Le porkeriole di Flavia

diario e fantasie di una scrittrice di bella presenza

Adriatico 2020

Nota dell’Editore

Dal 2005 Flavia Marchetti pubblica i suoi testi con l’editore Enstooghard.

Hans Stortoghårdt
Enstooghard Ltd

DK-1300 København, Borgergade 9
☎+45 3234 3500
hans@enstooghard.com

Nonostante la nottata variegata, questa mattina mi sono levata alla buonora. Il buon caffè me lo son bevuto, qui, in terrazza, dove ho appoggiato il note-book. Lui stesso ansioso di carpirmi qualche pagina tosta di confidenze.

Mi sono alzata proprio per questo: prima che il trambusto di una nuova giornata affievolisca il ricordo: fermarlo – un tempo si diceva – sulla carta. Oggi ci son ben altre possibilità per mantenere la memoria di una giornata ricca di emozioni.

Sono in vacanza a Cervia con mamma dal primo di agosto. Abbiamo occupato due degli appartamenti che papà ereditò e facciamo vita da nababbe – il correttore automatico dice che non si può scriverlo -: lei nell’appartamento al piano di sotto. Io, sopra. In alto. Da questa terrazza la vista spazia. Il sottostante canale con le attività dei pescherecci e dei ristorantini – gestioni romagnole con capitale multinazionale. Ferrara compresa -. Il porticciolo. Attracco esclusivo di naviganti ricchi che tutto fanno per far conoscere al mondo che debbono mantenere, pur anche un natante.

Questo dalla terrazza.

Normalmente le vacanziere giornate di me e mamma si aprono al bar del Bagno Anita. Mamma con un espresso senza zucchero – Lei, da cinquantenne bellafiga, ci tiene alla linea -, io, con l’aggiunta di un bombolone che rigurgita crema. Io, più pacioccona ma sempre con striminziti due pezzi. Tanto per guadagnare qualche Bella figa! Questo è stato anche l’entrée di ieri mattina. Dopo di ché, ombrellone 12, prima fila. – Quella che costa di più -.

Verso le 10, eccola: arriva Simon. Si è già cambiata. Fa la passerella: cabina-ombrellone sfoggiando un due pezzi con tanga che sconvolge. Al suo passaggio i cinquantenni si drizzano dagli sdrai. Qualcuno, addirittura, si abbassa la mascherina per vederla meglio. Quelli più giovani, non se ne vede uno… Nei maschi degli ombrelloni prossimi al nostro, subentra un’aura di malinconia quando dopo aver salutato affettuosamente mamma, Simon mi mette la lingua in bocca, tenendocela a lungo. <Ragazze… – la saggezza di mamma – non siamo a casa… Sarà meglio che andiate a fare una nuotata>.

È un’idea. Ci prendiamo per mano… e via di corsa.

Simon ha i capelli sciolti e scompigliati: ha viaggiato velocissima con la sua decapottabile. Simon è di famiglia molto ricca.

L’Acqua pare molto fredda a l’impatto. Nuotiamo con spinta finché non abbiamo più attorno altri bagnanti. Ci mettiamo a galleggiare una di fianco all’altra:
<Mi sei mancata! Ho lavorato tanto in questi giorni. Tornavo a casa e non avevo nessuna con cui fare la porca.>
<Oscar?>
<Chi l’ha visto quello. Ha i genitori in Sardegna, la casa libera. Si è portato lì la morosina e si lascia sfinire da lei. Lei ha una passione smodata con l’orale. Lo distrugge a forza di bocchini>.
<Come fai tu a sapere questi dettagli?>
<Mhmm, mi ha dato due colpi lunedì… È già passata una settimana!>

Da come l’ha detto sono sicura che nonostante l’acqua ancora fredda ha fatto gli zigomi rossi.

Mi piace da matti quand’è così!

“Mi metto a nuotare stando in verticale. Così posso darle qualche palpata. Ho molta voglia di lei!”
Non faccio in tempo a pensarlo che Simon riemerge di fianco a me e intanto sento una mano che s’è fatta largo tra l’elastico dello slip. S’insinua tra le chiappe. Da sotto, arriva alla figa. Me la accarezza.

