Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Chi sarà mai sto Carlo Carlo – III per meglio comprendere le precedenti apparizioni dell’ectoplasma

III
AGGIUNTA POST PRIMA EDIZIONE, 11 MARZO 1977

a cura di
FLAVIA MARCHETTI
CHI SARÀ POI MAI STO CARLO-CARLO?
dagli epistolari di Alberto Alberti e Monica Martinelli
Stories love’s and fantasma
Fra sesso, albana e, forse, boogie woogie stra Miramare e via Ugo Bassi

ENSTOOGHARD – Copenaghen 2014

PERCHE’ E’ IMPORTANTE LEGGERE QUESTE NOTE

.1.

Questo è un racconto dolcemente pornografico con tutta la trivialità del suo lessico. Ricco di Parôl grâsi (oscenità). Dove ‘pane’ sta al pan, ‘vino’ sta al vén così come ‘cazzo’ sta al câz e cûl sta al ‘culo’.

.2.

Qui però la pornografia ha una funzione nobile. Qui la storia sporcacciona diventa non solo lo stimolo ad onirismi masturbatori bensì un approccio linguistico.

Adesso non ridete!

Il racconto nacque in lingua bolognese. Un meraviglioso idioma che nasconde lemmi ed espressioni che possono dare il giusto ritmo e colore a racconti boccacceschi.

Virtù colta da alcuni verseggiatori che con ottonari e rime baciate ci regalarono capolavori poetici, altamente trasgressivi. Dati poi alle stampe un po’ di soppiatto con pseudo pseudonimi.

Cosa che non è ancora avvenuta con componimenti in prosa. Almeno fino ad oggi, 20 agosto 2020.

Per cui potreste stare per iniziare la lettura della prima prosa pornografica composta direttamente in lingua bolognese.

.3.

Flavia Marchetti è lo pseudonimo di una ragazza belloccia sempre consigliata e assistita da uno stuolo di illustri cultori della tradizione bolognese, nonché da reduci di un periodo in cui lei era troppo cínna per rammentare usi e costumi amatori di quel preciso momento.

.4.

Posso assicurare che Al bulgnaiṡ che leggerete è accurata e ogni sua espressione è stata passata al vaglio di esperti, studiosi della nostra bella lingua.

Non troverete quindi alcun cedimento, come in uso in certa letteratura dialettale degli ultimi tempi, a stravolgimenti e italianizzazioni di genuine parole e fraseologie bulgnaiṡi.

Avrei la presunzione che al fantèṡma ed Carlo-Carlo ripetesse il miracolo del Fatâz di Żardén Margarétta (La Flèvia) che grazie alle due edizioni stampate (quella curata da Francesco Guccini e Gianni Menarini nel 1991 e da Anonimi Petroniani nel 2006) avvicinarono migliaia di persone al buon dialetto bolognese. Fu un importante stimolo a studi, corsi (a tutt’oggi attivi), pubblicazioni, sodalizi.

.5.

Fin qui per quanto riguarda la versione in pura lingua bolognese.

Mi sono poi resa conto che leggere un testo in bulgnaiṡ non è la cosa più semplice del mondo, soprattutto se uno è svizzero o ferrarese. Così per ampliare il bacino dei lettori, ho voluto tradurre il racconto di questi improbabili fatti in una lingua più diffusa.

Alla lingua del Manzoni ho aggiunto una sciacquatina in Aposa (l Âvṡa) per sporcare il testo con un po’ di bolognesità. In questo modo troverete che le parole dei personaggi avranno il colore e la cadenza dell’itagliano. Che sarebbe quel parlare, popolaresco e colorito, ricco di strafalcioni, forme gergali, dialettificazioni di termini italiani. Gergo che denota che sei di Bologna (il rusco, il tiro, il ciappino).

Troverete in maiuscoletto quei lemmi e quel fraseggio che si capta solo qui da noi e che non è ne lingua italiana ne bulgnaiṡ.

