Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

conROSSthePig Hollywood è ora più vicina

Una storia scritta assieme a Ross the Pig

Flavia dal 2005 pubblica con l’editore Enstooghard del dr.Hans Stortoghårdt – København

Sono le 7 e sono già in Clinica. Non c’è ancora nessuno e ho tutto il tempo di rassettare il ripostiglio dei materiali che già ha avuto modo di fare da alcova a me e Michela. Sarà sicuramente una settimana faticosa per me. Michela, la mia assistente, ha preso una settimana di ferie e c’è una fitta lista di pazienti prenotati che dovrò gestirmi senza il suo aiuto.

Lei si deve preparare per una gara di ballo che disputerà domenica. Sento la sua assenza. Mi manca la sua vivacità e soprattutto la sua voce: Michela non parla, “miagola”. Ha un tono di voce che è leggermente più alto del sussurro. Va tra l’accattivante e il seducente. Prima ancora di capire cosa ti sta dicendo, vieni colpito dal suono delle sue parole: entrano dalle orecchie e stuzzicano la fantasia. Quando arrivano alla testa è già passato un attimo e, il significato è già ricco di tutti i colori e gli effluvi che la sua presenza diffonde.

Mentre penso a tutte le difficoltà che dovrò superare per la sua assenza arriva un suo messaggio: “Ciao porcone, come va, ti manco?”

In allegato, un piccolo video: un minuto e mezzo di sua travolgente performance. Sono burle che si diverte fare di tanto in tanto. Sapendo che apprezzo queste cose. Mi piace ammirarla.

È un video inizia con lei che si asciuga i capelli… Li stira con la spazzola. La ripresa ne inquadra unicamente il volto, spazzola e phon, con cui, lei è alle prese. Si guarda allo specchio e pare soddisfatta del risultato. Lascia spazzola e asciugacapelli. Porta il cellulare vicino al volto e tira fuori la punta della lingua. Si bagna il labbro superiore, muovendola su di esso per ogni dove. Così anche sull’altro labbro.

L’inquadratura scende e me ne rallegro: è a torso nudo. Tocca e palpeggia una tetta e con l’indice compie un giro intorno all’aureola del capezzolo. Si è già inturgidito! Ne tocca la punta e la sua voce: <Ti piacciono le mie tette, vero? Maiale>. E fa scendere l’inquadratura.

Il ventre, con la sua sensuale, leggera, bombatura. Dove ha voluto sbizzarrirsi di fantasia con il piercing delle grandi occasioni: un filo brillantinato che dall’angolo superiore dell’ombelico arriva, con leggerezza, oltre la chiusura inferiore. Perfettamente centrato. Una divisione che accentua l’erotismo di quella parte. Giocherella un po’ con il piercinge e l’inquadratura si focalizza sul Monte di Venere.

È appena depilato. Lo accarezza. Il dito medio si insinua tra le due labbra: va un po’ su. Un po’ giù. Con studiata lentezza. Ne allarga le due estremità e, non posso che inebriarmi delle tonalità rosa che mostra il suo interno. Dove si intravede la testolina del clitoride: <…questo ti manca, Vero?… Porco!>.

La clip non si esaurisce nello spettacolino hard. Si chiude con un messaggio audio: <Ho spostato le ferie di tre giorni.  Da giovedì. Alle 8 sarò lì con te… Contento maialone?>

Michela arriva ma a un primo sguardo percepisco che non ha l’espressione di chi gradirebbe un approccio amoroso.

<Sono una donna libera, Chéri. Ho rotto con l’amore!>

<Hai rotto con l’amore?>

<Proprio così… Mi voleva rompere il culo e l’ho cacciato da casa mia. Il grullo!>

Sobbalzo: <Ma non l’avevi già dato a qualcuno?>

<Non dire cazzate. È l’unico residuo che resta di come mi ha fatta, mamma.>

Le do un buffetto s’una guancia e riappare sul suo volto il sorriso.

<Dai, dimmi com’è andata.>

<È andata che…

Avevo preparato una stuzzicante cenetta. Avevo anche cambiato al letto le lenzuola. Tanto sapevo benissimo come sarebbe finita.

Gildo arriva, pimpante come sempre. Un grazioso bouquet, per me. È affettuosissimo. Il pranzo è tutto un idillio. Tant’è che mentre mi fa i complimenti per la torta di mele, finisce che mi siedo sulle sue ginocchia. Gli do anche un bacio. Lui contraccambia. La gonna va un po’ su e anche la sua mano va su per la coscia. Genera un brivido. Sotto le natiche sento che qualcosa si è indurito. Lui ha preso ad accarezzarmi la figa. Quanto mi piace farlo così, seduta su di lui.

Me la sta toccando. Succhia su e giù per il collo. Sfrego alacremente le chiappe sul suo rigonfiamento. Siamo già al lingua in bocca. Faccio quanto il buon senso mi dice di fare: mi alzo e tolgo di torno gonna e mutande. Lui ha già in mano il virgulto fallo. Mi ci siedo sopra e me lo trastullo tra le cosce. Sono già ben bagnata: lo voglio dentro! Glielo afferro con la mano e faccio per dirigerlo tra le spire della figa, ormai fradicia. Sento una sua mano che interviene per modificarne il tragitto. Sento la calda cappella bussare al buco del culo.

Prima dico un ‘no’, forse scherzoso. Poi più deciso. Lui insiste. Mi stringe le tette. Racconta tutte le cose più belle di questo mondo che avrei, se gli dicessi di ‘sì’.

Non vuol sentire ragione. Dà un colpo di reni e il cazzo si affaccia minaccioso al buco. Un male! È troppo! Eccitazione e voglie scemano. Mi stacco da lui incazzata. Lui rimettendo a posto l’uccello mi insulta dandomi della beghina clericale. Non dico nulla. Ho in mano un coltello da cucina quando apro la porta e gli mostro cosa gli resta da fare. Dalla finestra quando dal portone esce in strada gli lancio il bouquet che mi aveva portato. Sono stata così decisa che credo di non vederlo mai più.

Sarò come tante altre, sola e disperata.… Cosa dici, amico mio, ho fatto male a salvaguardare il mio culo?>

Le faccio qualche amichevole coccola di solidarietà. Capisco che, invece è il momento giusto per dimostrargliela:

<A che ora abbiamo il primo paziente?>

Consulta il suo iPhone e: <Tra un ora, dovremmo avere una paziente croata – mi guarda sorridente e…- Pranzi con me, oggi?>

<Come no. Vuoi che neghi un momento di calore a un’amica sola e disperata?>

Vorrei dirle cosa mi stava passando per la mente ma non ce n’è bisogno. Forse legge i miei occhi. Mi prende per mano e apre la porta del ripostiglio.

<Mona! È più affascinante di una suite del Savoia!> non riesce a finire di dirlo che l’ho sdraiata sulla vecchia poltrona odontoiatrica, lì riposta.

Michela, in fatto di scopare ha inesauribili risorse. E proprio per l’avventura della sera precedente, vuole mettere in campo ogni sua grazia.

Il seno è la prima di queste che si offre alle mie labbra. Inizio un tour tra una poppa e l’altra con l’aiuto della lingua che si impegna a mantenere all’apice dell’eccitazione i capezzoli: grossi e protési innanzi.

Ai lampi di piacere della mia bocca, reagisce aprendosi completamente con tutta la grazia di una gran femmina in calore: nuda, si allunga in quella poltrona. Mi sollecita: vuole e deve godere. Allarga le cosce e agitando il bacino, usa il ciuffo del Monte di Venere quale seducente richiamo.

Non indugio un attimo. Sono già con il volto all’inizio delle sue cosce e le risalgo strusciandovi la lingua. Lei mi accarezza la testa. Sul volto avverto il calore dell’anelante figa e l’irresistibile effluvio. Qui mi torna a mente una confessione di Michela che mi diceva di essere bisex e mi descriveva notti favolose tra le braccia di una tal Patrizia. Un richiamo della memoria un attimo prima di affondare la lingua laddove pascolano lingue che del leccare ne fanno una sofisticata arte.

Lecco in velocità, cercando di andare più che posso in fondo. Lei se la sguazza. Sobbalza col bacino. Non mollo. Stanato il clitoride lo stuzzico finché non lo sento perdersi nell’orgasmo.

Adesso è il momento del mio uccello che in queste ore ha tentato più volte di levare la testa.                                                                                             

La poltrona odontoiatrica non è certo l’alcova più confortevole per amanti. Se ne rende conto anche Michela che sente più che mai il bisogno di un uccello in lei. Si leva dalla poltrona. Si appoggia con le mani allo schienale. Me la porge dal di dietro, aprendola tutta. Mi soffermo un attimo a rimirare quel suo landscape fatto dalle polpose rotondità dei’ glutei, dalle sfumature rosacee della figa ben aperta e da quella sorta di ragnatela che le sue crespette disegnano su di esso, quando il buco del culo è fuori servizio. È ammirevole!

