Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Le femmine del Palazzo Bartolini

L’Autrice

FLAVIA MARCHETTI

Vincitrice del Premio Saffo Terzo Millennio, XIX edizione, 2019, Flavia Marchetti dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard Ltd – København

La FlaviaMarchetti 2022

Anche se gli avvenimenti riportati mi sono stati raccontati da chi questi fatti li ha vissuti realmente, nel racconto ho provveduto a mascherare i nomi delle persone e dei luoghi artefici degli avvenimenti con nomi di fantasia. Comunque, ho ritenuto di presentare in apertura, i personaggi che incontrerete durante la vostra lettura.

Palazzo Bartolini 500 anni fa era la residenza di una nobile e illustre famiglia che con il tempo è andata via via ad impoverirsi il palazzo venne acquistato negli anni ’30 del 900 da una banca cittadina e successivamente rivenduto sul mercato.

Genny. 14 anni in quel giugno del 2004. E’ la protagonista di tutta la vicenda

Gianna cugina di germi. 17 anni. Da grande vorrebbe fare la puttana ma anche la ruffiana.. Indecisa fra le due professioni

La signora Marcella Danarosa quarantenne proprietaria di metà del palazzo Bartolini. Si è arricchita con il meretricio proprio e con quello di giovani ragazze che concupito costruzioni vari. Intrattiene importanti relazioni sociali in qualità di esponente della Summa Tradizione: Setta esoterica.

Loris. Anziano barista del caffè di fronte a palazzo Bartolini che sluma le effusioni lesbo di Genny e Gianna

Augusto, fratello di Gianna. 19 anni. E’ cresciuto con la fissa di voler divenire femmina. Con cure e interventi chirurgici ora possiede un seno di taglia 2. Fra le sue cosce è rigoglioso più che mai un uccello di 22 cm.

Maria Elena, pseudonimo di Augusto, per quando vuol farsi concupire come femmina

Flavia Marchetti, detta anche Flà, colei che ha raccolto queste confidenze

La piazzetta di San Colombano: il suggestivo scorcio che vedevo dalla finestra, quando vivevo dalla signora Marcella

Patrizio: l’omosessuale con cui è andato a vivere Augusto

Summa Tradizione: setta esoterica con finalità orgiastiche di cui la signora Marcella era La Voce

Mimì, la biondina. Barbara. Tamara: accolite della summa tradizione presenti a uno delle serate orgiastiche

Sigismondo: antica fiamma della signora Marcella

Era giugno… Quello del 2004.

Via Lione, a Bologna, è lì. Nella sua forma irregolare. Con il suo saliscendi: la collinetta. La strettoia, dove le auto sono costretta a rallentare.

Il bar è di fronte all’antico palazzo Bartolini, con tutte le sue pretese di nobiltà.

Il barista ha una certa età. Sta sbavando nell’osservare, di soppiatto, le due adolescenti sedute sugli scalini del palazzo che si accarezzano… si sbaciucchiano. Si scambiano effusioni nello stile della più evidente trasgressione amorosa.

L’antica strada, nel cuore di Bologna, è deserta a quest’ora.

C’è solo l’anziano barista che sluma, protetto dall’oscurità in cui, lui ha messo il bar, per non essere visto. Inutile sforzo. Gianna, la più adulta, se ne è accorta. Eccome! Ma sa anche che una trasgressione portata disinvoltamente avanti, sotto lo sguardo di un voyeur sia tanto… tanto più eccitate.

Almeno così le hanno detto …

E lei si sta eccitando per davvero.

“Che mondo pervertito! – Pensa tra sé il barista, ma non smolla lo sguardo, con la speranza che le gonnelline delle ragazzette, vadano su… oltre la coscia. Quel tanto che a lui si mostrino i triangolini degli slip – .… se li portano…. Oppure la barbetta che cresce attorno alle fighette… Visto che sono in quell’età.”

Le due ninfette sono già prese in un loro progetto erotico e non lesinano siparietti colmi di grande sensualità: baci con lingua in bocca, pomiciate agli acerbi seni… Poi, l’eccitazione cresce… Le mani si intrufolano fra le cosce. I loro volti si tinteggiano di quel bel colore vermiglio pennellato dal loro desiderio. Però lì al bordo della strada non è il caso di andare oltre.

Le due ragazze sono Genny e Gianna. Cugine fra di loro. Vivono in due famiglie alloggiate in questo stesso palazzo.

Genny ha 14 anni, Gianna, 17.

Il colpo di lingua che Gianna sferra all’orecchio dell’amica le dà il segnale che la fanciulla è già cotta. Le dice di essere pronta. Gianna vuole accertarsi che sia proprio matura:

<Non è che poi scappi, come l’altro giorno, con le mutande in mano, piangendo.>

<No…. Ci ho pensato bene – la piccola la rassicura mettendole la lingua tra le labbra. Però lo facciamo nella mia cameretta… Mamma è al lavoro, oggi.>

Il dolce spettacolino che Loris, il barista, furtivamente si sta slumando ormai da mezz’ora, si interrompe.

Impreca. Bestemmia nel suo dialetto romagnolo:

“Guarda qui… Ste due troiette. Se ne vanno proprio adesso che mi è venuto duro” Se lo palpa per constatare che, anche se, leggermente… leggermente gli si fosse indurito. Di conseguenza sta già pensando a mettere il cartello “torno subito”. Ritirarsi nel retrobottega per una sana sega. Sicuramente rimembrando qualche episodio di vent’anni prima.

Non gli è consentito. Mentre elabora il che fare, entra nel bar una cliente.….. E che cliente!… La signora Marcella.

Non più giovane ma sempre tronfia. Sempre in vetrina con tutti il suo armamentario di gioielli appesi… dalle orecchie alle caviglie.

“Potrebbe provvedere lei alla mia pugnetta. – pensa l’anziano barista. – Chissà quanto mi costerebbe da lei un servizio di questo tipo? Lei, che si è comperata metà del palazzo di fronte con i guadagni di chiavate, inculate e bocchini. Più delle volte fatte eseguire da ingenue ninfette che attira a sé con subdole prospettive.”

La signora Marcella, però, è molto affabile. Si intrattiene piacevolmente in chiacchiere anche con il barista. Così che, lui dimentica progetti masturbatori. Poi, diciamolo, questa antica bella donna, ha uno sguardo ipnotico e una raffinata arte dell’intorto.

Il buon Loris… il barista. Sessant’anni compiuti, quasi alle soglie della pensione.… Con lei si azzarda ad usare un vocabolario molto popolare, non proprio da salotto della buona società. Con dovizia di particolari, le racconta, che le ragazzine… fino a pochi minuti prima, si erano lasciate andare a giochi saffici. Lì. sugli scalini del palazzo dove anche lei abita.

L’argomento rincuora la signora Marcella che da tempo ha messo in campo, con la ninfetta Gianna, un’azione, sostenuta anche da costosi regalini, perché porti a lei la languida Genni che la fa bagnare solo incrociandola per le scale.

La vocazione a vivere da ruffiana

Genny ha un aspetto sognante. In linea di massima rifiuta tutto quello che è realtà. Passa molte ore nella sua cameretta, leggendo favole, anche chiacchierando con i suoi animali di peluche. È una ragazzina che non si è ancora accorta che le è cresciuto sopra un corpo che ne sta facendo una bella ragazza. La miglior chiave per entrare in tutte le sfaccettature del mondo degli adulti.

Fino a qualche mese prima, gli animali di peluche, erano stati gli unici suoi amanti. Quelli che la coccolavano dopo gli orgasmi dei tanti ditalini che si procurava. Erano loro a partecipare ai suoi sogni… Ai suoi desideri.

Nella vita di Genny era entrata con prepotenza Gianna, sua cugina. Ai cui consigli, lei obbedisce ciecamente, infatuata dal suo modo trasgressivo di condurre la propria esistenza. Nel quale un importante ruolo potrebbe avere proprio Genny se, solo, si lasciasse convincere he non è più una fanciulla ma una ragazzetta e, in prospettiva, una bella ragazza. Bocconcino prelibato per i desideri di maschi e femmine libidinose.

Il suo corpo è sinuoso… l’acerbo seno è di una sensualità insuperabile… il culo, sodo e sempre ondeggiante, promette, solo a guardarlo, inculate gagliarde.

È proprio questo quello che avrebbe in animo. La bionda e maliarda Gianna. Già ben strutturata per essere puttana, con La vocazione a vivere da ruffiana. Servizievole per uomini e donne danarosi e porcellosi.

La cucciola Genny, morettina quattordicenne, diventa il suo banco di prova.

Una complicata situazione

Quanto la ragazzina possa essere devota e succube ai suoi desideri e capricci sessuali, Gianna lo aveva potuto valutare nei fatti, già, qualche mese prima. Quando, la cucciola, ancora tredicenne, aveva accettato, dietro sue pressioni, di liberarsi dal peso della verginità.

