Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Blog

Qui stralcio i momenti più piccanti dal mio diario intimo

Sabato 1 maggio 2021: nascono i Porno Poems

Come anguilla
Nel Mar dei Sargassi
Ebbra di libertà
La mia lingua
Guizza
Tra i marosi
Della fica tua
Così la mia mente
Nel sogno
Rincorre i sussulti
del tuo gaudente corpo
Avvinto al mio

Venerdì 4 dicembre 2020: Luciano Giunchi mi scrive in chat

Immagino:

ti vedo nuda distesa sul letto.S

Io, nudo, ti guardo ammirato sussurandoti: <Rilassati. Concentrati sulle mie mani.> Scorrono lievi su tutto il tuo corpo caldo e sensuale (in particolare ai piedi). Un massaggio delicato rilassante. Eccitante! Sfiorano la tua pelle vellutata come petali di rosa.

Tu provi brividi e fremiti di piacere. Spalanchi le gambe inarcando il bacino. Mostri la figa bagnata e succosa come pesca matura appena staccata dal ramo.

Io ficco in un lampo la testa tra le cosce aperte. Comincio avidamente a baciare leccare. Succhiare. Con le dita penetro la tua figa accoglente… ben bagnata. Massaggio delicatamente il punto G. Te la tocchi con movimenti frenetici ma delicati. Scoppi in un doppio orgasmo: clitorideo e vaginale.

Simon che stava osservando, si fionda su di te appoggiando la figa sulla tua bocca: vuole essere leccata avidamente.

Mi trovo così innanzi il suo bel boffice. Non mi resta che penetrarlo con il ditino, dopo averne massaggiato e leccato il buco del culo. Entro ed esco con lingua e dito finché non la sento godere: doppio orgasmo anche per lei.

Eccitato al massimo, non resta che masturbarmi



Venerdì 4 dicembre 2020

Stanotte è andata così e oggi sono frastornata ma appagata.

Ieri sera mi sono lasciata andare allo sfrenata libidine di Simo – la mia compagna. -Lei ha voluto danzare a lungo sul mio corpo con lingua e dita. Finché non ci siamo convinte al 69. Ne abbiamo tratto orgasmi scoppiettanti: urla e pollici in culo. Troppo bello! Ce lo siam dette tra carezze e lingue in bocca per trovar la forza di ricominciare. Abbiamo aggiunto altri due orgasmi. Era oltre la mezzanotte e ansimavamo ognuna tra le grandi labbra dell’altra.

Dovevamo pisciare.

In bagno, alla luce del neon, ci siam trovate bellissime. Irresistibili !

Via… dentro il box doccia per pisciarci addosso.

Simo ha voluto leccarmela mentre zampillavo. Travolgente!


Mercoledì 11 novembre 2020

L’avevo conosciuta che era assieme a Milly. Eravamo all’Ikea. Si chiama Fatima. È più giovane di Milly. Ne avevo dedotto che non poteva avere più di 18 anni. Subito mi era sembrata deliziosa: un po’ sfrontata, vivace. Capelli tanti e lunghi, nerissimi. Il corpo, più che giovane già formato… armonioso. Un abbigliamento che pur nella decenza, concedeva brecce ad occhi impudichi.

Aggregandomi a quelle due adolescenti facevo la figura della ’zia’. Ma che importava… per me era una boccata di aria fresca: i loro discorsi improbabili, messi assieme in un confuso italiano, pieno di gerghi e spezzettato da scoppi di risa ed abbracci tra di loro. Non aveva

Ci eravamo sedute al bar innanzi a tre birre e qui Milly aveva fatto echeggiare un rutto che aveva aperto ad un linguaggio trasgressivo. Da cui si poteva suppore che io e lei ce l’eravamo leccata di frequente. Che poi è anche vero. Ma così in faccia a quella ragazzina, mai vista prima, mi imbarazzava un po’. Stavo sulle mie, cercando di controllarmi che non mi uscissero espressioni su cui ricamare doppi sensi. Chissà perché, tenevo che Fatima ricevesse un’immagine di me quale una ragazza di buona famiglia, borghese ed educata. Ci aveva pensato Milly a sgombrare il campo da ipocrisie e falsi pudori.

<Facciamo un altro giro di birra, Flà? – e dopo un paio di allegre boccate si era sentita di citarmi. – Sapete che la buona birra mi rilassa come dopo un 69 con Flà> e mi aveva baciato. Immediatamente, poi, aveva alzato il tiro: <Con te, invece, Fatima, scatta una sorta di loop con i 69. Per cui a uno ne deve seguire un secondo e a questo un terzo…e così via. Finché non mi sfinisco sotto di lei – e mentre sta per metterle la lingua in bocca – Fortuna che non me li fa pagare.>

Le ragazze sono allegre più che mai. Data l’assenza di avventori nel locale, sono spesso a sbaciucchiarsi. Palparsi. Sotto il mio sguardo incuriosito. Ora che avevo captato quell’ultima frase, ne avevo dedotto che potevano anche essersi messe in un giro puttanesco.

