Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

il Bocchino alla Bolognese

I personaggi:

L’Autrice

FLAVIA MARCHETTI
Scrittrice di bella presenza

Grazie all’Ingegniere Giuseppe mi è venuta voglia di raccontarvi questa storia della mia adolescenza. Lui mi ha stimolata anche ad approfondire storicamente l’argomento

Non faccio in tempo a ricoprirmi con il lenzuolo che mamma è nella stanza. Vede che me la sto menando di santa ragione.

Non è un problema. Con mamma ci diciamo tutto. Ci si parla in ambedue i sensi: io a lei. Lei a me. Lei sa che sono già alcuni anni che me la trastullo con l’amica del cuore. Io che quando la sento canticchiare My funny Valantine, le domando: <Te l’ha leccata papà?> Il suo sorriso è eloquente.

Mamma si siede sul letto. Con il lenzuolo mi asciuga la mano impiastricciata e me la tiene tra le sue.

È dolcissima! Ah, Se non fosse la mia mamma…

<Ne hai sempre voglia, vero?>

<Ti capisco. È l’età. È successo anche a me. Ma forse avevo un paio d’anni in più>

Io farò quindici anni a maggio.

<È da una settimana che mi succede… Da quando Michele ha voluto che toccassi il suo pisello.>.

<Non mi hai mica raccontato niente…> Il suo sguardo si fa severo. Ma mamma finisce sempre per essere indulgente con me…

<Non siamo più le amiche che si dicono tutto?>

<Scusa mamma, ma è una situazione ancora tutta in evoluzione… Non ci ho ancora capito niente. Eravamo ai Giardini di Villa Spada e lui ha dovuto fare pipì. È andato dietro un cespuglio e mi ha chiesto se volessi guardarlo farla. Sono stata io a volerglielo reggere mentre la faceva. Dopo, ho voluto sgocciolarglielo per gioco. Lui mi ha fatto vedere come si fa le seghe. Gliene ho fatta una e lui mi ha baciato le titte. Proprio come fa sempre Manuela. Che però mi fa anche un ditalino. Gliel’ho detto e lui ha fatto la stessa cosa. Mi è piaciuto veramente tanto… Sono bravi anche i maschietti a fare i ditalini!>

<E vi siete fermati lì?>

Decisamente a mamma non posso nascondere nulla:

<Beh, ha voluto fare come voi, quando fate l’amore.>

<Vuoi dire che te l’ha messo ?…>

Un po’ mi vergogno a raccontarglielo ma so che glielo debbo dire:

<È un ragazzo molto gentile Michele… Mi ha fatto appoggiare a un albero… mi ha sollevato la veste e ha messo il pisello tra le cosce. “Adesso ti chiavo.” Ha detto. E s’è messo a fare come tu mi hai detto che papà fa con te… Tra le cosce il pisello l’ho sentito bollente. Quel vai e vieni appena sotto la mutandina mi e anche piaciuto e qualche goccia di pipì mi è scappata. Poi lui ha cominciato a dire “Sborrro, sborro, sborro.” E mi son ritrovata tutta impataccata tra le cosce…>

<Non te l’ha messo nella fighetta, allora?>

<No mamma. Sono sempre vergine… Prima mi aveva fatto quel bel ditalino… ma sono sempre vergine.>

Vedo mamma tirare un sospiro di sollievo. Mi dà un bacio. Mi fa una carezza allo spacchetto della Figa e mi chiede:

<Hai dato qualche bacino al pisello di Michele?>

<No mamma. Michele me l’ha chiesto. Ma era ancora così impataccato dalla sborrata che non l’ho voluto in bocca.>

A mamma scappa da ridere e:

<Raggiungimi in cucina. Credo sia ora che ti spieghi qualcosa.>

Mamma è giornalista e il suo cavallo di battaglia è la tradizione della nostra Città

Mentre armeggia tra casseruole e fornelli prende alla larga l’argomento di cui mi vuole parlare.

