Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

E che resti tutto in famiglia

L’Autrice

FLAVIA MARCHETTI

La Musa

Stefy

Con Stefy ci si incontra in chat. Non facciamo fatica ad accorgerci di essere ambedue troie nell’anima. Diventa naturale che ci si incontri per conoscerci meglio. Qui i momenti che cementeranno l’amicizia con questa generosa Musa che mi offre di accompagnarmi per mano nel suo mondo trasgressivo


Vincitrice del Premio Saffo Terzo Millennio, XIX edizione, 2019, Flavia Marchetti dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard Ltd – København

©FlaviaMarchetti 2022

Me la son trovata innanzi alla porta dopo una furiosa scampanellata. Scarmigliata e fuori di sé:

<Stavolta credo d’averla fatta proprio grossa…> è quanto mi dice appena apro la porta. Dopodiché s’infila in casa come dovesse sfuggire a qualcosa.

Ci scherzo sopra. So che per default non porta mai novelle drammatiche. Sempre effimere o trasgressive. Per cui mi viene spontaneo prenderla sempre alla leggera: <Non dirmi che ti sei scopata l’arciprete della tua parrocchia.>

<Molto di più. Se per qualche motivo va in giro. Non avrò più il coraggio di guardare chi mi conosce negli occhi. Fammi bere qualcosa per favore. Uno dei tuoi buoni Negroni. Così mi sfogo con te.>

È quasi mezzogiorno.

Intanto va a pisciare.

<Mangi con me?>

<Volentieri, così ti racconto tutto.>

<È una cosa grave?>

<Per me no ma, per tanta gente… eccome!>

<Anche per me?>

<Non credo. Ma ho bisogno di raccontarla a qualcuno. Solo tu puoi capire il mio stato d’animo. Senza dannarmi.>

Le porgo il Negroni. Con un unico sorso ne ingoia la metà. Un po’ si calma. Anzi… come sua abitudine, attacca le labbra al mio collo. Me lo succhia qua e là:

<Prima di metterci a tavola, però, facciamo un po’ di lingua in bocca… se vuoi che ti faccia qualcosa, sai che non ho nessun problema. Anzi… mi fa sempre molto piacere mettere le mani sul tuo corpo.>

Tengo la proposta buona per dopo. Mi sposto nella cucinetta per preparare pranzo. Lei dietro. Mi vuole abbracciare. Finisce che mi ficca la sua lingua in bocca.

È sempre piacevole ritrovarsela lì. Ci palleggiamo un po’ scambiandoci le salive, come si fa fra buone amiche.

Lei incomincia a raccontarmi il misfatto che la opprime.

A tutti coloro che non sono abituati alle mie storie debbo raccontare chi sia Stefania che piomba sconvolta a casa mia. Mi mette la lingua in bocca. Chiede attenzione per un misfatto che molto probabilmente, misfatto non è.

Stefy è la musa di alcuni miei racconti. Bisex, molto porca. Ha preso l’abitudine di venire a raccontarmi tutte le trasgressioni che pratica. Per il piacere di leggerle pubblicate sul mio blog. Gongola di piacere sapere che sono state lette da un certo numero di persone e pure apprezzate.

Normalmente io ricambio i suoi spunti narrativi, con attività erotico sessuali. Per cui ogni suo racconto si conclude nei momenti di gioia che le do con un vorace 69 o una bella sforbiciata fra le nostre fighe.

Ci piacciamo molto. Sappiamo goderne veramente tanto.

Io ai fornelli. Stefy, gironzolandomi attorno mi racconta la sua avventura non mancando, di tanto in tanto, di sbaciucchiarmi o di palparmi una tetta.

Per mantenere l’atmosfera vivace, slaccio la camicetta, lasciando libere le tette. Lei compie le medesime operazioni. Ma almeno è più diretto. Più piacevole.

Provo a ripetervi quanto confidatomi in uno stato di eccitazione, angosciata dal fatto che stavolta, secondo Lei, l’aveva fatta veramente grossa.

Stefy mi racconta

<Ti assicuro Flà che in questi tre anni che ci prendiamo è la prima volta che l’ho trovato tanto eccitato. Passato il primo periodo della sua sverginatura e dell’addestramento alla leccata di Figa, le sue maniere si erano fatte molto più civili… più riflessive e più indirizzate al raggiungimento dell’orgasmo.

