Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

I 50 di Fausta

Flavia dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard
del dr.Hans Stortoghårdt, editore dal 1971 in Borgergade 9, 1300 København

Il compleanno di Fausta

La Signora Fausta si abbandonò a un ultimo fremito per poi passare a quel nirvana che subentrava in lei dopo l’orgasmo.

Il ragionier Pedriali, ansimando, estrasse dalla bollente fregna il rimasuglio di membro che pencolava attaccato allo scroto e si adagiò di fianco alla sua amata sposa per riprendersi dallo sfinimento in cui lo prostrava il coito. Prima però volle passare le labbra sulla villosa crepa per assaporare gli effluvi della loro passione. Lo faceva ogni volta. Quindi, circa una cinquantina di volte in un anno.

La signora Fausta avrebbe sperato in un qualche cosina in più. Ma tutto sommato, quei vent’anni di matrimonio erano passati senza scossoni o particolari tempeste. Almeno da parte di lei. Se non per quello ‘sciroppino’ consumato con il nuovo gestore del negozio in cui era commessa solo dopo pochi mesi dal matrimonio. Confessato in completa nudità al marito e da questo perdonata.

Seduta stante le era costata l’ultima verginità. Quella che aveva voluto tenere ben stretta anche in luna di miele.

Così in tutta armonia e serenità la coppia era arrivata a quel 30 aprile di vent’anni dopo. Nel giorno in cui lei aveva tagliato il traguardo dei 50 anni.

Di quel 50º genetliaco la coppia ne aveva voluto fare un evento riservando al pranzo quanto si doveva alla loro intimità. Per cui: pranzo solo per loro nell’elegante sala della loro bella casa. Preparato appositamente dal rinomato ristorante “Guglielmo” e apparecchiato in loco un’oretta prima dell’inizio da due camerieri inviati espressamente: ostriche, maccheroncini fatti a mano, allo scoglio, astice, insalata di frutti esotici. Il tutto annaffiato con champagne. Un menù suggerito dallo stesso Osvaldo che quando si trattava di stupire la Sua Signora non badava certo a spese.

Lui, quel giorno, aveva abbandonato l’ufficio della filiale di banca che dirigeva per passare dal barbiere. Un restyling del pelo esibito.

Puntuale, alle 13 era sull’uscio di casa. Lui che era riuscito ad arrivare con 20 minuti di ritardo pure al funerale del padre scusandosi con: “Avevo un cliente che mi stava versando 50.000 euro, mica potevo affidarlo a uno sbarbatello appena assunto.”

Fausta aveva trascorso la mattinata al Salon de Beauté de M.me Norma, dove proprio lei, la titolare, le aveva tolto dai cinque ai 10 anni di età e dato anche qualche stimolo a che la giornata diventasse trasgressiva. M.me Norma aveva spiccate tendenze saffiche e, con il consenso della cliente, aveva spinto il massaggio a una partecipata masturbazione conclusasi con un prolungato orgasmo con lingua-in-bocca.

Così entrando in casa il ragionier Osvaldo Pedriali aveva trovato già nell’ingresso la Sua Signora, allestita da vamp smaniosa di farsi abbracciare e palpare in tutte quelle parti che volutamente la mise lasciava scoperte. Il Ragioniere non volle deluderla proprio in questa occasione.

Mano nella mano si accompagnarono in sala e gustarono allegramente le prelibatezze preparate.

Lo champagne fu un ottimo viatico perché si riprendessero mano nella mano per raggiungere la loro alcova. A cui giunsero già completamente nudi con gli abiti disseminati lungo quel breve tragitto.

Sì, erano proprio 50, quelli che lei ora stava osservando sul suo corpo riflesso nel grande specchio della camera da letto. E non erano per niente male: tette ancora sostenute, fianchi stretti, chiappe sode e contenute. Per i maschi che le ronzavano attorno: “Due colpi se li meritava ancora.” Peccato che nella realtà di quel giorno si fossero ridotti a uno solo. “Ma non bisogna pretendere troppo… Quando c’è la salute!”

Dietro di lei comparve Osvaldo che non mancò di alloggiare il membro fra le di lei chiappe.

