Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

L’approccio

Nota dell’Editore

Dal 2005 Flavia Marchetti pubblica i suoi testi con l’editore Enstooghard Ltd – København

Dedicato a una Pink Elena

Non so se ho fatto bene ad invitare per un aperitivo in casa quella bella ragazza – mai vista prima – che ho conosciuto al market vicino a casa. Avrà qualche anno più di me, un sorriso coinvolgente. Occhi da diavoletta.

La sbircio e m’intriga. Se ne accorge. Mi sorride accarezzandosi sopra la tetta destra: “Mi ha scoperto! – Penso tra me – ha capito che gliela succhierei volentieri.”

Faccio una verifica. Rispondo al sorriso palpandomi la tetta sinistra.

Siamo innanzi al Market. Sotto al portico, in fila. Distanziati e con mascherina. Ce le eravamo abbassate un attimo. Le ripristiniamo…

Si chiama Elena. Ha un fisico della Madonna. È simpatica. Ha verve.

Iniziamo un dialogo. È venuta ad abitare qui vicino da poco: una settimana.

Sono emozionata. <Tra mezz’ora sono da te> Sono già passati 35 minuti e non è ancora qui..:

Eccola! Solo un quarto d’ora di ritardo, come si addice a una bella donna. Ed è anche una donna decisa: appena richiudo la porta, mi spinge contro questa e mi riempie la bocca della sua lingua. Più un’approfondita esplorazione dei seni: <L’avrei fatto volentieri anche nella toilette del Market, ma tu ragionevolmente mi hai invitata qui – si scusa – Mi è piaciuto tanto far la spesa con te.>

Nella cucinetta mi metto a preparare il Moscow Mule

Le mi è dietro. Non perde occasione per una carezza. Qualche palpata ai glutei. Apprezzo e ci scappa un altro lingua-in-bocca. Questa volta l’iniziativa è mia: contro la tavola e con una mano sotto la gonna. Anche se non raggiungo mete significative: constato solo che porta autoreggenti e che ha gambe lunghe e non magre.

Un brindisi e ci sfioriamo ancora con le labbra. Lei mi fa <Wow!…Che buon profumo! Cos’hai messo?>

Io, coglionescamente: <vodka e ginger beer.>

Lei, col suo bel sorriso:<Ma no… Il buon profumo che hai addosso.>

<Mi hai confuso… Eau de Gerlaine>

<Mmmm!>

Colgo l’attimo e con un guizzo sono sulle sue labbra con la bocca: <Adesso tu chiudi gli occhi per odorarlo bene… Ecco… Così dovresti percepirlo meglio>

<Sì, così è decisamente meglio… Poi?>

Metto fuori la punta della lingua e percorro le sue labbra da un capo all’altro per tre volte. Hanno un sapore leggermente salato. Le accarezzo i capelli. Tengo il suo volto fermo sulla mia bocca.

<Mi piace il tocco delle tue labbra sulle mie… Mi piace anche  quel loro sapore un po’ salato.>

Allargo le labbra… la stringo. Sento il calore del suo corpo contro i capezzoli. Non ho messo il reggiseno. Il suo respiro si fa più profondo. Non entro con la lingua nella bocca. Sono attratta dal suo collo. Sposto su questo labbra e lingua.

<Mi fai venire brividi… La voglia cresce… Dietro l’orecchio…poi!>

I miei capezzoli sono impietriti. Glielo dico.

<Che voglia di toccarli!>

<Trasmettono la tua vogli ai miei seni>

<Dai… Che bello! Vuol dire che tra noi c’è connessione…>

Mi sfilo la t-shirt e appoggio una tetta alle sue labbra

<Mmmmmm! Coa’hai sotto sotto i calzoni della tuta?>

<Nulla… È forse troppo? >

<Stringimi a te! Baciami!>

<Non vedevo l’ora.>

<Anche a me è montata una voglia frenetica.>

Le sue labbra danzano con le mie…la lingua si unisce alla sua. Dialogano Si inebriano delle reciproche salive.