La situazione era complessa. Non riguardava solo l’imene di Genny ma coinvolgeva anche lei, cugina di secondo grado e Augusto, 19 anni. Fratello di Gianna.

Il ragazzo viveva una complicata situazione: nato maschio, via via che era cresciuto si era sentito sempre più femmina e come tale si comportava nell’abbigliarsi e nel modo di fare. Appena aveva potuto, aveva iniziato il percorso medico-chirurgico per divenire completamene femmina. Già sui 17 anni poteva esibire, grazie alla chirurgia estetica, un fiorente seno. Assieme a un cazzo di ragguardevoli fattezze. Che manifestava grande vivacità quando gli si avvicinava la sorellina.

Un bel trans con 22 centimetri tra le gambe!

Figuriamoci se Gianna se lo faceva scappare.

A Gianna non pareva vero di avere per casa tette e cazzo, sullo stesso corpo. Per Lei, non è difficile palpare e succhiare quel bel seno scolpito ad arte. Guadagnandosi così il privilegio di menare il gingillo che sta solo una spanna sotto. Presto, circuito il fratello a furia di leccate di tette, può succhiargli anche quello.

Ad Augusto, che da quando ha messo su le tette e si fa chiamare Maria Elena, tornano quelle voglie che sono alla base dei desideri di ogni maschietto: il possesso della partner. In questo caso la sorella. Che non ha occhi che per quel calibro 22.

Erano diventate notti di grande passione tra i due.

Gianna aveva trovato…  se si può dire… il cazzo con le giuste proporzioni per la sua ingorda figa.

Non c’era notte che, a una certa ora, Gianna si infilasse nel letto del fratello/sorella… Chiamateli come volete …dove trovava sempre un buon uccello duro per appagare ogni suo rovente desiderio.

<Dai… Maria Elena sii buona, facciamone ancora un’altra… mi sembra di impazzire quando sento lo spruzzo di sperma contro l’utero. Dopo però mi ripulisci la figa con la lingua, come sai fare così bene tu.> Gianna, sopra di lui, lo cavalcava con l’uccello tutto dentro.

Per predisporsi, a gambe aperte, per farsela ripulire a colpi di lingua.

Quest’intenso e quotidiano Nirvana ne faceva loro abitudine notturna:

Se Gianna aveva ridotto le sue visite alla generosa signora Marcella per leccargliela in altri giochi di sottomissione…. ad Augusto o Maria Elena che sia, cominciava a mancare la voglia di proseguire nell’intento di diventare una vera donna.
Ricominciava a vestire abiti maschili, cercando di occultare le prominenze dovute ai seni. Comunque, l’intrigo sessuale con la sorella continuava con la stessa intensità.
Anche con qualche sottolineatura segnale che Augusto rimeditasse di tornare a vivere da quel maschietto come era nato.

È in una di queste notti che si determinerà un sostanziale mutamento nella routine delle loro scopate….

Perentorio e imperativo: “Voglio il tuo culo!”

Mai come quella sera, Augusto era stato così esplicito e deciso con l’incestuosa sorella.

<O stanotte mi dai anche il culo, o io e te, non si chiaverà mai più.>

Nella sua attività sessuale fuori di casa, si era guadagnato la fama di essere un provetto inculatore. Soprattutto di maschi… Ora voleva fare esperienze con femmine. Per cui gli andava comodo cominciare dalla famiglia.

A Gianna era parso che il mondo le stesse per crollare attorno.

Tra di loro era iniziata una lunga e complessa discussione:

<Non puoi chiedere così, un culo ancora vergine>.

<Non mi viene un altro modo in cui potertelo chiedere. Sono cose che si chiedono quando se ne ha voglia. Io stasera…– perentorio e  imperativo -voglio il tuo culo!>

Avevano discusso ancora a lungo, per trovare finalmente un accordo.

<Allora, d’accordo. Tu mi fai sverginare la cuginetta Genny. Io ti farò godere ancora con il mio uccello. Per stasera il tuo buco del culo lo tieni ancora integro> e… senza alcuna richiesta le aveva messo in mano l’uccello.

Gianna, appoggiata la cappella fra le sue grandi labbra, aveva lasciato Il cazzo scivolare in lei.

Le sborrate  di Augusto  avrebbero continuato ad irrorare il più profondo della sua figa.

Gianna poi si era scusata e aveva motivato il suo diniego a mettere in gioco il culo:

<La signora Marcellai ha ipotizzato 500 € per me, se la verginità del mio culo la offro a un suo importante amico. Gliel’ho promesso.>

A quel punto a Gianna non restava che convincere la cuginetta Genny a liberarsi dell’imene con il cazzo di Augusto.

Cosa non del tutto scontata, giacché la cucciolotta di famiglia non aveva una grande simpatia per il cugino.

Lo trovava, introverso, indisponente ed effeminato. Un tantino maleducato:

<Quando ci incrociamo per le scale non mi saluta mai. E io non lo fumo. Non posso fumare chi fa fatica a salutarmi.>

<Non puoi trattarlo così con indifferenza. Lui sbava per te… Se non gliela dai, starà sempre peggio di umore e non vorrei che si facesse del male. È un ragazzo così sensibile!>

E Genny aveva acconsentito di dargliela. Piu che altro per fare un piacere alla cugina preferita. Alla condizione che:

<Però, mentre lo facciamo, devi essere lì anche tu.>

<Promesso!>

Il rito sacrificale

Maria Elena, in questo caso Augusto, aveva proprio una grande attrazione per Genny. Lei molto di meno.

Ciò nonostante, essendo una richiesta che proveniva da Gianna. La picvcola Genny si era preparata con grande scrupolosità: lungo bagno con acqua profumata, cura dei capelli. Un attento aggiustamento ai radi ricciolini della figa.

La consapevolezza di quell’incontro, le aveva fatto indossare una semplice tunichetta con le bretelline e, nient’altro addosso: niente mutandine, niente reggiseno sulle tettine.

Il rito sacrificale si sarebbe svolto nella stanza di Gianna, dove, un po’, irrequieto, attendeva Augusto.

Lui si presentava con una t-shirt, marcata da un grande i love you e da un paio di coloratissimi boxer. La stanza era stata tenuta in penombra per poter accendere alcune candele che spandevano profumi esotici. Bibite e caffè forte era stato predisposto da Gianna su un tavolino.

Gianna si era recata a prenderla, così come la vittima sacrificale desiderava.

Appena arrivata, Genny aveva esternato un cosiddetto colpo basso, per impressionare Augusto:

<Io sono anche questa>

Sollevata la veste, aveva mostrato lo spacchetto della Figa, incorniciata da quel po’ di pelo che dà in dotazione l’adolescenza. Dopodiché, mezzo giro su sé stessa per presentare anche il buco del culo. Messo in primo piano tenendo le natiche aperte con le mani.

Per Gianna erano le mosse che le avevano detto:

“Tranquilla! Tutto andrà come vorresti tu.”

Gianna. serenamente, si era stravaccata nell’unica poltrona che era nella stanza.

Così stimolato, Augusto aveva tirato fuori le proprie credenziali.

<Mo Figa se è bello!>

aveva esclamato con un sussurro, Genny

<Porco! – le era andata dietro Gianna – Quando lo tiri fuori innanzi ai miei occhi, non ti viene mai così grosso.>

<Wow!> altra esternazione di giubilo di Genny, sfilandosi la veste

Adesso era completamente nuda tutta per lui. Anche con un certo entusiasmo.

Augusto aveva compiuto analoghi gesti.

Un attimo… Si erano ritrovati avvinti sul letto.

Era un piacere per lei. Una sensazione nuova. Diversa. Sentire la pressione di quel coso rigido e caldo che pulsava contro il proprio pancino. Era stata invasa da una follata di eccitazione. Abbandonandosi completamente contro quel cazzo: accrezzandolo, stringendolo, baciandolo, sfregandoselo contro i capezzoli, ancora minuscoli. Come ha ogni adolescente.

Augusto, deciso a non voler più essere quella Maria Elena che aveva sognato, le aveva detto:

<Se vuoi prenderlo in bocca puoi fargli ciò che vuoi. A me piace da matti. Con Gianna lo si fa sempre.>

A Gianna che dalla poltrona si godeva la scena di quel petting appassionato, toccandosela… quella esortazione non era piaciuta. Si era sentita defraudata. Derubata di qualcosa di suo: le era venuta su la fotta.

Si era tirata su…

Ricomposta… Immusonita, se ne era andata.

Dal letto nessuno le aveva chiesto di restare.

Augusto. Chiavami!

Lì, la situazione evolveva di minuto in minuto. Genny incitava Augusto pressantemente. Lui era intento a leccarle spasmodicamente la figa.

Genny stava vivendo attimi di grande intensità mai provati fino ad allora.

“Se questo è quel che si prova andando oltre al solito ditalino… chissà a farsi chiavare?” E, senza esitazione:

<Augusto. Chiavami… Ti prego… Non ne posso più. Ne ho una voglia pazza!>

Detto con affanno in un unico sospiro.

