i consanguinei. Entriamo ora negli acquisiti per affetti vari.

Simona

Ha la mia stessa età. A lei piace farsi chiamare alla francese: Simone, tacendo la ‘e’ finale. È la pulzella di una delle famiglie più danarose e in vista della Città. È laureata in medicina, specializzata in cardiologia e anestesia. Presta la sua opera nel più importante policlinico di Bologna.

Maritata con un baldo giovane veramente ganzo, ma tanto ignorante e stronzo. Abitava in una splendida villa alle porte della città.

Ci siamo conosciute per caso. Non per caso ci siamo ritrovate con la lingua in bocca. Quel fiocco è durato un bel po’. Ho sentito poi che una sua mano aveva risalito la coscia e aveva cominciato ad accarezzarmi il ventre. Dall’ombelico in giù. Il mio punto debole.

Avevo scoperto quanto ci sapesse fare con le dita. Avevo chiesto di più. E avevo scoperto che anche con la lingua era un portento. Mica poteva finire lì.

Abbiamo così iniziato un rapporto di grande passione. Ci trovavamo anche tre volte in un giorno. È sempre stato un grande amore. Disagiato per gli spostamenti ma sicuramente intenso.

Succede che nel palazzo dove abito mettono in vendita un appartamento nell’altra scala. Lo indico a Simona. A lei piace. Usa tutte le armi e convince il marito a trasferirsi. La nostra relazione ha un sussulto di intensità. Resta sempre molto blindata e segreta. Nessuno sa di noi due.

Lei è spesso da me. Non c’è figura amorosa che i nostri corpi non abbiano provato. La gioia ci pervade. Io– anche secondo mamma – ho sempre un aspetto sognante da adolescente innamorata.

Succede che questa gioia si interrompa improvvisamente. Più o meno un anno fa, Simona viene lasciata sul pavimento a furia di botte da parte del marito. Di cui lei ha scoperto una costosa relazione con un’impiegata dell’azienda di cui la sua famiglia è proprietaria e lui, il marito, è AD.

Massacrata com’è, riesce a comunicare con me che corro a prestarle aiuto: pronto soccorso all’ospedale. Denuncia in questura. Simona, per sicurezza, viene a vivere con me. Con il tempo: divorzio e affitto dell’appartamento. Accolgo Simona come mia convivente a tutti gli effetti.

Da casa sua trasferisce solamente il pianoforte a coda.

Una meraviglia!

In casa mia ci sta proprio bene.

Lei, quando si esercita mi dà gioia ed eccitazione. Non è ancora successo una sola volta che alla fine di un brano non le abbia messo la lingua in bocca.

Ci siamo fidanzate con una cenetta innanzi a mamma e papà. Un po’ imbarazzati. Ora le vogliono bene come ad un’altra figlia. In quell’occasione ci siamo pure scambiati pegni d’amore: lei un prezioso anello di foggia antica. Io un paio di orecchini, copia unica. Lei li collezione da quando era bambina.

Da quella sera è passato un anno. Un anno di serenità. Fatto di tante notti d’amore e godimenti. Il 69 è quello che ha avuto un maggior riscontro.

Oscar

Anche lui abita nel nostro stesso edificio. Nell’altra scala. Lo incontravo spesso. Sempre venivo attratta dal suo fisico atletico… dalle serene espressioni del suo bel volto fanciullesco.

Aveva solo diciassette anni quando, per una banalità, aveva suonato alla mia porta. L’avevo fatto entrare e, discorso dopo discorso mi era saltato addosso. Una delle più belle scopate della mia vita. Per lui era la prima volta.

Gli ho dovuto pure dare i primi rudimenti di come si lecca la figa. È un ragazzo perspicace. Aveva imparato subito.

Appena ha compiuto i 18 anni – Simona abitava già con me – di comune accordo l’abbiamo invitato a cena. Lui ha capito tutto. Con grande entusiasmo ci ha trombato a lungo tutte e due. Rinnovando in ognuna di noi il piacere di fare l’amore con un bel maschio.

Da quella notte lui si definisce l’amante di tutte e due.

Ottimo alla maturità si è iscritto al DAMS Arte e si è trovato un lavoro in un importante studio fotografico. Oscar ha una passione per la fotografia!

Milly

Oscar, già quando l’ho conosciuto io, con lei si era fermato al petting.

L’esperienza fatta tra le mie cosce e quelle di Simona, l’avevano affinato nelle arti amatorie. Tanto da riuscire a stordire con preliminari fantasiosi l’amata.

Era stata lei a offrirgli la sua verginità.

Era una domenica sera. Io e Simona avevamo appena finito di cenare. Lui arriva baldanzoso e appena dentro esplode in tutta la sua contentezza «Me l’ha data. Finalmente. Mi offrite qualcosa da bere? Cosa volete che vi faccia? Un po’ è anche merito vostro. Dei vostri porci insegnamenti.» Si mette a spogliarsi. In breve è tra di noi nudo come un verme.

Uno sguardo tra me e Simona e lei glielo agguanta e se lo porta alla bocca. Io mi spoglio.

È loquace il ragazzo, mentre se lo fa succhiare. Ci racconta ogni dettaglio della deflorazione preceduta da una lunga serie di stimolazioni con baci, carezze e colpi di lingua. Milly gli aveva poi detto di aver goduto di ben cinque orgasmi.

Lui si sentiva ben orgoglioso di ciò: «Adesso mi sento proprio di amarla. Ho solo un timore verso di lei per qualcosa che mi ha detto dopo che avevamo fatto la seconda. È che lei vuole conoscere tutte le strade dell’amore. Compreso l’amore lesbico. Qui ho bisogno del vostro aiuto.»

Mentre Simona lo sbocchina, io non perdo un attimo. Da dietro lo lavoro tra le chiappe con le dita, infilandogli pure il dito mignolo nel buco del culo. Decisamente gli piace: «Questo non me lo aspettavo. È una bomba!» Esplode nella bocca di Simona con grugniti e lodi sperticate.

La irruente pompa di Simona placa l’eccitazione di Oscar che pare disponibile ad approfondire la sua preoccupazione verso il desiderio amatorio della sua fidanzatina.

«Come potremmo darti una mano. Noi siamo saffiche perché ci amiamo e, purtroppo, siamo dello stesso genere. Da come vedi, ci comportiamo con te non certo con atteggiamenti lesbici. Ci sembra che tu abbia capito quanto ci piaccia il cazzo… Il tuo poi…!»

«Da quello che ho capito mentre ti succhiavo, non vorrei che la fanciulla voglia provare l’ebbrezza di una vera lesbica. Il rischio è che questa se ne impossessi e la convinca a non avere più rapporti con te.»

«Tu, che le hai appena giurato l’amore.» Aggiungo io per dare più forza al ragionamento di Simona.

«È proprio questo il mio timore. Vorrei farvela conoscere e che le parlaste. Sono sicuro che voi riuscireste a farle capire che se è solo un modo di godere, tra due femmine, è bello. Se invece diventa un modo di esistere può creare spiacevoli implicazioni.»

«Perché non la vai a prendere che finiamo la serata tutti assieme. – Io – Perché c’è ancora tanto da fare in una serata che parte da certi presupposti.»

«Ottima idea. Le do uno squillo e vado a prenderla. Oggi ho anche l’auto di mio padre.»

Uscito Oscar con Simona ci abbracciamo: «Forse ha ragione mamma: “Siamo proprio due troie !”»

«Per esserlo un po’ di meno, intanto, potremmo cominciare a metterci qualcosa addosso

Milly – ha un fisico un po’ più corpulento dei nostri. È ben fornita sia di culo che di tette in un insieme che sprigiona tutta la sua adolescenza: qualche brufolo, uno sguardo sincero. Ancora disincantato. È veramente una fanciulla.

Chissà come le sono cresciuti i peli del pube?” Mi sovviene.

Io e Simona, volutamente, ci siamo coperte con ben poche cose. Una sottoveste corta e gli slip.

La ragazza è emozionata: «Finalmente posso conoscere persone che hanno scelto di vivere secondo l’amore. Oscar mi ha parlato a lungo di voi e non posso che esservi grata di tutti gli insegnamenti che gli avete dato e che hanno fatto godere pure me.» Detto ciò, ci fa capire che lei è venuta lì non solo per parlare con noi ma per provare sensazioni: «Se sotto avessi, come voi, una bella sottoveste mi metterei al vostro pari. Sotto i blue-jeans non ci sta che un brutto slip e sotto la t-shirt non metto mai nulla.»

È Simona a dare il la: «Se gettiamo alle ortiche la nostra sottoveste tu avresti gli elementi per stare come noi. Vuoi?»

«Per me sarebbe un onore. Credo che anche Oscar potrebbe adeguarsi. Tutti saremmo più liberi di esprimerci.»

Oscar, come al solito esagera e si toglie pure gli slip.

Milly ha un accenno di finto moralismo: «Ecco, lui se non lo tira fuori non è contento».

Simona va dalla sua: «La sua è solo sincerità.» Anche lei cala lo slip e mostra il ciuffo. Mossa contagiosa. Sia io che Milly facciamo altrettanto.

Una bella risata collettiva ci fa sentire proprio a nostro agio. C’è un momento di silenzio. Gli occhi si scrutano vicendevolmente. Memorizzano le peculiarità degli altri corpi. Io, per esempio, noto la bellezza dei capezzoli eccitati di Milly. Due belle noccioline che non vedo l’ora di avere tra le labbra. Simona è più sfacciata: «Posso sentire con mano se sei di pelo grosso o di quello sottile?»

Una sua mano le accarezza il basso ventre. La ragazza ha un fremito. Oscar le appoggia un leggero bacio sulle labbra.

Abbiamo l’impressione che Milly si trovi proprio bene con noi. L’uccello di Oscar, tra tutta quella nudità è al settimo cielo. Ovvero: in perfetta erezione.

Milly, prima di tutto vuole affermare il suo amore per Oscar: «Vi dispiace se do un bacio all’uccello di Amo? Oggi è stato veramente meraviglioso. Gli voglio un bene dell’anima… Questo finale, poi…» Tutto in bocca, pure se di dimensioni sopra la media. Milly s e lo pappa a lungo, facendogli tutte le coccole del caso con la lingua.

Oscar, di tanto in tanto, sussulta.

Simona, approfittando del loro break orale, mi sussurra: «È forse più porca di noi… Così giovane!… Non dobbiamo lasciarcela scappare».

Lasciato il cazzo Milly ci sottopone a tutta la sua curiosità: come è iniziata tra di noi. Quante volte lo facciamo. Oltre ad Oscar se lo facciamo anche con altri maschi. Altre femmine. Cosa ci piace di più fare.

Da Simona riceve solo una risposta molto sbrigativa, all’ultimo quesito: «69. Vuoi provarlo?»

Intervengo io «Così di botta? Mi pare di capire che apprezzi tanto essere introdotta passo dopo passo

«Mi sembra che Flavia abbia colto il mio desiderio… Prima di arrivare al top, conoscerne tutti i passaggi.»

Oscar fa lo sfacciato: «Non è che tu, Flavia ci prepari uno di quei buoni Moscow Mule che mi fai sempre dopo che abbiamo scopato?»

«Sei in anticipo. Non è ancora successo.» Mi alzo e mi dirigo alla cucinetta.

«Tranquilla… Succederà. Vedrai.»

Sto rimescolando i liquori e sento tra le natiche l’inconfondibile forma della cappella del cazzo di Oscar. Non mi muovo. Lo lascio fare. Me la sta sfregando un po’ contro il buco del culo. Un po’ tra le labbra della figa. Mi piace da matti!

«Che si fa, Ciccio?»

«Si potrebbe anche fare.»

«Gelosie?»

«Non direi. Hanno già sperimentato la lingua in bocca. Simona sta già tramando per farle visitare il piano superiore.» Un piccolo colpo di reni di lui e la cappella varca la soglia del buco del culo. Sento una fitta. Stringo le chiappe e sento la consistenza di tutto il rimanente uccello. Mi impressiono e mi irrigidisco.

Oscar, con me, è sempre stato riguardoso e garbato:

«Non ti va?» Mi giro:

«Diciamo che non c’è l’atmosfera e la calma»

«In figa?»

«Oh sì, lì anche subito!» glielo acchiappo e ne infilo il glande tra le labbra della figa. È sempre un’emozione!

Mi prende per le natiche, mi solleva. Mi appoggia sul piano della cucina. Mi sistemo in tutta comodità. Apro al massimo le cosce. Lui sprofonda in me. Mi bacia a lungo stringendo le tette.

Le sensazioni che ricevo sono potenti. L’uccello va e viene, svolgendo il suo compito con grande accuratezza. Sul fondo fa sempre una pausa.

Oscar la farcisce roteando un po’ il bacino. Mi fa sentire la sua carne in punti dove mai è giunto un cazzo. Se la figa lacrima, la mia bocca sbava nella bocca di Lui, che sta dando più di quanto mi abbia mai dato altre volte. Provo a stringergli più che posso quel s uo fallo da cui sto ricevendo tanto piacere.

Lo stringo… Lo stringo… Sempre più forte… Lui spinge sempre più dentro… Il ventre mi sembra esplodere. Mi abbraccio forte a lui. Inarco il corpo. Oriento la figa verso il cielo… Questo cielo che sto per toccare con un dito…

È un orgasmo immenso… larghissimo… con colori abbaglianti che squarciano.

Sono venuta!

Chissà cosa ho detto a questo ragazzone, in quei fantastici momenti.

Non è importante che me lo ricordi. Lui mi bacia. Mi coccola. Accarezza delicatamente tette e figa.

Mi sono rimessa in verticale ma ho bisogno di restare attaccata a lui. La testa gira. La figa spurga la sborrata lasciata da lui:

«Dì la verità, Flà. Col cazzo è sempre un’altra cosa!» Come dargli torto?

Da sopra. Ci arrivano inconfondibili rumori. Simona è riuscita a sdraiare la fanciulla e le sta dando quei rudimenti che lei tanto cercava.

Forse in Oscar fa capo un rigurgito di gelosia quando mi dice: «Flà, rimettiti sul piano a gambe aperte. Non sia mai che dopo, io non te l’abbia leccata.»

Non ne sentirei il bisogno ma è tanta la dolcezza che ha questo ragazzo nei miei confronti che non posso negarmi. Lo bacio con passione. Mi rimetto in posizione cuccandomi un altro orgasmo.

«Cosa dici Oscar, ci spetta o no un beverone in più?»

«Con tutta la saliva che abbiamo consumato, direi proprio di sì.» Mi metto all’opera.

Simona torna dalla stanza con la fanciulla avvinta a lei.

«Oh, Oscar, Oscar… mio Oscar. Quante cose ho imparato da lei. Quante volte mi ha fatto godere insegnandomele!»

«Sarai ben contenta di aver iniziato il percorso anche tu per diventare lesbica…» c’è una punta di contrarietà nelle parole di Oscar.

«Non temere. Mi ha spiegato tutto. Simon. Loro non sono lesbiche. Loro sono due innamorati come lo siamo io e te. Solo che per provare le emozioni che uniscono tutti gli innamorati debbono leccarsi la figa. Perché ognuna di loro non ha che quella. Ma loro non odiano il cazzo. Anzi… Così nello scendere le scale ho deciso che amerò solo te… la mia dolce faccia da culo. E farò come hai fatto tu, fino ad oggi… Verrò qui, di tanto in tanto a ricaricarmi di quell’amore che poi riverserò di nuovo a te. Sarà un circolo chiuso. Senza gelosie che ci terrà sempre uniti… Noi quattro.»

Simon con il suo modo suadente l’aveva portata sulle sue idee di coppia aperta e larga, libera da possesso e gelosia.

Milly e Oscar si sono rivestiti. Io e Simon, ancora nude ci sentiamo un po’ a disagio in mezzo a loro. Sicché, Simon, accanto a me, prende a baciarmi il collo dandomi qualche colpo di lingua dietro le orecchie.

Intanto ci si scambia le ultime chiacchiere prima del commiato. Le braccia di Simon mi cingono affettuosamente. Distrattamente mi palpano il seno. Nonostante l’appagamento che mi ha dato Oscar, qualche brivido scorrazza sul ventre.

Forse la stessa cosa sta succedendo a Milly che ci sta osservando concupiscente.

«Posso chiedervi un’ultima cosa che mi piacerebbe vedere tra voi?»

«Dicci mò!»

«Mi piacerebbe tanto vedervi godere assieme.»

«Perché no?»

Simon mi tira a terra sul tappeto.

Mi è sopra a rovescio. Sento i peli umidi della figa sulla mia bocca e la sua lingua che si dà da fare tra i miei inguini. Il piacere non tarda a farsi vivo.

Io e Simon, contorcendoci nel godimento, le facciamo sentire il nostro cantico d’amore.

Milly non vuole più andarsene. Si discute un po’ tra baci e abbracci su come far volgere la serata.

Intanto siamo tornati tutti nudi.

Era entrato dalla finestra un pallido sole che si spalmava sulle epidermidi di noi, due coppie, sdraiate disordinatamente sul grande letto della stanza. I reciproci gemiti di piacere si erano incrociati.

Di mano in mano i corpi esultavano sotto baci, carezze di questo o quella.

Appoggiati al banco del bar sorseggiamo il caffè, sperando che quel sorso ripristini le energie donate all’amore.

È lunedì. Ognuno di noi si avvierà al proprio lavoro. Sicuramente consapevole di far parte, ora, di una bella famiglia, larga.

Anche il giorno in cui io e Simon abbiamo conosciuto Milly – come avete appena letto – era domenica. Ma voglio iniziare la carrellata sulle mie domeniche che definisco ‘indimenticabili’ da quella che mi ha accolto nel mondo della letteratura. In concreto quella che mi ha fatto guadagnare il primo contratto editoriale.

La prima domenica di Flavia, scrittrice di bella presenza

Ho 16 anni – è l’11 luglio 2004. Una domenica – e, come ogni anno, passo le vacanze estive con mamma nella casa dei miei a Cesenatico.

Molto tempo di queste giornate lo trascorro sotto l’ombrellone al Bagno Romeo.

Dopo una settimana, ho una tintarella da fare invidia. Abbronzata sono alquanto belloccia. Indubbiamente, anche Figa

L’ombrellone che mamma tiene affittato per tutta la stagione è sempre affollato: ragazzi e ragazze della mia età mi tengono chiassosamente compagnia.

Non mancano, però, uomini con qualche lustro più dei miei che, per l’abbondanza femminile che lì si raduna, sperano che qualcuna di noi, sentendo la lontananza dal proprio padre, caschi tra le loro braccia.…

Ci sono i vicini d’ombrellone: una coppia danese venuti a rimpinzarsi di caldo sole sulla nostra Riviera. Lei, Isolde. Lui, Hans: una quarantina d’anni. Non biondo. Atletico. Tutti e due parlano correttamente la nostra lingua.

Mamma con loro ha fatto amicizia: hanno una casa editrice a Copenaghen e pubblicano alcune riviste. Per me quella dell’editore è una professione affascinante. Ho un’attrazione smodata per la letteratura… Scrivo e stampo in maniera artigianale: computer e fotocopie. Copertine in bianco e nero su bristol. Il mio ristretto pubblico è quello dei miei compagni di scuola. Sono raccontini. Piccole storie a carattere sentimentale. Sempre focalizzate sui momenti più intimi ed erotici del loro svolgimento. Insomma, storie sporcaccione. In genere suscitate da confidenziali racconti di amiche su flirt che loro stesse stanno coltivando in quel momento.

Sentire quindi herr Hans raccontare le peripezie di un editore nel difficile mondo dell’editoria, soprattutto in quella dei magazine erotici, mi incuriosisce assai. Hans descrive quel mondo con particolari che lo presentano, a me adolescente, come l’affascinante meta del mio futuro. Pendo dalle sue labbra ogni qual volta cita i problemi della sua azienda.

Lui si compiace di questo mio interesse e fa di tutto per tenere sempre vivo l’argomento.

Praticamente sono sempre sotto a quell’ombrellone e non manca che fra di noi si instauri una certa confidenza.

Hans non vede l’ora che Isolde si allontani e allora avvicina il lettuccio al mio e mi chiede di parlargli dei miei racconti e sintetizzare le trame delle storie che ho scritto e che io, pur con quel minimo di vergogna che si addice a una ragazza della mia età, gli racconto.

«Il bello di quanto mi dici è che mi sembra che siano storie che profumano di realtà. È una cosa importante per un lettore accorgersi che quanto sta leggendo è successo veramente e che, chi lo racconta, ancora vive le stesse sensazioni dei personaggi, mentre le scrive. Sono convinto che questo tu lo sappia fare molto bene. Quando riuscirò ad avere fra le mani uno dei tuoi scritti potrò dirti cosa aggiungere o modificare, oppure… quando lo pubblicherò.»

Parole che rimangono impresse nella mia mente. Così decido di marinare per un pomeriggio la spiaggia e resto in casa a scrivere un breve racconto da far leggere subito a colui che ormai, fra me e me, chiamo il mio editore.

Per questo test mi manca però quell’ingrediente che secondo lui è molto importante per il lettore: la veridicità. Ci penso un attimo, ma so che non è un problema.

Mamma dopo il pranzo torna alla spiaggia e io ho a disposizione tutto l’appartamento per costruire un set di erotica libidine da descrivere in tutta la sua veridicità.

Giovanni, ha la mia età. È un bel ragazzo e tutte le amiche vorrebbero flirtare con lui. Ma lui ha in mente solo la sottoscritta che lo tiene lontano perché in parole povere lo considera vanitoso e banale: lo stereotipo di chi possiede solo la prestanza fisica e che esibita quella, non resta nient’altro.

A questa mia età, pur avendo già conosciuto alcune volte i piaceri del petting, sono ancora vergine ma di questo non me ne dolgo. Convinta che sarà il regalo che farò al mio grande amore che so per certo, non tarderà a rivelarsi.

Al momento sono interessata solo all’amore dei miei personaggi, fra e sulle righe, e non vorrei avere intorno alcun spasimante o moroso che dir si voglia. Anche perché di sfoghi erotici, anche se a modo mio, ne ho a sufficienza.

Ecco, Giovanni, oggi, fa proprio il caso mio. Un colpo di telefono e dopo dieci minuti Giovanni è qui a mia disposizione.

«Oh John – e scatta la prima menzogna – debbo scrivere entro oggi un racconto per un importante editore. Mamma non ha voluto rinunciare alla spiaggia e io qui da sola non riesco a concentrarmi. Se tu fossi così carino da farmi compagnia, potrei mettere il tuo nome al personaggio principale della mia storia. E magari anche il mio alla protagonista femminile. Fra loro dovrebbe saltarci fuori una bella storia di passione.»

«E cosa dovrei fare in particolare?» Giovanni non ha chiaro la sua precisa funzione ma avere un ruolo in una qualsiasi cosa in cui ci sia io, lo fa gongolare.

«Niente. Se non quello di stare qui attorno a me mentre butto giù il racconto e farti vedere quando alzo gli occhi dalla tastiera. Sai… noi scrittori quando lavoriamo siamo un po’ strani. Magari, di tanto in tanto, te ne leggo qualche brano e ci ragioniamo sopra assieme.»

«Vuoi che mi tolga la maglietta così mi vedi a torso nudo. È il mio lato migliore.»