Non è mica messo bene” si lagnò lei riferendosi alla consistenza del cazzo.

Eh, cosa vuoi? Quando si è attorno ai sessanta va già grassa farne una… – poi, sicuro di aver fatto un buon servizio – Come ti è sembrata quella di prima?

Gioiosa!” e intanto lei si era girata e adesso gli sfregava la patacca contro l’oca moscia. E gli aveva pure messo una mano sotto ai testicoli accarezzandoglieli.

“Dì la verità che faresti volentieri ancora un giro?”

Non farei… Ma farò…” gli prese in mano l’uccello e lo ricondusse al letto.

Cosa ti sei fatta dare dall’Arciprete la formula dell’alzati e cammina? – mentre le leccava i capezzoli – Se apri un altro po’ le cosce ti lecco la figa…

“Quello mi fa sempre piacere se lo fai. Ma adesso non ci crederai… Adesso ho voglia di parlare con te di sentirti dire e di dirti quelle sciocchezzuole che si dicono gli innamorati… Perché noi siamo innamorati, vero?”

Certo che lo siamo, amore mio – Osvaldo si sentiva un po’ in pecca perché erano forse tre anni che non le aveva più leccato la figa. Ovvero da quando aveva iniziato la tresca con la Mimì: stagista tre anni fa… Oggi vice-capufficio nella sua agenzia. A lei la leccava spesso. – Se ti stuzzico un po’ il grilletto con la lingua vedrai come ci verranno fuori le paroline dolci” e cominciò ad accarezzarle l’umido pelo.

“O sì è vero. Sei sempre stato un leccatore straordinario. Anche se a me è piaciuto tutto… proprio tutto quello che mi hai fatto su questo letto.” Adesso lei questo glielo sussurrava fra la bocca e l’orecchio dandogli anche colpetti di lingua sul collo.

Il ragionier Pedriali si sentì una merda proprio per i cornini che stava ancora mettendole. Senza riguardo per i vent’anni di amore ricevuto. Con un solo episodio in cui esso aveva vacillato. E proprio di quel suo tradimento, Fausta, tirava ad evocarne il ricordo.

Non era né per una questione di masochismo né di sadismo. Era perché aveva notato, già solo un paio d’anni dopo il fatto che, riaperto casualmente quel capitolo della loro intimità, il cornificato coniuge veniva preso da un’intensa eccitazione erotica e naturalmente, senza bisogno di azzurre compresse, l’uccello gli veniva duro all’istante. Nei successivi quattro lustri l’argomento era stato ripreso alcune volte e aveva sempre sortito la medesima reazione. Addirittura solo un mese prima era stato ricordato mentre loro pranzavano. E lui l’aveva presa e contro il tavolo l’aveva incannata alla pecorina. Quindi il risultato era atteso. Bisognava solo infilare con tatto l’argomento nella conversazione. Mica lei poteva esordire con: “Adesso ti racconto come me lo mise il commendator Leprosetti.” Non solo, ma doveva raccontarlo nella versione che aveva costruito allora per suscitarne il perdono. Un po’ diversa da come, in verità, era andata.

Il commendator Leprosetti l’aveva assunta quale commessa nel suo gran magazzino di abbigliamento femminile, poi si era dimenticato di lei. Fausta, allora era sui trent’anni, ed era un notevole tronco di figa. Abbigliata sempre con qualche spiraglio aperto perché si potesse capire sotto gli abiti quel che c’era. Era ritenuta una sposa di cui nessuno poteva spettegolare che fosse troia. Si era sempre detto che le piacesse troieggiare. Cioè farsi ammirare, facendolo venir duro ai maschi che incrociava sul suo cammino. Così era stato per Osvaldo che in sei mesi si era convinto che doveva sposarla. E gliel’aveva data.

I Magazzini Leprosetti allora erano diretti da una milfona sui 50 che temeva le belle gnocche come Fausta per la propria posizione aziendale. Per cui, ogni tre giorni, quando il Commendatore faceva il suo giro nei tre piani e sotterraneo del magazzino lei, veniva obbligata a restare in ambienti che il tour del padrone non avrebbe toccato. E questo Fausta non lo digeriva: uno, perché la sua assunzione era dovuta a raccomandazioni di potenti amici del suo papà, già potente di suo. Due, lei poteva esibire un titolo di studio superiore a quello della inappropriata direttrice. Tre, lei era una bella figa di trent’anni.