Dò un passaggio fino in centro alle ragazze che si posizionano, ambedue, nel sedile posteriore per dare sfogo alla loro eccitazione finallora repressa. Con gemiti che avevo orecchiato guidando. La dolce Fatima aveva menato un paio di ditalini all’amica.

Non mi sarebbe dispiaciuto intromettermi in quella tresca. Magari portandomele su in casa. Ma un appuntamento con un cliente mi aveva riportato ai doveri del lavoro. Mi ero ripromessa d’approfondire l’argomento con Milly.

È un argomento molto personale e delicato. Il quesito gliel’avevo sottoposto telefonicamente.

MIlly aveva confermato quanto intuito dai loro discorsi: <Sì, la dà volentieri ma sempre con una mancetta… Sai, si deve mantenere. La sua famiglia è alquanto disagiata – Non l’avrei detto. Il suo abbigliamento era adeguato alle ragazze di media borghesia – Comunque adesso è ben convinta di essere lesbica. Sembra così una ragazzina da parrocchietta tutta casa, scuola, oratorio, ma appena cala le mutande tira fuori una fantasia così porca che non puoi che inseguirla negli amplessi che ti propone. Una scrittrice come te è un’esperienza che deve fare.>

<E tu le fai da ruffiana. No?>

<Un po’ è così, ma solo nell’ambito delle clienti dello Studio dove lavoro… Tutte iper-ricche… A cui bisogna pure procurare la stanza dove andare a scopare. Se a lei danno 100, a me tornano 15 da lei e 50 dalla cliente per la stanza, di cui 30 ho già versato alla signora Bugamelli… Con te non sarebbe così. Mi basterebbe un appuntamento per un 69 con te… Che dici, facciamo l’affare?>

Con un’offerta così…. Non potevo che proporle un incontro per discuterne: <Tra un’ora sono da te>

<Carina, eh, la mia protetta?> Era stata la prima cosa che Milly aveva detto appena arrivata, mentre si disponeva ad incassare l’anticipo: si stava togliendo i jeans.

<Mi ha già fatto mettere da parte un bel gruzzolo… E sono solo tre mesi che si fa gestire da me.> Intanto era già a tette nude e slip. Mi ero adeguata. Con un unico movimento mi ero liberata della veste da casa ed ero già pronta per l’anticipo: nuda!

Non faccio in tempo a stendermi sul tappeto che vedo il suo spacco che mi cala sul volto. Mugola già prima che gliela tocchi. È aperta al massimo. Deve aver pisciato da poco e conserva quell’eccitante odore di piscio. Gliela prenderei a morsi.

È bellissimo il 69 con Milly. Ci mette tutta sé stessa. Lo fa con grande generosità, aprendo la figa all’impossibile e saltellando con la lingua tra figa e culo. Anche per la mia Simona, <Un 69 con Milly è come un potente tranquillante: Ti stordisce di piacere e ti allontana dalle preoccupazioni, dandoti serenità.> -Detta da un bravo medico come Simona, non è poco! –

“E allora – direte voi – che bisogno c’era di aggiungere Fatima al tuo cast?”

Il suo aspetto aristocratico… Le sue movenze… Il tono della voce. Tutte virtù che mi facevano presagire che avrei esplorato un nuovo ambito del piacere. Ma forse solo il suo essere puttana tra i 16 e i 17 anni mi aveva affascinato.

L’orgasmo con Milly era stato pirotecnico anche se non aveva spinto fino in fondo proprio per…: <Oggi, sei in continuo bollore… Con i tuoi assalti sono venuta due volte… Sei veramente in fregola…>

<Sarebbe l’ideale far venire Fatima.> avevo buttato lì.

<In tre non ci sta.>

Ero talmente eccitata che volevo a tutti i costi Fatima quel pomeriggio. Avevo insistito… Milly le aveva telefonato.

<Sarà qui alle 3… Io ho già avuto la mia parte. Ti lascio a lei… Simona?>

<Oggi è in turno all’Ospedale di Bazzano. Sarà qui solo dopo le dieci.>

<Le dirai di me… oggi?>

 <Oh, sì, certamente. Tu sei di famiglia… Ce lo diciamo sempre. Per Fatima, aspetto. È sicuramente più prudente.>

Il colore ambrato della pelle di Fatima risaltava nella penombra della stanza. Pur nella poca luce di un pomeriggio autunnale, lei risplendeva. Mi aveva detto di aver 18 anni, ma sicuramente, non ne ha più di 16. Mi ero sentita una porca nell’approcciarmi a lei, ma tanto era il fascino suscitato dalla sua identità orientale che non mi ero concessa ripensamenti: l’avevo stretta con passione. Lei aveva accettato: socchiuso gli occhi e si era incorporato totalmente a me. Eravamo già nude. Le bocche si erano incastrate. Il suo fanciullesco seno si era annullato nella mia terza abbondante. Il suo monte di Venere, accuratamente depilato, premeva sul mio rigoglioso ciuffo. Ce li eravamo sfregati uno contro l’altro. Già sentivo i prodromi del piacere crescere in me. Lei era dolcissima… Anche affettuosa. Nel vero senso della parola: una bimba.

