Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

E’ pur sempre una grande emozione

L’Autrice

FLAVIA MARCHETTI
Scrittrice di bella presenza

Dal 2005 Flavia pubblica con l’editore Enstooghard Ltd – København


Questa breve Porkeriola mi è stata suggerita oniricamente da Chiara che continua ad eccitare le mie notti.
A lei la dedico nella speranza di prossime sue apparizioni, per il bene della letteratura.

Dal diario più intimo di Flavia, alla data di
Sabato 12 giugno 2021

Oggi

L’urlo del mattino di Simona è ormai divenuta, per noi, la sirena che ci fa iniziare la nostra giornata.

È un gemito che all’improvviso si libera dal suo corpo nel momento in cui lei si affida totalmente all’orgasmo del nostro 69. Il nostro Buongiorno è così sancito.

Il magico momento che chiude la parentesi di sogno che lo separa da quello della Buonanotte.

Chissà perché ma quello di stamane mi ha stupito per essere di una potenza acustica mai sentita prima. Eppure, quel nostro rito erotico, a cui ogni giorno è affidata, scaramanticamente, l’armonia e il nostro buon umore della giornata, non aveva alcuna ragione per connotarsi come un evento straordinario. Non c’erano ricorrenze da festeggiare, momenti di tensione da ricomporre.

Tutto si era svolto nella consuetudine dell’affetto di coppia. Forse, alla fine, un bacio, qualche parola in più del solito. Nulla, comunque che avrebbe dovuto suscitare quella plateale emissione euforica.

Me lo sarei fatto spiegare. Sarebbe un ottimo argomento per farcire la colazione di argomenti piccanti.

Il risveglio di ogni mattina è uno dei momenti più intensi del nostro vivere assieme.

Due anni or sono

Si rifà alla prima volta che mi ero svegliata con Simona nel letto.

Quel mattino di due anni prima, guardando il suo viso trasformato dalle ecchimosi per le botte ricevute, aveva riaperto il quadro della serata precedente.

Rientrando, l’avevo trovata accasciata innanzi alla mia porta di casa: <Guarda come mi ha ridotto quel porco di mio marito.>

Pronto soccorso: medicazione, ma niente di importante. Posto di polizia: Simona denuncia il marito. Per la polizia farebbe bene a stare lontano da casa, almeno finché loro non lo intercettano e gli impongono la lontananza da dove vive lei.

Lei accetta di venire da me. Abitiamo nello stesso palazzo E’ un anno che ci frequentavamo con passione.

A casa le avevo preparato una cenetta. Con qualche coccola le avevo scucito una parvenza di sorriso.

Pensare di averla nel letto mi eccitava. Rifarlo con nuove federe e lenzuola, mi aveva emozionato. Non dico quando lei mi aveva detto: <Farei volentieri una doccia… Mi fai compagnia?>

Forse avevo pure pensato che quel dramma nella vita della mia amica cementava la reciproca attrazione fisica che già aveva avuto modo di esprimersi. Nella sala da bagno, questa si era rivelata, quando i due corpi, nudi, si erano trovati uno innanzi all’altro. L’abbraccio era scattato. Colmo di passione.

Labbra… lingue avevano dato il meglio di loro stesse. La malinconia suscitata dalla violenza subita e il pensiero di dover modificare la propria vita, avevano risvegliato l’eros in Simona: <Fammi dimenticare quello che mi è capitato… Flà. Ti prego! Tu. Solo tu ce la puoi fare.> Quasi una supplica. Avevo anche sentito la sua mano tra le cosce andare a stimolare il piacere in me. Regolato lo scroscio d’acqua in una tiepida pioggerellina. Mi ero abbandonata contro la parete alla voglia di lei.

Affondato due dita nella figa mi aveva scopata con una foga che non conoscevo. Ma di cui non potevo che apprezzare il gioco che faceva fare alle dita fornicatrici.

Gli affondi erano decisi. Quando aveva introdotto il terzo dito mi era parso fosse un buon cazzo a darmi tutto quel piacere. Avevo preso a squirtare sulle sua mano. Urlando il mio godimento. Tutto molto intenso! Soprattutto, l’orgasmo in cui mi aveva portato, mi sembrava infinito.

