Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Fortuna che ci fu l’Arkadia

L’Autrice

FLAVIA MARCHETTI

Vincitrice del Premio Saffo Terzo Millennio, XIX edizione, 2019, Flavia Marchetti dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard Ltd – København

©La FlaviaMarchetti 2022

Le due non sono mai un’ora notturna per un sabato a Bologna. Anche sotto la luna la città si esprime e sprigiona la sua tradizionale allegria. È  di tutto questo che sto compiacendomi guardando dalla terrazza i portici e la strada sottostante. Quella che nell’impero romano era il decumano dell’allora Bononia. Mi passa pure innanzi agli occhi un flash immaginifico che mi fa vedere la strada con ingorghi di bighe e gente in pallium, toga o tunica. Pura fantasia.

Invece, nonostante i dieci piani mi giunge musica manuche e il brusio di una città che non vuole addormentarsi. Sono gli stessi buskers che mi sono soffermata ad ascoltare quando Simona ha lanciato il suo sos. Ormai  mi sembra un fatto di tanto tempo fa . Eppure sono solo passate poche ore. Quelle in cui abbiamo fatto la denuncia in Questura, contro le percosse del marito… Poi il pronto soccorso e il rientro a casa mia… La salutare doccia che ci ha riconciliato con il mondo e dato qualche sprazzo di godimento… Protagoniste le nostre dita.

Il letto ha provato ad alimentare la nostra passione ma il dolore che Simona prova ad ogni movimento mette in secondo piano il desiderio che arde in noi. Così non si è compie il nostro “fare all’amore” che altro non è che il solito 69. Meraviglioso amplesso che ci fa esternare quel genuino fraseggio di sospiri e mugugni che tanto ruolo ha nel godimento.

Simona preferisce rimanere immobile, avvolta nell’accappatoio di ciniglia, a guardare il soffitto. E forse meditare su quello che seguirà la sciagurata lite coniugale.

r un po’ resto accato a lei a guardarla in silenzio, soffocando il desiderio che quei momenti di petting, consumati sotto la doccia, hanno stimolato.

La notte non è fredda. Così la terrazza mi attira con una buona sigaretta.

L’ho appena spenta quando suonano alla porta. Non è una scampanellata dal basso, ma già alla porta dell’appartamento.

Con tutta la prudenza del caso accendo il videocitofono e controllo chi mi cerca a quest’ora:

“Cazzo, è Oscar!”

Apro senza curarmi se ho allacciato l’accappatoio.

<Ma tu non eri a caccia di gnocca in discoteca a Cesenatico?>

Sicuramente l’accappatoio non è allacciato. Le sue dita si allargano sul mio corpo e si muovono con precisione verso ben definite mete. Fremiti mi invadono non appena la sua lingua lascia la mia bocca e incomincia a fare il suo dovere lungo il collo e giù, attorno e sui seni. Una sua mano va dritta fra le mie cosce.

E’ un vortice, il ragazzo!

Senza perdere tempo e senza dire un beo entra in me sul divano. Sento sul fondo della figa che con una velocità sorprendente risolve il suo desiderio. Con gli ultimi due colpi gli vado dietro anch’io.

Ridiamo con gioia. È proprio stata una bella improvvisata. Che lui ha voluto perfezionare con una delicata leccata alla, ancora bollente, figa.

Brividi, sobbalzi, contorsioni e tutto quello che avviene in situazioni del genere, che lasciano spazio al dolce dialogo dell’appagamento. Se appagamento ci fosse mai.

«Non ce la facevo più a star lontano da te, Flà. – e intanto si palleggia l’uccello, ancora ben in arme – Pensa, anche ieri sera che ero invitato a cena dai genitori di Milly per conoscermi, ho cenato sperando di sbrigarmi in fretta e aver un po’ di tempo da passare con te. Invece, avevano invitato anche le famiglie di due zii con cugini e animali domestici. Alla fine una tavolata di quindici petulanti individui. Anche la povera Milly ha dovuto accontentarsi di una sveltina in piedi contro la pulsantiera dell’ascensore. Quando sono rientrato che erano quasi le due, non me la sono sentita di disturbarti a quell’ora.»

L’ho guardato intensamente negli occhi:

«Chiavami ancora, Oscar».

Non sono sazia… Mi rioffro al suo brando.