<Ne ho una voglia matta!>

<Dio… quanto mi piaci!>

<Anche tu mi piaci molto… Dammi i seni!>

Si abbassa per baciarli. Glieli sfrego sul volto… Affonda tutto il viso tra questi. Sento che la sua lingua è già in movimento sotto l’attaccatura inferiore delle tette.

<Hai quel buon odore di femmina porca…>

Sento che si sta eccitando. Cerco di ingigantire la sua voglia.

<Ti farò impazzire>

<Sii…per favore>

<Scopri le cosce. Ti faccio urlare>

<Sono tua!>

Mi accanisco con la lingua sotto l’ascella, godendo del forte afrore che si conserva: <Mmmm!> Scendo fin sotto la tetta…

<Sì…sono sempre più vogliosa di te!> al centro del seno faccio risalire lentamente la lingua. Il piacere ha trasformato in pelle d’oca la liscia pelle della tetta: si è fatta ruvida, più aggressiva. La lingua si riscalda a questa reazione del piacere. Procede su questa al rallentatore zigzagando arriva completamente aperta a leccare golosamente l’aureola del capezzolo.

<Stupendo!> Esclama Elena, già dentro l’orbita del piacere. Svela come aveva percepito e quel che si attendeva da questo casuale incontro al Market.

<Cazzo bambina…! Io che m’illudevo d’aver concupito una verginella in fatto di arti saffiche… Ne sai una più di me, che mi considero più porca d’una troia…Voglio che la tua lingua sì intrecci con la mia… Che si rincorrano verso un bacio profondo, intenso!!!> Sembra impazzire dalla gioia di aver trovato una più porca di lei ma con le sembianze di un’ingenua ragazzina.

I baci di prima non contano al confronto del lingua-in-bocca, che quelle parole suscitano.

Ha un buon sapore la sua bocca: leggermente salata. Un po’ più delle labbra. La esploro. La punta della lingua ne saggia accuratamente ogni componente. Lei fa altrettanto nella mia. Le salive si fondono. Sottili fili di queste ci mantengono legate anche quando le labbra si aprono per prender fiato

<Succhiami la lingua!> È quasi un ordine. Mi dispiace: Dare ordini non è nello stile del mio amoreggiare. Oltretutto, questa femmina, esibisce una presenza altezzosa, determinata, forte. Penso che dovrei prepararmi a gestire un suo imperio che mi asservirà alla sua libidine. È quello che vorrei succedesse al più presto.

Lei, al contrario, si dimostra di un’arrendevolezza sconcertante: sta innanzi a me con un sorriso dolcissimo, invitandomi a mettere in atto quanto mi aspetto da lei:

<A Te, tutto ciò che vuoi…>

Ho la bocca sul suo collo. La sento fremere. Mi faccio coraggio. Interpreto quel ruolo verso il quale lei mi sta spingendo.

Tolgo la lingua dai profumi del suo decolté e: <…la vado a mettere dove sicuramente ti piacerà di più. – e do seguito, all’ordine preciso – Sdraiati qui sul divano> Lei si adagia allungando le belle gambe. Io, ho scoperto il piacere del dominio, così le ordino: <Allarga le cosce> Lei esegue.

E ancora: <Sfila lo slip!>

Obbedisce con entusiasmo: <Sì….> Sospira profondamente. Mi tolgo i calzoni. Addossonon ho altro.

Il mio corpo nudo l’entusiasma. Riprende lei in pugno la situazione: <Dai… Vienmi sopra… Pelle contro pelle!>

Voglio stupirla: prima di montarle sopra, mi apro la figa davanti al suo viso.

Balbetta: <È una visione stupenda!>

Appoggio la figa alla sua: <Meraviglioso. Mi stai eccitando al massimo!>

Premo il monte di Venere sul suo. Mi allungo sul suo corpo. Sentirlo così appiccicato al mio, sento il piacere dilagare in me. È meraviglioso!

Siamo proprio nude. Eccitate. Unite nel piacere. Abbiamo le fighe fradice. Se baciandoci ci scambiamo le salive, strusciandoci le fighe, ci passiamo i succhi.