Così una mattina si era presentata all’ufficio del commendatore e dal momento che questo era anche proprietario di un’emittente televisiva gli andava a chiedere il trasferimento in questo settore delle sue attività. Il Commendatore le disse che l’aspettava a casa sua il giorno dopo.

La casa del Commendatore era a un civico dall’agenzia in cui allora suo marito era cassiere.

Fausta mentre veniva accolta dal Commendatore venne salutata dalla sua segretaria che aveva portato al domicilio del capo, posta e documenti da firmare. La segretaria del commendatore che conosceva bene gli appetiti del suo principale era anche la moglie di un superiore del suo Osvaldo e loro si erano conosciute al ballo che la banca organizzava ogni anno per i propri dipendenti.

Il mondo è veramente piccolo e le banche sono ovunque!

Quel giorno il Commendatore gliela chiese e lei gliela diede. Fu un amorazzo che si protrasse per un paio di mesi poi il suo posto venne preso da una bella cantante lirica di cinque anni più giovane.

Il Commendatore però fu veramente munifico con lei ma questo non è interessante per la nostra storia.

E questa è la ragione che la spinse a confessare la debolezza della carne al marito chiedendone il perdono.

Quella frase che Fausta aveva detto pocanzi: “a me è piaciuto tutto… proprio tutto quello che mi hai fatto su questo letto” le avrebbe permesso di instradare disinvoltamente il discorso dove voleva lei.

E Osvaldo – Osy fra le lenzuola – beccò.

“Certo che questo letto ne ha visto delle belle! Non sempre di delicata passione. Come l’inculata che imposi per il mio perdono a quel banale cornino. Un’incazzatura che non ne valeva proprio la pena – con aria di superiore distacco da certe piccole cose – se penso a come poi è divenuto completo l’erotismo fra di noi dopo quella volta. Cos’era pure quello che ti feci espiare?”

“Oh Osy, vuoi proprio che rinnovi in noi quella pena? Forse perché ricordare ci santifica?”

“Non so, Fau, ma quando ti metti a raccontare quel fatto mi scende addosso una voglia tale di te che non ne hai idea. Forse per quanto eri arrapante nella mestizia del tuo pentimento…” E Fausta sempre senza smettere di tenere in mano il suo cazzo prese a ripetere la consumata vicenda. Il di lui pistolino dava già qualche segnale di ben sperare.

Al: “… con una spinta calcolata mi aveva fatto cadere sul divano… le cosce si scoprirono e sentii fra queste la sua mano”. L’uccello era già bazzotto. Così come al: “… avevo capito che di lì non sarei uscita intera se non gliela avessi data. E lui fu rispettoso, entrando in me con garbo.” a Osy divenne sufficientemente duro e puntava già il solco della Sua Signora che senza perdere tempo glielo spalancò innanzi. Lui sprofondò in lei e diede animo alla zombatura di rito.

Fausta si godette un secondo orgasmo con l’aggiunta di un paio di venute successive grazie a sapienti colpi di lingua che lui le aveva dato per la ragione che: ogni promessa è

Abbandonati sul loro talamo ognuno spaziava col pensiero allontanandosi da quella parentesi di godimento che aveva allietato il primo step di quel festeggiamento.

Fausta stava valutando come presentarsi al party che il suo Osvaldo aveva programmato lì a casa loro per l’ora dell’aperitivo. Che abito avrebbe indossato? Quali i gioielli che avrebbe messo? Quali gli spiragli nell’abbigliamento avrebbe attivato per mostrare che il suo corpo era sempre desiderabile? Poi, chi aveva invitato suo marito? Sicuramente qualche collega, dirigente della banca in cui lavorava: “Che noia! Speriamo ci sia l’ingegner Vannucci” almeno lui è una persona allegra che legge molto e con cui si può uscire dai soliti chiacchiericci fra colleghi di lavoro, per scambiare impressioni su qualche opera letteraria. Essendo lui un lettore accanito, cosa che un po’ anche lei era.