Obbediente, Augusto aveva tolto dalla Figa la bocca, per appoggiare contro questa il gagliardo uccello. Facendo giocherellare la cappella tra le grandi labbra.

Era poi stata Genny stessa a spingere il bacino contro il caldo glande, ansioso di entrare in quella fighetta tutta da spianare.

La cappella si era introdotta. Genny se la stava gustando stringendola con tutta la muscolatura che aveva da quelle parti. Una seconda spintarella da parte di Augusto e il cazzo aveva guadagnato pure il restante spazio della figa.

Era iniziata la danza della ragazza. Aggrappata al suo partner, si agitava sussultando. Certa che il piacere, attimo dopo attimo, sarebbe diventato sempre più grande. Sempre più intenso. Che l’avrebbe fatta volare verso quel cosmo che aveva già assaporato con i preliminari

Al trans che la stava scopando aveva detto frasi d’amore… ipotesi meravigliose. Vuole già sapere quando si potrà ripetere.

<Continueremo all’infinito. Non ci lasceremo mai.>

Aveva auspicato lei, blaterando sotto l’effetto di un orgasmo grande. Grande… Grande.

Augusto che stava venendo anche lui… sborra… Sborra. Sborra.

Augusto aveva smesso di pensare di essere Maria Elena.

Genny era al settimo cielo ogni qual volta lui abbassava quel buffo paio di boxer. Lei poteva allora avventarsi su quello stupendo 22 centimetri, grosso più delle sue tre dita a cui aveva abituato la figa a godere. Tutto ciò, era bene in arnese su questo strano cugino che glielo lasciava gestire come e per quanto lei volesse.

Dal momento del primo approccio, questo si era ripetuto a distanza di 24 ore. Genny si era trasformata. Nessuno più poteva cucirle addosso l’immagine di essere un’adolescente malinconica e introversa. Era divenuta scattante. Praticamente volava ogni volta che percorreva le rampe di scale che la portavano all’abitazione del cugino Augusto.

Rifiorito era pure Augusto. Che, ora, smandrillando con la seconda cugina, anziché la sorella, sentiva molto meno l’angoscia per il rimorso di commettere adulterio. Colpa che anche lui stesso riteneva grave. Risultavano così tutti e due felici e contenti. Soprattutto Genny, impazziva di gioia al pensiero che mentre godeva, potesse palpare e sbaciucchiare il seno a chi la scopava. Sempre i preliminari coinvolgimento quasi totalmente i seni di ambedue. Con quell’innaturale baciar di tette, Genny realizzava una delle sue ricorrenti fantasie notturne. Era una di queste a portarla dritta e sicura a un frenetico ditalino. Una vera libidine che, trasportata nella realtà, le faceva raggiungere altissime vette di orgasmo.

Gianna invece era l’unica che, in un certo senso, aveva ricevuto un danno. Era stata esclusa da quel letto, tanto comodo, anche perché in casa, a portata di mano.

A Gianna piaceva sì, il cazzo. Il suo obiettivo principale era, però, quello di leccare fighe. Per cui non portava rancore per essere stata scalzata dalla giovane cuginetta. Quello che invece le rodeva… era di non poter usufruire delle stesse cose che riceveva il fratello. Ovvero, la Fighetta di Genny che oramai andava solo a cazzo.

Mille Euro, se…

Così dal momento che Genny era spesso in sua compagnia, aveva messo in moto una strategia che avrebbe portato la ragazzina a lasciarsela leccare. Magari anche, magnum gaudium!, a ricambiare leccando la sua.

Non solo.

Frequentando la signora Marcella, da questa aveva avuto un particolare incarico:

<Mi piace da matti la tua giovane cuginetta ..… Mille Euro, se la convinci a leccarmela.>

Non era cosa facile neppure per Gianna che dell’intorto era campionessa.

Di quanto fosse il gradimento della ragazzina per la figa, non ne aveva la minima idea… Si era messa, comunque, di impegno a frequentarla per condizionarne i gusti sessuali verso quest’altra facciata dell’eros.

Risultato?… un flop al primo tentativo. Fuga con le mutandine in mano quando già pensava di poterle infilare qualche dita nella fighetta.

Si era così arrivati a quel sabato di fine giugno. Con quelle dolci effusioni sugli scalini dell’antico palazzo Bartolini, dove, tutti i personaggi di questa commedia vivevano.

Il giugno era quello del 2004.

*  *  *  *  *

Genny che mi sta raccontando aggiunge un cubetto di ghiaccio al pastis. Ne beve un abbondante sorso.

Alla cameriera faccio segno di portarne altri due.

…. e il racconto continu

<Gianna con parole e sguardi, mette assieme una capacità di convincimento da cui non riesci a svincolarti:

“Non hai idea, di quanto sia ben più vasto il panorama dei modi in cui una femmina può portarti all’orgasmo. Quando mi capita di farlo, in me si scatenano sensazioni con ritmi e intensità che con un maschio non sono mai riuscita a ritrovare. Importante è la volontà di essere più troia della partner. Il cui troieggiare devi essere sicura che lo tirerà fuori nel rapporto che avrà con te. A questo punto puoi tranquillamente rilassarti. Il piacere saprà raggiungerti da solo. Comincerai a gustarlo lentamente. Inesorabilmente, crescerà dentro di te scorrazzando per tutto il tuo corpo.

Su quei duri scalini dell’edificio in cui abitavamo, con una mano mi accarezzava una coscia e intanto dettagliava il sensuale vortice che mani, dita e lingua dell’ipotetica partner si sarebbe scatenato su di lei.

“Uno sballo di sensazioni che nessun maschio saprebbe fare e si sognerebbe mai di procurarti. Credimi, ora che ti sei aperta all’amore dovresti proprio provare questa esperienza”>

Sicuramente il pastis ha sciolto la lingua a Genny. Ora la ragazza ha proprio voglia di raccontarmi, per intero, quella giornata che indubbiamente, aveva tracciato il suo futuro.

L’incoraggio, aggiungendo un cubetto di ghiaccio nella sua bibita. Mi sorride. E con una smorfia molto dolce, sotto i suoi begli occhi neri. Riprende meticolosamente il racconto …

<La mano di Gianna era, poi, passata dal ginocchio alla coscia. Si era messa a palparmela a pochi centimetri dall’inguine… Dalla Figa. Queste ultime palpate, forse, per la suggestione di quanto mi aveva appena detto, mi avevano provocato uno schizzo sulle mutandine e un giro di fremiti che sembrava inarrestabile.

“Senti come è tutta un’altra cosa la carezza di una donna?”

E aveva accompagnato quella frase, sfiorando con le sue, le mie labbra…. Mi era venuto spontaneo infilare la lingua tra queste… poi in bocca. Lei me l’aveva trattenute e succhiata a lungo. Di nuovo, si erano scatenati i fremiti di prima. Non avrei più avuto remore a provare i piaceri dell’amore saffico…

“Visto che del tuo essere Troia ho prove concrete… Potrei provare con te…. Che ne dici?”

È questa la frase con cui mi sono aperta le porte del mondo della Figa.

#  #  #  #  #

L’iniziazione che era seguita, te la racconterò in un ambiente più tranquillo. Sono cose che si dicono fra amiche quando c’è u un po’ di intimità.>

Se il letto è comodo non avrò nulla di cui lamentarmi

In effetti, siamo in una delle salette del caffè più frequentato della Città. Ciò non toglie che Genny si sia tolta una scarpa e, impudicamente, stia cercando con il piede, di risalire le cosce, per stuzzicarmi la figa.

<Possiamo andare da me – propongo – Pensi di trovare la giusta intimità, lì?>

Di rimbalzo:

<Se il letto è comodo non avrò nulla di cui lamentarmi. Ne sono certa>

Se ci fosse stata meno gente le avrei messo la lingua in bocca. Quella storia così vera aveva fatto salire la voglia pure a me. La sensuale esuberanza di questa florida ragazza meriterebbe tutto quanto mi sta passando per la mente.

Nonostante che nella breve passeggiata per raggiungere casa mia, avesse chieda tante informazioni sulle caratteristiche del mio letto… appena in loco, il letto non suscita più il suo interesse .

Mi spinge contro una parete… la sua lingua dopo averla goduta qua e là sul collo, approda nella mia bocca. Per attorcigliarsi alla mia:

<Ti piace come troieggio?>

Una mano sta già brigando tra le cosce per varcare gli elastici degli slip.

Ci sa veramente fare!

In un attimo ritrovo gli slip sotto al ginocchio. Con la mano che annaspa tra i peli del cespuglio. Cerca di sollecitare le mie grandi labbra a schiudersi.

Per me è troppo bello! Quando la accolgo nella Figa, questa è già tutta bagnata.

Nel muovere le dita lì, nella figa, ha una leggerezza che non ho mai trovato in altre partner. Allo stesso tempo sa dove stuzzicare per farmi provare il massimo del piacere.

Mi pare di impazzire di godimento. Mi agito. Col bacino seguo i movimenti della sua mano. Le bocche si incollano, di nuovo, tra di loro.