<Voglio leccare e baciare ogni lembo del tuo corpo.> anela Elena.

Torna quella simpatica competizione che si è instaurata tra di noi: <Fammela leccare prima tu.>

Non fatico molto a spuntarla: <Oh siii!… Ho già brividi… e capezzoli duri!> Mi sorride amorevolmente.

Il piacere non può attendere! L’incalzo: <Dai... Sfrega a tutta birra, lì sopra dove nascondi la clitoride… Io te la lecco da sotto.>

Ha allargato le cosce al massimo. Intanto, fa veloci carezze alla parte superiore dell’erotica fessura: <Sì… dai…ne ho tanta voglia!> Quel fiore si apre schiumeggiando.

Assaporo con la punta della lingua. È un sapore che conosco, ma questo mi sembra eccellente. Ne ingoio qualche stilla e stuzzico le grandi labbra

Geme: <Che brava la tua lingua>

Sobbalza ripetutamente e per un momento perdo il contatto con quel paradiso. Bestemmio!

È un attimo in cui l’occhio cattura tutto lo splendore di questa figa: spalancata e palpitante.

Un attimo in cui le sue sfumature di rosa mi incantano. Tra queste, individuo la deliziosa immagine della clitoride. La rincorro, penetrando nella figa con la lingua…

Mi dice che, brividi scorrazzano per tutto il tuo corpo… Diventa esigente: <Scopami con la lingua!>

L’assecondo. Come fosse un cazzo la spingo in lei, dentro-fuori dentro-fuori: otto – dieci volte. In tutta velocità.

<Sì…Così… Così!> Intanto cola… Cola come una fontana!

Sono presa anch’io. Voglio esagerare: lo rifaccio molto più veloce coinvolgendo la clitoride.

Si agita platealmente.

<La penetro con due dita?> Sento che vuole di più.

<Oh sì…> e agevola la mia azione alzando le cosce, spingendole in su. Tenendo sollevato il bacino. Vado sicura in lei con la lingua sulla clitoride e le due dita sotto che la scopano.

Il piacere, sempre più intenso, le fa emettere un urlo… Insisto. Sento che sta venendo e mi metto a succhiare e leccare senza freno.

<Continua..Non fermarti… Mi piace tantissimo.>

La tensione è altissima: lecco e succhio a ripetizione. Lei è tutto un dimenarsi…: inarca la schiena… rotea e sussulta col bacino… Tiene la testa premuta contro la figa.

Stacco un attimo la bocca dalla saporosa figa e le bacio dolcemente il ventre, in questo momento teso, dopo aver scaricato l’ennesimo orgasmo. Mi torna il sapore di cui mi sono abbeverata: <Gli schizzi che la tua figa spruzza, sanno di mandorla?> le dico.

Mi tiro su e la bacio.

Dalla mia bocca, percepisce che il sapore è proprio quello. Ride divertita.

È bello quando lo fa. S’illumina: Mi torna voglia della sua figa.

Scateno un ditalino. La bacio. Si stringe forte a me.

Il suo sguardo è passione. Pura: <Se vai così… Non smetto più di venire… Più porca di così, una bocca non può essere… L’adoro!>

Rimetto in gioco la lingua.

Le mani, intanto, si sono insinuate sotto le chiappe. Ho il bacino allo stesso livello della mia bocca. Scateno la lingua sul perineo. Lo stuzzico.

<Sììì!>

Torna a scuotersi tutta.

Tra figa e culo il tratto è breve. So bene cosa si prova se c’è chi sa come trattarlo: una fucina di sensazioni!So come deliziarlo. Lo faccio con passione.

<Un lago…> mi conferma Elena.

Vado oltre: <Se ti metto il pollice in culo…Ti piace?>

<Moltissimo.>

Distanzia le natiche. Il foro si dilata. Si offre.

Il pollice vi scivola dentro. Esploro il soffice ambiente girando più volte il dito.

<Mamma mia… il piacere mi sta sbronzando!>

<Tolgo dito… metto lingua.>

Il cambio è gradito, assai: <Oh mamma… sì!>

L’inculo tante volte con la lingua.