Quindi non la traduzione ad litteram della versione in bulgnaiṡ. Ma come che la medesima storia l’avesse buttata giù un petroniano. Uno di quelli alla vecchia. Tutto sócc’mel e bän mò da bän[1]. Uno di quelli che abitava sì in Piâza[2], ma in uno di quegli stretti stradini dove, sotto portichetti con poco sole, pulsava la vera Bologna, tutta gente nèda såtta al pûr zîl ed Bulåggna[3].

Una storia scritta in un italiano sì e no sufficiente per un divertissement che fa risaltare tutta la simpatia, il colore e il calore dla żänt ed Bulåggna[4].

Lemmi e fraseggio sono segnalati in maiuscoletto.

Unica abbreviazione che troverete è: in B., che sta per: in bulgnaiṡ

Quest’ultimo paragrafo è stato aggiunto il 14/02/2017, San Valentino.

La Flavia

Busona !

Sono state tante le lettere che ho ricevuto dopo l‘uscita in libreria di questo racconto. Scartata la prima che conteneva un’unica parola seguita da un punto esclamativo: “Busona!”, mi ha meravigliato la curiosità delle persone circa il dove sono e come se la passano i personaggi che si sono mossi fra le righe di questa storia.

Molti di costoro non li ho più visti da allora, con altri ho mantenuto la frequentazione. Bologna, si sa, è un paesone e tutti sanno tutto di tutti. Ho pensato quindi di salutarvi con qualche pettegolezzo sui miei compagni di viaggio di questa storia.

L’ordine è rigorosamente quello di apparizione nelle pagine.

E se pensate di riconoscere qualcuno che vi ha girato o vi gira intorno non fateci troppo caso i racconti a volte introducono elementi di fantasia

(Bologna, 26 giugno 1978, Monica Martinelli)

CARLO-CARLO alias del signor Carlo Dall’Olio

Il suo corpo giace nell’ossario del Cimitero di Pianoro. Egli ha saputo riciclarsi quale ectoplasma e spesso è presso di me per consigliarmi o confortarmi nelle mie vicissitudini erotico-sentimentali. È maniaco spettatore, a volte anche in compagnia di amici della stessa schiatta, delle mie performance sessuali, anche di quelle in solitudine. Oggi è ESGF, ovvero Ectoplasma di Supporto ai Giovani e alle Famiglie nell’Aldilà

Rag. ALBERTO ALBERTI per amici e nemici, Berto

Dal 1953, per un ventennio ha scorrazzato fra tutti i miei punti erogeni con reciproca soddisfazione in qualità di ‘moroso’. È dotato di un apprezzabile fallo che ebbi a inventariare quale Cazzo n°1. E’ irascibile e con gli anni trascorsi quale funzionario di banca ha aggiunto al proprio carattere il servilismo più bieco.

Fra noi la rottura è del 1973, anno in cui ebbi gusto a cornificarlo. Peccato non averci pensato prima.

Successivamente è andato a nozze con la figlia del suo Direttore Generale. Da quel 1973 non l’ho mai più incrociato neppure sul marciapiede opposto.

Rag. EVARISTO ALBERTI, padre di Alberto

Coetaneo e amico di Carlo Dall’Olio. Impiegato della Cassa di Risparmio della Bassa Bolognese. Manca dal 1950.

Trovo sul mio diario alla data di sabato 12 settembre 1953. “”Notte infuocata. Il Ciccio (Berto) ha voluto raddoppiare ogni prestazione compreso il giro turistico nel culo: che oca! Fra i ciricocchini del dopo, mi racconta dei suoi amorazzi prima di me. Soprattutto della sua storica compagna di banco all’Istituto di ragioneria, Luana Chiodini, stronza, bruttina ma con un notevole paio di tette. Che per lunghi cinque anni ha cercato inutilmente di metterci le mani sopra. Almeno così dice lui.”” Berto ha voluto presentarmela in occasione di uno di quei noiosi raduni di ex studenti dell’Istituto di ragioneria dove, Luana, per tutta la sera si era fatta pomiciare da un bellissimo studente ben più giovane di lei.

