Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Concupita in tempi di pandemia


Ieri…

Mattinata faticosa in ufficio con l’avvocato Bartoletti, nostro consulente legale.

È quasi mezzogiorno quando se ne va

Scendo in strada, al bar proprio accanto al portone dell’ufficio.

Lì c’è l’impiegata dell’ufficio accanto, Maurizia: una bella moretta, tutt’acqua e sapone. Qualche chiacchera sul suo bel taglio di capelli.

Mi viene spontaneo accarezzarglieli. Ha capelli fin sulle spalle. Le tocco l’esile collo. Percepisco di averle provocato un brivido. Trattengo la mano. Accarezzo. Sussulta. Sorride. Mi lancia uno sguardo magnetico.

Si fa più vicina: <Ne prendiamo un altro?> fa.

Io: <Poi ci eccitiamo!>

Lei: <Perché non lo siamo già?>

Si addossa di più a me. Provo a fare la porca: Spingo una gamba tra le sue. Siamo scese tutte e due senza soprabito e abbiamo gonna, maglione e mascherina. L’intrusione è agevolata.

Lei serra le gambe. Sento attorno alla coscia il calore del corpo suo.

Le nostre mascherine quasi si toccano. Immagino: le labbra, sotto di queste si desiderano. Si cercano. Le lingue impazienti ne anelerebbero l’approccio. Lo strato sintetico lo impedisce…. Vi spingono contro e si rassegnano. Il messaggio però è chiaro.

Tutto il desiderio di lei lo leggo nei suoi occhi e dalla voce un po’ alterata. M dice:

<E’ quasi mezzogiorno. Io pranzo in ufficio…. Oggi sono sola…. Se resti con me prendo anche per te.>

Faccio aggiungere qualcuna delle buone polpette. Lei beve birra. Io vino: una buona bottiglia di Sauvignon. Usciamo con il nostro pranzo impacchettato. Per niente frugale.

Qualche passo e siamo nell’ascensore. Scendo la mascherina. Le sorrido: <Tutto bene in te?>

<Meravigliosamente. Ieri fatto test veloce. Negativo.> Cala la protezione e appare la sua bocca che, in piena allegria, va ad aggiungere eccitazione a quanta già in me. Uniamo le labbra. L’ascensore si ferma. Siamo al piano.

La porta ben chiusa. I pacchetti con i cibi al caldo sui calorifici:

<Cosa volevi dirmi?> le bocche si attaccano. Le lingue si esplorano. Le salive si mescolano. Ci stringiamo freneticamente. I bacini premono uno contro l’altro. Metto una mano sotto il maglione, sento la pelle nuda dei suoi fianchi. Qualche goccia scende nei miei slip. Ho le sue labbra sul collo. La lingua va e viene attorno e dentro le orecchie. Lecca con foga. Senza un momento di tregua: eppure… potremmo dirci un mare di cose…

L’addosso alla parete e prendo a sollevarle il maglione. Finisce lei di sfilarselo. Non ha reggiseno…. Le sue tette sono un trionfo. Ho già la bocca su di loro. Lecco e succhio.

Scendo con la lingua. L’ombelico mi attrae… Tre passate di lingua… Lei fa scendere la gonna: il perizoma da segno degli umori che sgorgano sotto di lui. Mi stacco per mettermi alla pari: lei ha autoreggenti con bordo nero. Io, reggicalze color carne e calze fumate.

Ci ammiriamo. Ci apprezziamo un po’ distanti.

Non troppo. Ci teniamo per mano.

<Siamo due gran fighe> commento.

<Mii è sempre venuto di pensarlo quando ti incrociavo nel palazzo – precisa – Speravo tu non fossi del tutto etero. Sentivo che prima o poi…>

È la scintilla per correre nell’altra stanza dove troneggia un divano che pare messo lì apposta.

Una discreta cornice di pelo ben curato incornicia il fighino di Maurizia. Aperto e proteso al piacere, ha tutte le caratteristiche della fighetta di un’adolescente.

Non ci siam ancora raccontate niente di noi e non ne conosco l’età. Suppongo lei abbia una decina d’anni meno di me. Così come mi si sta offrendo: nuda, a cosce aperte, distesa sul divano mi sembra lei pure una meravigliosa adolescente che, come accadeva a me, in quella tormentata stagione, reagisce da vogliosa ninfetta alle improvvise voglie.

Ora, in me, il desiderio ha stimoli ben più sottili e la mia figa sta colando di piacere, mentre mi succhio con gli occhi le sue armoniche forme.

Ferma innanzi al divano a rimirare quel concentrato di erotismo.

Lei è impaziente. Si agita, inarca la schiena proiettando nella mia direzione l’intrigante monte di Venere. Un chiaro invito ad accelerare.

Si tocca con leggerezza per farmi capire che sono solo io che dovrò occuparmi del suo prossimo orgasmo, che si aspetta esplosivo.

Confesso di sentirmi impacciata di fronte a tante sollecitazioni. Indosso ancora calze, reggicalze e slip in pizzo da cui traspare il pelo. È proprio lì che punta il severo sguardo che mi implora di metterla in campo: <Dai… cosa aspetti a farmela vedere!>

È questo fil di voce trasformata dal desiderio che la impregna, a scuotermi: slaccio con studiata lentezza i quattro ganci che sorreggono le calze che arrotolo. Mi faccio più vicina al suo giaciglio. Lei è in un profondo stato di eccitazione. Ogni movimento che faccio attorno alle mie cosce, viene scolpito nella sua memoria. Mi giro dandole la schiena. Slaccio il reggicalze che scivola sul pavimento. Ho solo lo slip.