Wow, così cullata dalle onde, è una bomba di piacere!
Mi apro più che posso. Tanto perché le dita mi penetrino.
Fortunatamente il mio corpo ha un suo buon galleggiamento. Mi basta solo stare rilassata senza pensare a un qualsiasi movimento.

Simon fa anche la spiritosa mentre mi sgrilletta:
<Ti trovo già tutta bagnata!>
<Troia! Tu bada a zompare.>
La insulto. A lei piace da matti.

Aumenta il ritmo della masturbazione. Vengo quasi subito. Vorrei baciarla. Stringo le cosce attorno la sua mano.

Mi metto in verticale. L’abbraccio. Andiamo sott’acqua avvinte: giù.. giù… giù. Poi. Su… su… su. Solo nella risalita ci sganciamo.

A furia di robuste bracciate raggiungiamo la riva. Via di corsa in cabina per cambiare il costume. In me ancora il piacere dell’ondeggiante ditalino.

Prima che si rivesta mi inginocchio, la spingo contro la parete e sono tra le sue cosce con la bocca. Lecco e succhio. Mi tiene la testa ferma, lì, contro quel meraviglioso, suo, agrodolce, mentre si contorce dal gusto.

<Che cara che sei!… Compensarmi così per un banale ditalino nautico>.

Mamma ci guarda scuotendo la testa. Ci fa capire che a lei non posso nascondere nulla: <Siete congestionate in volto… Rosse come il fuoco>.

Un buon riposino sul lettino, pensando a questa bella storia tra noi due, credo di potermelo permettere.

Simon è lì, sulla sdraia a leggere qualcosa di Alina Reyes, la sua scrittrice erotica preferita: si vuole mantenere aggiornata. La vedo appagata. Questo mi rende felice.

<Ragazze, vi ricordate che oggi siete a pranzo da me – Mamma. Poi, rivolta a me – Papà ha detto che arriverà verso l’una.>

<Cazzo! – Interviene Simon – Con la fregola della nuotata mi sono scordata di dirvi che a mezzogiorno ci raggiungeranno anche Oscar e Milly.>

<Sì… la fregola… la nuotata…>. Mamma non la si frega. Niente la incanta. Se ne va borbottando. Con Simon ridiamo divertite.

Papà mi porta in regalo un iPhone nuovo. Mamma deve averle detto che il mio è caduto in mare e non funziona più.

Con Oscar e Milly la tavola è bella piena. Mamma ha superato sé stessa a cucinare il pesce secondo la tradizione romagnola. Lei che con la Romagna non ha particolari legami se non i dieci appartamenti acquistati da papà in un’asta giudiziaria. Papà è un rinomato architetto.

Papà per tutto il pranzo guarda mamma con occhi concupiscenti. Mamma prima di rientrare è passata da un Salon de Coiffeur – lì a Cervia i parrucchieri si chiamano così -. Così dopo la torta gelato portata da Oscar e Milly, il caffè lo andiamo a farcelo su da me.

La terrazza è assolata e calda come la spiaggia, ma riceve molto più vento. Sotto gli ombrelloni installati c’è ombra e sicuramente più intimità che al Bagno. Vado a preparare un giro di caffè: freddo? … no gelido. Forte e pieno di rhum. Un po’ per dare la carica ai regà.

Mi pare però che non serva. Milly si è tolta il reggiseno. È sdraiata sul lettino e Simon le sta già leccando un capezzolo – ha abbondanza di tette, la ragazza – e ha infilato la mano dentro il costume:
<Che scema! Sei andata a depilare il più bel pube rosso che conosco.>
<Sudo molto. Avevo paura che non me la leccassi più.>
<Sei proprio scema… Sai bene che per leccarti ‘la rossa’ sarei venuta in capo al mondo>. Con stizza le straccia il costumino.
<Sei matta! Mi hai fatto anche male. Troia! – Frignando – L’ho spianato per te>
<Quello te lo ricompero… Dai che non è successo niente… Scusami. Mi hai fatta arrabbiare.> le accarezza la figa. È già irrorata. Si lecca due dita. Le allarga la crepa. Milly vibra tutta.

