Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Intermezzo

Flavia dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard, del dr.Hans Stortoghårdt, in Borgergade 9, 1300 København

Qui, a lenzuola ancora calde, giro questo estratto dal mio diario che svela senza falsi pudori gli elettrizzanti momenti che mi hanno coinvolta a margine del Letterature Érotique Prix “Saffo” XXV

Le petit déjeuner dell’Hôtel Du grand Lac è a dir poco maestoso. Servito poi sulla veranda, al cospetto di quella calma del lago che le possenti montagne vigilano, rendono difficile il mio distacco da queste contrade, dove il successo mi si è rivelato in forma di sobria eleganza.

Sfoglio i giornali che Pietro mi ha portato e sono invasa da una sorta di eccitazione appena mi passano innanzi agli occhi i titoli degli articoli che recensiscono il mio libro. “Le Matin”, addirittura mi dedica un quarto di pagina e mi definisce ‘Regina di voluttà’. L’articolo è un insieme di menzogne cucite ad arte da Vanessa, mentre io stringevo mani al buffet in mio onore.

Vanessa è stata molto brava a curare i rapporti con la stampa.

Finito il primo nutrimento salgo in camera sua per ringraziarla. Pietro mi ha appena detto che si stava svegliando mentre lui usciva.

Il caffè espresso a Losanna è veramente schifoso. Lo bevo contraendo i muscoli del viso e mi avvio verso la camera di Vanessa.

La porta non è chiusa. Entro. Dallo scrosciare dell’acqua capisco che è sotto la doccia. A voce alta le faccio sapere che sono nella sua stanza. Un momento dopo esce dal bagno completamente nuda. È una bella figliuola. Qualche anno in meno dei miei: «Con quello che scrivi non ti scandalizzi di certo se mi vesto innanzi a te»

«Sei belloccia forte – le faccio un complimento – Volevo solo ringraziarti per il bel lavoro che hai fatto con la stampa» Faccio un passo verso di lei e le do un bacio sulla guancia. Lei si gira di scatto appoggia le sue labbra sulle mie e mi infila la lingua in bocca. La lascio fare tutto quello che le passa per la mente. Mi piace la sua bocca. Ha un buon sapore. Ci stringiamo l’un l’altra molto spontaneamente senza troppa teatralità.

Lei si dà da fare con i ganci e bottoni dei miei abiti e un attimo dopo siamo un groviglio sul letto.

Pietro è andato a portare alcune copie del libro all’Association de la Press. Quando torna ci trova al bar. Lui dice qualche gentilezza «l’Hotel dovrebbe pagarvi per tenervi qui in bella mostra. Siete meravigliose e ordina un Pernod. Vanessa gli stampa un bacio s’una guancia – Tu, poi – rivolto a Vanessa – hai un’aria sorniona e frizzante…»

«Come lo champagne che mi hai fatto bere stanotte per potermi concupire. Ti sei scatenato al limite della volgarità… Però è venuto bene – L’avrebbe sicuramente ribaciato ma era arrivata la ragazza con il suo Pernod. – Gli succede ogni volta che una presentazione ha successo. Sono certa che se non ci fossi stata io avrebbe tentato con te»

Uno sguardo da cima a fondo… e: «Sarei capitolata anch’io – poi come per scusarmi – in fondo il peccato è il nostro pane»

«Ah sì, – replica Vanessa – il mestiere che facciamo e le storie che leggiamo e aggiustiamo ci introducono in un mondo dove la trasgressione è normalità. – Poi di punto in bianco – Sai Pietro che Flavia, stamattina dopo aver letto i giornali, ha avuto la delicatezza di salire in camera da me per ringraziarmi del lavoro svolto con la stampa. Che cara!»

«Peccato che non c’ero più io altrimenti avremmo potuto organizzare un qualcosa a tre» e tutti a ridere ordinando un secondo giro di aperitivi. Poi iniziamo a preparare il ritorno.

A Milano Vanessa ci lascia. E Pietro insiste per accompagnarmi fin sotto le Due Torri. Offre l’editore. Meraviglioso! Un comodo Mercedes con un bel autista. Cosa voglio di più!

Il traffico è scorrevole. Il Mercedes fila liscio attorno ai 140.

Con Pietro si parla di libri, di altri autori, di altre presentazioni che lui e Vanessa hanno curato. Loro due vivono assieme quasi da due anni, si sono già lasciati un paio di volte ma poi sono sempre tornati assieme. Ognuno senza l’altro non riesce a stare.

«A letto stiamo troppo bene assieme» Mi confida e distrattamente appoggia la mano destra sul mio ginocchio. Lo accarezza. Un brivido irrompe lungo tutta la mia schiena. Mi concentro su quell’intensa sensazione e perdo qualche passaggio del suo racconto. Ammutolisco. Siamo più o meno nei pressi dell’uscita di Piacenza. L’auto rallenta. Mi sussurra qualcosa e torna ad accarezzarmi il ginocchio. Indugia su di esso. Va un po’ oltre e la sua mano fa una leggera pressione sulla coscia. Gli sorrido. Questa volta non è più un brivido ma un fremito nel vero senso della parola e qualcosa incomincia a muoversi in fondo al mio ventre. Ha le mani delicate, il ragazzo. Sento una vampata di calore avvolgermi dal seno in su. Anche a lui deve succedere qualcosa del genere: allenta il nodo della cravatta. Rallenta la velocità e mentre imbocca la corsia per l’uscita: «Un caffè non guasta, vero?»