Il ragazzo va oltre. Io non vedo perché non assecondarlo. Sarà meno problematico portarlo a quello che, in definitiva, vorrò da lui.

In quel momento pensavo di convincerlo a mostrarsi mentre si faceva una sega.

«Ma certo che devi stare con il tuo bel torace in vetrina.» Sfila la t-shirt. E mostra la bellezza della muscolatura del torace.

Anch’io vado oltre: lo abbraccio e mi viene spontaneo baciargli i piccoli capezzoli che esibisce. Non l’avessi mai fatto. Mi trovo la sua lingua in bocca e fatico molto a rientrare nel ruolo di scrittrice e sospendere quell’esercizio che mi sta dando fremiti e altre sensazioni non facili da arrestare.

Non male: volo sui tasti e presto prendono forma alcuni paragrafi. Lui intanto espone un’altra delle sue vanità:

«E se calassi anche gli short? Avresti innanzi a te un’immagine che sono sicuro stimolerà la tua fantasia.» Non attende risposta. Esegue. Mi ritrovo ad avere innanzi un bel fusto con uno striminzito slip che cela una rigogliosa erezione.

Per me è troppo. Sono costretta a cambiare parte della storia. Non sarà più quella di un baldo giovane che si masturba nel fresco ricordo dell’amata che da poco l’ha abbandonato. Ma…

C’è bisogno di una sosta. «Dovrebbero esserci in frigo delle birre. Ce ne facciamo un paio?»

Non basta inumidire la gola. Quella prominenza spudorata è sempre lì innanzi ai miei occhi. Penso che sia un delitto non approfittarne. Mollo la bottiglietta della birra e faccio che anche lui se ne liberi.

Oramai il suo uccello fatica a restare coperto dai pochi centimetri dello slip. Gli calo un po’ l’elastico e spavalda spunta la cappella, a stento trattenuta nel prepuzio dal frenulo. Me la gingillo un po’ fra le mani per poi portarla alla bocca.

Profuma di cazzo. Un odore che mi piace. Lo lecco. Succhio. Lo accarezzo con la lingua. Lui è percorso da brividi. Tiene ferma il mio capo contro il bacino. Dice un po’ di stupidaggini. Chiaramente sta già preparandosi a venire. Dal canto mio ho già in testa quel che voglio descrivere e potrei anche sospendere l’artifizio. Ma sarebbe veramente una mossa vigliacca.

Giovanni non mi è particolarmente simpatico ma il suo uccello è veramente un bel pezzo. Decido di andare sino in fondo: mano sotto lo scroto. Qualche giro di lingua attorno alla cappella e aumento la portata delle pompate. La bocca mi si riempie del suo succo. Non posso che deglutire il tutto prima che ne arrivi una seconda tornata. Mi diverto e continuo a pomparlo finché non lo sento striminzito. Lui vorrebbe mettersi ad amoreggiare ma glielo impedisco:

«Debbo finire il racconto.»

Mi rimetto a pigiare sui tasti. Adesso però il problema è tutto mio. Non è cosa semplice l’interruzione di un atto sessuale.

Bene o male aver avuto fra le mani quel po’ po’ di cazzo ha acceso anche la mia caldaia: ho il ventre in subbuglio e la figa gocciolante. Giovanni è stravaccato, in pieno rilassamento, sul divano. È appagato e sta sonnecchiando. Di tanto in tanto si accarezza il cazzo che gli pende moscio tra le gambe.

Mi sfilo le mutande e mi metto lui innanzi sollevando la gonna quel po’ che serve per mostrargliela. Ha un sussulto, poi ci mette la faccia. Ci dà con la lingua ma è un disastro. Quasi quasi me ne fa passare la voglia. Opto per cose più semplici: «Ti va di farmi un ditalino?»

Ho talmente bisogno di scaricarmi che mi limito a godere distrattamente, quel tanto per arrivare a stanotte, alla rituale masturbazione di ogni sera. Di lui, non ho più bisogno.

Gli dico che è l’ora in cui dovrebbe rientrare mamma. Così tela e mi ridedico alla mia storia.

Sono le cinque e il mio testo è concluso. Stampo e vado in spiaggia.

C’è mamma sotto l’ombrellone e anche Hans e Isolde. Lei e mamma decidono di fare una passeggiata fino al porto e io mi azzardo ad esibire il mio capolavoro ad Hans. Lui si siede di fianco a me e mentre scorre il testo, trova il modo di accarezzarmi il ventre. Lui non sa, ma è il gesto che mi fa subito venir voglia di godere. Sento già che sto bagnandomi.

Lui legge con molta attenzione e man mano che si inoltra nella storia si fa più intensa la pressione della sua mano sul mio ventre. Scivola sempre più in basso.

Non me ne accorgo quasi, tanto sono ansiosa di conoscere cosa ne pensa di quel che ho scritto:

«Non c’è niente da aggiungere ne dà togliere. Mi piace così. Domani mi faccio mandare copia di un contratto e se ti va, me ne scrivi altri nove, più o meno della stessa lunghezza.»

Non ci sono più bagnanti attorno all’ombrellone.

Dal ventre le sue dita hanno varcato il bordo del bikini e stanno rovistando fra la giovane peluria. Lo lascio fare e mi stendo.

Un suo dito è fra le umide labbra. Sussulto.

«Ti piace?»

«Sei arrivato al momento giusto. Quando scrivo mi immedesimo e l’eccitazione mi invade. Oggi ho scritto, stampato e sono corsa qui. Per fortuna siamo solo io e te e tu hai capito tutto. Stanotte ne scriverò un altro.»

Hans mi abbraccia e bacia. Mette una passione tale che non avevo mai trovato nei baci dei ragazzi che con me ci hanno provato.

La sua lingua  è volata all’interno della mia bocca.

Quasi la conoscesse. Ha toccato tutti quei punti che mi fanno perdere la testa. Ha succhiato a lungo la lingua e intanto ha stretto con vigore la figa.

«Oh Hans, che sballo mi stai facendo provare!» Riesco a dirglielo solo quando la sua bocca lascia la mia, per dedicarsi ad altre zone sensibili, lì nei pressi.

Il suo masturbare è idilliaco. Mi fa vivere emozioni che non immaginavo. Mi agito. Mi contorco. Lui aggiunge un secondo dito. È delicato ma deciso nei movimenti. Cerco la sua bocca con la mia. Mi ci attacco di nuovo. Vengo!

Lui resta nella mia figa finché non sente che ho smaltito la sbornia del piacere. Gli prendo la mano e la porto alla bocca. Percepisco i miei più intimi umori e torna a risalire in me l’eccitazione. Hans si sdraia di fianco a me. Mi sorride. Sfiora le labbra con le sue. Adesso gliela darei proprio volentieri. Ma non succederà. Romanticamente sarebbe un finale di giornata strepitoso: in sul calar del sole. Su quel fragile lettuccio di plastica.

I bagnanti hanno abbandonato la spiaggia. Sul bagnasciuga il bagnino e il suo aiutante stanno tirando a secco i patini.

C’è un altro ombrellone ancora aperto. È quello di una coppia giovane. Mamma che li ha conosciuti dice che sono sposini in viaggio di nozze. Sono anche loro distesi su un lettuccio: scopano.

Hans intanto, mi ha preso una mano e la sta conducendo fra le sue gambe. Vedo il suo costume da bagno rigonfiarsi. Lo sento robusto. Duro. Libero la mia dalla sua mano e l’affronto di mia iniziativa. È bello tosto. Grosso. Chissà se mi farà male quando entrerà in me. Perché è questo che voglio. Lo libero dal costume e gli vado sopra. Lo sento sotto di me, fra le mie cosce. È caldo bollente. Faccio per calarmi lo slip. Lui mi ferma e sconsolatamente mi fa capire solo con lo sguardo che non si può fare. Scendo dal suo corpo e glielo riprendo in mano. Mi metto a menarglielo forsennatamente. Con tutta la rabbia che quel diniego ha procurato in me.

Ci so fare con le pugnette. Lui apprezza.

Ho sbollito un po’ della rabbia iniziale e i movimenti delle mie mani si sono fatti delicati. Con una gli stimolo il glande, con l’altra gli accarezzo lo scroto. Sospira profondamente e contrae i muscoli del ventre.

«Sei una bambina meravigliosa!» Mi dice con quella sua buffa cadenza.

Si attacca alle mie labbra. Socchiude gli occhi e si tuffa nel piacere che sto donandogli. Gli dico che mi piacerebbe farlo venire nella mia bocca.

Non è d’accordo: «Costruiremo una nuova occasione. Ne costruiremo tante. Vedrai – nella sua incomprensibile lingua mi esorta ad aumentare il ritmo della masturbazione – Hurtigere … Hurtigere …. Så. Så. Ãh, min Gud!!» Esplode. Un lungo bacio e rimette a posto l’uccello.

Lui dà un’occhiata in giro e: «Ãh, min Gud, Isolde og din mor» Un veloce sguardo tutto attorno e non è difficile capire cosa è successo su quel lettuccio. Soprattutto il costume di Hans ne ha trattenute eloquenti tracce.

«Io sono al bar per una telefonata.» La scusa da usare me la dice in italiano. Qualcosa ha imbrattato anche il mio slip e rimetto gli short.

Hans ha perfezionato la scusa. L’urgente telefonata che doveva fare era per prenotare il ristorante del loro hotel. Questa sera avrebbe avuto due ospiti: io e mamma. Per festeggiare il mio ingresso nel mondo della letteratura:

«Non vi farò vedere adesso quel che ha prodotto perché lo leggerete direttamente sui prossimi numeri del nostro magazine. Se domani mi arriva via mail copia di un contratto glielo faccio firmare per ben dieci racconti.»

Isolde che sarà, poi, lei a farne la traduzione dall’italiano sia in danese che in inglese, approva con entusiasmo: «Finalmente avremo anche un autore nella lingua di Dante.»

Io e mamma abbiamo molta confidenza anche per le cose più intime. Lei sa quanti cazzi ho finora maneggiato e io quanti ne ha presi lei. Rientrando però non le dico nulla di questo meraviglioso tardo pomeriggio con Hans. Non è cosa conclusa e quindi la tengo per me. Lei invece mi fa:

«In questi giorni, sei stata in spiaggia quando sotto agli ombrelloni eravate solo tu e Isolde?»

«Mo si vè. Anche stamattina: quando tu e Hans siete andati al mercato.»

«E non è successo nulla che ti ha fatto pensare qualche giudizio su di lei?»

«Mi ci fai pensare adesso tu. Per me è stata una cosa molto normale: mi era entrata un po’ di sabbia nel reggiseno. Era fastidiosa e cercavo, senza dovermelo togliere di farla uscire da sotto. Lei, premurosa, mi ha aiutato a togliermelo di dosso. Me l’ha tutto ripulito e prima di ridarmelo, pensando di non essere notata, se l’è sfregato sul viso. Mi ha aiutata ad indossarlo nuovamente e prima che lo allacciassi mi ha accarezzato il sotto delle poppe. Ma per togliere quel po’ di sabbia che poteva essere rimasta. È questo che pensavi? Dai mamma, sputa l’osso. Cosa è successo nella vostra passeggiata verso il porto?»

«Con il traghetto abbiamo attraversato il porto canale. Dall’altra parte, sai bene che non ci sono frequenti stabilimenti balneari. Quindi, anche poche toilette. Mi scappava da pisciare e così ho approfittato che in giro non c’era nessuno e mi sono messo a farla tra due di quei massi che sono lì a rinforzo del molo. Avevo appena cominciato a gocciolare che lei si è chinata come la sottoscritta, mi ha messo una mano nella figa mentre quest’ancora spruzzava e la lingua in bocca. Mi è piaciuto e l’ho lasciata fare. Siamo state un bel po’ in quella specie di risega e ci siamo masturbate vicendevolmente. Lei ha voluto anche leccarmela. Sai, senza tuo padre qui mi manca qualcosa. Nel cammino del ritorno mi ha detto che dal momento che mi ha visto, ha pensato che prima o poi mi avrebbe fatto un attacco e che lo avrebbe fatto anche a te perché le piaci molto. Quindi aspettati qualcosa da lei.»

A questo punto non riesco più a tacere della sega che avevo menato ad Hans e di quello che vorremmo ancora consumare.

Mamma comprende.

Qualche passo e siamo innanzi all’Hotel Brotas: «Vieni, che stanotte proviamo a spassarcela.»

Mi prende per mano e si dirige verso la reception di quel albergo.

«Vorrei prenotare una stanza per questa notte. Saremo io e una mia amica che dovrebbe arrivare dalla Danimarca. Cercheremo di essere qui attorno alle 11.»

Carta di credito e allontanatasi dal banco della reception estrae dalla borsa il telefono:

«Isolde… Mi è venuta un’idea… Visto che stasera ceneremo assieme perché dopo non dormiamo assieme io e te… Hans come la prenderebbe?… Bene, allora confermo la camera che ho prenotato al Brotas… Sì, l’hotel un po’ dopo il vostro… – chiude il telefono e, rivolta a me – Ecco. Quando avremo finito la cena e io e Isolde ce ne andremo. Tu avrai campo libero per dare la verginità ad Hans. Questo è un regalo di mamma per la tua promozione a pieni voti. Sappi che ad Hans l’avrei data volentieri anch’io. Ma dopo quello che mi hai detto prima, è bene che sia cosa tutta e solo tua.»

Che bello avere una mamma così!

La cena che Hans ci offre è una cena ricca di specialità gastronomiche della zona. La sala da pranzo dell’hotel è elegante e anche io e mamma ci siamo intappate con grande cura, scoprendo tutto quello che può suscitare libidine e sensualità.

L’insolita serata, l’abbiamo preparata assieme sotto la doccia. Massaggiandoci reciprocamente e soprattutto sdrammatizzando e scherzando su quanto avremmo offerto ai rispettivi partner.

Lei sa che quando Irma la mia amica del cuore, dorme nella mia stanza non è solo perché due amiche vogliono raccontarsi i pettegolezzi scolastici ma perché vogliono godersi una notte matematica. Ovvero il totale del numero 69 per le volte che viene praticato.

«Ma io non so neppure come si comincia!» Mi grida dietro lei, fra il rumore dell’acqua che ci scroscia addosso.

«Non dirmi che con papà non l’avete mai fatto?»

«Ma sì che con papà a volte lo si fa. Ma Isolde, fra le gambe ha tutt’un’altra roba.»

«Beh sì, è così… Comunque, se con papà avrai succhiato. Con Isolde dovrai leccare mentre lei te la lecca.»

«Questo lo capisco ma il mio problema è che non ne ho mai leccata una.»

«Mamma, è una cosa talmente naturale che ti verrà spontaneo farlo. – ridendo e scherzando mi inginocchio e le vado fra le gambe con volto – Vedi, è semplice. Si fa così…»

Apro le sue labbra con le dita e ne percorro la crepa un paio di volte con la lingua, poi, per quel che riesco in quella posizione, gliene infilo un po’ e vado alla ricerca della clitoride che non tarda molto a farsi notare. “Cazzo, mamma ha una clitoride che pare un minuscolo pene!” È vivacissima. Non ce la faccio a non stuzzicargliela!

Mamma è un po’ imbarazzata. Non riesce a resistere al piacere che le sta dando la mia lingua. Si agita e addirittura tiene premuta con una mano il mio capo contro la sua figa.

Lecco con foga!

I suoi umori colano nella mia bocca mescolati all’acqua della doccia. L’erotismo in quel box è all’apice.

Mamma sta navigando nel suo orgasmo a vele spiegate: ansima, mi dà della porca… della figlia degenere ma anche che sono la sua dolce bambina che le sta insegnando come raggiungere pazze sensazioni. Vedo che il vortice dell’orgasmo l’ha succhiata e non la molla. Decido allora di portarla io al massimo. Introduco due dita nella fessura e mi sollevo. L’abbraccio forte. Vibra e si scuote tutta, baciandomi con passione come si bacia un amante.

Chiude il getto e se ne va avvolta in un ampio telo da bagno.

Anche Isolde si è allestita come per una serata di gala. È molto vivace e per tutta la conversazione inserisce battute e aneddoti che mettono l’accento sulle virtù amatorie di Hans: «Provare per credere.» Hans gongola.

Si vuota l’ultimo bicchiere. Mamma e Isolde se ne vanno tenendosi per mano: «Ci ritroviamo qui domattina alle 8 e 30 per colazione.» Ci dice Isolde allontanandosi.

Hans mi sorride «Vedi, siamo rimasti solo io e te. Dove vuoi andare?»

«Dove vuoi portarmi tu.»

«Se vuoi parlare di letteratura possiamo accomodarci nel salotto qui a basso, è molto comodo. Per tutto il resto invece ci basterà la mia stanza.»

«Direi che la seconda opzione sia quella più idonea.»

«Posso così sperare che esibirai la farfalla?»

«Vedi Hans la mia farfalla stasera è irrequieta e non ha particolare voglia di mostrarsi solo. Vorrebbe sbattere le ali e volare assieme a te. – Con un bisbiglio confesso – Sono vergine. Ma stasera te la darei con entusiasmo.»

È come che Hans abbia ricevuto un calcio nel culo. Si alza di scatto. È visibilmente turbato. Si guarda attorno per capire se eventualmente qualcuno ha potuto ascoltare la mia rivelazione. È confuso e si avvia verso l’ascensore. Io, senza che lui l’abbia chiesto, lo seguo. Mi infilo nella cabina metallica dietro di lui.

Qui capisco che è tornato in sé stesso: mi abbraccia stringendomi forte e così sento che sarà una serata scoppiettante. L’erezione l’ho percepita: è consistente!

Dal mare spira fresco il vento dell’Est che rende piacevole il clima. La finestra aperta guarda il mare che un po’ rumoreggia. Non me ne frega niente di tutto questo. Scaccio anche dalla mente tutti i consigli che mamma mi ha dato per la mia deflorazione. Ho una tunichetta molto corta e nera. Sotto non ho indossato alcun che. Quando me la sfilerò, il triangolo di peli che ho pettinato e curato, dovrebbe avere un sensuale impatto. La mossa l’ho provata alcune volte innanzi allo specchio. Non indugio.

Eseguo subito la performance. Ha l’effetto sperato. Hans riesce a malapena a chiudere la porta e io gli appaio nuda. Lui ha già in mano il cazzo. Quel po’ di abbigliamento che gli è ancora rimasto addosso glielo tolgo io usando anche i denti.

Sento che lui vorrebbe dedicarsi a qualche preliminare ma io sono già ben in calore e bagnata. Ne ho tanta voglia!

Mi butto sul letto a gambe aperte offrendogliela, forse un po’ trivialmente. La rosa si apre e io mi accarezzo il ventre. Hans mi sorride. Ce l’ha grosso e con una mossa libera la cappella dal prepuzio. Lo trovo meraviglioso!

Sollevo il bacino e protendo la figa verso di lui. Affaccia alle grandi labbra la punta della cappella. È meravigliosamente calda! … Ahh, come sarà bello inghiottirla con la figa!

Mi agito. Muovo il capo freneticamente. Il mio corpo è invaso da piacevoli brividi. La figa cola.

Hans è fermo. Immobile col suo bel cazzo in pugno pronto ad entrare in azione. Ma cincischia. Mi bacia le tette, senza mai spostare il glande dal bordo della figa. Mi fa impazzire!

Sono io a decidermi. Un colpo di reni e vado incontro alla penetrazione.

In effetti una fitta si fa sentire ma poi lui e tanto delicato nell’entrare che quel po’ di dolore si trasforma in piacere. È bello sentirselo dentro. Tutto. Fino al punto più recondito.

Si muove in me ed io prendo a volare. L’orgasmo si compone violentemente. Mi trascina. Mi aggrappo al suo corpo. Mobilito tutti i muscoli che riesco a coinvolgere. Il meraviglioso priapo sta dandomi tanto piacere. Poi … Mi lascio andare. Lui si muove ancora qualche volta dentro di me. Si spinge più che può all’interno. Lo estrae. Lo appoggia sopra l’ombelico. Lascia dilagare tutto il suo succo.

Cielo, che gioia, Non sono più vergine!

Cerco di stringerlo a me ancora con più forza: «Ti amo, Hans.» Mi viene spontaneo dirgli. Ma è pur sempre l’entusiasmo del piacere scoperto da un’adolescente.

È il momento delle coccole e delle intime confessioni. Ci parliamo bisbigliando come ci fosse qualcuno in quella stanza che potesse ascoltarci. I succhi, gli umori e i sudori del nostro godimento si confondono e si uniscono sulle nostre epidermidi.

Di mamma e di Isolde lui ne accenna un attimo citando il capolavoro di un grande autore norvegese: «Domani poi, Isle – come la chiama lui – mi regalerà tutto quello che avrà preso a mamma tua stanotte. È una vera ladra di erotismi e passioni.»

«E tu, a lei, quello che hai preso a me…» Gli dico scherzando.

«No. Quello resta solo per noi. È irripetibile quello… Della nostra notte non dovrà conoscere nulla. Resterà ‘solo cosa nostra’.» Mi dà uno schiaffetto su di una natica e ride divertito sulla citazione saltata fuori. Poco dopo il sonno ci coglie e ci trasferiamo nel mondo dei sogni.

Mi sveglio con le prime luci dell’alba. Hans dorme sereno. Respira profondamente. Non russa. Mi sciolgo lentamente dall’abbraccio che ha cullato tutto il mio sonno. Una buona doccia mi farà apparire quella nuova persona che sono diventata: una vera femmina. Un essere pronto a dare amore, ma soprattutto in attesa di riceverne.

Una copiosa cascata d’acqua toglie dal mio corpo ogni residuo della tenzone notturna. Mi guardo allo specchio e ammicco con l’immagine riflessa. Mi sembra proprio di essere una cosa nuova. Più bella di prima.

Con un piccolo specchio mi osservo se è cambiato qualcosa nella mia figa. L’ho sempre trovata affascinante e vedo che è sempre uguale. Sento solo un po’ di bruciore. Sulla mensola ci sono creme che usa Isolde. Ne prendo una a caso. Me la spalmo sopra e fra le grandi labbra. Mi rinfresca. Continuo per un po’ ad accarezzarmela. Mi piace. Ci provo gusto e vado avanti. Mi tocco un po’ attorno alla clitoride. Mi sembra più sensibile. Mi provoca piacere. Visto che ci sono andrò fino in fondo. Sarà il primo ditalino da quando sono diventata femmina del tutto. Sento crescere in me il piacere. Mi appoggio alla parete…. È il momento in cui entra Hans. Va dritto verso la tazza e si mette a pisciare. Regge fra le mani un fallo imponente che man mano sgocciola, si ridimensiona. Resta pur sempre un interessante uccello. Mi fa gola. Nel vero senso della parola. Adesso che sono diventata femmina so che anche se gioco con l’amore non me ne devo vergognare.

Gli vado dietro alle spalle. Lo cingo con le braccia per accarezzargli i testicoli. Lo bacio sul collo. Lui è più alto di me e le mie labbra riescono ad agire all’altezza delle sue scapole. All’inizio della colonna vertebrale. Prendo a percorrerla con la lingua. Ha un sussulto mentre se lo sta sgocciolando.

È un insieme di cose che mi eccita. E allora perché non continuare? Inginocchiandomi, scendo con la lingua fin anche all’osso sacro. Ho una voglia matta di andare oltre. Di insinuarmi fra le sue muscolose chiappe. Dargli brividi da sotto, attorno al buco del culo. Non so, ma credo sia una gran libidine. Per me e per lui.