Si fa un break…. Lei sfila le dita e se le porta alla bocca. Le lecca… Le passa nella mia. Le lecco anch’io.

È la pausa che ci fa denudare. Abbracciare… poi, via…

Senza tentennamenti mi sdraio sul divano, lì a portata di mano. Me la tiro sopra: bocca a figa… figa a bocca.

È un 69 struggente quello che ne salta fuori: mi fa piangere di piacere.

Le nostre fighe hanno colato sul divano, tanto che diventa difficile restare. Ci trasferiamo nella stanza, sul grande letto.

Genny mi chiede di accarezzargliela mentre racconta.

Riparte da quella prima volta con sua cugina Gianna:

<L’avevo portata io stessa nella mia stanza. Ero convinta ma non dimostravo entusiasmo. Ci aveva pensato lei:

appena lì, mi aveva fatto un assalto pressappoco come quello che ho fatto a te, prima… Quando avevo sentito le sue dita sgrillettare la clitoride, mi ero lasciata andare in balia della sua libidine. La penetrazione graduale delle sue dita: una, l’esploratrice… due, le preparatrici… tre, le orgasmatiche… mi avevano introdotto al più bel sogno della mia vita. Svanite le forti sensazioni dell’orgasmo mi ero serenamente spogliata… distesa sul letto. Ero rimasta in attesa sicura che qualcosa sarebbe successo. Era arrivata la lingua. Decisa e precisa. Aveva compiuto lo stesso itinerario delle dita ma con risultati molto più consistenti. Il secondo orgasmo era piombato su di me con un indescrivibile frastuono di sensazioni che mi avevano fatto urlare di gioia. Non era finita. Si era spogliata anche Gianna per appoggiare il suo Monte di Venere sul mio. Figa a figa, aveva voluto coccolare la mia, portandola a sborrare contro la sua, fradicia di umori.

Già così mi era proprio sembrato che l’amore al femminile fosse tanto… tanto più intenso che con il bell’uccello di Augusto.

“È uno sballo! Che altra meraviglia puoi insegnarmi?”

“Questa”

Era venuta cavalcioni sul mio volto, mettendo la figa sulla mia bocca.

“Lecca! Che dopo potrai dirti Troia come me.”>

Le sue precedenti leccate erano state un insegnamento per me. Avevano fugato ogni remora, ogni indecisione. L’avevo leccata in maniera sciolta, sconfinando sul bordo del buco del culo:

<Sei stata dolce e vigorosa allo stesso tempo.> si era così espressa squirtandomi in bocca i suoi umori più genuini.

Ne era venuto fuori un momento di grande eccitazione. Ero riuscita a masturbarmi. Venire anch’io nello stesso momento in cui il suo orgasmo esplodeva.

< Nessuno mi ha mai accarezzato il buco del culo con tanta dolcezza come ha fatto la tua lingua.> si era sperticata nelle lodi… mentre io esultavo con:

<Sono una troia… Sono una troia… Sono una troia!>

Abbracciate… Cosce incrociate: figa a figa… ci eravamo strette con sospiri affannati. Per tutta la stanza era echeggiata la nostra litania che gridava al mondo la consapevolezza di essere troie:

< Sììì sono una troia>… < una grande troia> … <Sono la tua troia!>…< sei la mia troia!>

Se da parte mia era il tripudio per una condizione ambita e raggiunta. Per Gianna faceva parte della strategia per altri miei coinvolgimenti nei suoi più sordidi impegni.

Di questo me ne ero resa conto solo tanti anni dopo. Alla fine della brutta storia che tengo raccontare a te.

Con tutte le scuse per averti affidato il ruolo di mia lavandaia dell’anima.

Se non ti dispiace farò iniziare il racconto dal momento in cui ho rotto il rapporto di sudditanza che mi legava a quest’altra sorta di piovra. Tra le cui spire mi aveva sospinto proprio Gianna. Lei, la mia cugina preferita.>

Un incontro più casuale di così

Genny, l’ho conosciuta qualche settimana prima per un post Su Facebook, a cui ho aggiunto un commento ironico. La risposta è stata simpatica e spiritosa. Nello stesso modo ho replicato io. Ci siamo ritrovate in chat.

Condividendo alcuni comportamenti ci siamo intrattenute in variegate chiacchiere. Scoprendo la reciproca bisessualità. Questa è divenuta il motore che ci ha stimolato a volerci conoscere a fondo. È partito così il raccontarci la quotidianità: aneddoti del passato, situazioni in corso, consigli. Con una certa morbosità, siamo finite a parlare solo dei momenti più intimi. Sappiamo quante volte in un giorno pisciamo. Con che detergente vaginale ce la laviamo. Quante volte avevamo finito poi di toccarcela, godendo. Per non parlare delle descrizioni di quanto combinavamo con i nostri partner. Dettagliatissime in ogni particolare. Sia che fossero femmine oppure maschietti. Nel primo caso mettendo in evidenza la passionalità elargita nel rapporto. Da qui avevamo cominciato ad aggiungere alle parole, immagini delle parti protagoniste degli amplessi. Ero riuscita persino a convincere Simona a farsi riprendere in una clip, mentre me la leccava libidinosamente.

Era quasi un vivere assieme nella chat.

Per cui non mi ero assolutamente meravigliata quando mi aveva scritto che il giorno successivo sarebbe stata a casa mia:

<Voglio raccontarti tutto di me, mentre me la lecchi… Voglio farti godere, come lo intendo io.>

L’avevo detto a Simona che, come prassi normale per ambedue, nel nostro stare assieme, per una settimana si era trasferita dai suoi.

Ero andata a ricevere Genny alla stazione.

Uno spudorato bacio in bocca, appena scesa, fra tutta quella gente

Il suo sapore proprio quello che mi aspettavo: vagamente piccante. Come il suo dialogare in chat. Era proprio lei. La dolce Genny che veniva per farmi godere a modo suo e raccontarmi.

*  *  *  *  *

Vivere nella ricca casa di Marcella

<Praticamente vivevo nella ricca casa di Marcella. Mi aveva messo a disposizione una luminosa cameretta che guardava la piazzetta di San Colombano. Dove sempre più spesso invidiavo i ragazzetti della mia età che lì si radunavano per divertirsi nei loro giochi con chiassose esternazioni di allegria.

Marcella non veniva spesso in quella cameretta. Quando si faceva vedere era inaspettatamente. Lo sguardo fisso su di me, mai una parola, mai un sorriso. Sapevo quello che si aspettava: mi spogliavo. Lei si toglieva la gonna del tailleur, calze, reggicalze, mutande.

A cosce divaricate sul letto attendeva la mia lingua. Voleva che quando gliela leccavo fossi totalmente nuda. E non finiva lì.

Dopo che lei era  venuta mi sottoponeva sempre a un serrato interrogatorio per sapere se nelle ultime ore, avevo provato godimento…. Una delle prime volte che ci frequentavamo, mi era scappato detto che nel pomeriggio mi ero masturbata in solitudine.

<Mi dispiace per te ma debbo punirti.> credevo scherzasse. Fosse solo la scusa per iniziare un suo gioco erotico. Invece aveva voluto veramente punirmi. Indossato lo strap-on delle punizioni, come l’aveva denominato lei, mi aveva sodomizzato. Andando molto vicino allo sfondarmi, tanto grossa e metallica, era la protesi con cui agiva. Mi aveva fatto piangere. Lei, imperturbabile, aveva chiuso l’episodio con:

< Se impari a non sbagliare, punizioni non ce ne saranno più. Con me bisogna stare ai detti della Summa Tradizione. Per questa zona la Voce della Summa Tradizione ha sentenziato che: “in questo palazzo hanno il diritto a godere solo quelle femmine che per nascita hanno una macchia a forma di stella, sotto la tetta sinistra…. Io quella stella ce l’ho. Intendo usufruire di tutti i diritti che questa mi dà.”

Io quella stella non ho mai avuto modo di vedere. Lei però, con il suo sguardo gelido, mi ha imposto per ben due anni, la propria volontà, come fosse una legge divina.

Non era così solo con me. Lo era con tutti. Femmine o maschi che fossero.

Ero stata presente anch’io all’umiliazione di suoi spasimanti con supplizi, veramente triviali. A dire il vero ne avevo provato piacere pure io, osservando con quale cattiveria, li aveva radunati attorno a sé per umiliarli, ognuno innanzi agli altri. Obbligandoli ad incularsi collettivamente. Pisciarsi in bocca. Non per piacere ma per quella forza ipnotica che questa donna emana. Ho visto distinti signori piangere… Supplicare. Poi a un suo gelido sguardo mettersi a novanta gradi. Attendere pazientemente di venire sodomizzati da un altro partecipante a quel raduno esoterico. Come lei amava chiamarli.

D’acchito quelle situazioni mi avevano tanto divertita: “Finalmente lo spettacolo di personaggi, anche noti, della Bologna bene che strisciavano ai piedi di una invasata femmina che pretendeva essere la voce terrena della Summa Tradizione, nel cui nome li aveva sottomessi e resi succubi.”