Sabato scorso invece, tutta un’altra cosa.

È arrivato dopo una partita al calcetto con i suoi amici. Era sudatissimo. Non ha voluto sentir ragione di farsi una doccia. Mi ha prese per un braccio e quasi trascinata in stanza. Tutto fulmineo in una manciata di secondi me lo son ritrovato già all’imboccatura dell’utero con la cappella rovente. Un po’ mi sono mossa io ruotando il bacino. Un po’ è andato avanti indietro Lui. Fatto sta che in due e due, quattro, si è messo a sborrare. Lui bestemmiava, elogiando, tra una fondata e l’altra, le virtù della mia Figa: strettina… subito bagnata quel tanto che occorre… ben calda ed accogliente.

Così coinvolta non ho potuto che venire anch’io. Un buon orgasmo come il buon Dio comanda.

Normalmente Lui… lo sfila e si resta lì ad accarezzarci, sbaciucchiarci. Dicendoci sdolcinatezze… ragionamenti del tutto irreali. Sempre ad occhi aperti. Forse sognando.

L’altro giorno invece, Lui si è ritratto, restando però sempre dentro di me. Ha ricominciato a zompare: avanti indietro. Avrei voluto chiedergli se non gli sembrasse troppo precipitoso. Era finita che avevo taciuto, impegnata com’ero a cercare di valutare se l’uccello, avesse guadagnato spessore in grossezza. Lui aveva già aumentato la velocità, come fa sempre quando si trova che sta per venire. Mi ha stretto a sé. Premuto forte il suo pube contro il mio. I testicoli spingevano anche loro all’imboccatura della Figa, nella vana speranza di varcare quella soglia.

Mi sono ritrovata ancora con la Figa affogata in una nuova ondata di genuina sborra.

Sudati e ansimando, questa volta ci siamo baciati a lungo. L’uccello sgocciolava ancora qualcosa dentro di me.

Da quanto ero in grado di valutare: sentita la consistenza, doveva essere ancora in perfetto tiraggio. Avrei voluto domandargli com’è che indugiava a sfilarlo. Lo vedo, allora, sollevarsi e riprendere il moto scopereccio: dentro fuori.

Mentre godo… veramente tanto…  mi sovviene l’attributo da affibbiargli: la saetta dell’orgasmo.

Mi ritrovo all’orgasmo, già col primo schizzo di quello sua terza eiaculazione. Un risultato che non avevo ancora immaginato.>

Mia intromissione

<Non dovresti essere stata scontenta. Tre consecutive non capita tutti i giorni di riceverle>

Mi intrometto giusto per rincuorarla. Al ricordo vedo che si agita un tantino. In effetti ha tutte le buone ragioni per provare eccitazione. Comunque, la sua narrazione Stefy non l’ha ancora conclusa. L’ha solo interrotta per prendersi un’altra boccata di Negroni. Di cui è ghiotta.

E continua la cronaca di una settimana fa

Stefy racconta ancora

<Nonostante le tre scopate, la foga del ragazzo non si è esaurita. Sdraiato di fianco non mi aiuta a scemare i postumi di quella catena di orgasmi che mi hanno fatta volare. Anzi, continua ad eccitarmi con le labbra sul collo e un delicato gioco di dita fra le fradice labbra della Figa. Il piacere torna a prendermi. Un mio impercettibile gemito, lo autorizza a ordinare di mettermi carponi. “Sarebbe la quarta, ma alla pecorina non l’abbiamo ancora fatta.” Penso tra me.

Gli dico “Vai!”

Bollente. Pulsante. Sento la punta del suo uccello spingere contro il bordo del mio buco del culo. Mi aspettavo una sana scopata da dietro. Riesco sì e no a riprendermi dallo stupore per l’improvvisata che sento il suo ‘coso’ muoversi spavaldamente nell’intestino. Il piacere che stimola in me è tanto e diverso da quanto mi ha fatto assaporare prima: chiama in causa altri sensori erogeni del mio corpo. Decido di amplificare questo godimento. Stringo quel cazzo con ogni mio muscolo in loco. Roteo in maniera sinuosa il bacino e lo spingo contro i testicoli che ballonzolano fra le chiappe. In Lui, il godimento diventa grande e prende a scoparmi il culo con tutta l’energia che ha in corpo. Si arresterà solo con un’altra delle sue copiose sborrate.