Mi fermo… lì davanti al cesso non mi piace.

Mi levo e con un’occhiata molto più esplicita di qualsiasi frase lo convinco a tornare sul letto.

Gli sono sopra e posso sfogare quella voglia che mi ha presa vedendolo gestire il cazzo del primo mattino. Lo voglio in bocca!

È così che mi conquisto il primo amante della mia nuova vita. Socchiude gli occhi e si rilassa. Le mie ingorde labbra si aprono per carpire la rigogliosa cappella. Ha appena pisciato e ha tutto l’odore del cazzo. Quel buon odore di cazzo!

Non sono una specialista del bocchino. Da poco mamma mi ha dato qualche buon consiglio per come praticarlo ma non ho avuto ancora sufficienti occasioni per affinarlo. Sono sicura però di non fare brutta figura.

Un buon po’ di questo è già contro il mio palato. La lingua se ne sta prendendo cura. Adesso succhio e la mano dall’esterno fa scorrere in basso e in alto la pelle del prepuzio. Gradisce la dolce tortura, Hans. Il respiro gli si è ingrossato e sussurra frasi nella sua incomprensibile lingua. Gode perché lo vedo sussultare e le sue dita artigliare spasmodicamente le lenzuola. Succhio e lecco con maggior slancio e lui libera nella bocca il primo schizzo che di seguito si triplica. La mia improvvisazione lo ha sfinito e io ne sono orgogliosa.

Mi ringrazia commosso e vuole ricambiare. Ci sa fare, l’editore, e un vivace orgasmo e mi fa apprezzare per la prima volta quel delicato godimento anche da un maschio.

Sono le 8:30 precise quando mamma e Isolde ci raggiungono nella sala delle colazioni. Io e Hans abbiamo già divorato un paio di brioche e una cuccuma di buon caffè. Dobbiamo recuperare le energie spese in amore. Mamma e Isolde sorridono fra di loro. Molto probabilmente il nostro aspetto conferma che quello che volevamo fare l’abbiamo fatto bene.

Isolde si siede di fianco al marito e lo bacia con affetto. Io mi sposto accanto a mamma. La trovo pimpante. Mi pare quasi ringiovanita. La guardo con più attenzione e mi accorgo che porta lo stesso identico trucco di Isolde, un buon po’ più giovane di lei. Appoggio il volto al suo fianco e noto che qualcosa in effetti è cambiato: è senza reggiseno. Non era mai successo.

Hans inizia le chiacchiere raccontando alcuni argomenti di cui avevamo parlato nella nostra notte. Molte sono mie considerazioni su opere erotiche di grandi scrittori. Hans dice di essersi stupito della vivacità e profondità della critica. Prevede per me un futuro in testa alle classifiche.

«Non vedo l’ora di rientrare a Copenaghen per definire un progetto editoriale che veda ogni sei mesi una tua pubblicazione campeggiare nelle più importanti librerie di tutta Europa e diffuse a dispense con i nostri magazine.»

Mamma è orgogliosa di me e mi stringe contro la sua calda tetta. La bacio e ne approfitto per sussurrarle «Come ti senti?». Mi strizza un occhio e mi fa segno con il dito pollice alzato.

«Purtroppo, loro domani se ne vanno. Peccato, adesso che abbiamo imparato a conoscerci meglio. Per Natale, però, sono già d’accordo con Isolde, andremo noi a far conoscenza con le renne.»

«Questa mi sembra una bella idea… Posso baciarvi, così me ne vado a comperare i giornali.»

Così, grazie ad Hans, mamma e Isolde sono entrata in giovane età nel mondo della letteratura E sono già quindici anni che ci sto comodamente. Non guadagno cifre esorbitanti ma ho già vinto tre premi e sono ogni mese sui magazine di Enstooghard,

Con Hans, siamo stati amanti per sei mesi. Poi ci siamo allontanati. Ciò nonostante, ogni volta che Lui è venuto in Italia abbiamo sempre fatto all’amore. Scegliendo ogni volta per palcoscenico, sensuali camere da letto in hotel ubicati in scorci di grande impatto suggestivo. Come si addice ad ogni romantica narratrice.

L’ultima volta, solo cinque mesi or sono.

Anche con Isolde si è cementata una intensa amicizia. Soprattutto con mamma. Lei, è in Italia molto più spesso e, se può, si ferma anche a visitare le mie lenzuola.

Soprattutto per mantenersi aggiornata sulla nomenclatura della fornicazione. Essenziale per le traduzioni dell’hard-core.

La seconda domenica di Flavia: uno dei tanti risvegli festivi

Il letto è sicuramente un importante protagonista del dì di festa. In esso, in questi giorni, è concesso attardarsi, leggere, acculturarsi, poltrire sognando ad occhi aperti, conoscere meglio il proprio corpo.

Per spiegare meglio a cosa mi riferisco vado a raccontarvi uno dei nostri risvegli in una calda domenica settembrina.

Domenica scorsa, io e Simon siamo rimaste a poltrire più del solito. Oscar, che aveva dormito e non solo, tra di noi si è alzato alla buon’ora per raggiungere la fidanzatina e con lei sgranchirsi le gambe per quei cinque-sei chilometri, come fanno ogni domenica.

La forma fisica richiede questi sacrifici.

Il sole inonda la stanza. Mi sono svegliata prima io e guardo il volto di Simon a pochi centimetri dal mio. Dorme serena.

Nel pieno della rilassatezza è ancora più desiderabile.

Volgo lo sguardo in basso: ha i capezzoli turgidi. Allora vuol dire che finge di dormire. Un leggero rossore le incorpora le gote. È eccitata. Me lo dice anche un impercettibile tremolio che noto nelle sue labbra.

Ha le cosce divaricate. Il batuffolo tra queste guarda il cielo. Forse da esso, la preghiera di venir preso in considerazione nel più breve tempo possibile.

La crepa è leggermente socchiusa!

Un’immagine idilliaca! Chi ce la fa a star ferma?

Mi metto su di un fianco. Una mano parte. Sto leggera con i polpastrelli tra la sua sottile peluria. Lei resta immobile. Avverto che qualcuno dei peli ha già ricevuto qualche goccia dei suoi umori.

Continua a fingere il sonno. Non posso farmi imbrogliare.

Uno scatto ed è la mia lingua ad insinuarsi nella crepa. Le sue cosce si chiudono di un po’ e una sua mano mi accarezza il capo. Me lo tiene fermo contro la figa.

Decisamente è sveglia!

Mi do d’affare con labbra, lingua e ganasce fintanto che non la vedo irrigidirsi inarcare la schiena e sobbalzare tre volte. Come sua consuetudine.

Mi tira a sé. Mi bacia. «Buongiorno! È bello svegliarsi con una leccata di qualità come solo tu sai dare.»

Sono orgogliosa di quello che mi dice, ma debbo fare l’incazzata: «Troia, egoista. Se mi facevi capire che eri desta, potevamo iniziare la giornata con un bel 69. Così invece, hai goduto solo tu… Porca!»

Una risata ci prende e stiamo a lungo in lingua-in-bocca.

Un attimo dopo siamo sotto lo scroscio della doccia. Lei mi abbraccia forte, così è la schiuma sul suo corpo ad insaponare il mio.

Sono tutte mosse molto sensuali.

Non posso non chiederle un sano ditalino.

Simon ha mani sante!

Con tre dita mi fa trepidare contro lo specchio del box. Le ginocchia mi vengono meno nel momento dell’orgasmo. Scivolo a terra. Lei mi è sopra a rovescio.

Il 69 era solo ritardato.

La domenica sta per iniziare nel migliore dei modi.

La terza domenica di Flavia: un risveglio festivo e collettivo

Nella domenica che segue entra in scena Oscar: l’amante di famiglia.

Fu mio amante ben prima che deflagrasse l’amore tra me e Simona. A quel tempo lui non aveva ancora compiuto i 18 anni, figuriamoci se avrebbe potuto portarmi al cospetto di sua madre e dirle: «Mamma, questa è la mia fidanzata.»

Assieme si era convenuto che il suo ruolo sarebbe stato quello di mio amante. Divenuto di nostro amante, quando nella mia vita si era affacciata Simona, anche Lei affascinata dall’esuberanza della sua giovane età.

Non si può neppure dire che sia un periodo di magra dal punto di vista erotico/sessuale: sono un paio di settimane che Oscar passa la notte con noi. Si può immaginare che lasciando spazio nel nostro letto all’aitante giovincello non possiamo esimerci dall’unirci al suo corpo in ogni fantasia che la mente gli suggerisce stando sdraiato tra di noi. Non ce ne lamentiamo di certo. Solo che sono già tante le notti che la sua attività le accorcia sensibilmente. Quando, per la nostra veneranda età, attorno ai 32, una buona dormita è una gran risorsa.

Anche in questa notte dominicale settembrina, Oscar non si è smentito. Accompagnato a casa la fidanzata, dopo una serata in discoteca. È arrivato da noi impregnato di tutti quegli odoracci che si tirano su negli ambienti più malfamati della Città.

Io e Simona, a furia di coccole e picci-pocci avevamo raggiunto l’appagamento e stavamo per addormentarci.

Ci aveva, così, trovate ancora un po’ in calore…: «Se date retta a me, visto che vi tira ancora, mettiamo su un gioco che vi stordirà quel tanto da farvi dormire beatamente fino a mezzogiorno di domattina… Però, ora vi mettete in posizione come dico io.»

Tergiversiamo. Vorremmo saperne di più. Lui si rifiuta… Stiamo al gioco.

Il suo telefonino immortala quel nostro grande letto con noi due a carponi al centro. Una di fianco all’altra.

«Il culo no!» Grido sentendo il calore del suo uccello tra le chiappe.

«Sono un gentleman, Flà, non ricordi più? Te l’ho sempre chiesto prima di infilartelo lì.» Non posso che dargli fiducia. Mi rilasso. Lo sento già sul fondo della vagina. È una sensazione… incontenibile!

Giro il volto verso Simona cercando con la bocca la sua. Sento il bisogno di essere baciata.

Oscar tromba alacremente dandoci suoi consigli di comportamento.

I consigli di un diciottenne che ha il privilegio di scopare all’unisono due vogliose trentenni, anche un po’ lesbiche. Questo pensiero sicuramente, l’inorgoglisce:

«Dai Simona…. Datti un po’ d’affare con la tua amica… Palpale almeno le tette… Mica posso fare tutto io… Tra un momento sarò anche su di te.»

Spinge forte contro il mio boffice. Sento proprio la sua cappella nel più profondo della figa. Palpita. Stringo forte tutto quello che percepisco dentro di me. Lui si ferma. Prende una buona boccata d’aria. Domanda:

«Come siete messe, ragazze con l’anticoncezionale?»

«Cretino! Qui il medico sono io. – Gli risponde Simona con tono acido. – Tu bada a trombare che sei già fuori dagli standard di cinque minuti.»

Riprende la sua azione. In breve, sento montare in me l’orgasmo. Lo incito. Aumenta il ritmo. Spinge forte quando è tutto dentro. Si è aggrappato ai miei lombi e adesso mi copre completamente. Quasi sdraiato sulla mia schiena. Il suo vai e vieni ha un’escursione brevissima. Tutta sul fondo della figa. È un’esplosione duratura che mi schiaccia sotto il peso del suo corpo. Sotto di lui mi sento protetta come non mai. Da cosa non so.

Ridiscendo la scala del piacere mentre lui lo sfila con orgoglio dalla figa:

«Guarda – rivolto a Simona che sta masturbandosi dal di sotto – è ancora granitico come quando gliel’ho messo dentro.»

«Dai, che se faccio tanto di venire con il ditalino, la mia figa me la devi poi supplicare. Piccolo Narciso!» Lo incita Simona che non ne può più, ormai, dell’indice e del medio della mano destra. Un agile piroetta di Oscar, che, senza esitazione alcuna, glielo infila con precisione tra le labbra della sua prugna.

La pecorina di Oscar è veramente cosa sublime. Simona è una delle sue entusiastiche ammiratrici. È arrivata persino a decantarne le sensazioni provate in un consesso di amici.

Appena se lo sente dentro non può che agitarsi, sussultare tra grida e incitamenti:

«Sfondami la figa. Porco! Sfondami anche il culo se vuoi. Fammelo sentire contro le tonsille.»

Così tutta una litania irreale altamente oscena. Cosa che dà vigore al cazzo. Oscar, contrariamente a quanto è durata la scopata con me, con Simona viene subito.

Finalmente vedo il suo uccello con dimensioni normali e anche un po’ floscio.

Simona è entusiasta del godimento provato. Non si dà pace. Rincorre quell’uccello ovunque si sposti. Lo bacia. Lo ripulisce di tutti gli umori tra cui ha navigato. Scende con la lingua lungo tutto il prepuzio. Si attarda a baciarne lo scroto.

D’improvviso si stringe a me per un-lingua-in-bocca di fuoco.

Lui s’è messo sulla poltrona e se lo gingilla. Sembra che voglia dirci qualcosa ma nulla esce dalla sua bocca. Decisamente pare provato. Lo siamo pure noi e andiamo a rinfrescare le passere per affidarci al sonno. Forse anche al sogno.

Il bidet compie un piccolo miracolo: ci scambiamo un tenero bacio. Lei mentre piscia, io mentre me la rinfresco. Torniamo al giaciglio tenendoci per mano.

Oscar è ancora sulla poltrona. Adesso si sente di chiederci:

«Se siete rimaste soddisfatte del vostro Oscarino, me lo potreste dimostrar con uno dei vostri fantastici 69.»

Non ci vuole altro. Sono i nostri occhi a dargli la risposta. Le nostre tette che si uniscono e si premono. Simona che si lascia andare sul letto. Io che le vado sopra a rovescio. I gemiti che coprono il discreto splisch-splasch delle lingue tra le labbra delle fiche.

Come sempre l’orgasmo lo raggiungiamo assieme, in posa quasi seduta, con il ditalino finale, offendendoci reciprocamente con: «maiala, troia, porca».

Oscar forse pensando che potremmo venire alle mani, da bravo pacificatore, si sdraia nel letto tra me e lei.

Sentiamo Palazzo che rintocca le due.

Il sonno cala su tutti e tre.

«Dove vai a quest’ora?» Sussurro ad Oscar che si è alzato e vedo che sta vestendosi. Sono le sei. «Vado a prendere Milly per fare assieme una decina di chilometri per mantenere la forma».

«Ma siete matti!»

«Lo penso anch’io. Alla domenica che si può dormire… È che ieri sera abbiamo fatto una furibonda lite. Lei, addirittura, me l’ha negata.»

Mi si apre uno squarcio di verità:

«Ecco da dove veniva tutta la tua foga questa notte. In fondo ci hai guadagnato: persa una ne hai tirate su due, più lo spettacolo di un 69 live.»

«Sì però, adesso debbo recuperare. Dieci chilometri alle sei e mezza. Dopo, forse, cucco qualcosa.… Fosse mai un bocchino!»

Non posso non dargli un affettuoso bacio:

«se non te lo fa lei quando torni te lo faccio io. Non ci pensare.»

«Flà, sei più di un’amante. Sei una sorella.»

Intanto si è rivestito. Un fugace lingua-in-bocca e se ne va.

A volte mi viene da pensare che non gli voglio solo quell’affetto che si dà a chi ti scopa bene. Ma che in fondo lo amo sul serio.

Scaccio il pensiero.

La mia fidanzata dorme saporitamente. Ha il seno scoperto. I capezzoli dritti. Sicuramente sta sognando di godere.

È veramente eccitante: abbasso un po’ il lenzuolo. M’appare la figa: bella e rilassata che, per assurdo, pare sorridermi. È una tentazione! Ma debbo controllarmi: la vedo talmente immersa nei suoi sogni che non vorrei rovinarle un onirico orgasmo. Non me lo perdonerebbe mai!

Mi sdraio accanto a lei. Mi tocco la figa per un po’. La stanchezza supera il piacere. Ricasco nel sonno.

«Hanno suonato alla porta, Flà, vai tu. Io sto per pisciarmi addosso.»

È il brusco risveglio che mi fa Simona. Raccatto, strada facendo, l’accappatoio, me lo infilo. Apro la porta: Oscar e Milly. Lei porta un vassoio di dolci da una pasticceria siciliana.

«Stamattina alla colazione penso io.»

Ha intuito che sotto l’accappatoio non ho nulla. Ne scosta il bordo, infila una mano, mi accarezza la figa:

«In questa casa non c’è più un attimo di tregua!»

 Mi lamento. Le do un bacio. Lei se ne approfitta e mi penetra con la lingua un orecchio:

«Ma va bene così.» Ci mettiamo a lingua-in-bocca.

Oscar: «Simona dov’è?».

«Sta pisciando.»

«Vado a dirle che sono qui.»

I due torneranno, poi, leggermente frastornati con Simona che va dicendo:

«Il solito porco! non mi ha lasciata neppure finire di farla. Mi ha tirato su di prepotenza dal cesso per spingermi contro lo specchio. Qui ha cominciato a leccarmela che ancora gocciolava di piscio. È un meraviglioso maiale!»

Simona sbava per i raptus erotici di Oscar.

Lei è ancora molto eccitata. Per la situazione che si è venuta a creare, io le vado dietro. Mi viene una pazza idea che le comunico solo con lo sguardo e un impercettibile gesto mimato con le labbra. Sorride divertita. Fa cenno di starci.

Fulmineamente ci gettiamo addosso ad Oscar. In men che non si dica lo spogliamo… messo a sedere sul divano. L’abbiamo preso in mezzo e lo tormentiamo con le lingue nelle orecchie. Nessuna delle due si prende cura del suo cazzo.

Mi muovo io per prima. Chino il viso sul suo uccello. Lo branco tra le labbra. Riesco a scappellarlo usando solo la bocca e… via di lingua!

Simona capisce che sono intenzionata a praticargli un vero bocchino alla bolognese. Ovvero, assolutamente privo dell’intervento delle mani. Dallo sguardo che le lancio, dopo le prime leccate, comprende quello che io intendo: sarà differito. Ovvero, un po’ me, un po’ te.

Milly non ha capito granché di quanto stia succedendo. Comunque, visto che Simona si sta spogliando, lo fa pure lei. Posizionandosi sulla poltrona di fronte al divano/palcoscenico accarezzandosela libidinosamente.

Il glande di Oscar è succulento e come tale lo tratto. Soffermandomi di tanto in tanto a lambirne i contorni con la punta della lingua. Il ragazzo freme lodando il mio linguettare. Simona è stata tanto carina da sfilarmi dalle spalle l’accappatoio. Ora siamo tre belle fighe completamente nude.

Ho appena concluso, per ben due volte con la lingua, il periplo della cappella nel punto in cui questa si congiunge al prepuzio. Un punto del cazzo molto sensibile. Oscar sussulta.

Ancora un paio di prolungate succhiate e passo il testimone a Simona.

Oscar percepisce queste mie ultime attività con contorcimenti per il grande piacere.

Milly ha compreso perfettamente come si svolge il gioco e chiede di essere aggiunta alla filiera.

«Sia chiaro che per il rispetto della nostra tradizione dovrai portare a termine la pompa senza aiutarti con le mani» le viene raccomandato.

Se il mio sbocchinare era improntato sul garbo e la dolcezza, quello di Simone è connotato da una smania di farlo sborrare: pompate prolungate con la lingua che contemporaneamente tamburella sulla delicata pelle del glande. Dopo pochi minuti, Oscar sente già il tramestio dei testicoli attivati a produrre una quantità smodata di sperma. Simona sta per sfoderare un suo colpo finale che provocherebbe la deflagrazione dell’uccello. Senonché con un filo di voce, Oscar la implora: «Per favore, Simo, fammi venire in bocca alla mia Milly.»

Di fronte a tanto amore, Simona non può che liberare la verga dalla sua bocca e far posto alla ragazzina, già accorsa e pronta a bocca spalancata.

Non fa in tempo a richiuderla sul pezzo che la sborrata le colma la bocca. Ingoia ma non è sufficiente. Un rivolo esce a lato del prepuzio che sta occupando ogni spazio delle labbra. La ragazza non si perde d’animo. Continua a pompare con le ganasce e a deglutire, beandosi, in tutta calma, ancora di due ondate di sborra.

Un prolungato lingua-in-bocca e un sincero abbraccio, focalizza quanto sia foriero di affetto, un sano bocchino alla bolognese!

È il momento di ricomporci: oggi, domenica, abbiamo a pranzo mamma e papà. C’è ancora tutto da organizzare.

Puntuali a mezzogiorno si presentano alla porta. Papà porta con sé due preziose bottiglie di Amarone. Sa che le nostre boccucce apprezzano i gusti corposi. Ne è prova l’andazzo di questa mattina.

Che Manitù abbia in gloria il bocchino alla bolognese!

La quarta domenica di Flavia: Aperitivo solo per ragazze

«Per fortuna che gli anni li compi una volta sola in un anno… Guarda qui quelle sciamannate come mi hanno ridotto la casa».

«Però mi hai organizzato una festa meravigliosa… Non so proprio come ringraziarti.»

«Vieni che io e te un modo lo troviamo sempre.» La tiro verso di me e, finalmente, mi riapproprio delle sue labbra.

Si è bevuto assai e la sua bocca trattiene ancora profumi e sapori dell’ultimo Moscow Mule bevuto: una delizia!

Cosa richiama cosa. Siamo tutte e due solo con slip e sottoveste -La festa si è conclusa che tutte – più o meno – eravamo in quello stato di abbigliamento. Comunque, tutte, se non sbronze, su di giri lo eravamo. Quando lo è Simona, diventa affascinante. Non mi trattengo più. La palpo per ogni dove. Le mie labbra volano: la sua bocca, il collo, dietro e dentro le orecchie. Si contorce, ma è sempre più tra le mie braccia a godersi la passione.

È una sua frase a fermare il mio ardore: «Non l’abbiamo mica fatto, oggi?» si sfila la sottoveste. Fa scendere lo slip. Con il dito si apre la figa.

Tutto con mosse rallentate. Seducenti.

È già sul divano a cosce aperte che mi aspetta.

Sono sopra di lei e prendiamo il volo. Dalla sua lingua mi sento trascinare sempre più in alto. Lei borbotta cose incomprensibili mentre mi da piacere.

Lecchiamo serene!

«Sai cosa mi piacerebbe succedesse ora? – ha levato il capo dalla figa perché capisca il suo desiderio. Sono tutta orecchie – Una bella squirtata sul volto. Credimi sarebbe una delle cose che più mi appagherebbero.» Intanto mi penetra con due dita e riprende la conversazione con il clitoride.

Mi concentro. L’orgasmo è già qui. Sento quella diversa voglia di pisciare. Non mi trattengo.

L’avverto: «Arriva!»

Lo schizzo si spiattella sul suo volto.

Non ho smesso un attimo di leccarla. Adesso è il suo momento. Sento le contrazioni che accompagnano il tuffo. Le tre scariche che mettono fine a quel nostro viaggio. Adesso saranno solo bacetti e carezze da salotto.

D’altronde, siamo sul divano.

Decisamente è stata una domenica infuocata.

