Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

E… non è poco !

Flavia dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard
del dr.Hans Stortoghårdt, editore dal 1971 in Borgergade 9, 1300 København

©Flavia Marchetti 2019

Quello che aveva turbato Romeo nel viaggio di rientro, era la brutta figura del suo uccello innanzi ai sensuali clivi della sua Giuly e la conseguente pausa di riflessione a procedere.

Adesso, Michela, con la sua BMW li ha accompagnati proprio sotto quel tugurio che èdove abita Giuly. Si stanno salutando. Michela pare non abbia una gran voglia di concludere quella parentesi vacanziera che le ha sfornato tante novità. Tra un bacio e un abbraccio non smette un attimo di dire agli amici di non abbandonarla alla solitudine dei quartieri alti. Dove c’è un po’ di verde, tutto in ordine e un tragico silenzio notturno: «Non lasciatemi per troppo tempo, sola, nella malinconia della mia agiatezza. Potete venire e restare anche solo qualche giorno. Vi farei scoppiare a furia di pranzetti, cenette e…» e come ultimo commiato, stringe con decisione il pacco a Romeo.

«Eccoci qua. Porca miseria! – Esclama con smorfia disgustata Giuly, annusando il forte odore di bassa cucina che si sente nelle scale. Quell’odore che sconfina oltre muri e pareti ed entra nel suo ridotto spazio vitale. – Mi viene da vomitare ogni volta che entro qui. – Sbotta con disperazione a un’effusione amorosa di Romeo. Sposta il volto e si sottrae al bacio che le è indirizzato. Resta però a smaltire la sua disperazione fra le braccia del suo ragazzone che non vede l’ora di coccolarla.

Spupazzandola, però, gli viene duro e forse, se lei se ne accorgesse, può darsi che ne voglia approfittare. Metterebbe da parte le sue paturnie e potrebbe anche darsi che lui avesse modo di recuperare la figuraccia.

Ma non è proprio così che va. Anzi…

Sentirlo – … e lo sente – pronto e in tiro per la scopata la fa arrabbiare: «Hai solo quello nella testa…» e si lascia andare ad una filippica contro il machismo, ricca di tutti gli ingredienti che può suscitare l’argomento.

Romeo, alle prime armi con il genere femminile, non può che sentirsi in colpa per ogni nefandezza sciorinatagli dalla sua Amo che sono alla base del comportamento degli uomini. «… sin da ragazzi.»

Io non sono così. non lo sarò mai.” Si discolpa fra sé e la lascia sfogare contro la sua t-shirt. Quella bella che porta impressi i versi di una bella canzone di David Bowie.

L’ha comprata assieme a lei in Piazzola e su cui lei, adesso, ci smoccola pure.

La tempesta si placa ed è lei a chiedergli scusa se lo ha accomunato alle miserie del mondo: «Tu sei di un altro mondo. Tu sei il mio Amo» e protende le labbra verso di lui. Non solo: tre bottoni della camicetta e sgorgano le sue poppe che dirige verso quella bocca, lì in attesa.

È una bolla di passione quella che si genera nello squallore e disordine di quell’ambiente.

Giuly, sempre obbligandolo a non staccare le labbra dal suo seno, lo fa sedere sulla sponda del letto a lei di fianco. Lui vorrebbe intraprendere altre attività ma lei sembra volere esageratamente solo lingua sui capezzoli. Meglio accontentarla: “Che non ricominci con le lagnanze in stile femminista.

Le dita di lei, invece, si destreggiano con lo zip degli short. In breve, ha fra le mani quel cazzo che poco prima ha duramente inquisito.

Romeo gongola. Vede ancora una volta profilarsi l’occasione di riscattare la brutta figura dell’oca morta. Ma subito Giuly blocca le sue aspettative: «Non credere che sia dell’umore giusto per farti una sega. Lo faccio solo perché so che ti piace se te lo accarezzo. Tanto per dimostrarti che non sono arrabbiata con te. Però, di fare all’amore, qui, in questo disastrato ambiente, proprio non mi va più.» e lo bacia. Il baldo giovane è sconcertato. Lascia che nervosamente le dita di Giuly snocciolino la cappella ma non ne prova il giusto piacere.

«Io cosa potrei fare per farti tornare quella bella cosa che ho conosciuto alla biblioteca di via Pietralata?» Tenta di utilizzare i bei momenti del loro stare assieme

«Dirmi cosa ne pensi di quello che sto per fare?»

Borbottio con solita frase desueta: “Valle a capire te le donne!”: «Che sarebbe?»

«Ho deciso che stanotte non dormirò più qui.»

«E dove pensi di rifugiarti?»

«Torno da Michela.»

«E noi?… Finisce tutto qui?»

Adesso è Romeo ad aver l’aria disperata ma non lo è da meno Giuly che non avendo pensato a concrete soluzioni è più nervosa che mai e sfoga la tensione sul cazzo che ha fra le mani.

Lo stringe con vigore e trasforma la leggera carezza in una vera e propria sega.

Golosamente, Romeo si abbandona a lei dimenticando la discussione in corso.

Con arte, le dita, si mettono a far scorrere velocemente la pelle sul prepuzio dall’alto al basso e viceversa. La presa della mano è tenace. L’uccello è rigonfio. Dai testicoli partono precisi fremiti che ingrossano tutta la cappella. La solita quantità di sperma si mette in movimento. Lui, farnetica e promette amore e solidarietà per qualsiasi cosa lei pensi di fare: «Sarò sempre vicino a te, Giuly. Ovunque tu voglia andare.» e il primo schizzo parte improvvisamente colpendo il volto della solerte pugnettara che per la gioia di tale solidarietà non può che prendere in bocca l’uccello e succhiarglielo con entusiasmo.