Ma quanto sperma riesce a produrre, questo ragazzo!>

Il ripercorrere quegli eccitanti momenti producono in Stefy arsura. Le debbo preparare un altro Negroni, che Lei ingolla in un unico sorso. Per poi lasciarsi andare a vigorosi attacchi alla mia femminilità. Arrivo così a scodellare le tagliatelle con la camicetta slacciata, le tette in suo potere e l’impronta di un succhiotto sul collo.

Tra una forchettata e l’altra, Stefy mi aggiorna sull’andamento della sua tresca con il giovane nipote. Figlio di sua sorella. Che ormai dura da tre anni. Da quando Lui, fanciullo, aveva solo 16 anni e non aveva ancora avuto contatti con la Figa.

<Sempre un vero macho mandrillo – mi confessa – ma scatenato come sabato scorso non l’avevo mai avuto. Mi viene allora un sospetto e glielo dico:

“Non è che mentre mi scopavi, eri immedesimato a pensare alla tua ragazzina che non te la dà?”.

Arrossisce. Quasi si nasconde tra le mie tette. Ha voce incerta nel dire:

“Ti giuro zia chi non pensavo a Susy.” Dal suo modo di fare capisco che la sua mente è prigioniera di un pensiero molto più forte del suo volerlo mantenere solo riservato a sé stesso. Sento contro le tette i suoi umidi occhi. Di seguito l’incredibile verità:

“ Oh zia… ieri sera, tornato a casa, ho incrociato mamma che usciva nuda dal bagno. Mi si è stampata quell’immagine nella mente. Mi sono talmente eccitato che non mi è ancora passata…”

“Oggi mi hai scopato pensando di fartela con Lei… Dì la verità!”

“Sì è così, Zia. Siete così somiglianti, che non ho avuto scampo.” e, il porco cerca anche di baciarmi. Faccio l’incazzata: scanso le sue labbra e mi tiro su dal letto. Lui ci rimane male. Lo guardo e vedo che ha un’espressione fanciullesca che ritrovavo in Lui ancora prima che iniziasse la nostra storia di amanti. Debbo assolutamente capirlo e recuperarlo da questo choc.

“Questo tuo desiderio di mamma, pensi di sublimarlo in altre femmine?”

“Non credo proprio… Succederà che uno di questi giorni le zomperò addosso e la costringerò a far l’amore con me.”

“No, Tesoro. – Torno sul letto. Gli accarezzo l’uccello. Lui sembra meno disperato. Mi ascolta – Questo non deve succedere… Parlerò con mia sorella e vedrai che il tuo desiderio verrà colmato… Prometti che ti controllerai?”

“Certo Zia… Debbo fare ancora qualcosa, io?”

“Sì. Passa di qui ogni pomeriggio” Con decisione mi sdraia di nuovo sul letto. Mi spinge il cazzo fra le labbra. Io ciuccio obbedendo. Glielo riconsegno svuotato e moscio mentre sento, calda, la sua sborrata scendermi nello stomaco.

“Zia, spompini meravigliosamente!”

Pompino e complimento suggellano la nostra complicità.

Nei tre anni che Matteo è il mio amante ho avuto modo di constatare il suo desiderio di scopare femmine più mature di Lui. Era già successo quando era capitato all’improvviso a casa mia mentre c’era Angela, un’amica bisex. Lì da me per leccarmela, come succedeva ogni sabato: una nostra vecchia abitudine. Quasi un rito.

L’avevamo tirato in mezzo e ci avevo fatto una gran bella figura. Spavaldo. Con il suo bell’uccello ben stretto in pugno, aveva dato ampia soddisfazione alle voglie di ambedue. Ero quindi sicura che avrebbe accettato una mia partecipazione alla vicenda. Questo mi spingeva a metterci il massimo dell’impegno a convincere mia sorella Francesca a fare adulterio con suo figlio. Anche perché io e Lei ci eravamo avventurate in qualcosa che poteva definirsi la stessa cosa.