Avevo lasciato che fosse lei a condurre il gioco.

Lo aveva fatto con pochissime parole. – Peccato! La cadenza francese della sua lingua madre avrebbe aggiunto sensualità -. Una sua mano. Molto piccola. Mi aveva accarezzata la figa. Era così leggera nei movimenti, che avvertivo il piacere ma non l’impatto della mano. Mi era venuto lo scrupolo e le avevo chiesto, un po’ ingenuamente: <Ti piaccio?>

<Così nuda, mi hai talmente affascinata che non trovo voce per dirtelo… Ora lo sai.> Aveva riso di gusto, mostrando i grandi denti candidi. Aveva, poi, infilato le pronunciate labbra nella valle che separa i seni. Sulla mia pelle i sensuali effetti della sua lingua che scende disegnando ghirigori con la punta. All’ombelico si era fermata. Era risalita per baciarmi. Non è da puttana e lo fa con sincero trasporto. In me l’eccitazione era al massimo e le avevo gridato tutta la mia voglia <Voglio la tua figa…Fatima. Fammela leccare!>

Mi aveva guardata meravigliata poi, allegramente <Non portarmi via il lavoro… Sono io che te la debbo leccare. Ma se vuoi…>

Mi ero tuffata tra le sue cosce e abbordato lo spacchetto dell’implume figa che si era aperto alla mia lingua. Avevo cercato la clitoride che avevo leccato tra eloquenti segnali di godimento. Poi, la sua mano mi aveva tenuto ferma il capo. Avevo accelera il dito o i dentro-fuori della lingua tra i suoi umori, mentre sussultava alcune volte con il bacino tra sonori sospiri e armoniosi lamenti. Una leggera stretta di cosce mi aveva informato che il suo orgasmo si era completato.

Risorgo. Mi stendo su di lei che mi avvolge con i lunghi capelli della sua chioma. Lucidi e neri come l’ebano.

Me la volevo godere come un’innamorata. Al piacere avevo voluto arrivare gradualmente dopo un migliore affiatamento con lei.

Forse era stato solo il desiderio di far digerire a me stessa il peccato di aver assoldata una puttana per di più minorenne (e questo è anche un reato) nonostante la mia frequente e appagante attività sessuale con Simona.

<Mi hai fatto godere tanto… sai. Quasi come quando lo faccio con Milly. A lei, però, voglio bene. Per lei non sono la puttanella.> mi aveva bisbigliato questo stringendosi a me. Me lo dice in quel suo francese cantilenato. Tipico dei nord-africani. Sì. Perché Fatima è nata a Casablanca e di quel popolo ha in lei le più intriganti qualità estetiche. Non smetto più di baciarla. Mordicchio le labbra che lei apre per far spuntare la lingua. Si tocca con la mia. Passo la mia sui suoi grandi occhi neri. Sulle folte sopracciglia. Tutto il mio desiderio, in quel momento era quello di sentire il calore del suo corpo, il profumo suo e… il sensuale timbro della sua voce. Ci eravamo messe a raccontarci: io, il mio stare con Simona. Lei, come le era stata spianata, sin dalla fanciullezza, la strada alla prostituzione: era stata palpata, per la prima volta, da un adulto uomo a 12 anni. A 13 aveva provveduto il proprio nonno, già padre-amante di sua madre, ad avviarla alle mani lubriche di adulti: quasi esclusivamente donne. <Allora mi era piaciuto – confessa – Mi facevano sempre dei regalini>

<Il nonno… ancora?> Domando.

<Lui, è mancato 5 mesi orsono… Per questo ho chiesto a Milly di tenermi la cassa… Io e Lei ci vogliamo molto bene.>

<E… Oscar sa della vostra società? Che ruolo ha?> Non riesco a frenare la curiosità.

<Oscar è l’unico maschio a cui mi concedo… Lui… aiuta Milly a far girare il mio nome tra le belle donne?>

L’argomento la stava eccitando. Si era messa ad accarezzarmi il ventre. Poi giù, tra le labbra della figa.