Pur se preso dalle gioie dell’orgasmo il virgulto giovane sforna subito una concreta idea, proprio mentre, Giuly apre la bocca e rilascia il cazzo letteralmente ammosciato:

«Dà subito una telefonata a Michela. Magari lei, sta facendo altri piani.»

«Saggia considerazione. Se trovo il telefono faccio subito.»

Giuly con il sesso orale si rigenera. Quel masticone anche se improvvisato l’ha trasformata: recuperato il sorriso, sono tornati ad aleggiare in lei desideri che aveva scacciato dalla sua mente. Unico cruccio, è che il bocchino ha reso inerte lol strumento principe di un eventuale convivio. Ma… “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso.”

E il telefono si mette a trillare.

«Chi sei? – ha assunto un tono grave al limite del rantolo, Giusy – Ah, sei tu… Non ti avevo riconosciuta… Cosa ti succede?… E lo dici a me?… Pensa che ci troviamo innanzi un panorama tale che anche il robusto coso di Romeo non riesce ad affrontare un post-pugnetta.… Ah, se non hai altre risorse in vista possiamo tentare noi di darti un sollievo… Cose da fare non abbiamo… Sicuramente. Un tuo pranzetto è sempre gradito… Il tempo di arrivare con l’autobus… Ma no, dai… Va bene, ho capito, mi faccio fare la ricevuta così te la fai rimborsare dall’Università. Ti voglio bene.» Bacio.

E rivolta al suo innamorato che la sta osservando incuriosito:

«Era Michy. Disperata anche lei… Per la ragione opposta alla mia. Quando si è ritrovata sola in quel grande appartamento si è sentita persa e mi ha supplicato di andare a tenerle compagnia almeno per questa notte. Con te, naturalmente…. Addirittura, ha preteso che ci muovessimo con il taxi per fare prima… Lo paga lei.»

Michy è in fregola. Le apre in bikini. Molto striminzito e in tessuto quasi trasparente: il pelo del basso ventre traspare e turba gli animi: «Che stronza. Se mi dicevi che ci voleva l’abito da festa mi sarei adeguata… Vorrà dire che mi aggirerò nuda per casa. Costi quel che costa.»

«È che ho apparecchiato la tavola sul terrazzo. Dove adesso batte il sole. Ho aperto tutti e tre gli ombrelloni e dovremmo stare bene senza essere disturbati da nessuno.»

Giuly mette subito in pratica quanto minacciato. Le va dietro Romeo che però si ferma ai suoi buffi boxer fantasia. Gira un po’ di birra tanto per rinfrescare le gole.

Sul terrazzo ci sono due sdrai a due piazze. Un tavolo basso ricco di stuzzichini fatti venire dalla rosticceria proprio sotto casa. E spunta un magnum di champagne: «A culo con la birra, quando si può!» grida festosa Michy facendogli saltare il tappo.

L’entusiasmo della ricomposta combriccola è all’apice: subito tre brindisi, uno dopo l’altro. Romeo però, va oltre e ne ingolla altre due coppe. Poi inizia a vaneggiare.

Si sfila i boxer e pone all’attenzione delle ragazze la sua erezione.

Michy non sa trattenersi. Interrompe un ragionamento colto che sta facendo sull’opera poetica di Alda Merini e va a sdraiarsi al fianco del baldo giovane e come fosse un trofeo glielo prende in mano:

«Adesso ti guzzo!» reagisce prontamente Romeo.

«È questo che volevo!» Si libera dei pochi straccetti che ancora ricoprono qualche parte del suo corpo e golosa si infila la verga nella passera.

Giuly è sbalordita dal comportamento dell’amica e non riesce a trattenere: «Quanto sei vacca!»

«Non disperare. Ne resterà anche per te.» Michy esplode in una fragorosa risata nel lasciarsi andare alla frenesia del ritmo che le impone il bacino di Romeo. Si contorce come una serpe mentre l’orgasmo la conquista. E crolla sulla bocca di lui a godimento compiuto.

Non è la stessa cosa per Romeo, che sfilato il cazzo dalla vagina, se lo trova duro ed eretto come prima di aver partecipato all’amplesso. Unico problema: non ne ha tratto godimento Sembra attonito, il ragazzo. Lì, immobile, a gambe aperte, con il suo bell’uccello dritto, perpendicolare a sé stesso. L’orgoglio della sua Giuly! Che gli si avvicina e glielo bacia.

Michy, sempre al massimo dell’eccitazione, ha trovato modo di infilarsi fra le cosce dell’amica per leccarle la figa.

Giuly gradisce e il fronte si sposta. Romeo pare assente, mentre continua a guardare intensamente il pennone del suo orgoglio.

Se le intenzioni erano orgiastiche… l’orgia è cominciata.

Su quel giaciglio i corpi delle due ragazze si rincorrono con svariate dinamiche. Si congiungono in abbracci, baci, per poi mollarsi e ritrovarsi in una nuova posa.

Sempre alla discrezione delle loro dita e bocche.

Un ampolloso 69 esaurisce le brame delle due infoiate ragazze. Brindano gioiose al loro godimento ed è qui che Giuly si accorge dell’incomprensibile estraneità del suo Romeo: “Lui, che si era dimostrato così entusiasta di tornare a trascorrere un’altra giornata assieme a loro.

Gli si siede accanto… gli struscia una tetta sulle labbra… gli accarezza il fallo, ancora lì, immobile nella sua provocante erezione.… glielo bacia stringendogli con dolcezza la cappella fra le labbra… Il ragazzo non reagisce. Pare paralizzato. Immobile, con gli occhi sbarrati.

Giuly inizia a preoccuparsi: «Michy… – chiama – Non dà segni di vita!»

Michy pone l’orecchio sul torace: «Non sono un medico ma il cuore batte e respira.»

«Hai forse messo qualcosa nello champagne?»

«Ma io no…. Ho aperto la bottiglia davanti a voi. Poi abbiamo bevuto anche io e te.»