Era successo nel periodo in cui io e Francesca condividevamo la stessa stanza. Dopo averne assaporato le gioie una prima volta, non c’era notte che non la concludessimo nude. Abbracciate. La lingua nelle bocche per poi passarle nelle vogliose fighe.

Era poi apparso Arturo che mi aveva sostituita nel procurarle godimento. Dandole poi quello che qualche lustro dopo sarebbe divenuto il mio godimento da femmina adulta: Matteo. Che ora mi confessa di scopare me, la zia, sublimando di farlo con mamma sua.

Una situazione che si sarebbe sicuramente fatta sempre più pressante.

Io e Matteo abbiamo strascopato il sabato ma la domenica. Lui si ripresenta. È irrequieto più che mai.

“L’ho tornata a vedere nuda. Zia, se succede ancora, giuro che la violento”. Urla. Appena chiudo la porta. Mi spinge contro il muro. Le sue cento mani me le ritrovo addosso ovunque. Le tette sono in suo potere. I leggings sono sul pavimento. Le sue mani impugnano il cazzo che va ad alloccarsi tra le mie cosce. Sotto lo slip.

È duro. bollente.

Mi libero dello slip. Lascio che il suo cazzo, mi scivoli nella Figa.

La sua eccitazione è incontrollabile. Un’irruenza che mi dà scariche di piacere ad ogni affondo e un orgasmo che mi sembra non doversi placare mai.

Baci e adeguate coccole mi riportano alla realtà. Che poi altro non è che, il mettere a punto una strategia per convincere Francesca a lasciarsi concupire dal proprio figlio.

Così, la mattina di lunedì, cogliendo l’occasione che mia sorella quando il mondo produce e lavora, è a casa sola, le vado a far visita con intenti ben precisi.

Da quando si fidanzò con Arturo, io e Lei non ci eravamo più prese:

Matteo mi racconta pure che, secondo Lui, papy e mamy, non ci davano più come qualche mese prima. “Papy, se resta in casa, alla sera, va subito a letto. Mamy invece no. Forse perché non ha più niente da sperare.”

Approfittando di quelle indiscrezioni volevo far uscire allo scoperto la voglia di Francesca. Proporle un ritorno ai bei giochi di Figa che ci avevano così bene appagate allora. Per poi aggiornarle in corso d’opera con il coinvolgimento di suo figlio.

Un break dopo le tagliatelle

Le tagliatelle sono quasi finite, il vino, invece, è proprio finito. Sturo un’altra bottiglia di rosso. Stefy si alza per aiutarmi col cavatappi. In concreto attacca le labbra al collo: succhia e slingua come un’ossessa. Dobbiamo concederci un break: ditalino in poltrona… Lei a me, io a Lei… Gemiamo, sbrodolando tutto il nostro piacere. Con le mani impiastricciate e dal buon odore di Figa, ci accarezziamo le labbra. Ci lecchiamo le dita.

Torniamo al nostro pranzo, dove abbiamo ancora da gustare la Cotoletta alla bolognese. Di cui Stefy è ghiotta. Lei poi deve finirmi la narrazione del suo misfatto.

Stefy conclude la sua storia

Le attente indiscrezioni di Matteo mi sono utili per comprendere che Francesca sta scoppiando di desiderio. Subito nei convenevoli attacco le labbra al suo collo, anziché il bacetto fraterno sulla guancia. Il fremito la fa contorcere. Reagisce, prendendomi con le mani il volto, portandomi a metterle la lingua in bocca.

Restiamo così, a lungo. Abbracciate. I calori dei nostri seni si fondono. Le lingue danzano tra di loro, mixando le salive.

“Come mai da queste parti?” Fa Lei appena ci stacchiamo.

“Volevo chiederti se avessi voglia di rinverdire.”

“Mi sarebbe anche utile in questo periodo. Oggi no. Potrebbe girare per casa troppa gente. Anche il bar dove va Arturo, oggi è chiuso per turno”.

“Facciamo domani nel pomeriggio? Sarò porca al massimo.”

Un altro bacio e me ne vado, constatando che baciare Francesca sempre mi fa bagnare lo slip.

Il piano sta imboccando la strada giusta, come avevamo pianificato.