Cita le case d’appuntamento chiuse nel lontano 1958 e mi illustra le più nobili famiglie di Bologna. Del XX secolo… e del XIX. Però mamma va ancora indietro ….Anche se fa una citazione ad una importante vicenda storica dell’800 che coinvolgerebbe Napoleone III, Cavour e la contessa di Castiglione… Mamma passa al XVIII secolo… al 1 aprile 1796. È da questa specifica storica serata che mamma vuole partire.

Nella elegante magione del conte Fantuzzi, nel cuore di Bologna, si tiene una cena in onore del generale Sigmund Hohenzoller. Eroe di guerra dell’impero asburgico. Appena rimessosi dall’attentato che gli ha amputato ambedue gli avambracci.

Alla cena, il Generale è con l’aiutante di campo, un ufficiale che, dignitosamente, lo imbocca sia per i cibi che per le bevande. E, finita la cena, a fumare il sigaro nel salotto della contessa Jole. Il Générale è un instancabile affabulatore, anche nella, non sua lingua. Vicende militari…. Politiche… ma anche galanti, fanno tirare in lungo la serata. Lentamente gli ospiti si accomiatano e anche il conte Annibale si ritira. Nell’elegante salotto restano il Generale e la contessa Jole. Nella stanza accanto, l’aiutante di campo, in attesa di ordini.

Mamma è documentatissima su quella serata, come vi avesse partecipato.

La contessa Jole è curiosissima di quanto il Generale va raccontando e soprattutto di come è mutata la sua vita sentimentale. Il Generale è quanto un guerriero deve essere: affascinante e sicuramente virgulto. La Contessa spinge su questo aspetto. Ne trae eccitazione che accentua alcuni particolari del suo viso di bella quarantenne. La conversazione scivola nell’intimità del Condottiero mutilato: <Fortunatamente lo scoppio ha fatto scempio delle mani e non ha infierito su altre parti del corpo>.

La Contessa si lascia prendere dall’emozione e non potendo stringergli la mano per solidarietà gli lascia una carezza s’una guancia. La reazione è ovviamente in stile militaresco. L’ufficiale si leva dalla poltrona di scatto e con tutto l’orgoglio secolare del suo nobile casato, afferma di averlo ancora tutto di un pezzo e, sicuramente, avendo sentito vicino il soffio della morte, più grintoso di prima. La bella Contessa si scusa… Non avrebbe mai voluto dar l’impressione di avere dubbi sull’efficienza amatoria del Generale.

Donna di chiesa, non avvezza a tali argomenti è confusa… impacciata nell’esprimersi sulle affermazioni dell’illustre ospite, che può così osare a voler mettere in mostra la parte scampata alla menomazione:

<Ora glielo faccio vedere così potrà convenire che i generali dell’Imperatore non raccontano mai balle – e fa per chiamare l’aiutante a sciogliere i bottoni della divisa – Lui che ha ancora mani e dita>

La Contessa, sempre più confusa, ferma il Generale, offrendosi lei stessa a sbottonargli la divisa. L’uccello asburgico fa la sua apparizione al cospetto della contessa Jole. È sicuramente l’immediatezza in cui è venuta a determinarsi quella situazione e la pietatis per le menomazioni dell’ospite, a dettarle le decisioni che erano seguite.

Sul fornello, nel tegame di coccio la pancetta soffrigge. Base per un buon ragù bolognese a cui mamma aggiunge altri ingredienti. Intanto racconta i risultati delle sue ricerche storiche.

Ascolto rapita aspettando il nesso con quello che potrebbe essere inerente a miei bisogni.

Mamma prende sempre giri larghi quando vuole trasmettermi qualcosa di importante.

L’istinto avrebbe spinto la bella Jole a prendere in mano l’uccello e portarselo alla bocca per un bacio solidale. Niente di vizioso: non sarebbe stata altro che rendere esplicita la sua grande sensibilità di donna dedita ad opere di carità e sostegno alle persone sfortunate. Per la qual cosa non si era sentita di utilizzare le mani di fronte a chi le mani aveva perduto. Una veloce riflessione e… braccia dietro la schiena, si inginocchia innanzi a herr General che, militarmente è sull’attenti pur con le brache calate e il cazzo in una spettacolare erezione. Dimostrando grande rispetto per il ruolo e le cariche dell’ospite. Jole, appoggia le labbra sul glande e spalancata la bocca, accoglie un buon 35 per cento di quel cazzo.