Ne salta fuori una trombata molto garbata. Mentre si muove in me, con quell’affanno che fa da cornice alle dolci chiavate, Oscar trova modo di confessarmi che il suo sentimento verso Milly è sicuramente meno intenso di quanto prova per me. Milly però la sente come la persona con cui attraverserà la vita. Di lei mi racconta la grande attrazione che ha nei miei confronti. Tanto che lo supplica, adesso che sono fidanzati, di non troncare il legame fra me e lui. Lei non vede l’ora di ripetere quella comunanza di corpi e godimenti che è venuta a crearsi fra noi solo qualche giorno prima.

A questo punto mi viene in mente che su in camera c’è Simona, che, sicuramente, per tutti i nostri mugolii avrà intuito chi è  il pellegrino che ha bussato al convento.

Lo dico a Óscar e:

«Simona?… Simona?… Ah, sì… Quella gran figa che sta al piano di sopra il mio e che ha per marito quel cafoncello che si dà tante arie. L’altra settimana vi ho viste assieme e vi ho anche fotografate. Eravate meravigliose!

Quando mi tiro su te la faccio vedere nell’iPhone. L’ho anche stampata e se la convinci a darmela ne incornicio due copie e ve le regalo. La metto tra quelle che metterò alla mostra che sto allestendo»

«Ecco, quel marito da stasera non dovrebbe più averlo. È tutta nostra.».

Gli racconto tutta la vicenda del pestaggio e anche che da un anno siamo amanti.

«E adesso dov’è?»

«Di sopra che sta cercando di riprendersi dalla brutta avventura.»

«Posso salutarla. Mi farebbe piacere entrare nel vostro giro. Forse anche a Milly piacerebbe.»

«Dai. Vieni mò su.»

«Mi rivesto un po’.»

«No, vieni così come ti ha fatto mamma. Che sei bellissimo.»

La porcona finge di dormire. Sbadigli, stiramenti, voce appannata:

«Mi ero appisolata. Avevo capito che ne avreste avuto fino a domattina.»

«Avremmo pensato che stanotte Óscar potrebbe dormire con noi. Ti secca?».

Azzardo.

«Visto il pedigree – gli occhi di Simon hanno puntato il basso ventre del ragazzo posso solo dire “ben venga”… Se non avessi tutto questo malanno addosso avrei detto: “diamoci dentro”.»

«Bene! Oscar, tu dormirai fra me e lei. Come vedi lo spazio c’è.»

«Posso darvi un bacio?»

Con me è  solo affetto.

Con Simona si muovono anche le lingue.

Spengo la luce.

Anch’Io mi sono sdraiata senza alcun che addosso, Oscar ha tutto al piano di sotto. Simona per adeguarsi alla compagnia apre l’accappatoio. Oscar, con mossa da navigato gentleman, rende omaggio a quella nudità con un bacio, appoggiando leggermente le labbra fra l’ombelico e l’inizio del dorato pelo di Simona! Lei ha avuto un impercettibile fremito ma tutto si ferma lì.

Inutilmente cerco di appisolarmi ma la situazione, quella notte, è troppo eccitante per dormirci sopra. Purtroppo dagli altri non viene alcun segnale di vivacità e così mi impegno a ricercare nei meandri del cervello quel genere di pensieri che agevolano il sonno.

Quella intricata giornata parrebbe conclusa. Invece no.

Dopo un po’ mi sembra che il respiro di Oscar si sia fatto pesante e qualche momento dopo arriva un sussurro:

«Oh, Flà, hai una manina che ci sa veramente fare!»

«Si dà il caso che la manina sia la mia.»

Simona. Tanto per precisare.

Non c’è tempo per la polemica… Quel glande che lei, per un po’ ha trastullato, si è messo a schizzare.

La stanza si è riempita di una risata liberatoria che ha trasformato la notte.

Se si deve ballare e si balli !

Subito le labbra di Oscar sono fiondate sulla bionda topa di Simona. I pratici insegnamenti che avevo speso con lui, la fanno esplodere di piacere.

Si mette a gridare:

«Fly dove sei?».

Non smette finché non calo la figa sulla bocca di lei.

Il resto lo lascio all’immaginazione della lettrice/lettore.