Il mio cazzo esulta al pensiero di infilarsi in questa fregna palpitante che lo sta bramando. Mi accosto ai suoi glutei e lo sfrego tra le labbra della sua calda prugna.

Michela si fa incontro alla vivida cappella. Si china un po’. Praticamente la figa me lo inghiotte. Posso dedicarmi al mio piacere stantuffando tra profondi sospiri di lei: <Vado tranquillo Michy?>

<Sono coperta, Amore… Innondami!> e la figa si stringe attorno all’uccello che sta ancora schizzando.

È sempre una bella scopata quella che mi unisce a Michela. Lo sappiamo tutti e due. Anche se lei non mi ha mai dato modo di averla, sdraiata sotto di me su di un materasso. Ci siam sempre presi così, di sveltina in sveltina.

Visto che c’è tempo, ci abbracciamo. Stretti. Ci strusciamo. Pelle a pelle. Il cazzo, appagato, si lascia andare tra il villoso cespuglio del Monte di Venere. Sgocciolano, dallo spacco, tra gli ultimi cespugli di quell’Eden del piacere, un po’ di gocce del succo che ho lasciato in lei.

Carezze. Baci al seno: ai capezzoli, attorno, sopra e sotto le tette. Le sue mani stringono le mie chiappe. Accarezzano i testicoli. Un mio dito le stuzzica il buco del culo. Ma soprattutto, le lingue una nella bocca dell’altro. A lungo. Prendendo di tanto in tanto fiato e scambiandoci appassionatamente la saliva.

< Chi è questa prima paziente?> Mi sono pettinato, montato la mascherina P2, allacciato il camice. Guanti, pronti all’uso.

<Mi risulta Sanja Sunic’. Dovrebbe avere la mia età.>

<38, no?>

<Proprio così, Nonnetto. Ha lo stesso nome della proprietaria di una major di film porno che ha sede un chilometro dopo il confine. Dovrebbe essere una strafiga. È un settore quello, dove i brutti vengono lasciati fuori dalla porta.>

<Come sei informata…?>

<Lascia stare. È un settore in cui ci traffica Giangi e qualcosa mi ha raccontato.>

<Magari fosse quella stra-figa della tua ipotesi.… E che ne avesse porcellosamente voglia.>

<Perché quello che ti ho dato io non è stato abbastanza. Ingordo!>

<Sono fatto così. Se non lo faccio, sono capace di stare tranquillo per tre-quattro giorni. Quando poi lo faccio, dopo ne farei una dopo l’altra.>

<Ti capisco. Sono così anch’io.>

<Vorresti dire che ne avresti ancora voglia?>

<Non proprio ma se vedessi certe mosse tra di voi. Cercherei di infilarmi nella programmazione.>

<Ne salterebbe fuori un’orgetta a 3. Ti andrebbe bene anche così?>

<Perché no? Non sono mica una Dama di San Vincenzo?>

Detto ciò, le porte dell’ascensore si aprono e, come in una favola, ne esce una notevole stra-figa:

<Sono Sanja Sunic’, ho appuntamento per le nove.>

Michela la mette sulla poltrona. La prepara. Mi raggiunge nel servizio: < È come ci auguravamo.>

<Che sarebbe?>

<È una grande porca e ne ha voglia più che mai.>

<Come fai a dirlo?>

< Mi basta guardarle gli occhi e sfiorarle accidentalmente in determinati punti del volto per capire tutto. Questa, oltretutto deve essere anche Bsex.… Sgombero il campo ma tieni presente che ci sono e voglio esserci. Mi piacciono anche le femmine. Lo sai.>

<Buongiorno Sanja, come posso aiutarla?>

<Sarei qui per un controllo ed eventualmente per una igiene orale>.

È una bella ragazza. Capelli lunghi e occhi azzurri. Una camicetta bianca di raso. Si intravede un reggiseno color carne in pizzo. Un pantacollant aderentissimo, tenta di distogliere da lubriche fantasie la mente di chi la sbircia dal di dietro le armonie delle natiche. Scarpe aperte con tacco e smalto rosso sulle unghie dei piedi e delle mani. Ha addosso, un profumo che riempie tutta la stanza. Un leggero aroma di arancio che mi ricorda un po’ quello di escort che di tanto in tanto mi concedo. Mi eccita e mi porta alla mente certe scopate fatte con ambedue le mie puttanelle preferite.

La faccio accomodare sulla poltrona e in quel momento noto che non porta mutande: il suo pantacollant si insinua proprio dentro la fessura, tra le due labbra.

Mi guarda con occhi compiaciuti. Sorride. Si aggiusta. Ho già il sangue che affluisce all’inguine, pulsa in maniera spropositata nel glande. Chiamo Michela. Sottovoce, le confermo che credo di poter confermare le sue intuizioni: <È una troia vogliosa! Bingo!> Michela intanto ha aperto un po’ di più lo zip della casacca per mettere ben in mostra le proprie meraviglie. Una quarta abbondante. Un reggiseno fuxia di pizzo lascia intravedere quel po’, che deve lasciare agli occhi chi la vuole intentar ad atteggiarsi a fare la stronza.

Michela prende l’aspiratore e con malizia, aspira e mette in bella vista il suo poderoso seno. Non passa inosservata a Sanja.

Io con lo specchietto e lo spicillo inizio la mia visita.

Come solo un vecchio depravato cavadenti ha imparato negli anni di professione, con il gomito, tocco le tette e gliele struscio più volte. Sanja inizia a muoversi. Penso che in quella posizione si senta un po’ imbrigliata: tra tette di Miche6lar q4uasi in faccia e il gomito che strofina le sue. Una situazione che pare le piace. Lo noto. Non è per niente imbarazzata.

Non reagisce alle mie avances. Ha gli occhi spalancati. Vedo che si agita un po’ muovendo il bacino.

Apposta, faccio cadere lo specchietto tra le sue gambe. Nello stesso momento che lo recupero con mano aperta, le sfioro la figa. Peraltro, già inumidita.

Con perfetto sincronismo, Michela le appoggia le tette sul volto.

Baciargliele, per Sanja è solo istinto!

Poso lo specchietto. Do il via a un movimento circolare delle dita sul suo pube. Il dito medio va in cerca dello spacco. Dove lo lascia intuire il sottile tessuto elastico. Lo trovo. Allora, sù, giù… dolcemente. Accarezzo la testa di Michela. Guardo negli occhi Sanja. Le infilo una mano nella camicetta. La mano avvolge completamente la sua tetta. Ha capezzoli piccoli e rigidi. È il momento che Michela leva casacca e reggiseno. L’abbondante seno – Che magnificenza! – è in balia di Sanja. Nel frattempo, io apro i restanti bottoni per succhiare la tetta che mi si para innanzi.

Di Sanja, con un profondo respiro, catturo l’odore del desiderio. Ma anche la mano che conduco al cazzo. Ne apprezza il turgore e l’insita prestanza. Non vuol perdere un attimo. Lei, un po’ linguetta i procaci capezzoli di Michela, poi, mi abbassa i pantaloni e si mette a trastullarmelo tra le sue mani.

Ho un brivido, la sua mano è un po’ fredda… gentile. Delicata. Lo shock termico mi eccita!

Invito Sanja a mettersi con le gambe fuori dalla poltrona. Michela le sfila i pantacollant. Addosso non le restano che le scarpe.

Un movimento del piede e faccio salire la poltrona. Sanja è disorientata! Non capisce cosa stia succedendo: sente che anche lei, sta salendo assieme alla poltrona. Non tocca più con i piedi per terra. Il suo bacino è, ora, all’altezza del petto di Michela. Questa – per esperienza diretta – sa bene quel che può offrire questa situazione.

Allarga le gambe di Sanja e inizia a leccargliela. Dietro Michela, io maneggio le sue grandi e ben sode tette che tanto mi fanno impazzire. Non posso che abbassarle i pantaloni. Lei conosce quel gioco. Appoggia il ginocchio sulla mia sedia girevole. Mi abbasso e gliela lecco con tutta la libidine che quell’insieme suscita in me. Una scena eccitante e trasgressiva: io, che in basso, lecco la figa a Michela. Lei che dà di lingua tra le cosce divaricate di Sanja. Lassù: in alto.

Sanja è in agitazione: prende la testa di Michela tra le mani e le appoggia le gambe sulla schiena. Mugola! Ne approfitto per mettere un dito in culo a Michela. Continuo a leccargliela. Lei ha un leggero sobbalzo. È l’espressività dei suoi occhi ad inviarmi il messaggio: “Ma non ne avevamo parlato già stamattina?” Anch’io le rispondo con lo sguardo: tolgo il dito dal culo me lo metto in bocca lo lubrifico e glielo rificco dentro. Un gemito di piacere esce dalla bocca di Michela. Continuo a leccargliela!