Già alle nove qualcuno è alla porta. È Oscar con le rituali 12 rose rosse che gli requisisco per metterle in un vaso. Simona è su che sta rassettando la stanza. Oscar sale gli 11 scalini che portano in camera. Non avrò più notizie da loro se non dopo un paio d’ore. Quando in piena euforia, i due percorrono in senso inverso la scala.

«Che compleanno!… che compleanno !… e che maschio!! – Simona è teatralmente entusiasta. Scende la scala con prosopopea hollywoodiana raccontando a squarciagola- Due… Cocca… si è svuotato due volte in me… Una di seguito all’altra… e se non l’avessi fermato con un ‘bolognese spinto’ cercava di infilarmelo nel culo… Che uccello… che uccello!»

Simona era ridicola nel suo entusiastico ludibrio: vestita sì e no, con una tetta completamente al vento, tentava che gliela baciassi. Mi rifiuto. Provvede Oscar che, così, non fa che ricaricare la sua eccitazione. Simona si stende sul tavolo, apre l’accappatoio. Reclama una lingua nella bernarda.

Oscar, premuroso, apre i jeans per vedere se…

È sconsolato. Si riveste. Se ne va, lasciandomi a tu per tu con Simona e la sua umida figa.

Simona è devastata dal desiderio. Senza alcun pudore e remora alcuna, implora che la mia lingua le dia pace.

Veramente non ne avrei voglia ma risulta talmente pressante il suo bisogno che le sgnacco un volgare ditalino.

Lei, un po’ vergognosa, per gratitudine, leccherà a lungo le dita che hanno placcato quell’onda travolgente di desiderio.

Come normale sia tra due soggetti che si amano, tutto finisce con un appassionato bacio: «Buon compleanno, Tesoro!»

Papà e mamma hanno maturato per Simona un grande affetto e hanno voluto invitarci a pranzo in uno dei più raffinati ristoranti della Città. Passiamo così un paio di ore serene, senza turbamenti ne eccitazioni. Facciamo poi, io, lei e mamma, uno shop-tour con qualche acquisto.

«È bello invecchiare così in tutta serenità»

«Vedo che hai già rimosso le bizze di qualche ora fa. Vederti in quello stato mi hai sorpresa… Non ti credevo così ingorda di cazzo.»

«Non era di cazzo. Bramavo solo la tua lingua per un tranquillo ritorno alla normalità.» Sarebbe un bacio serio che all’ultimo momento devio su di una guancia. Siamo nell’affollato salotto della Città.

E ci ricordiamo che tra un paio d’ore avremo la casa piena di belle ragazze – almeno così me le ha descritte Simona. Tutte sue colleghe. – Per un party per i suoi 32 anni.

«Dai, che c’è ancora tutto da preparare.»

Una capiente caraffa colma, di rosso Spritz. Un’altra, di fresco London Mule. Una terza verdeggiante di Moscow Mule. Tanto per fare i colori della bandiera. Sono sul tavolo in attesa delle sette pulzelle che Simona ha scelto, con cui brindare ai suoi 32 anni. Più o meno il primo della nostra felice convivenza. Per quello, mancano solo tre giorni alla ricorrenza. Ma festeggeremo sotto le coperte solo io e lei. Ci siamo ripromesse di starci un giorno intero. Simona ha già chiesto una giornata di ferie.

Dal canto mio ho invitato Milly. Un po’ di gioventù non guasta. Ha solo 17 anni ma è porca come poche. Già al telefono: «Vengo solo se mi tenete tra voi due nel letto, fino a domattina.» Conoscendo la sua esuberanza, una meravigliosa minaccia. Simona ha approvato la sua presenza con entusiasmo.

Puntualissime alle 18:00 arrivano tutte assieme. Sette femmine in forma splendida. Elegantissime. Sorrisi meravigliosi. Sembrano tutte ripassate dallo stesso istituto di benessere.

Sono tutte colleghe di Simona. Medici anch’esse. Tutte belle trentenni che – secondo Simona – non disdegnano i giochi di figa.

Tonia, Nena, Lola, Maja, Lalla, Bluette, Sonia cinguettano gli auguri a Simona, ognuna con un proprio cadeau. Ci sono anche baci per me:

«Mi racconta sempre tutto di voi due… Birichine! – mi confessa Lola – Come invidio il vostro coraggio!»

«Vi trovo così ben assortite – mi dice Tonia – Introversa lei. Tanto espansiva e solare, Tu.» Distrattamente mi accarezza un seno.

Maja e Lalla sono una coppia consolidata. Maja, molto gelosa, – sempre secondo Simona – non perde di vista la compagna che svolazza tra questa e quella sempre molto affabile. Bluette, invece, apprezza la mise un po’ scostumata di Milly. Da un po’ sta conversando con lei… le è sempre più vicina col volto e le sta già, distrattamente, accarezzando ciocche di capelli.

«Ti piacciono?»

«Qualcuna tanto.»

Simona fugacemente «Lascia che bevano ancora un po’… poi vediamo se a qualcuna tira.»

Do un’occhiata alle caraffe. Sono a metà. Ne lascio una e vado in cucina a rabboccare le altre due.

Braccia che mi cingono i fianchi. Mani che palpano i seni. Labbra sul collo, appassionatamente. È Milly: «Quella stronza! Mancava solo che mi stringesse la figa… poi mi fà: “Peccato. Sono mestruata.” Baciami Flà. Me ne aveva fatto venir voglia.»

Mica posso deluderla? Ha solo 17 anni. Stiamo attaccate per un bel po’. La spingo contro il frigo e, io sì che vado incontro ai suoi desideri: sto già stringendole la prugna della figa. Mi dimostra tutto il piacere che prova, a bocca aperta, sbavandomi sul collo.

«Anche voi due! Ne ho appena lasciata una coppia a fioccarsi in terrazza. Sonia e Lola sono già con le tette fuori sul letto. Se pensavate di approfittarne, scordatevelo.»

«Ci basta questo. Porta le caraffe di là e chiudi la porta.»

Milly ne ha approfittato per calare lo slip. Le propongo il tavolo. Lei si sdraia.

Ha la figa comoda, pencolante in corrispondenza della mia. In un baleno mi spoglio. Belle più che mai le due pelosette si guardano con simpatia. Gliela sfrego contro. Pelo contro pelo, un piacere sottile! Di queste piccole sensazioni godiamo per un po’ poi Milly chiede qualcosa di più forte. Metto in funzione la macchina del ditalino. La faccio venire con tre dita. Grida, si agita, reclama: «Ancora… Di più!»

Sto per affondare il volto tra le sue bollenti cosce quando la porta si apre e sono Tonia e Nena a chiedere premurosamente: «Vi serve conforto? – Osservano con cupidigia la cosa lasciva di Milly sul tavolo e… – Questa ce la pappiamo noi». Con sfrenata decisione sono su quel corpo con le avide lingue.

Tanto per non litigare, lascio libero il campo. Simona è sulla poltrona e la sta mostrando a Bluette, dicendo: «Non mi importa che tu sia mestruata. Non voglio neppure vederla… Tu me la lecchi e siamo felici tutte e due.»

Gliela avrei leccata volentieri anch’io. In quella situazione orgiastica di figa su figa, avrei bisogno di un rapporto con un minimo di sentimento. Le uniche che potrebbero darmelo – Milly e Simona – Sono momentaneamente impegnate.

Presa da un po’ di malinconia, vago per casa: in terrazza stanno sfregandosi l’un l’altra le tette, Maja e Lalla. Lola e Sonia si sforbiciano sul letto. Le lingue di Tonia e Nena continuano a dare un susseguirsi di orgasmi alla nostra Milly. Simona ha avuto il suo dall’affascinante Bluette che si è staccata a malapena dalla sua sugosa figa.

I conti tornano, siamo tutte al posto giusto. Mi rifugio nel bagno per un artigianale ditalino sulla fredda ceramica del bidet.

Palazzo batte i 12 tocchi: «Cazzo, è mezzanotte: la torta!»

Irruenta, disturbando tutti gli amorazzi in corso, mi precipito in cucina e prendo la torta, fatta su misura per la ricorrenza. Accendo le 32 candeline. L’appoggio al centro del tavolo della sala.

La festeggiata è commossa. Tutte la baciano e avendo, come ognuna, molte delle parti erogene scoperte, le palpano soprattutto i glutei. Simona ha un gran bel culo!

In disparte, io e Milly facciamo lingua-in-bocca.

Mentre tutte salutano e se ne vanno, Milly corre in stanza e prende possesso del centro di quel letto reso umido dai sudori e umori delle precedenti fruitrici.

Salutate tutte quelle generose fighe, non ci resta che coricarci.

È un tuffo all’unisono su quel corpo per volteggiare assieme fino al nuovo giorno.

La troviamo invitante a gambe aperte. Lo sguardo sognante.

La quinta domenica di Flavia incomincia il sabato

Per il racconto della quinta domenica bisogna partire dal sabato. Perché è qui che si delineano gli avvenimenti che fecero di quel giorno una splendida festa trasgressiva.

Tutto ha inizio nella mattinata del sabato e, più precisamente, in quel tempio della bellezza che è il salon del Coiffeur Marcio.

Salon Coiffeur Marcio

Qui, abitualmente, trascorro ogni mattina del sabato a rimettere in sesto il mio corpo da tutti gli stravizi gastronomici e sessuali che ho consumato durante la settimana.

Qui, è Glory, la Gloria per dirla in bolognese, che provvede ad ogni restauro e non solo.

Glory, è un po’ più giovane di me e racchiude in sé tanta scienza del benessere femminile. Acquisita in stage frequentati in diverse parti d’Europa.

È una bella popolana, ben fornita, in quanto a culo e tette. Alla mia bellezza si dedica con passione inusitata. Il tutto accompagnato da quella bella cadenza sensuale che si ritrova nel parlare delle prosperose ragazze bolognesi.

«Ben mò Flà, ti vedo più rovinata del solito… Mi sa che questa settimana ci hai dato dentro forte.»

«Hai detto bene, Glory, è stata una settimana di ‘grande voglia matta’ che ho voluto assecondare a tutti i costi.»

«Mo socc’mel! Mai che in questi momenti ti venga in mente che c’è sempre la Gloria e il suo bel marito…»

«Hai ragione Cocca. Vedrai che al prossimo tira–tira busserò sicuramente alla vostra porta».

Intanto è partito il primo lingua in bocca. Glory ha provveduto a mettere il catenaccio alla porta del box e sta già slacciando i bottoni della mia camicetta per prepararmi alle sue manipolazioni restauratrici.

Si comincia dal lato ‘B’, la schiena.

Nuda come un verme, sono nelle sue mani, prona, sul lettino.

Con le dita di una mano stimola l’atlantide, muscoletto appena sotto l’attaccatura del collo al tronco. L’altra, più in basso, sta lasciandosi andare a lievi diteggiamenti tra le natiche che contraggo per il piacere.

È questo il pregio del lavoro di Glory: lo svolge sempre anestetizzandoti con il piacere.

«Oh, Glory, di già?… Sono appena arrivata…»

«Oggi non ho appuntamenti. Posso darti tutto di me.»

«E me lo dici così.… Che l’ho appena fatto con Simona.»

«Quella brutta troia!»

«Non dire così… Che è un periodo che ci amiamo tanto!»

«Per me resta sempre una troia.»

«Mò cos’è che ti ha fatto?»

«Niente di speciale. Senonché, dopo che l’ho trattata un paio di volte con tutti i riguardi e le accortezze che ho per le belle fighe… Ditalino compreso, anche molto gradito da lei…. la volta successiva, ha voluto farsi trattare da Ernesto che, è pure finocchio.»

«Eh, lo so. A volte è bizzarra! Non volerle, però, male… Mi vuole un mare di bene.»

«Solo per questa ragione l’ho già perdonata» Lei, intanto trova lo spunto per penetrarmi il culo con il pollice.

Una secchiata di piacere mi invade. La incito a non fermarsi. Allargo tutto quanto posso allargare.

Lei è presa… Mi fa girare per avere tra le mani, volto, seno e ventre. Il massaggio tonificante inizia, ma va subito a ramengo. Al suo posto, le sensuali arti delle mani e delle labbra. Le sento, delicate sulle tette, con il capezzolo in ostaggio della lingua che vi dardeggia contro: «Insisti… dolce puttanella.»

«Vecchia troia – un simpatico scambio di amichevoli epiteti – Ti farò impazzire. Sorda ai tuoi lamenti e richieste di tregua». Il volto tra le mie cosce a succhiare quanto sgocciola dalla figa.

Poi è la volta del clitoride. Mi par di volare.

Un attimo di tregua con qualche dolcissima slinguazzata al buco della piscia e contemporaneamente, sento due dita che s’avviano per la via del piacere.

Mi arrendo! Mi lascio andare ad ogni reazione del corpo. Contorsioni, spasmi, cloni: il dolce coinvolgimento dell’orgasmo.

Glory non dà seguito alle sue minacce e mi segue nell’orgasmo con tanta dolcezza. Condividendo il mio godimento con un appassionato lingua-in-bocca, masturbando sé stessa.

Non sono un’ingrata e, visto che non ha lo slip – «Me lo sono tolto quando ti ho visto entrare.» mi dirà – pretendo che si sdrai sul lettino.

Acconsente. Sono io, ora, a darle qualcosa di simile a quanto ho ricevuto da lei.

«Sei più tremenda di Michele…» Sussurra.

Mi sollevo e la bacio.

Ci guardiamo

Gli occhi son sinceri

«No?…»

«Ma il lettuccio ci tiene tutte e due?»

«Come no! Già sperimentato.»

Ci riconvertiamo in uno struggente 69, che ci completa.

È un abbraccio di grande affetto, quello che ci unisce dopo che ci siamo rivestite.

Ho ancora alcune tappe da percorrere in quell’Istituto per completare il mio step di consolidamento dell’aspetto. Mi aspetterebbero le arti della parrucchiera e della visagista. Glory non vuole lasciarmi nelle loro mani: «È troppo riconoscibile sul tuo volto quello che è successo nel box… Uno sguardo al mio… E… i dubbi diventerebbero verità.»

«Allora?»

«Ragazze… Capelli e viso alla signorina Flavia li faccio io… – Grida alle colleghe – Penseranno che è per la mancia.» M’avvio a uno dei box con la poltrona.

«Come vuoi arrangiarmi i capelli?»

«Corti in un caschetto. Così non si scompigliano troppo se rotoli tra lenzuola e cuscini.»

«E non si intromettono tra bocca e figa mentre la lecco… Dillo pure… – Intanto, taglia e pettina. – Ricordi ancora, Flà, che mi promettesti con un bacio di fare un giro tra me e Michele?»

«Come no. Per me è sempre una promessa valida.»

«Prima mentre ce la leccavamo pensavo: “Quanto sarebbe più bello farlo in tutta calma in un ambiente in cui poter dar sfogo ai nostri urletti.  Magari anche con Michele che ci osserva in piena eccitazione per premiarci poi…” Vedesti che uccello gli viene quando va su di giri!»

«Non metterla persa… Sono un po’ raffreddata con i miei due amori. Oggi pranzo con loro… vedo che programmi hanno e potrebbe succedere pure domani. Più tardi ti do un trillo.» Lei mi guarda speranzosa. Con una dolcezza tale che richiederebbe un prolungato fiocco. Prudentemente non lo materializziamo.

È un’altra cosa se ci sei anche tu.

Lascio Glory che mi sento molto più in forma di quando ero arrivata da lei. Se ne accorgono anche Oscar e Simona.

L’appuntamento con loro è alla solita trattoria da Adolfo. Quasi sotto casa.

«Quanto sei figa, bambina mia!» Simona.

«Ti fotterei qui sul tavolo!» Oscar.

«Proprio una bella Signorina» Adolfo, che non perde occasione per una manata a una natica.

Si mangia, si beve, si scherza, si ride. Si programma le successive ore:

«Io e Oscar si pensava di fare una puntata al mare. Tu, ci stai?»

«Se vi dico di andare voi, ve ne avete a male?»

«Come mai?»

«Voglia di starmene per i fatti miei.»

«E per startene per i fatti tuoi che ti sei fatta così figa?»

«Mi ero tirata per voi. Ma se avete voglia di andare al mare… io ho voglia di stare qua anche tirata da figa.»

«Mi sa che l’unica cosa che hai di tirato è il culo.»

Si alza e fa per andarsene. Oscar, con l’aria annoiata, le è dietro.

Io, mi rilasso sulla zuppa inglese.

Qualche passo fuori, poi Simona torna da me:

«Dai, Flà, vieni con noi. È un’altra cosa se ci sei anche tu.»

«Credimi. Non sono arrabbiata se fate qualcosa senza di me. Scriverò. Ho tante idee per la testa. Magari andrò anche a fottermi con qualcuno. Ma non è per fare un dispetto a te… Voglio non avere interferenze mentre cerco il bandolo per iniziare a riflettere. E, credimi, la vostra gita al mare me ne offre l’occasione.»

Simona sembra convinta: «Comunque, senza gelosia?»

«Senza gelosia!» La tranquillizzo.

Se questo è Michele, ho fatto il pieno

Rimango sola, come auspicavo. Il bandolo della riflessione è lì, innanzi a me: “Come ingannare il tempo fino a sera quando Glory rientrerà a casa dal lavoro e io li raggiungerò.”

Intanto devo avvisare Glory che stanotte sarò con loro. Provo a chiamarla sul telefono. Questo dà strani segnali. “Chi se ne frega! Verso le otto farò loro un’improvvisata.”

E adesso?…

Cinematografo, qualche bar, un po’ di aperitivi.

Sono le otto e mi trovo sotto casa di Glory, un po’ in effervescenza per i London Mule che ho bevuto.

Riprovo a chiamarla. Il telefono è sempre staccato. Il portone del palazzo è aperto. Salgo e suono alla porta di casa.

“Cazzo! Se questo è Michele, ho fatto il pieno.” Il ragazzo che apre e mi guarda sorpreso è il prototipo di colui che fantasticamente mi sollecitava a masturbarmi da adolescente: fisico atletico. Per niente grasso. Un volto gioviale. Sereno. Oltre tutto, abbigliato essenzialmente con maglietta e calzoncini elasticizzati da casa. Evidente l’impronta del fallo tra le gambe.

«Ciao, sono Flà, una cliente/amica di Glory…»

«So chi sei… Glory mi ha parlato più volte di te. Prima o poi ti aspettavamo… Volevi Glory… No?»

«Non solo… Mi fa piacere conoscerti.»

«Glory è scesa. Tornerà quasi subito con un paio di pizze. Avevamo deciso così di passare la serata… Se vuoi condividerla con noi, la chiamo e faccio aggiungere un’altra pizza?»

Mi fa entrare nella loro casetta: piccola, ben arredata, ordinata. Piacevole a starci.

Io sul divano, lui sulla poltrona di fronte: “Sì, Glory, ha proprio un marito fico.”

Più lo guardo e più….. Ma lasciamo stare… Aspettiamo Glory…”

«… quindi tu sei la scrittrice che ogni sabato va da Gloria a farsi bella per non smettere di piacere ai propri personaggi… Una necessità surreale che invidio.»

«A dire il vero, è anche perché ho una fidanzata che è una gran bella mora e un amante maschio che non ha ancora 19 anni… E voglio tenermeli tutti e due. Faccio male?»

«La penso come te. Io per far colpo su Gloria mi sono iscritto al Conservatorio al Corso di violoncello. E vedo che quando sente che mi esercito con lo strumento, le vien subito voglia di far l’amore.»

«Anche a me piace la musica.»

Accavallo le gambe. Forse la gonna va un po’ su. Guardo i suoi calzoncini e avverto che sotto, il mio cambio di posizione, è stato notato.

«Ti va un London Mule, in attesa di Gloria?»

«Oggi ne ho già trincati tre ma non c’è tre senza quattro.» Si alza e si dirige al lavello dove ha tutte le sue cose. Gli slumo tra le gambe e… “Gli è proprio venuto duro. Sembra pure di buon calibro!”

Il tira-tira sta pervadendomi: qualche palpitazione alle grandi labbra. Qualche gocciolina nel tanga. Un senso di calore che dal ventre, coinvolge il seno ed imporpora gli zigomi. Stranamente, questa volta, sento anche un piacevole sfrigolio attorno al buco del culo.

Sono in piedi anch’io, di fianco a Michele.

Lui, aggiunge e mescola: gin, succo di limone… ginger beer.

Lo osservo da vicino. È fermo e sicuro nel gesto. Professionale.

«È bello starti a guardare!» confesso. Mi sorride e mi allunga il bicchiere con il cocktail che ha preparato. Un tin tra i bicchieri. Assaggio: Meraviglioso! Glielo dico. Allunga una mano. Una carezza per ringraziarmi. Non resisto. È più forte di me. Gliela fermo e la porto tra le mie labbra.

Il bacio ci unisce e ci troviamo abbracciati: lingua su lingua. Ora sì che sento un tenace uccello premere contro il ventre.

Gli sollevo la t-shirt e m’inebrio accarezzando la robusta muscolatura. Ho trovato il bordo elasticizzato dell’attillato calzoncino. Le mie dita annaspano già tra il vello. È sempre appoggiato al mio ventre. Mi pare si sia ancora ingrossato. Se faccio tanto di tirarglielo fuori me lo tengo in bocca per un buon po’.

Non ne vedo l’ora! È con la bocca che mi piace carpire il piacere.

Ma, cazzo. Qualcuno rovista alla porta.

Michele si stacca. Va verso quei rumori.

Filtro d’amore

È Glory. Carica di pacchetti. Quando ha saputo che c’ero anch’io, ha voluto aggiungere alla pizza altre golosità e tanta birra.

«Hai già tentato di sedurla?» chiede al bel marito.

«Certo. Ci stavo provando con questo filtro d’amore» e le allunga un bicchiere con la bibita.

Gloria sbatte il bicchiere contro i nostri e assaggia: «Stupendo! Chissà che sapore ad aggiungerci il sapor del suo cazzo?» In un men che non si dica glielo prende fuori. Lo scappella. È veramente un bel pezzo!

Me lo offre. Prerogative dell’ospite: «È tuo… Un consiglio: affogalo in una bocca piena della bibita. Trastullalo un po’ tra quegli aromi. Deglutisci il liquido. Sentirai come si esaltano i sapori! Succhiaglielo per un po’ e vieni tra le mie braccia a baciarmi… Mi sembra un ottimo inizio per una notte trasgressiva.»

Eseguo pedissequamente. Un percorso che mi offre grande eccitazione ed emozione.

Un tenero bacio tra cesso e bidet

Glory si spoglia. Lo faccio anch’io. Michele ci pensa un attimo, poi si adegua. È un ragazzo da tanti sorrisi, un folgorante cazzo. Poche parole.

Glory, si stringe a me. Due dita mi penetrano. Faccio un passo indietro per cercare un appoggio. L’appoggio lo trovo in Michele. Adesso sono al centro della loro eccitazione. Glory mi sditalina con ritmo forsennato. Michele sfrega l’uccello tra le mie chiappe. Mi fa sentire la calda cappella al bordo del buco del culo. Mi sento proprio a mio agio. Accenno a una canzone ma l’orgasmo sta già annunciandsi. La bocca la sposto su un orecchio di Glory profanandoglielo con la lingua. Sento la cappella del cazzo che sta agendo sul buco. Fletto leggermente le ginocchia per agevolare la penetrazione. Avviene senza alcun fastidio. Lui s’impegna e assecondando la mia flessione, completa l’invasione. È tutto in me e aggiunge piacere a quanto mi stanno già dando le dita di Glory.