Sigmund Hohenzoller emette un gemito di piacere. Quasi un interruttore per altre azioni…

Il capo di Jole prende misure e ritmi confacenti alla situazione: le labbra giù e su. Dal prepuzio alla cappella a ciclo continuo. La lingua, sempre operosa sulla cappella. Alle ganasce, il compito, di tanto in tanto, di tre succhiate conseguenti e ravvicinate. Alle quali il prode condottiero sempre reagisce flettendo leggermente le ginocchia ed emettendo qualche mugugno. Intanto, sente montare la colata di sperma, di cui non vede l’ora di liberarsene. Il Generale gode vistosamente, pronunciando frasi di passione verso la Jole, impegnatissima a tornire contro il proprio palato il teutonico uccello.

Che deflagra.

La nobile Jole Fantuzzi de’ Isolani si trova la bocca piena di sborra.

Presa alla sprovvista, ingoia.

Per Jole, quella, diviene una notte insonne.

Non era certo la vergogna a tenerla sveglia – lei, fervente cattolica – per aver soggiaciuto a un atto tanto innaturale. Bensì l’entusiasmo partecipatele dall’ufficiale asburgico, mentre lei lo aiutava a rimettersi in ordine.

Lui si era sperticato in lodi anche in presenza dell’aiutante di campo: <Mi son fatto fare pompini in tutt’Europa ma non avevano mai raggiunto l’intensità di quello che mi hanno fatto le vostre labbra, mia Divina!>

Tutto questo, sta nel diario che la contessa Fantuzzi scrive quella notte stessa. Mamma ci tiene a farmi sapere che mi sta raccontando un fatto storico assolutamente vero.

L’ascolto affascinata. Fin qui capisco che mamma vuole accennarmi al sesso orale che io, a tutt’oggi (2003) non ho ancora preso in considerazione.

<Come si comportò poi la contessa Jole nei giorni successivi?> Chiedo.

A Jole, rimuginare l’accaduto, convince di aver messo in pratica un atto veramente eccezionale che non può dissolversi così come l’ingoio della sborrata del Generale. Va allo scrittoio e in un paio di pagine descrive, momento dopo momento il…..

E qui cede alla propria vanità dando a quel pompino il titolo di Jole-Bocchino alla Bololognese. Specialità che dovrà assolutamente portare all’orgasmo l’uccello, senza che l’operatrice lo tocchi con le mani.

Dovesse accadere, l’atto verrebbe degradato a Mezza pugnetta.

L’operatrice dovrà inoltre saper utilizzare simultaneamente labbra, lingua e ganasce. E… ogni tre volte che la punta della cappella avrà compiuto il percorso labbra-gola, dovrà gratificarla con tre succhiate consecutive, ravvicinate. Inderogabile a conclusione: l’ingoio è obbligatorio.

Il giorno dopo la Contessa è in Palazzo de’ Notai nello studio del Notaio Bocchi. A lui consegna i fogli che ha scritto nella notte con il dettaglio di come si deve procedere perché un bocchino possa definirsi alla bolognese.

Quel documento avrebbe dovuto rimanere segreto, fintanto la Contessa fosse rimasta in vita.

Solo dopo un mese che le esequie ufficiali avrebbero annunciato la sua scomparsa, il Notaio ne avrebbe potuto darne pubblicazione nella forma e nei modi che avrebbe ritenuto meglio.

Ma il 18 giugno le truppe francesi attraversano il confine dello Stato Pontificio provenendo dalla strada di Crevalcore. La sera del 18 giugno entra a Bologna un’avanguardia. E nei giorni successivi la Città vive momenti di grande confusione. In tutti quei passaggi di poteri, beni e prerogative, anche l’atto depositato dal Notaio Bocchi aveva cambiata locazione. Compare a una cena che la goliardia tiene in una osteria dei Mirarsoli. Qui alcuni membri di alcune Balle goliardiche se ne impossessano e successivamente, i dettami della contessa Fantuzzi sul Bocchino alla bolognese finiscono sulla Gazzetta di Bologna. Foglio giacobino a pubblicazione settimanale. Qui ,vi aggiunge alcune raccomandazioni anonime di maggiorenti del Senato Accademico che consigliavano le donne bolognesi… fossero aristocratiche, patrizie o popolane… a prendere atto che a Bologna il sesso di bocca su il maschio (sic) si può chiamare solo bocchino. E solo se fatto ad arte come descritto nel documento dalla Contessa, potrà dirsi bocchino alla bolognese. È comunque auspicabile.._. stava scritto… che tutte le donne, al compimento del quindicesimo anno conoscano le istruzioni della nobil donna di Casa Fantuzzi.