Michela che ha sempre le gambe di Sanja appoggiate sulle spalle si posiziona in maniera da avere il suo culo a portata di bocca. Ne linguetta l’aureola. Lo allarga con i pollici e gli ficca la punta della lingua dentro.

Lascio che la terapia di Michela scateni tutti gli effetti del caso e abbasso la poltrona.

Non appena Sanja tocca di nuovo terra con i piedi, si fionda sul mio cazzo a bocca spalancata. Contagia anche Michela: mi ritrovo in ginocchio, davanti a me loro due, che come due vecchie e care amiche devote, vogliono dividersi un prezioso bottino. Lo leccano. Lo succhiano in attesa del loro meritato premio.

È un attimo prima che il mio orgasmo esploda. Sanja e Michela, sono entrambe a bocca aperta ansiose di ricevere il premio del loro pompino a due lingue e quattro ganasce. Le buone maniere vogliono che si offra prima all’ospite, così la prima spruzzata la indirizzo su Sanja. La centro tra lo zigomo sinistro e il naso. A Michela, invece, voglio gratificarla, appoggiandogli la cappella sulla lingua, tanto perché il palato possa subito gustarne il mio buon sapore. Con lei, vorrei ci fosse un domani.

A Sanja concedo un’ultima degustazione. Anche se poi vuole aggiungersi Michela e, assatanate con l’igiene, entrambe, nel nome di una sana pulizia, mi seccano il cazzo fino all’ultima goccia.

Le ragazze, sotto la doccia di servizio smaltiscono i residui della loro eccitazione e rientrano ognuna nel proprio ruolo: Michela Dedenaro, in quello di assistente odontoiatrica alla Clinica Smile.

Sanja Sunic, in quello della giovane imprenditrice rampante, impegnata a mantenere al top della forma ogni angolo del proprio corpo: bocca compresa.

È di nuovo sulla poltrona che Michela ha appena finito di rassettare e ripulire dai residui della tenzone appena consumatasi. Sopra e intorno ad essa.

Io, sanificato e ripreso la migliore immagine professionale, mi avvicino con un certo sussiego all’augusta poltrona: <È comoda, signora Sunic?>

<Meravigliosamente. Con le emozioni della mattinata, potrei anche addormentarmi.>

<Le dispiace aprire la bocca?>

<Ha motivi per dire che mi potrebbe dispiacere?>. Èuna simpatica allusione che ci fa tornare con la mente a un’ora prima. Ci si ride sopra.

Esploro con attenzione ogni angolo di quella bocca che pochi minuti prima avevo conosciuto in ben altra situazione.

<Per me non c’è niente di anomalo o da sistemare. Possiamo sempre farci dare un’occhiata al Dottor Parovel, fosse mai in ambulatorio.>

<Direi che mi fido di quanto mi dici tu – torna all’approccio confidenziale – Se ci mettesse un occhio anche Michela, sarei tranquilla. Come aver fatto un consulto con un’equipe svizzera. Mi è sembrato che della bocca conosca tutto quanto ci sia da sapere… Sono proprio contenta di aver scelto questa clinica… Efficiente e riservata!>

<È quasi mezzogiorno, mi sa che mi fermo in città e vado a mangiare qualcosa all’Osteria Marise…Mi piace tanto!>

<Però… Te la tratti!> Fa Michela e le viene in mente che avendo rotto con Giangi le si sono preclusi i locali in dove era di casa il suo ex amante. Appunto, Giangi.

Sanja: <Prima, nel clou della mattinata, avevo avuto un’idea folle ma che potrebbe piacervi… Siete stati così cari con me…!>

<Sarebbe?>

<Se mi fate compagnia a pranzo vi racconto tutto. Siete miei ospiti. Naturalmente.>

<Noi però fino all’una siamo confinati qui.>

<Perfetto. Ci si vede là all’una e mezzo>

Qualche minuto e il roboante rumore di un’auto di grossa cilindrata, sprezzante, varca i doppi vetri dell’ambulatorio. È la Lamborghini di Sania che vola verso Trieste.

Allo scoccare della tredicesima ora, apro lo sportello della mia utilitaria a Michela che sedendosi mi delizia una volta di più della sensuale polposità delle cosce. Noto che tra le mie gambe non c’è alcuna reazione per la sensuale visione. E, in tutta sincerità, ne accenno a Michela: <Siete state più porche del dovuto!>

Michela sogghigna: <Vedrai che si riprende. Un po’ ti rifocillerai col pranzo… Poi, quando mi riaccompagnerai a casa, ti faccio salire un attimo che qualche tonico dovrei averlo. >

Due semafori ancora e ho il tempo di fare un altro test sulla pronta rispondenza dell’uccello: infilo la destra tra le carni scoperte della mia amica – Non ha rimesso i collant. È carne viva, quella che palpo. –

<Vai che è verde – Dal cazzo alcun messaggio. – Dopo che avrai parcheggiato, te lo faccio io il test.>

Ed ecco il parcheggio. Piccola manovra. Spengo il motore. Non ho il tempo di ricordare alla collega la promessa del test che è già con il volto sulle mie ginocchia e le mani che si danno daffare con lo zip dei jeans. La lascio fare. In fondo si è offerta lei!

Sento la sua determinazione a raggiungere l’obbiettivo. Le accarezzo il capo. Ha raggiunto la meta. Il cazzo è tra le sue mani. Guarda in alto e non sembra intenzionato ad afflosciarsi. Uno sguardo all’orologio del cruscotto <Siamo in anticipo. – Fa lei – Test di conferma?>

<Come no!> spalanca la bocca. Inghiotte. Sento il calore della lingua. La saliva che coccola la cappella. Provo i primi brividi, anche perché, la maiala, ha tolto la mano da sotto i testicoli per infilare un dito nel culo.

“Ci sta proprio. È una manna!”

<Ingorda!> Dice una voce in strada. Sobbalzo. Tra me: “La polizia.” Macché. Solo Sanja che passando, ha casualmente gettato lo sguardo dentro l’auto.

Michela scende al volo, io debbo ricompormi.

Innanzi a un piatto di crudità marinare Sanja espone la propria idea:

<Vi siete resi conto che il nostro amplesso di oggi è stato un piccolo capolavoro… – e vuole dedicargli un brindisi. – Al mondo ci sarebbero milioni di persone che avrebbero pagato, per potersi immedesimare nei nostri godimenti… C’era la bellezza dei nostri corpi. La sensualità delle nostre pose. L’intrigo b-sex. La realtà di un ambiente normale come uno studio dentistico ultramoderno con la poltrona che si alza per agevolare una leccata di figa. Tutte caratteristiche che ne farebbero un video porno di grande successo.>

<Magari potrebbe concorrere a un nastro d’argento a Venezia alla rassegna del Ponte delle Zoccole.> Mia battuaccia che porta Sanja a lanciarmi uno sguardo ostile e a mettere la lingua in bocca a Michela.

<Non dire cazzate è un’occasione che fino a che ti si drizza il pisello, ti farebbe guadagnare quanto non ti sei mai sognato di tirar su, lucidando dentiere ai pensionati.>

<Ho capito ma non saprei a chi proporre una performance di quel tipo.>

<Allora non sapete proprio con chi state parlando.>

<Da quel che ci ha detto la segretaria a cui ti sei rivolta, sei Sanja Sunic di 33 anni che volevi essere sicura della salute della tua bocca.>

<Bene, meglio… così non siete influenzati dalle chiacchiere che girano su di me. Mi svelerò….  Avete presente quel palazzo di 10 piani che trovate in Slovenia 500 metri dopo il confine di Stato?>

< Ma certo… TeleGnocca… Qui tutti la chiamano così.>

<Sì va bene anche TeleGnocca. È la sede del più importante network porno dell’est europeo: televisione e produzioni hardcore. Di questa azienda internazionale sono la più grossa azionista. Lì abbiamo tre studi per la televisione erotica. Altrettanti per la produzione di film e video porno. Al piano terra un night-club-privé per incontri e spettacoli di seduzione. Anche per coppie etero e gay.

Quindi, potete immaginare, quello che mi è venuto in mente con il vostro atteggiamento trasgressivo nello studio dentistico…

Dai ragazzi, rifacciamolo davanti a tre-quattro videocamere. Anche per voi ci sarebbe da guadagnare un bel po’ di schei. Sono sicura che con un bravo regista – e quello io ce l’ho – realizziamo un film che verrà comprato in tutto il mondo. Quindi: euro, dollari e yen a palate.… Dai ragazzi che ci divertiremo anche. Eccome!>

Guardo Michela e la vedo eccitata e rossa sul viso. Gli zigomi un po’ rigonfi. Tutti i segnali che la prospettiva l’entusiasma e l’eccita. Mi guarda speranzosa che pure a me l’idea piaccia. Che dia un segno di assenso al suo concretizzarsi.