«Cosa gli hai fatto con la tua vorace figa? – Giuly comincia ad agitarsi. Vorrebbe chiamare l’assistenza medica – ma come si fa? Bisognerà mettergli qualcosa addosso… Ma riusciremo ad imbragare quell’affare lì, ritto, che pare doversi spezzare se vai a muoverlo?»

In quell’assolata terrazza lo sbigottimento è tangibile. Giuly tenta di scuotere in un qualche modo il corpo di Romeo che se ne guarda bene dal reagire.

Michy invece sembra avere una soluzione. Ne parla con Giuly partendo dal presupposto che: «Non mi sembra che la persistente erezione sia segnale di malasalute. Se ben ricordo un’amica di mia madre, dottoressa che aveva l’ambulatorio a due passi dal Casino di via delle Oche e che lì veniva chiamata quando capitava qualche malore a lavoratrici o a clienti, raccontava di aver visto clienti, soprattutto in giovane età, che per l’intensità della marchetta si erano ritrovati nelle stesse condizioni del tuo Romeo. Ed era stato proprio la tenutaria della casa a suggerire un intervento che aveva avuto ottimi risultati… – glielo descrive minuziosamente – Che ne dici, proviamo?»

E cominciano i preparativi, che subito si dimostrano impegnativi: il ragazzo è assai rigido, sembra quasi ingessato e si fatica assai a posizionarlo su di un fianco in posa a cucchiaio. Ma con la forza della disperazione le due ragazze ci riescono. Stupite e anche affascinate da quell’erezione che non perde consistenza. Poi, pur madide di sudore, si accingono a praticare la cura vera e propria. Giuly, è inginocchiata ai piedi del giaciglio e ha l’onere di prendere l’erto uccello in bocca. Inizia con un certo riguardo, spolverando con la punta della lingua la vermiglia cappella. Ne riceve quel buon sapore di cazzo che a lei piace tanto. E questo stimola la sua voracità: si fa coraggio e lo accoglie, quasi completamente, nella sua fantasiosa bocca.

Per Michy, dall’altra parte di quel corpo, le difficoltà di intervento sono più complicate. Deve aprire le natiche e farsi largo col volto, per raggiungere il buco del culo. Su cui interverrà con la lingua.

È tutta una contorsione ma alla fine la meta viene raggiunta.

Se Giuly succhia, Michy non è da meno e linguetta velocemente i bordi del sensibile foro.

Non ci crederete, ma se aveste potuto assistere alla scena, avreste notato che solo dopo poche succhiate e pochi colpi di lingua, le palpebre del ragazzo si abbassano e quando tornano a sollevarsi, gli occhi non sono più sbarrati. I muscoli del ventre si sono rilassati e il marmoreo uccello ha ceduto un po’ della sua pietrificazione a una tensione più congeniale a un “membro di prima categoria”, come lo ha catalogato Giuly, quando ne parla con le amiche.

Insomma, l’impressione è che il buon sangue ricominci a scorrere in quel corpo.

C’è entusiasmo sul terrazzo. Tanto che Giuly sospende per un attimo la terapia gridando all’indirizzo di Romeo il michelangelesco ordine «Parla

E il Romeo parlò: «Oh Amo… Fammi venire!»

Come non raccogliere l’ansito di speranza di un redivivo! Le ragazze si mettono di impegno, ognuna nel proprio ruolo per far resuscitare completamente il loro amato-pene.

Sborra e scorreggia copiosamente il giovincello alla fine del trattamento. Si è completamente ristabilito: palpa il seno di Giuly e con l’altra mano tiene premuto il capo di Michy contro il suo buco del culo perché continui quella gradita terapia.

Il mattino volge alla sua conclusione. Oramai è l’ora del desinare. Michy ritira il proprio volto dal buco del culo di quel complicato ospite.

Ha previsto una pomposa pausa per rifocillare la combriccola dalla tensione dei recenti accadimenti.

Alle 13:00, come previsto, un cameriere del ristorante CollinaBo, giunge con quanto occorre per apparecchiare un capace buffet sul terrazzo.

Le più fantasiose cause del malessere di Romeo si rincorrono fra uno spaghetto, una cozza e qualche polipetto:«Sicuramente il sesso non va d’accordo con l’alcol. E tu, ingordo, hai voluto esagerare. Ben ti sta! – La sua Giuly, non del tutto ripresasi dallo spavento – Brutto stronzo. Ti avevo già visto sulla barella con il bigolo dritto, incosciente e intubato.»

«Certo che se non mi tornava a mente le pratiche empiriche del casino di via delle Oche, rischiavi parecchio. Chi vuoi che ci sia di guardia al pronto soccorso in un’afosa domenica di luglio? Forse un veterinario.» E giù un giro di risate.

Poi Michy butta lì un’informazione che nulla c’entra con la disavventura del cazzo di Romeo: «Sai Giuly chi ho incontrato l’altra settimana, prima di partire e venire da voi?… Ricordi quelle due ferraresi che stavano nel banco innanzi al nostro, l’ultimo anno?»

«Come no: la Dafne e Tina. Quelle che in classe si diceva fossero due divoratrici di maschi.»

«Beh, le ho incrociate in Piazza Maggiore, tutte in tiro, che andavano in Comune a sposarsi. Sì, proprio così… Sposarsi proprio no… alla loro unione civile. Mi hanno detto, se ti vedevo ancora, di salutarti e di andarle a trovare. Da qualche parte devo aver scritto il loro indirizzo.»

«Bruttine ma simpatiche. Non avrei mai pensato che fossero come noi.»

«Come noi, cosa?»

«Lesbiche… No?» E Giuly si alza da tavola e va verso l’amica per infilarle la lingua in bocca. È dolce la bocca di Giuly. Un po’ come il dolce di mascarpone che ha appena mangiato. La lingua di Giuly è malandrina e sa come suscitare fremiti, brividi e umori. Michy si controlla: frena l’approccio dell’eccitata moretta perché vuole proseguire il discorso che ha introdotto con il casuale incontro con Dafne e Tina.