UGO BUGAMELLI detto Ciccio

Andava a figa con Berto nei begli anni della loro adolescenza. Buscò lo scolo. Berto mai. Di costui non ho notizie.

VENUSTA e ARGIA

Secondo Carlo-Carlo avevano attaccato lo scolo a mezza Massumatico[5]. Berto può confermare che hanno impestato anche Ciccio Bugamelli. Berto mi spergiurò, già nel 1953, di non sapere su quale marciapiede battevano.

UBALDO CARDALLINI

Nel 1952 era il leader dell’omonima orchestra da ballo. Oggi vive a Sanremo

LOLA

Cantante nonché amante di Ubaldo Cardallini. Oggi anche lei vive a Sanremo con il batterista dell’Orchestra da ballo di Ubaldo Cardallini che, andata in malora l’orchestra, ha aperto una pizzeria. Ambedue sono di origine partenopea. Non li ho mai conosciuti e mai li conoscerò.

GAETANO

Trippaio di centoventi chili. Fortunatamente l’ ha conosciuto solo Berto.

Prof.ssa VERONICA NOVERINI ved. ALBERTI

Vedova di Evaristo e madre di Alberto.

Nei primi giorni del mio flirt con suo figlio tenne il lumino alla nostra passione.

Molto affezionata a me ha sempre cercato la riappacificazione fra me e Berto.

Vive in via delle Rose al piano superiore di suo figlio che sta al piano sopra il suo Direttore Generale.

Con lei ci facciamo telefonicamente gli auguri per le Feste e ai reciproci compleanni.

Maͣ. NORMA PULGA in MARTINELLI

Mamma mia è stata anche maestra d’asilo.

Spesso va in cerca di qualche chiavatina in camuffa ma è alquanto imbranata nella gestione della clandestinità.

Ha riaccolto suo marito, mio padre, dopo che si era perso con qualche soubrette dell’avanspettacolo andando a prendere le sigarette, pur non fumando.

Mamma assicura che con il reduce marito, adesso tromba regolarmente e lo ricambia spesso con l’arte dei suoi caramelloni strampalati ma rigorosamente alla bolognese.

Mamma è religiosa e di ricca famiglia.

Dr.ssa MONICA MARTINELLI

Di me avete già letto tutto. Quello che non sapete è che sono mora sia nei capelli che nel ciuffo pubico.

Della storia che avete appena letto se ne parla da anni come soggetto in lizza per la Palma d’Oro per la sceneggiatura al prossimo Festival di Cannes.

Spesso mi autoconvinco di essere una bella figa.

Oggi vivo agiatamente con i proventi dei miei libri sporcaccioni. La Rai però non mi fuma.

DON ALFONSO, prelato

Arciprete della parrocchia che frequentavo a sedici anni.

Mi toccò il culo per tre volte.

Dove sarà lo sa solo Dio.

Capitano NINO CAVICCHI dell’Aeronautica militare

In servizio, allora, all’aeroporto di Miramare di Rimini.

Trescò con mia madre, la Norma, che lo sbocchinava nell’angusto spazio della ‘cabina n°23’ al Bagno Ricò (era il 1953, il fatto è già andato in prescrizione).

Oggi chissà? Potrebbe essere anche caduto con il suo FX, magari in volo d’addestramento.

A suo tempo tifava SPAL

Signora LISA, tenutaria del prestigioso casino di via San Marcellino

Madre di un compagno di studi di Berto. Gli faceva la marchetta alla metà del suo prezzo.

Al padre di Berto la dava gratis ringraziandolo per i prestiti che gli faceva ottenere dalla Cassa.

Oggi dirige un market Coop.

GENEVIEVE DUPONT

Apparve a Berto sotto l’ombrellone una mattina. Io gli rovinai l’apparizione nel pomeriggio.

È o era svizzera. Chissà?

JASMINE CLERY

Protagonista di una saga hard-core che da quando avevo quattordici anni ha plasmato la mia sessualità.

Oltre al letterato che ne ha descritto le trasgressive gesta ho avuto modo di conoscere biblicamente anche il marito della musa ispiratrice.