Osvaldo invece, stava ragionando sulla fatica che aveva sopportato per riuscire a fare anche la seconda. Nei giorni seguenti avrebbe dovuto negarsi alle richieste di Ornella focosa collega che ne pretendeva assai. D’altronde però mica poteva sganciarsi dal festeggiare la Sua Signora a quell’importante traguardo della vita. Certo è che non si aspettava di dover raddoppiare l’impegno coniugale. Una l’aveva messa in conto, l’altra gli era sembrata eccessiva. Per fortuna che al party programmato aveva invitato l’ingegnere Vannucci che aveva notato suscitava un non nascosto interesse in Fausta e finì per concludere il suo divagare che semmai fra i due fosse nata una storia a lui, tutto sommato, non sarebbe dispiaciuto. Avrebbe così potuto risparmiare parte del tempo e delle energie che doveva a Fausta per riversarli su Ornella, di ben più giovane ma anche più esigente. Sempre all’erta che lui riservasse qualcosa di sé per sua moglie.

Mentre stava convincendosi che avrebbe dovuto adoperarsi per agevolare il crearsi di un’analoga situazione, Fausta gli chiese: “Chi ci sarà alla festicciola che hai preparato per me?”

“Sicuramente la tua passione.”

“Passione?”

“Sì, l’ingegner Vannucci.”

“Oggi che ho cinquant’anni devo essere sincera: proprio così amore mio. All’ingegner Vannucci forse la darei.”

“E io sarei contento.”

“Perché, ti farebbe comodo per un avanzamento di carriera?”

“Non considerarmi così cinico. L’ingegner Vannucci mi sembra una persona talmente per bene che non mi dispiacerebbe potesse farti felice. Anche perché io comincio ad essere su nella terza età. Fra un po’ sarò in pensione. E di lì a non troppo…”

“Non fare questi discorsi grevi proprio il giorno del mio compleanno. Con l’ingegner Vannucci ci farei solo qualche marachella. Perché sei tu Osy, l’amore mio. Te l’ ho sempre detto ”

“E lo faresti anche mentre io vi guardo?”

“Il massimo della trasgressione. E magari ti spari anche una sega. Come un tempo quando ti piaceva tanto che io rimanessi incantata a guardarti. Perché no. Diventerebbe sempre più eccitante e gli chiederei anche di fare un giro nel mio culo. Magari pensando fosti tu. Perché, se ben ricordi, è a te che l’ho consacrato. – Fausta spingeva sull’argomento perché si era accorta che il ninnolo del consorte aveva ripreso un certo vigore. Non che ne sentisse il bisogno ma era sempre bene conoscerne le reazioni. – Vuoi forse fare la terza? Saprebbe di miracolo. Per non correre rischi adesso provvedo io.” E con una parvenza di mossa felina si avvicinò all’uccello prendendolo fra le labbra. Giretto di lingua sulla cappella per poi spingerselo contro il palato. Il ragioniere Pedriali emise un suono gutturale per il piacere: “…. Quella stronza dell’Ornella non gliene aveva mai fatto e non sentiva ragioni di farglielo. Decisamente la Sua Signora l’amava sul serio.” Il ragioniere Pedriali si rilassò completamente consegnandosi alle arti sublimi della bocca di Fausta.

“Oh, Osy, hai avuto ancora la forza per uno schizzo in gola. Se proprio il mio leone. – Disse con orgoglio Fausta lasciando cadere dalle labbra quello che rimaneva del cazzo. – Adesso vado a tirarmi per espugnare l’ingegnere – e con un bacio finale al consorte, promise – Sotto la doccia mi preparerò spiritualmente facendomi un ditalino pensando a lui.” E qui, il Ragioniere dimostrò con un pizzico di gelosia di essere ancora, in fondo innamorato di sua moglie: “Quello però potresti fartelo qui adesso davanti a me così mi preparo al futuro.” E si mise comodo contro la spalliera del letto. Lei, in ginocchio si appoggiò con una mano a una sua spalla e con l’altra prese a darsi piacere, sottolineando ogni stadio del godimento con languide frasi rivolte all’ipotetico amante: “Oh, Valerio hai un uccello veramente elegante… Vieni fammelo assaggiare in ogni dove.” Questa volta il cazzo del ragioniere non manifestò reazioni, nonostante lui desse evidenti segni di eccitazione.