«Stavo pensando di cercare di convincerti a venire a vivere qui con me. Potremmo anche sposarci… Siamo zitelle ambedue…» Giuly, intanto si è rifugiata sulle villose ginocchia di Romeo che ascolta attento.

«C’è solo un problema… – Fa Giuly – che io, se ci riuscirò, vorrei sposare lui… Lui, perché lo amo… e perché so che anche lui ama me.»

«Poi sarei io il disturbato da sesso e alcol? – Scuote la testa rassegnato, il buon Romeo. – Me ne vado, ragazole. Meglio cercare una buona partita di biliardo piuttosto che rimanere qui ad ascoltare discorsi, passatemi l’espressione, ‘fatti con la figa’.» e immusonito fa per andarsene.

«Fermati imbecillone. Sono, invece, discorsi del cazzo. Se mi fai finire il ragionamento vedrai che c’entri anche tu con il tuo fulgido uccello. – E riprende da dove si era interrotta – Ho capito sai, Giuly, quanto ti rattristi vivere in quel tugurio. Ho detto ‘unione civile’ per dare la mia disponibilità ad accoglierti qui, in questa casa, con tutte le tue cose e se vuoi… anche con il tuo innamorato. Qui, per me, spazio ce n’è in abbondanza. Quello che mi manca è quel po’ di umana e allegra confusione che sono sicura tu porti con te. Se poi porti anche il baldo Romeo aumenterai solo la mia gioia. Il resto, se c’è, verrà per conto suo. Pensaci, Giuly. Credo che vivresti in maniera più serena e questo ti darebbe più linfa per dedicarti a quel che più ti piace: scrivere. E ti rimarrebbero in tasca i soldini dell’affitto e delle altre utenze. Mi sembra che la tua vita, che finora è stata dura assai, possa un po’ migliorare.» Romeo si è risieduto e si gratta la testa.

«Se fossi sicura che da parte tua non ci sarà mai alcuna gelosia verso chi – uomo o donna che sia – si congiungerà carnalmente con me… Io ho bisogno di sfregamenti epidermici e godimenti sensuali, con chi in quel momento mi attrae.… Mi prostrerei subito ai tuoi piedi e ti bacerei anche il buco del culo. Temo però che questo non sia umanamente possibile. La gelosia è insita in ognuno di noi. Si può sopire ma è sempre lì pronta ad esplodere nel momento meno opportuno.»

Romeo ascolta il dialogo, dando a vedere una certa confusione in lui. Il suo gioiello è pendulo. Non trova spunti eccitanti in quegli argomenti.

«Cocca, sono quasi vent’anni che ci frequentiamo. Ho passato notti piangendo perché avevo l’impressione che mi snobbassi. Non mi fumavi, nonostante ci fossimo dette quanto ci volessimo bene. Poi quando tornavi ti ho sempre accolta con il massimo della passione. Perché è questa che si produce in me ogni volta che ti vedo… o ti penso. Non ti ho mai chiesto con chi stavi e se aveva ancora valore il giuramento d’amore che ci eravamo fatte sin da fanciulle. Mi dicevi che con Tiberio eri serena, con Francesco, ti trovavi bene. Di Ubaldo non avresti potuto far senza. Io ho sempre gioito del tuo benessere sentimentale. Con Romeo ho voluto andare oltre ed essere spettatrice e coinvolta nei vostri giochi sessuali… Momenti che hanno mutato l’orizzonte della mia libido. Credimi, te e quel tuo maschiaccio lì, mi avete fatto vergognare di 15 anni di rincorse dietro a sciacquette e pulzelle refrattarie al cazzo. Adesso io non desidero altro che, voi due insieme, diventiate il mio orizzonte sentimentale. Ve lo propongo… Vi prego… Datemi una risposta sincera». Scoppia in un pianto convulso.

Giulia e Romeo la stringono ai loro corpi e la baciano con affetto. L’uccello di lui si solleva rendendo una migliore immagine di sé.

Dall’Asia trasmettono la diretta di un Grand Prix automobilistico. Romeo si è appollaiato sul grand lit d’or, come lo chiama Michy e succhia CocaCola da una mega confezione da un litro e mezzo. Di tanto in tanto emette un sonoro rutto che va a coprire il rumore delle monoposto.… accarezzandosi il cazzo.

Giuly e Michy sono rimaste sullo sdraio in terrazza. Il sole picchia forte. Loro sono abbracciate. Non hanno fatto sesso. Sono madide di sudore. Hanno parlato di tante cose. Del loro futuro. Nel magnum c’è ancora champagne. Giuly ne riempie due coppe e ne porge una all’amica: «Ti amo, Michy. Tu però devi giurarmi che non farai mai qualcosa che possa staccarmi dal mio Romeo. Non posso più fare a meno di Lui… Si forse lo amo. Quello che so è che lo vorrei sempre accanto a me.»

«E io pure. Te lo giuro.»

Il giuramento. Si completa con lo champagne che passa da una bocca all’altra. Ne sbrodola un po’ sulle tette di Michy ma prontamente le labbra di Giuly lo asciugano proprio sull’aureola del capezzolo. Il buon sapore del vino che si fonde con i sali del sudore della ragazza scatenano in Giuly la fantasia erotica.

C’è ancora un po’ di vino nella sua coppa. Senza smettere di leccare l’erta nocciolina della tetta, lo fa sgocciolare sul ricciuto pube di Michy che si contrae per un brivido, presumendo anche che le ultime gocce andranno ad irrorare il solco della sua figa. Che lei prontamente allarga.

Niente di più vero. Succede proprio questo. E di seguito la lingua di Giuly ci va dietro: «Che sballo Michy, figa e champagne!» E su questa base si compone il loro 69. Che le porta a prolungati gorgheggi di passione.