Tergiverso… Non perché non mi piaccia ma perché è nel mio carattere essere riflessivo.

Michela, per portarmi dalla sua, mi si avvicina e sfrontatamente mette la mano tra le mie gambe e rovista finché non è sicura di poter agire direttamente sui miei testicoli: <Se osi rovinarmi questa occasione te li stritolo finché non sento che hai cambiato la voce.> E dà un assaggio di quello che proverei in tal caso.

Cerco di prendere tempo per la risposta definitiva <Sì, l’idea mi sembra percorribile. Devi però darci ancora un po’ di dettagli su come realizzarla.> Anche Michela ha bisogno di saperne di più. Annuisce e molla la presa ai miei coglioni.

<Certamente, anzi, se avete un po’ di tempo possiamo parlarne direttamente in loco. Così ne approfitto per farvi visitare il più importante centro di trasgressione di tutta Europa.>

Al cameriere dà la carta di credito e si alza per mettere la lingua in bocca a Michela.

È grottesca la scena che si viene a determinare: io, sulla mia utilitaria, tallonato dalla gialla e possente Lamborghini con le due ragazze.

TeleBum S.r.l. Indica l’insegna al di fuori di un alberato parco molto alberato tra cui si erge un imponente edificio colmo di antenne e ripetitori.

Ci accoglie una equipe di segretarie che vengono a supportare ogni esigenza di Sanja, che nel suo ambiente muta ogni proprio atteggiamento. Si fa più manesca nei confronti di Michela. Non ha più alcuna remora a palparle, quasi continuamente, culo e tette.

Michela, con la prospettiva di divenire una star, cammina al suo fianco con grande deferenza, orgogliosa di venire da questa cipollata platealmente.

A un giovane sbucato da uno degli ascensori dà il compito di: <Organizzami subito il mio studio all’ultimo piano. Debbo parlare con loro. Non ci sono per nessuno.>

Lo studio al decimo piano ha un’ampia vetrata. Vista che raggiunge il mare. Soleggiato.

Più che un ufficio è un salotto.

Due ampi divani, quattro poltrone, più una poltrona erotica Tantra. Un tavolo tondo tutto cristallo, colmo di bottiglie di liquore. Un frigo per mantenere alcuni tipi di bicchieri freschi e il ghiaccio sempre pronto. Una cantinetta refrigerata, a vetri con in primo piano una dozzina di spumanti.

Sanja però vuole stupirci e da un ordine al giovane dipendente che non tarda molto a tornare con una bottiglia di champagne e tre coppe di cristallo. Brindiamo. Sanja non manca di succhiare dalla bocca di Michela le bollicine che hanno appena riempito il cavo orale. Un po’ del liquido cola ai lati delle labbra ma sono le reciproche lingue a recuperarlo. Una scena veramente erotica. L’uccello, adesso, ha recuperato il turgore del primo mattino. Ne faccio cenno ma nessuna delle ragazze vi presta attenzione. Impegnate come sono con le loro lingue.

Michela inizia a gironzolare intorno all’asta imitando goffamente i movimenti di lap dance, lei che invece è una insegnante di tango. <Vuoi che ti insegni qualcosa?>  le propone Sanja.

<Come no.>
<Non è che abbiamo l’abbigliamento più adeguato, ma possiamo sempre adeguarlo.> Sanja si toglie la camicetta e abbassa le spalline del vestito di Michela. Noto con stupore che lei, maiala come poche, ha indossato una giarrettiera veramente provocante. Mi sistemo sul divano di fronte loro e mi godo lo spettacolo sorseggiando champagne dalla flûte.

Sanja si sfila la gonna restando in autoreggenti e perizoma. Un look che risalta il bel culo.
Ruotano intorno all’asta. Si accarezzano. Si baciano e si palpano. Sanja slaccia il reggiseno di Michela. Affiorano i capezzoli: turgidi e rigidi: glieli lecca… Sbottona le clips della giarrettiera e le sfila gli slip. È lei, ora, a levarsi il perizoma: un movimento elegante e veloce e classe che solo una ballerina di lap sa fare. Mette la gamba stesa all’insù, appoggiandola all’asta e invita con una mano sulla testa di Michela ad agire su quanto lei possiede di più prezioso: una fighetta liscia e depilata.
Si mettono a gambe aperte, una difronte all’altra: l’asta al centro. Si strusciano, facendo sponda con l’asta.

Nel frattempo, tiro fuori la verga che è al massimo dell’erezione, inizio a masturbarmi.

Non voglio entrare nel loro gioco. Il piacere è guardarle. Quello spettacolo è anche per me. Notano che mi masturbo. Mi guardano compiaciute.
Si girano e rigirano sulla moquette fino ad avvolgersi in un 69: sdraiate a terra su di un fianco. Tanto perché possa godermi lo spettacolo nella miglior prospettiva. Mi agito. Sento i testicoli pulsare: vorrebbero esplodere. Mi fermo. Lo spettacolo è veramente bello. Sarebbe un insulto sborrare prima del loro finale. Ancora un prolungato cunnilingio e iniziano a godere in perfetta sincronia. Sanja ha sussulti in tempo di musica. Michela urla il proprio piacere intonandosi all’armonia del brano. Gli ultimi colpi della masturbazione li do al cazzo al ritmo di quello sconosciuto brano di discomusic.

Parte un nuovo brano e loro, in una posizione pressoché seduta iniziano a strofinarsi le loro fighe: sempre più velocemente, tra urla e gemiti di piacere.

Figa contro figa è una performance che mi fa impazzire. Anch’io mi sento cotto. Sto per venire: <Piccole troie, godo, sto per spruzzare.> Prendo la flûte, butto via il contenuto e lo porto al cazzo. Mi guardano incuriosite. In tutta la mia eccitazione spruzzo il contenuto dei testicoli nel bicchiere. Mi alzo vado da loro e glielo offro nella flûte di cristallo, bevono assieme. Mi chino e le bacio entrambe in bocca. La lingua assapora il gusto del mio stesso sperma. Prendo altre flûte e verso ancora champagne.

È stato un magnifico spettacolo, dolci maialine!

Accaldate, così come le ha rese l’improvvisato amplesso, le ragazze si staccano

Sanja è molto eccitata. Michela, invece, sembra sfinita. Sanja si riveste in fretta e furia e parla al telefono. Da quello che capto mi sa che il gioco si faccia perverso: <Dai, che andiamo a fare un po’ di porcate giù nel privé. Così vi faccio vedere che bell’ambiente ho tirato fuori dalle cantine e vi faccio conoscere Thomas. Che sarà il regista del film che produrremo assieme.>

Thomas dopo qualche minuto arriva nello studio. Non ha l’aria del regista culturalmente impegnato. Ha piuttosto l’aspetto del porno divo aperto a tutto.

Poco più che ventenne, fisico palestrato, volto e sguardo efebico, labbra protruse. Un tic che, più o meno ogni 30 secondi, gliele fa atteggiare a culetto di bimbo.

Sanja se lo succhia per un po’, poi gli fa togliere la giacca per farci apprezzare il suo fisico, ricoperto soltanto da una t-shirt. <Vieni Miky… Senti che torace! Toccagli i pettorali. A lui piace… Non è quelle finocchione che sembra…> e per dar veridicità a quel che dice, lo palpa tra le gambe.

La visione sembra avere un effetto tonico su Michela. È solo rivestita al cinquanta per cento: ha le tette in bella mostra e i capezzoli le si sono rizzati.

Non se lo fa ripetere Michela e va alla fonte e gli solleva la maglietta. Sanja si sposta dietro di lui e gli imprigiona le braccia e, forse temendo che fra i due si scateni qualcosa, si mette a dar di lingua sul collo di lui.

Michela ha capito perfettamente che Sanja ha messo un’OPA su questo bel giovane ma l’atmosfera è talmente trasgressiva che, lì, non può reggere alcun dritto di prelazione.

Michela ha ben sollevato la maglietta di Thomas e dopo averglieli accarezzati e palpati, pone le labbra su quelle ipotesi di seni che guarniscono il torace.

Da dove osservo la scena mi pare di poter sostenere che abbia chiara la situazione del suo cazzo.

Dev’essere proprio così. Tant’è che a Sanja sfugge: <Quanto sei porca bambina!>

La reazione dell’amica mia è conciliante: Sposta la lingua dal torace di Thomas e raggiunge sul collo di lui., quella di Sanja. Per qualche momento, all’unisono, generano fremiti nel fortunato giovane, che lo dimostra, accarezzando il capo di Michela.