«Direi proprio di sì»

Cinquanta metri fuori dal casello c’è un bar locanda: «Ti può piacere qui?»

«La compagnia è buona, se il caffè è adeguato… » Provo anch’io a lanciare un messaggio ma esce dalla mia bocca in maniera disordinato. Per meglio dire, avere quel bel giovane accanto mi confonde. Mi rende insicura. Cosa che non ho provato nel raccontare quello che ho scritto, colmo di fighe e cazzi, a una platea piena di magnati svizzeri con relative signore.

Pietro mi fa parlare di me. Di Flavia conosce solo quello che gli ho inviato per la retro–copertina e la stampa. Ora sa che non ho legami sentimentali. Vivo per conto mio. Ho due adorabili genitori ancora in giovane età. A loro per questo mio viaggio ho affidato il gatto: «Cinque anni, nero e, poveretto, castrato»

Non stacca lo sguardo dai miei occhi: «Li hai verdi» e con un braccio sulle spalle fa per avvicinarmi a lui. Mi lascio condurre. A cinque centimetri dalle sue labbra mi lascio incantare dalla ragnatela di ghirigori che natura ha disegnato su di esse. Fra un attimo ne gusterò il sapore e l’emozione sarà sicuramente intensa. Già nel mio sottobosco sento qualcosa che si sta distillando.

Ahimè tutto ciò non può compirsi: una famigliola con due chiassosi marmocchi fa il suo ingresso nel locale guastando l’intima atmosfera stabilitasi con l’assenza della barista, impegnata a mettere ordine alla cassa. Pietro la raggiunge. Paga. Confabulano. Lei annuisce e gli rende del resto assieme a un oggetto che non riesco ad individuare.

Torna a me, mi prende per mano e mi conduce verso una porticina in fondo al locale. Mi guarda un po’ beffardo: «È solo al primo piano. La ragazza dice che ha il miglior panorama. Non credo abbia una grande importanza» Mi mostra la chiave della stanza numero quindici.

Chi me lo fa fare di fingere resistenza? Lo seguo.

Mi infilo nel bagno. Un po’ per rinfrescarmi. Un pò per ragionare su quanto mettere in campo di me stessa in questa avventura. Decido di uscire senza nulla addosso.

Toh? Anche Pietro è già come mamma l’ha fatto. E a dire il vero l’ha veramente fatto bene.

Ci guardiamo, io mimando una certa severità. Una sonora risata dà inizio al nostro match e ci abbracciamo convinti e ben eccitati.

È dotato di tutti gli attributi e i comfort che una bella donna si deve aspettare da un bell’uomo. E ci sa fare. Glielo sussurro fra un sospiro e l’altro: «Cazzo se ci dai!» mentre veleggio verso il settimo cielo. Lui non risponde.

Quando lo fa ne abbiamo già fatte due e sente il bisogno di giustificarsi sia pure con finta modestia: «Chiunque abbia letto tutto quello che ho dovuto leggere io per lavoro sull’argomento, ha tutti gli strumenti per fare una buona figura. In unione poi con una meravigliosa partner come sei tu, oltretutto colma di fantasia, potrebbe ambire a una scoppiettante seconda e piacendo anche alla terza. Che ne dici per quest’ultima?»

«Se per te sono tre, per me diventano cinque, se aggiungo quello che sai fare con bocca e mani» e sono andata a rinfrescarmi con l’acqua fredda. Poi via, ancora fra le sue braccia.

Usciamo dalla locanda che c’è ancora la luce del giorno.

«Verso le nove dovremmo essere sotto casa tua» E ci dà con l’acceleratore. Mi addosso al suo fianco e provo a rilassarmi. Non ce la faccio. È stata una giornata non priva di sensazioni. Vanessa di primo mattino e adesso lui. Allungo un braccio e gli accarezzo la patta dei calzoni. Sotto sento che c’è qualcosa ma non certo quello che ho sentito dentro di me. Lui però è sincero: «Se vuoi puoi slacciare i due bottoni. Ma non sperare di trovare quello che hai trovato poc’anzi. Ne subiresti una grossa delusione» Mi rassegno e mi permetto una piccola provocazione.

«Adesso, dopo che abbiamo fatto compulsivamente, per più di due ore, all’amore, non ti senti un po’ in colpa con Vanessa?»