Con un sabba di quell’intensità l’uccello di Oscar raggiunge dimensioni e consistenza da primato. Vuoi lasciarlo così? Ridendo come due matte…ì io e Simona ce lo giochiamo alla morra – sia io che lei siamo provette bocchinaie. Se lo aggiudica Lei. Io resto appoggiata alla testata del letto a godermi quell’eccitante spettacolo: le labbra che lo carpiscono… Lo coccolano… La lingua gli dà il benvenuto… Fuori dalla bocca, la lingua lo rincorre per stuzzicarne il glande che intanto, lei, con sapienza, riesce a portare in primo piano… E così via. Proprio come grandi maestre hanno da sempre consigliato l’approccio al bocchino… Prosegue con succhio e risucchio fino all’esplosione in loco con conseguente ingoio (obbligatorio).

Non sono spettacoli che lasciano indifferenti per cui nonostante quanto mi era già stato dato, non posso esimermi dal gratificare la mia farfalletta di qualche ulteriore brivido genuinamente fornito dalle mie dita.

Con l’esplosione, dalla cappella di Oscar esce una quantità indescrivibile di sperma. La povera Simona si trova in difficoltà nel deglutire il tutto e lascia colare da un angolo della bocca parte di quel bene prezioso a lei donato con tanta sincera generosità.

Simona poi ha vuole andare oltre. Non ha staccato la bocca da quel corpo finché non ha omaggiato con la lingua i contorni del suo buco del culo.

«Uno spettacolo forte. Vero?»

Mi chiede non appena si toglie il cazzo dalla bocca. Non le rispondo. Sto assaporando l’orgasmo che mi stanno dando le sue dita. Accolgo con piacere le sue labbra ancora lorde dell’intimo succo del mio amante.

Dopodiché ci consegniamo alle prime ore del nuovo giorno per il rimandato riposo.

***

Ed è già mattina

Sto sorbendomi una bollente tazza di caffè quando mi raggiunge Simona.

Il dormire le ha indubbiamente giovato. Le si è ridotto il gonfiore del volto e i segni delle sberle, così come l’ematoma sul fianco sinistro. E’ tornata “il mio tronco di figa” come mi piace ricordarle quando ce la lecchiamo. Glielo dico e con questo ci attacchiamo, lì, innanzi al frigorifero.

«Vedo che ti stai riprendendo. Avrà forse giovato anche quello che ti ha sgocciolato in gola il giovanotto.»

«Quanto meno mi ha riconciliato con il genere maschile. Era un po’ che non me ne facevo uno diverso. Sono contenta di averlo fatto al più bel cazzo che abbia veduto in questa mia attuale esistenza>

Simona crede nella metempsicosi

<Pensi di tenertelo o di trattarlo come di solito fai con i maschi: lo sfinisci poi lo getti… Hai fatto ipotesi serie su di lui?»

«Ipotesi seria nessuna, anche perché ho brigato per fidanzarlo e questo è avvenuto qualche giorno fa. Lui dice di amarmi e non poter fare a meno di me. La cosa curiosa è che anche Milly, la morosa, dice la stessa cosa e lo sollecita a rimettere in piedi un incontro per un ‘ciappino’ a tre.»

«Lei è lesbica?»

«Vorrebbe esserlo. Lo è stata una sola volta. E c’ero io. L’ho vista trombare con Oscar e mi è sembrato che le piaccia più il cazzo del pane fresco. Tant’è che stanotte, Oscar nel raccontarmi un po’ di cose, mi ha detto che dopo che lei gliel’aveva data la prima volta – e questo è successo davanti a me – hanno trombato ogni giorno con foga. E oggi, che i genitori di lei sono a Mantova ad un matrimonio di parenti, lei trasformerà la casa in un ambiente iper-sensuale e gli darà il culo in maniera rituale.»

«Com’è la ragazza?»

«Ha un visetto da brava ragazza, forse un po’ immaturo in relazione al corpo, polposo, ricco di curve e deliziosi spigoli. Il grande pregio è che ha diciotto anni. E’ troia e da grande, dice che vorrebbe fare la lesbica.»

«Un’idea: “Perché non gli diciamo che il rito della prima inculata potrebbero farlo qui e io e te potremmo esserne le sacerdotesse saffiche che lo celebrano. Con la tua fantasia non dovresti metterci molto a costruire una trama con precisi riscontri storici da raccontarle.»