Purtroppo, la stessa situazione si era rivoltata verso di me, con pressanti momenti di sottomissione. Dopo una settimana di lusinghe e coccole, la perfida Marcella aveva ritenuto fossi sufficientemente sottomessa. Se avessi proferito il giuramento di fedeltà avrei potuto affiancarla, quale sua discepola, nell’opera di assoggettamento del mondo alla Tradizione Summa. Con tutti i vantaggi che ne sarebbero derivati. Mi aveva dato mezz’ora di tempo per meditare e prepararmi al rito che avrebbe suggellato la mia appartenenza a quella setta cosmica.

Lei e Gianna si erano dedicate alla preparazione della stanza che avrebbe ospitato la celebrazione del rito.>

#  #  #  #  #

Prendo appunti di tutto quanto mi dice. Noto che citare il ricordo le porta sofferenza. Ha bisogno di staccare:

<Fermati un po’ – le dico – Ho voglia di te.> ho già il volto fra le sue cosce… la bocca sulla sua clitoride.

Gliela stuzzico. Lecco. Succhio.

Tiene la mia testa sulla sua figa. Spinge il Monte di Venere contro la mia bocca.

Si scuote tutta… Freme…. Sobbalza…. Inarca la schiena…. Scalpita…. Scalcia.

Gode.

Una… Due. Tre dita dentro

Viene con un’esplosione di gemiti.

Ci si abbraccia. Strette forti.

Succhia le mie dita.

Riprende il racconto

I sabati e le domeniche a casa di Marcella

<Con lei ho trascorso due anni. Sempre abbagliata da quel suo sguardo di ghiaccio. Obbediente a ogni suo volere. Senza mai tradire il sacro giuramento del primo giorno.

Sia quando lei era con le sue amiche… sia quando si lanciava al centro di tutti i suoi amici: ho sempre fedelmente eseguito quanto lei mi ordinasse:

<Ciuccia il culo a Mimì, la biondina> ….. <Sgrilletta un po’ Barbara, che la vedo svogliata> ….. <Dì a Tamara che me la venga a leccare. Ne ho voglia – io allora le facevo vedere tutti i movimenti di lingua che avrei potuto praticare, io stessa, alla sua figa. Ma lei con tutta la sua crudeltà … – No tu no. Ho voglia solo di lei che slinguazza come sanno fare al suo paese. Il Marocco. Tutta un’altra cosa.> questa era l’orgia purificatrice del sabato sera. A cui partecipavano sette femmine che elargivano fior di quattrini per purificarsi al cospetto della grande sacerdotessa della Tradizione Summa.

Alla domenica invece, i suoi salotti erano riservati ai Signori. Sempre sette.

In questo caso l’elargizione doveva essere doppia di quella delle Signore.

Vi partecipavamo attivamente anche io e Gianna.

Quando i Signori arrivavano ci trovavano già ammanettate l’un all’altra e nude sul grande tappeto al centro della sala. Già in azione. Avvinte in un forsennato 69. Pronto per mettere i signori allora lo agio. Marcella… la signora Marcella si aggirava fra i convenuti con uno scudiscio in mano, lanciando fendenti, ora qua ora là. Soprattutto sulle nostre carni ignude.

Noi ridevamo sguaiatamente pur stringendo i denti per il dolore delle scudisciate.

Erano serate in cui io e la Gianna ricevevamo, a testa, tra le tre e le cinque inculate. Così per le sborrate in bocca, che dovevamo ingoiare. Altrettante scopate pecorine in figa, andavano previste.

Al mattino quando l’ultimo ospite se ne era andato, io e Gianna eravamo lorde di sborrate e sfinite.

Gianna, comunque, era sempre soddisfatta. Aver preso tutti quei cazzi la gratificava. Io che stando al giuramento avevo l’assoluto divieto di godere, sopportavo malincuore il suo entusiasmo. Avevo sempre trascorso la nuova giornata bestemmiando contro Marcella, le sue divinità fasulle… contro Gianna che si era goduta i sette cazzi dell’orgia di cui aveva preteso di raccontarmi i loro pregi e virtù.

Mi incazzavo sempre come una pantera… Non riuscivo però a dare seguito ai miei proponimenti di mollare quella megera di Marcella e rifarmi una vita sessuale con tutte le armonie che deve avere una bella figa di venticinque anni.

Appena Gianna se ne andava, lei appariva nella stanzetta. Uno dei suoi sguardi in tutta la loro freddezza ed io mi ero già rimangiata tutti i miei proponimenti. Mi sfilavo, senza dir nulla, le poche cose che avevo addosso. Lei toglieva la gonna, giarrettiere e calze. Si sdraiava ricordandomi:

<Sia chiaro che tu non puoi godere… In caso contrario… Punizione.>

Non riuscivo a non leccarle la figa con passione.

Tutto tornava come prima.

C’era stata poi una sera che….

Me ne stavo tranquillamente alla finestra della mia stanzetta a guardare, nella piazzetta sottostante, due ragazzine che avevano preso a limonarsi con grande passione: baci, carezze e tutto quanto ci vuole per far venir bene l’amore.

Le invidiavo.

Senza alcuna avvisaglia, la porta si era spalancata come tante altre volte. Spavalda, Marcella era fiondata dentro. Aveva sempre i suoi occhi ipnotici da matta, ma con una leggera espressione di gioia. Senza dire alcunché, aveva cominciato a slacciare la gonna del tailleur. Di seguito, si era liberata del reggicalze… Delle calze e, con ultima teatrale mossa aveva sfilato le mutande.

Decisamente il mio compito era già stabilito e chiaro: le avrei leccato la figa.

Le regole della casa prevedevano che io l’avessi fatto totalmente nuda.

Mi ero, così, sfilata le poche cose che avevo addosso per non incorrere nelle sue punizioni.

Marcella però quella sera non si era fatta trovare, come al solito, sdraiata, cosce aperte, tette nude e scoperte. È, vagamente, sorridente. Mi incita con:

<Leccami Genni… Fammi godere. Troia. Stasera hai il permesso di godere anche tu.… Poi ti dirò perché.> Non ero molto interessata al problema di un suo permesso per godere. Se volevo questo privilegio me lo sarei preso: avrei goduto in silenzio.

Ero molto interessata, invece, a sapere, il perché mi concedeva di poterlo fare.

È una donna ben strutturata. E non oso pensare che l’abbia detto, così, per farmi un piacere. Per darmi una piccola gioia. Trabocca di egoismo.

Gliela avevo leccata pensando proprio a questa caratteristica del suo vivere: uno sfrenato egoismo connotava ogni suo atto… Pensiero. Non le avevo sputato nella figa solo perché avevo il timore di entrare in conflitto con lei. Che rendesse pubblico il mio. puttaneggiare. Mi avrebbe rovinato l’unica cosa che avevo messo in piedi nel rispetto della normalità: il mio bel negozietto. Che si era dimostrato oltre che un ottimo investimento, la riappropriazione di un’esistenza molto vicina a una vita normale.

Non vedevo l’ora però, di trovare la forza di mandarla in culo, lei e tutta la setta che guidava: la Voce della Tradizione.

Quel giorno, poi, mi aveva obbligato ad essere l’Inculata di turno nell’orgia domenicale.

Sette cazzi, più o meno eretti, si erano avvicendati nel mio buco del culo, sborrando. Qualcuno di questi era stato estremamente sgarbato e mi aveva provocato dolore.

Ai miei lamenti, Marcella che come al solito era spettatrice orgogliosa, non solo aveva lasciato correre, ma aveva incitato i suoi ospiti a proseguire le scorribande anali dei loro cazzi.

C’era stato anche chi lo aveva penetrato con due dita, costringendomi, poi, a leccargliele.

In un qualche modo dovevo fargliela pagare.

Gliela leccavo con vigore.… Sempre più veloce. Volevo sbrigarmela in fretta.

Ad ogni fondata della lingua, Lei faceva sentire i suoi gemiti.

Godeva… la Troia!

Le piaceva proprio.

Con il mio normale savoir-faire, alla lingua avevo aggiunto un dito. Poi, due. Infine, la mano intera.

Con quella ero sicura che avrebbe finito per venire. E mi sarei liberata della sua presenza.

Infatti, mi aveva accarezzato la testa e tenendomela spinta contro la figa aveva preso a squirtare, insozzandomi il volto. Qualche sobbalzo del bacino ed era venuta con un suono gutturale. Drammatico.

Si era lasciata andare e per la prima volta da quando ci conoscevamo mi aveva detto <Come sai leccare tu bambina!>

Cercava di dimostrarsi gentile e sdolcinata.

Gliela avrei fatta pagare comunque. Assieme a tutto quanto mi aveva obbligato a fare nei due anni che avevo vissuto con lei.

Avevo trovato lo slancio per liberarmi dalla schiavitù che mi aveva imposto. Non potevo sciupare questa occasione.