Dopo il sesto episodio [R.Leccon, Honorable salope. OlympiaPorn, 1976, Amsterdam] l’eroina di Leccon, che era anche riuscita a farsi eleggere all’Assenblée National de France non ha più dato notizie di sé.

BRIGITTE

Nel secondo episodio della saga di Jasmine, a furia di 69, scopre l’omosessualità latente della protagonista. [R.Leccon, Envers. OlympiaPorn, 1948, Amsterdam]

AURORE PERNOD detta La Raccoglitrice

Travolgente bionda normanna.

Sconvolge la vita di una fitta schiera di maschi, nel vero senso della parola, che delizia con gli artifizi delle sue grazie per carpir loro lo sperma che usa come balsamo per mantenere sodo il rigoglioso seno e ogni parte del corpo protagonista dei giochi d’amore.

Attualmente essendosi allargata la frotta dei donatori riesce ad immagazzinarne una certa quantità che commercializza, a peso d’oro, in eleganti fiale vitree che racchiudono l’intima materia.

Si mormora, però, che a lei il cazzo faccia schifo.

LUCIANA LAPPI, ma anche

Era da quasi due anni in forza al 5 di via San Marcellino, quando dovette soddisfare la marchetta di Berto che poi si trasformò in 24 ore di passione al di fuori del casino.

Questo era capitato una settimana prima che lui mettesse le mani attorno alla mia patonzola.

Berto non mi raccontò mai nulla di Lù che la Signora Lisa proponeva come la più bella della casa: mora, formosa e toscana.

Berto non poteva certo scordare in due e due quattro la sua nave scuola.

Berto, a mia insaputa, l’ha frequentata ogni mercoledì per tutti gli anni che abbiamo vissuto assieme e lo sta facendo tuttora. Parola di Carlo-Carlo.

A lei ha prestato i denari per rifarsi una vita al di fuori del casino permettendole così di acquistare un lavasecco in periferia.

Un vero porco!

Scusate il rigurgito di gelosia anche se ormai fuori luogo.

GUSTAVO

Scafato ruffiano.

Fu lui ad introdurre la bella montanarotta Lù al più antico mestiere del mondo.

Sempre da Carlo-Carlo: dovrebbe essere tal Gustavo Ricci che il Carlino ha dato morto, sparato da un calabro geloso, nell’edizione del 15 marzo 1958.

POLDO BARBANTI

«L’è bòno e virgulto» quello che era il moroso di Luciana, ora ne è anche marito.

Pare che vivano felici e contenti.

Lui, grazie a Berto è stato assunto alla Cassa quale manutentore tecnico.

Il solito Carlo-Carlo sluma la coppia e racconta che qualche mercoledì Berto, dopo essersi intrattenuto nel pomeriggio con la Signora si lascia convincere a restare per una cena familiare «alla bòna», tutti felici e contenti.

Ma il mio, perdonatemi, è solo un altro sfogo rancoroso.

ERSILIO

Fu nonno di Berto, padre di Veronica.

Grande tifoso del BFC

MAFALDA

Fu nonna di Berto e madre della Veronica.

LIDIA MORGANTI

Coinquilina della Veronica quando da giovane abitava con i suoi.

Dott. EMIDIO BONAGA

Ben noto nella tradizione medica-felsinea per aver scambiato al bûṡ dal cûl con una pièga[6]

Era il nostro medico di famiglia.

Già allora doveva avere più o meno 85 anni. Nessuno è eterno.

Comm. EGISTO MARTINELLI, mio padre

Aveva anche ricevuto la commenda dal Presidente della Repubblica. Questo nella storia non c’è ma io c’ero quando gli arrivò il telegramma.

Per qualcuno è un ‘cornone’.

Per me è un gran guzzatore di ballerine ed entraineuse che ha rincorso per mezzo mondo mangiandosi anche il salone automobilistico che aveva aperto con i soldi di mio nonno.

Tornato a casa va anche a fare la spesa per la mamma che con orgoglio conferma le 5 guzzate per settimana che lui racconta agli amici del bar.