Il suo succhiare era aereo. La lingua quando entrava in azione si muoveva a tale velocità che stentavo a credere che fosse nella mia figa anche se il piacere stava dilagando in me. Mi ero agitata spasmodicamente. Avevo inarcato il corpo serrando le chiappe con forza, nell’illusione che la figa si spalancasse al punto di inghiottire quell’essere e di rendere quel sublime godimento duraturo…Eterno! Ero ricrollata vagheggiando frammenti di pensieri. Ero a un passo dall’acme. Muovevo scompostamente il capo a destra e manca. Sognavo che il clitoride, per non esplodere tentasse di libarsi in volo dove si trasformava in un erto cazzo che tentava di farsi strada tra le chiappe e violare il buco del culo. Era un finale in 3D:

la figa che pulsava come il cuore di un atleta sotto sforzo.

L’erto cazzo che si era finalmente impossessato del buco del culo.

Una buona dose di liquidi vaginali che con l’orgasmo stavano schizzando sul volto della bella leccatrice.

Ci aveva messo un tot a farmi ridiscendere dal Nirvana in cui mi aveva spinto con la lingua e la complicità di quel pollice che avevo scambiato per un rigido cazzo. Ora, chetate le passioni, glielo leccavo per ringraziamento. Così come lo erano i baci che distribuivo su quel volto, madido dei miei più intimi umori

E avevamo ripreso le confidenze dopo che lei:… <Ho visto che ti piace molto che ti si lavori il culo.>

<Oh sì. Mi ha convinto Oscar.… Quando gliel’ho dato, la prima volta, ero restia… Chi mi aveva sfondato mi aveva fatto troppo male e mi ero detta “Mai più!” La delicatezza di Oscar mi ha fatto ricredere. Adesso sono io a chiederglielo.>

< A me, invece, è piaciuto subito. È rimasto un momento importante della mia vita… Se vuoi ti racconto perché.>

< Perché no? Dai!>

<È stato nel maggio dell’anno scorso. Fino ad allora era nonno che gestiva lo ‘spacchetto’ come lui chiamava la mia fighetta: mi presentava le persone a cui aveva parlato di me e che volevano conoscermi. Io accettavo i regalini che nonno aveva consigliato loro di portarmi. Diventavo subito affettuosa e carina con loro e se mettevano una mano sotto al vestito e fra le cosce, sorridevo contenta. Nonno aveva già incassato il suo regalino che divideva poi con mamma.

Ero sul bus. C’era tanta gente. A un certo punto avevo sentito una mano sotto il vestito che mi toccava il culetto. Sull’autobus affollato mi era già successo e, non mi dispiaceva troppo. Secondo me, voleva dire che ero proprio una bella figa. E questo mi inorgogliva. Mi ero girata. Era un tizio sulla cinquantina. Mi aveva sorriso. Aveva la faccia simpatica. Avevo lasciato che toccasse.

Dopo un po’ mi aveva chiesto all’orecchio se scendevo con lui. L’ avevo fatto.

Non mi aveva detto neppure come si chiamava: <Abito vicino.> Che dire? Mi ispirava fiducia. L’avevo seguito.

A casa sua mi ha subito baciata sulla bocca e ho tornato a sentire che mi toccava il culo. Nello stesso tempo aveva preso la mia mano, facendomi sentire cosa c’era sotto i suoi pantaloni. L’ho sentito duro e grosso.

In un attimo mi sono trovata nuda. Leccata e baciato la figa, si era messo nudo anche lui. Aveva il cazzo bello grosso. Mi aveva fatta girare e avevo sentito la sua lingua dentro il buco. Era qualcosa che non avevo ancora provato. Mi piaceva tanto e mi ero messa a toccarmi. Dopo un po’, avevo sentito che premeva il cazzo sul buco e ho un po’ urlato. Poi, l’ho sentito dentro. Un po’ è stato fermo, poi ha cominciato a fare su e giù. Intanto mi diceva che gli piaceva fare le porcate con le ragazzine e quando poteva le inculava. Lo faceva spesso anche con sua nipote molto più giovane di me.

Mi sono masturbata due volte finché non ho sentito il suo cazzo schizzare dentro. Non contento, una volta finito, ha voluto che mi toccassi da sola, mentre lui si segava. Prima che uscissi mi ha chiesto se mi era piaciuto. Ero stata sincera e gli avevo detto che sì. Mi era piaciuto. Mi aveva fatto giurare che non ne avrei mai parlato con qualcuno e mi aveva messo nella mutandina due banconote da 100 €. Poi ero andata via.