“Zia, oltre che Figa, sei anche volpe.” Grida Matteo dopo che gli ho spiegato come Lui, cronometro alla mano, riuscirà a coronare la trasgressione che tanto la agita.>

A dir il vero… Cara Flà… ero eccitatissima anch’io. Quell’approccio con la ‘sorellona’ aveva già rinverdito il mio desiderio di godere tra le sue braccia.

Non me l’aspettavo proprio, un’accoglienza tanto precisa e curata da parte di mia sorella. Per farmi sentire come nella cameretta che condividevamo nella casa dei miei, Francesca aveva rispolverato due delle sottovesti che, allora, indossavamo per dormire. Sotto cui non mettevamo nulla. Se non le nostre mani per le prime carezze.

Francesca mi porge quell’indumento che Lei già indossa. In un attimo mi tolgo tutto e metto il leggero abito, entro cui, un tempo mi offrivo alle voglie di mia sorella.

Al lungo sguardo e complice sorriso segue lo stesso abbraccio, iniziato vent’anni prima. Sono, adesso, io a spingerla sul letto e ad esserle sopra. Figa su Figa. La libidine è ben più forte di ogni nostro ragionamento. Roride più che mai, le nostre fessure si scambiano i più esclusivi umori.

Gemiti, sospiri e sussurri ci accompagnano col loro canto d’amore. Il godimento, per Francesca, ora che con la bocca sono sulle sue grandi labbra, è imponente. Il suo sussurro ossessivo reclama sempre di più:

<Di più… di più. Tutto quello che vuoi, ma di più.>.

Un anelito che mi riporta a quanto pianificato con Mateo.

<Anche un cazzo ti va?>

<Un cazzo?… Sì, sì… un cazzo! – Ia lecco, sempre senza staccare. Lei gode e farnetica. – Sìì… Un bel cazzo giovane… eretto… duro…. Inesauribile!> Il suo massimo desiderio.

Mi sollevo un po’ dalla Figa, per far sentire la mia voce. Butto lì, rischiando:

<Un bel cazzo giovane… Come quello di tuo figlio Matteo?>

<Sììì Matteo… il suo cazzo!… Dai… Matteo. Chiavami!>

Il gioco è fatto!

Un fischio e Matteo che quatto quatto s’era già introdotto in casa, è già lì: nudo e coi suoi bei 21 centimetri, ritti, in pugno.

Mi scanso per lasciare spazio a una sua fondata nella Figa di mamma. Che pare disinteressata dal riconoscere di chi sia l’uccello che la farà godere.

Quello che si svolge a poche spanne da me è una danza che strabocca di passione.

Un insieme di amore ad alta concentrazione erotica.

Matteo, forse, avrebbe condotto la trombata, facendole assaporare centimetro dopo centimetro della sua giovane carne. Forse le avrebbe anche chiesto scusa per quello che stava succedendo. Matteo è un ragazzo gentile e delicato.

Senonché Francesca, appena sente quel buon uccello infilarsi tra le sue grandi labbra, perde il lume della ragione.

Il ragazzo è sopra di Lei che si è aperta al massimo. Manovrando l’uccello con sapiente perizia, accarezza l’ingresso della Figa con la snudata cappella. Come volesse curiosare dentro, vi spinge dentro la testa che, ad un rapido sguardo, mi pare molto più cazzo, di quanto l’avessi assaporato io, in quei giorni.

È un fulmineo incendio:

<Quanto è grosso…  Bollente> Sussurra Lei con un gemito.

Pianta le unghie nella schiena di Lui. Inizia una danza roteando il bacino. Attenta ad essere sincronizzata con il dentro fuori del proprio figliuolo che va sempre più dentro. Più a fondo.

L’orgasmo per Lei non tarda… Si delinea quasi subito: appena la calda cappella stuzzica l’imboccatura dell’utero.

A Francesca esce un gemito che assomiglia più al ruggito d’una leonessa e pianta con maggior vigore le unghie nella schiena di Matteo, che non se ne lamenta.

Le zompate di Lui si fanno sempre più veloci, corte e ravvicinate. Il respiro gli si ingrossa. Smania a sua madre sussurri amorosi. Francesca replica con incitazioni a mantenere quel ritmo ”Così… sì… così”… A non fermarsi.   A sborrarle dentro:   “Più dentro che puoi… Tanto sono coperta… Questa voglio godermela fino in fondo”.