A lui, anche se è pieno di difetti mamma vuole un bene della madonna.

CONSUELO

Una domenica d’agosto aspettò a lungo mio padre Egisto all’Hotel Adriatico a Riccione. Potrebbe essere ancora là o nei pressi.

Non parla italiano.

Signorina MARZIA BOVINELLI

Mia madre, sostiene di essere molto meglio di questa nello sbocchinamento di papà.

È stata la sua segretaria.

Dopo un banale diverbio con lei per non avergli concesso una sega durante la pausa caffè, papà la licenziò.

Credo che mai le sia stato pagato l’ultimo stipendio e il TFR.

Nell’ambiente si mormora che oggi sia una delle segretarie del General Manager della F…..i.

SONIA BORDONI in DE SANTIS

Non era per niente una bella figa ma faceva comodo.

Fin che suo marito è stato un deputato della DC lei ha continuato a darla a papà.

Quando furono sciolte le camere papà non la fumò più, per cui smise di mettere piede nella camera da letto dei miei. Con grande sollievo di mamma.

CELESTE

Era in classe con Berto alle Medie.

Per 50 lire fece vedere a Berto la figa dal didietro.

Berto non volle sganciarne altre 50 e dovette rimandare di diversi anni la prima trombata.

Il Secondo Vizio Capitale gioca brutti scherzi.

Pare che oggi sia Madre Superiora in un convento delle Suore Farlocche.

La signora LIBERATA dell’Hotel Posta di Pianoro Vecchio.

Maitresse del trappolo già in piena attività subito dopo che le truppe americane avevano sfondato la Linea Gotica.

Elegante e confortevole oasi per chi poteva permetterselo anche in quei difficili momenti.

Ovviamente, allora, si doveva avere di che guzzare.

Dr.ssa GLORIA PANZACCHI

Oggi insegna psicologia all’Alma Mater.

Dal 1952 ha lo stesso amante. Un francese con moglie e figlio.

Con lui passa sei week-and ogni anno e ogni anno va lei a Parigi per una settimana.

Al ritorno vive giorni di merda con l’angoscia di essere pregna.

Io e Gloria ci conosciamo dalle scuole medie.

In seconda media ci leccammo la figa per la prima volta e lo facciamo ancora e sempre più spesso.

Gloria è fedelissima al suo francese che però ha fatto chiavare anche a me.

Lei era eccitata e presente anche nel momento che lui è sgorgato nella mia bocca. È stato un gran bel ‘tiro a tre’!

Gloria ha un bell’appartamento in via Barberia.

Prof. PHILIPP BRIEHOMME assistente del Prof. Roland Leccon all’Université Sorbonne de Paris. Cattedra di Letteratura Erotica.

Ha moglie e figlio.

È l’amante ufficiale di Gloria.

Dalla prima guzzata a tre, ogni volta che torna da lei io sono precettata per la prima notte.

Iniziamo sempre con una splendida cena bolognese a cui segue un indiavolato sessantanove fra me e Gloria, molto apprezzato dagli spettatori.

Carlo-Carlo non manca mai.

Gloria è molto brava ai fornelli.

Philipp è la chiave del mio successo letterario ovverosia del mio cospicuo conto bancario.

Io e Philipp prima o poi ci tromberemo senza terzi incomodi nell’elegante suite di un cinque stelle.

Questo è un sogno.

Per il momento ci scriviamo spugnettandoci nel leggerci.

Prof. ROLAND LECCON docente all’Université Sorbonne de Paris. Cattedra di Letteratura Erotica.

Il mio Cazzo n°3, aggiungerei ‘scarso’ ma sans aucun doute le plus aristocratique: pas long, pas grand. Très apprécié dans le cul[7].

La sua saga di Jasmine (8 volumi) mi introdusse alla letteratura erotica e mi indusse a liberarmi dal coperchino.

Cose d’altri tempi.

Dante & prendente, con lui ho in programma, a breve, un seminario di una settimana nella sua residenza di campagna non appena Gaston, il suo giovane compagno, partirà per il servizio militare.