Quella volta avevo capito che potevo fare benissimo senza il nonno. E così da quel giorno sono diventata una professionista anche se quell’uomo, che al momento mi era sembrato simpatico, mi aveva fatto letteralmente schifo. Così, da allora avevo deciso che non avrei dato più seguito alle attenzioni degli uomini. Qualche giorno dopo, nonno era stato trovato morto in un fosso con accanto la bicicletta: un colpo apoplettico mentre pedalava

Avevo conosciuto Milly e con lei avevo imparato a fare veramente l’amore. Ho chiesto a lei di seguire questa mia attività e così sono arrivata fino a te.>

L’avevo abbracciata in un gesto di solidarietà tra femmine e lei mi fa:

<Vuoi che ti faccia sentire qualche brivido tramite il culo?>

< Perché no?>

Con le medesime modalità del precedente amplesso si era mossa in me. Per la sua riuscita, aveva voluto che mi mettessi con il bacino sollevato quel tanto che il buco del culo fosse allo stesso livello della sua faccia. Le cosce tirate indietro. Figa e culo in primo piano alla merce della sua bocca.

Le mani tenevano ben separate le natiche. La lingua aveva cominciato il suo balletto sui contorni del buco. In me si era scatenato un tripudio di fremiti… un sabba di piaceri del tutto a me sconosciuti. Aveva poi aggiunto due dita nella figa, tanto per far partecipare anche lei alla danza.

Colava la mia figa e mi portava a tutta velocità verso un mai provato orgasmo congiunto di figa e culo.

<Vengo… bambina mia!> e avevo ripreso le contorsioni del precedente godimento che stavolta stava bruciando tutti i tempi e mi aveva scaraventato subito nel vortice dell’orgasmo. Avevo sentito Fatima staccarsi un attimo dal suo prezioso lavorio, quando era partito il mio primo squirt. Ma poi, stoicamente, aveva continuato la sua opera di lingua nel culo anche sotto i successivi schizzi. Si era infine sdraiata completamente sopra di me per ricevere dalla mia bocca il tributo per il piacere che mi aveva tornata a dare.

Così figa su figa, una sopra l’altra, avevamo stemperato quanto era ancora in noi della nostra libidine per poi, stremate, abbandonarsi ad un rilassante sonno.

<Fatima…Tesoro… Sono già le sei.… Mi avevi detto di avere un altro appuntamento.> Dormiva beatamente la fanciulla.

<Oh, grazie. Ho proprio appuntamento qui sotto con Milly e Oscar. Stanotte dormo da loro.>


Cesenatico, 11 luglio 2004
I

«Oh John – e scatta la prima menzogna – debbo scrivere entro oggi un racconto per un importante editore. Mamma non ha voluto rinunciare alla spiaggia e io qui da sola non riesco a concentrarmi. Se tu fossi così carino da farmi compagnia, potrei mettere il tuo nome al personaggio principale della mia storia. E magari anche il mio alla protagonista femminile. Fra loro dovrebbe saltarci fuori una bella storia di passione.»

«E cosa dovrei fare in particolare?» Giovanni non ha chiaro la sua precisa funzione ma avere un ruolo in una qualsiasi cosa in cui ci sia io, lo fa gongolare.

«Niente. Se non quello di stare qui attorno a me mentre butto giù il racconto e farti vedere quando alzo gli occhi dalla tastiera. Sai… noi scrittori quando lavoriamo siamo un po’ strani. Magari, di tanto in tanto, te ne leggo qualche brano e ci ragioniamo sopra assieme.»

«Vuoi che mi tolga la maglietta così mi vedi a torso nudo. È il mio lato migliore.» Va oltre il ragazzo e io non vedo perché non assecondarlo. Sarà meno problematico portarlo a quello che, in definitiva, vorrò da lui. In quel momento pensavo di convincerlo a mostrarsi mentre si faceva una sega.

«Ma certo che devi stare con il tuo bel torace in vetrina.» Sfila la t-shirt. E mostra la bellezza della muscolatura del torace.

Anch’io vado oltre: lo abbraccio e mi viene spontaneo baciargli i piccoli capezzoli che esibisce. Non l’avessi mai fatto. Mi trovo la sua lingua in bocca e fatico molto a rientrare nel ruolo di scrittrice e sospendere quell’esercizio che mi sta dando fremiti e altre sensazioni non facili da arrestare.

Non male: volo sui tasti e presto prendono forma alcuni paragrafi. Lui intanto espone un’altra delle sue vanità:

«E se calassi anche gli short? Avresti innanzi a te un’immagine che sono sicuro stimolerà la tua fantasia.» Non attende risposta. Esegue. Mi ritrovo ad avere innanzi un bel fusto con uno striminzito slip che cela una rigogliosa erezione.

Per me è troppo. Sono costretta a cambiare parte della storia. Non sarà più quella di un baldo giovane che si masturba nel fresco ricordo dell’amata che da poco l’ha abbandonato. Ma…

C’è bisogno di una sosta. «Dovrebbero esserci in frigo delle birre. Ce ne facciamo un paio?»

Non basta. Quella prominenza spudorata è sempre lì innanzi ai miei occhi. Penso che sia un delitto non approfittarne. Mollo la bottiglietta della birra e faccio che anche lui se ne liberi.