Si mette a ridere il baldo giovane e ne approfitta per allungare una mano fra le mie cosce toccandomela. Mi fa ancora piacere sentire qualcosa di lui in me. E mi risponde: «con Vanessa siamo reciprocamente molto sinceri soprattutto per quello che facciamo al di fuori della coppia. Per ognuno di noi sapere che l’altro sta godendo o ha goduto è motivo di gioia. Prima di partire Le ho detto che nel viaggio avrei cercato di trombarti perché è tre giorni che solo a guardarti mi si erige» Distoglie lo sguardo dalla strada e mi punta per un attimo con un serafico sorriso. Capisco che sa già quello che fra me e lei si è consumato stamattina. Non voglio che sia lui a dirmelo e così: «Hai una ragazza che è un portento sia nuda che in abito da sera. Si. Ho fatto all’amore con lei questa mattina. Ha iniziato lei, ma io non volevo più smettere. Mi ha dovuto cacciare dal letto. E anche adesso dopo quello che abbiamo fatto io e te mi rinfilerei subito in un letto con Vanessa» Lui fa per ritrarre la mano che è fra le mie cosce: «No!» voglio che la lasci. Lui fa quello che gli pare e la toglie.

Siamo quasi a Bologna e c’è una trafficata area di servizio, Pietro sterza e s’infila lì parcheggiando fra decine di auto. Preme qualche bottone e slaccia la cintura di sicurezza. Sento lo schienale del sedile abbassarsi sotto la schiena. Ora sono pressoché sdraiata pur se ancora attaccata alla cintura di sicurezza. La mano di Pietro la sento tornata sulla figa. Mi sta baciando. Qua e là, sul cruscotto qualche lucetta pulsa. Non ho più gli slip. Alla locanda li ho messi nella borsetta e sono rimasta così a culo nudo. Preveggenza?

Le dita di Pietro sanno quel che devono fare e lo stanno facendo. In me aumenta il languore e la voluttà. Mi agito sotto il ritmo impresso da quelle nocche e falangi. Esplodo mentre farfuglio qualcosa di sconclusionato al mio abile masturbatore. Sono sudata, sgualcita e sfinita e secondo me lo è anche Pietro: «Dormi con me stanotte?»

Subito mi dice no. Insisto e insisto ancora. Accetta di mangiare con me alla trattoria sotto casa mia.

Qui chiama Vanessa e con lei inizia una lunga conversazione. Io, vado a vedere cosa bolle in pentola. Torno che sta concludendo la telefonata con: “Sarò a casa attorno alle due” prima che chiuda mi faccio passare Vanessa. «Ciao Vany siamo arrivati ora…»

«Sì, mi ha detto Pietro che avete fatto un buon viaggio con una bella tripletta alla Locanda dell’Amore»

Rimango di sasso. A questo punto non ho più remore e le faccio i miei complimenti per le virtù del suo fidanzato. Lei ne è orgogliosa e mi ringrazia per averlo fatto godere così come lui le ha appena dettagliato. E mi ringrazia anche per la bella mattinata che abbiamo trascorso assieme: «Chissà quando potremo ripeterla. Mettiti d’accordo con Pietro per quando lui dovrà venire a Bologna, ci capita spesso. Io lo precederò di una mezza giornata così potremmo stare io e te in tutta tranquillità. Se poi vogliamo scoprire qualcosa di più restiamo tutti e due da te per la notte. E vedrai quanti spunti per le tue storie ti troverai dopo» Anche Vanessa ha al suo attivo alcune pubblicazioni e un importante premio. Pietro invece si occupa soltanto di management. Comunque tutt’e due attorno e dentro alla letteratura erotica.

Proprio questa notte non mi va di passarla sola. Mi viene un’idea e la espongo a Vanessa. Pietro è alla toilette e posso parlare liberamente: «Ripassami il ‘macho’»

Rifaccio una puntata in cucina e ordino lasagnette e cotoletta alla bolognese. Un buon barbera dovrebbe dare calore alla nottata.

«Vi siete coalizzate contro di me, ingorde maliarde. Mi arrendo. Placherò le tue più recondite brame. Cosa mi hai ordinato?» mi bacia platealmente con ardore. I signori Zacconi, titolari della trattoria, fingono di avere gli sguardi orientati altrove.

«Lasagnette, cotoletta alla bolognese e barbera piemontese. Vanessa?»

«Le hai dato l’occasione per farsi far compagni da Lola, la sua amica del cuore»

Il vigore che ancora lo anima non ha nulla a che fare con il buon giorno mascolino. È realtà. Ci prova anche lì sotto la doccia. È stata una notte di fuochi d’artificio. Non ce la faccio. Peccato. Mi libero da un abbraccio e inizio a rivestirmi.

«E così hai terminato anche l’ultimo capitolo dei racconti con Sylvie. Sabato ti mando Vanessa così potete darci un’occhiata assieme. Sarei per presentarlo al Côte d’Azur di Nizza a giugno. Io sabato sarò a Firenze ma vi raggiungo a sera»

Siamo all’Impero per la colazione. Sono distrutta. Ogni giuntura che muovo rilascia un piccolo dolore «Mi hai massacrata»

«Ingorda! L’hai voluta tu» mi bacia con affetto. Sia alza e va al banco. Torna con un bicchiere di seltz e un’aspirina: «Questa ti farà bene» Un altro piccolo gesto d’affetto e se ne va.

©FlaviaMarchetti-2019

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