Appoggiati alla balaustra, io e Oscar ci godiamo la piccante scena.

<Non vedeva l’ora di essere con voi.>
<Se per questo anch’io.>
<Vale anche per me. Son venuto per chiavarvi tutte e due.>
<Che caro! Qui siamo in tre, però.>
<A lei ho dato un anticipo prima di partire.>
<E pensi di tenerla buona con così poco?>

Si cala gli short e mette in campo il suo uccello. Un gran pezzo, anche di gran bella fattezza. Non mi resta che far scendere il pezzo di sotto. Ce l’ho subito tra le cosce. Sotto e contro la figa. Subito questa si allaga.

Mi giro. Lo sguardo al mare. Gliela offro da dietro facendo danzare le natiche innanzi la sua cappella.

Lui si guarda attorno. Forse vuole assicurarsi che nessun voyeur sia all’erta. Impossibile: è la terrazza più alta del paese.

La voglia mi rende impaziente. Lo sollecito.

<Scusa. Pensavo se devo mettere il preservativo. Ne ho in tasca.>
<Puoi andare tranquillo.>
<Grazie. In piedi, faccio fatica a tirarlo fuori sul più bello.>
Sto spazientendomi. Ma mi controllo. Lui, però, è fatto così: riflessivo anche nel chiavare. Studia da fotografo.

È molto delicato nell’approccio. Prima me lo fa gustare fra le labbra. Mentre lo infila lo tiene ben scappellato così, io stringendo le natiche gli procuro una vampa di piacere.

<Grazie Amore!>
Dalla prima volta, l’ho sempre presentato a tutti come un ragazzo molto educato. Così: <Vado Cara?>
<Vai, per Dio!>. Io, che non vedo l’ora di sentirlo nel profondo della vagina.

Lui va con una studiata calma, che abbandona di fondata in fondata.

Non so più cosa fare per reggere alle ondate di piacere che mi riempiono il ventre. Le ginocchia vacillano. Mi piego su queste nella speranza di sentirlo sempre più dentro. Ma lui ha già introdotto tutto quello che ha. Ora sento premere contro il mio fondo schiena i suoi testicoli. Lui mi morde amorevolmente il collo. Sento dentro di me il suo getto accompagnarsi al mio orgasmo.

È adesso, nel post-orgasmo che ho bisogno di coccole… di piacevoli effusioni.

Simon e Milly hanno stemperato la loro libidine in un veloce 69. Ora, Simon sta usando tutte le sue armi per ravvivare l’uccello di Oscar che la voracità della mia figa ha ammosciato.

Sul lettino. Distesa, ad occhi chiusi, è restata Milly. Mi sdraio di fianco a lei. Che da brava cinna si mette su di un fianco. S’attacca con la bocca a una tetta e prende ad accarezzarmi delicatamente, da sotto in su, la fessura. Nella sua mano la figa restituisce quanto ha appena lasciato il suo fidanzato.

Mi ci vuole una mezzoretta per smaltire la bella scopata. Chiedo a Milly con cosa posso ricompensarla. Lei con tutto il rispetto che può avere una diciottenne per una trentenne e… forse un po’ vergognandosi per l’ingordigia: <Un 69 con te>.

Accetto più per farle piacere. Ma appena sento la punta della lingua iniziare il suoi arabeschi, mi sovviene tutta l’impegno che dedica a quella che lei chiama arte. Tra me e me la benedico con una formula che ho sentito da mamma mia – che Dio a t bandéssa al bus dla péssa (che Dio ti benedica il buco da dove pisci).

Mi do daffare. Prendo la posizione giusta e le sputo sul buco del culo. Le allargo le chiappe. Lei mi asseconda e lo apre. Sarà attorno a questo bocchello dilatato che scatenerò tutta la mia frenesia libidinosa, finché non la sentirò agitarsi per un prolungato orgasmo.

Io, allo stesso tempo, me ne sono goduti tre consecutivi.

Sulla terrazza siamo rimasti noi due. Una nube ha schermato il sole che ha perso un po’ del suo vigore.