Oramai il suo uccello fatica a restare coperto dai pochi centimetri dello slip. Gli calo un po’ l’elastico e spavalda spunta la cappella, a stento trattenuta nel prepuzio dal frenulo. Me la gingillo un po’ fra le mani per poi portarla alla bocca.

Profuma di cazzo. Un odore che mi piace. Lo lecco. Succhio. Lo accarezzo con la lingua. Lui è percorso da brividi. Tiene ferma il mio capo contro il bacino. Dice un po’ di stupidaggini. Chiaramente sta già preparandosi a venire. Dal canto mio ho già in testa quel che voglio descrivere e potrei anche sospendere l’artifizio. Ma sarebbe veramente una mossa vigliacca.

Giovanni non mi è particolarmente simpatico ma il suo uccello è veramente un bel pezzo e così decido di andare sino in fondo: mano sotto lo scroto. Qualche giro di lingua attorno alla cappella e aumento la portata delle pompate. La bocca mi si riempie del suo succo. Non posso che deglutire il tutto prima che ne arrivi una seconda tornata. Mi diverto e continuo a pomparlo finché non lo sento striminzito. Lui vorrebbe mettersi ad amoreggiare ma glielo impedisco:

«Debbo finire il racconto.»

Mi rimetto a pigiare sui tasti. Adesso però il problema è tutto mio. Non è cosa semplice l’interruzione di un atto sessuale.

Bene o male aver avuto fra le mani quel po’ po’ di cazzo ha acceso anche la mia caldaia: ho il ventre in subbuglio e la figa gocciolante. Giovanni è stravaccato, in pieno rilassamento, sul divano. E’ appagato e sta sonnecchiando. Di tanto in tanto si accarezza il cazzo che gli pende moscio fra le gambe.

Mi sfilo le mutande e mi metto lui innanzi sollevando la gonna quel po’ che serve per mostrargliela. Ha un sussulto, poi ci mette la faccia. Ci dà con la lingua ma è un disastro. Quasi quasi me ne fa passare la voglia. Opto per cose più semplici: «Ti va di farmi un ditalino?»

Ho talmente bisogno di scaricarmi che riesco a godere quel tanto per arrivare a stanotte alla rituale masturbazione di ogni sera. Di lui, non ho più bisogno.

Gli dico che è l’ora in cui dovrebbe rientrare mamma. Così tela e mi ridedico alla mia storia.


Cesenatico, 11 luglio 2004
II

Sono le cinque e il mio testo è concluso. Stampo e vado in spiaggia.

C’è mamma sotto l’ombrellone e anche Hans e Isolde. Lei e mamma decidono di fare una passeggiata fino al porto e io mi azzardo ad esibire il mio capolavoro ad Hans. Lui si siede di fianco a me e mentre scorre il testo, trova il modo di accarezzarmi il ventre. Lui non sa ma è il gesto che mi fa subito venir voglia di godere. Sento già che sto bagnandomi.

Lui legge con molta attenzione e man mano che si inoltra nella storia si fa più intensa la pressione della sua mano sul mio ventre. E scivola sempre più in basso.

Non me ne accorgo quasi, tanto sono ansiosa di conoscere cosa ne pensa di quel che ho scritto:

«Non c’è niente da aggiungere ne dà togliere. Mi piace così. Domani mi faccio mandare copia di un contratto e se ti va, me ne scrivi altri nove, più o meno della stessa lunghezza.»

Non ci sono più bagnanti attorno all’ombrellone.

Dal ventre le sue dita hanno varcato l’elastico del bikini e stanno rovistando fra la giovane peluria. Lo lascio fare e mi stendo.

Un suo dito è fra le umide labbra. Sussulto.

«Ti piace?»

«Sei arrivato al momento giusto. Quando scrivo mi immedesimo e l’eccitazione mi invade. Oggi ho scritto, stampato e sono corsa qui. Per fortuna siamo solo io e te e tu hai capito tutto. Stanotte ne scrivo un altro.»

Hans mi abbraccia e bacia. Mette una passione tale che non avevo mai trovato nei baci dei ragazzi che con me ci avevano provato.

La sua lingua ha volato all’interno della mia bocca.

Quasi la conoscesse. Ha toccato tutti quei punti che mi fanno perdere la testa. Ha succhiato a lungo la lingua e intanto ha stretto con vigore la figa.

«Oh Hans, che sballo mi stai facendo provare!» Riesco a dirglielo solo quando la sua bocca lascia la mia, per dedicarsi ad altre parti del mio volto.

Il suo masturbare è idilliaco. Mi fa vivere emozioni che non immaginavo. Mi agito. Mi contorco. E lui ora aggiunge un secondo dito. E’ delicato ma deciso nei movimenti. Cerco la sua bocca con la mia. Mi ci attacco di nuovo. E vengo.