All’orgasmo di Lui, partecipa anche Lei con una sua seconda copula con sussulti, contrazioni e frasi sceme.

Il cazzo di Lui ancora in Lei, si stringono … baciano con grande trasporto a lungo. Immobili… In bagno assieme con la sborra di Matteo che la Figa espelle e cola lungo le cosce.

Chissà cosa si saranno detti in bagno? Fatto sta che, rientrati in stanza, mi baciano tutti e due… Insistono tanto che mi convincono. Mi piego appoggiandomi al letto. Le dita di Fancesca, per un po’, mi deliziano la Figa da dietro per poi ritrarsi.

Allo stesso tempo, il cazzo di Matteo si appoggia al mio buco del culo: solido. Caldo. So cosa si deve fare… spingo io verso la sua palpitante cappella. Il culo la inghiotte senza esitare. Il ventre inondato dai raffinati piaceri dell’inculata si gode la gagliarda sborrata di mio nipote.

Stefy ha così concluso la sua missione

Quando esco dal bagno, profumata e rivestita di tutto punto, è Francesca nella mia stessa posizione di pocanzi a godersi l’unico figliuolo nel fondo del culo. Li bacio con affetto. Li lascio alla loro intimità e me ne vado con la soddisfazione d’aver contribuito a placare repressi desideri di mia sorella e mio nipote.

In fondo sono la mia famiglia.>.

Questo è tutto il misfatto che Stefy non poteva più trattenere solo per sé.

Abbiamo già terminato il pranzo. Sorbito il caffè.

Il dopo caffè

Siamo sul divano. Stefy si aspetta da me la frase assolutoria che non la criminalizzi se continuerà a scopare suo nipote. Abitudine allargata ora a qualche tour di lingua a Figa e culo di mamma sua. Sorellona di Lei.

Io, però, non essendo né prete ne suora, mica ho poteri di remissione dei peccati. Potrò sfruttare il suo racconto per ricattarla e costringerla a porcheggiare con me a mio piacimento.

Glielo dico e Lei esterna un vizioso ghigno di compiacimento. Si sdraia all’inverso di me e m’invita: <Dai… togliti di dosso un po’ di cose che ho voglia di lanciare a briglia sciolta la lingua sulla tua Figa>.

Sento già tra le mie cosce i benefici effetti della sua intraprendente lingua. Assecondo il suo impellente desiderio offrendo la mia nudità alla sua eccitata bramosia. Per Lei, la mia disponibilità dopo il racconto che mi ha fatto, equivale a condividere ogni aspetto di quel suo lasciarsi andare al richiamo dei propri sensi senza un se o un ma.

Lo capisco dalla domanda che mi fa:

<Farai conoscere questa mia avventura ai tuoi affezionati lettori? – Sento che è ancora preoccupata – Il tuo editore ti passerà questa storia che coinvolge sessualmente sorella, madre e figlio… Senza avvertire che è un episodio di pura fantasia, consumatosi esclusivamente nel brillante immaginario dell’autrice?>

<Cocca… I magazine che stampa e distribuisce il mio editore sono già nella categoria delle pubblicazioni hard-core. I loro contenuti non vanno introdotti da alcuna avvertenza. Lettori e lettrici sanno bene che le mie storie hanno un nesso molto stretto con fatti attuali, realmente consumatisi. Lo incornicerò nella narrazione di come me lo hai raccontato e di come è trascorsa la nostra giornata..Poi… ne farò la sceneggiatura per un corto hot. Ma questo andrà in lavorazione dopo l’estate.>.

L’ultima rivelazione ha un effetto sconvolgente in Lei. Prende a baciarmi e leccare, ovunque arriva con labbra e lingua… finché non arriva sul pube. Qui scatena questa sulla fessura, imprimendo a quella punta una vibrazione che pare generata da un congegno elettronico. Sono secchiate di piacere che mi piombano addosso. Meravigliose sensazioni che mi fanno agitare: sobbalzare, contrarre, contorcere, come un’anguilla.

Sono urla, ringraziamenti. La gratitudine d’amore, quella che declamo nel mio venire a gusto. Tre schizzi si spengono sul volto della dolce Stefy. Di cui, Lei, se ne bea come fosse l’attesa benedizione che la monda da quel che mi ha confessato come il suo misfatto.

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