Poi, una sorta di corto circuito… forse le lingue si sono toccate… di scatto, si rincorrono nelle reciproche bocche.

Il ragazzo rimane sguarnito. Abbandonato da quella plurima sensualità. Ma non per molto. Le lingue si scindono. Forse le ragazze si sono parlate: Sanja riprende a succhiare il collo di Thomas e a palparlo da dietro tra le gambe. Michela, invece, si inginocchia e compie tutte le mosse per arrivare a mettersi in bocca la cappella del cazzo di Thomas.

Lui emette un significativo sospiro di sollievo.

Riepilogando: la situazione innanzi ai miei occhi si prospetta: il ragazzo, in piedi, con calzoni e boxer a terra. In ginocchio, Michela lo sta sbocchinando. Dietro, abbracciata, Sanja ha una mano tra le natiche di lui.

Noto che non sta ferma con la mano e che sul viso di lui sfilano, una dopo l’altra smorfie di piacere. È palese che lo sta penetrando

Dal momento che, me lo sento duro anch’io non vedo perché…

…. Mi avvicino a Sanja. Le cingo la sottile vita. Le metto la lingua in bocca. È un bacio appassionato: gli enzimi delle nostre lingue ci portano un turbinio di emozioni. Scatenano trasgressione. Proprio come, quando il giocatore di biliardo tira la sua pallina bianca sul triangolo di palline numerate. Queste impazziscono e schizzano in ogni dove. Qui, la pallina bianca è Sanja. È lei che ha il potere di far esplodere ogni fantasia erotica e trasgressiva, soprattutto in me.

Non ho remore… Sono dietro lei col cazzo in pugno. Calo quelle poche cose che ancora indossa. Distanzio i glutei. La mia cappella si intrufola. Lei non disdegna. Sulla punta percepisco il palpitare dei contorni del foro. Ben aperto… Sia io che lei spingiamo una contro l’altro.

Scivolo tutto in lei. Il cazzo è tutto dentro: avanti e indietro. I testicoli ballonzolano tra i sodi glutei.

Il mio godimento è tanto. Quello di lei sta crescendo: <Mettimi un po’ di dita in figa… Voglio venire con te.> Aumento il ritmo e sento che sto per venire. Lei se ne accorge: <Non sarai tanto porco da fartela per conto tuo…> Ogni suo muscolo si contrae. Chiappe e figa stringono quel che la sta penetrando… Io esplodo. Schizzo… Lei mi vien dietro.

Cala un momento di pace in quell’ambiente. Non si odono più i mugugni di piacere delle ragazze, infoiate nei loro godimenti.

Non si odono più le mie porcate ,che indirizzo a colei che sto inculando.

Thomas è ancora in possesso di Michela che non disdegnerebbe una ritmata pecorina.

Io affido il cazzo a Sanja che lo sta introducendo all’orale: l’accoglie tra le labbra e si appresta a sbocchinarlo.

Cercherò di non tracheotomizzarla con la mia verga!

Thomas è all’ultima fase della pecorina. Viene! E.. le ultime gocce di sperma le vuole dedicare al culo di Michela. Gliele sgocciola in punta di cappella, contro l’orifizio.

Sanja non si accontenta di quanto ha spremuto al mio cazzo… si fionda sul lordo culo di Michela e lecca quel che le ha versato il cazzo di Thomas. Lei e Michela, se lo contenderanno a colpi di lingua in un bavoso bacio.

Sanjà da uno stop all’effimero: Ci si siede attorno a un tavolo per decidere le possibilità di girare un video dal titolo: A denti stretti. Thomas ne sarà il regista/attore.

Scrivere la sceneggiatura di un video, anche se di soli trenta minuti, è impegnativo.

Quel compito era assegnato a Thomas ma dovendo rappresentare un ambiente a lui sconosciuto doveva rapportarsi con qualcuno del mestiere. E chi, nello specifico, se non il Dott. Lamagna? Così, con lui, ebbi ad impegnare gran parte del tempo libero dalla Clinica. Qualche volta ci trovammo in un Caffè, in Città. Altre, alla sede, nell’ufficio della bella Sanja.

Ci fu poi il giorno in cui, finita la sceneggiatura dovevamo prendere nota della caratterizzazione dei personaggi.

L’incontro si tiene nel privé della sede del network. Con me c’è Michela  che appena arriviamo è sequestrata  da Sanja con cui si isola  in uno dei separé. Io resto con Thomas, che sfodera ampi sorrisi ad ogni cosa che dico.

Dal separé accanto giungono ansimi che descrivono eloquentemente cosa sia in corso.

L’erotico clamore aumenta fino ad affievolirsi. Ricompaiono le ragazze con espressioni di beatitudine che denotano quanto siano stati efficaci gli orgasmi provati. Anzi, si sdraiano sul divano per ritornare con le dovute carezze al mondo reale. È una scena al limite della realtà, quella di Sanja che facendo un leggero ditalino a Michela, parli a Thomas delle riprese del cortometraggio. Si esprimono le varie idee. Io, vengo attratto dai lineamenti delicati e un po’ effemminati di Thomas. Ha un fisico curato. Non so, ma in questo ragazzo c’è qualcosa che mi fa puntare spesso lo sguardo su di lui. ha una certa grazia nei movimenti, non è maldestro e ha anche un bel culetto. Mah!

Dopo aver discusso sul da farsi prendiamo appuntamento per sabato mattina alle 10,00 presso la reception del palazzo.

È sabato mattina, vado a prendere Michela e me la trovo fuori dal portone. Indossa una minigonna di pelle nera, scarpe con il tacco e una camicetta. Non  ha il reggiseno. È super eccitata all’idea di girare un cortometraggio hard. Anch’io mi sono messo a lucido.

È il giorno del provino generale.

 Prima di entrare negli studi di Sanja, bacio con affetto Michela: <Sei sempre    convinta di mostrare al mondo intero il tuo buco del chulo?>

<Come no… Vuoi che mi fermi a un passo da Hollywood?… Dai che ci divertiamo!>

 Lo studio è attrezzato da tutti i più moderni strumenti digitali. Sono puntati al centro di quell’ ambiente dov’è allestito il set per la ripresa: un divanetto, un mobiletto bar,  un tavolino di vetro su cui stanno corde, bende e un paio di manette imbottite, dolcini, una bottiglia di champagne. Alcuni flûte.

Ci raggiunge Sanja. Ha un’aderente tuta in latex. È una figura che colpisce. Mi eccita.

Si lancia su Michela per uno spontaneo-lingua-in-bocca. A me spetta uno strofinamento tra le nostre labbra.

Dalla cabina di regia sbuca Thomas: ha già acceso tutte le attrezzature del caso. Da questo momento ogni nostro gesto sarà immagine.

Con passo sensuale da Porca Sanja si avvicina a Michela. Le sbottona la camicetta. Inizia a palpeggiarle le tette. Miky indurisce subito i capezzoli. Sanja glieli lecca. Li  succhia. Anche il mio cazzo s’è fatto duro.

Michela ha con sé un sacchetto: dentro c’è uno dei miei camici. Mi dice di spogliarmi e di indossarlo, sulla pelle nuda. Thomas mi mette una piccola telecamera in mano. Riprenderò le scene da vicino. Thomas aggiusta le inquadrature di tutte le telecamere e si spoglia anche lui. Porta autoreggenti e un perizoma femminile che esalta il suo culo. Mi guarda per carpire la mia reazione. Sorride con maliziosa dolcezza. Non sono io il suo obiettivo. Si avvicina alle ragazze… accarezza le spalle di Michela e le sfila la gonna. Bella… raggiante, appare la figa: non ha messo le mutande, la Porca! Dal camice fa capolino la protuberanza della mia erezione. Farei volentieri uscire completamente il cazzo. ma mi si dice che non è ancora il momento.

 Sanja fa accomodare Michela sul divano. Con una fascia di raso rossa le benda gli occhi. La bacia sul collo. Le mette la punta della lingua nell’orecchio, Michela si lascia andare ai brividi di piacere. Thomas si china e le lecca la figa… io filmo con inquadratura ravvicinata. Sanja ha per me un gesto consolatorio: mi mette una mano sotto il camice trastullandomi un po’ il cazzo, come per dire “vedrai che avrai qualcosa anche tu!”.

Michela è su di giri. Prende la testa di Thomas tra le mani, ma Sanja con delicatezza gliela toglie e le mette al polso uno degli anelli delle manette. Carezze e lingua-in-bocca, le ammanetta entrambi i polsi dietro le spalle. Bendata e ammanettata Michela sarà completamente in balia delle sue sensazioni e dei propri piaceri, senza distrazioni.