“Questa è Fausta, mia moglie, signor direttore.” Anche il direttore generale, nume di quell’istituto di credito aveva accettato l’invito e si era presentato dopo aver inviato la pianta di una rara specie di orchidee.

“Valerio, che piacere ritrovarti!” Con l’ingegnere Vannucci, già conosciuti in precedenti incontri, Fausta mise in campo quanta più familiarità era concessa in un’occasione del genere. L’ingegnere, di carattere timido, un po’ arrossì senza però sottrarsi al vigoroso abbraccio che lei gli riservò. Quarantacinque anni aveva l’elegante aspetto più del topo di biblioteca che del frequentatore di palestre. Il suo sguardo denotava una buona dose di intelligenza e sarcasmo.

I brindisi iniziarono, il cicaleccio di quella trentina di persone e il delicato tappeto musicale di sottofondo in parte imbrogliò i pettegolezzi che vagavano fra i dialoghi dei presenti. Quasi tutti colleghi. Fausta era veramente la regina della festa. Sicuramente la più elegante fra le femmine. Si destreggiava con spigliatezza fra i crocchi di quel festoso convivio. Vicino alla porta finestra del terrazzo Valerio Vannucci, dopo aver stretto tutte le dovute mani ed essersi schernito di tutti gli apprezzamenti per la preziosa spilla che portava all’occhiello, poteva dedicarsi all’assaggio del Martini, che i due camerieri proponevano e, a dire il vero, avendolo trovato di suo gradimento, era già al terzo. Fausta gli si parò innanzi con un largo sorriso: “Vieni, ci facciamo una sigaretta in terrazza.” E lo indirizzò verso il luogo:

“Accidenti, ho lasciato il pacchetto in auto.”

“Non ti preoccupare le ho io qui.” Allargò leggermente il bordo della scollatura ed estrasse una leziosa scatolina che conteneva tre sigarette. Aveva incorporato pure l’accendino: il tutto miniaturizzato tanto da poter stare anche nel solco fra i seni. I lenti gesti con cui Fausta aveva eseguita la manovra turbarono vistosamente il self-control dell’ingegnere che, addirittura si infilò fra le labbra la sigaretta dalla parte sbagliata. Ci risero sopra e Valerio chiese di vedere da vicino il curioso oggetto. Non solo, ne odorò il misto di profumi che tratteneva: tette e Chanel e azzardò una delicata carezza alla gota della padrona di casa. Rapido fu l’occhiata con cui Fausta perlustrò l’ambiente attorno. Nessuno in vista e allora ricambiò con un fugace bacio addirittura sfiorandogli le labbra

Solo pochi minuti di chiacchiere e in terrazza arrivò Osvaldo che allegramente: “Ecco dove si sono imboscati i più giovani della compagnia.”

“Certo Caro. Qui si fuma e si parla solo di argomenti che non c’entrano con la banca. – E cambiando completamente discorso – visto che ci hai scovato potresti andarci a prendere un paio di Martini così possiamo fare un bel brindisi a tre innanzi a questo bel tramonto tutto bolognese.” Solerte Osvaldo eseguì. Con le tre coppe in pugno, Valerio: “Se ci stringiamo un po’ viene un bellissimo selfie che, essendo in tre credo proprio possa portare fortuna” ed estrasse l’iPhone.

“Oh sì sì, in tre è sempre più bello!” E si mise fra i due uomini stringendoli a sé.

Uno, due, tre scatti, tanto per non sbagliare: “Guarda mò come siamo venuti bene! Dopo ve le mando.”

Intanto l’iPhone di Osvaldo fece partire la sua voce: una cover di Vasco Rossi: “Scusate. – Aveva riconosciuto la suoneria – Un rompiballe, ne avrò per un po’.” E si appartò in un angolo della terrazza.

Fausta dopo quel contatto ravvicinato con Valerio, svolazzava fra gli ospiti distribuendo sorrisi e baci.