Vengo urlacchiando.

Glory si stacca da me. Mi si offre da appoggio per l’inculata in corso. Ora sono ben salda, abbracciata a Glory: la testa s’una sua spalla. Lei me l’accarezza con dolcezza.

Michele mi copre completamente mentre il suo bacino imprime il moto all’asta che sta sguazzando nel profondo del culo. L’orgasmo, in tutta la sua diversità, si materializza assieme a quello di lui. Sento che mi sta sborrando dentro.

Lui lo sfila e va in bagno. Io lo raggiungo.

Io sul cesso, lui sul bidet ci scambiamo un tenero bacio.

Un violoncello tutto da godere

Glory, intanto, ha messo in tavola la cenetta. È un rilassante momento in cui approfondisco la conoscenza di Michele.

Lui, romagnolo purosangue, è venuto qui per un’interminabile laurea in ingegneria. Dilungatisi troppo gli studi si è rassegnato a trovarsi un lavoro. È bidello al Conservatorio musicale. Trovato lavoro, ha conosciuto Gloria. Si sono piaciuti, si sono chiavati. Lui il lavoro l’aveva. Lei, la casa. Visto che continuavano a piacersi sul serio, si sono sposati. Lui, al Conservatorio, si è anche iscritto al corso di Violoncello: «Non hai idea che spunti erotici offre questo strumento. Poi te ne faccio provare qualcuno.»

«Siamo molto uniti – confessa Gloria – e innamorati. L’amore a tre è la prima volta che lo facciamo. Se non avessi conosciuto te, non ci avrei pensato. La dinamica erotica che sprigioni me lo ha fatto desiderare.… Di te mi sono presa una discreta cotta… E allora, come fare l’amore con te senza mettere le corna a lui?… coinvolgendolo. Elementare, no? Io stasera farò l’amore con le uniche persone che amo.»

Si levano i bicchieri per un sincero brindisi.

Michele ama parlare poco. Quindi anche sua moglie si meraviglia che: «Ora, Flà, se vuoi, ti faccio provare il piacere con il violoncello».

Lo strumento è appoggiato alla parete.

Seduta, Michele mi mette tra le gambe lo strumento di cui debbo tenere ben appoggiato al ventre la cassa armonica. Sarà lui a suonarlo stando dietro di me.

È una romantica canzone francese del tempo che fu. La conosco. Sentivo spesso che nonnina Elena la cantava.

L’archetto fa vibrare le corde. La vibrazione si espande alla cassa armonica. A questa è appoggiato il mio pube che recepisce quel raffinato tremolio. La figa si fa coinvolgere e si bea dell’insolito piacere.

La canzone è finita. Io sono nuovamente in piena eccitazione. Glory mi prende per mano e mi conduce sul loro letto.

Michele ci segue con strumento ed archetto. Si siede. Strumento tra le gambe, inizia un toccante Adagio.

Io e Glory abbiamo il giusto ritmo per posizionarci nel 69. Ci si lecca in un’aura veramente poetica. Anche il piacere che le lingue generano in noi sale lentamente. Ci riempie a piccoli sorsi. È comunque un godimento di lunga intensità.

È Glory a levare per prima la faccia dalla figa: «Sto per venire, Flà. Mi segui?» Non le rispondo.… Non posso.… Anch’io sono sul punto di… “Accidenti! Non controllo più mio corpo… Gli spasmi del godimento mi stanno sopraffacendo… Glory mi squirta sul volto. Con le cosce le stringo il volto e… Vengo… Vengo, vengo!”

È lo stesso momento in cui Michele conclude la canzone.

Mi sono sfilata da sotto il corpo di Glory. Lei ora è abbandonata sulle coltri, prona. Una posa di grande sensualità: gambe e natiche ben divaricate. In bella mostra, provocante, il buco del culo ben aperto.

Sono in poltrona e me l’accarezzo, tanto per far decantare quel bel godimento che mi ha dato la lingua di Glory.

Dirigo lo sguardo su Michele. Vorrei chiedergli un altro di quegli struggenti pezzi musicali per accompagnare le carezze che sto facendo alla mia farfalla. Ma Michele è attratto dalla posa della sua amata. Un richiamo irresistibile.

Molla l’archetto e s’avvicina all’invitante miraggio. Ha una mano sotto i testicoli per manovrare con arte il proprio uccello.

Saggia tra i glutei di sua moglie. Lei lo accoglie con un profondo sospiro che sicuramente vuol dire: “Meno male che hai capito subito.” Lui accosta la cappella al foro. Lei emette un secondo sospiro, ancora più intenso. Si china sulla schiena di lei per darle un bacio tra le scapole. Un leggero movimento del bacino e la cappella entra in lei. Non un motto. Non un lai accompagna la penetrazione – che in fondo è sempre un’inculata -. Glory solleva solo un po’ il bacino per agevolarla. Adesso sta completandosi. Michele, con tanto riguardo infila tutta la verga dentro quel culo. Tocca il fondo. Restano i testicoli contro le dolci natiche della ragazza. Lei, ora che lo sente tutto dentro inizia un rosario di mugugni che ben si sposerebbero con il suono del violoncello.

Come mi piacerebbe essere io a poterlo eseguire in loro onore! Guardo con malinconica rassegnazione lo strumento. È appoggiato alla parete.

Michele si dà da fare con un ritmato dentro/fuori dell’uccello. Ansima mentre spinge e ritira. A Gloria il godimento fa muovere disordinatamente il capo destra-sinistra e viceversa. Le sono accanto. Una sua mano artiglia il mio braccio.

Michele le sborra in fondo al culo. Lei urla di gioia. Quando l’uccello di lui si ritrae, lo sperma fuoriesce da quel pertugio. I due si abbracciano con grande passione.

«Sei stato molto più incisivo di altre volte. Un godimento così non me l’avevi mai regalato. Decisamente la presenza di Flà ha avuto il suo peso… Dovremmo adottarla.»

Il bel cazzo di Michele necessita di riposo. Avevo fatto progetti che debbo tenere in sospeso… Ma non si può avere tutto e subito. La cena ci aspetta.

Sensual lunch

La viviamo come che questa faccia parte del nostro gioco erotico: cibo che ci si passa di bocca in bocca. Il cazzo si sciacqua nei bicchieri. Le lingue si alternano al cibo nelle bocche.

Neppure un successivo riposino sul letto placa la nostra euforica libidine. Siamo sempre un corpo sopra l’altro, mani e bocche attorno agli altrui sessi.

Glory tenta un commento della serata in corso:

«Ci abbiamo messo un po’ a deciderci ma sicuramente abbiamo trovato il giorno giusto… quello buono… E non è ancora finita.» La voce di Michele si fa sentire:

«Se volete, io tra 10 minuti sono pronto per un giro di figa.»

Glory mi stupisce: «Io sto bene così. 69 con te, il culo dal mio amato bene. Cosa posso volere di più!»

La spiegazione comincia a darla Michele:

«In effetti, Gloria quando è sazia di culo, è sazia di tutto. – Gloria conferma con un sorriso e un bacio al marito. – Anche quando ci siamo conosciuti e abbiamo fatto l’amore, dopo l’orgasmo di figa mi ha detto che avevo un bell’uccello, ma il “ti amo”, me lo ha detto dopo che le ho sfondato il culo.»

«Per me fu una rivelazione sentirmelo lì e sentire il godimento che procurava. Cosa che in figa ho provato con molta meno intensità.»

Nulla mi stupisce anche se, avendolo avuto in culo all’inizio della serata, provarlo in figa ora, non mi dispiacerebbe proprio. Per accelerare l’avvenimento glielo prendo in mano. È bello duro. Glielo bacio con affetto prima di sfregarmelo contro il villoso pube. La figa dà eloquenti segnali di non aspettare altro. Mi sdraio. Mi apro tutta. Lui è subito in me e mi prende con tutta l’abbondanza del suo uccello.

Glory mi si è sdraiata accanto. Ascolta i miei sospiri. Li compensa con sensuali ragionamenti. Confronti con analoghi momenti da lei vissuti:

«Vedi, la posa del missionario è quella in cui lui meglio si esprime. Io la preferisco anche per l’inculata. Basta sollevare un po’ il bacino… Oggi, però, presa da sopra è stata proprio una gran figata…»

Sarebbe andata dritta nel magnificare l’uccello del marito chissà per quanto. Senonché l’uccello del marito mi spinge al centro di un orgasmo che si sta allargando. Mi proietta in un fantasmagorico mulinello fatto di tenui colori, delicati quanto le spinte del cazzo che mi danza in figa.

Glory afferra la situazione e passa dalle parole ai fatti. L’intesa è perfetta: la cerco con la bocca. Lei s’aggancia. I miei seni sono accartocciati dalle sue sapienti dita. Michele schizza nel più profondo della mia vagina le poche gocce che gli son rimaste della sua più intima essenza.

Glory passerà dalla mia alla sua bocca per ringraziarlo della stupenda prestazione che mi ha dato.

Che coppia meravigliosa!

Potrei tornarmene a casa. Non credo che in qualcuno di noi ci siano ancora velleità da dedicare all’erotismo.

Glory si è alzata e sento un suo brigare in cucina. Io, dopo un bacio di gratitudine al moscio augello, mi rilasso completamente, accanto a questo. Il capo sul ventre di Michele.

Torna Glory: «Ho preparato un filtro d’amore che ci salvaguarderà da improvvisi erotismi fino a domattina… Sono proprio una strega! – e rivolta a me – Tu cosa vuoi fare, adesso che non si cucca più?»

«Se vado a casa avrò tutta la notte per scrivere e anche buona parte di domani. Simona e Oscar sono andati al mare e sarò in grande tranquillità per tutto il giorno.»

«Credo invece di avere il diritto di sequestrarti: uno, perché le signorine per bene non girano mai sole nella notte profonda. Due, perché finora abbiamo fatto le porche, invece da ora facciamo le ragazze per bene e ci raccontiamo di noi. Io, dopo aver preso confidenza con la tua figa, sono tanto curiosa di conoscerti meglio. Terzo. Ci tengo a farti vedere con che signor cazzo si sveglia lui al mattino. Se poi lo provi… di lui non ti potrai mai scordare. E vorrei proprio che tu lo provasti.» È tanto il loro senso dell’ospitalità che non posso rifiutare. Accetto. Lascio cadere il tanga che stavo per rinfilarmi. Glory mi allunga un verde beverone, che altro che filtro d’amore… È un ben carico Moscow Mule.

Protagonista: il culo!

Siamo tutti e tre sul divanetto innanzi al televisore, dove scorrono, una dopo l’altra, banali serie di Netflix. Di tanto in tanto, Glory si allunga per baciarmi un capezzolo. Una sua proposta: «Non è che andiamo sul letto io e te?» Guardo Michele che sta russando: «Lui? Fa così ogni sera. Si sveglia nel cuore della notte e viene a letto.»

La seguo e mi trovo sotto le coperte con lei che mi abbraccia a dispetto del suo filtro anafrodisiaco: «Ho acquistato un ovetto vibrante di ultima generazione… Non l’ho ancora spianato… Lo proviamo?»

«No. Non mi piacciono i godimenti artificiali.»

«Allora te la lecco».

Mi viene in mente un proponimento che mi era sorto mentre suo marito l’inculava: «No Cara, ora ti metti come quando vuoi farti inculare da Michele.» Lei è sorpresa ma esegue senza voler sapere il perché.

Innanzi ai miei occhi quella posa tanto conturbante con le natiche ben scostate e il buco del culo che troneggia al centro. La mia lingua si trasforma in cazzo e ha l’ardore di penetrarla. Con quel che può. Date dimensioni e struttura, non riesce certo a competere con il cazzo di Michele. Può però sviluppare quel delicato piacere che finisce poi per coinvolgere e portare all’orgasmo anche la figa. È così che lo voglio trattare.

Quattro o cinque fondate con la punta, tanto per illuderla che un cazzo stia bussando alla sua porta. Lei becca. Si rilassa. Si apre.

Prendo a percorrere, sempre con la punta, la circonferenza del foro. Lo faccio in ognuno dei due sensi. Mugugni e altre piccole manifestazioni mi danno il segno che Glory sta ricevendo dalla lingua follate di piacere. Voglio dargliene di più. Entro in lei con il pollice. Lo muovo come fossi ad esplorare una figa. Lei sussulta. Reclama: «Si… Si… Ancora… Ancora». Lo uso come un piccolo cazzo: dentro, fuori… Dentro, fuori. Vedo che lei, da sotto sta masturbandosi la figa. Non demordo.

Due mani mi prendono i fianchi. Sento tra le natiche la tenace presenza di un cazzo. Michele: «Non puoi far volteggiare nel cielo il tuo bel culo e pensare che io non me ne accorga. È stata la più bella visione che ho avuto nello svegliarmi.» Non ha dubbi sul che fare. La cappella è già contro il mio foro.

L’eccitazione in quella stanza è al culmine. Glory sta urlando che è dietro a venire. La mia figa è fradicia. Lasciamo che anche il mio culo goda.

Sono io che spingo il bacino contro quella dolce invadenza.… Lui, preciso come un siluro, entra in me.

Mi tromba con sapiente determinazione. Mi piace tanto!

Ho abbandonato il culo di Glory per dedicarmi tutta al mio godimento.

Michele sta dandomi il meglio di sé stesso. Sembra che abbia scambiato il mio culo per una pista di pattinaggio. Scivola e volteggia in lui con grande maestria.

Per la seconda volta nella stessa serata assaporo le gioie di quel suo incular gentile.

Un raggio di sole m’illumina il volto. Mi sveglio che sono tra Glory e Michele. Loro dormono ancora. Sono stretta tra i loro corpi, il cui calore mi ha cullato per tutta la notte. Sollevo il capo per constatare se è proprio vero quanto ha propagandato Glory ieri sera: si, Michele ha, tra le gambe, veramente un signor cazzo.

Il loro risveglio è quel che può essere il buongiorno di una coppia veramente innamorata. Baci e carezze si prolungano e ce ne sono anche per me.

Tanta è la loro premura nei miei confronti «Come va il ‘dodo’?»

Li tranquillizzò «Bene. Ha ricevuto solo piacere e godimenti. Non può che stare solo bene.» Non resisto, voglio assaporare la piacevolezza di stringere quell’uccello tanto sopra misura. Non è neppure in erezione. Ma pur pendulo non può che stupire.

Michele ne è orgoglioso. Apprezza che io voglia accarezzarlo. Lo faccio toccandolo in ogni sua parte. Poi la doccia fredda. Risata: «È solo piscio.… Vieni con me.»

In bagno, di fianco a lui, sul cesso a vederlo svuotare. La successiva è la constatazione che è sempre quel cazzo che stanotte ha dato tanto piacere al mio buco del culo.

Con loro faccio un’allegra colazione. Viene poi il momento di lasciarci. Ognuno di noi vorrebbe che quell’intesa si prolungasse all’infinito. Siamo proprio stati bene.

Prima che mi rivesta, Michele vuole accarezzare e baciarmi il buco del culo. Io gli darò un succhiotto affettuoso all’uccello. Erettosi per l’occasione.

Anche Glory vuole darmi un intimo bacio: alla figa, però.

«Non so come ringraziarvi. Mi avete fatto conoscere il mondo, entrando dal di dietro.» Mi commuovo con questo ultimo saluto.

La domenica è ancora alle prime ore. Poca la gente per le strade. Il sole è tiepido. Il bar sotto casa e aperto. Mi faccio un doppio caffè molto ristretto.

Dopo l’effervescente nottata, casa mia, senza alcuno, mi sembrerà un po’ malinconica. Sarà quella romantica malinconia che metterò nelle pagine del mio diario, narrando quanto ho appena vissuto.

Il portinaio mi saluta allegramente: «Buongiorno signorina Flavia. È andata a messa presto, questa domenica.… C’era molta gente?»

«La Chiesa era strapiena.» Chissà perché gli è venuta in mente quella domanda? Premo il pulsante dell’ascensore.

Chopin

“Cazzo, in casa c’è qualcuno.” Sento il pianoforte suonare Chopin. Non può essere che Simona. Un sospiro di sollievo.

C’è anche Oscar con Milly.

«E la gita al mare?» Domando

«Si è conclusa appena siamo arrivati a Milano Marittima… Senza te non aveva più senso… Un giro in spiaggia… Un aperitivo… Siamo tornati… Alle otto, eravamo già qui giù, in trattoria, a cenare. E avevamo già caricato Milly.»

«Quindi, stanotte avete fatto i giochini con Milly? E dov’è adesso?»

«Giochini poca roba. I due colombi non hanno fatto altro che litigare: lei voleva stare attaccata a me. Lui voleva il culo che lei gli negava. Sono andati avanti così per tutta la notte. Un vero sfinimento!»

“Si vede che ieri, era la giornata mondiale del culo.” Commento tra me.

La malinconia di Simona nel raccontarmi questo è tanta. Pare quasi, si sia impossessata di quella che ho abbandonato io, quando sono entrata nella casa di Glory.

L’abbraccio. Lingua in bocca è un fatto naturale. Dovuto.

Stanotte ho avuto molto più di quanto potessi pretendere, eppure, questo semplice atto affettivo mi riporta alla vita normale con la mia Simona e quel mandrillo del nostro Oscar. Anche se per ricompattarmi con loro mi ci sono volute due inculate.

Intanto da sopra, dalla stanza, scendono Oscar e Milly. Si tengono gioiosamente per mano: «Sai Simona:…. Mi ha dato il LA… un colpetto. Alla fine mi ha detto: “Ancora! Non sarà tutto qui!”… Può essere più perfida di così?»

Milly corregge la storia: «Non è questione di perfidia. Il culo è mio e te lo do quando lo voglio io.» e s’accorgono della mia presenza: «E tu, da dove salti fuori?»

«Ho sentito parlare di culi e mi sono materializzata.» Ci si bacia tutti con ritrovata gioia.

«Stasera grande festa…» Oscar.

Io: «Stasera?… Si comincia da subito… Mi metto ai fornelli».

Milly: «Noi andiamo a cercare una torta adeguata all’occasione.» Escono.

«Mi fai compagnia?» chiedo a Simona. Mi tolgo l’abito e mi infilo il grembiule da cucina. Lei me lo allaccia con un bacio sul collo. Nei suoi occhi leggo quello che non mi chiederà mai: “Dove hai passato la notte?” Mentre taglio verdure glielo racconto io. Dimostrando tutto l’entusiasmo che mi aveva accompagnato nella mia fuga.

«Hai fatto bene. Ogni tanto cambiare aria fa bene. Noi medici dovremmo consigliarlo sempre.»

«Dovresti provarli anche tu. Sono una coppia molto aperta ma tanto uniti tra di loro.»

«E se provassimo tutte e due con loro. Magari ci chiudiamo qui per due giorni. – poi, riflettendo – Però, quel poveretto, doverne soddisfare tre… di cui due più vecchie della sua.»

«Sono sicura che farà i salti di gioia… Potremmo anche invitarli stasera… ne verrebbe fuori un orgia completa… roba che non abbiamo mai fatta.»

«È vero… con due cazzi in campo non ci siamo mai espresse… Dai, telefona.»

«No… no… Guarda, ogni attimo è stata un’emozione… Lo raccontavo ora a Simona. Se non avete impegni perché non fare un’appendice stasera da noi. Schieriamo tutta la famiglia… Sì anche Oscar e Milly… Hai detto bene: un’orgia in piena regola. Aspetto la tua conferma per preparare la festa.»

Non facciamo in tempo a scambiarci un bacio che il telefono torna a squillare.

«Ci proveremo anche noi… Per noi sarà più difficile. Stavamo già scaldando i muscoli… A più tardi.»

«Ci siamo. Alle sette saranno qui. Pensa… Ha detto che oggi si sarebbero risparmiati. Ma si vede che il destino vuole così.»

«Piuttosto, cosa sarebbe quel ‘scaldare i muscoli’?»

«Sarebbe per un 69 tra di noi, ora che non abbiamo quei due tra i piedi.»

Il divano ci accoglie.

E orgia sia!

Un clima di aria tiepida con una leggera pioggerellina avvolge la Città.

Glory e Michele arrivano avvolti in quegli impermeabili di pura plastica, tascabili che proteggono dalla pioggia, dai capelli ai piedi. Esteticamente sono orribili, ma nel momento in cui se li tolgono, anche noi scopriamo il motivo di quel dozzinale abbigliamento: sono in perfetta tenuta da orgia.

Ne ridiamo tutti. Ci guardiamo interrogativamente. Milly rompe il ghiaccio. Con mossa da avanspettacolo sfila l’abito e presenta il suo procace corpo, con il triangolino sbarbato, ricoperto appena da un micro-tanga e ininfluente reggiseno. Questo cadrà nel giro di qualche secondo. Oscar, in quanto suo fidanzato, sarà lui a succhiarle per primo i capezzoli. Tutti applaudiamo. L’orgia è ufficialmente aperta. Io e Simona ci spogliamo vicendevolmente. Glory si associa a noi due e la liberiamo dalla sottoveste: unico capo che la ricopre. Michele, con il suo fare da timidone si gira per togliersi l’abbondante t-shirt che cela il rigoglioso fallo. Si volge verso di noi che dobbiamo prendere atto quanto questo sia imponente. Un sincero applauso.

Il bacio che ci scambiamo collegialmente, prevede lo scambio di lingua e palpatine erotizzanti.

Non sarà facile, caro diario, riportare tutto quanto sta succedendo qui questa sera. È sicuramente importante lasciare una precisa testimonianza dello spirito con cui avveniva l’approccio al sesso, nel Terzo Millennio. Ci proverò.

Michele viene subito opzionato da Simona. Le cui dita si avvinghiano attorno al poderoso uccello. Oscar è su Glory. Io ho già Milly che in ginocchio mi sta dignitosamente leccando la figa.

La verità ai posteri

La marcata timidezza di Michele, costringe Simona a gestirlo completamente: Lo fa calare a terra sul Bukhara. Riflessione su riflessione, lui, porta verso le labbra della sua figa il ninnolo che ostenta tra le cosce. Lui esegue ogni suo desiderio e ha già il glande immerso negli umori di lei. Molto probabilmente quel suo dimostrarsi impacciato è dato – sempre a causa della timidezza – dal non iniziare quell’avventura sessuale dal culo. Come abituato in famiglia.

Con Milly siamo lì di fianco a fornicare e me ne accorgo.

Bisbiglio qualcosa a Simona che comprende lo stato d’animo del suo partner.

Fa tutto lei… Sfila l’uccello dalla bernarda… ruota su sé stessa… Porge il dodo palpitante al ragazzo che si illumina di gioia.

Non un gemito da parte di lei: quel cazzo prende pienamente possesso del culo della dottoressa Simona Zinani. Che apprezza e gode.

Oscar ce l’ha ancora nella bocca di Glory che, sulla di lui cappella, sta ripassando tutto lo scibile che ebbe a ricevere da sua nonna Albertina sul bocchino bolognese. Oggigiorno DOCG.