<Ancora!>

Ripeto… Poi lei si svincola da sotto. Corre in bagno.

Mi restano per compagnia i suoi più intimi sapori.

Elena riappare sorridente. Nell’espressione beata, il segno dei diversi orgasmi che le ho regalato.

Nella sua permanenza nel bagno, ha messo in atto una simpatica burla.

Elena ha il ventre perfettamente depilato. Per cui osservare lo spacchetto che si apre sotto il monte di Venere ci restituisce due procaci labbra.

Ebbene, Elena, nel suo passaggio in bagno ha trovato un rossetto con cui ha voluto scherzosamente dipingere tutte le labbra del suo corpo

<Quanto sei bella! – non riesco a non dirglielo, assieme a – Voglio la tua lingua in bocca> e tengo le cosce aperte.

Mi eccita tantissimo sentire la sua buona saliva mentre con le mani le sfioro la parte interna delle cosce. Dal ginocchio, arrivo al suo bellissimo triangolino di pelo… Alla lingua il compito di scoparle la bocca.

Lei mi passa le mani sui fianchi. Sale ancora. mi tocca il seno dall’esterno… Me lo palpa. La cosa la diverte: <Sììììì… le tette… sììììì!>. Improvvisamente cambia obiettivo: mi succhia il collo… ci ripensa. Torna alle tette: <Mi piacciono le tue tette>

L’incoraggio: <Succhiamele!>

<È un piacere! Lo faccio con voracità. Sono ingorda di tette!>

E mi mordicchia un capezzolo. L’altro lo stritola tra le dita.

Non sto con le mani in mano e le metto due dita nella figa: <Se vuoi la terza, baciami e mugugna>

<Oh sììì, certo che la voglio!>

Metto il terzo dito e le faccio frullare dentro: <Dovresti godere di più.>

<Mmmmm>

Continua a palparmi le tette: Noto che questo l’eccita tantissimo.

E… sto godendo anch’io… Tra un attimo vengo!

Mi affido completamente a lei: <Amore!>

<Amore, sì… Voglio che godi… Voglio leccartela e succhiartela.>

L’eccitazione è grande e ci sta sballottando qua e là.

<Succhia amore… chiavami…. Così… così! Hai capito tutto… Succhia la tetta… Chiavami con le dita. Sei bravissima!… Così più veloce!>

<Vengo… Tesoro! Dai… vieni con me… – muovo anch’io più veloce le dita nella sua. – Partiamo?>

Mi stringi

Urlo il mio piacere <Ci sooonooo! – la incito – Dai, vieni… Vieni!>

E decolla: <ahhhhh! Sììì… Sììì amore! Che belloSei stata fantastica – echeggia il suo urlo – vengoooooo>

E,….. i ruoli si invertono.

Elena…  risorgendo dal suo, mi accompagna con entusiasmo e passione al mio:

<Vieni vieni… Voglio che tu goda come una matta.>

<Ecco amore… Ti squirto in mano!>

Gli orgasmi si rincorrono… incrociano con tanto entusiasmo

<Sì… lavami la mano… Voglio guardarti mentre vieni… I tuoi occhi, le tue labbra contro le mie… Le tue tette contro le mie… – Siamo ambedue sudatissime e scatenate – Fammi leccare le dita… Tieni le mie dita nella tua bocca, Amore.>

…………………………………….

…………………………………….

È un bacio quello che fa decantare ogni eccitazione. Stiamo calmandoci.

<Sei una strega>.

<Una strega, io?>

<Sì, la mia strega!>

Si scherza tra baci e qualche pizzicotto qua e là. Palpatine, carezze, coccole.

<Mi hai conosciuta oggi … e già vuoi che sia la tua strega! Mi piace esserlo per te. – Un profondo sospiro – Lo sai che sei fantastica!>

<Dove vai?>

Si è sfilata da sotto di me

<Anche le streghe pisciano>

<Vai da sola?>

<Hai delle idee?>

<Oh sì. Vorrei lavartela.>

<Non sei stanca della mia figa>

Ci penso un po’… Le rispondo risoluta, con un largo sorriso <Della tua figa non posso più stancarmi.>

Per mano ci avviamo al bagno.