Ancora una coppa tanto per sancire progetti, promesse e giuramenti. Poi un po’ barcollando vanno a scovare l’uccello di famiglia per avere da lui l’adesione al progetto che hanno abbozzato: “Tutti e tre assieme per un’unica storia d’amore.”

«Come va, Ciccio, il Grand Prix?… Si vince?»

«Col cazzo! Ci siamo ritirati.» [Ci siamo = Ferrari] lo dice con tanta tristezza, tanto che Giuly abbozza: «Serve qualcosa di consolatorio?»

«Oh sì, che care… Un po’ di quel buon champagne darebbe un aiutino.»

Le due ragazze si guardano ridendo: «Vedi come uno riesce a giocarsi un fotonico pompino?» E Giuly tanto perché lui se ne renda conto, spinge l’amica sul letto e si rituffa con il volto tra le sue cosce. Tre rapide leccate per poi prendere a mano l’amato cazzo. Giocherellando con questo inizia a raccontare quel che è stato progettato per il loro immediato futuro:

«Da domani, Caro, vengo a vivere qui con Michy. E tu, se mi ami davvero come dici, verrai a morosa qui. Io e lei non ci sposeremo perché non ne abbiamo bisogno ma saremo comunque una famiglia, in cui c’è posto e amore anche per te.» Guarda l’amica complice che le fa un impercettibile gesto di assenso: pur se in maniera sbrigativa, ha raccontato esattamente come dovrà essere il loro divenire.

«Bene, adesso vi faccio vedere quella che sarà la vostra stanza per le notti in cui Romeo vorrà stare con te. Non è mai stata usata da alcuno.»

È una stanza ampia con un letto molto grande, anche questo in ottone dorato.

Include uno stanzino guardaroba e un bagno con doccia. Un bel tavolo ‘800 con seggiola della stessa epoca. Due comode poltroncine. Anche questa stanza ha un balconcino che però è meno discreto di quello della sala: più esposto alla curiosità dei vicini. La vista comunque è ampia e domina la città vecchia.

La stanza, chiusa per molto tempo ha trattenuto l’odore stantio delle vecchie cose.

Michy spalanca la finestra e fa entrare aria e sole…:«Se siete d’accordo ad accogliere il mio invito potremmo inaugurarla a modo nostro.»

«Che sarebbe?» Romeo.

«Mettiamo in moto la macchina del piacere.»

«Ovvero?» Sempre Romeo.

Michy:«Tu Romeo adesso ti sdrai e dai qualche colpetto al tuo uccello in modo da farlo tornare bello eretto e perpendicolare a te stesso, come sarebbe successo se la Ferrari non si fosse ritirata.»

Giuly scoppia a ridere: «Come facemmo quella volta quando imbarcammo quel coperchino della Giovannina che voleva conoscere come facevano sesso le lesbiche: allora eravamo tre femmine. Certo che con un maschio fra i piedi diventa più interessante.»

Romeo esegue quanto gli è chiesto. Non ha capito nulla di quello che succederà, tanto sa che sarà di godimento. Almeno, l’aria è questa.… E Michy cala con la figa sulla punta del suo cazzo. Qualcosa del genere fa anche Giuly: è sempre figa quella che cala sulla bocca del giovane.

Le due ragazze, una di fronte all’altra, si guardano, ridono, si palpano le poppe e riescono persino a baciarsi.

Quella complessa macchina del piacere si avvia.

Il godimento dilaga in ognuno di quei corpi. Le ragazze lo manifestano con grande espressività sia di movenze che di afflati e parole. Romeo gode e basta. Stringe tenacemente le natiche perché l’orgasmo è sempre in agguato. Se scoppiasse precocemente rovinerebbe quel meraviglioso gioco.

Michy saltella agilmente sul pezzo cercando di stringerlo con tutti i muscoli che ha nei pressi della figa. Giuly, abbandonata alla fantasia della lingua del suo maschiaccio è in procinto di venire. È lei che dà il la con grande teatralità e una gridata esclamazione tipica del dialetto bolognese:

«Sócc’mel cinno che ròba!» Le va dietro l’altra che lo sprona a venire in maniera un po’ triviale: «Dai… sborra adesso… Se vuoi fallo anche nel culo… Non vedo l’ora di sentirmela colare tra le cosce.»

Romeo obbedisce. Gli spruzzi si susseguono con grande arrapamento di Michy che appena si sfila dal cazzo e vedendolo ancora dritto e in tiro lo cattura con la bocca e lo succhia finché sente in bocca sapore di sperma.

«Erano 15 anni che non lo facevo. È sempre una gran figata. Anche se capisco che avrei bisogno di qualche master di aggiornamento.»

«Dai, Amo, andiamo al tugurio. Prendiamo tutto quello che ci serve per la notte e passiamola in un letto dorato. Domattina telefono alla Borgonzoni e le dico che si può tenere la sua catapecchia da subito. Le chiavi gliele lascio attaccate alla porta. E che non speri di recuperare i sei mesi di affitto che non ho pagato.» Giuly ha deciso!

È difficile vedere un trasloco più sbrigativo di questo. Tutto sta nell’auto che le ha prestato Michy: il laptop, una confezione di DVD, 15 libri, una sporta di tela con la biancheria intima, un’altra sporta con un po’ di birre che erano in frigo. Tre croci con qualche abito, un paio di scarpe e… la macchinetta per il caffè espresso. Come al solito l’ascensore non funziona ma l’atletico Romeo si accolla le 10 rampe di scale ben cinque volte.

«Domani che i negozi sono aperti vado ad investire un mese di affitto che non pagherò più in un nuovo guardaroba. Che ne dici Romy?» E lo bacia con rinnovata passione.