Lui resta nella mia figa finché non sente che ho smaltito la sbornia del piacere. Gli prendo la mano e la porto alla bocca. Percepisco i miei più intimi umori e torna a risalire in me l’eccitazione. Hans si sdraia di fianco a me. Mi sorride. Sfiora le labbra con le sue. Adesso gliela darei proprio volentieri. Ma non succederà. Romanticamente sarebbe un finale di giornata strepitoso: in sul calar del sole. Su quel fragile lettuccio di plastica.

I bagnanti hanno abbandonato la spiaggia. Sul bagnasciuga il bagnino e il suo aiutante stanno tirando a secco i patini.

C’è un altro ombrellone ancora aperto. È quello di due giovani che mamma ha conosciuto e dice che sono sposini in viaggio di nozze. Sono anche loro distesi su un lettuccio: scopano.

Hans intanto mi ha preso una mano e la sta conducendo fra le sue gambe. Vedo il suo costume da bagno rigonfiarsi.

Lo sento robusto, duro. Libero la mia dalla sua

mano e l’affronto di mia iniziativa. È bello tosto. Grosso. Chissà se mi farà male quando entrerà in me. Perché è questo che voglio. Lo libero dal costume e gli vado sopra. Lo sento sotto di me, fra le mie cosce. È caldo bollente. Faccio per calarmi lo slip. Lui mi ferma e sconsolatamente mi fa capire solo con lo sguardo che non si può fare. Scendo dal suo corpo e glielo riprendo in mano. Mi metto a menarglielo forsennatamente. Con tutta la rabbia che quel diniego ha procurato in me.

Ci so fare con le pugnette. Lui apprezza.

Ho sbollito un po’ della rabbia iniziale e i movimenti delle mie mani si sono fatti delicati. Con una gli stimolo il glande, con l’altra gli accarezzo lo scroto. Sospira profondamente e contrae i muscoli del ventre.

«Sei una bambina meravigliosa!» Mi dice con quella sua buffa cadenza.

Si attacca alle mie labbra. Socchiude gli occhi e si tuffa nel piacere che sto donandogli. Gli dico che mi piacerebbe farlo venire nella mia bocca.

Non è d’accordo: «Costruiremo una nuova occasione. Ne costruiremo tante. Vedrai – nella sua incomprensibile lingua mi esorta ad aumentare il ritmo della masturbazione – Hurtigere … Hurtigere …. Så. Så. Ãh, min Gud!!» Esplode. Un lungo bacio e rimette a posto l’uccello.

Lui dà un’occhiata in giro e: «Ãh, min Gud, Isolde og din mor» Un veloce sguardo tutto attorno e non è difficile capire cosa è successo su quel lettuccio. Soprattutto il costume di Hans ne ha trattenute eloquenti tracce.

«Io sono al bar per una telefonata.» La scusa da usare me la dice in italiano. Qualcosa ha imbrattato anche il mio slip e rimetto gli short.

Hans ha perfezionato la scusa e l’urgente telefonata che doveva fare era per prenotare al ristorante del loro hotel che questa sera avrebbe avuto due ospiti: io e mamma. Per festeggiare il mio ingresso nel mondo della letteratura:

Cesenatico 11luglio 2004

Ci si prepara alla cena

Io e mamma abbiamo molta confidenza anche per le cose più intime. Lei sa quanti cazzi ho finora maneggiato e io quanti ne ha presi lei. Rientrando però non le dico nulla di questo meraviglioso tardo pomeriggio con Hans. Non è cosa conclusa e quindi la tengo per me. Lei invece mi fa:

«In questi giorni che sei qui, sei stata in spiaggia quando sotto agli ombrelloni eravate solo tu e Isolde?»

«Mo si vè. Anche stamattina: quando tu e Hans siete andati al mercato.»

«E non è successo nulla che ti ha fatto pensare qualche giudizio su di lei?»

«Mi ci fai pensare adesso tu. Per me è stata una cosa molto normale: mi era entrata un po’ di sabbia nel reggiseno. Era fastidiosa e cercavo, senza dovermelo togliere di farla uscire da sotto. Lei, premurosa, mi ha aiutato a togliermelo di dosso. Me l’ha tutto ripulito e prima di ridarmelo, pensando di non essere notata, se l’è sfregato sul viso. Mi ha aiutata ad indossarlo nuovamente e prima che lo allacciassi mi ha accarezzato il sotto delle poppe. Ma per togliere quel po’ di sabbia che poteva essere rimasta. È questo che pensavi? Dai mamma, sputa l’osso. Cosa è successo nella vostra passeggiata verso il porto?»