Le avevo gridato che stavo venendo e che ero venuta. Lei aveva continuato a zomparmi con maggior determinazione. Un secondo orgasmo si era aggiunto al primo…

Scivolando con la schiena contro la parete ero calata sul pavimento e c’ero rimasta per un buon po’ lasciando che lei continuasse ad accarezzami la Figa.

<Flà ho bisogno di godere anch’io… se no tornano i fantasmi della serata…>

Un attimo dopo eravamo sul letto.

Lei… cosce aperte al massimo… la Figa dischiusa, proiettata al cielo, in spasmodica attesa.

Con le labbra su questa, la lingua ne aveva più volte tracciato il periplo. S’era spalancata. L’avevo immersa nei suoi più intimi umori leccando agilmente.

Mentre il piacere andava crescendo in lei, confusamente, mi aveva raccontato dettagli dell’alterco col marito. Un vero porco!

Il racconto, inframezzato a mugugni e gemiti, era divenuto incomprensibile, lasciando il posto ai tre sobbalzi del bacino con cui si presentava….  Lo imparai in quell’occasione…  l’acme del proprio godimento.

Un deciso schizzo sul mio volto… le sue mani tenevano ben fermo la mia testa alla Figa. Era esploso in lei un pianto liberatorio. Quello che ancora non era accaduto per tutta la serata.

L’avevo coccolata a lungo finché non era caduta in un profondo sonno.

Al mattino… Senza una parola, erano state le sue labbra a proporre il primo 69 della nostra convivenza.

Con <Sì, per sempre risvegli solo così!> lo avevamo deciso entusiasticamente riprendendoci da quegli orgasmi.

Quella mattina di due anni prima, la gioia di un orgasmo condiviso aveva deciso la nostra convivenza e che in questa il Buongiorno ce lo saremmo date con un 69.

Oggi

Visto come avvengono i nostri risvegli, la colazione non può che essere ricca e sostanziosa. Il caffè: abbondante e forte.

Simona, quando siamo a casa tutte e due… E questa mattina lo siamo… pretende sempre un inizio giornata con musica sinfonica che sceglie lei del suo gusto.

Questa mattina la sua scelta è caduta sulla sinfonia fantastica di Hector Berlioz.

Il volume alto del diffusore ci impedisce lo scambio di riflessioni… Opinioni. Consumiamo le nostre colazioni senza una parola. Solo sguardi che denotano serenità e appagamento. Sorrisi, tanti. Qualche bacio affettuoso.

Non riesco però a chiedere del messaggio insito nell’urlo prolungato del suo orgasmo.

Conoscendo il suo divertimento a lanciare messaggi criptici nelle più svariate forme: “una ragione deve pur esserci”. Ma per avere la soluzione del mistero dovrò attendere la doccia. Oltre tutto nella sala da bagno la musica arriva più attutita. Quindi si può tenere un dialogo.

Nude nel box doccia scanso alcuni suoi approcci erotici che mi distoglierebbero dal quesito che mi incuriosisce.

Regolo la pressione dello scroscio e comincio a spargere sul mio corpo il bagnoschiuma… Alghe della Normandia. Si dice, afrodisiaco…

Tra di noi c’è un’abitudine nel fare la doccia assieme…È nato nei primi tempi che si era assieme come gioco erotico che manteneva accesa la passione. Una si insapona abbondantemente e diventa ‘saponetta’. Quindi, con abbracci e sfregamenti insapona l’altra.

Come un’anguilla, Simona guizza tra le mie braccia. Nel suo sguardo, un’espressione beffarda che io non posso che legare a quanto mi sta incuriosendo pressantemente.

La lascio baciarmi voluttuosamente il collo e butto lì l’anomalia che ho notato nel suor orgasmo.

È proprio quello che vuole.

Secondo lei, aveva dovuto ricorrere all’urlo orgasmico, in quanto avevo snobbato tutte le sue plateali esternazioni precedenti.

<Quindi hai da comunicarmi di aver ricevuto qualcosa che ti fa impazzire di gioia… Allora… sputa il rospo, così magari dopo gioisco con te.> e per rassicurarla che così sarebbe stato, le prendo in bocca un capezzolo. Che a lei piace tanto.