La tuta di Sanja porta una zip lunga che va da sotto il culo al seno. Si apre su entrambi i lati. Le vado sotto con la telecamera… allarga le gambe… inquadro un primo piano intenso: prima il buco del culo… poi le labbra. Carnose e depilate. Rotea il bacino. Le dita mi mostrano il buco inumidito e voglioso. Senza dubbio è una professionista!. Va sopra la testa di Michela per imporle con un facesetting sul volto bendato, la brodolosa figa da leccare. Thomas, che si dichiara bisex, intanto, sta penetrando la figa di Michela.

Non sembra, però, che l’esperto regista sia molto coinvolto dall’amplesso che sta consumando. La sua scarsa passione e i movimenti pressoché meccanici sono conseguenti agli sguardi che mi lancia. Mi fa cenno di spogliarmi.

Purtroppo per lui e nonostante le scena hard che si svolge innanzi ai miei occhi, il mio cazzo non reagisce sollecitamente. Ci pensa la bocca di Sanja a tirarmelo su, con una performance che coinvolge anche Michela: lei stesa sul divano, Sanja inginocchiata a gambe aperte sul volto di Miky, io in piedi a farmi sbocchinare da Sanja.

Lo stesso Thomas vuole assolutamente partecipare. Così, mentre Sanja sbenda e toglie le manette ai polsi di Michela, Thomas si china sulla spalliera del divano mostrandomi il suo culetto invitante.

Per declinare questo invito, mi avvicino a Michela, i suoi occhi sono persi nel vuoto è completamente in estasi, Sanja mi toglie la telecamera ancora tra le mie mani. Si  stende sul divano e invita Thomas a leccargliela. Lui accetta e lo fa da in piedi, piegandosi ad angolo retto. Ne nasce una scena grottesca: lui in autoreggenti e il culo proteso in mia direzione. Mi fa cenno di approfittarne. Non si può sempre dire no… Gli strofinano il cazzo tra le chiappe, lui le allarga invitandomi ad entrare. È un culo liscio, senza peli, ben aperto! Appoggio la cappella al bordo dell’orifizio e spingo. È piacevole, entra tutto, sento avvolgermelo. Quel culo è un guanto di velluto. Thomas si masturba sempre leccando la figa di Sanja. Michela mi guarda perplessa, sditalinandosi. Aumento il ritmo. spingo sempre più in fondo, anche con un po’ di violenza. Il che non dispiace per niente a Thomas. Tre colpi secchi ancora e mi fermo in fondo al culo inondandolo di sperma. Thomas appoggia la testa sul ventre di Sanja e lì s’invola all’orgasmo anche lui. Stringendo convulsamente la cappella del proprio uccello.

 A telecamere spente ci rivestiamo e Sanja propone a Michela di accompagnarla a casa. Io mi fermo nel locale invitato a pranzo da Thomas.

*   *   *   *   *

Con lui facciamo il punto sul film che ci coinvolgerà.  Thomas concorda con me: ora che la sceneggiatura è stata scritta e che i protagonisti avrebbero già gli attori che si calerebbero nei loro panni, il difficile diventa il trovare un set adatto, dove girare questa storia ideata e voluta da Sanja, così come lei l’ha già realmente vissuta. Anche perché il fatto reale, si è sviluppato e svolto, sopra e attorno a una poltrona odontoiatrica di ultima generazione, in uno studio dentistico all’avanguardia per modernità e attrezzature. Non certo pensabile di poterlo ricostruire in uno studio televisivo.

<Ma tu Ross, visto che è l’ambiente in cui lavori, non è che conosci qualche studio da poter affittare per circa una settimana… Non glielo sciupiamo mica… Come ce lo danno glielo riconsegniamo…>

<Non dire cazzate Thomas… se insisti, non te lo metterò mai più in culo, come ti ho promesso.>

<Non dire così… Vedrai che Sanja riuscirà a convincere qualche cavadenti della zona. È bravissima in questo… – mi si avvicina e, sospirando, fra alcune smorfie affettuose… –   mi ha anche trovato il più bel cazzo della mia vita!> Che sarei poi io. Tenta di baciarmi.

Mi sottraggo a fatica a un suo abbraccio e raggiungo il bar.

Il locale è in fermento. È stato riservato per una festa esclusiva di alcuni club di coppie scambiste.

I convenuti stanno arrivando alla spicciolata. Tra questi… Guarda chi c’è? Nientemeno che il dott. Parovel e la sua compagna. Quello che si vocifera, dunque è vero!

Mi avvicino. Un saluto e li invito a bere con me. C’è un loro imbarazzo iniziale che scema quando notano la mia confidenza con il personale del locale. Il che, forse secondo loro vuol dire che anch’io condivido le loro abitudini erotiche.

Mi spiegano che loro non frequentano sempre lo stesso locale per evitare legami affettivi e abitudinari. Lo scopo è solo la pura trasgressione e il piacere sessuale. La conversazione si amplia e si decide di continuare la serata insieme.

È una chiacchiera allegra… piacevole. Poi Al Dottore si avvicina una donna e si mettono a chiacchierare appartati per poi scomparire. Dal canto mio, mi gusto la compagnia di Dalila, la bella compagna di Parovel. I nostri discorsi diventano sempre più piccanti. C’è intesa tra di noi. Forsanche voglia!

 Mi avvicino sempre più al suo corpo.  Cingo la sottile vita e, senza indugi, le ficco la lingua in bocca. È un bacio appassionato che fotografa perfettamente la voglia cresciuta in noi chiacchierando. La pomiciata di tette che abbino al fiocco, la libera da ogni ritegno: <Mi son fatta condurre qui per immergermi nel piacere e se non ti dispiace comincio con te… Sarai qui per questo anche tu. No?>

Annuisco anche se in cuor mio non posso che ridere, ripensando che l’ultimo atto di erotismo consumato in quel luogo è stato nel culo di Thomas.

Non ci abbiamo messo molto ad isolarci in un privé.

Lei è inginocchiata, i miei pantaloni sono a mezza gamba… Ha mani delicate nel prendere confidenza con l’uccello. Lo maneggia con sapienza e lui non può che ringraziarla, ingrossandosi tra le sue mani. Un bacio di benvenuto trasferisce gran parte del rossetto dalle sue labbra al prepuzio. Un’unica leccata coinvolge lo scroto e si completa sul glande… Ne fa un solo boccone che spinge alle soglie della gola… E si ferma lì. Lo tira fuori.

Se lo gingilla tra le mani. Gli parla: <Bello, liscio, caldo, pulsante e ben depilato. Venti centimetri che mi fanno impazzire!> Lo rimette in bocca per un bocchino appassionato, che fa con tanto entusiasmo. Pare quasi di volerlo ingoiare.

Sento tutte le variazioni del piacere che un bocchino, fatto ad arte, può suscitare. Ma, lei, da abile troia che sa quello che vuole, si ferma un momento prima che l’orgasmo si esprima. Un abile tempismo per poter goder del cazzo nella sua naturale funzione. Si spoglia. Addosso: un sexy slip nero, a vita alta con inserti di pizzo floreale. Ampia apertura sul cavallo, caratterizzata da una fila elastica di sintetiche perle bianche. Visione eccitante, sia per chi guarda, sia per chi le indossa.

Mi inginocchio. Le faccio appoggiare il piede su uno sgabello che è lì e gliela lecco. So di non doverle togliere lo slip. Gioco con la lingua e il filo di perle che ha tra le labbra della figa. Mugolii di piacere ne fanno la colonna sonora. Su quello sgabello prende forma un eccitante smorza candela: il cazzo tutto in lei e le tette sulla mia faccia. Si agita e muove il bacino al ritmo del suo galoppare. Le allargo le natiche e il mio dito medio le s’infila nel culo. Si contorce nel godimento. Sussulta. Lo vorrebbe in bocca… in figa… in culo! È talmente eccitata che le scendono lacrime dagli occhi mentre convinta implora: <sfondami il culo… dai! Dimmi che sono una troia busona!> La figa cola a tutto spiano. Si sditalina convulsivamente… Con tre dita nella figa mi porge il culo ben aperto:

<Mettimelo tutto dentro… Sfondami!>

La penetro con vigore. In breve, mi sento pronto a venire. Lo dichiaro con un afflato nel godimento.

Lei si sgancia dall’inculata per mettersi a bocca aperta innanzi al mio cazzo palpitante. Tira fuori la lingua e aspetta. Il succo le schizza su: volto, lingua e seno. Sarà una sua mano a spalmarselo sul corpo come un balsamo tonificante.

Purtroppo, gli erotismi hanno stremato il mio uccello, mentre Dalila insiste perché l’uccello le sazi la figa.

Non è possibile! L’uccello è sfinito. Moscio. Inerte!