«Ne dico che andresti guzzata seduta stante, anche se qui in questa bassa periferia si fa presto a spegnere gli entusiasmi. Sarà un impegno non appena arriveremo nei quartieri alti. Anche se fra queste sudice pareti mi hai fatto fare la prima della mia vita». È un romanticone il giovane Romeo. E forse… Si sarebbe soffermato un po’…

Ma la fobia di Giuly per quell’ambiente è arrivata al culmine e gli smorza ogni velleità. Facendogli anche un rimprovero e un consiglio per il prosieguo della serata:

«Senti Ciccio, prima ci togliamo da questa merda meglio io sto. Ai piaceri ci pensiamo quando saremo nei quartieri alti. E non dimenticare che per educazione dovresti rispettare il dovere di ospite…. Debbo dirtelo io?»

A dire il vero, Michy non credeva che Giuly andasse fino in fondo a quanto diceva e vedendola ritornare con quel po’ di masserizie, scoppia quasi in un pianto di gioia.

Abbraccia l’amica perché finalmente ha raccolto il suo invito. Abbraccia e bacia anche il buon Romeo perché ha capito che bene o male anche lui ha tenuto il timone nella stessa direzione. Ed è proprio lui che risolve l’ultimo problema che si pone in quel cambio di vita.

Infatti, l’ultimo scoglio rimasto, è la distanza fra l’abitazione e il luogo di lavoro di Giuly.

«Ho visto che nella cantina dei miei zii c’è uno scooter abbandonato. Mi sembra anche in buono stato. Domani gli chiedo se rimettendolo in uso potrei usufruirne.… Tu sai andare su questi aggeggi. No?»

«Come no, sono una provetta cavallerizza. Vuoi vedere?» E con una mossa colma di sensualità sfila gli slip senza quasi sollevare il lembo del leggero abito.

Perspicace, il ragazzo, scende gli short e si finge puledro sdraiandosi sul tappeto.

Ridondante e in pieno vigore è il cazzo. Senza un attimo di esitazione l’amazzone è in sella per la cavalcata. Stringe più che può la briglia che sente tutta in lei, ne gusta tutta la presenza, si stringe forte alla bestia, gli sussurra qualcosa per lasciarsi poi andare a una frenetica cavalcata.

Michy ha osservato tutta la performance che trova di buon auspicio. Quindi, deve partecipare. Si libera da ogni veste e restando in piedi si pone, gambe aperte, con la figa innanzi alla bocca della cavallerizza. Soffia e nitrisce la bella bestia incitata nella corsa da tutte due le ragazze. Giuly adesso ha in pugno le natiche dell’amica, a cui si stringe appoggiandosi con la guancia al suo morbido batuffolo del pube. Romeo non si trattiene più e inizia a sborrare. L’amazzone ha un attimo di riguardo per quell’impegnativo momento della sua bestia. Rallenta il ritmo della cavalcata.

Assesta bene la posizione del proprio bacino sulla sella con lenti movimenti circolatori. Michy, anch’ella ha aggiustato la posa e sta offrendo all’amica, in procinto di venire, la bella passerona rigogliosa e ben aperta. Rorida più che mai. Quasi zampillante!

In quella stanza si odono canti d’amore di pregnante sensualità. Il trio è divenuto un elemento unico dove i corpi hanno invertito i ruoli: Giuly, appagata dal frenetico galoppare giace supina sotto la passione degli altri due, coinvolti in un infuocato amplesso, dove il puledro sta cavalcando Michy che sentendosi giumenta lo ha accolto con entusiasmo.

La notte è calda, come debbono essere calde le notti di luglio.

Questo bel trio amicale vuole celebrare il suo ingresso nel novero delle famiglie, anche se, loro stessi, si sentono una strana famiglia. Il loro, più che uno stato, è un gioco. Un gioco che coinvolge i loro affetti, i loro sessi in un vortice di alta sensualità. Per loro, sicuramente, sarà una notte di fantastici godimenti. Ma la notte per via dell’ora legale si fa attendere. E allora perché non farla iniziare da una delle tante piole sparse per la collina dove le caraffe di fresco vino, instradano meglio alle follie di una notte di mezza estate.

«Dai… dai… andiamo a farci qualche caraffa con crescentine dal ‘Puttaniere’.» Aveva gioito Romeo recuperando il cazzo sfinito dai godimenti delle due ragazze. Ora distese, lì, sullo stesso tappeto un po’ incredule ma momentaneamente appagate.

«Ma dove trova tutta quell’energia?» Commenta Michy con l’amica, l’amplesso appena goduto.

«E non è tutto…- replica, con orgoglio Romeo, a cui è giunto l’apprezzamento – vedrete stanotte. Vi farò impazzire

Il Puttaniere è l’aia di una vecchia casa colonica della collina, proprio a ridosso della Città. Lì, soprattutto d’estate è il fresco rifugio di coppiette. L’ampio panorama che domina la città offre romantiche suggestioni. Per cui le coppiette sono quasi tutte abbracciate e le mani impegnate a fare piacevoli conoscenze. Il nostro trio non ha le stesse modalità di amoreggiamento degli altri avventori: non è una coppietta.

Anche se tutto quel fermento sentimentale agisce sul loro desiderio. Per Giuly e Michy è difficile scambiarsi un bacio mentre è facile toccarsi.

«Beh, Michy, sei già tutta bagnata. Per così poco.»

«Mi sono concentrata a guardare questi due qui alla nostra sinistra. Sono in un’unica seggiola e lei chiaramente ce l’ha dentro. Continuano a bere e a mangiare come che nulla fosse… Sai che la invidio.… Io sono molto più complicata nel fare all’amore. Pretendo una certa intimità e anche comodità.»

Giuly la guarda sarcasticamente. Le vengono in mente tutte le volte che lei e Romeo hanno dato sfogo al loro desiderio nei posti più impensati della città: nelle toilette di bar e trattorie, iper-market e anche in quelle, pulite e ordinate perché poco frequentate, dello storico palazzo della municipalità, fingendosi turisti stranieri.