Mi è sembra che avrebbe raccolto il favore di tutti. Alla buona idea non abbiamo brindato come facciamo di solito – anche perché sono solo le otto del mattino – ma ci siamo messe con entusiasmo la lingua in bocca. Ci è venuto spontaneo sospirare e mugugnare… poi quando le bocche hanno di nuovo parlato, faccio la proposta:

«Comodo sul letto della stanzetta, o grezzo e vigoroso sul tappeto davanti al divano?»

«Va bene grezzo, però io sto sopra: ho ancora qualche doloretto che si fa sentire nella schiena.»

Ed è partito il nostro 69. Il primo della giornata domenicale.

«Non vi date proprio tregua. – E’ Oscar che svegliatosi viene a vedere se c’è un goccio di caffè per lui – bevo un sorso e mi tuffo con voi anch’io. Ho dormito talmente bene che me lo posso permettere.»

E’ la giusta frase a cui Simona può agganciarsi per fargli la proposta del Sabba Inculador ipotizzato fantasticamente:

«Tu è meglio che ti risparmi. Visto l’impegno che hai nel pomeriggio. Non vorrai rischiare una brutta figura. >

Si ferma di fianco ai nostri corpi già aggrovigliati e si accarezza l’uccello che, anche a uno sguardo distratto, dice quanto può essere contento di entrare in azione.

Oscar si gratta la testa e conviene:

«Vedi Simona quando ci si ama… l’amore ti mette a disposizione anche una segretaria… Credo tu abbia ragione. Anche se so di perdere tanto a non essere la sottiletta Kraft del vostro toast.»

«Non disperare. Mi viene un’idea: perché quel rito non lo fate qui con noi. Noi due potremmo essere le sacerdotesse saffiche e recuperare un’antica tradizione dell’Arcadia in cui dovevano essere sante mani di sacerdotessa a preparare le principesse dei regni a divenire spose.»

«Fantastico. Mi piace tanto l’idea che telefono subito a Milly anche se so che sta ancora dormendo.»

E qui azzardo un’ipotesi con pseudo riferimenti storici:

«Dille che sarebbe bene che i protagonisti fossero digiuni. Così era nella tradizione. Per cui0, se facciamo tutto attorno a mezzogiorno, dopo possiamo riempire lo stomaco senza fare sgarri storici. Perché poi è così che finivano queste cerimonie.»

«Non solo ne è entusiasta ma mi hchiede se ci sono riferimenti storici sul colore degli indumenti da indossare…. Io l’andrò a prendere attorno alle 11, così ho il tempo per fare conoscenza con Simona. Tu ricordi, vero Flà, che la ragazza è alquanto timida?»

Confermo.

Il rituale sacrificio di Milly

Non appena Oscar esce, Simona va in farmacia a far rifornimento di oli lubrificanti e unguenti lenitivi per agevolare la deflorazione del culo di Milly: un gran bel culetto!

Lascio fare tutto a lei che mettendo di tanto in tanto il proprio culo in palio ne conosce tutti i risvolti. In quel campo non posso certo metter becco essendo io, lì, ancora come mamma mi ha fatto.

Mi occupo invece di dare sensualità agli ambienti, soprattutto alla stanza dove si sarebbe celebrata la cerimonia: odori esotici da spezie che avrebbero bruciato in piccoli bracieri… Schermo alcune lampadine per ottenere un’atmosfera più delicata…. Un bel vassoio di frutta fresca a disposizione della vittima sacrificale durante la funzione… In un vaso di terracotta vuoto il vino che avrebbe suggellato l’iniziazione della fanciulla.

Al resto avrebbero provveduto le nostre mani, le nostre bocche e la fantasia.

Mentre attendiamo la defloranda e il defloratore racconto a Simona la fantasmagoria che avrebbe supportato quel rito fasullo spacciato come riesumazione di un’antica tradizione arcadica. Il rito Dell’Inculadora, deriverebbe dalla consuetudine nell’antica Grecia di preparare le figlie femmine dei re a divenire spose. Questo succedeva appena le regine si accorgevano che le principessine erano divenute donne. In quel momento si spargeva la voce e si sceglievano fra sette guerrieri del reame quello che avrebbe dovuto far saltare il primo sigillo che in quel caso era la violazione della bocca. – Con Milly non si sarebbe potuto fare perché Oscar aveva già avuto la gioia di un inesorabile ingoio da parte di lei. E che lui aveva divulgato, oltre a me anche agli amici della balla…. Stessa cosa avveniva per il secondo sigillo che era il buco del culo. In questo caso il rito era molto più importante e doveva essere consumato sulla riva del mare che quel giorno doveva essere calmo e liscio come l’olio e con i maggiorenti del popolo che avrebbero partecipato osservando dall’alto di un’attigua collina.