La dolcitudine di Marcella

Come succedeva ogni volta che gliela leccavo, alla fine gliela asciugavo.

Un suo bacio su di una guancia mi aveva confermato che la leccata era stata di suo gradimento.

Non era mai successo una volta che non fosse stata gradita.

L’avevo lasciata rivestirsi. Mi ero rivestita anch’io. Poi:

<Come mai, Marcella, oggi, tanta dolcezza nei miei confronti?>

<Perché domani si realizza il sogno che ho cullato da tanto tempo.…
Verrò nominata Suprema Voce della Tradizione… Tutte le Voci del mondo dovranno far capo a me. Io mi insedierò in quel sontuoso palazzo che la Tradizione possiede a Torino. Da lì guiderò La Tradizione alla conquista del mondo, per tutto il resto della mia vita.
Se vorrai essere al mio fianco, per te ci saranno gioie, gioielli e onori.>

Stavo per ricascarci ma uno sprazzo di lucidità mi era rimasto. Avevo capito che non potevo sprecare quello spunto. Dovevo comunicarle subito che non l’avrei seguita perché volevo finalmente liberarmie di lei.

Proprio così le avevo detto.

Nonostante lei, arrabbiatissima, provasse di interrompermi, maledicendomi.

Avevo anche trovato la forza di dirle che mai le avrei restituito la somma che mi aveva prestato per aprire il mio negozietto.

<Stupida troia. Sarò costretta a dare tutti quei previlegi a Gianna… Peccato… mi piaceva di più la tua stupida figa>

Era il suo colpo di coda finale. Se n’era andata augurandomi miserie, malattie e accidenti vari.>

Racconta ancora che aveva recuperato le sue cose ed era tornata nella scala di fronte… A casa sua. Dalla sua mamma. Dove c’era ancora la sua cameretta con tutte le sue bestie di pelouche.

Nonostante la serenità familiare nei successivi giorni si era sentita persa: non aveva più a chi obbedire ciecamente. Senza mai che le venisse la voglia di un diniego… di un no.

Finalmente libera

Solo dopo un paio di settimane aveva ripreso a sentirsi viva. Aveva ritrovato il piacere delle piccole cose. Il piacere di stare a lungo a indugiare sotto le coperte a toccarsi. Contare le volte che arrivava a gusto. Cercar di goder sempre una volta di più della precedente. Era arrivata a ben 15 orgasmi concatenati. Questo l’aveva fatta riflettere. Le servivano cazzi e fighe per ricominciare da capo.

Era tornata in lei la voglia di vivere intensi momenti di piacere: liberamente libera, così come poteva finalmente esprimersi per accontentare la propria fighettta, ora diventata una vera figa.

Il primo istinto era stato quello di andare a cercare Augusto per farsi sbattere e leccare.

Era stato l’ultimo cazzo a cui aveva potuto darsi prima di assoggettarsi completamente alla spietata Marcella: ai suoi capricci e voleri.

Erano comunque passati ben due anni e di cose ne erano accadute assai… Per esempio: Augusto si era dato, non solo, alla completa omosessualità maschile ma si era, pure, trasferito a convivere con un certo Ubaldo.

Genni, nei successivi due anni ha dovuto tessere ragnatele sentimentali per costruirsi una relazione affettiva con Patrizio. A cui riconosce doti straordinarie di amante: per strumento e anche per inesauribile ardore.

Quello che le manca è un corpo femminile da unire al suo quando viene travolta dalla voglia saffica che la porta a prolungate masturbazioni.

*  *  *  *  *

Sempre alla ricerca di un corpo femminile da concupire Genny si è rivolta a me e trovandomi disponibile… Genny è un fior di figa… ha accettato di raccontarmi la sua esperienza che poi avrei trasformato nella sceneggiatura di alcune serie televisive hardcore, a mio piacimento.

È qui, nuda come un pesce, su questo mio grande letto in spasmodica attesa di breack che le diano quegli orgasmi così diversi da quelli che può avere dal proprio compagno.

Mi sta accarezzando il ventre. Sa… Le ho dovuto confessare… Che facendo questo mette in moto la mia grande voglia.

Come si fosse aperta una diga, dopo alcuni sfregamenti epidermici, sento già il piacere dilagare in ogni recettore nervoso.

Ci sa veramente fare. È una gran figata. Non posso che agitarmi… Palparle le tette… Prenderle la lingua in bocca. Un attimo e siamo un unico corpo, con i Monti di Venere che premono tra di loro.

Un’indiavolata sforbiciata ci fa volare nel cielo del godimento.

<Ti amo, mia dolce troia!> Con questo sussurro la sua figa sbava tutto il suo piacere sulla mia.

Restiamo sfinite, una sopra l’altra, sbaciucchiandoci i volti. Accarezzandoci le madide fighe.

È così che Genni vuole raccontarmi com’era iniziata la sua sottomissione a Marcella all’alba dei suoi 14 anni.

<Voglio dirtelo stando abbracciata a te, così potrai difendermi. Dovesse mai, lei, materializzarsi, qui tra noi, per costringermi a seguirla. – Le sorrido con affetto – Non credere. Quella ha poteri che non possiamo immaginare. Sono convinta che riuscirebbe ad ipnotizzare pure te. Sicuramente ha fatto un patto col diavolo>

Mi presentavo come una deliziosa troietta.

<… La deflorazione e la scoperta di piaceri lesbici, a distanza ravvicinata, avevano plasmato una diversa Genny.

Avevo cominciato a muovermi in maniera ben più sensuale . Sculettavo. Facevo di tutto per mettere in mostra culo, tette e cosce. Sotto la gonna aveva abolito l’uso degli slip. Sempre a figa libera.

Con tutto il sottile fascino che può emanare un’adolescente quattordicenne, mi presentavo come una deliziosa troietta.

Questo non era passato inosservato alla signora Marcella che con il meretricio aveva fatto fortuna, tanto da potersi acquistare diversi appartamenti nell’ambito dell’antico palazzo Bartolini. Dove, pure io abitavo con la mia famiglia. Così pure la Gianna.

Mi piaceva incrociare per le scale questa quarantenne. Sempre affabile nei miei confronti. Mi chiedeva come andava la scuola e mi diceva sempre di salutare mamma e papà.

Poi c’era stato che… Stavo facendo colazione nel bar di fronte… brioche e cappuccino.

Lei era entrata. L’avevo salutata educatamente. Lei aveva ordinato il caffè…

Era andata a finire in chiacchiera… Le solite cose… Scuola, amiche… Poi:

<Sai che una delle mie migliori amiche è tua cugina Gianna. Viene spesso a trovarmi e a prendere una cioccolata in tazza da me. Mi parla spesso di te. So che siete molto amiche.>

<Oh sì. andiamo molto d’accordo>

<Credo che oggi pomeriggio dovrebbe passare da me. Perché non vieni anche tu con lei.… Ho una casa grande, sai. Con tante belle cose da farti vedere. Mi farebbe tanto piacere. Per noi quarantenni, alle soglie della vecchiaia, qualche chiacchiera con voi ragazze è sempre una boccata d’ossigeno. Vi aspetto attorno alle cinque. Dille pure Che sei già d’accordo con me>

Al momento… di quell’incontro, quello che mi era piaciuto, era stato che aveva provveduto lei, anche alla mia colazione.

A pranzo l’avevo detto a tavola. Mamma si era stupita ma aveva aggiunto che era una cosa importante e che avrei dovuto fare una buona figura:

<Vedo spesso persone importanti andare da lei. Arrivano con automobili lussuose con autisti personali. Sarà opportuno che ti metta il meglio del tuo guardaroba. Quando sei lì non fare la scontrosa come al solito, limita i tuoi no… stai ormeggiata sul sì. Alla gente importante non piace venir contraddetta. Piuttosto, appena riapre la parrucchiera, qui di fronte, vai bene a metterti un po’ a posto i capelli. Passo poi io a pagare>

la prima volta con Marcella

Una mezz’oretta prima dell’appuntamento mi ero fatta trovare da Gianna nel cortile. In un angolo, fuori da occhi indiscreti ci eravamo scambiate un lungo bacio. Gianna mi aveva scatenato un buon po’ di brividi limonandomi le tette:

<Ti sei intappata come per le grandi occasioni.>

Mi aveva detto sghignazzando

<Mamma mi ha detto che la signora è in un giro di persone importanti e che debbo fare bella figura. Così mi sono tirata.>

<Solo che ti sei allestita da brava verginella. Forse alla signora piacerebbe trovarti più vera.>

<Più vera?>

<Sì. Con quell’aria da troietta chi hai al naturale. Che piace tanto anche a me….Fà vedere se hai messo il reggiseno.> Aveva slacciato un paio di bottoni alla camicetta e liberate le mie popperelle dall’indumento. Non aveva perso l’occasione di stropicciarmene una.

Aveva lasciato slacciati i due bottoni. Le popperelle si mostravano furtivamente di tanto in tanto.