Da allora, Bologna è cresciuta nel rispetto di quelle raccomandazioni e, di generazione in generazione, ogni madre ha educato la propria figlia nel rispetto della tradizione. Così anche oggi la nostra arte fellatoria è stimata in tutto il mondo.

Mamma ha terminato la preparazione del buon ragù. Ora avrebbe gorgogliato bollendo nel suo tegame.

Finora mamma ha raccontato la vicenda storica. So bene che mamma ha sempre in serbo qualcosa di pratico, riferentesi al nostro modo di vivere. La stuzzico:

<Anche tu, mamma hai ricevuto gli insegnamenti della Contessa?>

<Puntualmente a 15 anni.>

<E li hai subito messi in pratica?>

<No. Ho avuto tempo per ragionarci sopra e fissarli bene nella memoria…  Ma poi, quando ho incrociato tuo padre sono stati utilissimi.>

<Io i quindici li compio tra un paio di mesi. Mi darai anche a me delle dritte quando avrò quell’età?>

<Visto come ti lasci andare con Michele, pensavo di farti un corso accelerato questa mattina stessa. Che ne dici?>

<Sempre disponibile ad imparare. Ma debbo dirti che sei stata così precisa che forse facendomi la storia del bocchino alla bolognese mi hai già detto quello che potrà servirmi per il futuro.>

<Ne sono convinta anch’io che hai già capito tutto. Ho sempre saputo che hai una grande perspicacia. Ma io ci terrei a fare con te una simulazione del nostro bocchino. Sono le tante piccole sottigliezze a farlo grande. Sono queste che vorrei tu imparassi.>

<Hai ragione, mamma. Ma adesso dove troviamo un cazzo?>

<Ho detto simulazione… Ecco il cazzo.> Dal frigo estrae una zucchina, più o meno di analoghe dimensioni e me la mette in mano.

La scena che viene a determinarsi è alquanto grottesca: io, in piedi contro la tavola, reggo la zucchina in parallelo al mio ventre. Proprio come fosse un bel cazzo dritto. Mamma si inginocchia innanzi a me e mostra come va leccata la cappella, prima che la bocca la catturi al suo interno.

Mamma mima tutto quanto avverrebbe compiuto all’interno della bocca, tra l’uccello e la lingua. Tutto avviene sulla zucchina. La lingua, distesa al massimo, copre completamente il glande… si rimodella e torna ad essere la punta sferzante che andrà a stuzzicare la sensibile corona del cazzo che regge la cappella. Poi le pompate vigorose a furia di ganasce.

Osservo tutto attentamente e ne faccio tesoro. Mamma, però è scrupolosa. Vuole che io ripeta per tre volte sulla zucchina la simulazione che mi ha appena mostrata.

<Così te lo fissi bene nella memoria. Quando se ne presenterà l’occasione ti basterà rispolverarla.>

Il tegame del ragù spande il suo buon profumo. Mamma stabilisce che la giusta cottura sia avvenuta. Spegne il fornello.

Ora, pur non avendo ancora compiuto i 15 anni, sono intellettualmente attrezzata per il bocchino alla bolognese.

<Se mi capitasse di usufruirne prima del compleanno? Bisognerebbe cambiare la storia?> Domando a mamma.

<La storia non si può cambiare. Eventualmente verrà aggiornata la tradizione>

Col cellulare faccio il numero di Michele: civetto un po’ con lui poi chiedo a mamma.

<Ti sta bene se passa Michele?>

<Spero non abbiate bisogno di me… Raggiungo papà in ufficio. Ho urgente bisogno di vederlo.>

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