GAUDENZIA CONTESSA DELLA TORREPENDENTE, è la protagonista dei miei romanzi.

Colei che oscurerà la fama di Jasmine fra i lettori del porno di mezza Europa: siano essi maschi o femmine

Personaggio non proprio di pura fantasia in quanto ispirato da una brigadiera della guardia municipale, amica di mamma: non è contessa, ma grande appassionata di turgidi cazzi!

MOIRA

Mollata da Tlic al mio cospetto.

Gli aveva regalato cinque anni di privazioni.

La mia disperazione lo aveva stimolato a liberarsi definitivamente di lei.

Tlic sa che lei ora vive in Ungheria fra agi e lussi che gli vengono dalla professione di pornodiva nonostante sia, come figa, un cesso. Di lei, Tlic mi ha mostrato alcune foto osé.

Scaltra e ficcanaso è la BEBA.

Giovane signora patavina, incaricata da mia madre a tenere ordine in casa mia. Una sorta di microfono per tenermi d’occhio.

Non ce la farà.

Sono già riuscita a coinvolgerla in un 69 in cui si è data da fare con abilità e non ho dubbi che di quello che potrà vedere o intuire vorrà parlarne ad altri.

È moglie di un bravo giovane timorato di Dio e presidente di un circolo ACLI.

TLIC/ADELMO/DELMO, il fotografo.

Chiude questa storia.

Dopo qualche giorno si è presentato con una sportina della Coop, piena di mie fotografie. Non sapevo di avere peli anche attorno al buco del culo.

Come si fa? Gliel’ho tornata a dare.

Dalla gioia me l’ha voluta baciare e l’ha fatto con gran trasporto. Ci sa fare bene con la lingua.

Gliel’ho detto. Si è commosso e mi ha regalato una foto del suo uccello che per orgoglio ho poi mostrata a Gloria: «Oh Madonna, che ghigno!… Che cappella!… Chissà che potenza!» e qui esagerai sperticando lodi a quel tenace cilindro di carne:

«Resiste anche mezz’ora dentro di me senza calare di tono… Mi incendia la figa con un ritmato crescendo senza dar segni di essere sul punto di… Solo quando mi sente urlare “Veengooo” inonda il mio utero con sferzanti schizzi. Guèrda, un lavurîr che mi lascia ismita per un buon po’»

«Sei la solita busona. Philippe invece cala di volta in volta. Mi fa sentire sul viale del tramonto – poi facendosi coraggio – devi farmelo provare»

Cosa potevo mai dire se non «Se sta bene a lui e gli si drizza… Ha quindici anni meno di te»

«Stronza! Ho sempre un corpo marmoreo e non manca giorno che per strada non prenda della ‘Bella figa’… Dai, dai. Combina che venga qui, poi tu sparisci e vedrai che… – e mettendola sulla gratitudine – Quello di Phipp, sono stata addirittura io a infilartelo in bocca quando eri ancora un mezzo coperchino»

Era vero «Va bene. Lasciami organizzare per domenica alle tre… Adesso però me la lecchi» e la spinsi verso il divano.

Per l’accadimento della domenica vi lascio ai sintetici appunti del mio diario che diverranno l’incipit di un prossimo mio lavoro letterario:

“”Tlic era già qui dal mattino. Ci siamo presi subito in piedi contro la porta e abbiamo fatto colazione, pane e marmellata. La domenica è cominciata proprio nel modo giusto. E ne abbiamo fatta un’altra: comodamente nel letto. Siamo andati alla santa messa e qui l’ho presentato ai miei:

«Ha proprio l’aria di un bravo ragazzo!» Mia madre ha approvato e mio padre le è andato dietro «Sì, ha uno sguardo da buono».

Assieme abbiamo pranzato Al Fagiano. All’una e mezza eravamo di nuovo qui. Da per noialtri.

Vuoi non fare la terza della giornata? Poi tre è il numero perfetto! È stata una verace pecorina sul balcone ad appagarmi completamente. Adesso potevo anche lasciare il campo a Gloria. Mancava un quarto d’ora.