Officianti, due sacerdotesse in attività presso il tempio di Venere.

Io e Simone ci immedesimiamo atteggiandoci in maniera seriosa. Addosso, sulla nuda pelle solo due tuniche bianche e a piedi scalzi. Nessuna musica di sottofondo.

Milly e Oscar entrano in quell’atmosfera. Le presentazioni sono state molto stringate, a parte la lingua in bocca che subito Milly mi mette. Dimostra invece rispetto e soggezione verso Simona che affascinata da quel suo corpo, sì esile ma ugualmente così ben carrozzato, con dolce amorevolezza la prende per mano per accompagnarla nel bagno dove sarebbe avvenuta la preparazione.

Subito le toglie ogni abito immondo, per portarla alla purezza del corpo ignudo. Qui, superato lo stato di soggezione verso Simona, Milly esplode in un assalto alla sacerdotessa e l’abbraccia. Intuendo poi che sotto la tunica il suo corpo è nudo. Preme forte le sue bollenti carni contro questo, mentre le labbra percorrono ogni lembo del lungo collo della sacerdotessa. Simona, che non se lo aspetta, vacilla nella sua interpretazione sacerdotale. Seppure con grande sacrificio, riesce a resistere:

«Non ora… Angelo mio… – deglutendo – solo quando sarai divenuta un angelo potrò lasciarmi andare con te e anche con Oscar – aveva voluto precisare –. Adesso sarebbe sacrilegio».

Era iniziata la preparazione.

Appogiata al lavandino, la fa mettere ad angolo retto…. Una ditata all’unguento lubrificante e via: fra le sode chiappe e attorno all’orifizio.

«Ma è bellissimo!»

sussurra l’Offerta in stato estatico.

«Ssst! – La rimprovera la Sacerdotessa – Non turbare le molecole ancestrali. Anche gli unguenti sono pieni di arcadiche proprietà. Dai tempo al tempo. Vedrai, quando risorgerai monda, quanto e come potrai esprimerti fra sospiri e aneliti.».

il dito vince la contrazione del primo muscoletto anale. Il dito vaga un po’ per i meandri dello sfintere per ritirarsi e tornare in compagnia di un secondo dito.

«Mmm!» sfugge a Milly, esprimendo gradimento. E Simona l’asseconda massaggiando con cura l’ambiente che sta scoprendo.

Fatte uscire le due dita, Simona, saggia la possibilità di infilarne tre. Vi riesce grazie anche alla collaborazione della vittima che si prodiga in ogni modo purché qualcosa la penetri. Quando ritira la mano, Simona, è visibilmente eccitata e non resiste…

Con un’arcadica scusa si mette con il volto fra quelle chiappe e raggiunto il foro del desiderio. Infierisce con la lingua su di esso. Facendosi forza per non spaziare nell’attigua figa che sta colando umori a tutto spiano.

Milly frigna finché non può baciarla.

«Adesso sei veramente pronta per la funzione.».

Qui la ragazza esprime un timore:

«E se mentre m’incula mi viene da cagare?»

Pronta Simona, tira fuori un’arcadica menzogna:

«Zeus non lo farà succedere.»

La preparazione di Oscar è per me molto meno brigosa. L’abbiamo fatta in terrazza sotto il tiepido sole.

Óscar non vede visto l’ora di spogliarsi e di mettermi in mano il virgulto arnese. Anche se devo trattenermi dal mettere in pratica certe idee, espleto velocemente l’unzione. In quel momento la cappella, ben unta come è, riluce in quello scorcio dove la si vede accostata alla Torre degli Asinelli. Almeno così appare nel selfie che scatto.

Simona calatan ella parte della Sacerdotessa Superiora, prende i due ragazzi a braccetto per condurli al luogo destinato al rito.

Non sarebbe stato il bagnasciuga di un azzurro mare come sarebbe risultato dalla mia fantasiosa scrittura ma la camera da letto, attrezzata per l’occasione.