Oscar è preoccupato: sente che il suo corpo ha iniziato l’elaborazione di un imponente quantità di sperma con cui omaggiare la raffinata bocchinaia. Sa che se ciò avvenisse, quanto tempo passerebbe prima che il suo uccello riprendesse vigore? Partecipa la propria preoccupazione a Glory che comprende. Qualche mossa e anche lei è carponi sul Bukhara: il culo come sua abitudine, quando inizia una tenzone amorosa con il proprio bene. Ma ‘il proprio bene’ offre sempre un’inculata carezzevole. Oscar, pieno d’eccitazione per il bocchino, non va per il sottile. Glielo sgnacca in culo senza troppo riguardo facendole emettere un soffocato lamento.

Quasi subito tutto si ricompatta. Nell’ambiente risuonano sospiri e mugugni di piacere dalle due inculate.

«Ti sento assente» mi dice Milly mentre sta leccandomela.

«Hai ragione, Tesoro. Sono distratta dalle belle inculate che si stanno godendo queste due porche.»

«Se vuoi, nello zainetto ho uno strap-on. Potrei incularti con quello… Poi tu potresti inculare me. Così, dopo, tutte l’avremmo preso nel culo.»

«Mi dispiace, non amo i cazzi artificiali.… So pazientare in attesa di quelli, adesso, impegnati.»

«Come vuoi tu.…»

«Se adesso mi dedichi un po’ più di attenzione ti faccio venire subito.» Si rituffa sulla mia pastosa figa.

Agli orgasmi di Simona e Glory si decide per un break. Ci prendiamo l’aperitivo. Ho preparato un giro di Moscow Mule.

Glory, soffre un po’ per la graffiante inculata di Oscar. Affida il culo all’unico medico presente che la sottopone a un medicamento non certo degno della buon’arte medica: un cucchiaino di Moscow Mule sulla parte lesa con una poderosa leccata a seguire. Non ci crederete, ma Glory sta dicendo che le è scomparso ogni fastidio. Vuole baciare la sua benefattrice, ancora intenta nell’espulsione di peli del culo che le si sono infrattati tra i denti.

Poi Simona mi viene accanto e dopo un sincero lingua-in-bocca mi dice: «Che bella idea hai avuto. Una festa così l’ho sempre sognata.»

Sempre con grande discrezione, Michele si avvicina a noi: «Voglio sperare che prima di lasciarci mi facciate l’onore di accogliermi nelle vostre fighe con lingua e uccello.»

«Io sono disponibile subito… Così mi viene subito fame ed è l’ora giusta.» Lo prendo per mano e saliamo gli undici scalini che portano in camera. Con quel tozzo di pene che si ritrova, lo voglio fare con tutti i crismi di una intima chiavata.

L’intimità rende il ragazzo più disinvolto e meno impacciato. È lui a spingermi sul letto e, con fermezza, ad allargarmi le cosce.

Si comincia di lingua. La sento scorrazzare nell’inguine. Ha una lingua tenace che muove sapientemente. Ora sta stuzzicando lì dove normalmente sono cazzo o dita a farla da padroni. Brividi scorrazzano in me per ogni dove. Abbandona quel punto per andare alla ricerca del clitoride. Lo scova e sono altri brividi che si aggiungono e mi fanno fremere.

«L’uccello, Michele!» Lo imploro. Neppure il tempo di un sospiro ed è in me con tutta la sua prestanza. Con le dita gli artiglio i glutei. Lo tengo fermo, immobile nel più profondo del mio corpo. Quanto allento la stretta parte il ritmo sostenuto della sua scopata. In tutto quel fricandò di piaceri e godimenti, ha pure la delicatezza di dirmi parole dolci… Affettuose.

«Michele, vengo!… Mamma, che bello!… Sto venendo!… Dai, vieni anche tu.… Sborrami tutta!»  Lo sento schizzare in me. La sua stretta è forte. Mi dà sicurezza. Quella di non perdermi nei meandri dell’orgasmo che mi sta sopraffacendo. Sarà una sequela di baci e carezze a completare quella magistrale opera.

Siamo seduti sul letto, mano nella mano e ci accorgiamo che nella maestosa poltrona Frau è seduta Simona: è salita, quatta quatta, dietro di noi per godersi, live, il romantico amplesso.

Michele legge negli occhi di lei, il suo pensiero. Mette mano al proprio uccello – ancora in splendida erezione. E… «Se può ancora entusiasmarti…» Simona balza sul letto.

Anche se la mia curiosità vorrebbe che rimanessi per vedere come gode con un bel maschio la mia compagna, li lascio. Visto che l’intimità gioca tanto sulla resa del nostro stallone.

Sotto, non si sono persi d’animo: Oscar l’ha messo in figa a Glory che sta leccandola a Milly, che gliel’ha calata dall’alto.

In poltrona mi accendo una sigaretta osservando l’impegno con cui Oscar soddisfa la libidine di Glory che a sua volta tenta di placare l’incontentabile Milly.

Urla e incitamenti a gran voce potrebbero turbare la rigorosa morale della famiglia del ragionier Ferretti, al piano di sotto.

L’orgasmo di Milly è preannunciato da una sua plateale contorsione accompagnata da grida oscene. La segue Glory con una mistica benedizione all’uccello di Oscar che tanto l’ha fatta volare. Oscar si limita ad appoggiarglielo sul ventre mentre ancora sta schizzando. Per correre poi da me: «Ti sono piaciuto, Amo?… Visto?… Ne ho fatte godere due nello stesso tempo!» È orgogliosamente soddisfatto.

Milly e Glory si sono abbracciate. Strette tra di loro stanno sforbiciando: figa a figa. Loro, di figa non sono mai sazie!

Un buon rum caldo fa da tonico. Segue l’organizzazione per la distribuzione sui letti.

Milly e Oscar nella cameretta di sotto: Milly reclama ancora amore dal suo fidanzato.

Io e Simona accogliamo la coppia ospite nel nostro lettone.

Ci stringeremo!

La sesta domenica è, quel viaggio a Parigi

Figlio di mamma santissima

Da un paio di mesi ho concupito un giovane fotografo. Ha solo diciassette anni. Un ‘figlio di mamma santissima’, un po’ prepotente ma riguardoso e dolcissimo come lo sanno essere i nostri meridionali. Vive al terzo piano del palazzo dove abito.

Ne è nato un amore che è dovuto entrare subito nella clandestinità. Cosa che mi eccita assai in quanto intrigante.

Con lui sono riuscita a rimpossessarmi di quel lampo di vita che da noi si allontana troppo precipitosamente. Ho recuperato quella felicità che senza accorgermene avevo dimenticato. Gli sono talmente grata che non gli nego nulla di quel che vuole da me. E lui ne vuole tanto. Grazie di esistere, Oscar! Il suo nome.

Per le impazienze di un ragazzo della sua età, due mesi sono interminabili. Se per questo anche per me. Sempre angosciata dalla paura che si concluda un periodo in cui sono tante le gioie che ricevo.

Un sabato di sole

È sabato, il primo dopo la Pasqua. Una mattina in cui il sole primaverile tenta di farsi passare per sole estivo: caldo e persistente.

Oscar, approfittando che i suoi sono in vacanza da parenti, nella loro terra di origine, la Sicilia, ha messo le tende da me. È già una settimana.

Una settimana meravigliosa! Me lo sto coccolando come voglio. Lui altrettanto. Non mi risparmia un momento di piacere. Sempre pronto con tutta la sua esuberanza adolescenziale. Piena di allegria. Proprio come piace a me.

Pur così giovane, lui lavora già. È assistente in un importante studio fotografico. Studia pure, per iscriversi a un corso universitario di arte fotografica.

In questa settimana è tutto uno scatto. Mi ha ripreso in ogni angolo della casa. Con o senza roba addosso. Truccata o ‘nature’, come dice lui.

Ci siamo svegliati da poco e, subito dopo che l’aveva sgocciolato nel cesso, l’ho già avuto in me.

Fedelmente, tiene la Nikon a portata di mano sul, comodino. Me l’ha fotografata sia prima che dopo. Ma anche il volto. Dice che dopo sono molto più espressiva: intrigante, sensuale.

Roba da farne subito un’altra”. È così, la facciamo.

Poi si sta lì, uno accanto all’altro, gingillandoci, accarezzandoci, dicendo, anche, un mare di stupidaggini: io mi calo nel suo mondo di ragazzino e faccio la sciocchina. Lui, impazzisce, per questa mia trasformazione. Finisce sempre che debbo frenarlo, altrimenti ci scappa la terza.

Questa mattina però le cose vanno diversamente.

È tornato dal bagno che non ce l’ha diritto. È ammosciato, come d’altra parte lo è lui.

«Flà, stanotte ho dovuto scacciare a viva forza una terribile ipotesi: Perché tu vai così spesso a Parigi?…»

«Per lavoro, Caro.»

«Per me, là, tu hai un marito, o un amante.»

Per inciso: lunedì ho già prenotato il volo per andare là. Un incontro con Henri Duval. Il miglior cliente della nostra Agenzia.

Taglio corto: «La tua gelosia è completamente fuori strada. Se vuoi venire a controllare non avrei problemi a prenderti con me.»

«Anche nel viaggio che farai lunedì?»

«Come no… – è da un po’ che penso a quanto mi piacerebbe fare una vacanza con lui nella città che al mondo più amo – se avesti mai qualche giorno disponibile fra i tuoi impegni fotografici.»

Noto un repentino cambiamento di umore in lui: «La settimana che viene non ho alcun impegno. Lo studio chiude perché devono mettere a norma tutti gli impianti e all’università non ho nessuna lezione in programma»

«Wow! Allora ti prendo. Dopo scendiamo e andiamo ad aggiungere un biglietto alla mia prenotazione.»

«Promesso? Io però non ho soldi per pagarmi né il biglietto né il soggiorno.»

«Niente paura. Tutto a carico della Mather and Daughter Srl. Promesso!»

La notizia lo rincuora tanto che deve tornare in bagno. Torna dopo un po’ esibendo un pene rigoglioso.

Si getta su di me e anche questa giornata inizia nel migliore dei modi: due. Una che rincorre l’altra. Con l’aggiunta di una travolgente leccata di figa. Dopo che ho mimato le sue coetanee nel letto dell’amore.

Ci vuol ben poco a far felice un maschietto!

Una città tutta da fotografare

La proposta parigina si amplia. Finisce che partiamo quella mattina stessa.

A lui pare di toccare il cielo con due dita.

Due macchine fotografiche con relativo corredo.

Comincia a scattare dal check-in all’aeroporto.

In quel tiepido pomeriggio primaverile, di Parigi, gli faccio vedere tutto quello che si può. Lui la immortala in decine di rullini – Non si è ancora rassegnato al digitale anche se con me si è sprecato in decine di selfie con l’iPhone –.

Pranzetto in un bar a vin, poi un romantico Hotel dal nome turistico un po’ banale: Les Trois Mousquetaires.

La Francia è un Paese meraviglioso che non va a guardare fra le lenzuola e quindi non c’è l’obbligo di esibire documenti o certificati per trascorrere una notte d’amore. Ma già la prima, quella che doveva proprio essere un’ipotetica luna di miele, per me, inizia male.

La notte parigina

Oscar vuole affrontare da solo la notte parigina. Ha già un progetto per un servizio fotografico che a suo dire, avrebbe venduto a un’agenzia stampa. Approvo l’idea dicendo che gli avrei fatto volentieri da assistente. Lui decisamente dice che non mi vuole tra i piedi perché gli turberei le idee.

Come ho detto prima, a lui concedo tutto e così faccio buon viso a triste sorte: mi rassegno a passare la notte in quella romantica stanza con vista sulla Senna: quella che avrebbe dovuto essere il ring della nostra passione.

Mi porto in stanza un robusto pastis e quando lo finisco ne ordino altri due.

Mica si può rimanere indifferenti e inerti nella sfiga guardando la televisione! Fortunatamente oggi c’è sempre a disposizione il tablet. Su questo mi metto furiosamente a scrivere qualcosa.

Anche nei momenti più difficili che mi piombano addosso riesco sempre a trovare un qualcosa di proficuo e produttivo e, avendo diverse richieste di racconti e piccole sceneggiature erotiche, cosa c’è di meglio di uno spunto parigino per riempire una decina di cartelle?

Comincio a scrivere la storia tra fantasia, incazzatura e leggera ebbrezza alcolica.

Alle due di notte, bagnato come un pulcino – a Parigi quando piove, piove sul serio. Non come a Bologna dove trovi quaranta chilometri di portici – riappare Oscar. Quasi senza salutarmi, si infila subito nel bagno. Sento che tossisce continuamente. Assumo la posa della moglie offesa. Ovvero, mi giro sul lato opposto e attendo un suo movimento. Non accade assolutamente nulla. Si corica. Spegne la luce e non si muove più da quel sonno che mi sembra fottutamente beato.

“Maledetto!”

Al risveglio non trovo accanto a me lo stesso aitante ragazzo di cui avevo voluto premiare il suo inesauribile vigore con quella fuga amorosa. Ora, lo vedo come uno di quei ritratti d’un tempo su carta ingiallita dagli anni: oltre alla tosse, lamenta dolori ad ogni movimento. Soprattutto ha trentotto di febbre. L’Hotel ci procura un medico che lo spaventa a tal punto che accetta di rimanere a letto per tutta quella giornata.

E qui, la mia piccola vendetta: l’abbandono in quella stanza con la scusa che io a Parigi ci sono per lavoro. Che è pur vero. Alle tre del pomeriggio, però, ho già pranzato con il mio corrispondente e monsieur Duval. Mi infilo in un Salon de Coifeur di fama, per rinnovarmi in maniera parigina dalla testa ai piedi. Lo faccio ogni volta che capito qui.

A sera, comunque, con Oscar usciamo per cenare in un ristorante a pochi passi dall’Hotel.

Io, bella, perché i maestri parigini della bellezza mi hanno resa tale, ma immusonita. Lui, un rudere che tossisce ripetutamente e si muove come uno zombie.

Innanzi a quest’immagine il mio lato compassionevole prospetta già che sarei stata io a rimetterlo in sesto nella notte con baci, carezze e, anche qualche deciso rimbrotto. Invece, a fine cena mi fa sapere che l’arte fotografica ha ancora bisogno ‘solo’ di lui. Che però “nel giro di un paio d’ore” sarebbe di nuovo stato al mio fianco. Gli vomito addosso tre minuti di improperi e me ne torno in hotel con quello che dalle mie parti si dice: il culo dritto.

Un provvidenziale Sex Shop

Les Trois Mousquetaires è un rifugio con ogni comfort per amanti in fregola. Fra questi anche un rifornito porno shop, aperto 24 ore su 24 – Les heures de l’amour –. L’adocchio e visto che avrei dovuto trascorrere altro tempo in penitente solitudine, entro per vedere se c’è qualche ammennicolo per artificiali consolazioni.

Un ambiente molto sobrio, con l’esposizione degli aggeggi e marchingegni in teche essenziali e luminose.

Gestisce quelle sale una ragazza di intrigante bellezza. Dal volto simile a una scultura lignea.

Mi viene incontro e con un francese un po’ straniero: «Sono Ingrid. Sono danese. Questa bottega è tutta roba mia. Posso esserti utile?»

«Non so neanch’io. È così una giornata storta, oggi.»

«Sei di una bellezza particolare, non sembri neppure francese.» Sorride. Il sorriso illumina tutto quel suo volto così spigoloso.

«Infatti, sono italiana.»

«Ah, italiana! Ho sempre desiderato avere un amore italiano.»

«Io che ce l’ho. Te lo sconsiglio.» Sicuramente mostro un’espressione disperata e forse proprio accorgendosi di questa disperazione mi prende i polsi e si addossa a me. Sento forte il suo odore di femmina, il calore del suo corpo. In un malo italiano, con il volto a pochi centimetri dal mio, farfuglia: «Posso?» e mi ritrovo le sue labbra sulle mie. Non mi tiro indietro. Come non l’avevo fatto altre volte in situazioni analoghe, quando ci avevano provato mie amiche con quelle stesse pulsioni. Mi accarezza una poppa e per tutta la schiena sento scorrazzare un brivido. Socchiudo le labbra e la sua lingua entra prepotente. Unite le salive ci lasciamo andare ad un festival di labbra e lingue con risucchi e mordicchiamenti. Lei, poi, spintomi contro la parete dov’è una porticina, mi fa entrare lì: un ripostiglio senza alcuna luce. Qui, staccateci per un attimo, mi sfugge un sorriso, anche se al buio non può venire notato, e un inequivocabile: «Merci!» Intanto Ingrid, trovato l’interruttore dà luce all’angusto bugigattolo, – è uno spogliatoio. Specchi su ogni parete. – in quel preciso momento lei è alle mie spalle. Si stringe a me e fa tutto quello che si può fare con la bocca sul collo e nelle orecchie. Fremiti scorrazzano per tutto il mio sistema nervoso. Sotto comincio a colare. Ha dita maestre di palpeggi a poppe e capezzoli. Non capisco più niente. Avrei preso volentieri io in pugno la situazione ma il petting di Ingrid è totalizzante.

Poi, diciamocelo anche adesso, mi sta piacendo tanto. Ipnotizzata soprattutto dagl’intriganti bagliori che percorrono in ogni direzione le sue pupille. Immagino il vortice di eccitazione che turbina in quella sensuale femmina. E allora, se un vortice è già in movimento, tuffiamoci dentro senza remore.

Stacco le sue mani dal seno e sorridendo, con calma mi metto a slacciare uno dopo l’altro i bottoni della giacca.

Le mani di Ingrid si posano sulla mia faccia. La stringe con passione. Le sue labbra tornano sulle mie. Le mie mani invece che hanno concluso il primo percorso con la giacca, riprendono con i bottoni della camicetta.

A quel punto le labbra di Ingrid scorrazzano liberamente sulla mia pelle nuda. Quella stessa che nel pomeriggio, massaggi e balsami del Salon de Beauté Elixir l’hanno vellutata proprio per le carezze di Oscar e che, invece, in quel momento non vedo l’ora sia Ingrid a metterle in pratica.

Lei s’impegna a sciogliere i complicati ganci del reggiseno, finito poi, anch’esso a terra. Io completo liberandomi dalla gonna. Resto innanzi a lei abbigliata solo con scarpe, calze e il minuscolo perizoma evidentemente fradicio di umori, nella patta anteriore.

Le pareti-specchio mi mostrano in ogni angolazione. L’orgoglio mi fa compiacere dei miei trent’anni.

Ingrid non perde tempo e dopo aver esclamato un qualche cosa nel suo disumano idioma si dà daffare con le zip del suo vestiario apparendo così ‘sbucciata’ e completamente nuda.

Anche se il mio mestiere è solo quello di scrivere non ho nessuna vergogna a raccontare come è proseguito quel casuale incontro.

La bella danese – Che è veramente una gran figa! – Dopo aver indugiato con la lingua sulle ‘noccioline’ delle mie tette si inginocchia e fa cadere l’inutile straccetto tra le cosce. Si inserisce lì con la bocca per farmi percepire sensazioni che non immagino fruibili da esseri umani. Lasciatami andare con la schiena contro uno specchio, resto in balia della sua lingua che stanato il clitoride lo lavora con maestria. L’orgasmo mi piomba addosso e con lui un’inarrestabile colata di intimi liquidi. Urlo.

In piedi, appoggiate alla parete ma abbracciate, vengo coccolata con la mano tra le cosce finché non è sicura che ogni fremito è chetato.

«Sei una forza della natura, Ingrid». Glielo dico nella mia lingua. Lei capisce perfettamente.

Se valesse un’ipotetica netiquette, a quel punto, a darle piacere dovrei essere io. faccio le mosse per ripetere quanto lei ha fatto con me, anche se so che non avrei potuto minimamente eguagliarla. Lei si tira indietro. Lascia che gliel’accarezzi. A me viene naturale farle un ditalino con la medesima arte con cui colmo la solitudine nelle serate in cui nessuno mi fuma. Lo faccio con gesti di grande semplicità ma con tanto affetto. «Oh Chéri! Sapevo che voi italiane siete maestre d’amore. Credevo questo solo con i vostri uomini. Non dimenticherò mai più questo godimento.» Si stringe a me con vigore e contraendo tutta la muscolatura viene sulla mia mano.

La magia di un 69

Al bar della reception sorseggiamo due abbondanti Negroni. Ci raccontiamo nostre cose con tante risate come due vecchie amiche. Io le parlo di Oscar e di come si è comportato con me in questa vacanza.

Mentre la ragazza del bar ci porge i Negroni, Ingrid spinge verso di lei il volto socchiudendo gli occhi. Costei le passa la lingua tra le labbra. Di seguito, Ingrid vuole chiarire: «Non sono lesbica. Voglio essere solo un’ispiratrice di piacere. Quello che ti fa fremere… che ti porta all’orgasmo e deve sempre farti squirtare…. Considerami una vestale del piacere. – ride sonoramente. Non è da lei farlo… ma forse il Negroni… – Da un paio di anni vivo con Henry che è un gran bel maschio. Se non ci sono impedimenti fisiologici lo si fa sempre ogni giorno e sempre senza esclusione di varianti. Ieri però… – e qui Ingrid fa una pausa e mi fissa intensamente. Abbassa la voce… – quando ti ho visto qui alla reception, fiera e spavalda al braccio del tuo giovane leone mi sono detta: “questa non me la posso far scappare. Da questa debbo riuscire a farmi schizzare in faccia”. Non avevo mai provato una attrazione così pressante verso una persona mai vista prima. Oggi poi quando ho notato che ti aggirarvi nel mio negozio e, così com’è andata di seguito, compreso questo Negroni che stiamo sorbendoci serenamente, mi fa credere che la candela che ho acceso ieri sera a Notre Dame ha sortito il suo benefico effetto. Non ci crederai ma sono molto credente.»

Non potevo dirle che anch’io lo sono.

Un modo così tortuoso per una dichiarazione sentimentale non me lo sarei mai immaginata, neppure da uno dei miei più improbabili personaggi. Trangugio d’un colpo la bevanda e la sferzata alcolica mi mette in testa una serie di idee, una più folle dell’altra, assieme a tutta l’energia e la determinazione per realizzarle.

Mi alzo di scatto e presa la bionda danese per un polso, la costringo a riaprire la bottega che ha momentaneamente chiuso per il nostro drink: «Devo fare acquisti per la notte».

Quando la porta si richiude dietro le nostre spalle sono io a girare la chiave al contrario.

Sto conducendola verso lo sgabuzzino di prima. Lei mi fa una carezza e mi dirotta verso un’altra porticina: Una stanzetta molto più confortevole e soprattutto con un letto. Non ci diciamo nulla. In un attimo siamo nude e allacciate ognuna con la bocca sul sesso dell’altra.

Sento la sua lingua impazzare tra le mie labbra di sotto. Il godimento è immenso. Non riesco a controllare l’abbondante colatura che finisce nella sua bocca. Allo stesso tempo, io stessa cerco di mantenere quel ritmo nella sua figa che in fatto di umori non è da meno della mia. Tutt’e due sospiriamo sonoramente la nostra eccitazione. Ogni volta che prendiamo fiato ci diciamo quanto ci passa per la testa: da lei intensi messaggi d’amore. Da me, scurrili trivialità.

Quella sera ho la certezza che il 69 è una fantastica frenesia!

Sfinite dall’orgasmo ci concediamo un lungo abbraccio, questa volta, bocca a bocca.