«Con il traghetto abbiamo attraversato il porto canale. Dall’altra parte, sai bene che non ci sono frequenti stabilimenti balneari. Quindi, anche poche toilette. Mi scappava da pisciare e così ho approfittato che in giro non c’era nessuno e mi sono messo a farla fra due di quei massi che sono lì a rinforzo del molo. Avevo appena cominciato a gocciolare che lei si è chinata come la sottoscritta, mi ha messo una mano nella figa mentre quest’ancora spruzzava e la lingua in bocca. Mi è piaciuto e l’ho lasciata fare. Siamo state un bel po’ in quella specie di risega e ci siamo masturbate vicendevolmente. Lei ha voluto anche leccarmela. Sai, senza tuo padre qui mi manca qualcosa. Nel cammino del ritorno mi ha detto che dal momento che mi ha visto, ha pensato che prima o poi mi avrebbe fatto un attacco e che lo avrebbe fatto anche a te perché le piaci molto. Quindi aspettati di qualcosa da lei.»

A questo punto non riesco più a tacere della sega che ci siamo scambiati con Hans e di quello che vorremmo ancora consumare.

Mamma quando vuole è un demonio!

Qualche passo e siamo innanzi all’Hotel Brotas: «Vieni, che stanotte proviamo a spassarcela.»

Mi prende per mano e si dirige verso la reception dell’albergo.

«Vorrei prenotare una stanza per questa notte che dovrebbe arrivare una mia amica dalla Danimarca. Arriveremo attorno alle 11.»

Carta di credito e allontanatasi dal banco della reception estrae dalla borsa il telefono:

«Isolde… Mi è venuta un’idea… Visto che stasera ceneremo assieme perché dopo non dormiamo assieme io e te… Hans come la prenderebbe?… Bene, allora confermo la camera che ho prenotato al Brotas… Sì, l’hotel un po’ dopo il vostro…» chiude il telefono e, rivolta a me:

«Ecco. Quando avremo finito la cena e io e Isolde ce ne andremo. Tu avrai campo libero a dare la tua verginità ad Hans. Questo è un regalo di mamma per la tua promozione a pieni voti. Sappi che ad Hans l’avrei data volentieri anch’io. Ma dopo quello che mi hai detto può essere cosa tutta e solo tua.»

Che bello avere una mamma così!

La cena che Hans ci offre è una cena ricca di specialità gastronomiche della zona. La sala da pranzo dell’hotel è elegante e anche io e mamma ci siamo intappate con grande cura scoprendo tutto quello che può suscitare libidine e sensualità.

L’insolita serata l’abbiamo preparata assieme sotto la doccia. Massaggiandoci reciprocamente e soprattutto sdrammatizzando e scherzando su quanto avremmo offerto ai rispettivi partner.

Lei sa che quando Irma la mia amica del cuore, dorme nella mia stanza non è solo perché due amiche vogliono raccontarsi i pettegolezzi scolastici ma perché vogliono godersi una notte matematica. Ovvero il totale del numero 69 per le volte che viene praticato.

«Ma io non so neppure come si comincia!» Mi grida dietro lei, fra il rumore dell’acqua che ci scroscia addosso.

«Non dirmi che con papà non l’avete mai fatto?»

«Ma sì che con papà a volte lo si fa. Ma Isolde, fra le gambe ha tutt’un’altra roba.»

«Bèh sì è così… Comunque, se con papà avrai succhiato. Con Isolde dovrai leccare mentre lei te la lecca.»

«Questo lo capisco ma il mio problema è che non ne ho mai leccata una.»

«Mamma, è una cosa talmente naturale che ti verrà spontaneo farlo. – e ridendo e scherzando mi inginocchio e le vado fra le gambe con volto e bocca – Vedi, è semplice. Si fa così…»

Apro le sue labbra con le dita e ne percorro la crepa un paio di volte con la lingua, poi, per quel che riesco in quella posizione, gliene infilo un po’ e vado alla ricerca della clitoride che non tarda molto a farsi notare. “Cazzo, mamma ha una clitoride che pare un minuscolo pene!” È vivacissima. Non ce la faccio a non stuzzicarla!

Mamma è un po’ imbarazzata. Non riesce a resistere al piacere che le sta dando la mia lingua. Si agita e addirittura tiene premuta con una mano il mio capo contro la sua figa.

Lecco con foga!

I suoi umori colano nella mia bocca mescolati all’acqua della doccia. L’erotismo in quel box è all’apice.

Mamma sta navigando nel suo orgasmo a vele spiegate: ansima, mi dà della porca… della figlia degenere ma anche che sono la sua dolce bambina che le sta insegnando come raggiungere pazze sensazioni. Vedo che il vortice dell’orgasmo l’ha succhiata e non la molla. Decido allora di portarla io al massimo. Introduco due dita nella fessura e mi sollevo. L’abbraccio forte. Vibra e si scuote tutta baciandomi con passione come si bacia un amante. Chiude il getto e se ne va avvolta in un ampio telo da bagno.

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