Ci si rassegna a un break. E sono chiacchiere… Parliamo di noi… Ci si conosce… E salta fuori il film in cui mi sono impegnato. Lascio intendere a Dalila che nel film, forse, ci potrebbe essere una parte per lei. Dalila ne è entusiasta e vorrebbe parteciparvi. È in questa fase che lei svela di essere l’azionista di maggioranza della clinica di cui il suo compagno, Antony Parovel, è direttore sanitario.

È il cacio sui maccheroni… Dall’entusiasmo mi si erge il cazzo… faccio sdraiare Dalila sul divanetto e la trombo come da lei desiderato. Tra le coccole del post-orgasmo lei mi assicura un suo decisivo intervento per girare il film sulle poltrone della Clinica Smile.

Nei giorni successivi, grazie all’intervento di Dalila, io e Thomas apportiamo allo studio tutte quelle modifiche utili alla ripresa.

Il dott. Parovel è avvicinato dalla bella Ludmilla, sconvolgente escort, amica di Dalila. Lo ammalia, lo sequestra in un capanno alle Bocche del Cattaro per quindici giorni di pace ed amore.

Il film può cominciare.

Thomas ha fatto un ottimo lavoro di regia. Abbiamo lavorato assieme, io, Michela e Thomas soprattutto nell’ambiente in cui si gira.

L’Osteria Marise non è certo la trattoriola che io e Michela, poveri lavoratori dipendenti! possiamo permetterci. Eppure, questa sera siamo tutti qui, in questo rinomato ristorante triestino, per una pantagruelica scorpacciata di pesce.

Si festeggia la fine delle riprese di A denti stretti, corto prodotto da TeleBum per la regia di Thomas Puric’.

Il conto, questa sera, lo salderà Sanja, proprietaria di TeleBum che al film ha preconizzato sei mesi di successi in ogni parte del mondo.

Ci siamo tutti: Thomas, Michela e io, Sanja e Dalila.

La storia, resa copione da Thomas, Michela e da me stesso, da un’idea di Sanja, è un intreccio di flirt che sono via via cresciuti dalla seduta di igiene orale di Sanja, alla realizzazione del film. Sarà proprio questa cena a restituire l’insieme dei sentimenti che si sono coagulati attorno a quella diabolica poltrona odontoiatrica.

Tra una mazzancolla e uno scampo, ognuno di noi ha una buona platea a cui raccontare i momenti più intensi vissuti in questa avventura che ci ha uniti in questa storia che, così come l’ha immaginata la fantasia di Thomas mostra sé   stesso sulla diabolica poltrona in attesa che il sottoscritto provveda a rimettergli in sesto la bocca. È un’attesa che Thomas sfrutta per realizzare qualche momento eroticamente concreto per l’attrazione che lo vuole col culo verso di me. Non perde occasione per toccamenti, palpatine, piccole affettuosità al sottoscritto, cercando di riaprire la strada alle intense sensazioni che la mia inculata di cui si era impossessato l’aveva gratificato.

Per lui non c’è speranza. Con l’agilità che mi conferiscono le lezioni di danza alla scuola di tango in cui opera Michela, riesco a sottrarmi alle sue insidie. Mantenendo puro (Si fa per dire!) l’uccello per Michela a cui ho consacrato questo recente periodo della mia vita.

Michela è generosa con me. Spegne con entusiasmo ogni mia erezione. S’impegna anche con la bocca, che grazie alla tradizione della terra da cui proviene: Bologna… conosce una varietà di artifizi non consueti a chi ha origini diverse.

Il bocchino alla bolognese, al di là dell’intensità, è un vero toccasana e risolve tutti i problemi di contrattura muscolare in soggetti fino ai 57 anni.

Così affrancatomi dalle insidie omo di Thomas mi rilasso nel ripostiglio dei materiali con la cappella tra le calde labbra di Michela. Che riprendo, io stesso con la mini camera: l’eiaculazione, nella bocca spalancata della bella collega, diventerà il più bel siparietto di tutto il film. Sempre stando al giudizio del regista.

La storia vera e propria si dipana dalla svista di Dalila – nella parte dell’impiegata addetta alle prenotazioni – che per errore sovrappone l’appuntamento di Sanja a quello di Thomas. Breve sketch litigioso tra i due che si conclude con la conquista della poltrona odontoiatrica. Dalila le chiede scusa, proprio sulla poltrona stessa. Sanja, però, le pretende sotto forma di un’ampollosa leccata di figa. E io inizio la cura vera e propria nella bella bocca di questa elegante signora della Trieste Bene. Ripeto la scena del cavadenti sporcaccione che applica tutte le furbizie apprese dai professionisti che gli hanno insegnato il mestiere:

con il gomito, tocco le tette e gliele struscio più volte. Sanja dimostra eccitazione. Asseconda le mie avances. Si agita muovendo il bacino.

Entra in campo Michela che, denudato le tette, le appoggia sul volto di Sanja. Per lei, succhiargliele è solo istinto!

Così, innanzi alle quattro video camere ripetiamo quanto ci era venuto spontaneo fare qualche settimana prima.

Ditalini forsennati coinvolgono le ragazze del set che, in un coup de theatre studiato da Thomas completano il mio cunnilingio alla figa di Sanja. E ne fanno una scena panoramica di grande erotismo. In cui il ditalino reciproco tra Michela e Dalila diventa una sensuale danza, con tanto di colonna sonora, composta per l’occasione da un  giovane musicista sloveno.

La poltrona in cui Sanja è accoccolata sale e scende… si inclina… sempre a seconda di rendere la mia leccata comoda a chi la pratica e a chi la gode.

Godendo: sente che sta salendo assieme alla poltrona. Non tocca più con i piedi per terra. Il suo bacino è, ora, all’altezza del petto di Michela. Questa – per esperienza diretta – sa bene quel che può offrire questa situazione.

Lascio il campo a Michela, per desiderio di Sanja che si sente più a suo agio se la lingua è al femminile. Le sue cosce si allargano allo spasmo e quello di Michela è un vero tuffo nella figa. Ma anche Michela non rinuncia alla porzione di godimento che le spetta. Mi chiede di abbassarle i pantaloni. <Usa la fantasia… se non è scritto nel copione> Mi rampogna, quasi con disperazione.

Innanzi a me il pallore delle sue natiche mi ispirerebbe di intromettere tra queste la fulgida cappella del cazzo, ma so anche che per lei, l’inculata deve sempre essere un atto di grande affetto ed amore. Non me la sento di mandare all’aria un sentimento che sta nascendo in ognuno di noi due… Mi limito a metterle solo un dito nel culo. Ha un leggero sobbalzo. Un sorriso distensivo e un conciliatorio messaggio dai suoi espressivi occhi: “Grazie per non aver voluto rischiare la prematura fine di un nascente amore”. Le rispondo con un gesto di riguardo: tolgo il dito dal culo me lo metto in bocca lo lubrifico e glielo rificco dentro. Un gemito di piacere esce dalla bocca della ragazza. Lei continua il suo lavorio di lingua tra le cosce di Sanja. Lassù: in alto.

Sanja è in agitazione: prende la testa di Michela tra le mani e le appoggia le gambe sulla schiena. Mugola!

Michela ha ora le gambe di Sanja appoggiate sulle spalle.  si posiziona in maniera da avere il culo a portata di bocca. Ne linguetta l’aureola. Lo allarga con i pollici e gli ficca la punta della lingua dentro.

Lascio che l’iniziativa di Michela scateni tutti gli effetti del caso e porto a livello zero la poltrona.

Non appena Sanja tocca di nuovo terra con i piedi, si fionda sul mio cazzo a bocca spalancata.

La sapienza del regista porta il finale in dissolvenza.

La mossa di Sanja contagia pure Michela: e le ritrovo ambedue, in ginocchio, davanti al mio cazzo in adorazione. Come  due devote bigotte. Vogliono dividersi un prezioso bottino. Lo leccano. Lo succhiano in attesa del loro meritato premio.

Il film si chiude così: Sanja e Michela, sono entrambe a bocca aperta ansiose di ricevere il premio del loro pompino: a due lingue e quattro ganasce.

Finito con le riprese Michela schizza via come una furia:

<Dov’è che, corri?> le sbarro il passo

<Alla scuola – Michela impegna il tempo libero ballando e insegnando tango in una scuola di danza – debbo provare con Luis per la gara della prossima domenica. Ci sono tremila euro in palio. Luis è venuto da Marsiglia una settimana prima.>

<Non avevamo detto che quando avremmo finito le riprese saremmo stati assieme fino al mattino per festeggiare che per noi Hollywood è ora più vicina.>

<Sì. Ma io alle dieci ho finito. Potrei essere tutta per te – mi dà un bacio e si rimette a correre – Ti aspetto là.>

*  *   *   *   *

Sono le dieci quando arrivo alla scuola.

È sera. Un po’ freddo: nebbia e aria gelida.