Io, che svolgo funzione di ancella mi prodigo a sistemare alcuni cuscini sotto il ventre di Milly, per attutire l’impatto della penetrazione. Milly mostra serenità e dopo essersi adagiata sui cuscini, in tutta allegria si mette a spiluzzicare frutti dal vassoio.

Oscar stringe con orgoglio il fallo e con lo sguardo tiene d’occhio il punto, fra i glutei, in cui lo avrebbe indirizzato.

Simona fa colare qualche goccia di succo spremuto da alcuni litchi, frutto dell’amore cinese e questo è il segnale che la penetrazione può iniziare.

Le mani di Oscar tengono scostate le dolci natiche. Il glande, in tutta la sua prestanza, si appoggia al bordo del foro:

«Quanto è bella calda! –sospira Milly. Per poi emettere un secco – Cazzo!»

Al primo colpo: Oscar entra in lei per un terzo. Simona ferma il particolare sul suo iPhone. Io ho nella mia bocca la lingua della vittima che mugugna. Oscar con decisa irrequietezza, assesta gli altri due colpi. Quasi una pausa, poi il rumore del suo bacino che colpisce ritmicamente i glutei di Milly.

Lei lascia la mia bocca.

Gridando al mondo intero la gioia di quella sua prima volta.

Oscar tiene il ritmo ancora per diverse fondate per scaricarsi in lei osannando quel suo primo culo e lasciandosi andare su di lei sussurrandole stremato: «Erano più di sei mesi che lo bramavo!»

Quando lui libera il condotto, Simona immortala ancora, quel culo che, rigurgita parte di quanto lasciato dal suo primo visitatore.

Dall’otre di coccio il fresco vino suggella la completezza del rito. Simona quale medico e sua madrina, verificato lo stato fisico di quel culo verga su una sua vignetta intestata il seguente referto con tanto di data e ora:

“Riscontro l’ano in buono stato e pronto al riuso dopo una mano di unguento lenitivo”

Firmato, Dr.ssa Simona Zinani.

Un’ora dopo grattugio parmigiano su un abbondante piatto di tagliatelle. Nessuno di noi parla. Gustiamo in religioso silenzio la prelibatezza che ho voluto preparare per festeggiare l’avvenimento.

Milly ed Oscar sembrano due sposini in viaggio di nozze.

Lui le riserva gentilezze che non sono proprie del suo carattere: sbrigativo e un po’ scontroso.

Io e Simona li guardiamo con l’occhio delle zie che vedono crescere con gioia i propri nipoti. Ma le zie hanno ben altri turbamenti. Hanno la necessità di essere sole e potersi congiungere nella loro intimità.

I testicoli ballonzolano contro la fica che sempre aperta tripudia sbavando

Più o meno lo stesso problema ha Milly che guarda noi ragazze, con un buon tasso di morbosità.

Per cui, fatto onore alle tagliatelle è cresciuta una sorta di eccitazione collettiva ed è la saggezza di Oscar, a trovare la quadra:

«E se adesso ci facessimo un bel 69 collettivo, qui sul tappeto? Quello che io e Flà abbiamo battezzato tappeto delle sane porcheriole.»

Un consiglio di Milly.

«Intercambiabili, suppongo.»

«Perché no.»

Approva Simona e subito la prende per mano.

Mi avvicino ad Oscar suggerendogli:

«Se io vengo cavalcioni su di te, potremmo farci una bella trombata qui sulla seggiola. Al 69 ci pensiamo dopo.»

Oscar sollevando un lembo del candido saio che ha indossato per il sacrificio (ricavato da una mia desueta sottoveste) lo mette subito in gioco.

Calo gli slip.

Con il sonoro del godimento delle nostre amiche io e il bell’Oscar ci involiamo alle piacevolezze dei nostri orgasmi.

Fra tutti noi nasce una grande intesa. Una sorta di comunità del 69 che prende a girare su ognuna di noi, condividendo piaceri e godimenti con gli altri.

Il pomeriggio continua fra lazzi e sollazzi: giochi di carte e di società. Approfittando della diffusa nudità è superfluo descrivere affettuosità e carezze. Insomma, quella libera e spontanea allegria che già io e Simona pratichiamo nel nostro vivere assieme.

viene ora di cena. Questa volta è Milly a voler essere lo chef della serata: con un’improvvisata omelette gigante con tutto quello che trova all’interno del frigo.