Dopo pochissimo Ingrid è già pronta per ricominciare le danze. Le sue mani non stanno più ferme e si producono in astruse carezze sempre più coinvolgenti. Facendomi forza la dissuado con un secco comando: «Fermati! Adesso vestiti e basta giocherellare fra me e te. Stasera ho deciso di giocare pesante.»

Una perfetta complicità

Prima, mentre si sorseggiava i drink lei mi aveva confidato che dopo avermi notato al braccio di Oscar, per tutta la notte aveva immaginato di essere nella mia stessa stanza e di guardarmi mentre godevo in forsennati amplessi con lui. Perché allora non realizzare il sogno?

Oscar aveva detto: “Dovrei essere di ritorno nel giro di un paio d’ore”. Da qualche minuto le ore sono trascorse. La tessera magnetica che apre la porta della stanza è ancora al suo posto.

Di nuovo ci sediamo al bar proprio mentre nel cielo parigino scoccano fragorose saette. In quel momento Oscar entra nella hall.

Oscar, pur infreddolito e bagnato fradicio si dimostra ben contento di far la conoscenza della mia nuova amica. Arrossendo quando dopo averlo fatto riscaldare, con un bollente punch, gli prospetto il nostro progetto per la serata. Mentre gli spiego che a me avrebbe fatto piacere mostrarmi mentre godo sotto un bel ragazzo quale lui, Ingrid mi interrompe per aggiungere che in lei è forte il desiderio di provarlo nella realtà.

Si gratta a lungo la testa, il bel giovane, prima di esprimersi sulle nostre folli proposte: «E se dovessi mai non portare a termine quanto vi aspettate da me… Cioè, se non mi si drizzasse?» Intanto io, appoggiato una mano sui suoi calzoni fradici e spostandola di qualche centimetro constato che questo non ha possibilità di accadere. Solo a parlarne è già pronto all’uso. L’espressione del mio volto è eloquente. Ingrid scoppia in una risata. Oscar arrossisce: «Vedo che siete decise a volere la guerra. E la guerra avrete. Certo che solo Parigi poteva coalizzare due porche così.»

Sei la mia bella porca!” era l’esclamazione che usciva dalla sua bocca ogni volta che lo portavo ad un forte orgasmo.

Ingrid avvisa il suo Henry che si sarebbe trattenuta alla bottega fino a tardi. Ammansisce la contrarietà di lui con la promessa di un’alba di fuoco che gli avrebbe riservato. Mi sorride, lei, mentre al telefono elenca erotismi per rendere credibile la sua promessa. In ascensore poi ci abbracciamo in allegria per la soddisfazione della nostra neonata complicità.

Il doppio di quello di Henry

La stanza è confortevole. Ben arredata. Un ampio letto, il guardaroba, un tavolo, qualche sedia e un frivolo divano proprio a lato del letto. Ingrid si posiziona su questa poltrona. Prima fila per lo spettacolo. Appena accomodatasi si toglie scarpe e calze. Dal bagno esce il rumore dello scroscio d’acqua che sta riscaldando Oscar. Lui, sotto questo passa in rassegna ai punti che sarebbero stati coinvolti nella successiva tenzone. Piccole mosse per saggiarne l’immediata reazione. Decide che, per quanto si aspetta da quella notte, è superfluo indossare biancheria per presentarsi. Così eseguito tutto il check corporeo, rientra in tutto il suo splendore.

«Parbleu! – sfugge a Ingrid – Ma ce l’ha il doppio di quello di Henry!»

«Può essere – cerco di minimizzare – Ma lui ha modi molto delicati.»

Come calamitata da quella visione, Ingrid va verso quello che le pare un miraggio e con grande rispetto lo prende in mano. Si inginocchia e sicuramente l’avrebbe portato alla bocca ma ha la delicatezza di volgere lo sguardo verso di me. Sono seria, molto seria! scuoto la testa in segno di no. Ritornata al divano, Ingrid, armeggia con l’iPhone per immortalare quel monumento. Intanto, anch’io sono nuda e cerco di arrampicarmi, senza riuscirci, su Oscar. Deve provvedere lui a sollevarmi tenendomi ben stretta a sé. Le sue robuste mani su cui appoggiano le mie natiche, riescono a stuzzicarmi il buco del culo. Ingrid ha il buon gusto di immortalare anche questo.

Comincio a sentire fremiti e languori nel basso ventre. La figa ha già la giusta lubrificazione per entrare in azione. Adesso tutti e tre siamo nello stesso stato di nudità. Oscar con somma delicatezza mi adagia sulle coltri.

Sul divano Ingrid, platealmente a gambe aperte, sta già trastullando l’agitato clitoride.

Come sua buona abitudine Oscar, fa scorrere alcune volte il suo meraviglioso strumento nella mia impaziente crepa. Lui, però, vuole anticipare l’introduzione con un appassionato bacio:

Ruffiano!”, perché non è che un imbonimento per chiedere: «Questa però dopo me la fai trombare. Vero?»

Non ne sono convinta del tutto ma come posso rifiutare e far polemica con quel ninnolo che sta inesorabilmente entrando in me. Nell’alone di piacere mugugno un qualcosa che può interpretarsi come assenso, tanto che lui ringrazia: “Amo, sei un amore!”. Solo che, il porco, per farsi bello verso la bionda danese – Bionda anche nel pelo pubico! –, interrompe il magico rito della penetrazione per volgersi verso di lei con qualche parola rassicurante.

«Dove vai… – grido – Maiale!» E il meraviglioso itinerario del suo cazzo ricomincia.

La pre–trombata è fatta di piccoli movimenti che ogni volta assaporo con tanta concentrazione. Sono proprio queste semplici premure le cose che mi danno forza ed energia per difendere il nostro amore da tutte le convenzioni che lo vorrebbero cancellare perché, forse, immorale.

Appena lo sento tutto dentro e il suo scroto, che dà il ritmo, tra le cosce  – Oscar, è in piedi, io al bordo del letto – mi metto a gridare di gioia. Lo faccio sempre. C’è chi l’interpreta come un richiamo: due calde labbra e una sapiente lingua zittiscono il mio clamore. Ingrid è sopra di me per partecipare anche lei al mio godimento. Le blocco il volto e non la mollo più, finché non sento sgocciolare dalla figa lo sperma del mio amante.

Parigi sarà sempre per me una città fantastica.

Come un bocchino satanico

L’orgasmo mi ha letteralmente sfiancato. Giaccio supina, gli occhi all’omogeneo soffitto con sguardo più ebete che beato. Nel rilassamento più totale sento attenuarsi lentamente i benefici che ho ricevuto dal godimento. “Dio, Oscar quanto sei stato meraviglioso!”. Lui, è lì, innanzi e sopra di me che mi guarda con un’espressione che esprime tutta la soddisfazione che pure lui ha ricevuto dal nostro amplesso. Appoggio lo sguardo sul suo cazzo: «Madonna, Amo! Ce l’hai più grosso e dritto di prima!» Così eretto e perpendicolare al suo ventre è uno spettacolo da non perdere. Allungo una mano e glielo accarezzo: è intriso di tutti quanti gli humus che si sono radunati poc’anzi nella mia vagina. Una complice strizzata d’occhio e porto le dita fra le labbra leccandomele. Lui interpreta quella mia affettuosità come desiderio e si lascia andare con la bocca sulla mia farfallina dando di lingua a più non posso: «Oh Amo, potrei morire!» balbetto e lui, che conosce il ritmo dei miei desideri, con un affettuoso bacio in loco si ritira.

Sempre sullo stesso letto, di fianco a me siede Ingrid che, porca come poche, a gambe aperte, con le dita tiene la passera ben aperta. A onor del vero debbo dire che è una gran bella passera: pettinata nel pelo che la contorna, con tanti vividi rosa al suo interno che fanno intendere, cura e ottima salute.

Recepito il richiamo, Oscar volge il ventre verso di lei. D’altronde si è tutti d’accordo che debba succedere. Comunque nessuno oggi può togliermi il diritto di dire che:… Ingrid si è dimostrata porca come poche! Sottolineo: “porca come poche”.

Oscar le accarezza la testa e lei, rassicurata, glielo prende in bocca. Una scena che ferisce il mio orgoglio. D’altronde il gioco l’ho inventato e voluto io e adesso al gioco debbo stare. Mi riprendo dal mio rilassamento e mi posiziono tra la bocca di Ingrid e l’uccello di Oscar, proprio sotto ai suoi testicoli. Una visione privilegiata per assistere al bocchino. Ma bocchino non sarà. Forse sia lei che lui valutano che se avesse provocato l’eiaculazione, molto probabilmente il gioco avrebbe avuto termine per ammosciamento di uno dei protagonisti.

Non so come in Danimarca le giovani vengano educate all’arte della pompa ma Oscar dopo alcune boccate glielo sfila dalla bocca per andare a cercare altri pertugi.

Il cuore mi si riempie di gioia: io che nel primo momento erotico che avevo avuto con lui, dopo la terza, avevo dovuto annientarlo con una pompa bolognese – e si sa che le pompe bolognesi…! –

Pace, stima reciproca e letizia erano tornate nell’atmosfera di quella stanza.

Oscar prende in pugno la situazione e giocando con grande fantasia: mi fa rimettere supina e sopra di me, fa allungare Ingrid, ordinandole di tenere sollevato il bacino. In pratica le nostre bocche possono baciarsi. Le fighe no. Perché in quella di lei ci sarebbe entrato il suo mazzuolo. Così avviene.

Figa protesa verso l’alto, Ingrid assapora tutte le evoluzioni del cazzo di Oscar che già dopo poche fondate sente nell’intimo della sua cappella montare un precoce orgasmo e per questo spinge a fondo il suo chiavare.

Ingrid mi stringe spasmodicamente e di tanto in tanto le sue labbra si uniscono alle mie. Tra un ansimo e l’altro farfuglia «Sto per venire… Vengo…!» E io, egoista come poche, conto che succeda quanto prima, sperando che poi per effetto del turn over, l’oca torni di mia pertinenza. L’oca esplode senza preavvisi nel più profondo della figa danese. “Ben larga e bollente” È L’immediato commento di lui. Comunque io, sperando in un suo salto di figa…! – In fondo ne ha una lì a pochi centimetri che già palpita – resto a bocca asciutta.

Oscar ne esce provato. Si mette sul divanetto e sostiene con le mani il suo povero cazzo. Così moscio non l’ho mai visto neppure dopo intense prolungate prove. Lo guardo con preoccupazione tanto che lui agitando la mano: «Non hai idea di quello che si va a provare a metterlo lì dentro. E come infilarlo in un’aspirapolvere in funzione. Ti succhia anche il cervello.»

Provo a scucirgli un paragone: «Più o meno come un bocchino satanico?» – Uno di quelli che gli impongo io prima di partire per trasferte di lavoro.

«Amo, nelle tue pompe ho sempre trovato dolcezza, sentimento. Nella sua patonza c’è una forza occulta che tenta di sradicartelo per inghiottirlo. E lei, conscia che questo non può succedere, te lo succhia e risucchia. Solo dopo trenta secondi ero già sul punto di venire. Un’idrovora!» – Oscar, ha compiuto da poco studi tecnici –

Non posso che darle tutta la mia solidarietà. Anche se lui non può sapere che io quella figa l’ho provata e capisco perfettamente la sua descrizione. Bacio lui e gli accarezzo il povero pene. Improvvisamente in me monta la fregola: con le labbra scendo al mento… al collo… e giù lungo il torace. Mi perdo un po’ sul ventre… l’ombelico. Cerco di dargli qualche sferzata nel punto giusto per risvegliare il dormiente. Con la mano se lo tiene scappellato. Mi avvicino a questo con la bocca. La lingua compie un paio di zig-zag sull’intima pelle. Ha un sussulto, il mio Amo, facendomi perdere il contatto con il suo spento pene: «Tranquillo Amo. Se me lo lasci trastullare un po’ vedrai che torna bello come deve essere. Lo sai che sono brava io!»

Stranamente si mette a parlare nel nostro dialetto: «Sai Amo, mi è venuto un’idea.» E, sempre perché la nostra amica non comprenda – è stremata sul letto ma comunque lì, a mezzo metro di distanza – mi bisbiglia qualcosa nell’orecchio.

«Porco… Maiale… Per chi mi hai preso?» Non posso certo assecondare subito quella bizzarra idea. Si prodiga in baci e carezze chiedendomi di non offendermi per la richiesta. È poi un suo ragionamento a darmi l’appiglio per convincermi:

«Sono sicuro, Amo, che il mio ninnolo appena intercetta la vostra passione schizzerà in alto senza indugio. Ci saranno benefici per tutti. Poi mi sentirei veramente fiero di stare con una donna che non volta le spalle alla trasgressione. È il pepe dell’amore. Dai Amo, falle la proposta. Mica posso fargliela io? Pretenderebbe sicuramente qualche trombata in più. Invece le farò solo…» Non lo lascio finire, gli salto sulle ginocchia: «Ti amo, Amo» e per qualche minuto mi godo le sue lunghe e affusolate dita nella fregna.

Immagazzinato un po’ di energia libidinosa giro attorno al letto ed arrivo sopra Ingrid. Assopita, sogna. Sognando si tocca il ciuffo. È il momento giusto!

Appoggio, a rovescio, le labbra sulla sua bocca. Apre gli occhi e di conseguenza la bocca. Nota pure che sull’altro lato del letto c’è Oscar, in piedi, che, come mi ha prospettato ha già il gingillo in erezione e se lo sta menando con grazia.

Ingrid emette un gridolino di gioia io sposto la bocca sul suo seno. Non debbo chiederle nulla. In un attimo ho già il volto tra le sue cosce e lei fra le mie. Languori, fremiti, umori. Lo spettacolo è proprio quello che Oscar si aspetta e se lo sta veramente pappando tutto, sempre con il suo brando in pugno.

Il finale è da spettacolo pirotecnico: contorsioni, urletti, sospiri, frasi triviali – “vacca… busona…”, io. Incomprensibili grugniti nella sua lingua, lei -, poi gli schizzi con gli orgasmi. E ci siamo agganciate con le bocche per festeggiare.

«Che bello, Amo! Mentre stavi sulla sua bocca mi era venuto forte il desiderio di strapparti da lei e di infilartelo. Amo, deve essere uno sballo! Ma visto che godevate a tutto spiano non me la sono sentita di staccarvi.»

«Se è per la nostra Amo la scena si può sempre ripetere» nel dirlo, Ingrid, si mette nella giusta posizione e così faccio io. Oscar fa tutto quello che ci vuole e io mi godo una pecorina da sballo leccando la figa di Ingrid. Il copioso schizzo, Oscar lo lascia nella sua bocca.

Al diavolo didattica e divulgazione

Il bar-in-camera a Les Trois Mousquetaires è rifornitissimo e lo saccheggiamo. In tutta allegria abbiamo decantato così i postumi dell’amore che ci ha uniti. È stato proprio discorrendo sulle abitudini amorose dei popoli a cui apparteniamo che si cita il bocchino satanico alla bolognese ed Ingrid se ne incuriosisce. Niente di più facile svelarne i segreti. Oscar è d’accordo e io inizio a dissertare sull’argomento con esempi pratici su Oscar. Ingrid dal canto suo, con l’iPhone, puntualmente li immortala.

Certo che per me rimanere esclusivamente nell’ambito dimostrativo e didattico è un piccolo sacrificio e dopo qualche dimostrazione pratica: «Al diavolo didattica e divulgazione.» Mi fiondo a capofitto per fare di quell’esempio un piccolo capolavoro di sesso orale. Oscar, fornitore della materia prima si dimostra d’accordo mettendo a disposizione l’uccello in perfetto tiraggio. Ingrid è affascinata da quell’arte e dalla mia passione nel praticarla. Si tocca ripetutamente tra le cosce e non nasconde la forte eccitazione. Tanto che approfittando di un momento in cui riprendo fiato acchiappa il fallo e prova lei di assaporarne le delizie.

Non sia mai! Le salto addosso con prepotenza e glielo tolgo di bocca. Ne nasce una baruffa senza esclusione di schiaffi e tirate di capelli. Insulti e maledizioni. Oscar con fare divertito, prima filma quanto accade, poi autorevolmente ci divide cercando di riappacificarci.

«Non sia mai che qualcuno possa togliermi il tuo uccello dalla bocca.» Non approvo il suo intervento pacificatore ma mi adeguo. Con aria alquanto stizzita mi rincantuccio sul divanetto, testimone di tutta quell’allegoria. Ingrid, più offesa che mai, velocemente si riveste e sbatte la porta nell’andarsene. Di lei non ho mai più avuto notizie. Né con SMS, né con WhatsApp.

Soli… io e Oscar possiamo dare finalmente inizio alla nostra luna di miele.

Verso mattino, dopo aver stemperato ogni erotismo possibile, gli leggo il breve racconto scritto la notte precedente nella più desolata solitudine. A lui piace tanto.

Durante il viaggio di ritorno, il baldo giovane mi confessa che nella notte parigina che aveva voluto vivere da solo era finito a puttane nella zona di Saint-Denis. Tutto questo per poter poi dire agli amici che lui era andato a puttane a Parigi e aveva anche qualche selfie da far vedere. Però mi ha chiesto di perdonarlo.

La settima domenica di Flavia

Di corsa

Questo 15 agosto è in linea con tutti gli altri 15 agosto che ho passato in città: caldi ed assolati come sanno essere le giornate d’agosto a Bologna.

Simona, malgrado la pandemia, è libera da impegni ospedalieri.

Abbiamo poltrito nel letto, ognuna con gli strascichi dei propri sogni. Un piccolo bacio al risveglio e… via sotto la doccia. L’aria è già calda. L’acqua la teniamo fredda. Quindi, alcun stimolo ad improvvisazioni erotiche.

Ci asciughiamo sulla terrazza al sole, che picchia già, facendo alcuni esercizi fisici. Questi risvegliano in Simona un rigurgito di libidine. Mi trovo tra le cosce una sua mano che me l’accarezza.

“Non sarebbe una cattiva idea” ma ho fatto altri progetti per una giornata molto assieme. Meno erotica della precedente. Consumatasi proprio su questa terrazza con Oscar e Milly e la loro inestinguibile voglia di godere. Stanotte, quando se ne sono andati, ci hanno lasciate sessualmente sfinite. Tant’è che abbiamo sentito il bisogno di cospargerci le parti messe in campo, con creme rinfrescanti e, sostenere il fisico con abbondanti razioni di tagliatelle, ben annaffiate da barbera. Di questo, poi, abbiamo abusato vergognosamente. Il risultato: siamo andate a dormire sbronze.

Da questo presupposto a: «se cominciamo ora, dove saremo questa notte?»

Simona comprende e lascia che sia io a organizzare la giornata. Le spiego le mie intenzioni e, in breve, siamo allestite come dovessimo partecipare ad un torneo tennistico: gonnellino bianco, sormontato da altrettanta bianca t-shirt. Scarpette ginniche. Niente reggiseno: le nostre tette sono libere di ballonzolare per tutta la Città.

Dopo la colazione in uno dei pochi bar, oggi aperti, filiamo di corsa per le strade abbandonate dai propri abitanti. Ignorate dai flussi turistici.

La nostra meta: il piazzale di San Michele in bosco. Belvedere sulla Città. Cinque chilometri di corsa.

Le strade sono talmente deserte che ogni tanto ci fermiamo per prendere fiato e possiamo anche scambiarci qualche plateale bacio.

È un periodo che sentiamo impellente la reciproca attrazione che riusciamo a contenere momentaneamente con semplici atti di affetto.

Incomprensibile litigio

Abbiamo raggiunto il piccolo parco che conduce al Piazzale. Ci inoltriamo per sentieri tra una fitta vegetazione. Piccoli tornanti con piazzuole che mostrano testimonianze di appassionati accoppiamenti amorosi.

Una constatazione che eccita la mia amica: «Che ne dici Flà, se anche noi… non mi pare che all’erba, l’abbiamo mai fatto.… Dev’essere una gran figata!»

«Ma tu devi avere visto troppe serie su Netflix… Ti figuri, domani sul Carlino Bologna il titolone “Giornalista e cardiologa danno pubblicamente sfogo ai loro istinti più trasgressivi…”»

Insiste: «dai Flà, è l’essenza della trasgressione… Quella che deve darti brividi.» Mi bacia.

Fin qui ci sto anch’io. Apro la bocca e lascio che la sua lingua faccia slurp-slup con la mia. Lascio pure che sollevi il gonnellino e mi palpi la figa ma quando tenta di sdraiarmi sull’erba, reagisco sgarbatamente. Volano male parole e spintoni. Ci innervosiamo più del dovuto. Volano epiteti triviali: “figa slabbrata”… “tetta moscia” Ci tiriamo pure i capelli. Per finire, Simona mi dà uno schiaffo e mi pianta in asso.

Ci rimango male. Resto immobile, sconcertata da come sia nata quella stupida ed incredibile baruffa.

Cerco un bandolo per trovare la spiegazione sul perché prendono forma reazioni di quel tipo. Vorrei colpevolizzarmi per aver fatto qualcosa che giustifichi quel mutamento di umore.

Con tanta tristezza mi avvio anch’io verso la Città.

Strada facendo incrocio tre bar. In ognuno di questi mi faccio preparare un buon Pastis. Mi pare che il profumo dell’anice attenui la tristezza.

Il concerto

È così che arrivo sotto casa. Sono un po’ brilla ma rilassata. Soprattutto non ho alcun risentimento per quel che è successo tra me e Simona.

Prendo, meccanicamente, l’ascensore. Premo i giusti pulsanti. La porta si apre e sento, da casa mia, le note del pianoforte. Quello però che mi stupisce è che sugli scalini ci sia seduta la signora del piano di sotto con la propria figlia di dieci anni.

«Ci scusi, signorina Flavia. Ma Diana ha una grande passione per la musica. Ogni volta che sente la signorina Simona suonare, viene sulla scala per poterla ascoltare.»

«È sicuramente più costruttivo per Diana e anche più comodo, che veniate dentro ad ascoltare.»

«Non vorremmo disturbare…»

Apro la porta e siamo investiti dalla musica di Rakmaninoff. Simona non s’accorge che ci siamo. Snocciola, una dopo l’altra, le note con languore.

Quando suona, Simona, la vedo come irradiata da una luce che me la mostra meravigliosa. Piccola debolezza da innamorata!

Mi verrebbe da abbracciarla, baciarla sul collo, dietro alle orecchie e così via via, scendere sempre più giù. Ma non si può. Oggi abbiamo pure il pubblico.

Quando conclude il brano, Simona si accascia con il capo sulla cassa armonica dello strumento e prende a singhiozzare. Non si è ancora resa conto che ci siamo anche noi. Un nostro garbato applauso la fa sussultare. Ci guarda smarrita e corre nel bagno. La signora Ferretti e la sua bambina se ne vanno e io raggiungo Simona. È sul water e sta vomitando. Le accarezzo i capelli fin tanto che continua la sua sofferenza. Si alza. Con mia meraviglia mi sorride. Si sciacqua la bocca. Torna a me e mi bacia con le lacrime agli occhi.

È un pianto intenso quello con cui mi chiede perdono di tutti i suoi più recenti comportamenti, compreso il tradimento con una sua giovane collega consumato il giorno precedente, in un ripostiglio della clinica in cui lavora: «Erano due giorni che con l’ansia di terminare quel tuo racconto non mi degnavi né di un gesto di affetto, né di uno sguardo.… Se penso che innanzi a te mi sono spalmata la crema sulla figa e tu non hai minimamente levato il capo dalla tastiera, ricomincio ad incazzarmi. La cazzata di questa mattina è stata solo lo strascico di quella tua indifferenza. Perdonami! Non succederà mai più.… – Si rasserena. Mi sorride come sempre mi ha sorriso prima di oggi. – … Questo vale anche per il tradimento.»