Valerio da quando aveva odorato quel prezioso porta sigarette ce l’aveva duro. E cercava di potersi sfregare casualmente contro Fausta perché sentisse l’effetto che gli aveva procurato. Questo accadde mentre lei era impegnata a soffiare sulle 5 candeline della torta. Lei si rese conto di cosa aveva urtato nel prendere fiato per lo spegnimento e dovette rimandare di qualche secondo il soffio decisivo.

Sai Osy, – aveva confidato immediatamente al complice-marito – ha voluto farmi capire che gli è venuto duro. Adesso tocca a te a raccontargli che in tre è più bello… Io comunque mi sono talmente esposta e compromessa che se dovesse chiedermela non la tengo stretta… Tu sei d’accordo, vero?” Osy borbottò qualcosa che non si capì.

Verso le otto gli ospiti presero ad accomiatarsi e Osvaldo si avvicinò a Valerio per dirgli: “Se non hai impegni, quando tutti se ne saranno andati, cuciniamo qualcosa tanto per mettere un po’ di solido nella botte in cui da qualche ora aggiungiamo liquidi. Se vuoi restare per noi è solo un piacere.”

A Valerio, per tutti i Martini che si era scolato, girava un po’ la testa ma accettò con entusiasmo.

Tanto per mantenere alto il piccante della giornata, Fausta cucinò in fretta e furia spaghetti alla puttanesca.

“E così tu, Valerio, passi il tuo tempo libero a sfogliare vecchi libri. Non coltivi amicizie, magari di sesso femminile. Sei ancora giovane. Hai un aspetto molto elegante. Hai un invidiabile posizione in un’importante azienda con un ottimo stipendio. Insomma, sei un buon partito. Non vedo cosa ti trattenga dal farti una famiglia.”

Valerio arrossì: “Beh, non sfoglio solo vecchi libri. Leggo anche romanzi moderni. Tanti. Visito molte biblioteche, librerie. Vado a quasi tutte le presentazioni di libri. Insomma, dove c’è carta stampata io ci sono. Le femmine mi piacciono, eccome! Ma ho sempre paura che finirebbero per limitare il mio vero, solo, piacere: leggere e fantasticare per quello che leggo. Sì potrei sposare una giovanotta attorno alla mia età, mi piacerebbe fosse bella… – A portata di mano c’era ancora un Martini, lo bevve d’un fiato e si azzardò a dire quello che pensava – bella come la tua Fausta. Ma non potrei tenerla accanto perché, soprattutto quando sono a casa sento la necessità di leggere e di trasferire me stesso in quello che ho letto. Quindi ho bisogno di molta solitudine.”

“Quindi la Fausta ti piacerebbe.”

“O sì. Fausta sarebbe proprio il tipo per cui potrei fare qualche follia: Smetterei per qualche ora di leggere per fare l’amore con lei. I libri sono pieni di gente che fa l’amore e a me piace moltissimo infilarmi fra di loro. In poltrona, naturalmente, chiudendo gli occhi e… – Dal momento che Fausta era impegnata nella cucina a preparare gli spaghetti non ebbe pudore a specificare – sparandomi qualche pugnetta.”

“Quindi se io e Fausta fossimo un racconto, tu ti infileresti fra di noi mentre scopiamo e parteciperesti al nostro godimento.”

“Non è proprio così ma il succo è questo. E sono sicuro che mi piacerebbe molto.”

Intanto gli spaghetti erano pronti e Fausta portò in tavola piatti. Gli ospiti importanti se ne erano andati e i Martini avevano aumentato la sua temperatura corporea, così aveva pensato bene di togliersi un po’ dell’elegante abbigliamento. Senza giacca mostrava le spalle carnose che evidenziano il lungo collo. Aveva cambiato abito con uno senza maniche dove il giro-manica è generoso e tramite questo, se non si porta il reggiseno, è inevitabile mettere in mostra le tette. Adesso che se ne erano andati tutti i ferrivecchi colleghi di suo marito che bisogno c’era di un abbigliamento castigato? Quindi, via il reggiseno. Tanto chi rimaneva poteva, anzi, doveva godere delle sue belle poppe a cui lei dedicava tante cure con massaggi e profumi.