«Magari anche loro hanno, come unica risorsa un tugurio. E allora cosa c’è di meglio che un belvedere sulla città. Se c’è poi l’altra gente che fa la stessa cosa ancor meglio. Diventa più mordace il gesto. Io grazie a te da stasera non avrò più questo problema. Ti sono veramente grata. Non ce la facevo più a sopportare quegli odori e il casino che mi ha fin qui circondato.» e le dimostra subito questa gratitudine penetrandola con due dita. Michy ha un sussulto, poi stringe quella mano con tutta la muscolatura del basso ventre. Le sorride. Le sta piacendo. Giuly sa che continuerà fin che non la sentirà godere.

Romeo ha ben capito quel che succede fra le sue amiche ma anche lui è concentrato ad osservare una biondina che con una mano sotto al tavolo, mena il bigolo al suo accompagnatore mentre disinvoltamente, con l’altra regge un lungo bicchiere da cui succhia un enorme Mohjito. La scena ha l’effetto di provocare in lui un’erezione proprio mentre al tavolo arriva Susy, la cameriera, per le ordinazioni. Non può che notare il ragazzo che cerca di aggiustare la patta degli short in modo da far risultare meno evidente il gonfiore che, lì, si manifesta.

«Una fresca caraffa di Prosecco, crescentine affettato per tre.» Ordina lui visto che le ragazze sono prese da tutt’altre incombenze, lo sguardo assente. Osservano il mondo, lì intorno. Susy, che degli smanacciamenti semi-clandestini che si perpetrano in quello spazio è testimone, non può che accorgersi anche di quanto è in corso fra Giuly e Michy e allora riappoggiando lo sguardo fra le gambe di Romeo non riesce a trattenersi e…«Cosa stai a fare qui a soffrire? Vieni bene là da me che c’è anche uno sgabuzzino che, tra una portata e l’altra farebbe proprio il caso nostro.»

Romeo arrossisce. Non risponde.

Con somma discrezione e un fazzoletto premuto sulle labbra, Michy vive il suo orgasmo. Le ragazze, assieme, si dirigono alla toilette. Intanto, torna Susy con l’ordinazione. Rigetta uno sguardo alla patta degli short e sorride: «Vedi, se mi davi retta adesso non saresti qui, solo come un salame, mentre le tue amiche sono al cesso che fanno lingua in bocca.»

Romeo torna a sorriderle ipotizzando già quanto succederà al loro rientro. Fa comunque il gradasso: «A provare il tuo sgabuzzino vengo di mattina. Adesso, ti vedo troppo stanca. Sei sfatta.»

«Sarò anche sfatta ma mi tira come non mai – aggiustandosi la maglietta per mettere in evidenza l’abbondante seno – Non sai cosa perdi. – Fa qualche passo.

Rigetta lo sguardo sugli short e fa per andarsene. Se non che Romeo ha apprezzato il gioco. Abbassa lo zip e lascia spuntare la cappella dell’arnese. Si blocca Susy: «Per tua norma, io al mattino dormo. Se ti interessa, abito in Solferino al 15. Sul campanello c’è Procacci. Non venire prima delle 10 perché ancora in casa c’è mio padre. “Il Puttaniere”. Sono sua figlia. – E tanto che non pensi che sta tirandogli un bidone gli accarezza la parte esposta – solo per capire che non sia artificiale. – Si guarda intorno e… – Ocio, che stanno tornando le zie.»

Romeo tiene per sé quella fulminea scaramuccia con la cameriera. Onorerebbe volentieri l’invito buttatogli lì dalla ragazza: “E’ un tappetto ma ha tutto quanto serve per farci saltar fuori una buona guzzata.” Ma qui subentra la sua componente romantica e di bravo ragazzo, che gli impedisce di cornificare i propri amori. “Con quello che mi fanno provare giorno dopo giorno… notte dopo notte…” È la coscienza che gli impone gratitudine verso chi l’ha strappato all’avvilente mondo della sega per avviarlo senza troppi condizionamenti al tutto-da-scoprire universo della figa. Non poca cosa per un coperchino di poco più di 17 anni.

Mentre Romeo e le sue zie, come le ha definite la formosetta del bar, se ne vanno… lei, la Susy, sottovoce gli sussurra: «Ti vedo domattina? – e per far capire che ci terrebbe … – Castiglione 15» e svicola tra i tavoli prima che gli giunga alle orecchie il confuso: «Non contarci troppo.» di un Romeo a quell’avance.

Per tutto il tragitto del rientro, Romeo è ossessionato da un ragionamento tutto suo: “Possibile che dopo che Giuly me l’ha data, anche altre ragazze che prima non mi fumavano, adesso me la darebbero anche in Piazza Maggiore alle 11 di un venerdì?” Susy era solo l’ultima che si era fatta avanti. Questo gli era già capitato con Francesca, prima della vacanza. Lei, sua collega, dopo mesi in cui neppure ricambiava il saluto, gli era saltata addosso nel bagno dello studio. E lui per dovere di fedeltà a Giuly – allora aveva solo lei – le si era sottratto. “Che, quando uno comincia ad assaporare le gioie della figa, muti l’odore corporeo? Divenendo attraente per qualcuna che, magari, in quel periodo ha problemi d’amore.”

Formulando questa ipotesi un po’ fantastica si ripromette di dibattere l’argomento con Giuly e Michy.

Appena in casa, Giuly che forse ha un po’ esagerato con il fresco vinello si sente invasa da ogni tipo di calore e non trova di meglio che stemperarlo addosso al suo ragazzone. Quasi di prepotenza gli ficca subito la lingua in bocca. Lui, ancora immerso nei suoi ragionamenti, fatica a concentrarsi su quel repentino amplesso. Tanto che alla palpata che segue il bacio, lei grida: «Ma se ce l’hai floscio!» Intanto Micky ha preso a spogliarsi:

«Sono appiccicosa e sudata. Vado a farmi una doccia. Se c’è qualcuno che mi vuole fare compagnia è sicuramente più piacevole.»