In terrazza

Non gliene voglio e non fingo neppure di volergliene: «In stanza o sul lettino in terrazza?» È la mia proposta.

C’è sempre una terza soluzione. Ed è che trasciniamo il materasso del letto sulla terrazza. Molto più comodo per un appassionato 69 di cui sentiamo il bisogno.

«Te la pappo tutta!» È il mio grido di battaglia.

«Perdonami per il “figa slabbrata” di questa mattina. Hai sempre un fighino da adolescente. Fors’anche vergine!» e se la ride, soddisfatta dell’improbabile constatazione.

Sollevo la bocca dalla sua palpitante vagina, per benedirla con «Troia

Fremiti mi avvolgono… Il volo è partito…

L’afrore dei suoi umori m’inebria…. I precisi colpi della sua lingua mi fanno sobbalzare.

Sento la sua voce soffocata tra le mie carni, implorare: «Scopami, Flà! Ho fretta di venire.» L’esaudisco. La penetro con un dito. Se lo gode per un po’. Scalcia, si agita. Ne reclama un secondo. Mi morde la coscia… Bestemmio ma l’accontento. La scopo con vigore, continuando a lavorarla di lingua. La sento già prossima all’orgasmo. Ciò nonostante, continua a leccarmela e anch’io sono in procinto di venire. No, anzi… «Vengooo!» e lo grido con ancora le labbra sulla sua figa.

Simona inarca il corpo trascinata dal proprio piacere.

Ce la sfreghiamo di santa ragione

È mezzogiorno, e il sole è bello splendente su di noi. Calorico più che mai. Ha osservato con benevolenza il nostro amplesso, avvolgendoci con i suoi caldi raggi. Risultato: siamo madide di sudore e ce ne compiacciamo. È bello rotolarci, avvinte, in lungo e in largo per tutto il nostro giaciglio: insolentirci trivialmente per poi coccolarci. Le fighe appassionatamente una contro l’altra che, sfregandosi, fondono i propri umori.

L’eccitazione è rinverdita… sono con la crepa a cavalcioni sulla coscia di lei, bella piena. La mia figa è tornata vivace: secerne tutta la mia nuova voglia e si sfrega contro la liscia epidermide della coscia… Simona si unisce al mio nuovo desiderio. Si tira su e viene con la figa sotto la mia. Queste si sorridono, si aprono. Premo la mia sulla sua. Ah, il piacere di sentirla vivida, rorida! Baciandoci, scambiamo la gioia che è in noi… e iniziamo a sfregarcele. Prima lentamente… assaporando reciprocamente le virtù dell’altra figa. Il ritmo sale e si fa forsennato. Cresce in noi anche il piacere… sempre più intenso. Sono al massimo… Tocco il cielo… «Simo… ti amo!» Glielo sussurro mentre il mio bacino sta ancora sobbalzando per il godimento. Simona si stringe fortemente a me, stemperando così il proprio orgasmo.

Che buona la torta di riso

«Siamo lerce e sudate… Dai, che ci rinfreschiamo poi andiamo a pranzo fuori».

Non è semplice trovare una trattoria che ci faccia una buona tagliatella il dì di Ferragosto. Eppure, la troviamo. Pancia mia fatti capanna! Che annaffiamo con una fresca bottiglia di vino. Di seguito, cotoletta alla bolognese, contorno patate al forno. Chiudiamo con torta di riso. Di cui Simona è ghiotta. Un paio di grappette per tornare verso casa un po’ brille.

Strada facendo, Simona mi racconta il suo tradimento nello stanzino buio del deposito farmaci della clinica. Giovanna, la capo-sala che l’aveva concupita si era dimostrata, ai fatti, violenta e maldestra durante l’amplesso. «Una povera lesbica. Un gusto del cazzo!» Il suo commento all’avventura fedifraga. Ridiamo di gusto soprattutto per il commento che le è uscito.

Di strada per arrivare a casa ce n’è ancora e anch’io, cornino per cornino, le racconto di Rosy e di quel che abbiamo consumato assieme. Con la differenza che a me, Rosy è rimasta nel cuore.

Simona dimostra comprensione per la mia sbandata. Si stringe a me:

«Se hai voglia di vederla, dopo quel ‘Ti amo’ che mi hai gridato questa mattina, per me non ci sono problemi. – Mi stringe forte la mano – Adesso so che non ti perderò mai.»

Sono confusa, titubante: «Mi piacerebbe la conoscessi anche tu… È una ragazza che ha spesso momenti di forte depressione. Oltretutto dalla sua finestra si vede una parte della nostra terrazza.»

«Potremmo dedicarci a lei oggi pomeriggio. Giusto per non interrompere quanto abbiamo intrapreso da questa mattina».

«Oh, sì! Mi sembra un’idea. Avrebbe voluto essere porca come la sottoscritta.»

Imbarchiamo Rosy

«Dai mò, telefonale… Così facciamo diventare porca anche la Rosy in un bel giro a tre».

«Vieni con me che la invogliamo.» Mi metto a spogliarla. Lei protesta. «Che cazzo, che fretta hai? Aspetta almeno che sia qui.»

«Dai… dai… Che facciamo un numero che, vedrai, arriverà di corsa». Mi spoglio anch’io. Quasi la trascino in terrazza, in quell’angolo che si vede dalla finestra di Rosy. La chiamo al telefono:

«… Sì sono a casa con Simona… Se vai alla finestra della camera te la faccio conoscere… niente di particolare… Adesso stiamo giocherellando sotto il sole.»

Io intanto abbraccio Simona e mi metto ad accarezzarle la figa. Rosy saluta dalla sua finestra.

Trilla il telefono. È sempre lei: «Posso partecipare anch’io?»

Prego, accomodati

L’accogliamo come s’usa nelle buone famiglie borghesi: “Prego, accomodati”, “Ciao come stai?”, “Io sono Simona”. Qualche abbraccio. Bacetti contenuti. «Ti va una bibita ghiacciata?» Vado in cucina ad organizzarla.

Simona e Rosy fanno i loro primi approcci in sala. Ambedue hanno loro spiacevoli esperienze matrimoniali da raccontarsi. Rosy, due matrimoni finiti male. Simona, uno.

Torno con le bibite nel bel mezzo di un momento, tra di loro, di grande attrazione: senza dirsi alcunché, si stanno guardando intensamente. Sono gli occhi che parlano. Appoggio i tre bicchieri. Torno in cucina. Voglio lasciare che l’attrazione si manifesti nella sua genuina complessità. Rientro in sala con la bottiglia del rum – tanto per rendere più funzionale ai nostri intenti, la bibita – e noto che Rosy sta stringendo la mano di Simona, appoggiata al bracciolo.

Passi avanti ne sono stati fatti.

La nota curiosa di tutta questa scena è che sia io che Simona siamo completamente nude. Lei è elegantemente vestita con un tailleur e giacca di seta e una candida camicetta. Sotto nessun indumento, tant’è che sono ben visibili i capezzoli che premono contro il tessuto.

Poppe al vento

A questo punto sono io a rompere la formale atmosfera di benvenuto per spostarla ad un modo più consono delle nostre abitudini.

«Se vuoi liberarti della giacca?» Se la toglie. Il tessuto lascia trasparire la rotondità delle belle poppe. Lei s’accorge della concupiscenza che ha scatenato in me. Tenta una timida scusa: «Appena mi avete invitato mi sono infilata la giacca e sono uscita…. Ci tengo proprio fare la vostra conoscenza…» Da dietro la poltrona le accarezzo il capo, le bacio la nuca. Lei mostra un brivido che la percorre. Volge il capo verso di me. Ad occhi semichiusi ma protende le labbra. Il primo fiocco si configura.

Simona vuole anch’ella partecipare. Si leva in piedi. Senza preamboli mette le mani su quelle poppe che dimostrano l’insofferenza della camicetta.

È insofferente pure Simona, che: «Ma sono bollenti! Togli quel cazzo di camicia!»

Ad onor del vero la nudità di Simona è più appariscente della mia: tette più rigogliose, triangolino più esteso, natiche più sporgenti. Il tutto su un corpo simile al mio: longilineo e ben proporzionato tra volume e altezza.

Tutto questo si dimostra negli sguardi concupiscenti che Rosy le lancia.

Qui Simona dimostra tutto l’affetto che ha verso di me: mi abbraccia tutta con passione. Mi stringe a sé. Da dietro la sua mano si fa largo tra le chiappe. Lambisce il buco del culo. Decisa come poche, infila due dita nella mia patonza.

Rosy osserva ammirata l’improvviso atto d’amore. Vedo nell’espressione del suo viso una sconsolata nota di mestizia. Rinuncio a lasciarmi andare tra le braccia della mia Simoncina che comprende.

Da me si stacca per prendere dal didietro Rosy che, pur se sconcertata, si abbandona ad ogni suo volere.

Subito in terrazza, Simona la sdraia sul soleggiato materasso. Le si ficca sopra. Prende a premerle il pube con il suo. Lei le si avvinghia con braccia e caviglie, formando un corpo unico per il piacere.

Comodo voyerismo

Mi metto su di uno sdraio lì accanto. Mi godo uno degli spettacoli più sensuali che abbia mai visto. In un certo senso mi faccio un’idea del perché regge il legame che ci unisce, senza ma e perché: Simona è veramente, la macchina dell’amore!

La bramosia con cui si muove tra le cosce di Rosy ne giustifica il lamentoso piacere e le convulse contorsioni. Sul palmo delle mani la tiene sollevata. Prigioniera delle sue labbra. Dove la parte attiva la svolge la lingua, scatenata nel rovistare ogni angolo della carnale fessura. Con un gemito più profondo degli altri, Rosy le squirta sul volto la sintesi del proprio godimento.

Quante volte ho provato le stesse sensazioni!

Quanto la sto invidiando in questo momento!

Non ho da lagnarmene più di tanto. Un attimo dopo che ha placato i residui dell’orgasmo di Rosy mi afferra un polso e mi tira a sé sul materasso. Ha un diabolico riflesso nello sguardo. A Simona succede sempre questo eccesso di follia ogni qualvolta ingurgita gli umori femminili di una sua preda.

Con una certa prepotenza mi costringe a mettermi prona. Mi allarga le natiche. È tra di queste con il volto. Succhia dal mio buco del culo. Ne sferza con precisi colpi di lingua i contorni. Sposta la lingua sul sensibile perineo. Istmo tra culo e figa che diffonde tra questi, brividi e piaceri.

Mi sento elevare al cielo dell’amore. La supplico a non fermarsi mai, e poi mai!

Sento un suo pollice penetrare nel culo. Muoversi in esso. Darmi immane piacere! Un piacere che si espande a tutta la figa che ora sento, anch’essa, in balia delle sue magiche dita.

Mi giro. Volgo la sensuale crepa al cielo. Le sue dita mi inseguono. Ora dentro ne ho tre. Resta sempre il pollice in culo. Respiro affannosamente. Mi contorco spasimando. Non so quello che le dico. Sicuramente sono auliche frasi d’amore.

<Volo!… Vengo!… Volo! Vengo!… Vengo!!>

Anch’io, dopo questo immenso orgasmo voglio dare a Simona il suo giusto godimento. Sarà la mia lingua a spegnere il suo travolgente erotismo con un mix di leccate e succhiate. Auspicando un getto di umori sul viso.

Quando arriva lo accolgo con gratitudine e gioia.

Glielo ripeto: «Simona, ti amerò sempre!»

L’amore non nuoce alla salute!

“L’amore non nuoce alla salute!” Guardando quei nostri corpi, all’apparenza sfiniti ma inequivocabilmente sorridenti e beati, non si può avere dubbi: siamo nel pieno della forma. Ognuna di noi interpreta questo momento come un intermezzo in attesa di ben più grandi sorprese.

I nostri corpi si abbracciano, si rotolano assieme, uniti. Ci sfreghiamo l’una contro l’altra nell’illusione di fissare eternamente in noi quel piacere profondo acquisito con gli amplessi.

Il sole perde lentamente il suo vigore così come si placa la nostra eccitazione.

Siamo sempre un corpo avvinto alle altre. Tre femmine che ora dialogano pacatamente. È Rosy che ci sta raccontando della sua angoscia al calare della notte: la sua devastante solitudine. Il timore di venire annientata nelle tenebre – la minaccia del suo ultimo marito –.

«Non temere Cocca. Adesso hai noi. Un po’ da te… Un po’ da noi… Vedrai, saranno ben poche le notti che ti ritroverai da sola.» A  quanto Simona le sta promettendo. Io aggiungo:

«Ti faremo conoscere pure Milly che farai fatica a spegnerla in tutta la notte… Ha solo 17 anni ma è una bomba quando la lasciano esplodere.»

Lei: «Che bello, una fanciulla! Ma se la farà leccare?… Mi piace tanto, quando sono così imberbi!»

La rassicuro: «Imberbe non lo è. Ha un folto ciuffo di pelo tra le cosce. È più porca di noi tre messe assieme.»

Lei esulta: «Sarà sicuramente un essere meraviglioso come lo siete voi. Voglio conoscerla.»

Interviene la saggezza di Simona: «Non correre, ragazza. Te la faremo sicuramente conoscere. Adesso, facciamoci una bella scorpacciata di gelato.»

Il sole è calato. Noi abbiamo abbandonato la terrazza. Siamo innanzi a tre coppe di gelato alla crema affogato nel rum. Un ottimo rinfrescante. Panacea dei precedenti nostri bollori.

Si chiacchiera di tante cose, ma Rosy insiste per conoscere Milly. Vorrebbe invitarla a farle compagnia questa stessa notte.

Simona si lascia commuovere: «Ciao Milly… Come sei messa stasera…Ah, davvero… È veramente un maiale!… Se vuoi, avremmo un giro interessante per questa notte.»

«Tra mezz’ora sono lì»

L’accoglienza a Milly

«Dai… Facciamo a Milly un’accoglienza veramente suggestiva.» Simona se ne prende a carico la regia. Manovra interruttori e faretti in modo che nella sala tutta in penombra resti solo illuminato il divano. Appena dentro, a sinistra.

Io e lei ci rivestiamo. Rosy, la fa restare in tutto lo splendore della sua nudità. In attesa della giovane pulzella ci scoliamo un buon Moscow Mule.

«C’è la porta accostata. Puoi entrare direttamente.» Le istruzioni che Simona dà a Milly.

Noi tre ci componiamo come statue, sedute sul divano: Rosy, nuda, al centro. Io e Simona, elegantemente vestite, ai suoi fianchi. Tutte con le gambe accavallate.

«Che meraviglia! Che spettacolo! Quanto siete care!» È la reazione di Milly a questa sorta di installazione che l’accoglie a sorpresa. La ragazza è tanto perspicace. Non ha un attimo di indecisione. Uno dopo l’altro fa cadere tutti i suoi vestiti. A quel punto va verso Rosy. Le si getta in braccio e si attacca con le labbra al lungo collo. Le mani scorrono qua e là palpando quello che trova. Rosy va subito su di giri. La stringe forte a sé e cerca di intercettare le di lei labbra. Le trova e s’attacca a lei. Anche noi smettiamo di fare le belle statuine e ridiamo luce a tutto l’ambiente. Visto che ci siamo ci denudiamo. Il tutto salutato da una risata collettiva.

Simona assume un piglio retorico per dire: «Ragazze, siamo qui riunite per fare soprattutto le porche» Milly arriva subito ad abbracciarmi. Simona e Rosy si impegnano in un partecipato lingua-in-bocca.

Milly si esprime subito: «Io però, stasera, ho bisogno di godere tanto. Mi dovete garantire che ad arrivare a domattina almeno tre orgasmi me li fate avere.»

Promettiamo solennemente. Simona continua nella sua regìa: «Che ne dite se cominciassimo dal top?»

Rosy: «Che sarebbe?»

«Il 69» io e Simona in coro. E tanto perché non ci siano equivoci ci sdraiamo, una sopra l’altra, a rovescio, sul divano.

A Rosy e Milly non resta che fare altrettanto sul Bukhara.

Si genera quel mistico silenzio che incornicia la sensuale concentrazione che precede l’esplosione della libidine: la ricerca, nell’altrui corpo, di quei punti erogeni da cui cominciare a dar piacere alla partner. Quel far scivolare, con cognizione, la propria lingua sull’epidermide tra la boscaglia di peli. Consentire al sangue di venire stimolato dal piacere a gonfiare le grandi labbra. Eloquente segnale che la figa è in attesa di venir leccata.

Il fighino

Al contatto con la lingua di Simona trasferisco i primi umori di questa rinnovata sensualità nella sua bocca. Lei affonda il volto tra le mie cosce, scatena la lingua alla ricerca del clitoride.

In basso, sotto di noi, un piccolo dialogo, Rosy: «Bel fighino, Che mi porti!»

Milly: «Anche tu hai na figa splendida… Se si può dire, aristocratica… Vedrai che sarai tanto contenta di avermi conosciuta… Ti farò impazzire!»

«Non sarò da meno io… Già mi ecciti solo averti sotto di me.»

«Se squirto ti fa schio?»

«Vorrei esser sicura che lo farai.»

«Potrei giurartelo.»

«Che cara!»

È la conferma che hanno legato.

Attorno, solo il rumoreggiare delle lingue tra le carni… l’appesantirsi dei respiri.

Sto per venire. È un bisbiglio che lancio a Simona.… Mi viene con il pollice nel culo. Non riesco più a trattenermi. Due… Tre spasmi. Irrigidisco il ventre… Imperterrita m’incula con il dito… Le sbrodolo in bocca.

Simona continua a succhiarmela e viene pure lei.

Sul tappeto.… Dalle litanie in esecuzione, si comprende che anche tra loro, è in corso il finale dell’amplesso. Si cheta con un esausto complimento di Rosy: «Quanto sei porca, bambina mia!»

Copiosa pisciata

Or che piaceri e godimenti sono scemati, mi siedo sul cesso. Mi concedo una copiosa pisciata. Si apre la porta ed entra Rosy. Sa benissimo che sto pisciando ma vuole dirmi qualcosa di riservato.

Si siede sul bidet e tanto per non far cadere la tensione che si è stabilizzata nella casa, mi accarezza la figa mentre ancora sta pisciando. Non ci crederete ma è una eccitante sensazione! Protendo a lei le labbra. Mi bacia.

«Non hai idea del regalo che mi hai fatto portandomi Milly. Lo so che è un reato, ma quando trovo queste ninfette giovani, giovani, perdo il lume della ragione. Sono un po’ ninfomane. Spero tu mi comprenda. Milly poi, che non è troppo fanciulla è una vera bomba erotica…. Per assecondare questa mia trasgressione ho un’amica di mia madre che mi procura le fanciulle per trascorrere con loro qualche notte. A Letizia – l’amica di mamma – pago cifre esorbitanti per ragazzette che vanno dai 13 all’età di Milly. Non so quanto, poi, a queste arriverà… – Mi accarezza un po’ la figa mentre le ultime gocce dorate cadono nel cesso. – Volevo sentire da te se è il caso di stabilire una mancia da dare a Milly, domattina, se passerà la notte con me. Credo proprio che non sarà l’unica. Mai nessuna mi è piaciuta quanto lei. È una forza! Troia in un corpo da fanciulla. Come posso chiederglielo senza ferirla?»

In attesa di una mia risposta, continua ad accarezzarmi la prugna.

«Non mi pare che Milly abbia mai avuto pretese di questo tipo. So che è cresciuta in una famiglia modesta ma non credo che sia così alla canna da darla via dietro compenso… Facciamo che provo a capire se aspirasse ad un cadeau che le ricordi la bella serata trascorsa in tua compagnia.»

Milly è tra le spire di Simona che eccitata come poche la sta leccando focosamente. Questa a squarciagola, grida tutto il suo godimento.

Io e Rosy non ci sembra vero di entrare nel gioco. Ognuna di noi adotta una tetta della ragazzina e ci mettiamo a succhiargliela mentre Simona la fa sbrodolare a tutto spiano. Nella casa è tutto un grido… incitamenti… frasi surreali.

Milly è sfinita. Ringrazia Simona: «Decisamente sei la più porca di tutte noi – ed entra nell’argomento che ci sta a cuore – Dovrei pagarti ogni volta per l’orgasmo che riesci a darmi.» Ne approfitto che Simona, non ancora sazia, ha brancato Rosy e, sul divano… È con il volto tra le sue chiappe cercando di far raggiungere alla propria lingua il buco del culo. Rosy sta provando di aprirsi più che può alla frenesia che pervade la nuova amica. Ne approfitto per appartarmi con Milly nella cucina e sondare se avesse mai delle aspettative.

«Come ti sembra la nostra nuova adepta?»

«Gentile… Educata… Irresistibile. Non è tutto merito suo… Oppure… Si mette addosso non so quale profumo, che appena l’ho intercettato, mi si è subito bagnata. Non sono stata contenta finché non ho sentito la sua lingua nella crepa. Ha amplificato per tre volte l’orgasmo che mi ha dato. Mi ha sfinito!»

Una notte con Rosy

«Ti andrebbe di passare la notte nel suo letto?»

«Eccome. Soprattutto se quel profumo resta sulla sua pelle anche dopo le rituali abluzioni della notte. A me fa lo stesso effetto di una canna. Vuoi mettere involarsi nel Nirvana mentre ti leccano la figa! Wow!»

«Se ci stai a farle compagnia stanotte e lasci fare a me, di quel profumo, te ne faccio saltare fuori una boccetta.»

«Come no. Con quell’essenza in giro… io, però, ho la necessità di godere. Non le lascerò molto tempo per il sonno.… Dai, Flà…. Datti daffare. Così in un certo senso lo metto in culo anche a quel coglione del tuo amante che mi ha piantato in asso per andare a Varese a gridare “Forza Virtus!”… Ma si può? Fortuna che siete saltate fuori voi… Porche come poche!»

Racconto tutti gli aspetti che girano attorno al su profumo a Rosy che come prevedevo: «Se è per “L’eau de Marie”, gliene posso regalare anche un baule. La producono in Francia in un laboratorio di profumeria di proprietà della mia famiglia. È vero, è un’essenza che viene estratta dalla marjuana.»

Lo dico a Milly che esulta e per il restante della serata non molla di stare al fianco di Rosy continuando a sniffarla.

Gran finale

Abbiamo fatto la doccia ognuna per conto proprio. Ci ritroviamo nel bagno: io sul bidet, Simona, innanzi allo specchio che si liscia i capelli. Glieli accarezzo anch’io con dolcezza. Li scosto per baciarle il lungo collo. Sento in lei un fremito e le vedo uno sguardo inconfondibile. Mi chiede: «Quante volte, oggi, mi hai detto ”Ti amo”?»

«Due volte, Amo.»

«Quante volte sei venuta in questa folle giornata?»

«Cinque… Sei volte. Perché me lo chiedi?»

«Perché per due “Ti amo” avanzi ancora un paio di orgasmi..… Vieni, ti spalmo un po’ della Buona Crema sulla figa e andiamo su a pareggiare i conti.»

©FlaviaMarchetti2020

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