<Rufiana… Non ti dico niente.>

<Dai dimmelo.>

<Non ti dico niente… Devi soffrire… Quando soffri sei più bella… Mi piaci di più>

Con questa battuta capisco che la sta mettendo in sesso. Con un dito le apro la Figa. Gliela accarezzo dolcemente. Incomincia a squittire qualcosa:

<Se te lo dico, ti lasci poi pisciare nel culo?>

Il pissing non mi entusiasma mai, ma pur di non passare per arrendevole:

<Telepatia, Amore. Volevo chiedertelo io. Poi è saltato fuori questo argomento… Certo che ti apro il culo…Promesso!… Ora però parla. Sai bene che a me la suspence non piace>

Avrei volentieri supportato con baci e carezze il suo racconto se non fosse che mi salta al collo gridandomi:

<Se adesso mi baci stai baciando un Primario.> Non posso che cogliere l’occasione e per la prima volta nella vita mia, ho la lingua nella bocca di un Primario di uno dei più importanti plessi sanitari del Paese. La sua euforia è alle stelle. La sua lingua vaga ovunque: dai capezzoli in su.

Ne sono contagiata pure io. E dare il culo al suo getto di urina mi sembra una risicata partecipazione alla sua esplosione di gioia.

Mi complimento con lei in tutti i più affettivi modi che conosco: baci, carezze, abbracci colpi di lingua qua e là. In questa esplosione euforica Simona racconta: <Mezz’ora prima della fine del turno vengo convocata in Direzione. Qui il Direttore, dopo avermi accolta con grande cordialità mi legge una lettera che mi incarica, nel ruolo di Primario, di dirigere da lunedì, domani l’altro, la III Divisione di Terapia Intensiva del Policlinico… Roba da infarto, così all’improvviso! Oltrettutto,. il prof. Sgargi ha aggiunto, “in questo momento lei è la più giovane Primario d’Italia”. Un’emozione fortissima mi ha invaso… Gli sono saltato al collo e l’ho baciato sulle guance. “Collega – Lui – tra noi due ci sono vent’anni di differenza”….. Tutti ridono perché tutti hanno notato che il chiarissimo Professore sta stringendo in pugno una mia natica. Per quel colloqui avevo lasciato il camice e tu sai bene i legging che bel culo mi fanno.> Anch’io ho in un pugno una sua chiappa che mollo per riflesso condizionato dal racconto. Simona non ci fa caso tant’è eccitata nel pretendere la promessa che cerco di evitare.

Non è che io disprezzi il pissing,… è che la posa a cui mi costringe la pisciata in culo… a terra a quattro zampe col boffice proteso all’alto… prefigura un atto di sottomissione che non concederei ad alcuno. È però tanta la gioia che Simona emana e non posso che piegarmi e mettermi in posa. Lussuriosamente in attesa.

Chissà da quanto Simo, aspettava questo momento?

La sua lingua percorre tutta la colonna vertebrale svegliando in me il piacere. All’osso sacro la lingua fa una sosta. Le sue mani prendono in consegna le chiappe e le aprono artigliandole con le dita. Il buco del culo si apre di conseguenza. Tutto quel daffare attorno al mio culo mi eccita: lo spalanco. Simona me lo bacia… ci gira attorno in punta di lingua. Fremo… Mi piace!… Adesso la lingua prende a scopacchiarmelo. È una libidine immane! Glielo dico: sospende il lascivo movimento nel culo. Sente il bisogno di baciarmi.

È venuto il suo momento, me lo dicono i suoi occhi.

Si posiziona dietro i miei glutei che tiene aperti al massimo. Qualche interminabile secondo per la sua concentrazione, poi il getto arriva, preciso, centrando il culo:

è deliziosamente caldo… Una piacevolezza!

Ha una certa spinta. Il godimento cresce in me. Riesco a toccarmela da sotto e adesso è il momento di pensare all’orgasmo.

La sferzante pisciata ha perso di vigore. Il gioco va cambiato. Mi giro di scatto e mi attacco alla sua fregna ancora gocciolante. Ne succhio le ultime stille. L’eccitazione ci travolge.ci spinge al 69 che consumiamo seduta stante con tutti i crismi che il rito richiede.

Comunque, leccarla a un primario è una grande emozione!

©FlaviaMarchetti 2021

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