Nel giro di pochi minuti il box doccia è affollato. Di comune accordo le cinque bocche spruzzano acqua gelida per ritemprare e tonificare i corpi. Poi in maniera graduale l’acqua si fa sempre più tiepida fino a divenire calda. È allora che risate e piccole grida diventano carezze e massaggi.

Si stappano flaconi di essenze speziate che le mani delle ragazze trasferiscono sul corpo di Romeo. Sarà lui, saponetta umana, a tergere il sudore dalla pelle delle sue amiche. Inizia un balletto di grande sensualità con piroette, abbracci, mani che si intrufolano qua e là. Con il cazzo di Romeo che assaggia natiche e cosce. Giuly, sentendolo fondamentalmente suo, lo brandisce e se lo impunta un po’ innanzi e un po’ contro l’apertura del culo. È la mossa che ispira il baldo giovane:

«Me lo devi da ieri notte.»

«O adesso o mai più.… Ne ho una voglia pazza. – poi riflettendo, aggiunge – però prima mi guzzi.»

«Qui seduta stante?»

«La figa, seduta stante –e si mette in posa.– Per il culo, vorrei che fosti tu, Michy, a prepararlo.»

Non perde tempo Romeo, è già in lei. Ne sente il calore interiore, le strette dei muscoli, i sottili lamenti. Si spinge più in fondo che può. Lo scroto preme contro le chiappe. L’acqua scroscia su quel groviglio umano. Michy, le sta succhiando le tette:

«Ti amo Giuly! Non vedo l’ora di assisterti mentre ti incula. Che bella cosa siete!»

Giuly apprezza quelle frasi appassionate. Le scendono alcune lacrime. È il momento in cui lui sta sborrando a tutto spiano in fondo alla sua bernarda. Echeggiano grida.

Pianti di gioia, incitazioni, grugniti: «Adesso ti inculo… ti inculo… ti incuulooo!»

Pare impazzito il ragazzo, portato all’acme del godimento. Giuly si bea nel poderoso orgasmo che la coinvolge e nell’obnubilamento che la pervade, non può che seguire il suo amante nella sua frenetica libidine e con la voce sfinita dal godimento gli sussurra: «Sì, te lo do… Vieni… Prenditelo… E’ tuo, amore!» E corregge la posa andando incontro alla penetrazione.

Romeo controlla la sua foga. Allarga con delicatezza le chiappe di Giuly accarezzandole la figa mentre fa sentire la punta dell’uccello al buco del culo.

L’acqua della doccia scende su di loro con il suo tepore rassicurante. Michy continua a essere il pilastro a cui Giuly si tiene attaccata: l’accarezza, la bacia, le palpa amorevolmente il seno. Solo l’acqua, lì, dentro non fa rumore, in quell’attesa.

Romeo, toglie la mano dalla figa, stringe il cazzo e lo punta con precisione.

Sull’argomento c’è una vasta letteratura che i due amanti ben conoscono. Giuly trae un profondo sospiro e rilassa la muscolatura del deretano. Romeo, intuisce e dà un primo colpo. Michy offre una tetta ai baci dell’amica. Non c’è nessun lamento. Il cazzo ormai è dentro per metà. Giuly ha sentito un leggero bruciore ma niente di più. Ora si accorge che anche quella è una via del piacere. Si lascia andare a quel nuovo genere di brividi che incominciano a farsi sentire. Le piace e fa di tutto per far più intenso il piacere: stringe forte i glutei e accoglie il forestiero facendo danzare il bacino. Il forestiero apprezza e addirittura s’ingrossa in corso d’opera.

I due – anzi, i tre – sono un corpo unico: lui, completamente in lei, la sovrasta del tutto. È talmente avvinto a lei che può darle colpetti di lingua sul collo e intrufolarsi in un’orecchia, mentre ritmicamente continua il suo dentro/fuori dal culo.

Michy, esterna tutta la sua amicizia alla dolce Giuly con la lingua nella sua bocca e le dita sulla clitoride. Un insieme di performance che fanno emettere a quel gruppo una sensuale litania di mugugni e sospiri nella cornice acustica dei corpi che si scontrano.

«Ci sono, Amo… – Anela Romeo con la voce distorta dal piacere. E spinge l’uccello più dentro che può – te ne spruzzo tanta che ti arriverà in gola.» Giuly stringe forte quel cazzo con tutto quello che può: lo sente vibrare, poi… Il getto la colma. In lei esplode il godimento.

Michy la prende amorevolmente per mano, l’asciuga e la conduce al letto.

Romeo è sfatto. Prima di raggiungere le ragazze si concede una boccata di calvados, da una bottiglia lasciata sul tavolo. Ci vuole proprio!

«Per me resta qualcosa?» Romeo le sorride con una punta malinconica prendendo in mano quello che ha appena smesso di essere un signor cazzo.

Michy comprende.

Lui però è un gentiluomo e appena lei si sdraia accanto a Giuly, per darle qualche coccola di conforto, è tra le sue cosce con la lingua.

Una fresca arietta spira dalla collina e mitiga la notte estiva. Le ragazze si sono consegnate al sonno. Romeo preme il pulsante dell’abat-jour e la stanza piomba nel buio. Si dà da fare con il telecomando e il megaschermo innanzi a loro si connette con Netflix. Un buon film ci vuole proprio per far decantare l’eccitazione che è in lui per il secondo culo della sua vita.

Non è poco per chi non ha ancora compiuto i 18 anni!

Flavia dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard
del dr.Hans Stortoghårdt, editore dal 1971 in Borgergade 9, 1300 København

©Flavia Marchetti 2019

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