Sentiamo il bisogno di baciarci. Di dirci anche qualche dolcezza. Salta fuori che abbiamo i volti che puzzano indecentemente di ogni tipo di umor di figa:
<Che ne dici di una doccia?>
<Con te diventerà, sicuramente, qualcosa di veramente erotico.> Mi segue speranzosa.

Dal canto mio, mi sento appagata, ma non mi esimo da darle una doccia con tutti i crismi che ogni mattina dedico a Simon.

L’insapono in ogni piega. Le infilo due… tre dita in figa e in culo. Me la struscio tutta contro per insaponare me stessa.

Prima di chiudere il getto, una sua richiesta ingorda:
<Mi faresti un ditalino? Sei bravissima! Mi ricordo sempre di uno che mi facesti a Capodanno. Dopo, giuro che non ti chiederò più niente.>

La stringo a me. Le scrocco innanzi agli occhi la mano destra:
<due o tre dita?> arrossisce, la piccola. Con la mano mostra tre dita.

<Sei una… strega… una maga… una dea… la dea dell’amore. Scegli tu. Per me lo resterai per tutta la vita. –  aggiungendo -. Porca!>

Aveva voluto essere lei ad asciugarmi.

n questa attività ci avevano trovati Oscar e Milly che avevano concluso la loro tornata di erotismi.

Parevano di malo umore e nessuno dei due mi risponde, né vuole parlarmene.

Oscar e Milly se ne vanno. per casa Simon si aggira silenziosa e imbronciata. Vorrei tanto che mi dicesse se anch’io sono causa della sua malinconia. Glielo chiedo. Scoppia in lacrime abbracciandomi. In maniera confusa:

<Mi fa un male cane> riesco a comprendere, tra una sfilza di improperi, tutti indirizzati ad Oscar. Costui nella foga erotica, le ha massacrato il culo.

A me innanzi apre le chiappe: sono al cospetto di un vero e proprio martirio.

Quel culo è proprio quanto si possa definire: un culo rotto!

Un bacio alla chiappa destra per dimostrarle tutta la mia solidarietà. Poi, la domanda obbligata:
<Ma com’è potuto succedere? Con me è stato tanto gentile e delicato…>
<Si vede che non l’hai lasciato andare attorno al culo… Anche con me si ea semprer dimostrato un amante premuroso nel chiavare. Mi infila in due stupendi orgasmi… Poi, quella sua proposta sibillina: “Vuoi che ti faccia sentire qualcosa da dietro?”. Era tanto che non avevo provato le gioie di un cazz-in-culo, che gli ho detto sì con entusiasmo. Maledetta me e la mia ingordigia!>

Vado a prendere una pezzuola bagnata e una qualche crema per darle un po’ di sollievo.

Lei riprende la narrazione:

<Mi aggiusto un po’ di cuscini sotto. Contro il ventre, e gli sbandiero la pera innanzi al naso. Sento ben calda la cappella contro il buco-del-culo poi. L’inferno: un colpo secco e venti centimetri di cazzo sono tutti dentro di me. E ci spinge anche dietro! Urlo. Lo maledico. Lui che fa? Lo estrae, lo riappoggia al foro. Un altro colpo e, ancora dentro fino in fondo. Mi tiene ferma con una delle sue manacce sul collo. Così via: una fondata seguita da un’altra, fino alla sborrata che il culo ha poi rigurgitato color sangue. Abbiamo anche sporcato le lenzuola. Un male immenso.>

Già il fresco della pezzuola bagnata le dà un certo sollievo. Il massaggio con la crema riaccende in lei il desiderio di sfogare la passione di cui è ben ricca la sua indole:

<Dai non spostiamoci da questo letto fino a domattina. Ho bisogno di esprimere tutto l’amore che è in me e tu sei l’unica persona che se lo merita.>
Mi abbandono a lei. A quello che vorrà riservarmi. Sento sulla pelle le sue carezze. Le sue labbra… e mi lascio prendere dal sonno.

Al risveglio, poco fa, trovo sul corpo diversi piccoli lividi: i succhiotti delle sue labbra mentre dormivo.

Quest’anno qui a Cervia va così.

©FlaviaMarchetti 2020

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