<Che belle figliuole… Venite… Venite… È proprio la giornata buona per gozzovigliare assieme. La cioccolata ci aspetta.>

La signora Marcella ci aveva accolto con entusiasmo.

Elegantemente indossava una bella vestaglia di seta. Aveva messo un leggero trucco. Anche lei non portava reggiseno. Due appariscenti taglie numero tre, facevano capolino tra le pieghe della vestaglia, mentre svolazzando vuotava il cioccolato nelle tazze.

Quello che mi aveva sorpreso, era che ogni volta che passava accanto a Gianna, le lasciava un buffetto… una affettuosità sul volto. E, ancora di più, quando Gianna, dopo un paio di carezze, le aveva preso la mano per succhiarle le dita con una certa libidine.

Si era parlato di tanti argomenti: moda, cucina, anche canzoni in voga. La signora Marcella era informatissima su quelle che piacevano a noi giovani.

All’improvviso il suo sguardo si era fatto penetrante. Si era fissato su di noi e aveva domandato:

<Voi siete due cugine, no? Siete cugine che si contendono le prede o, che si vogliono bene?>

Ero stata io a rassicurarIa che ci volevamo un gran bene.

<Bello. Fatemi vedere. Fate qualcosa che lo dimostri.… Che ne so… Un bacio?…>

Gianna si era subito attivata per darle la dimostrazione.

Il volto tra le sue mani… Le sue labbra sulle mie… La sua lingua nella mia bocca.

Tutto questo mi aveva imbarazzato. Avevo provato a respingerla. Non aveva mollato. Vedendo un sorriso divertito sulle labbra della signora Marcella, avevo accettato di buon grado quell’exploit.

Da quando l’avevo fatto la prima volta mi piaceva sempre succhiare la lingua di Gianna che trovavo avesse un buon sapore speziato. Mi eccitava molto. Mi stava succedendo anche lì, al cospetto di quell’importante Signora, mi ero lasciata andare. Avevo cominciato sentire il piacere crescere in me. Anche perché la mano di quella porca di Gianna si era già infilata fra le mie cosce. Me la accarezzava dolcemente. Avevo cominciato a godere. Non riuscivo più a fermarmi e a far desistere Gianna.

La signora Marcella, stando sulla poltrona a guardarci stava eccitandosi. Il suo sguardo sempre ferreo, si era leggermente addolcito. Le sue mani gironzolavano attorno alle proprie tette. Di tanto in tanto una palpata.

Gianna aveva già varcato l’elastico del mio slip. Stava tentando di sfilarmeli. Pur se godevo mi sentivo imbarazzata di partecipare a quella scena innanzi a una sconosciuta.

Poi era arrivata l’approvazione della signora.

<Sì, così. Brava Gianna!>

Mi ero lasciata andare completamente alle voglie della mia maiala cugina. Perché così mi andava di fare, anche se era presente un’estranea. Non potevo lasciar svanire quel godimento nato così per caso che mi stava dando tante emozioni.

Ben convinta avevo sollevato il bacino e allargato le cosce. Gianna aveva comodamente sfilato gli slip. Due sue dita erano penetrate fra le labbra della mia figa. La signora Marcella si era stravaccata comodamente sulla sua Frau.

Ben attenta a quanto stavamo combinando noi due, si era appassionata a questo spettacolo.

Senza ombra di dubbio stava eccitandosi.  Lo dimostrava la vestaglia semiaperta che metteva in mostra parti del suo corpo nudo: cosce polpose, lingerie elegante e molto costosa

La conferma di tante cose l’avevo avuta quando perentoriamente aveva chiamato Gianna a sé:

< Gianna, vieni qui. Leccamela!>

Gianna, ubbidiente, aveva mollato il ditalino proprio nel momento in cui mi avrebbe portato all’orgasmo… “Maledetta!”

… Era corsa fra le sue cosce.

Marcella aveva sollevato il bacino. Gianna aveva sfilato lo slip nero di pizzo e s’era tuffata nel vortice di quella figa.

Tre delle mie dita avevano completato quanto non aveva concluso Gianna.

Anche la Marcella geme ad alta voce quando viene. Nell’elegante salotto i suoi sospiri… I suoi lai, si erano uniti ai miei…prodotti in maniera ben più casalinga.

Non avrei avuto il coraggio di raccontarlo a mamma, ma ero sicura sarebbe stata orgogliosa di me, se avesse saputo che avevo orgasmato assieme a una persona così importante.

Se poi avesse visto che ….

Dopo che era venuta, Gianna, con un suo fazzolettino, l’aveva asciugata tra le cosce e tutta la figa, mentre lei si crogiolava nei postumi del piacere.

Poi forse si era ricordata che in giro c’ero anch’io. Mi aveva fatto un cenno:

<Vieni qui anche tu, piccola. Chissà che io e te non scopriamo un mondo con colori diversi?>

Mamma mi aveva detto che non avrei mai dovuto dire di no. Mi ero fidata. D’altronde, quel mondo in technicolor me l’aveva già fatto conoscere Gianna e m’era piaciuto tanto.

C’era dolcezza nello sguardo della signora Marcella, pur se unito al proprio magnetismo naturale. Aveva allargato le cosce… Spalancata la figa. La quale emanava un potente fluido che mi attirava tra le sue spire.

Era una bella figa quella della signora Marcella. Troneggiava sul suo monte di Venere, tra una selva di peli, ricciuti e dal colore dell’ebano.

Ben diversa dalla fighetta ben più stretta e depilata della Gianna.

Spalancata, mi si era presentata con tutte le sue belle tonalità di rosa che mi invitavano a tuffarmi in essa.

Così avevo fatto.

Non le avevo dato pace.

Avevo leccato e straleccato ogni ambito di quella vagina. Slinguazzato… e succhiato la sua clitoride finché non l’avevo sentita dura … rigida, contro il mio palato.

Questa donna ha una clitoride sproporzionata. Quasi un piccolo cazzo che aveva rinnovato in me il piacere di spompinare. Avevo leccato e succhiato a lungo. Lei era tutta un gemito… Aveva scalciato… Si era agitata… Contorta… Aveva sobbalzato finché non aveva emesso un urlo liberatorio:

<Amore… Ci sono… Vengooo!>

Il seguito..: un interminabile abbraccio. Sperticate lodi al mio modo di dar godimento alla figa:

<Vorrei che tu fossi qui con me ogni qual volta me ne verrà la voglia. Sei troppo giovane per tenerti qui giorno e notte. Sappi, comunque, che non ti permetterò di allontanarti da questo Palazzo.>

Gianna aveva assistito a questa scena con un certo livore. Rientrando nei nostri appartamenti mi aveva detto chiaramente:

<Se provi di soffiarmi la Zia ti cavo gli occhi con le mie unghie.>

Rientrata in casa, mamma:

<Ti sei comportata bene?>

< Benissimo Mamy. È una persona meravigliosa. Affabile. Piena di risorse. È stato veramente un incontro interessante.>

Ovviamente c’è il giorno dopo

Il giorno seguente avevo incontrato per caso la Marcella. Eravamo proprio innanzi alla porta del suo appartamento. Mi aveva preso un braccio, tirato dentro casa sua.. mi aveva spinto contro la parete e incominciato a spogliarmi. Un attimo e si era fatta nuda pure lei. Non potevamo che abbracciarci.

Due ore di meravigliose follie nella sua imponente stanza da letto.

Corpi, labbra, tette, si erano unite… Con dita e lingue ci eravamo penetrate… Le nostre salive si erano mescolate ai nostri più intimi umori. Fighe e cuori spalancati, avevano dialogato per tutto il pomeriggio tra piaceri, godimenti e orgasmi.

Vagheggiavo che questo fosse il vero, grande, amore.

<Ora, sei ancora troppo giovane per trattenerti con me… Ma appena sarai una bella ragazza… E lo sarai… Non ti permetterò di staccarti da me di un solo passo. Per il momento, anche tra la gente, potrai darmi del tu. Faremo come fossimo zia e nipote.>

Quando me ne ero andata, sulla porta, lei mi aveva dato un affettuoso bacio sulla guancia. Io di rimando l’aveva salutata con:

<A presto zia>

Mamma era molto contenta che con la signora Marcella avessi instaurato un rapporto nipote-zia tanto da non avere nulla in contrario che io andassi spesso da lei, restando anche a dormire la notte.

Mamma diceva:

<È una signora veramente per bene e ha tante buone relazioni sociali. Vedrai che col tempo ti sarà utile.>

Tutto procedeva nel tempo come era naturale. Io mi facevo sempre più figa. Zia Marcella aggiungeva dignitosamente i suoi anni. Restava comunque una gran bella donna

Assieme eravamo arrivate a fissare le date canoniche per stemperare nelle nostre fighe tutta la libidine di cui disponevamo. Il martedì e il giovedì, zia e nipote godevano intensamente assieme. Soprattutto la zia. Tra le cui cosce, la nipotina si dava da fare per la maggior parte del tempo. Raramente la zia si abbassava a succhiare le grandi labbra della nipotina putativa.