Lei sul water, io sul bidet ci raccontiamo di noi. Le parlo di Simo, Oscar e anche Milly. Il nostro scopare tutti assieme, che ci tiene in buona armonia.

Poi, lei sul bidet e io che gliela lavo con passione. Intanto, mestamente, mi dice del suo convivente che sfruttando un antico ricatto, la tiene in stato di sottomissione impedendole di godere pienamente della sua omosessualità.

<Se mi vedesse ora, con la figa tra le tue mani mi riempirebbe di botte. Secondo lui il mio desiderio di femmine è solo un vizio passeggero, suscitato da amiche altrettanto viziose. Lui mi vuol far capire quanto sia deviata la mia mente. La riporterà nella giusta dimensione. – Mi guarda con gli occhi pieni di angoscia e inizia ad elencare le vessazioni a cui la sottopone. Tra cui quella di lasciarla uscire sola unicamente per far la spesa.

<Come hai fatto a ritagliarti questo nostro approccio?>

Elena, a cui sto deliziando la figa con l’acqua tiepida, muta improvvisamente espressione. Si rabbuia. Mi abbraccia con disperazione. Scoppia in lacrime. Racconta la sua drammatica vicissitudine:

<Come sempre torno a casa entro l’ora che lui mi concede per la spesa. Lui è nello studio che briga tra le sue cartacce… Riempio il frigo e mi metto a stirare. Intanto penso a come onorare il tuo invito. L’unica scusa che posso invocare è un appuntamento con la ginecologa che ha l’ambulatorio in questo stesso palazzo. Se non ci avessi provato mi sarei sentita una merda. Mi dirigo allo studio… Lui sta telefonando… La porta dello studio si apre alle sue spalle… Mi accorgo di essermi portato dietro inconsapevolmente il ferro da stiro. Quasi un volere del destino. Il ragionamento è fulmineo… Innanzi agli occhi il suo cranio. Nella mano destra il pesante oggetto, oltretutto rovente… Scaraventarglielo sulla testa finché non lo vedo accasciato, è solo un piacere…   “Cazzo, l’ho ucciso!” Una provvidenziale scarica di adrenalina mi aiuta a mettere fuori uso il telefono… prendergli dal portafogli il bancomat… staccare la corrente elettrica… Chiudere dietro di me la porta di quell’inferno… Poi la gioia del tuo corpo mi ha fatto dimenticare tutto…>

Pur se so che è un’assassina, non posso che abbracciarla. <Adesso che farai?>

<Lina, è una mia innamorata che vive sola. Mi rifugerò da lei. Quando si potrà mi trasferirò nella casa che sempre lei ha sul Lago Maggiore. Qui cercherò di rifarmi una vita, magari cambiando identità. Lina è molto ricca e mi vuole molto bene… Ti spiace se la chiamo al telefono?>

<Dovrai mangiare qualcosa. È quasi mezzogiorno… Vuoi restare a pranzo con me? Non ho mai pranzato con un’omicida.>

<Pluriomicida, vorrei precisare.>

<Perché quanti ne hai uccisi a colpi di ferro da stiro, stamattina?>

<Stamattina uno solo. Ma, Lui era l’avvocato Manuel Bugetti: 22 anni fa – avevo 19 anni – mi ha fatto assolvere dall’accusa di aver ucciso mio padre: mi aveva violentato quando avevo 15 anni e continuava ad insidiarmi. L’avvocato però conosceva un dettaglio che se saltasse fuori, anche oggi, mi farebbe invecchiare in galera. Da allora mi ha ricattato e, anche lui, violentato… riducendomi in una sorta di dorata schiavitù…. Non poteva finire che così.>

Mangiamo in tutta serenità parlando molto dei nostri orgasmi che sarà difficile ripetere.

Sulla soglia:

<Ciao Elena>

<Ciao Flà>

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