Tlic, nudo come un satanasso, l’oca a riposo, sfumacchia sul balcone. Io mi guardo qualcosa in tv, più che altro sonnecchio. Spacca il minuto, la Gloria.

«Nuda?»

«Ói! Abbiamo appena trombato»

«Porci, a me cosa resta?»

«Brîṡa avair pòra, è inesauribile» Ci siamo baciate. Lingua–in–bocca e mi sono ritrovata con due dita nella patonzola. Mi sfugge un gemito di piacere «aggiungine un altro»

Non mi fuma: «Dove è sto Tlic?»

«Tliiic. Scendi che c’è già Gloria»

«Mi vesto e arrivo»

«Lascia stare il vestire»

È docile e mansueto, Tlic, dopo che ha guzzato. Scende le scale con tutto il fascino della sua nudità. Anche l’oca ha ritrovato il giusto tono e ci fa proprio una bella figura. Gloria è attonita

«Ciao, sono Tlic» e le tende la mano.

Gloria è immobile. Poi di scatto solleva la gonna e gli mostra la begonia. È senza mutande «Io sono Gloria»

Tlic che riesce sempre ad avere una macchina fotografica con sé le scatta una foto. Il flash mi ha un po’ imbarbagliata e non mi accorgo di alcune mosse repentine che si sono svolte innanzi a me. Gloria tiene in pugno il cazzo di Tlic e sta dicendogli «Anche sul tappeto va bene… Ma subito!» Tlic ride divertito. Il suo uccello è d’accordo: volge sempre più lo sguardo verso l’alto.

Capisco che sono di troppo e salgo in camera. Accendo la filodiffusione, Sinatra, Fly me to the Moon, mentre da sotto le note del godimento di Gloria si impastano con la canzone.””

A sera, quando Tlic se n’è andato gli ho messo in mano centomila lire:

«Ma come?»

«Per il servizio fotografico che hai fatto a una vecchia figa – L’aveva immortalata davanti e di dietro, sopra e sotto – Torna solo quando hai le foto»

Già il giorno dopo aveva pronto tutto il materiale. È ancora qui.

Non posso che perdonarlo, ha solo 25 anni.


[1] sócc’mel e bän mò da bän // sócc’mel / tipica esclamazione bolognese di sorpresa, ammirazione, o insofferenza – bän mò da bän / ma davvero!

[2] stare in Piazza / a BO vuol dire “Abitare in Centro”

[3] nèda såtta al pûr zîl ed Bulåggna / Nata sotto il puro cielo di Bologna

[4] dla żänt ed Bulåggna / della gente di Bologna

[5] Massumatico, fa parte del comune di San Pietro in Casale. Nonostante sia locata nella Bassa bolognese è a 14 mt. sul mare.

[6] Al dutåur Bunèga al tulé al bûṡ dal cûl pr una pièga / Il dott. Bonaga scambiò il buco del culo con una piaga.

[7] sans aucun […] dans le cul. Dal francese, “senza dubbio il più aristocratico: non lungo, non grosso. Molto apprezzato nel culo”.

GigitoPC informatica indirizzo: via Argentina Altobelli 28, 40133, Bologna (Solo su appuntamento) GigitoPC informatica indirizzo: via Argentina Altobelli 28, 40133, Bologna (Solo su appuntamento) Icona storia GigitoPC informatica telefono: 348.09.33.582 GigitoPC informatica telefono: 348.09.33.582 GigitoPC informatica whatsapp: 348.09.33.582 GigitoPC informatica whatsapp: 348.09.33.582 GigitoPC informatica email: info@informaticabologna.it GigitoPC informatica email: info@informaticabologna.it Icona freccia destra Gigitopc informatica Facebook Profilo social Facebook Gigitopc informatica Gigitopc informatica Twitter Profilo social Twitter Gigitopc informatica Gigitopc informatica Linkedin Profilo social Linkedin Gigitopc informatica Gigitopc informatica Pinterest Profilo social Pinterest Gigitopc informatica