“E’ veramente un piatto fantastico. Sei molto brava in cucina.”

“So fare anche tante altre buone cose… e non solo in cucina…”

Dopo la pasta, c’era in tavola un misto di formaggi francesi. Il vino però era finito. Osvaldo scese in cantina a prenderne.

Appena si richiuse la porta Valerio che stava raccontando a Flavia di avere copie di grandi romanzi con firma autografa dell’autore, fra cui quella di James Joyce su un’edizione di Gente di Dublino, lasciò cadere immediatamente il colto argomento per dire a Flavia: “Hai delle gran belle tette. George Kingdom nel suo Godere di domenica” racconta che Francis, il protagonista, si getta su un paio di tette simili alle tue e le lecca per ben 48 minuti.”

“Che esagerazione! Io dopo cinque minuti avrei preteso altro… – e rise sonoramente – Tu conosci Flavia Marchetti? … È una scrittrice qui di Bologna di cui ho letto tutto quello che ha pubblicato e assistito ad ogni presentazione dei suoi lavori… Anzi domani pomeriggio ce n’è una. Dopo prendo l’invito e ti dico dove… Ecco, in uno dei primi racconti che ho letto, il protagonista si addormenta dopo aver dato alla bella Momò ben sette orgasmi e una sborrata nel culo. “

“Interessante… Dov’è domani la presentazione?”

Flavia andò a recuperare l’invito e tornando disinvoltamente andò a sedersi sulle ginocchia di lui: “Vedi è alle 18 alla libreria a fianco dell’Archiginnasio. Potresti anche accompagnarmi. Osvaldo non vuole mai venire… Dura un’oretta. Per dopo, potrei aver pronta una cenetta fatta ad arte e non improvvisata come questa. Così, potremo commentare quello che abbiamo ascoltato… Anzi, ti do un paio di suoi libri così fra stanotte e domani ti puoi fare un’idea di come scrive. Cosa ne dici? Mi accompagni?”

“Come posso rifiutare?”

A Valerio era venuto duro e lei che vi era seduta sopra vi aveva sfregato contro le chiappe con un deciso avanti e indietro che le aveva infradiciato le mutande. Lui non aveva smesso un attimo di palparle le tette.

Mentre Osvaldo armeggiava per stappare il Valpolicella-Ripasso, Flavia fece un passaggio sul bidet dove, dopo la dovuta rinfrescata, non resistette e si concesse il beneficio dell’orgasmo con le dita. Tornò dai suoi commensali più bella che mai.

“Sai Fausta, cosa mi ha chiesto Valerio prima? – Osy, aveva pensato di accelerare i tempi e così riaccolse il suo ritorno al tavolo – … che se, per caso, stanotte ci venisse da scopare e lo informassimo, lui, riuscirebbe virtualmente ad infilarsi fra di noi mentre lo facciamo e partecipare al nostro godimento, restando sulla sua poltrona,

Flavia chiuse il cerchio: “Ma non sarebbe meglio che anche lui si adagiasse sul lettone assieme a noi e partecipasse con il suo pisello, che sarei ben curiosa di conoscere… Visto che è già qui, che bisogno c’è del virtuale?”

Valerio non poteva che arrossire ma accolse con entusiasmo la proposta: “Per me sarebbe un onore parteciparvi. Ma perché poi violare l’intimità del vostro talamo quando qui attorno vedo, larghi e comodi divani? Tanto per incominciare all’istante. – Si tolse la giacca che accomodò ordinatamente alla spalliera della seggiola e cominciò a sciogliere il nodo della cravatta e a togliersi scarpe e calzini. – Non ci starebbe male un sottofondo di musica classica e un po’ meno di luci sparate.”

“La tua idea, Valerio, è proprio degna di un ingegnere: pratica ed immediata. Vado a vedere cosa riesco a mandare in onda sull’impianto stereo che copre tutta la casa. Voi intanto potete finire di spogliarvi e mettervi comodi già sui divani.”

A Valerio non parve vero di mettere la lingua bocca a Fausta e con una mano verificare se portava le mutande. Ma la Fausta non volle farsele togliere. Un privilegio che voleva rimanesse di suo marito.