Michela sta provando alcuni passi di danza con il suo ballerino. Mi fa un cenno di saluto. Alla prima pausa mi raggiunge: <Si farà tardi stasera.>

<Fa niente, ti aspetto. >

Questa femmina sempre mi incanta!

 Indossa pantacollant ginnici. Intorno alla vita una sorta di pareo a coda, simula un vestito da ballo. Scarpette da ballerina con il tacco e il caratteristico incrocio sul dorso del piede, allacciate alla caviglia.

Deglutisco. Nell’osservare la sua danza: i movimenti, le varie scivolate guidate, i casquè, noto che non porta ne mutande, ne copri-figa analoghi.

Sarà che il tango finisce sempre per eccitarmi. Sarà il video di stamattina. Sarà che la sua mancanza mi ha provato, ma i miei occhi non mollano la sua figura. La sensualità e la seduzione sexy che sa emanare quando si esprime nel tango.

La gusto nel suo svolazzare tra le spire del ballo. Stringe il suo compagno di danza. Gli scivola ai piedi, sottomessa e dominante allo stesso tempo. Si stringe alla gamba di lui. Si lascia condurre. Gli accarezza il volto.

Chissà se c’erano stati momenti di sesso tra di loro? Mi torna spontaneo pensarlo. Eppure, glielo avevo chiesto in un’altra occasione. Ne avevo avuto una risposta che fotografava la realtà in cui si trovava: <Con lui è stato un flop. Il tango è un’arte. Un’espressione di sensualità. Non è detto che quello che si esprime nei passi di danza, resti nella realtà…. Forse cazzo e figa, ora, reagiscono meglio a ritmi più attuali.> D’acchito mi viene a mente la lap-dance.

Dieci e mezza e la scuola chiude i battenti. Michela si fa una doccia e dobbiamo inventarci la notte. Abbiamo idee diverse ma alla fine vince quella di lei: pizze da mangiare a casa sua.

Ho fame e mi sto abbuffando. Lei mi osserva con espressione sorniona: <Pensi solo a mangiare… Ingordo! Ho voglia di cazzo!> Più chiaro di così!

Si toglie di dosso la canotta. Si siede sulle mie gambe. Le sue belle tette sulla faccia. Me le struscia sulla bocca con libidine. Gliele bacio. Lecco i capezzoli. Si alza e si inginocchia. Mi slaccia i pantaloni, abbassa i boxer: una carezza di lingua dai testicoli alla cappella. Bazzotto, è già nella sua bocca. Lo stringe, lo agita con la mano. È impaziente. Lo vorrebbe già nel pieno del turgore.

Arrapato come non mai, sento il sangue che pompa nel glande. Le prendo la testa. Tiro all’insù i capelli e la stringo contro il mio bacino. Lo ingoia quasi tutto. La cappella si è ingrossata allo spasmo e sta sguazzando tra la saliva che le cola dalle labbra.

È irrequieta, la ragazza. Si toglie il cazzo dalla bocca. Si alza. Si bagna la mano con la lingua e si lubrifica la figa. Si punta il cazzo contro e vi si siede sopra. Sempre tutto da seduti.

Finalmente! <Ah, che bello sentirti dentro!>

Si muove piano, poi, roteando il bacino, prende a cavalcarmi: su e giù sempre più veloce.

Mi guida la testa in mezzo al seno: <Dimmi che sono una troia>.

Stasera è lei a condurre il gioco. La dominante: <Ero stanca di leccare fighe. Volevo un bel cazzo duro come il tuo. Porco!>.

Non smette di agitarsi:

<Calmati, zoccola! Così mi fai venire subito>

<Stai forse pensando di squagliartela appena sborrato?… Da qui, stasera, non ti muovi. Stronzo. Ti devo consumare tutto. Sfinire!>

Ansima, facendo ballonzolare le tette. Le metto le mani sui fianchi e me la sbatto andando in crescendo. Finché non sento montare dai testicoli l’onda di sperma che: <Vengo, mia bagascia!> e le irroro il profondo della figa.

Anche lei, sentendo gli spruzzi e il calore del mio flusso, entra nel pieno dell’orgasmo.

Si agita. Si strofina con passione contro di me, guardandosi bene da permettere al mio uccello di abbandonare la sua calda fregna. Apre la bocca e tira fuori la punta della lingua, gliela succhio. Lei, cantilenando: <Ah… ah… godo maiale, stronzo, puttaniere che non sei altro… E io… la tua mignottona! Allagami l’utero! Così…Così!>

Il Nirvana è svanito. Due calici di vino ci ricongiungono alla realtà di quel tinello, un po’ più caldo di tutti i tinelli del mondo. Sul divano beviamo abbracciati. Il mio cazzo cola ancora. Metto le dita nel bicchiere e le faccio cadere qualche goccia di vino sulla figa. Gliela lecco. Allarga le gambe. Dal suo calice si versa un po’ di vino sulla pancia. Anche quello finisce per gocciolare nella figa:

<Ti piace il vino. Vero, maiale! Allora leccalo tutto!>

Ha un sapore particolare. Un misto tra ormoni suoi e miei. Leggermente salato. Un altro sorso dal bicchiere e glielo sputo direttamente sulla figa e… via di lecco…: le allargo le labbra con le dita e vi insinuo la lingua dentro. Su e giù sul clitoride. Lo succhio. Inarca la schiena… Ho la bocca spalancata sul rorido pertugio, dove la lingua sta esprimendo ogni sua sapienza.

Tra una cosa e l’altra, la posiziono con il bacino in alto: quel tanto da avere a portata di bocca il buco del culo. Le allargo le gambe e scateno la lingua attorno all’orifizio anale.

Per lei è una festa: <Che bello. Continua stronzo. Non fermarti!> il mio indice la penetra: su e giù. Lei, con la mano si sgrilletta. Ho il suo culo tra le mani… allargo con i pollici il buco. Dentro s’invola la punta della lingua. Gioco con dito e lingua. La faccio mettere su di un fianco. È perspicace: <Non vorrai mica….>

<Sta tranquilla, non sono quel coglione di Giangi, fidati!>

So, per esperienza, che la posizione da sdraiata sul fianco è la meno invasiva e dolorosa.

Mi metto dietro di lei. L’abbraccio. Le bacio il collo e le accarezzo i seni, la mia mano va giù sul ventre. La stringo a me. Intanto inizio a scoparle la figa. Tutto deve essere ben lubrificato e lei al massimo dell’eccitazione.

Si agita ma non si oppone alle mie intenzioni. Anzi, ci sono tutti i segnali che Michela sia già in dirittura d’arrivo per il secondo orgasmo.

È quasi il colpo di pistola di uno starter.

Mi sputo tra le dita lubrificandole così il culo. Le faccio sentire la presenza e il calore della mia cappella sul suo foro.

“Cazzo, le piace!” Si muove e ruota il bacino. Spingo piano, faccio entrare la punta: <Ah> sospira. Giocherello un po’ con la punta. Facendole sentire il piacere del cazzo che esce e rientra in culo per darle quel diverso godimento.

Tenendola sempre abbracciata, con la mano, le tocco il clitoride. Con il massimo del garbo penetro sempre di più: movimenti lenti. Imprimo al cazzo un incedere altalenante: avanti e indietro.

Socchiude gli occhi: “le piace proprio!” Si rilassa. Muove il bacino e chiede più cazzo in culo.

Assume una posizione fetale: <Mi piace, Stronzo! Abbracciami! Tienimi forte!> Una mano tra le cosce. Se la strofina. Un ditalino la fa godere.

Il culo è sempre a mia disposizione.

Cambio posizione. La metto inginocchiata a terra. La pancia sul divano, a novanta gradi. La monto. La penetro. Le schiaffeggio il culo. Sono uno specialista del genere…

I colpi devono andare dal basso verso l’alto: mai viceversa e mai di lato. Attento a non prendere la coscia ma solo la chiappa. I culi vanno schiaffeggiati esclusivamente così. È una questione di classe!

Le mie mani si stampano sul suo culo. È il lato artistico dell’azione!

Si parte piano, con lo schiaffetto. Poi, a forza piena. I gemiti che si odono sono un mix tra stupore e dolore. Scuotono la mente… Fanno vibrare i nervi.

Il leggero bruciore cammina sottopelle fino all’inguine. Il rossore diventa come un fuoco acceso che emana calore. La mente si inebria di ipotesi di sottomissione.

Ci abbandoniamo. Ci lasciamo andare. La penetro e gli schiaffi continuano a scendere su quelle carnose colline. Ripetuti e ritmati. Mente e corpo si abbandonano agli effetti… e tutto cola…..

Ci addormentiamo così, abbracciati sul divano. Solo un plaid addosso ma  sereni e col cuore caldo: consci che per loro, Hollywood è ora più vicina.

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