A compensare questa mancanza, per qualche anno aveva provveduto il trans Augusto. A cui ricorrevo quando sentivo la voglia di un buon cazzo con tutto il corollario che metteva a disposizione. Tra cui, splendide leccate.

E divenni maggiorenne

Divenni maggiorenne in quella sorta di limbo circoscritto in palazzo Bartolini.

Splendida magione aristocratica nella vecchia Bologna.

Non avevo intrecciato altri cuori perché tutto sommato il rapporto con la zia mi bastava. Mi andava bene così.

Con un po’ di culo avevo superato l’esame di maturità. Tanto per fare qualcosa e far vedere a mamma che non ero così smidollata come lei supponeva, mi ero iscritta al DAMS discipline artistiche.

I primi due decenni di una ragazza sono, sicuramente, quelli più promettenti. Per me sarebbero stati un trionfo. Che però io non ho saputo sfruttare. Proprio per il legame che mi assoggettava alla zia putativa.…

Di fatto mi manovrava a suo piacimento quando e come piaceva a lei:

<Genni, leccami!>…<Genni, succhiami!>…<Genni, tre dita in culo!> E così via… Dai momenti più intimi alle cose più banali.

Questo fino a quattro anni or sono.

Una fredda domenica di dicembre

Di norma, il sabato e la domenica non ci si vedeva mai. Sapevo che erano le serate… i giorni che lei dedicava al suo mondo. Quello fatto di vip… di personaggi importanti del mondo degli affari… della politica. Quel mondo da cui traeva sostegno al suo modo di vivere brillante e lussuoso.

La prima  domenica di dicembre mi aveva chiesto se ero disponibile a stare con lei in quella serata.

Perché no. Per me ogni sua richiesta diventava un ordine che eseguivo perentoriamente:

<È da me a cena un amico che non vedo da tanto. Hai voglia di stare con noi? Così supero le difficoltà di avere qualcosa da raccontare… È tanto che non ci si trova che non saprei proprio da dove cominciare.>

Era una sera che con Augusto avevamo programmato una buona dose di trombate. Non potevo però, deludere le aspettative di zia Marcella. Con lei, quasi sicuramente, dopo che l’ospite se ne fosse andato, avrei recuperato qualche godimento leccandole la figa. Per cui mi ero pure allestita in maniera provocante.

L’amico di zia Marcella

L’amico di zia Marcella aveva un nome buffo: Sigismondo. Era un dandy sulla cinquantina che si produceva in espressioni effemminate. Era gentilissimo ed era stata una cena veramente gradevole. Anche zia Marcella per la serata s’era messa al top. Un ampio decolleté metteva in luce la parte più affascinante del suo bel corpo: dopo il culo, le tette.

Un po’ prima del gelato Sigismondo e Marcella parlottano fra di loro. Gustato il gelato, zia Marcella mi fa segno di seguirla in cucina ad aiutarla per il caffè.

<Volevo dirti che il caffè lo prendiamo nel salotto. Dopo io mi ritirerò e ti lascerò sola con Sigismondo. So che lui ci terrebbe molto a far l’amore con te. A dire il vero, ci terrei anch’io. Ho così pensato che dopo il caffè io sparisco. Con lui potrai regolarti come più ti piace. Se gli direi di sì, ricordati che è come se lo dicesti a me e quando lui se ne sarà andato, tu mi raggiungerai nella mia stanza. E te la farò leccare fintanto che vorrai.>

Sapere che così avrei potuto farle un bel regalo mi aveva riempito di gioia. Le avevo dato un lungo bacio rassicurandola che li avrei accontentati tutti e due.

Io stessa avevo portato caffè e tazzine nel salotto

Nella via Lione i rintocchi dell’orologio di Palazzo si ricevono perfettamente.

I 12 della mezzanotte erano stati scanditi per la seconda volta quando Sigismondo aveva appena finito di rivestirsi, mi aveva affettuosamente salutato con due baci sulle guance. Se n’era andato.

Come d’accordo avevo raggiunto zia Marcella nella sua stanza. Stava sfogliando un fumetto:

<Deve essere stato un incontro molto intenso e partecipato. Almeno dal tempo che vi ha impegnati>.

<Se fossi stata vergine, non avrei corso alcun pericolo.>

Avevo risposto con un certo sarcasmo.

<Non hai l’aria appagata come quelle che ne fanno due e anche tre di seguito.>

< Se è per questo, cara zia, non ne ho fatta  neppure una.>

< Cosa è successo, bambina mia?>

< Ho fatto tutto quello che mi sentivo di fare: la puttana. Con scuse varie gliho mostrato tutto quello che pensavo volesse vedere. Lui se l’è cavata con un bacio sulla fronte. Ho sollevato la gonna. Sfilato gli slip. Lui mi parlava dei suoi studi esoterici. Praticamente gliel’ho messa innanzi al naso. Me l’ha accarezzata con tanta gentilezza che non l’ho neppure sentita sfiorare.

Sinceramente contavo che prendesse passione. Niente da fare. Neppure un bacio… Ha ricominciato con l’esoterismo. A un certo punto ha interrotto l’esposizione e mi ha chiesto, molto gentilmente se gli mostravo il buco del culo. Mi sono girata, piegata ho allargato le chiappe e sono rimasta così… In attesa che qualcosa succedesse.

Ed è successo.

Alla vista del mio culo, Sigismondo ha emesso un vibrato “Oooh! Proprio l’amore che piace a me” Si è calato gli indumenti. Mi ha inculata di santa ragione. Era agitatissimo… L’uccello gli è uscito dal culo tre– quattro Volte.… A un certo punto ha pensato di desistere l’ha sfilato e si è rivestito.

Non mi è piaciuto per niente. L’ho fatto solo perché tu ci tenevi tanto.>

< Povera bambina mia!… Devi sapere che Sigismondo è omosessuale ma anche molto ricco. Mi aveva chiesto di trovarle una ragazza dolce con cui poter fare la prova si è ancora sarebbe riuscito ad avere un rapporto con una femmina… Ho pensato a te perché so che sei tanto dolce e sicuramente non l’avresti maltrattato qualora avesse fallito. Lui mi aveva lasciato 300 € per te.… Normalmente io faccio fifty-fifty con le mie ragazze. Tu però stasera hai sofferto e questo si nota. Quindi ho deciso che i 300 € li do tutti a te.… Però adesso me la lecchi.>.

Gliela avevo leccata e intascato i 300 €. Quella sera era nata una nuova puttana.

Marcella, intanto, era diventata la Voce della Summa Tradizione. Visto la mia disponibilità con l’amico suo Sigismondo, aveva pensato bene di trarne profitto.

Far quattrini è sempre stata l’attività in cui più si è sempre ritrovata Marcella. Per cui si era messa ad organizzare i sabati sera dedicati alle Lei che si riconoscevano nella Summa Tradizione. Le domeniche sera erano invece dedicate a gruppi di Lui con analoghe proposte.

Devo dire che nei miei confronti era stata corretta. Mi aveva spiegato tutto: oneri, onori, doveri.

Praticamente la Summa Tradizione si sarebbe trasformata il sabato sera, per le Lei… La domenica sera per Lui in teatrini orgiastici condotti dalla sottoscritta assieme alla cugina Gianna.

Marcella in persona avrebbe dato il benvenuto agli ospiti… Avrebbe detto loro quello che avrebbero potuto pretendere dalle conduttrici e cosa no.

A me e Gianna, aveva ricordato, ogni volta, che non potevamo rifiutare i desideri delle e degli ospiti. Dovevamo, comunque, essere ligie al giuramento che avevamo fatto. Che ci saremmo trattenute dal trarre piacere o godimento nel corso di iniziative legate alla Summa Tradizione. Pena, per le nostre eventuali trasgressioni… il supplizio del fallo gigante in culo, comminato direttamente dalla Voce: zia Marcella. Questa imposizione, era quanto più mi dispiaceva.

Debbo dire che sovente, quando valutavo ne valesse la pena, allentavo i freni inibitori e, in camuffa mi gustavo qualche 69 o gagliarda scopata.

Sono sempre riuscita a far sì che anche Gianna non se ne accorgesse.>

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Ecco… Oramai con Genni ci siamo dette tutto.

Della sua storia, ora ne conosco ogni particolare. Posso mettermi subito a scriverla…

Prima, pertò, bisogna onorare gli accordi. Rispettare i patti.

Infatti, con Genni sono: il racconto a fronte di una notte di fuoco.

Solo sincere leccate e succhiate di figa tra noi due, potranno far dimenticare a Genni gli anni vissuti in stato di sottomissione.

Possiamo cominciare subito, pur se la notte non è ancora discesa. Tiriamo su la coperta. Abbracciate ci stimoliamo con un sorriso. Le nostre bocche si prendono….

… le lab bra… le lingue… le salive… le mani… le dita… le tette… le fighe… Le nostre fighe.

Noi, su quegli scalini di Palazzo Bartolini.

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