Una secchiata di libidine mi piomba addosso all’improvviso e mi porta a fare la troia. Calo un po’ lo striminzito indumento, tanto da mettere allo scoperto le natiche e il solco che le divide.

La ragazza emette una sorta di rantolo che interpreto come di giubilo. Mi sento di nuovo carica e aggressiva: <Arrivo, Tesoro!> Con un’unica mossa lo slip va anche lui sul pavimento. Piroetta e porgo la figa al suo sguardo. La guarda estasiata <È bella grande… La mia è così piccinina…>

<Le fighe strette hanno più valore – Provo a rincuorarla e mi viene un sospetto – Non sarai vergine>

<Ho il ragazzo e lo facciamo anche spesso.> Con le dita si allarga la figa.

Adesso sono io a guardare con gioia il mieloso spacco: <hai ragione: un buon cazzo ci sta comodamente.>

Scendo con la bocca. Gliela bacio. Ha un intenso fremito. Le chiedo: <Lui te la lecca?>

<Non sempre ma lo fa.>

<È bravo?>

<A me piace molto.>

Ho l’impressione che mi nasconda qualcosa. “Ma chi se ne frega. Mica la sto intortando per farmela amante: se arriviamo a un decente 69, l’avventura si conclude.”

Adesso sono io in fregola. Le calde tonalità della figa aperta innanzi agli occhi, il suo deciso afrore, il suo humus mieloso mi conquistano. Un giro di lingua sulle grandi labbra la fanno sobbalzare. Gode!

Stringe le cosce attorno al mio volto. Poi le riapre. Affondo la lingua più volte e più che posso. È in punta di lingua che me la scopo. Esegue una litania di grugniti e gnaulii. È fradicia. Succhio e intercetto un gracile clitoride. Mi dedico a lui. Lo stimolo. Lei pare impazzire. Ha contrazioni. Sussulti. Emette un “sì” prolungato, tanti “così”, ansimando. Un “Vengo!”lungo, a squarciagola, per poi abbandonarsi come svenuta.

Tutto in un lasso di tempo sotto i cinque minuti. Vuole baciarmi. Lacrima aprendomi la bocca. Sento il ventre rilassarsi sotto al mio. È bollente.

<Grazie – mi fa e si stringe forte a me – sei stata uno schianto. Posso fartelo io?>

Ne ho voglia. Tanta. Ma ho ancora voglia della sua figa. E, perché no, anche di vedere che effetto le fa una decisa leccata di culo… Le propongo il 69 su di un fianco.

Ci incastriamo agilmente. Torno a gustarmi odori e sapori del suo stuzzicante fighino. Metto in atto tutti gli artifici che conosco, per darle ancora di più. In fondo, in tanti anni di leccate di figa, è la prima volta che faccio piangere la partner. Dà una certa soddisfazione.

Sono contro lo schienale. Il volto adagiato s’una sua coscia, l’altra la sento sull’altra guancia. Mi sento comoda con tanta voglia di essere porca. In ogni mano ho una sua chiappa che stimolo con carezze. Lo spacchetto l’ho innanzi alle labbra. Lo assaggio con un giro di lingua all’esterno. Lei inizia ad agitarsi.

Lecca anche lei. Mi piace. Le passo in bocca i succhi che ho accumulato. Succhia. Mi accarezza il culo con le dita ma non lo penetra. È rispettosa.

Sono in lei con tutta la lingua. Va in onda tutto il mio programma e la sconvolgo. Sento che è talmente scossa dal piacere che non riesce più a dedicarsi alla mia figa. Non me ne dolgo. Va bene così. Esco da sotto con la lingua e gliela passo sul perineo. Si aggrappa alle mie natiche per gridarmi di ripetere il passaggio. Lo rifaccio alcune volte e salto sul culo. Apro le chiappe e lui, come per incanto, si apre. Un mio pollice vi scivola dentro. È ben largo, il che presuppone che il fidanzato… La mano spinge l’affondo del dito. Lo muovo. Lei stringe con forza le chiappe attorno alla mano. Tolgo il dito. Vado con la lingua. La struscio sul bordo, poi su-giù, dentro come un cazzo. Le si scatena l’orgasmo… Molto più rumoroso del precedente. Grida, incita… promette amore. Ci do dentro finché non si abbandona sfinita.

La trovo sulla mia bocca accalorata e dispiaciuta per non essere riuscita a darmi quanto le ho dato io.

È il momento delle coccole e di un ditalino che mi faccio da sola per placare l’eccitazione che è rimasta in me.

Ci dedichiamo al pranzo e parliamo un po’ di noi.

<Dirai al tuo ragazzo di oggi?>

<Non credo proprio.>

Mi torna l’impressione che nasconda qualcosa

<Lo vedrai oggi?>

<Viene a prendermi stasera alle 5.>

<… e riuscirai a dissimulare che oggi è stata una normalissima giornata di lavoro?>

Il quesito la rende tesa… Il volto perde quella sorta di beatitudine che gli avevano impresso gli orgasmi goduti.

Viene a me… si siede sulle ginocchia. Rifugia il capo tra il collo e la spalla: <Non te lo volevo dire… Ho goduto tanto… Con una femmina è stata la prima volta… Credo non succederà mai più… Mi sono vergognata tanto!>

Vorrebbe darmi un ultimo bacio.

Mi sento offesa: “Sta troietta, piangeva per il disgusto… e mi aveva detto ch’era per la gioia di quanto le avevo dato… E io… con la lingua avevo asciugato le sue lacrime!”

Sono furente!

Il 22 dicembre è una delle giornate dell’anno meno luminose. È pomeriggio ma ancora un po’ di luce c’è.

Vago senza meta sotto i portici… per i vicoli di questa meravigliosa Città.

Ho bisogno d’aria… Tanta aria!

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