Un successo. Applausi e Oscar prova a calare il perizoma alla cuoca per infilarglielo dal di dietro. Non ha successo e, il ragazzo, leggermente avvilito si consola fra le braccia di Simona che l’accoglie con entusiasmo, aprendogli cosce e fica

io e Simona, occupiamo il grande letto e senza preamboli mettiamo in opera la nostra delizia. Ovvero il 69.

Consumato sulla più alta vetta del godimento i nostri orgasmi, gioiosamente rotoliamo in lungo e in largo per tutto il grande letto avvinte l’un l’altra con braccia e gambe, per concludere il nostro gioco con affettuosi bacetti e colpetti di lingua qua e là. Il seguito è il sonno… Abbracciate l’una l’altra con l’illusione di riuscire a condividere lo stesso sogno.

Avevamo già spento la luce senonché fanno il loro ingresso i due piccioncelli innamorati.

«Ssst – si esprime Milly sussurrando – Stanno dormendo. Ne avranno fatto uno in fretta e furia e adesso si godono l’appagamento in tutta serenità… Come sei messo, tu, dopo la pompa?»

«Pompa? Mezza pompa… Non mi hai fatto venire.>

Milly sogghigna divertita

<Come vuoi che sia messo? Se mi dai figa e culo ti sei fatta solo un bel regalo».

Ci par di capire che debbono concludere un po’ di ragionamenti che si sono posti sotto gli spruzzi della doccia.

Sempre fingendo di essere profondamente addormentate, con qualche mossa, ci posizioniamo in modo da vedere da vicino la loro scopata.

Il tempo minaccia pioggia e la notte è molto buia. Nonostante ciò distinguo perfettamente i corpi dei nostri compagni di letto.

Milly si offre nella più classica delle posizioni, sottolineando il desiderio, trastullando con veloci giochi di mano, lì dove sta la clitoride. Oscar, inizia l’approccio con uno dei pochi suggerimenti, da lui richiesti, che gli ho dato dopo la nostra ‘prima volta’:

«Un bacio di passione alla bernarda, prima di consegnarla al gingillo, ricordati, è sempre apprezzato».

Segue la presentazione del glande: scappellando l’uccello davanti alla bocca per riceverne un bacio di incoraggiamento.

Il tutto molto romantico… molto eccitante. Anche per noi, indiscreto pubblico. Simona si masturba alla chetichella. Io riesco a penetrarle il culo con un dito

Concluse le pres entazioni, Oscar scende con il cazzo fra le cosce che lei ha ben aperte, così come la gemma. Fa assaggiare la rossa ciliegia del glande alle tumide grandi labbra e Milly che da un po’ è in attesa, imprime al bacino un continuo ritmo sussultorio per accelerare la penetrazione. Il billo, centimetro dopo centimetro, guadagna il fondo della figa, regalando fremiti e sensazioni a un’entusiastica Milly e a un ingordo Oscar:

«Pompami un po’ che fra un attimo vengo.»

Così come mi sta dicendo, con un anelito camuffato da sbadiglio, Simona: «Mettimi un altro dito in culo che voglio venire così.»

Sotto i colpi cadenzati di Oscar il letto prende a scuotersi e così anche noi due ci riveliamo, appena in tempo per assistere all’esplosione del loro orgasmo e di quello di Simona che fra dita in culo e in figa, lancia il suo cantico d‘amore: Quando gode, la porca, gorgheggia!

Io bacio Milly. Simona prende in bocca la cappella del cazzo di Oscar.

Ci riporta con i piedi sulla terra il senso dell’onore del ragazzo:

«Prima ho promesso a Milly che l’avrei fatta godere nel culo. Per lei è una cosa molto importante. Vi dispiace se lo facciamo in tutta la nostra intimità?»

Io e Simona non possiamo certo opporci. Ci d dirigiamo in bagno per una benefica doccia.

©Flavia Marchetti 2019

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[1] Cinno/ a Bologna è un bambino/a

[2] Asinelli, Torre degli Asinelli – Le due torri, Bologna

[3]Mo sóccia interiezione del dialetto bolognese. Tradotto nella lingua italiana sta per Succhia!

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