Osvaldo tornò già nudo e si ritrovò seduti sul grande divano circolare, come due che aspettavano l’autobus, Fausta ancora vestita, Valerio come mamma l’aveva fatto che si copriva pudicamente con le mani il basso ventre.

“Oh Osy, non ce la faccio proprio a spogliarmi davanti a un estraneo senza di te. Se mi stai davanti mentre lo faccio mi tranquillizza senz’altro. – Osy, non poté che assecondarla e si mise fra lei e Valerio che ebbe un moto di fastidio nel trovarsi a una spanna dal naso il moscio membro del suo collega. – La mutanda però me la fai discendere tu. Vero amore?” Osy, da dietro slacciò e fece cadere il reggiseno e calare l’elegante slip del completo che lei aveva acquistato per l’occasione, marcato Alfonsina Lodi.

Innanzi allo sguardo dell’ingegner Valerio Vannucci, seduto sul maestoso divano di casa Pedriali, si materializzò il folto triangolo villoso della bella Fausta che stava prendendo confidenza con la propria nudità: un po’ si girava verso il marito accarezzandolo laddove lo faceva fremere… Un po’ verso l’ospite che si capiva che stava accumulando quanto più poteva di libidine per onorare quell’insolito invito. E lo fece nella maniera più adeguata:

Flavia, scientemente, volse e avvicinò la figa a lui e allo stesso tempo si lasciò andare col capo indietro porgendo la bocca ai baci del marito. Valerio non ebbe dubbi, le sue labbra si fiondarono sul soffice gomitolo fra le cosce alla ricerca dell’apertura che la lingua non tardò a scovare.

La catena si era formata!

Furono entusiastici gemiti della donna a salutare quella figura erotica che stava dandole tanta soddisfazione. Tanto benessere fu anche quello che procurò ad Osvaldo, ritrovandosi attaccato ai testicoli l’uccello verosimilmente duro.

L’orgasmo che l’ingegnosa lingua di Valerio accese in Fausta fu incontrollabile e lei non riuscì a frenare gli schizzi che squirtò sul volto del sapiente leccatore. Di questo lui poté andarne fiero considerandolo una sorta di battesimo. Anche se nel cunnilinguo aveva già avuto occasione di prodursi con ottimi risultati.

Alle grida di gioia di Fausta per l’insperata erezione dell’oca coniugale non poté che seguire un esultante brindisi. Dopodiché lei si lasciò andare a gambe aperte sul divano per testare immediatamente la veridicità di quello che sembrava a lei un miracolo. E miracolo fu.

“Mamma mia, Osy, tre scopate e un pompino, tutto nelle stesse 24 ore… Non credevo potesse avverarsi.”

Nella poltrona innanzi a loro Valerio provava di venire segandosi, cercando di aggiungere a quell’inaspettata avventura anche una delle sue trombate virtuali.

Flavia, donna di gran cuore se ne accorse e gli parò innanzi il lato B con in evidenza la bella prugna. L’ingegnere, dimostrando tutta la sua perspicacia, fu in lei dando vita a una partecipata pecorina.

Osy gongolante di compiacimento per la buona riuscita del compleanno della Sua Signora, si avviò al talamo per il meritato riposo. Nelle orecchie il cicaleccio fatto dagli eccitati fraseggi della passione che avrebbe arso per buona parte di quella notte cuore e corpo della dolce Flavia e di Valerio, nuovo amico della coppia. Ed era proprio di questa sua lungimiranza e magnanimità di sentimenti che avevano permesso che questa passione esplodesse, che lui sentiva di poterne andar fiero.

Quando colui che sarebbe diventato un ospite fisso di quella casa se ne andò, Fausta si sdraiò in una vasca colma di acqua calda e profumata e lì, accarezzando i mori riccioli del pube, provò a contare quante volte in quella giornata aveva sentito crescere dal ventre al buco del culo fremiti e pulsioni. Si perse nel conteggio. Non era importante e non volle neppure pensarci troppo.

Era stato tanto bello così… Un godimento dopo l’altro!

©Flavia Marchetti 2019

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